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In fiamme l’auto del sindaco di Stefanaconi, dalla Calabria parte l’appello allo Stato

in politica e cronaca

“Siamo stanchi di esprimere vicinanza e solidarietà. Quello che, oramai, si alza da questo territorio è un vero e proprio grido di dolore”. Sono parole del presidente della Provincia di Vibo Valentia, Andrea Niglia, pronunciate dopo aver appreso che stamani, la Seat Ibiza di proprietà del sindaco di Stefanaconi, Salvatore Di Sì, era stata incendiata.

Salvatore_Disi

Salvatore Di Sì

L’auto era parcheggiata sotto casa del sindaco e sembra non essere un caso che l’atto intimidatorio sia avvenuto proprio oggi. Infatti per oggi era fissata l’udienza preliminare del processo “Romanzo criminale”, che vede indagate 24 persone presunte appartenenti al clan ‘ndranghetista dei Patania, tra cui anche l’ex maresciallo dei Carabinieri, Sebastiano Cannizzaro e il prete del comune vibonese, don Salvatore Santaguida. Nel processo, tra gli accusati di associazione mafiosa e concorso esterno, figurano anche i figli di Giuseppina Iacopetta, considerata la reggente della cosca e vedova del boss, Fortunato Patania, ucciso il 19 settembre 2011 nella faida con i piscopisani.

Appena due giorni fa poi, il Comune di Stefanaconi, si era costituito parte civile nel procedimento penale, seguendo le orme della Provincia di Vibo Valentia, che aveva fatto lo stesso già i primi di febbraio, per ottenere il risarcimento dei danni, anche morali. Inoltre, lo stesso Comune, il 6 gennaio scorso, aveva emesso un’ordinanza di demolizione di diverse opere edilizie abusive, realizzate dai Patania in località “Mangiascapi”.

“ Invito il ministro dell’Interno Angelino Alfano a recarsi immediatamente a Vibo Valentia ed a prendere, quindi, provvedimenti forti e incisivi a tutela del territorio” prosegue Niglia, mettendo in evidenza l’urgenza di garantire maggiore sicurezza a tutti coloro i quali, a causa dell’attività svolta, come amministratori o imprenditori, rischierebbero di più gli attentati.

“Le solidarietà nelle più diverse e significative espressioni, le fiaccolate ed i gesti di vicinanza ai malcapitati cittadini non bastano più”, ha concluso il presidente provinciale e dello stesso suo avviso sembra essere anche il consigliere regionale Vincenzo Pasqua, eletto nella lista “Oliverio Presidente”, dichiarando che “quando l’intolleranza e i tentativi di condizionare l’operato delle Istituzioni raggiungono livelli così alti di odio, non basta più lo sdegno della comunità civile e politica”.

Una criminalità che, secondo Pasqua, si fa sentire ancora di più quando “ si sente minacciata o ostacolata dalla fermezza delle Istituzioni nel perseguire percorsi di legalità”, che unita alla trasparenza sarebbero “i principi irrinunciabili” e ispiratori dell’azione “di quanti hanno veramente a cuore il destino della Calabria”.La solidarietà espressa da Pasqua al sindaco Di Sì, è la stessa di quella dichiarata dal segretario del Pd calabrese, Ernesto Magorno, nei confronti di “un sindaco del Pd che ha scelto di testimoniare la voglia di riscatto della sua gente, costituendosi parte civile in un processo contro i clan del territorio”.

E, sulla scia delle dichiarazioni precedenti, anche per Magorno bisognerebbe “alzare la soglia dell’ attenzione e della tutela, nei confronti di chi rappresenta le istituzioni nei territori”, troppo spesso vittime di minacce intollerabili, che dovrebbero non solo richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali, ma anche suscitare “una forte presa di coscienza degli stessi calabresi, seguendo le parole, nette ed inappellabili, che Papa Francesco ha pronunciato contro la ‘ndrangheta”.

Pertanto Magorno individua nei sindaci come Salvatore Di Sì, quali esempi di coraggio e impegno civile e come coloro insieme ai quali bisognerebbe “costruire una Calabria nuova e libera da ogni condizionamento mafioso e criminale”.

g.c.

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