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Fotoreportage: le formiche giganti che distrussero Cirella

in Fotoreportage / media gallery

Di un viaggio, la destinazione può prendere forma da motivi diversi. Può essere frutto di un preciso ragionamento che delinea un progetto, o nascere dalla curiosità scaturita da una chiacchierata casuale, come nel caso della mia visita ai ruderi di Cirella Vecchia, a Diamante (CS).

Conversando con Andrea circa la mia avventura appena iniziata in cerca di memoria storica in Calabria, accomunati dalla passione per l’escursionismo, decidiamo di visitare insieme quel territorio che fu culla di una fiorente colonia magno-greca (Cerillae) e in cui i ritrovamenti archeologici sono databili sin dall’era preistorica.

Percorrendo la strada statale 18 verso nord, nei pressi di Diamante non si può non notare, su un promontorio che si eleva dalla spiaggia a 172 mt. sul livello del mare, i ruderi di un piccolo borgo medioevale: Cirella, in posizione di dominio sul mar Tirreno, nell’incantevole Riviera dei Cedri, davanti alla piccola isola di Cirella, che conserva i resti di una torre d’avvistamento e i cui fondali sono mete affascinanti per gli appassionati di immersioni e snorkeling.

L’abbandono dell’abitato risale ai tempi dell’Insurrezione Calabrese contro l’esercito francese (per il quale inattesa fu la forte resistenza opposta dagli abitanti calabresi, definiti ‘cafoni’). Nel 1806, infatti, i francesi assediarono e poi occuparono Cirella; evento da cui prese vita la leggenda che vuole il borgo distrutto da formiche giganti, che divorarono gli abitanti inghiottendo l’intero paese.

Il colpo di grazia fu dato nel 1808, quando la flotta inglese, attirata dalla forza d’occupazione francese, assediò per una settimana Diamante e Cirella, danneggiando la torre di guardia dell’isola, e distruggendo e saccheggiando le abitazioni esistenti. Così i cittadini superstiti ricostruirono sulla costa la città, oggi frazione del Comune di Diamante.

Tra le strette vie del piccolo centro bizantino-normanno sono ancora riconoscibili i resti del castello, delle case, e delle chiese dell’Annunziata e di San Nicola Magno (edificata tra il XIV e XV secolo), in cui è possibile notare tracce di affreschi.

Tutto intorno è un susseguirsi di colli che dolcemente piegano verso il mare, tra alberi di ulivi, coltivazioni, piante di agave e di fico d’India. Anche qui, tra le case, la vegetazione spontanea ha invaso gli spazi rendendo in alcuni punti inaccessibile il passaggio.

Nasce spontaneo il parallelo, percorrendo l’insediamento, con le attuali immagini che arrivano dalla Siria, con città come Aleppo e Homs distrutte dalla follia della guerra; in casi come questo è triste constatare che, nonostante i secoli trascorsi, la storia umana si ripete.

Poco distante dalle rovine del borgo, su un sentiero che porta al Convento dei Minimi o Monastero di San Francesco, c’è il Teatro dei ruderi che, costruito negli anni novanta dall’Amministrazione Comunale di Diamante, ospita eventi culturali con questa splendida cornice. Il Monastero, costruito nel 1545, ci è stato possibile vederlo soltanto a distanza perché all’interno di un’area di cantiere recintata.

Così, dopo una sosta in località Riviere per visitare il Mausoleo di Tredoliche (sepolcro monumentale risalente ad età romano-imperiale, databile tra la fine del I e l’inizio del III sec. d.C.), ci dirigiamo verso la strada statale 18 per rientrare a casa.

Io e Andrea, entrambi entusiasti di aver condiviso questa bella esperienza a diretto contatto con quello che, della storia dei nostri territori, rimane, ci salutiamo dandoci appuntamento per nuovi percorsi e scoperte da fare insieme.

Questa mia avventura, tra quel che è abbandonato o quasi dimenticato, si trasforma sempre più in un percorso vitale di nuove valevoli conoscenze paesaggistiche, storiche e umane.

Servizio e foto di Nadia Lucisano

  1. Thanks for sharing this information. I will be spending a few days in Ciarella in May 2017 and certainly visit this magic place!

    Commento by Ruth Neuhäusler on 20 gennaio 2017 at 6:41