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Gratteri a “Tabularasa”: “Il 90% del traffico di droga sfugge ai controlli”

in cultura e società

REGGIO CALABRIA – ‘Ndrangheta, associazioni criminali e narcotraffico. Sono stati questi i temi analizzati durante la serata d’apertura di “Tabularasa 2015“, kermesse ideata e allestita dall’associazione Urba/Strill.it. giunta ormai alla sua sesta edizione. Assieme ai due curatori della rassegna, Raffaele Mortelliti e Giusva Branca, sul palco, nella cornice di piazza Italia a Reggio Calabria, il magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e autore del volume insieme ad Antonio Nicaso “Oro bianco” (edito da Mondadori).

Nicola Gratteri SX - Giusva Branca DX okDopo il benvenuto di Giusva Branca, che ha introdotto la serata ricordando che “quello di oggi è solo il primo di una serie di appuntamenti che si concluderanno il 30 luglio con il coinvolgimento di illustri rappresentanti delle istituzioni, della cultura e del giornalismo”, Raffaele Mortelliti ha illustrato alla platea l’ultimo scritto del procuratore. I percorsi del narcotraffico sono un fenomeno che, secondo le parole di chi come Nicola Gratteri lo affronta e lo studia giornalmente, appare quasi “spaventoso – ha affermato – considerato il ritorno economico che la droga rappresenta per le associazioni mafiose”.

È la storia di un mercato, quello della droga, che si è evoluto assieme al nostro Paese, ampliandosi col crescere dei consumi. Secondo Gratteri, “l’omologazione dei consumi ha coinciso con l’espandersi della domanda di droga e ha quindi contribuito al rafforzamento delle associazioni criminali che si sono arricchite”.

Su tutte la ‘ndrangheta, la quale grazie alla propria struttura familiare e alle sue rigide regole si è dimostrata di fatto impermeabile all’attività di contrasto, presentandosi come un affidabile interlocutore sui mercati internazionali per le organizzazioni criminali di tutto il mondo. Interrogato sui numeri il magistrato ha esibito dati sconfortanti, come i 46 milioni di euro di fatturato annuo derivanti dal solo mercato della cocaina, oppure il 10% di sequestri a fronte di un ben più inquietante 90% di droga destinata alle piazze europee che sfugge ai controlli.

“In realtà – ha spiegato Gratteri – il fenomeno non si limita alla droga, ma ha radici ben più profonde”, come gli errori commessi da chi ha creduto di poter arrestare l’espansione ‘ndranghetista durante gli anni dei sequestri tramite la strategia dei rastrellamenti. Ancora, la conseguente scomparsa della borghesia calabrese che emigrando al nord, sempre secondo le parole del magistrato, “ci ha fatto sprofondare in una crisi”, quella della nostra terra, “da cui non ci siamo più ripresi, lasciando la cosa pubblica in mano a logiche perverse”.

Infine, la mancanza di sensibilizzazione sul tema che, non suscitando allarme sociale, non desta altresì l’interesse della politica, la quale è ormai adagiata su logiche di intervento emergenziale. Stimolato dagli interventi di Mortelliti e Branca, Gratteri ha quindi esteso la propria analisi all’attualità e agli errori che si continuano a fare. “L’imprenditore mafioso – ha spiegato il magistrato – droga anche il mercato, poiché porta liquidità in un periodo di crisi, ma lo fa giocando secondo regole diverse”.

Ed è qui che Gratteri diventa particolarmente duro con chi, ad esempio, fa gioco alla retorica mafiosa accusando i tribunali di impoverire il territorio tramite l’opera di neutralizzazione di quei nuclei economici che in realtà esistono solo grazie alle attività illecite sottese, “che sono – ha detto – la vera causa della depressione locale”.

I movimenti di capitale, poi, secondo Gratteri, sono a dir poco fondamentali. In paesi come Colombia, Bolivia e Perù, dove si produce la cocaina, le mafie sono ormai così ricche da riuscire a determinare le elezioni dei presidenti e poter scendere a trattative con gli Stati per il controllo del territorio.

L’Onu interviene sempre troppo tardi e senza politiche mirate, mentre le associazioni criminali sfruttano la mancanza di coordinamento a livello di politica internazionale per ripulire i propri soldi nei paradisi fiscali. L’Europa è una valle felice per le associazioni mafiose in questo senso, dove la maggior parte dei capitali indirizzati al narcotraffico sono trattenuti, la domanda di droga è crescente e in città moderne come Londra vige ancora una logica bancaria che predilige il reimpiego al controllo circa la provenienza del denaro.

Gratteri conclude la propria disamina con un auspicio al cambiamento, verso una politica, una società, una cultura più aperta al rischio e alla voglia di provare, piuttosto che alle logiche individualiste di chi ha troppo timore di perdere quel poco che ha.

redazione CN

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