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Fotoreportage: sull’ Orsomarso per la fioritura delle Peonie

in Fotoreportage / media gallery

Dopo la visita ai ruderi di Cirella di Diamante (CS) io e Andrea siamo rimasti in contatto. Nel salutarci ci eravamo reciprocamente promessi di rivederci per visitare insieme altri luoghi della nostra splendida regione. Condividendo entrambi la passione per l’escursionismo, ho colto al volo la proposta di unirmi, una domenica di Maggio, all’associazione escursionistica di cui lui fa parte (Escursionisti Appennino Paolanowww.appenninopaolano.it) per un giro sui Monti dell’Orsomarso nel Parco Nazionale del Pollino (il più grande parco d’Europa) cui possono partecipare anche i non soci.

Non conoscendo bene quella zona, l’entusiasmo che mi ha accompagnata è stato forte; ho provato a coinvolgere altre persone e infatti un altro amico (anche lui si chiama Andrea) appena rientrato da un viaggio di qualche mese in India, ha deciso con gioia di unirsi a noi.

Siamo partiti in macchina da Palmi (RC) molto presto al mattino per raggiungere Paola (CS), da lì abbiamo proseguito verso San Donato di Ninea (CS) e quindi Piano di Lanzo (1351 m s.l.m. ), il punto da cui ha inizio l’escursione.

Tanto caratteristico mi è sembrato il borgo di San Donato di Ninea, abbarbicato a uno sperone roccioso alle pendici del Cozzo del Pellegrino (la vetta più alta dei Monti di Orsomarso) che ho deciso di tener presente per una futura visita più approfondita.

Lasciate le auto, siamo stati presentati all’intero gruppo e, dopo una descrizione del percorso che stavamo per intraprendere, ha avuto inizio il nostro cammino.

Ci siamo addentrati in un bosco misto con una forte presenza di maestosi faggi, su un sentiero che spesso è interrotto da corsi d’acqua. In alcuni tratti ricordava i boschi dell’Aspromonte, per molti altri versi invece era del tutto diverso. Il sentiero risulta tracciato con i classici segnali che indicano il ‘sentiero Italia’ non troppo difficili da individuare.

E’ stato interessante confrontarci anche su questo con i componenti del gruppo: le differenze dei due territori nella morfologia, la vegetazione e la fauna.

Nei pressi delle cascate del torrente Frida abbiamo fatto una piccola sosta, rinfrescandoci presso la sorgente omonima, dove è situato un abbeveratoio per animali e godendo di un misto di visioni e suoni da incanto. Lo sfregare tra loro delle foglie insieme con lo scorrere dell’acqua, e il tonfo che crea nei punti di caduta delle cascate, si univano al verde dirompente dalle diverse gradazioni degli alberi e del sottobosco.

Da qui, a poca distanza, come anticipato dal programma, abbiamo potuto ammirare le favolose fioriture di peonia “pellegrina” e “mascula”, specie rare dell’Appennino.

E’ abbastanza forte per me, che da anni ormai mi dedico al riconoscimento delle piante spontanee (sia per uso alimentare che curativo), l’emozione d’avere davanti specie vegetali da sottobosco rare, con foglie larghe e caduche e grandi fiori di colore intenso e lucido, rosa per la peonia mascula e rosso rubino per la varietà peregrina.

Anche se le condizioni climatiche non sono delle migliori, nonostante le nuvole che ci hanno accompagnati per tutto il cammino, è stato possibile ammirare scorci del panorama che da queste alture si apre verso valle fino alla costa.

Lasciato il bosco, ci si apre davanti uno scenario quasi fiabesco, tra nuvole che tentano di coprire l’azzurro del cielo e che fanno da cornice ad una vasta radura, e l’altopiano di origine carsica che prende il nome di Campo di Annibale. Il merito di questo toponimo lo si deve a una leggenda, la quale narra che Annibale, condottiero e politico cartaginese, vi si sia accampato per un certo periodo mentre faceva ritorno in Africa sul finire della seconda guerra punica.

Il pianoro è circondato dalle cime della Mula, della Muletta, della Serra Scodellaro e di Cozzo Fazzati, con bei panorami che arrivano fino alla cima de La Montea, visioni purtroppo oggi ostacolate dalle nuvole.

Ci fermiamo qui per consumare il pranzo, accomodandoci su di un profumatissimo e coloratissimo prato fiorito, accompagnati dalla presenza di mucche e cavalli al pascolo per nulla disturbati dal nostro arrivo. Accanto ai classici panini che ognuno di noi ha portato iniziano a girare di mano in mano vassoi con dolci buonissimi e barrette di ottima cioccolata.

L’interazione col gruppo è piacevole quanto le visioni della giornata; tra battute simpatiche, delucidazioni inerenti al percorso e le leggende che animano questo posto, la gradevolissima giornata è trascorsa rapidamente. Consumato il pasto riprendiamo il percorso che ci riporterà alle macchine e quindi a casa.

Tra racconti e canti rientriamo felici di questa esperienza che ci ha arricchiti di nuove conoscenze in merito a questa meravigliosa terra calabra e, non da meno, sul piano umano con un gruppo la cui formazione e professionalità è innegabile ma per nulla ostentata e che da subito ci ha fatto sentire parte di esso.

FOTOGALLERY

Servizio e foto di Nadia Lucisano

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