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Fotoreportage: l’antico feudo di Savuto di Cleto tra grotte rupestri e fortificazioni.

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Durante il viaggio di ritorno dalla bella esperienza del Festival di Cleto in provincia di Cosenza (tre giorni all’insegna della cultura in tutte le sue sfaccettature tra le vie di un incantevole borgo in via di spopolamento), io e Alessio abbiamo deciso di visitare una vicina località anch’essa in via di abbandono. Seguendo la strada provinciale per circa 2,5 chilometri siamo giunti a Savuto, frazione del Comune di Cleto, a 277 metri sul livello del mare.

Spesso percorrendo la autostrada A3 verso nord, superato lo svicolo di Falerna, avevo notato un piccolissimo borgo, arroccato su un pendio e degradante verso il letto del fiume Savuto, senza mai riuscire a identificarlo. Finalmente ho l’occasione di visitarlo!

Come Cleto, anche Savuto è sovrastato da un castello che, voluto verso la fine del XIII secolo dal re di Napoli Carlo I d’Angiò, fu costruito sulla sponda settentrionale del fiume come avamposto di controllo sulle vie di comunicazione della valle che dal mar Tirreno salgono verso l’interno. E’ possibile scorgere particolari percorsi naturalistici in un vasto panorama che da queste alture abbraccia il Tirreno e le isole Eolie.

Del castello rimangono importanti resti, adattati poi nel tempo a unità abitative, ma non abbiamo potuto visitarlo poiché è in fase di ristrutturazione. Savuto fu feudo di diverse famiglie nobiliari che proprio tramite la mole della fortificazione affermarono il loro potere sul territorio.

Addentrandosi tra le strette vie e i tanti gradini è possibile scorgere parecchi elementi che ne ricordano l’importanza: grotte rupestri che testimoniano l’antica presenza di monaci basiliani, archi in pietra, bellissimi portali in tufo e resti delle mura, insieme alle case aperte ma disabitate che ormai mi sono familiari in questo viaggio alla scoperta dell’abbandono.

Passando tra le case ci cattura ogni tanto il profumo delle pietanze che esala dalle finestre aperte (è quasi ora di pranzo) e dei panni stesi ad asciugare, il volume alto di qualche televisore sintonizzato sul telegiornale (‘u comunicatu’), i colori dei vasi con le piante fiorite che adornano l’entrata delle abitazioni.

Avvertire la presenza di chi resta, anche se in pochi, è rincuorante e alimenta la speranza che si possa dar continuità di vita alla storia di luoghi che hanno vissuto momenti di splendore grazie all’impegno da parte di tutti, in primo luogo i cittadini, come avviene ogni anno a Cleto in occasione del festival.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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