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Fotoreportage: nella valle degli armeni, l’ultimo rifugio dei Bruzi

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La passeggiata di oggi ha inizio dalla Costa dei gelsomini, sul litorale ionico della provincia di Reggio Calabria, raggiungibile tramite la strada statale 106, caratterizzata da spiagge di sabbia bianca e promontori a picco sul mare, intervallati dalle foci delle tante fiumare che dal cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte, attraverso colline argillose e terrazze verdi, sfociano nel mar Ionio.

Dai pressi di Capo Bruzzano, approdo nell’800 a.c. dei coloni greci che lo chiamarono “Zephirion Akron”, Capo Zefiro, ispirandosi al vento Zefiro che guidò le loro imbarcazioni verso queste coste, ha inizio il sentiero che va verso Poggio S. Giorgio e Ferruzzano Superiore.

Ferruzzano Superiore, paese oggi quasi del tutto disabitato, nasce nel XVI secolo, dall’esigenza degli abitanti della costa di sfuggire alle incursioni saracene, trovando rifugio su una collina di pietra e tufo a 470 metri s.l.m.

E’ alla conformazione del territorio che deve probabilmente il suo nome, composto dalle parole “Ferru” (ferro) e “nzanu” (sano), “ferro saldo”, che non si rompe, a indicare l’inaccessibilità della collina, naturalmente fortificata, che lo rendeva inespugnabile.

Così scriveva Jean Carrère in La terre tremblante. Calabre et Messine:
«Ferruzzano è costruito sopra una rocca collocata esattamente sopra Bruzzano, all’estremità di un contrafforte dell’Aspromonte. Questa rupe è talmente a picco che si direbbe la terrazza d’un castello fantastico edificato da giganti. Sembra che le genti di questo paese abbiano cercato, per viverci, il luogo più dirupato che abbiano potuto trovare, e che tra il mondo e loro abbiano voluto sopprimere, fin quanto possibile, qualsiasi forma di comunicazione».

Il paese fu gravemente danneggiato dai terremoti del 1783 e del 1907; dal 1800 ebbe inizio un forte flusso migratorio dei giovani verso l’America che continuò per tutto il ‘900 e contribuì allo spopolamento. Nel 1978 fu dichiarata l’inabitabilità come conseguenza di un nuovo terremoto, il che contribuì a renderlo oggi quasi un paese fantasma.

Il patrimonio storico di Ferruzzano, casale di Bruzzano fino al 1806, è costituito dai resti di antiche abitazioni, portali, parti di edifici e da antichi palmenti scavati nell’arenaria, ricordo dell’economia di un tempo basata sulla produzione di vino, olio, grano, frutta.

Proseguendo sul nostro cammino, da Ferruzzano imboccheremo il sentiero che scende verso Rocca Schiavone e Bruzzano Antica, in un panorama variegato, tra il verde dei vigneti e degli ulivi della valle che discende verso il mar Ionio da un lato e la dorsale dell’appennino calabrese dell’Aspromonte dall’altro.

Bruzzano Vecchio, a circa 120 m s.l.m., un tempo Bruzzano Vetere, era costituito da un fitto gruppo di case sulle quali dominava la rocca con il castello. Sono concordi gli storici sulla derivazione del nome Bruzzano dal popolo Bruzio col significato di “l’ultimo rifugio del Bruzio” ed è infatti qui che i bruzi si sarebbero rifugiati al momento dello sbarco degli achei nei pressi di Capo Zefirio.

Il castello, ormai allo stato di rudere, a quota 139 metri. s.l.m., sulla sommità della “Rocca Armenia”, un monolite di arenaria compatta, fu edificato tra X e XI secolo e rappresenta uno degli esempi più belli di architettura difensiva nella zona della locride.

Fu espugnato nel 925 dai saraceni che ne fecero il loro quartier generale; successivamente divenne feudo prima di Giovanni De Brayda, successivamente di proprietà del Marchese di Busca poi dei Marchesi Ruffo, dei Marullo, dei Danotto, degli Aragona de Ajerbe , degli Stayti e dei Carafa di Roccella fino al 1806.
Subì danneggiamenti a causa del terremoto del 1783 e ridotto in rudere da quelli del 1905 e 1908.

E’ possibile ancora oggi ammirare la bellezza dell’Arco Carafa, risalente XVII secolo, eretto per il principe Carafa di Roccella poi duca di Bruzzano. L’arco è decorato con affreschi raffiguranti scene floreali e stemmi con cornici in uno stile barocco secentesco ed è orientato ad est (orientamento tipico delle porte urbane delle cittadine medievali).

Nel suo Diario di un viaggio a piedi: Calabria 1847, Edward Lear così descriveva il luogo:
« …e così, piano piano, attraversando giardini e campi con casette circondate da zucche, siamo arrivati sotto Bruzzano, piazzata come se fosse stata sistemata da Poussin per una pittura, al margine di una grande roccia, che si eleva sopra la pianura, e costruita con quella bellezza di forme semplici e quella indipendente irregolarità che si identifica nella nostra mente con le immagini delle città di Calabria».

Servizio e foto di Nadia Lucisano

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