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Fotoreportage: le anime di Pentedattilo nella “mano del Diavolo”

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Lasciando la Rocca di Santa Lena riprendiamo il cammino sul sentiero , lungo il crinale, che ci porterà all’antico borgo di Pentedattilo tra ginestre, mandorli, ulivi, fichi d’India, agavi, capperi, gelsi e diversi tipi di erbe spontanee e officinali, tra cui l’elicriso, la calendula, il timo selvatico e l’ìperico.

Il paese, una frazione, si rannicchia proprio alla giuntura tra il palmo della mano e il pugno che è conficcato nei poveri pendii dove crescono grano e olivi. Non ci sono vie, ma fessure tra una catapecchia e l’altra; i tuguri neri, gli interni desolati, tutto indica l’abbandono, la morte lenta. Le rocce stringono e spingono quasi, con cattiveria, le abitazioni umane“.
Maria Brandon-Albini, “Calabria”

Pentedattilo è situato alle spalle del Comune di Melito Porto Salvo di cui dal 1811 è frazione, a circa 250 m.s.l.m., arroccato sulla rupe del Monte Calvario con ai lati le due fiumare Annà e S. Elia. La rupe che lo sovrasta e protegge è tra le più interessanti formazioni geologiche dell’Aspromonte. Da essa deriverebbe il toponimo Pentedattilo, dal greco penta e daktylos, cinque dita, per la sua particolare forma “di una mano gigantesca contro il cielo”, come la definì Edward Lear in “Diario di un viaggio a piedi”.

Le origini del borgo sono molto antiche, la sua fondazione risale al 640 a.C. e rappresentò un fiorente centro economico sia sotto il dominio greco che romano. Importante centro, grazie alle colture di olio, mandorlo, vino e baco da seta, anche in epoca bizantina, sotto il cui dominio rimase fino all’XI secolo, con l’avvento dei Normanni.

Per tutto il diciassettesimo secolo fu oggetto di contesa nelle lotte feudali tra la famiglia degli Alberti e gli Abenavoli di Montebello, tema della triste leggenda il cui teatro fu il castello che sovrastava il borgo, fuso nella roccia, la Mano del Diavolo, di cui rimangono poche vestigia.

Le abitazioni sono molto vicine l’una all’altra, disabitate e per lo più allo stato di rudere, alcune delle quali trasformate oggi in piccole botteghe per la vendita di souvenir. Nel borgo tra le case, gli stretti vicoli e la ricca vegetazione, ha posizione dominante la chiesa dei SS Pietro e Paolo e, alle sue spalle, i ruderi del castello medievale , “Il castello dalle trecento porte”.

Nel corso del tempo la Rocca ha subito crolli, ma l’aria di mistero e fiaba resta sempre la stessa. Nel 1783 il terremoto danneggiò notevolmente l’abitato, distrusse il castello e gli abitanti utilizzarono le sue pietre per ricostruire le loro abitazioni. Successive alluvioni e il terremoto del 1908 provocarono l’emigrazione degli abitanti. Negli anni sessanta il paese venne ricostruito circa 600 metri più a valle in un luogo più sicuro e meno soggetto a frane e il borgo completamente abbandonato.

Meta di visitatori ed escursionisti, in estate, ogni anno, Pentedattilo è tra le tappe del festival musicale itinerante Paleariza, progetto di visita, conoscenza e promozione dell’intero territorio grecanico.

Servizio e foto di Nadia Lucisano

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