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Il sonno della ragione genera “disegnini”: l’illustratore Ray Oranges, da Corigliano fino alla Grande Mela

in cultura e società / media gallery

FIRENZE – Ray Oranges, illustratore classe ’83, sta lavorando a un’immagine, da anni. È un cerchio che ha per centro Corigliano Calabro. Lo costruisce un po’ alla volta, ogni raggio una città: è così che Firenze, Copenhagen, Schiavonea, New York e Londra sono tutte paradossalmente equidistanti dal centro originario.

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Ray Oranges (foto di Francesca Dattilo)

Perché quella che stiamo per raccontarvi non è la storia di chi è emigrato e si è realizzato altrove, è la vita di chi è costantemente da un’altra parte e non se ne è mai andato. È un paradosso, ma l’arte senza paradosso è mera rappresentazione.

“Non me ne sono mai andato veramente, per questo non ho nostalgia – ci dice nel suo studio di Firenze – e anche perché a Corigliano ci passo delle settimane. E non al mare”. Spesso, ci racconta, lavora anche “da giù”. Magie di Internet. La sua agenzia è Machas UK, a Londra. “A loro non importa da dove arriva l’immagine, basta che arrivi. Anzi no: basta che arrivi puntuale”.

Ray non nasce illustratore, ci diventa. Si laurea in Disegno Industriale a Firenze e comincia a lavorare in uno studio d’architettura, ma sa che quella non è la sua strada.

Decide così di svernare a Copenhagen, dove si dedica al disegno h24 e a tormentare gli art director di mezzo mondo con valanghe di mail. “Volevo puntare in alto. Se non ti rispondono, da lassù, non ci rimani mai male”. E invece un giorno gli risponde l’agenzia DDB per una gara tra illustratori per la campagna pubblicitaria per la New York Lottery. La vince e le sue immagini finiscono sui muri della Grande Mela.

“Mio padre, quando qualcuno gli chiede che faccio risponde: «fa disegnini». Grande Pa’, mi piace, davvero. Al Cretivity Day 2015 di Roma, dove mi hanno invitato a parlare del mio lavoro per quaranta minuti, mi sono presentato così: sono Ray Oranges, faccio disegnini”. I “disegnini” di Ray sono fatti di geometrie astratte e colori netti, “tagliati da linee drammatiche”, dice. Quello che cerca è il coinvolgimento di chi guarda: “deve pensare, interpretare, entrare nell’immagine. Ma anche mollare gli ormeggi, come in un sogno e alla fine divertirsi”. Questo processo creativo lo chiama “onirico/ironico“.

Con la campagna della NY Lottery vince il “Silver Lion” a Cannes, nella sezione Prints. A seguire, arrivano clienti importanti come Il Sole 24 Ore, Coca-Cola, Generali, Peroni Nastro Azzurro e HSBC. Uno dopo l’altro. Il sogno è uscito dal cassetto e il tempo corre all’impazzata. Il lavoro aumenta. “Spesso dormo quattro ore a notte. Ho giornate con tre consegne a distanza di un’ora l’una dall’altra”. Gli chiedo se è per questo che ha già i capelli bianchi. “No, adoro quello che faccio e non mi pesa – ride – e poi non sono capelli bianchi, sono solo abbronzati dallo schermo del computer”.

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foto di Francesca Dattilo

Raccontata così, la storia di Ray – all’anagrafe Salvatore – Oranges può sembrare un american dream al gusto di mandarino. Il ragazzo che lascia il paese con la valigia piena di sogni e vola verso mezzo mondo con scalo a Firenze.

“Non è proprio così, da piccolo non sognavo di fare l’illustratore – ci racconta grattandosi la barba ispida – e neanche negli anni dell’università. È stata, come dire, più che altro la voglia di prendere in mano la mia vita. Un po’ alla volta è cresciuta la consapevolezza: cosa volevo fare, chi volevo essere. Così ho rischiato. E nel rischio bisogna mettere nel conto, per un certo periodo, di fare sacrifici”.

O di fallire: non sempre ai buoni propositi segue il successo. “Certo, ma solo dopo essersi dati una risposta alla domanda: ho fatto davvero tutto quel che potevo?”.

La fa facile, Ray. Glielo faccio notare e lui risponde a tono: “No, cerca di capire. Il fallimento ci può stare, lo scoraggiamento pure. Ma sono cose che non fanno paura se hai radici e amici, dico io”.

Quindi, gli altri, che sono la famiglia, gli amici di tutti i giorni, certo. Ma non solo. “Ci metto dentro un paio di fotografi, Lucien Herve e Man Ray, più di un architetto, Sottsass, Barragan, Legorreta, un paio di designer, Eileen Gray e Oskar Schlemmer, un pittore solo: Depero. E poi Francesco Oranges, agricoltore e guru”. Ovvero suo padre, quello dei disegnini.

Il futuro di Ray Oranges si estende per centinaia di chilometri lontano: “Prossima tappa, Germania – ci dice – sto per iniziare una collaborazione con un’azienda che produce occhiali”. Il treno di andata e ritorno Corigliano-Berlino è già prenotato.

di Fernando Fazzari

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