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Fotoreportage: Papaglionti, il borgo fantasma sul fianco del monte Poro

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Nonostante il maltempo incombente, io e Mauro (uno degli amici che più frequentemente mi accompagna in questi viaggi di scoperta) diretti a sud sull’A3, essendo nei pressi dell’uscita di Mileto (VV), abbiamo deciso di fare sosta a Papaglionti, piccolo borgo abbandonato che ancora non ero riuscita a visitare. Antico centro di origine medioevale, oggi frazione del Comune di Zungri (VV), è situato sul fianco nord dell’altopiano del Poro a circa 460 metri sul livello del mare.

Del toponimo “Papaglionti” infatti, che pare derivi dal greco-bizantinopapas Leontios” (probabilmente un ecclesiastico originario possessore del fondo), fanno menzione vari documenti scritti risalenti all’epoca medioevale.

Abbiamo raggiunto il borgo in auto facilmente, superando Papaglionti Nuovo (finito di costruire negli anni ’80 più a monte ad appena un chilomentro di distanza, in un luogo considerato più sicuro), in un bosco di ulivi, che è parte dello splendido paesaggio del Poro.

E’ stato a causa dell’alluvione del 1952 che gli abitanti, già provati dal forte esodo del 1800 e dai precedenti terremoti e in particolare quello del 1905 che recò gravi danni alle strutture, lasciarono queste case per trasferirsi nel neonato Papaglionti Nuovo. Un insediamento rurale, centro agricolo e pastorale, il cui spazio urbano è delimitato da due calvari in pietra (uno risalente al 1600), con architetture povere e semplici, realizzate utilizzando i materiali che il luogo stesso offriva.

Oggi, accanto alla vegetazione che anche qui abita i resti delle case, è possibile riconoscere la struttura del paese; molte case hanno i tetti crollati ed è così possibile notare tutte le particolarità degli elementi costruttivi.

C’è una chiesa a Papaglionti, che mi ha richiamato alla mente la chiesa di San Nicola ad Africo Vecchio, la cui facciata era crollata durante il terremoto del 1905 per esser poi ricostruita a spese degli emigranti.
La nostra visita a questo piccolo borgo, tra il silenzio delle case vuote, è stata interrotta dalla pioggia. Avremmo voluto restare ancora, ma era arrivata l’ora di tornare.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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