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Il business dell’eolico in Calabria, la “regione più impalata d’Europa”

in ambiente e trasporti

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato i dati della ricerca di “Fondazione Impresa” che pone la Calabria ai primi posti per quanto riguarda la cosiddetta green economy. In sostanza, nella nostra regione ci sarebbe stato un netto incremento dell’economia basata sulla sostenibilità ambientale, in particolare nel settore della produzione di prodotti biologici e in quello della produzione di energia rinnovabile. E proprio quest’ultimo in Calabria è diventato un vero e proprio business, in continua crescita in particolare se parliamo di eolico, da far gola anche alla criminalità organizzata.

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I parchi eolici in Calabria

Che le pale girino (e anche molte) in Calabria non è difficile accorgersene. La Calabria è uno dei maggiori produttori nazionali di energia eolica, producendo l’11% del totale italiano. La graduatoria dell’eolico nel Paese, in base ai dati dell’Associazione nazionale energia del vento (Anev), vede in testa la Puglia per potenza installata con 2.263 Megawatt. Seguono Sicilia (1.754 MW), Campania (1.223 MW) e Sardegna (1.014 MW). La Calabria è al quinto posto con 991 Megawatt ed è seguita da Basilicata (426 MW), Molise (372 MW), Abruzzo (235 MW), Toscana (118 MW), Liguria (58 MW), Lazio (51 MW), Piemonte (19 MW), Emilia Romagna (16 MW)

Attualmente sono 16 in totale gli impianti eolici sul nostro territorio. I comuni che li ospitano sono quasi tutti in provincia di Catanzaro, vale a dire: Lamezia Terme, San Pietro a Maida, Catanzaro, Maida, Jacurso, Girifalco, San Floro, Caraffa, Olivadi. In provincia di Crotone ci sono Melissa, Strongoli, Capo Rizzuto. In provincia di Cosenza Tarsia e Terranova. E dai dati pubblicati sul sito web della Regione Calabria, si scopre che sarebbero stati autorizzati sul territorio regionale altri 56 parchi eolici.

Ma nell’elenco di questi 56 parchi ne mancano altri che non hanno ancora concluso l’iter di autorizzazione. Tra questi vi è il “Parco Trifoglio”, di 2,3 Mega Watt, che dovrebbe essere costruito sul monte Reventino, sempre nel catanzarese. Un’eventualità molto mal digerita dalle comunità dell’area interessata che, da quando hanno scoperto il progetto, definito “l’ennesimo e inutile scempio”, hanno messo in campo diverse iniziative per ostacolare la realizzazione di un impianto che stravolgerebbe tutta l’area presilana in prossimità di Lamezia Terme.

“L’eolico in Calabria – scrive in un manifesto il comitato No Eolico Reventino – ha causato danni ingenti in termini di dissesto idrogeologico, di problemi sanitari per le popolazioni locali, ma anche un forte impatto sulla biodiversità e sulla vita e il comportamento dell’avifauna stanziale e migratoria. A ciò si aggiunge una distruzione incontrollata del patrimonio ambientale e paesaggistico”.

Se considerassimo facenti parte di un unico parco le centinaia di pale eoliche presenti senza soluzione di continuità sul crinale che dall’istmo di Marcellinara arriva fino a Motta Santa Lucia, avremmo in Calabria il più grande parco eolico d’Europa per una potenza complessiva di 600 MW. “Queste enormi torri – prosegue il comitato del Reventino – alte come palazzi di 20 piani, andranno a rimpiazzare castagneti, oliveti e faggete ridisegnando albe ed tramonti e modificando irrimediabilmente i nostri territori”.

Elenco impianti eolici 2Per questo, gli oppositori al Parco Trifoglio hanno invitato tutti i rappresentanti comunali dell’area interessata dal nuovo progetto a prendere posizione contraria in sede di conferenza dei servizi. Nel fronte anti eolico ci sono già Wwf, Italia Nostra, le Amministrazioni comunali di Lamezia, Soveria Mannelli e Gizzeria, oltre all’Associazione Imprenditori del Reventino.

In particolare, il Comitato ha inviato una lettera al sindaco e al Consiglio comunale di Decollatura, con la quale chiede “come cittadini organizzati, rispettosi e amanti delle nostre montagne, di pronunciarvi contro questo ennesimo attacco al territorio nel nome dei sentimenti di amore per i nostri luoghi. Ciò tra l’altro in una Regione, la nostra, che solo nel 2013 ha prodotto un surplus di energia elettrica pari al 66% (fonti ufficiali Terna S.p.A.). Gli interventi invasivi sulle nostre montagne che sarebbero necessari a realizzare questi impianti, quali, ad esempio, sbancamenti per l’allargamento delle strade e scavi per le enormi fondazioni delle torri, potrebbero provocare, inoltre, gravissimi rischi per la salute, poiché, come è ormai noto, le rocce verdi del Reventino contengono amianto, che è stato classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “Cancerogeno cero per l’uomo (categoria 1)”.

E non finisce qui. Perché, a quanto pare, ci sarebbe un altro parco eolico in via di autorizzazione, questa volta molto più grande e potente del “Trifoglio” con una potenza da 37,5 MW. Si chiamerebbe “Monte Faggio” e dovrebbe essere collocato sulla montagna adiacente al Reventino. Lo si è scoperto poiché i comuni di Lamezia, Conflenti e Platania sono stati destinatari di un avviso di indizione di conferenza di servizi proprio per questo ulteriore progetto.

“Questa novità – ha commentato Francesco Bevilacqua del Wwf – ci fa capire che il progetto di infilzare tutta la dorsale del gruppo del Reventino di pale eoliche è molto più ampio e articolato di quanto immaginassimo. Sarebbe opportuno che qualche parlamentare calabrese e qualche consigliere regionale neoeletto facessero delle interrogazioni per fare uscire allo scoperto il Dipartimento Attività Produttive settore 2 Politiche energetiche, attività estrattive e risorse geotermiche della Regione Calabria affinché pubblicasse con assoluta trasparenza un elenco dei parchi eolici autorizzati e realizzati, uno dei parchi autorizzati e da realizzare, uno dei parchi in attesa di autorizzazione”. Secondo l’ambientalista, se dovessero andare in porto tutti questi progetti, la Calabria potrebbe diventare la regione “più impalata d’Europa”.

Lo stratagemma, insomma, è quello di camuffare dietro la bandiera della sostenibilità attraverso le fonti rinnovabili, una vera e propria speculazione economica, attraverso la realizzazione di un numero spropositato di parchi eolici, con evidenti ripercussioni, però, per il territorio e il paesaggio.

E il meccanismo è anche molto semplice: le multinazionali o le associazioni d’imprese bussano alla porta delle Amministrazioni comunali, sommerse da debiti e con le casse al collasso, offrendo guadagni facili al Comune in cambio dell’autorizzazione a costruire gli impianti. Al Comune in cui ricade un parco eolico, infatti, spettano le royalties, vale a dire una percentuale sul fatturato dell’azienda proprietaria del parco, a titolo di “risarcimento ambientale”, derivante dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta dall’impianto.

Ma qui sta una prima beffa per i Comuni. Il risarcimento ambientale si calcola soltanto sull’energia che viene appunto “valorizzata”, cioè immessa in rete. Ma l’infrastruttura nazionale, che dovrebbe assorbire l’energia prodotta dal vento, in realtà ne assorbe una quantità minima, poiché la rete è vecchia e satura. Di conseguenza, gran parte dell’energia va dispersa, con buona pace degli amministratori comunali che speravano di rimpinguare i bilanci sacrificando il proprio territorio, quando invece si sono ritrovati con pochi spiccioli e con un paesaggio completamente stravolto.

Una speculazione economica che ha consentito l’ingresso nel mercato delle cosiddette ecomafie. Non è un caso, infatti, che alcuni parchi eolici in Calabria siano stati sequestrati dalla magistratura, perché nati attraverso le mazzette che intascavano i dirigenti pubblici in cambio di autorizzazioni e perizie con esito positivo.

Insomma, la questione eolico in Calabria è molto delicata e non va presa sotto gamba. Il Comitato contro il parco del vento sul Reventino si è appellato al presidente della Regione, Mario Oliverio, affinché blocchi al più presto le conferenze dei servizi e rivaluti il piano dell’approvvigionamento energetico regionale, anche alla luce di una ricognizione sull’infrastruttura regionale e sull’attuale produzione di energia in Calabria. Ma per il momento, quelle del Comitato contro l’eolico sul Reventino sembra siano rimaste, è proprio il caso di dire, parole al vento.

di Enrico De Grazia

  1. […] con conseguenze disastrose per l’economia di imprese agricole, turistiche e agrituristiche.Il proliferare di parchi eolici in Calabria altro non fa se non deturpare luoghi incontaminati svendendo il territorio ed ipotecandone lo […]

    Pingback by La Calabria non può continuare ad essere “impalata” | Movimento 5 Stelle News - Ultime notizie sul M5S on 27 settembre 2017 at 19:07