REGGIO CALABRIA – «Una vita da incubo». Parole usate da Giuseppina Pesce per descrivere i mesi precedenti e quelli successivi all’interruzione della collaborazione avviata nell’ottobre dello scorso anno. Soprattutto dopo l’arresto per evasione dai “domiciliari” avvenuto ad Aprilia, in provincia di Latina, il 10 giugno scorso. La pentita, figlia di Salvatore Pesce, detenuto e a capo, insieme con il fratello Antonino, dell’omonima potentissima cosca della ‘ndrangheta di Rosarno, nel riprendere all’inizio di agosto la collaborazione, ha raccontato il difficile periodo della sua esistenza, con continue vessazioni e pressioni subite dalla famiglia. [ » ]
Giuseppina Pesce si è pentita di nuovo – Dopo avere interrotto la collaborazione con i magistrati della Dda reggina la figlia del boss Salvatore ha ripreso a riferire le vicende della cosca – I figli sono stati trasferiti in una località segreta. Il pm Cerreti ieri ha depositato le nuove dichiarazioni al Tdl
REGGIO CALABRIA – Giuseppina Pesce ha ripreso a collaborare con la giustizia. Le nuove rivelazioni sono state depositate dal pubblico ministero Alessandra Cerreti, ieri mattina, nel corso dell’udienza a carico di Maria Grazia Messina, nonna della pentita di ‘ndrangheta, celebrata davanti al Tdl presieduto da Filippo Leonardo. Trentuno anni, figlia del boss Salvatore Pesce, detenuto e a capo, insieme con il fratello Antonino, dell’omonima cosca della ‘ndrangheta ritenuta “padrona”, in comproprietà con i Bellocco, del territorio di Rosarno [ » ]
Omicidio Galati, gli atti in Cassazione – Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro ha formalizzato il ricorso chiedendo la celebrazione di un nuovo processo – In appello Pietro Mazzotta era stato assolto mentre a Pietro Caruso erano stati inflitti 15 anni
FILADELFIA (VV) – La vicenda giudiziaria seguita all’omicidio di Cristian Galati non si è ancora chiusa. Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti appellato il giudizio di secondo grado dei giudici della Corte d’Assise, presentando ricorso in Cassazione. Se il ricorso venisse accolto, si prefigura un nuovo processo a carico di Emanuele Caruso e Pietro Mazzotta. [ » ]
Una “talpa” nella struttura antimafia – Sott’accusa un poliziotto lametino, Alfonso Esposito, fino a pochi anni fa in servizio alla Dda catanzarese – Avrebbe fornito informazioni all’imprenditore Salvatore Mazzei
LAMEZIA TERME – C’era una talpa nella Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro quattro anni fa. Lo sostiene la procura lametina che ha chiesto il rinvio a giudizio di Alfonso Esposito, cinquantenne lametino, ispettore di polizia nel delicato ufficio catanzarese. Esposito sarà processato il prossimo 4 ottobre perchè il giudice delle indagini preliminari Barbara Borelli ha accolto la richiesta del pubblico ministero Salvatore Vitello. L’ispettore è accusato di corruzione e rivelazioni di segreto d’ufficio. [ » ]
La zona grigia che rende forte la ‘ndrangheta – L’incontro con il procuratore aggiunto della Dda reggina Michele Prestipino all’Estate Ragazzi
POLISTENA (RC) – Mattinata in mezzo ai giovani per il dott. Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia, che ha incontrato gli animatori dell’Estate Ragazzi, nel giorno in cui a Polistena, grazie alla parrocchia guidata da don Pino Demasi, si è commemorata, con due iniziative, la barbara uccisione di Paolo Borsellino. Il dott. Prestipino, accolto da don Pino Demasi, dal sindaco Michele Tripodi, dal dirigente del Commissariato di polizia dott. Pierfranco Amati e dal comandante della stazione dei carabinieri Leonardo Ribuffo, ha iniziato la sua analisi sul fenomeno ‘ndrangheta, ricordando che il giorno dell’uccisione di Borsellino si trovava in Abruzzo, dove svolgeva le funzioni di giudice, e dove decise di commemorarlo lavorando [ » ]
Minacce continue a Dominijanni – Una croce sul citofono del cancello d’ingresso dell’abitazione del magistrato antimafia in servizio a Catanzaro – Seconda intimidazione in quindici giorni. Al suo attivo indagini scottanti nel Lametino
ROCCELLA JONICA (RC) – Un magistrato antimafia, tra i più attivi e coraggiosi nell’affrontare, nell’ultimo decennio, il pericoloso fenomeno ‘ndrangheta, ancora nel mirino della criminalità organizzata calabrese e dei clan catanzaresi e lametini. Ieri mattina poco prima dell’alba è stata collocata una croce realizzata con un pezzo di cartoncino rigido di colore arancione sul citofono del cancello d’ingresso dell’abitazione di Roccella Jonica, situata in via Tenente Carella in una delle zone centrali della cittadina costiera della Locride, del sostituto procuratore di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, 48 anni, ad oggi in servizio nel settore “ordinario” della Procura della Repubblica di Catanzaro ma per quasi otto anni, fino alla fine del 2009, magistrato di punta della Direzione distrettuale antimafia catanzarese. [ » ]
Milano, iniziato il processo per l’omicidio di Lea Garofalo – In aula la figlia della donna. Il Comune di Milano si costituisce parte civile
MILANO – Mentre salgo le scale del Palazzo di Giustizia, ripenso all’ultima domanda che il giornalista Mario Calabresi, lunedì sera nel suo Hotel Patria ha rivolto a Denise Cosco, che per la prima volta ha accettato di raccontare la propria storia in televisione. «Che cosa ti piace ricordare di tua madre?». «La risata» è la risposta della diciannovenne che da anni vive inserita in un programma di protezione. E penso a quanto sia coraggiosa Denise a portare avanti la propria battaglia, a chiedere giustizia per la morte di Lea Garofalo, sua mamma. Tra i sei imputati del processo iniziato ieri, mercoledì 6 luglio, a Milano, figura anche Carlo Cosco: è il padre di Denise, accusato di aver, con l’aiuto di complici, sequestrato, torturato e ucciso l’ex compagna per poi provvedere a sciogliere il corpo nell’acido. [ » ]
“Lea, mia madre coraggio contro le ‘ndrine” – La donna è stata sciolta nell’acido fuori Milano. La figlia: “Sarò testimone di giustizia” – Domani inizia il processo: imputati, il padre di Denise e gli zii
Denise Cosco ha diciotto anni e vive nascosta in una località segreta, sotto protezione. Sua madre, Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia, fu rapita nel centro di Milano la sera del 24 novembre del 2009 e sparì per sempre. Domani a Milano inizierà il processo contro i presunti assassini di Lea. Sul banco degli imputati il padre di Denise, Carlo Cosco, gli zii paterni Vito e Giuseppe e tre uomini del loro entourage accusati di aver rapito, interrogato, ucciso e sciolto nell’acido la donna. Denise ha deciso di testimoniare al processo e si è costituita parte civile. Seguendo l’esempio di sua madre, onorando il suo progetto di voler cambiar vita, ha scelto di essere una testimone di giustizia. “Chi ha ucciso mia madre deve pagare, solo allora mi sentirò libera per ricominciare”. [ » ]
Festival Armonia: nel nome di Bruno Caccia – Un festival musicale per ricordare il procuratore di Torino ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1983
TORINO – Sono passati 28 anni da quel 26 giugno del 1983, quando a Torino la ‘ndrangheta decise di eliminare un servitore dello Stato, colpevole, secondo la deforme logica delle mafie di non saper scendere a compromessi ed applicare la legge in modo ferreo. Bruno Caccia, Procuratore Capo della Repubblica di Torino, venne freddato con diversi colpi di pistola sotto casa per ordine di Domenico Belfiore, elemento di spicco della ‘ndrangheta in Piemonte negli anni ’80. Ad oggi gli esecutori materiali del delitto sono ancora sconosciuti. [ » ]
Vitello: da oggi la procura non è più sola – Il capo della Dna Pietro Grasso partecipa ad un vertice in procura nel pomeriggio di ieri con tutti i magistrati e le forze dell’ordine del Lametino – Il presidente Pino Spadaro chiede per il grande distretto di Catanzaro le stesse risorse date a Reggio
LAMEZIA TERME – «Abbiamo fatto un punto positivo della situazione» dice Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia appena esce dalla riunione al terzo piano del Palazzo di giustizia. «Ho la sensazione che si stia verificando qualcosa. Che ci sia stato un cambiamento», afferma soddisfatto il procuratore lametino Salvatore Vitello che fa da padrone di casa nel suo ufficio. Facce soddisfatte. Un po’ dubbiosa invece quella di Pino Spadaro, presidente del Tribunale lametino facente funzioni: «All’emozione di oggi aggiungerei la preoccupazione. Perchè bisogna fare i conti con il settore giudicante che ha risorse ristrettissime. La Calabria non è solo Reggio, c’è anche il grande distretto di Catanzaro. [ » ]