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Giusy Pesce si racconta nel processo ‘All Inside’ contro la sua famiglia – La collaboratrice di giustizia determinata a voler offrire ai suoi tre bambini un futuro di speranza

REGGIO CALABRIA – Lei si chiama Giuseppina e ha scelto di esercitare la sua facoltà di discernere cosa è giusto da cosa è sbagliato. Questa facoltà, che potrebbe essere pane quotidiano per ogni cittadino libero, a lei costa cara poiché l’ha portata ad essere la principale accusatrice della sua stessa famiglia, nel processo in cui lei è comunque imputata. La sua storia è nota in tutto il paese perché Giusy Pesce ha avuto e ha coraggio di sfidare, di rompere e scardinare la cappa mafiosa in cui è cresciuta a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Non vorrebbe tornare a fare da staffetta tra chi è dentro e chi, della sua famiglia di ndrangheta, è fuori dal carcere ma vuole cambiare vita, vuole fare la cosa che ritiene giusta, vuole collaborare per ricominciare. [ » ]

‘Ndrangheta: il coraggio di Giuseppina, testimone contro tutta la sua famiglia – La giovane mamma calabrese ha permesso l’arresto dei familiari e il sequestri di beni per 224 milioni di euro. Arrestata aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Dopo una strana ritrattazione è tornata a essere collaboratrice di giustizia

Da Rosarno all’aula bunker di Rebibbia. Sono poco meno di 650 i chilometri che separano Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di boss di una delle cosche più potenti della Calabria, dalle sue origini, dalla sua storia e dalla sua famiglia. Ma è una distanza enorme quella percorsa da questa giovane mamma di 30 anni che dal suo arresto, nell’aprile del 2010, è diventata una collaboratrice di giustizia. Che lunedì prossimo a Roma testimonierà contro gli imputati del maxi processo di Palmi – iniziato nel luglio dell’anno scorso – contro esponenti della ‘Ndrangheta che anche lei, passando per una sofferta ritrattazione, ha contribuito a far arrestare. Compresi i suoi familiari più stretti. Giuseppina è l’unica delle donne che, negli ultimi tempi, sono andate contro la ‘Ndrangheta a essere viva. [ » ]

Atti giudiziari buttati tra i rifiuti, scatta l’inchiesta della Procura – La scoperta ieri mattina a pochi metri dal tribunale – I documenti subito acquisiti dai carabinieririguardano processi e indagini preliminari

CATANZARO – Carabinieri, Vigili urbani e poi anche Vigili del fuoco. Erano in decine, ieri mattina, a rovistare tra i rifiuti. E non cercavano l’arma del delitto o eventuali tracce biologiche, ma carte e faldoni giudiziari. A due passi dal Tribunale di via Argento, pieno centro di Catanzaro, qualcuno ha pensato bene di disfarsi nella maniera più sbrigativa di atti riguardanti indagini e processi: buttarli tra la spazzatura o nella scarpata che si affaccia sul Musofalo. Carte di una certa rilevanza, in parte riguardanti un’importante udienza preliminare, e qualcuna pure in originale con tanto di timbro del Tribunale di Catanzaro. [ » ]

Fallimento dell’Us, il pm chiede il giudizio – Fissata a giugno la prima udienza davanti al giudice Maria Rosaria Di Girolamo nei confronti dei sei indagati coinvolti nell’inchiesta – L’accusa: truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici e bancarotta fraudolenta patrimoniale

CATANZARO – Le accuse di ieri sono quelle di oggi formalizzate dal sostituto procuratore della Repubblica, Alberto Cianfarini, al giudice per le udienze preliminari Maria Rosaria Di Girolamo che ha fissato per il 14 giugno l’udienza per il fallimento dell’Us Catanzaro, dichiarato dal Tribunale nel 2007. Sei le persone imputate. [ » ]

Estorsioni: solo due denunce nella regione – Lo ha reso noto ieri mattina il comandante dei Carabinieri della Calabria generale Adelmo Lusi intervenuto ad un incontro con gli studenti all’istituto Pertini – L’iniziativa promossa da “Riferimenti” ha ricordato il sacrificio del gen. Dalla Chiesa e dell’ing. Musella

CROTONE – Sono state solo due le denunce per estorsione presentate in questi primi mesi del 2012 presso i comandi della legione carabinieri della Calabria. A fornire il dato poco confortante è stato il generale di brigata dell’Arma Adelmo Lusi nel corso di un incontro avuto ieri mattina con gli studenti del “Pertini”. La manifestazione antimafia è stata organizzata dal coordinamento nazionale di “Riferimenti”presso l’auditorium del medesimo istituto crotonese nell’ ambito del progetto “Gerbera Gialla”, inserito in un protocollo d’intesa sottoscritto col consiglio regionale della Calabria. [ » ]

Il procuratore di Catanzaro: “Non abbiamo nemmeno più la carta, così si blocca la giustizia” – Sconosciuta l’entità dei fondi assegnati dal Ministero che, dopo quattro mesi dall’inizio del 2012, non ha ancora reso noti i relativi capitoli di bilancio – L’ufficio giudiziario soffre da tempo di carenze croniche.”C’è da fare, ma come potremmo continuare con venti cd?”

“In Calabria non siamo più in grado di garantire la difesa della legalità su tutto il territorio”. L’allarme arriva dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli. Insomma, l’ufficio della procura non ha a sua disposizione gli strumenti minimi indispensabili per compiere pienamente il proprio lavoro. Una questione preoccupante, se si pensa che il monitoraggio della criminalità organizzata di tutte le province calabresi tranne quella di Reggio Calabria, spetta proprio all’ufficio di Catanzaro. Il procuratore esprime tutta la sua rabbia: “Non sappiamo più cosa inventarci. E’ inutile ripetere che non ci sono soldi. Senza soldi non si va da nessuna parte. Ci si dica allora piuttosto che non dobbiamo andare da nessuna parte”. [ » ]

Il prefetto: questa è una città omertosa – Dopo il terzo attentato a don Panizza riunito in procura il Comitato di sicurezza presieduto da Reppucci che punta l’indice – Oggi pomeriggio alla coop arriva Camusso, il sottosegretario De Stefano annuncia un incontro

LAMEZIA TERME – Riunito ad horas il Comitato provinciale di sicurezza per tenere sotto sorveglianza stretta don Giacomo Panizza e la cooperativa “Progetto Sud” vittime di tre attentati in cinque mesi. Oggi pomeriggio arriva alla coop Susanna Camusso leader della Cgil sicuramente non per parlare della riforma dell’articolo 18. Presto sarà in città Carlo De Stefano sottosegretario all’Interno sollecitato dall’onorevole Pino Galati. C’è un rinnovato interesse intorno ai disabili ed agli immigrati assistiti dalle cooperative sociali gestite dal sacerdote bresciano. E non solo perchè ieri il Corriere della Sera ha aperto le pagine di cronaca, e “Famiglia Cristiana” ha dedicato una copertina al prete antimafia. [ » ]

La ‘ndrangheta fa paura anche dietro le sbarre, e i testi ritrattano: “Ho un figlio da crescere” – A Milano è in corso il processo contro la cosca Flachi. Diverse testimonianze sono risultate reticenti – Il giudice spesso ha interrotto l’udienza, in molti hanno annacquato le accuse nei confronti dei boss messe a verbale durante gli interrogatori davanti ai pm

MILANO – Aula del tribunale di Milano, terzo piano, settima sezione presieduta dal giudice Aurelio Barazetta. In calendario il processo di ‘ndrangheta contro la cosca Flachi. Sul banco dei testimoni le presunte vittime del racket. Nei gabbioni gli imputati. Giuseppe Flachi, capo indiscusso del clan, indossa jeans e felpa (suo figlio Davide è già stato condannato a 14 anni per mafia con rito abbreviato). Al suo fianco Giuseppe Amato, detto “Pinone”, braccio armato dell’organizzazione, esperto di sicurezza nei locali notturni e uomo di Forza nuova con alle spalle una fallita candidatura alle regionali del 2005. [ » ]

‘Ndrangheta, giudice Giusti arrestato per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa – Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe ricevuto dal clan Lampada almeno 71 mila euro e, avendo venduto alla ‘ndrangheta la propria funzione, avrebbe “violato i principi di imparzialità, probità e indipendenza”. L’arresto è stato eseguito dalle Squadre mobili di Milano e Reggio Calabria

Giancarlo Giusti, gip presso il tribunale di Palmi e poi sospeso dal Consiglio superiore della magistratura, è stato arrestato per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul clan della ‘ndrangheta dei Lampada. Lo ha comunicato il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati. Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe ricevuto dal clan almeno 71 mila euro e, avendo venduto al clan della ‘ndrangheta la propria funzione, avrebbe “violato i principi di imparzialità, probità e indipendenza”. [ » ]

Ndrangheta, primo risarcimento a processo per il comune di Milano

Per la prima volta il Comune di Milano ottiene un indennizzo per «danno d’immagine» in un processo contro la ’ndrangheta, dopo essersi costituito parte civile. L’indennizzo per il comune meneghino, la cui intenzione di costituirsi parte civile era stata comunicata dallo stesso sindaco Giuliano Pispaia, ammonta a 50mila euro. La decisione del tribunale di Milano è arrivata ieri nella sentenza che ha visto alla sbarra il clan Flachi nel processo con rito abbreviato, dopo l’operazione di Ros e Guardia di Finanza denominata “Redux-Caposaldo”, che aveva portato a 35 arresti nel marzo del 2011. [ » ]