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	<title>Calabria Notizie &#187; informazione</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Denuncia le cosche al Nord, giovane cronista sotto scorta &#8211; Accade a Modena a Giovanni Tizian, 29 anni, giornalista precario. Suo padre venne ucciso nella Locride dalla &#8216;ndrangheta. La stessa organizzazione criminale che oggi minaccia il ragazzo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>MODENA &#8211; Accade a Modena, piena Emilia Romagna, non a Casal di Principe, nel quartiere partenopeo di Forcella o nella provincia calabrese, dove l’Osservatorio Ossigeno sui cronisti minacciati dice che si concentra il maggior numero di intimidazioni ai giornalisti. E accade a Giovanni Tizian, 29 anni, collaboratore dal 2006 della Gazzetta di Modena, del quotidiano [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MODENA &#8211; Accade a Modena, piena Emilia Romagna, non a Casal di Principe, nel quartiere partenopeo di Forcella o nella provincia calabrese, dove l’Osservatorio Ossigeno sui cronisti minacciati dice che si concentra il maggior numero di intimidazioni ai giornalisti. E accade a Giovanni Tizian, 29 anni, collaboratore dal 2006 della Gazzetta di Modena, del quotidiano online Linkiesta.it e del mensile Narcomafie. Accade che il 22 dicembre riceva una telefonata, il giovane cronista, e che gli venga comunicato che per la sua sicurezza verrà messo sotto scorta perché, in base a informazioni investigative, il suo lavoro ha dato fastidio alle organizzazioni mafiose che operano in Emilia Romagna.<span id="more-22223"></span></p>
<p>È un “fulmine a ciel sereno”, dice Tizian, calabrese d’origine ed emigrato al nord dopo che nel 1989 suo padre venne ucciso a Bovalino, nella Locride, da quelle stesse realtà che oggi lo stanno minacciando. Realtà contro cui fa attività anche al di là del giornalismo in senso stretto, collaborando con l’associazione Da Sud e con l’archivio multimediale Stop ‘ndrangheta che acquisisce carte, dossier e che realizza inchieste a puntate.</p>
<p>“Finora non ho ricevuto mai nessuna minaccia o intimidazione”, afferma, “al massimo qualche querela, ma ero tranquillo da questo punto di vista perché sono articoli supportati da atti. Insomma, ero sereno anche dopo tanti anni che scrivo di questi argomenti. Spero che la situazione si risolva presto, ma intanto continuerò a fare le mie inchieste e questo voglio che sia chiaro a tutti, anche a chi non piace il mio lavoro”.</p>
<p>Precario del mondo del giornalismo – e questa è una “condizione che mi crea una doppia vulnerabilità”, aggiunge – è l’autore di un recente libro intitolato “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” e pubblicato da Round Robin Editrice. Si tratta di un testo concentrato sullo studio e sul racconto della criminalità organizzata laddove per tanto tempo si è teso a non vederla, al nord.</p>
<p>“Ricostruiscono un quadro che parte dagli anni Settanta”, dice Giovanni Tizian, “e ho fatto il parallelismo della mia emigrazione da ragazzino. A quel punto erano già gli anni Novanta, tempi in cui le mafie consolidavano il loro potere economico. È in quel periodo che iniziano a investire seriamente, a stringere quella rete di relazioni sociali che li rende così forti oggi. Da qui si parte per raccontare effettivamente, con carte e dati, un Settentrione diverso, sconosciuto, che inizia a Rimini e si estende fino alla cintura torinese passando da Genova, Bardonecchia, Bordighera, Ventimiglia e dalla Lombardia”.</p>
<p>Nel lavoro di Tizian si punta però su quella che per molti è “ancora una novità”, le infiltrazioni in Emilia Romagna. “Uno degli primi e ultimi libri che parla di questa regione e di mafia”, afferma, “è quello di Enzo Ciconte, ‘Mafia, camorra e ‘ndrangheta in Emilia Romagna‘, uscito nel 1998. Un testo importante che però deve essere aggiornato con gli anni successivi, quelli in cui un’altra regione, la Liguria, ha visto comuni sciolti per infiltrazioni e la tessitura rapporti con la politica. Qui invece, in Emilia, vanno indagati i legami sociali che sono punti forti per esempio nel settore imprenditoriale”.</p>
<p>Tizian parla un po’ a fatica, “sono ancora scombussolato dalla notizia della scorta”, ammette. Però non sembra intimidito e il tono di voce si alza quando torna sul suo lavoro. Con una consapevolezza, come nel caso di Giulio Cavalli, l’attore lodigiano finito sotto protezione perché nei suoi spettacoli teatrali ha fatto nomi e cognomi dei mafiosi al nord. “Continuerò, questa è una certezza, anche con la vita rivoluzionata dalla presenza costante dei poliziotti che mi accompagnano ovunque”.</p>
<p>di Antonella Beccaria</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/11/giovane-cronista-precario-sotto-scorta-scritto-sulle-mafie-emilia/182982/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>De Grazia senza giustizia Il mistero della morte d&#8217;un capitano coraggioso &#8211; Presentato a Palazzo San Giorgio il libro &#8220;La nave dei veleni&#8221; &#8211; Ma Legambiente non s&#8217;arrende. Barillà: «Vogliamo la verità». Arena prende l&#8217;impegno di intitolargli una via</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 15:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; «Non vive ei forse anche sotterra/, quando gli sarà muta l&#8217;armonia del giorno/, se può destarla con soavi cure nella mente de&#8217; suoi?». Tornano alla mente gli altissimi interrogativi che permisero al Foscolo di suggellare nei Sepolcri il valore del ricordo e la forza, capace di sconfiggere la morte, sprigionata da chi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; «Non vive ei forse anche sotterra/, quando gli sarà muta l&#8217;armonia del giorno/, se può destarla con soavi cure nella mente de&#8217; suoi?». Tornano alla mente gli altissimi interrogativi che permisero al Foscolo di suggellare nei Sepolcri il valore del ricordo e la forza, capace di sconfiggere la morte, sprigionata da chi in vita ha conosciuto e seminato sentimenti di amore e di amicizia. Queste emozioni toccano le corde dell&#8217;anima di una platea che ascolta in rispettoso silenzio le parole degli amici del capitano Natale De Grazia, morto in circostanze sospette nel 1995, mentre prestava il suo ingegno limpido per la buona riuscita di alcune delicatissime inchieste volte a difendere il mare e i suoi, spesso inconsapevoli, abitanti.<span id="more-21986"></span></p>
<p>L&#8217;occasione del ricordo, nell&#8217;anniversario della morte, viene offerto dalla presentazione di un libro-fumetto titolato &#8220;La nave dei veleni&#8221; che, grazie all&#8217;impegno della sezione reggina di Legambiente, ha riacceso i riflettori su una storia inquietante.</p>
<p>Introduce il dibattito il segretario regionale di Legambiente Nuccio Barillà: «La storia di Natale De Grazia è quella di un uomo con un altissimo senso del dovere e uno sconfinato amore per il mare. La memoria di una figura così nobile merita di essere adeguatamente onorata. Per questo intendo riproporre di fronte al sindaco Arena alcune proposte già avanzate in passato, tesi durante la sindacatura di Giuseppe Scopelliti. </p>
<p>Legambiente chiede che il lungomare di Gallico venga intitolato a Natale De Grazia; che venga istituito per le scuole un percorso sull&#8217;etica della responsabilità; che venga assegnato un premio prestigioso alla memoria di questo nostro illustre concittadino e che il Comune alzi la voce per la ricerca di una verità sulle cause della morte. Scopelliti un tempo prese l&#8217;impegno, poi disatteso, di assegnare il San Giorgio d&#8217;oro a questa figura esemplare. Chiedo ad Arena, qui presente, di rimediare».</p>
<p>Il sindaco, chiamato in causa, risponde punto per punto: «La determinazione del capitano De Grazia, mista all&#8217;amore per il suo lavoro, ha probabilmente armato la mano criminale di qualcuno. Vogliamo la verità». </p>
<p>Nel merito delle proposte concrete di Barillà, Arena prende impegni precisi: «Credo che la soluzione di intitolare il lungomare di Gallico a De Grazia sia la migliore. Aderisco alla proposta di divulgare la cultura marinara nelle scuole sull&#8217;esempio della vita di De Grazia e mi assumo l&#8217;impegno per l&#8217;assegnazione prossima del premio San Giorgio d&#8217;Oro a questa straordinaria figura».</p>
<p>Dopo aver portato a casa l&#8217;en plein sulle proposte, Nuccio Barillà entra nel merito del lavoro letterario cedendo la parola al presidente dell&#8217;associazione &#8220;Da sud&#8221;, Danilo Chirico: «Questo libro», spiega Chirico, «ha il linguaggio del fumetto ma la scientificità dell&#8217;inchiesta giornalistica. Esiste ancora oggi una grande questione ambientale che riguarda la nostra regione. È un passo in avanti nella ricerca della verità e della giustizia». Per lo sceneggiatore Enzo Mangini «il libro si concentra sull&#8217;uomo Natale De Grazia. Un uomo raro, pieno di umanità, e stritolato dal contesto».</p>
<p>Dopo i ricordi commossi degli amici di un tempo Nino Cama e Domenico Milea, chiude il giro degli interventi il disegnatore Pierdomenico Sirianni: «Questa era una storia che andava raccontata», dice. «Anche perché sulle navi dei veleni la grande stampa latita. Dico senza retorica che sono molto orgoglioso di avere contributo alla realizzazione di questo lavoro».</p>
<p>Natale De Grazia muore inspiegabilmente nel sonno mentre indagava tra l&#8217;altro sui misteri della nave &#8220;Jolly Rosso&#8221;. E il sonno delle coscienze dei buoni, ancora oggi, continua a generare mostri.</p>
<p>di Francesco Maria Toscano</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173035&#038;Edizione=7&#038;A=20111214">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Legge bavaglio: si può davvero censurare la rete?</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/10/07/legge-bavaglio-puo-davvero-censurare-rete/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 09:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mentre il paese va a rotoli, un gruppo di strani individui chiusi in un palazzo nel centro di Roma continua a lambiccarsi il cervello da giorni su quale sia il miglior modo per impedire che la gente si lamenti. Come se il fatto di non poter esprimere le miserie che ci circondano, e in qualche [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il paese va a rotoli, un gruppo di strani individui chiusi in un palazzo nel centro di Roma continua a lambiccarsi il cervello da giorni su quale sia il miglior modo per impedire che la gente si lamenti. Come se il fatto di non poter esprimere le miserie che ci circondano, e in qualche misura non conoscere quelle che circondano gli altri, o la pochezza di chi ci governa, potesse in qualche modo migliorare la nostra condizione.<span id="more-21347"></span></p>
<p>Gli individui, lo si sarà capito, sono i membri della commissione Giustizia alla Camera. La legge a cui stanno lavorando, definita dai suoi detrattori, non a caso, legge “bavaglio”, dev&#8217;essere per loro un vero rompicapo. Come fare, la domanda principale, a tenere a bada qualcosa di immenso e incorporeo come il web? Sarebbe come cercare di tappare la bocca, ad uno ad uno, a ciascun avventore di qualsiasi bar o circolo del paese.</p>
<p><strong>La legge</strong></p>
<p>L&#8217;ultima versione del disegno di legge che era scaturita, dopo due anni di cervellotiche discussioni, aveva fatto infuriare, due giorni fa, persino un gigante del web come Wikipedia, che ha oscurato le proprie pagine in lingua italiana per protestare contro l&#8217;obbligo di rettifica entro 48 ore per qualsiasi sito internet previsto dall&#8217;articolo 29.</p>
<p>Le enormi proteste scaturite hanno probabilmente convinto la commissione a fare marcia indietro su questo punto. Si apprende oggi che con un emendamento è stato eliminato tale obbligo per quanto riguarda i blog; esso rimarrà soltanto per le testate registrate.</p>
<p>Frenata sul fronte diffamazione, la commissione ha però portato un affondo decisivo sul tema delle intercettazioni, quello che sta più caro al nostro Presidente del Consiglio. Con altri due emendamenti presentati dal Pdl ed approvati dalla maggioranza dei nove membri della commissione di giustizia, è stato introdotto il carcere – da sei mesi a tre anni – per i giornalisti che pubblicano intercettazioni “irrilevanti”, ed è stata vietata la pubblicazione delle intercettazioni fino alla cosiddetta &#8220;udienza filtro&#8221;.</p>
<p>In pratica si impedisce non solo di trascrivere ma di dare notizia, di dire che esistono, su tutte le intercettazioni che emergono dai processi – conosciute anche dalla difesa – precedenti all&#8217;udienza filtro. L&#8217;emendamento è apparso talmente lesivo della libertà di stampa da convincere la relatrice del testo, Giulia Bongiorno di Fli, a rinunciare al proprio incarico per protesta.</p>
<p>Ad ogni modo, fra mille dissensi, si va verso il voto della Camera. Una volta che la commissione Giustizia avrà ultimato il testo definitivo del disegno di legge questo verrà passato al vaglio del parlamento. È probabile che dopo lo strappo della Bongiorno il Governo deciderà di porre l&#8217;ennesima fiducia sulla legge.</p>
<p><strong>Cosa cambia?</strong></p>
<p>La batosta più grossa, a questo punto, è quella che viene data ai giornali online. Per le testate registrate resta invariato l&#8217;obbligo della rettifica entro 48 ore, e ad esso si aggiungono regole decisamente restrittive per quanto riguarda la pubblicazione delle intercettazioni. La rigidità delle pene applicate – che prevedono persino il carcere – sembrano volte soprattutto a spaventare i giornalisti e fanno leva su l&#8217;autocensura e i sentimenti di autoconservazione.</p>
<p><strong>Perplessità</strong></p>
<p>Oltre al giudizio etico, restano diverse perplessità e molti punti da chiarire su come verrà applicata la legge. Innanzitutto, a quali giornali si applica? Su internet i confini fra nazioni sono molto più vaghi che nel mondo fisico e dunque anche le leggi nazionali fanno fatica a trovare applicazione nella piattaforma globale del web.</p>
<p>Ad esempio, verranno considerati italiani solo i giornali che si appoggiano su server che si trovano fisicamente in Italia? In questo caso aggirare la legge sarebbe fin troppo facile: basterebbe migrare su server esteri. Peraltro – riporta in un <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/internet-in-islanda-il-nuovo-paradiso-per-provider-e-informazione-libera/56562/">articolo</a> il Fatto Quotidiano – ci sono paesi come l&#8217;Islanda che negli ultimi tempi stanno attirando sui propri server molti giornali e blog internazionali data la protezione legislativa che offrono alla libertà d&#8217;espressione. Se fosse vera questa ipotesi, a conti fatti, gli unici a rimetterci sarebbero i server nostrani, che si vedrebbero improvvisamente spopolati.</p>
<p>Oppure la legge si applicherà a tutti i contenuti in italiano? A parte l&#8217;effettiva fattibilità di una soluzione del genere – come vietare ad esempio a persone di altre nazioni di scrivere contenuti in italiano? &#8211; anche questa soluzione non sarebbe poi così efficace. I siti italiani, all&#8217;interno dei propri articoli, potrebbero linkare a siti stranieri che riportano ciò di cui si vuole dar notizia. Figurarsi se qualche giornale straniero non riporterà la versione originale delle intercettazioni.</p>
<p>Infine, si applicherà a quelle testate che sono di proprietà di una società italiana, o il cui direttore è italiano? In questo caso sicuramente verrebbero affossati i giornali online nostrani, ma non si impedirebbe comunque di far circolare le informazioni. Esse continuerebbero ad arrivare tramite i social network sites ed i molti fautori della libertà di stampa che dall&#8217;estero – magari in contatto con i giornalisti italiani – continuerebbero ad informare.</p>
<p>Insomma, tentare di mettere un bavaglio all&#8217;informazione in rete è un&#8217;operazione quasi impossibile. Più che un compiuto disegno legislativo, sembra l&#8217;ultimo valzer di una classe – e una fazione – politica ormai incapace di agire sulla sostanza delle cose che per ripicca si accanisce sulla forma. Così incapace di cambiare la propria immagine deforme, continua a prendersela con lo specchio che indefesso la riflette.</p>
<p>di A.D.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/diritti_umani/legge_bavaglio_censura_rete.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Da Reggio pronti a fare Tabularasa &#8211; Al via stasera la rassegna di Strill.it con protagonisti intellettuali, magistrati e giornalisti di levatura mondiale &#8211; Tra gli ospiti anche Oliviero Beha, Gianni Ippoliti, Eric Frattini e Luis Rocha</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/07/reggio-pronti-fare-tabularasa-via-stasera-rassegna-strill-con-protagonisti-intellettuali-magistrati-giornalisti-levatura-mondiale-tra-gli-ospiti-anche-oliviero-beha-gianni/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 08:58:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Cancellare, azzerare tutto e ripartire daccapo. Resettare e provare a riavviare il motore di un Paese sempre più lontano da sé stesso, che non riesce più ad indignarsi se non per gli scandali privati. È l&#8217;Italia della doppia morale, dei vizi privati e delle virtù pubbliche. È la povera patria cantata da [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Cancellare, azzerare tutto e ripartire daccapo. Resettare e provare a riavviare il motore di un Paese sempre più lontano da sé stesso, che non riesce più ad indignarsi se non per gli scandali privati. È l&#8217;Italia della doppia morale, dei vizi privati e delle virtù pubbliche. È la povera patria cantata da Franco Battiato, quella «schiacciata dagli abusi del potere di gente infame che non sa cos&#8217;è il pudore&#8230;». Cancellare, azzerare tutto e ripartire daccapo. Non è un caso che la rassegna ideata dal quotidiano online Strill.it, giunta quest&#8217;anno alla seconda edizione, si chiami proprio &#8220;TabulaRasa&#8221;, una provocazione bella e buona, ma forse anche una speranza, per provare a leggere tra le pieghe di un Paese che diventa ogni giorno di più la caricatura di sé stesso.<span id="more-20293"></span></p>
<p>Si parlerà proprio del declino dell&#8217;Italia e ancora di più di quello del Sud e della Calabria, nei 20 appuntamenti in programma da oggi e fino al 30 luglio. Intellettuali, giornalisti, magistrati, artisti e scrittori di caratura internazionale saranno i protagonisti di dibattiti, workshop, presentazione di libri e spettacoli musicali che si svolgeranno al Circolo del tennis &#8220;Rocco Polimeni&#8221; e alla Torre Nervi (presso il locale &#8220;La luna ribelle&#8221;). Unica eccezione l&#8217;apertura di stasera alle 21 a piazza Castello.</p>
<p>Un grande sforzo fatto dal duo Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, editori di Strill.it e ideatori della rassegna &#8220;TabulaRasa&#8221;, che ieri sera al &#8220;Polimeni&#8221; hanno spiegato il senso dell&#8217;iniziativa, illustrando nel dettaglio il programma completo degli incontri. Presenti anche il presidente del Circolo del tennis, Igino Postorino, e l&#8217;editore Leo Iiriti, curatore dell&#8217;opuscolo informativo della rassegna.</p>
<p>«Viviamo in un momento storico difficile e delicato – spiegano Giusva Branca e Raffele Mortelliti nel corso dell&#8217;incontro con i giornalisti –, al cospetto di un&#8217;Italia che è la caricatura del bel Paese che fu e che rischia seriamente di perdere la coscienza collettiva. Un&#8217;Italia sempre più lontana da sé stessa, in cui convive una Calabria sempre più lontana dall&#8217;Italia. Un Paese che cerca di rifugiarsi nella morbosità per gli scandali privati in un goffo tentativo di nascondere l&#8217;indifferenza più totale per quelli pubblici. Ecco perché abbiamo voluto intitolare la rassegna di quest&#8217;anno &#8220;Scandalo&#8221;. </p>
<p>In queste 20 serate vogliamo mettere l&#8217;Italia a nudo davanti allo specchio per un gigantesco esame di coscienza, senza la pretesa di potere e volere cambiare le cose, ma cercando di dare il nostro contributo attraverso le storie e le testimonianze di giornalisti, intellettuali, scrittorie magistrati di caratura internazionale. Ma la cosa più significativa è che tutto questo partirà proprio da Reggio Calabria, dal territorio, a proposito di scandali, più periferico e chiuso della Nazione».</p>
<p>Stasera, dunque, l&#8217;apertura della rassegna alle 21, a piazza Castello, con protagonisti i giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro, che presentano il loro ultimo libro &#8220;Dimenticati&#8221;. Nel corso del dibattito interverranno anche il procuratore Giuseppe Pignatone, l&#8217;ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, e il giornalista Filippo Veltri. La serata sarà concluda dal concerto del gruppo reggino de I Kalafro.</p>
<p>Tra i tanti nomi che arricchiranno di contenuti le serate di &#8220;TabulaRasa&#8221; vale la pena citare i magistrati Nicola Gratteri, Armando Spataro e Luca Tescarelli; gli avvocati Nino Marazzita e Umberto Ambrosoli; i giornalisti Francesco Grignetti, Oliviero Beha, Peter Loewe, Flavio Tranquillo, Eric Frattini, Peter Horrocks, Philip Pullella, Gina Marques, Marcello Foa, Pino Aprile e Sandro Provvisionato; il critico e conduttore televisivo Gianni Ippoliti; lo scrittore Luis M. Rocha.</p>
<p>Nella serata del 13 luglio sarà poi assegnato il premio &#8220;Strillaerischia&#8221;, con il quale Strill.it intende dare un riconoscimento a quei giornalisti che hanno ricevuto atti intimidatori. Quest&#8217;anno saranno premiti Antonino Monteleone e Arcangelo Badolati, che riceveranno la provocatoria opera dell&#8217;artista roccellese Francesco Misurata: un barattolo contenente i prodotti tipici calabresi quali peperoncino, olio extra vergine d&#8217;oliva e bossoli di pistola!</p>
<p>Spazio anche alla musica. Oltre a I Kalafro che si esibiranno stasera, il 14 luglio ci sarà un grande tributo a Rino Gaetano con il gruppo cover &#8220;Operai della Fiat 1100&#8243;, mentre il 16 luglio al Circolo &#8220;Rocco Polimeni&#8221; gli amanti del jazz potranno deliziarsi con Laura Lala e Sade Mangiaracina quartet Pure songs.</p>
<p>di Domenico Malara</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=95421&#038;Edizione=7&#038;A=20110707">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il TG Calabria boicotta i referendum sull’acqua &#8211; Appello del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica &#8220;Bruno Arcuri&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 09:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 28 maggio, all’interno delle iniziative promosse per la campagna referendaria “2 SI per l’Acqua Bene Comune”, si è tenuta a Cosenza una importante manifestazione, nella quale sono state fornite dettagliate notizie sulle drammatiche conseguenze della privatizzazione dell’acqua in Calabria, tra tagli della fornitura e captazioni da invasi che producono significativi problemi di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 28 maggio, all’interno delle iniziative promosse per la campagna referendaria “2 SI per l’Acqua Bene Comune”, si è tenuta a Cosenza una importante manifestazione, nella quale sono state fornite dettagliate notizie sulle drammatiche conseguenze della privatizzazione dell’acqua in Calabria, tra tagli della fornitura e captazioni da invasi che producono significativi problemi di potabilità, come recentemente evidenziato anche da inchieste pubblicate sulla stampa nazionale.<span id="more-19748"></span> </p>
<p>Con l’esempio del comune di Saracena è stato inoltre mostrato come, nonostante l’attuale quadro legislativo, sia ancora possibile una gestione realmente pubblica in molte realtà della regione. Soprattutto però c’è stato l’intervento di Alex Zanotelli, senz’altro il più noto tra i promotori di una campagna referendaria che nasce dal basso, non ha leader, e per questo non si riesce ad incasellare nei classici, triti schemi politicisti tanto cari a certi mezzi d’informazione. </p>
<p>Le parole di Alex hanno rapito i partecipanti di una piazza XI Settembre traboccante, ed hanno avuto ampio risalto sui giornali e le TV locali. Unico assente, ancora una volta, il TG Calabria. </p>
<p>Il boicottaggio del servizio pubblico del alla campagna referendaria è sempre più palese: ne abbiamo avuto chiare avvisaglie già lo scorso 4 dicembre quando, in seguito al servizio che rendeva conto di un corteo composto da migliaia di persone per le vie di Cosenza, è stato dato ampio spazio in studio al Presidente della Sorical, dandogli modo di profferire una serie di gravi inesattezze, senza concedere alcun diritto di replica. </p>
<p>Ora, in piena campagna referendaria, è concesso uno spazio praticamente nullo alle numerosissime manifestazioni che si susseguono nel territorio. Siamo stati costretti a tenere un sit-in sotto la sede della RAI regionale, ed in occasione dell’iniziativa con Zanotelli abbiamo inondato la redazione di mail, telefonate e fax (che si allegano al presente comunicato). </p>
<p>Ma anche stavolta si è ritenuto forse più importante “coprire” l’ennesima sagra della porchetta, piuttosto che dare notizia di uno dei più importanti eventi pubblici della campagna referendaria a livello regionale, promosso da un comitato che, è bene ribadirlo, rappresenta a tutti gli effetti fino al 12 e 13 giugno un organo costituzionale dello Stato. </p>
<p>Ancora una volta si evidenzia che la battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di democrazia. E noi riconquisteremo, anzi stiamo già riconquistando gli spazi di democrazia che ci sono negati. </p>
<p>Pretendiamo che il servizio pubblico fornisca una copertura ampia ed esaustiva alla campagna referendaria, ed in particolare al prossimo evento regionale, la Marcia dell’Acqua che si terrà nel Reventino il prossimo 2 giugno, con arrivo all’abbazia di Corazzo. Altrimenti ci troveremo costretti a sottolineare nelle sedi opportune in modo certamente civile, ma ancora più evidente e rumoroso, la nostra disapprovazione per il comportamento scorretto del TG Calabria. </p>
<p>Si scrive acqua, si legge democrazia!</p>
<p>Comitato referendario regionale<br />
“2 Sì per l’acqua Bene comune” </p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giornalismo in lutto: è morto Roberto Morrione &#8211; Una carriera in Rai, era presidente e direttore di Libera Informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 08:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni, il 4 giugno. Roberto Morrione, l&#8217;ex-direttore di RaiNews24 scomparso nella notte a Roma. Nato nella Capitale il 4 giugno 1941, lascia due figlie. È stato per anni al Tg1, dove rimase fino ai primi anni &#8217;90 in qualità di vicedirettore. In RAI dal 1962, prima a [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni, il 4 giugno. Roberto Morrione, l&#8217;ex-direttore di RaiNews24 scomparso nella notte a Roma. Nato nella Capitale il 4 giugno 1941, lascia due figlie. È stato per anni al Tg1, dove rimase fino ai primi anni &#8217;90 in qualità di vicedirettore. In RAI dal 1962, prima a &#8220;Rotocalco Televisivo&#8221; quindicinale diretto da Enzo Biagi, poi a &#8220;Servizi Speciali&#8221; e a &#8220;TV Sette&#8221; con Brando Giordani.<span id="more-19581"></span> </p>
<p>Dal &#8217;69 al &#8217;75 al Telegiornale. Dalla riforma del &#8217;75 al TG1, caposervizio degli interni dal &#8217;76, caporedattore della cronaca dall&#8217;83, vicedirettore dal &#8217;90. Dal &#8217;92 al Tg3, dove ha realizzato editoriali, servizi speciali sulla mafia, reportages e &#8220;dirette&#8221; dalla Francia e dalla Spagna, nonché la conduzione in diretta della rassegna stampa notturna. </p>
<p>Nel &#8217;94-’95 vicedirettore al Tg2, quindi direttore di Televideo. Dal &#8217;96 al &#8217;99 direttore di Rai International, che in questi anni ha diffuso palinsesti Rai in America e nell&#8217;area del Pacifico. Dal febbraio &#8217;99 Direttore di Rai News 24, il canale all news multimediale della Rai. Ha anche ricoperto numerosi incarichi nel sindacato e nell’Ordine dei giornalisti. Autore di saggi sui problemi della comunicazione.</p>
<p>Incessante e instancabile, anche una volta in pensione, il suo impegno era proseguito accanto a Libera e a una fitta rete di organizzazioni pacifiste per la libera informazione sulle mafie, divenendo Presidente della Fondazione Libera Informazione, il settore di Libera dedicato all’inchiesta sui temi della legalità e alla formazione di giornalisti attenti a raccontare i fatti oltre la cronaca.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scrive di mafia, il suo giornale lo caccia &#8211; Adesso il giudice ne ordina il reintegro &#8211; Lucio Musolino era stato licenziato lo scorso ottobre da &#8216;Calabria ora&#8217; dopo alcuni articoli sul governatore calabrese Giuseppe Scopelliti e dopo una partecipazione ad Annozero</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 18:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lucio Musolino calabria ora]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Era stato licenziato con un fax da Calabria ora, il quotidiano regionale diretto da Piero Sansonetti. All&#8217;improvviso. Cos&#236; Lucio Musolino, giornalista di 27 anni, si era trovato da un giorno all&#8217;altro senza lavoro. Dopo i suoi articoli sui rapporti tra mafia e politica che parlavano anche del governatore Giuseppe Scopelliti. E dopo la sua partecipazione [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era stato <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/19/scrive-di-mafia-il-suo-giornale-lo-caccia/72422/">licenziato con un fax da Calabria ora</a>, il quotidiano regionale diretto da Piero Sansonetti. All&#8217;improvviso. Cos&igrave; Lucio Musolino, giornalista di 27 anni, si era trovato da un giorno all&#8217;altro senza lavoro. Dopo i suoi articoli sui rapporti tra mafia e politica che parlavano anche del governatore Giuseppe Scopelliti. E dopo la sua partecipazione ad Annozero in cui aveva parlato delle minacce della &#8216;ndrangheta e dei tentativi del giornale di trasferirlo da Reggio Calabria a Lamezia.<span id="more-18783"></span> </p>
<p>Ora, a cinque mesi dal licenziamento, il giudice del lavoro ne ha ordinato la sospensione. E l&#8217;immediato reintegro di Musolino, che oggi collabora con Il Fatto quotidiano e con Tg La7.</p>
<p>L&#8217;ordinanza &egrave; stata notificata stamattina ai legali del giornalista, Natale Carbone e Maria Grazia Mamm&igrave;. Alla luce dei documenti prodotti in aula, la difesa di Calabria ora &egrave; apparsa &quot;infondata&quot; sul piano della procedura che non &egrave; stata rispettata. </p>
<p>Il giudice del lavoro ha, in sostanza, rilevato come gli editori del quotidiano abbiano licenziato Musolino non rispettando l&#8217;articolo 7 della legge 300/70 secondo cui &quot;il datore di lavoro che intenda sanzionare condotte indisciplinate, debba preventivamente contestarle all&#8217;incolpato&quot;. </p>
<p>Cosa che non &egrave; stata fatta con Musolino, licenziato senza preavviso con un fax. Cos&igrave; il giudice del lavoro di Reggio Calabria, Patrizia Morabito, ha accolto il ricorso del giornalista sospendendo il licenziamento ed ordinando agli editori e al direttore Sansonetti &quot;di reintegrare immediatamente l&#8217;istante nel posto di lavoro in precedenza occupato&quot;.</p>
<p>Lo scorso agosto, tornando a casa, Musolino aveva trovato in giardino una bottiglia piena di benzina. Accanto un bigliettino: &quot;Questa &egrave; per te, non per la tua macchina&quot;. Nonostante le minacce aveva continuato a scrivere di cronaca giudiziaria, facendo i nomi di consiglieri comunali e regionali emersi in alcune inchieste sulla &#8216;ndrangheta. </p>
<p>E aveva raccontato della partecipazione di Scopelliti a un pranzo organizzato da imprenditori poi arrestati per mafia. Poi erano seguite le censure sui sui articoli. &quot;E poi il licenziamento. Mi hanno massacrato moralmente &quot; racconta Musolino -. Oggi il giudice ha accolto il mio ricorso. Sono stato licenziato ingiustamente per aver svolto il mio lavoro come ho sempre fatto. Tanto con il direttore Paolo Pollichieni che con il direttore Piero Sansonetti. Evidentemente era proprio questo il problema&quot;.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/scrive-di-mafia-il-suo-direttore-lo-caccia-adesso-il-giudice-ne-ordina-il-reintegro/100797/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In Sicilia meeting delle micro web tv e dei media &#8220;dal basso&#8221; sul web &#8211; Prosegue il tour della FEMI, Federazione che coinvolge oltre 130 media digitali</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 07:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Sono sempre pi&#249; le persone che in Sicilia e nel sud-Italia scelgono la via della videopartecipazione &#34;dal basso&#34; per raccontare il proprio territorio. Un esercito di cittadini-videomaker per caso o per passione che decidono di prendere in mano una telecamera per denunciare ci&#242; che non va, raccontare il proprio quartiere, documentare ci&#242; che [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANIA &#8211; Sono sempre pi&ugrave; le persone che in Sicilia e nel sud-Italia scelgono la via della videopartecipazione &quot;dal basso&quot; per raccontare il proprio territorio. Un esercito di cittadini-videomaker per caso o per passione che decidono di prendere in mano una telecamera per denunciare ci&ograve; che non va, raccontare il proprio quartiere, documentare ci&ograve; che accade nel loro paese o nella loro vallata, creare un filodiretto con l&#8217;amministrazione locale.<span id="more-18436"></span> </p>
<p>A loro si aggiungono web radio, blog e videoblog, micromedia iperlocali e portali informativi. Tanti anche i network informativi e comunitari d&#8217;universit&agrave;.</p>
<p>Le esperienze &#8220;dal basso&#8221; pullulano nel sud-Italia: quasi sessanta micro web tv , diciotto soltanto in Sicilia e quasi duecento micromedia dalla Campania in giu. Numeri che fanno registrare in questo territorio un&#8217;alta concentrazione e programmazione di mezzi di informazione sul web. Un&#8217;area virtuosa, nella quale, pur in mancanza di banda larga, una forte consapevolezza del ruolo della rete ha permesso una buona copertura micro mass mediale.</p>
<p>Venerd&igrave; 11 marzo i network dal basso si riuniranno a Catania. L&#8217;appuntamento per le sole micro web tv iscritte alla FEMI &egrave; alle ore 15, per tutti &egrave; alle ore 17 presso l&#8217;Universit&agrave; di Catania, Coro di Notte (ex monastero dei benedettini), piazza Dante 32. </p>
<p>Ad aprire i lavori saranno in webcam via Skype Giampaolo Colletti (presidente Federazione FEMI), a seguire Carlo Cucinotta (responsabile territoriale area sud per FEMI e responsabile di Messina web tv). </p>
<p>Interverranno il prof. Enrico Iachello, Preside della Facolt&agrave; di Lettere dell&#8217;Universit&agrave; di Catania e Alessandro De Filippo, responsabile del M.U.S.A (Laboratorio multimediale di sperimentazione audiovisiva). </p>
<p>Alberto Conti di Radio Zamm&ugrave; illustrer&agrave; l&#8217;esperienza della web radio universitaria.</p>
<p>La partecipazione &egrave; gratuita, previa registrazione via mail a info@femitv.tv</p>
<p>La prossima tappa del tour sar&agrave; a Jesi (An) venerd&igrave; 25 marzo.</p>
<p>Ufficio Stampa FEMI</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Avvelenati: questa storia dev&#8217;essere raccontata perch&#233; uccide la nostra gente &#8211; Presentazione del libro di Giuseppe Baldessarro e Manuela Iat&#236;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/10/29/avvelenati-questa-storia-devessere-raccontata-perche-uccide-la-nostra-gente-presentazione-del-libro-di-giuseppe-baldessarro-e-manuela-iati/</link>
		<comments>http://www.calabrianotizie.it/2010/10/29/avvelenati-questa-storia-devessere-raccontata-perche-uccide-la-nostra-gente-presentazione-del-libro-di-giuseppe-baldessarro-e-manuela-iati/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 15:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Catanzaro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un&#8217;intricata storia di traffici di rifiuti che vede insieme faccendieri, servizi segreti, politici, &#8216;ndrangheta, ma anche investigatori e magistrati che lottano per una verit&#224; che stenta a venire a galla. Una storia non di fantasia, ma tristemente reale, che viene raccontata dai giornalisti calabresi Giuseppe Baldessarro e Manuela Iat&#236; nel loro libro [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un&#8217;intricata storia di traffici di rifiuti che vede insieme faccendieri, servizi segreti, politici, &#8216;ndrangheta, ma anche investigatori e magistrati che lottano per una verit&agrave; che stenta a venire a galla. Una storia non di fantasia, ma tristemente reale, che viene raccontata dai giornalisti calabresi Giuseppe Baldessarro e Manuela Iat&igrave; nel loro libro &quot;Avvelenati&quot;. Avvelenata &egrave; la verit&agrave;, avvelenata &egrave; l&#8217;informazione<span id="more-16783"></span> e avvelenati sono, purtroppo, i tanti cittadini che vivono su territori usati come pattumiere da uomini senza coscienza. </p>
<p>&Egrave; su questa linea che si muove l&#8217;inchiesta pubblicata da Citt&agrave; del Sole Edizioni (Prefazione di Antonio Nicaso, pp. 328, E. 16,00). Giuseppe Baldessarro &egrave; redattore de Il Quotidiano della Calabria e corrispondente di La Repubblica, Manuela Iat&igrave; &egrave; giornalista di Sky Tg 24. </p>
<p>Due cronisti che seguono da anni le vicende criminali calabresi e scelgono di raccontare una storia scomoda e difficile, che coinvolge non solo organizzazioni mafiose locali, ma anche sistemi di potere che travalicano i confini regionali e nazionali. </p>
<p>Un&#8217;inchiesta vecchio stile che incontra sul suo percorso morti misteriose e senza colpevoli, come quella del capitano di Marina Natale De Grazia, dei giornalisti Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, ma anche la strage di Ustica e il Centro Enea di Rotondella, e una lunga serie di personaggi di dubbia fama che ricompaiono puntualmente negli snodi focali di questa lunga storia. </p>
<p>Ripercorrendo le numerose direzioni in cu si dirama la vicenda, i due autori ricompongono le tessere di un mosaico che presenta per&ograve; molte zone d&#8217;ombra, che sembrano quasi costruite ad arte. Una storia densa di depistaggi, dichiarazioni di pentiti che non trovano adeguati riscontri, indagini di molte procure e di commissioni parlamentari.</p>
<p>Il libro &egrave; giunto in due mesi alla prima ristampa.</p>
<p><em>Neanche i cani sporcano la cuccia in cui dormono, ma i mafiosi lo fanno.</em></p>
<p>(dalla prefazione di Antonio Nicaso)</p>
<p>Modera: Mario De Grazia</p>
<p>Interviene: Silvio greco &#8211; ex assessore Ambiente Regione Calabria</p>
<p>Saranno presenti gli autori</p>
<p><strong>Sabato 30 ottobre</p>
<p>ore 18:00</p>
<p>Libreria Tavella </p>
<p>via Crati 15/17, Lamezia Terme</strong></p>
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		<title>Calabria, scrivere con la paura &#8211; Questi chi li difende? Sono i giornalisti calabresi minacciati dalle cosche e dai politici collusi, ma non fanno notizia. Il tribunale della mafia non ammette lodi n&#233; scudi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 06:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti calabria]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti minacciati calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Queste sono le storie di giornalisti calabresi minacciati dalla &#8216;ndrangheta. Ne abbiamo scelte otto e ci scusiamo con gli altri colleghi che a causa del loro lavoro sono costretti a vivere con l&#8217;alito fetente dei mafiosi sul collo. Quello che avviene in Calabria non accade in nessun&#8217;altra parte d&#8217;Italia. Perch&#233; qui la democrazia e i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Queste sono le storie di giornalisti calabresi minacciati dalla &#8216;ndrangheta. Ne abbiamo scelte otto e ci scusiamo con gli altri colleghi che a causa del loro lavoro sono costretti a vivere con l&#8217;alito fetente dei mafiosi sul collo. Quello che avviene in Calabria non accade in nessun&#8217;altra parte d&#8217;Italia. Perch&eacute; qui la democrazia e i diritti costituzionali sono sospesi, la libert&agrave; d&#8217;informazione &egrave; limitata, la libert&agrave; di mercato non esiste, il monopolio della violenza non &egrave; prerogativa dello Stato, ma delle organizzazioni paramilitari della &#8216;ndrangheta che controllano ampie parti dei territori.<span id="more-16689"></span></p>
<p>La politica ha margini ristrettissimi di autonomia nella selezione delle classi dirigenti e deve contrattare ogni passo, ogni scelta, con i boss. Soggetti che detengono pacchetti elettorali e soldi per finanziare campagne dei candidati, comprare deputati e consiglieri regionali, decidere le fortune di leader politici locali e nazionali. </p>
<p>C&#8217;&egrave; un cono d&#8217;ombra informativo in Calabria, ha denunciato il procuratore Giuseppe Pignatone. Ha ragione. In Calabria non esistono pagine locali di quotidiani nazionali. Quelli a tiratura regionale sono finanziati da gruppi imprenditoriali che hanno variegati interessi, molti dei quali dipendenti dalle scelte della politica. </p>
<p>Per questo in Calabria il mestiere di giornalista-giornalista &egrave; difficile e rischioso. Metti in gioco la tua sicurezza, rischi la tua vita. E il tuo lavoro, come &egrave; accaduto a Lucio Musolino col suo licenziamento per una odiosa &quot;giusta causa&quot;, come motivato dalla societ&agrave; editrice di Calabria Ora.</p>
<p>Intanto &egrave; stato arrestato &quot; grazie alle testimonianze del neo pentito Nino Lo Giudice &quot; Antonio Cortese, presunto bombarolo di Reggio, affiliato al clan del pentito, e ora indicato dallo stesso Lo Giudice come responsabile delle bombe alla procura generale (3 gennaio 2010), al portone di casa del procuratore generale Salvatore Di Landro (26 agosto) e dell&#8217;avvertimento del bazooka, fatto ritrovare dopo una telefonata anonima, vicino al tribunale di Reggio (5 ottobre). </p>
<p>&Egrave; sempre di moda, dopo arresti di questo tipo, l&#8217;esaltazione leghista, infatti puntuale &egrave; arrivata dal Nord la nota del governatore del Veneto, Luca Zaia, per complimentarsi con il ministro degli Interni, Roberto Maroni.</p>
<p>&quot;Il bisogno di sicurezza che gli italiani segnalano costantemente &quot; ha approfittato Zaia &quot; ha oggi una certezza: che la musica &egrave; cambiata e che i banditi, a cominciare da quelli pi&ugrave; pericolosi, sono inesorabilmente destinati al carcere&quot;. </p>
<p>Non a caso l&#8217;ex ministro dell&#8217;agricoltura utilizza il termine &quot;banditi&quot;, per relegare il fenomeno mafioso a quello del banditismo, combattuto dai piemontesi di Cavour. Ma il questore Carmelo Casabona, parla di risultato che getta le basi per smascherare il &quot;sistema-Reggio&quot;, forse significa che c&#8217;&egrave; un altro livello dietro i banditi.</p>
<p>di Enrico Fierro e Giampiero Calap&agrave;</p>
<p>***</p>
<p><strong>Lucio Musolino, 27 anni</p>
<p>Licenziato per ingiusta causa da un quotidiano regionale</strong></p>
<p>&quot;Smettila con la &#8216;ndrangheta. La benzina &egrave; per te non per la macchina&quot;. &Egrave; il tono della lettera che qualcuno ha lasciato nella mia veranda il 1&ordm; agosto. Una lettera accompagnata da una tanica piena di liquido infiammabile. Sono entrati nel mio cortile di notte, mentre la mia famiglia era in casa, tranquilla come al solito. </p>
<p>Hanno violato la nostra intimit&agrave; e hanno lanciato un messaggio mafioso. Nelle settimane precedenti avevo scritto del contenuto di un&#8217;informativa del Ros inserita nell&#8217;inchiesta Met. Con quell&#8217;indagine, il sostituto della Dda Giuseppe Lombardo ha messo le mani nell&#8217;intreccio &#8216;ndrangheta-politica che tiene sotto scacco Reggio e la Calabria.</p>
<p>Ho scritto che il governatore Giuseppe Scopelliti ha partecipato assieme a molti consiglieri comunali a una pranzo invitato dall&#8217;imprenditore arrestato Domenico Barbieri. Lo stesso pranzo a cui ha partecipato il boss Cosimo Alvaro, oggi latitante. Tutto confermato da Scopelliti ai microfoni del fattoquotidiano.it. Proprio con Alvaro aveva rapporti un consigliere comunale del Pdl, Michele Marcian&ograve;. I due sono stati intercettati mentre discutevano di tessere di Forza Italia e di posti di lavoro.</p>
<p>E sempre di posti lavoro barattati con 200 voti discutevano il consigliere comunale del Pdl Manlio Flesca con l&#8217;imprenditore Barbieri. Sono stato invitato ad Annozero e, in collegamento da Reggio, ho raccontato al collega Stefano Bianchi questa storia. La risposta &egrave; stata una minaccia di querela da parte di Scopelliti. Ma del contenuto di quell&#8217;informativa avevo scritto negli ultimi mesi. </p>
<p>Sono passate poche settimane e il giornale per il quale lavoravo (Calabria Ora diretto da Piero Sansonetti)  mi ha licenziato. Per &quot;giusta causa&quot;, &egrave; la motivazione.  Ecco: in Calabria se scrivi di mafia e politica paghi prezzi altissimi. Ma ne vale la pena.</p>
<p><strong>Agostino Pantano, 37 anni</p>
<p>&quot;Indesiderato&quot; in municipio</strong></p>
<p>La prima volta, nel novembre 2007, ho sottovalutato, non ho denunciato, ho sbagliato. Avevo scritto un approfondimento su uno storico sequestro di beni della cosca Bellocco, nel paese del Reggino dove vivo, San Ferdinando e mia madre trov&ograve; sul parabrezza dell&#8217;auto di famiglia una busta con dentro un pesce dalla testa mozzata. </p>
<p>Non sporsi denuncia per tranquillizzare i miei, rendendomi fragile di fronte alla tecnica del terrore che in questi casi parte da lontano per destabilizzare la quiete familiare e per farti provare la pressione dei congiunti che non vuoi esporre.</p>
<p>Nella primavera del 2008, invece, denunciai dopo aver trovato una gomma della mia auto dilaniata da diversi fendenti, mentre era parcheggiata nei pressi della redazione di Gioia Tauro del giornale per cui lavoravo all&#8217;epoca e di cui ero responsabile, Calabria Ora. In quei giorni scrivevo degli scandali che riguardavano diversi dirigenti del Comune di Gioia Tauro e dell&#8217;allora sospetta compiacenza degli amministratori verso le potenti cosche cittadine, Mol&egrave; e Piromalli.</p>
<p>Sempre in quei giorni e sempre per i miei articoli, venni allontanato da una conferenza stampa indetta nel Municipio dal sindaco, e definito ad alta voce &quot;indesiderato&quot; dal suo figliolo perch&eacute; il giorno prima, da solo, avevo dato conto di una perquisizione domiciliare notturna anche nei confronti del primo cittadino. </p>
<p>Quest&#8217;ultimo, dopo il successivo scioglimento per mafia di quel consiglio comunale, oggi &egrave; sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa nell&#8217;ambito di un procedimento che vede alla sbarra anche il boss Pino Piromalli, lo stesso che in un&#8217;intercettazione ambientale in carcere, dialogando con i figli, si era sentito riferire che il mio giornale &quot;&egrave; diventato vomitevole&quot; per l&#8217;insistenza con cui scriveva della cosca.</p>
<p><strong>Angela Corica, 26 anni</p>
<p>Proiettili sull&#8217;auto e la mia vita &egrave; cambiata</strong></p>
<p>Cinque colpi di pistola contro l&#8217;auto parcheggiata sotto casa alle undici di sera il 29 dicembre del 2008. Sono passati due anni dal tentativo di intimidazione. Sembra ieri. L&#8217;&quot;avviso&quot; per zittirmi &egrave; arrivato in seguito a una inchiesta che avevo fatto qualche mese prima su una discarica di rifiuti abusiva nel Comune dove ancora vivo assieme alla mia famiglia, Cinquefrondi. </p>
<p>Un posto sperduto nella Piana di Gioia Tauro dove vivono appena 6 mila persone. Dove si conoscono le facce, i nomi, la gente, l&#8217;indirizzo e quanto basta per renderti la vita difficile. I mesi successivi? Duri. Considerato che avevo 24 anni e avevo iniziato a scrivere da poco tempo per Calabria Ora.</p>
<p>La reazione alle pistolettate &egrave; stata diversa rispetto a quella attesa da chi ha scelto la forza per farmi capire che, comunque, stavo lavorando bene. Ho continuato, grazie a qualche collega a cui oggi devo tanto e grazie a un giornale che allora mi ha sostenuta, a fare il lavoro di sempre. N&eacute; pi&ugrave; n&eacute; meno. Non credo che sia stata la mafia ad interessarsi a me. </p>
<p>Il Sud e, in particolare, i paesi interni della provincia reggina, devono prima fare i conti con un ambiente che non lascia spazio a chi la pensa in maniera diversa. Colpa di una cultura arretrata e dell&#8217;omert&agrave;. Da due anni gli attacchi ai giornalisti si sono moltiplicati. Come se non bastasse, nell&#8217;altalena di emergenze, la politica continua a fare la sua (non) parte o, nella peggiore delle ipotesi, la parte sbagliata.</p>
<p><strong>Pietro Comito, 31 anni</p>
<p>Guardo mio figlio e penso: ne vale la pena?</strong></p>
<p>Avevo appena piantato l&#8217;ombrellone in spiaggia, quella mattina del 4 luglio. Avrei lasciato mia moglie e mio figlio da l&igrave; a poco, per iniziare il consueto giro di cronaca. Mentre baciavo la fronte al bambino, il cellulare &quot; quello di servizio, su un&#8217;utenza che al giornale consideriamo &quot;riservata&quot; &quot; ha squillato: &quot;Ti diamo due colpi di fucile e ti tagliamo la testa, poi ti buttiamo dietro il cimitero di Jonadi. La famiglia Soriano te la devi scordare&quot;. </p>
<p>Voce giovane, mi avvertiva: &quot;Guardati le spalle&quot;. I Soriano li conosco bene. Il &quot;capo famiglia&quot; prima mi fissava dalla gabbia del Tribunale di Vibo; ora che &egrave; scarcerato, in aula, al maxi-processo che lo vede imputato, &egrave; spesso il mio compagno di banco.</p>
<p>Avevo scritto di lui, ricordo quando dagli arresti domiciliari mandava comunicati ai giornali, come se la sua &#8216;ndrina fosse un partito. Col mio direttore si decise questo titolo in prima: &quot;Ecco il boss che fa politica&quot;. Il giorno precedente la telefonata, riportai le intercettazioni relative ad un&#8217;estorsione compiuta da un suo nipote &quot; erede al trono del casato &quot; appena finito in galera. </p>
<p>Il giorno della telefonata scrissi come quello stesso ragazzo, boss in erba, pest&ograve; a sangue il preside di una scuola solo perch&eacute; aveva rimproverato per un ritardo la cugina, figlia del &quot;capo famiglia&quot; mio compagno di banco nell&#8217;aula del tribunale. Fui il solo a farlo. Da allora il Comitato provinciale per l&#8217;ordine e la sicurezza ha disposto una sorveglianza (discreta) sotto la redazione, sotto casa mia e sotto quella dei miei genitori. Ora vado avanti lo stesso col mio lavoro, anche se mi domando, guardando prima mia moglie e mio figlio e poi la deriva del giornalismo e della politica calabrese, se ne valga davvero la pena.</p>
<p><strong>Antonio Sisca, 64 anni</p>
<p>Rifiutai mazzette per continuare a scrivere</strong></p>
<p>Abito a Filadelfia, un centro a cavallo tra il Vibonese e il Lamentino. Da almeno 25 anni scrivo per la Gazzetta del Sud e scrivo di mafia dove non si deve. La zona del bacino dell&#8217;Angitola (Filadelfia, Francavilla, Curinga, Pizzo) non &egrave; pi&ugrave; un&#8217;isola felice, almeno dal 1985, da quando i grandi appalti sulla Salerno-Reggio e quelli della costruzione del doppio binario cominciarono a fare gola ai mafiosi.</p>
<p>Insomma, i boss che prima si dedicavano ai sequestri di persona mutarono strategia perch&eacute; capirono che era pi&ugrave; facile e meno pericoloso fare una montagna di soldi attraverso il racket delle estorsioni e il traffico della droga. La &#8216;ndrangheta aveva bisogno come l&#8217;aria del silenzio. </p>
<p>Da venti anni sulla Gazzetta del Sud scrivo di traffico di droga, racket delle estorsioni e dei tanti casi di lupara bianca di cui sono rimasti vittime nel territorio di Filadelfia sei giovani tra i 20 e i 29 anni. Da qui una serie di minacce dapprima pi&ugrave; o meno velate, pian piano diventate concrete con l&#8217;incendio della mia auto. </p>
<p>Ho continuato, anche se la paura era tanta per le minacce nei miei confronti e dei miei familiari. Ho ricevuto pallottole, lettere anonime che riportavano parole come &quot;sbirro, merda&quot;, e altro. O frasi come: &quot;Uccideremo te, tua moglie e tuo figlio&quot;.</p>
<p>La mattina di alcuni anni fa venni fermato in piazza da uno degli appartenenti a un clan che opera in zona; dopo avermi &quot; invitato &quot; a non scrivere pi&ugrave; di droga o estorsioni mi chiese quanto mi dava il giornale per ogni pezzo che veniva pubblicato, poi mise le mani in tasca e mi offr&igrave; una somma rilevante in cambio del silenzio. Naturalmente denunciai la cosa al maresciallo dei carabinieri. </p>
<p>Eppure nei Consigli comunali ci fu chi disse che la mafia a Filadelfia non esisteva perch&eacute; non vi erano le condizioni economiche necessarie che attirassero gli appetiti mafiosi. L&#8217;ultima minaccia l&#8217;ho ricevuta a settembre del 2009; in una lettera qualcuno mi &quot;consigli&ograve;&quot; di non scrivere pi&ugrave; di casi di lupara bianca altrimenti la lupara me l&#8217;avrebbero messa in bocca.</p>
<p><strong>Antonino Monteleone, 25 anni</p>
<p>&quot;Degli avvisi e delle minacce non me ne frega nulla&quot;</strong></p>
<p>Racconto (prevalentemente sul Web) di come la &#8216;ndrangheta accresca la propria forza anche attraverso il silenzio delle persone oneste, dell&#8217;indifferenza e della rassegnazione. Un giorno ho raccontato di come alcuni giovani picciotti salutavano con commozione un boss catturato dopo 10 anni di latitanza. Volavano dei baci che il boss ricambiava. Ho raccontato di come quella famiglia di &#8216;ndrangheta potesse continuare ad esercitare il suo carisma in una citt&agrave; dalla memoria corta come Reggio Calabria. Dei rapporti controversi tra alcuni politici e uomini a met&agrave; tra l&#8217;affarismo senza freni e le &#8216;ndrine.</p>
<p>Dopo gli &quot;avvisi&quot; la mia auto &egrave; stata incendiata. Non me ne &egrave; fregato nulla, convinto, come che sia meglio ricomprare l&#8217;auto che vendersi la penna. In molti mi chiedono se valga la pena continuare. Rispondo sempre di s&igrave;. Scrivere per stimolare i lettori a voler sapere ancora di pi&ugrave;, rendere concreta l&#8217;idea che una maggiore consapevolezza sia la chiave giusta per cambiare le cose. Ho sempre considerato l&#8217;informazione come una risorsa preziosa per il cittadino nelle vesti di lavoratore, elettore, consumatore, contribuente.</p>
<p>Il prodotto che dei professionisti, pagati bene, si occupano di realizzare analizzando ci&ograve; che &egrave; necessario per sapere quale sindacato li tutela, come si comportano i governanti, di quale cibo ci nutriamo e come vengono spesi i soldi pubblici. Per un padrone. Il lettore, appunto. Nel giornalismo antimafia si cerca proprio questo. Creare un&#8217;opinione pubblica consapevole in grado di provare sdegno nei confronti di un sistema che si arricchisce con la violenza a scapito degli onesti, che crea un rapporto di reciprocit&agrave; con la politica, che avvelena i territori e disprezza il valore della vita umana.</p>
<p><strong>Ferdinando Piccolo, 23 anni</p>
<p>&quot;Abituto ad alzarmi con i vestiti impregnati di &#8216;ndrangheta&quot;</strong></p>
<p>Collaboro con il Quotidiano della Calabria, corrispondente di San Luca e dintorni. La voglia di dire no alla &#8216;ndrangheta ha smarrito la strada, al bivio tra San Luca e Bovalino. Ormai siamo troppo abituati ad alzarci con la puzza di sangue e coricarci con i vestiti impregnati di &#8216;ndrangheta. Una bella storia da raccontare. Per un giornalista. Un giovane corrispondente che, quando pu&ograve;, d&agrave; una mano al padre barbiere a Bovalino. E quella bella storia la racconto sul Quotidiano, il 4 settembre, due giorni dopo il retorico via vai di politici al santuario della &quot;madonna della &#8216;ndrangheta&quot;.</p>
<p>Riti, usi, costumi, tradizione, Osso e Mastrosso. Accade cos&igrave;, che in un sabato di settembre, proprio sotto la vetrina del negozio di pap&agrave;, trovo una busta, cinque pallottole e un messaggio di morte: &quot;La &#8216;ndrangheta non scherza, continua cos&igrave; e sei un morto che cammina&quot;. </p>
<p>In quei giorni, il 4 settembre, avevo scritto di una strada che collega Polsi a San Luca. Una strada da sistemare da almeno venti anni. Scrivo di un appalto di 12 milioni di euro vinto nel &#8217;96 da una ditta di Crotone che era poi andata in fallimento e del subappalto concesso a un&#8217;altra ditta di San Luca il cui proprietario aveva dichiarato di non aver mai ricevuto denaro. </p>
<p>Una strada. Quella che da San Luca conduce al santuario di Polsi. La fatiscenza di quella strada, e l&#8217;appalto per sistemarla. Soldi che scompaiono nel nulla. Nulla ne sa il proprietario della ditta di San Luca, un Nirta incensurato. Nulla si sa di quella crotonese, nel frattempo fallita.</p>
<p><strong>Giuseppe Baldessarro, 43 anni</p>
<p>Ho ricevuto una lettera. C&#8217;era scritto: &quot;Andare oltre significa morte&quot;</strong></p>
<p>Hanno pensato a me il 19 febbraio. Li ha infastiditi una cosa che  avevo scritto quel giorno. Un approfondimento sul processo Eremo, contro gli affiliati del clan Crucitti. Gi&agrave; condannati per associazione mafiosa; ho rigurardato un&#8217;informativa nella quale si parlava di elezioni regionali. Incontri intercettati tra mafiosi e politici in vista del voto del 2005. Nessun reato, solo parole. Parole che per&ograve; tiravano dentro consiglieri di circoscrizione e candidati alla Regione, pure un &quot;amico&quot; prete veniva citato come collettore di voti.</p>
<p>Il 22 febbraio sulla mia scrivania in redazione trovo una lettera composta con i ritagli del giornale di quel giorno: &quot;Giuseppe Baldessarro. Andare oltre significa morte&quot;. Nella busta il piombo di una cartuccia di fucile calibro dodici. Non mi ha sorpreso, mi occupo di giudiziaria da alcuni anni, e sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe reagito. Non mi ha neppure spaventato, chi fa il nostro mestiere in Calabria certe cose le mette in conto.</p>
<p>Ho denunciato e poi sono tornato al mio lavoro, come sempre. Non &egrave; cambiato nulla nella mia vita, non l&#8217;ho consentito. Ho preteso che tutto restasse come prima sia sul piano professionale che privato. Non voglio che la &#8216;ndrangheta possa pensare di aver spostato qualcosa. Sono sempre io, sono sempre qua e scrivo con la passione di sempre. Il nostro &egrave; un mestiere bello ed entusiasmante, ed io non conosco un altro modo di farlo.</p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a></p>
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		<title>Scrive di mafia. Il suo giornale lo caccia &#8211; La storia di Lucio Musolino, giornalista calabrese di 27 anni, cacciato da &#8220;CalabriaOra&#8221;, quotidiano locale diretto da Piero Sansonetti che dice: &#8220;Non l&#8217;ho licenziato io, nemmeno lo conosco&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/10/19/scrive-di-mafia-il-suo-giornale-lo-caccia-la-storia-di-lucio-musolino-giornalista-calabrese-di-27-anni-cacciato-da-calabriaora-quotidiano-locale-diretto-da-piero-sansonetti-che-dice-non-l/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calabria news]]></category>
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		<category><![CDATA[lucio musolino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Lucio Musolino &#232; un giornalista calabrese di 27 anni. Si occupa di inchieste sui rapporti tra mafia e politica. Lavora a &#34;CalabriaOra&#34;, un quotidiano regionale diretto da Piero Sansonetti e collabora con &#34;Il Fatto Quotidiano&#34;. Il 4 agosto mentre torna a casa trova una bottiglia piazzata sul tavolino del giardino. &#200; piena di benzina, accanto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucio Musolino &egrave; un giornalista calabrese di 27 anni. Si occupa di inchieste sui rapporti tra mafia e politica. Lavora a &quot;CalabriaOra&quot;, un quotidiano regionale diretto da Piero Sansonetti e collabora con &quot;Il Fatto Quotidiano&quot;. Il 4 agosto mentre torna a casa trova una bottiglia piazzata sul tavolino del giardino. &Egrave; piena di benzina, accanto c&#8217;&egrave; un biglietto: &quot;Questa &egrave; per te non per la tua macchina&quot;. Una minaccia seria. Gli intimano di andar via da Reggio, altrimenti far&agrave; una brutta fine. <span id="more-16641"></span></p>
<p>Da allora vive sotto sorveglianza. Prima di uscire per recarsi al lavoro deve avvisare la Polizia che gli manda una macchina con due agenti. Cos&igrave; al ritorno, con i poliziotti che lo seguono fino a casa. Due settimane fa, assieme a una ventina di giornalisti calabresi minacciati dalla &#8216;ndrangheta, &egrave; stato ospite di &quot;Annozero&quot;.</p>
<p>Negli ultimi mesi aveva scritto i nomi di consiglieri comunali e regionali, emersi in alcune importanti inchieste di mafia. E raccontato della partecipazione del governatore Scopelliti a un pranzo organizzato da imprenditori poi arrestati per mafia. Ne sono seguiti scontri, &quot;censure&quot; e pesanti incomprensioni col suo giornale. </p>
<p>Risultato finale: sabato prima gli hanno bloccato la posta elettronica, poi lo hanno licenziato. Con un fax. Motivo le polemiche seguite dopo la trasmissione &quot;Annozero&quot; nelle quali si era parlato dei tentativi di trasferirlo, prima a Lamezia e poi a Catanzaro. </p>
<p>Una misura che il giovane collega ha sempre giudicato punitiva e respinta dal Cdr, il sindacato interno, ma ripetuta, secondo un piano editoriale inviatogli dai suoi colleghi sindacalisti dopo la trasmissione di Santoro. Il giornalista giudica la sua cacciata da Reggio Calabria in linea con quanto chiesto dalla &#8216;ndrangheta nell&#8217;intimidazione di agosto, lo dice in qualche intervista e viene querelato dal suo direttore. Sabato il licenziamento.</p>
<p>Chiediamo chiarimenti a Piero Sansonetti, ieri a &quot;Porta a Porta&quot; per parlare proprio di libert&agrave; di informazione. La sua &egrave; stata una lunga carriera culminata nella direzione di &quot;Liberazione&quot;, ma iniziata a &quot;L&#8217;Unit&agrave;&quot;, dove &egrave; stato corrispondente dagli Usa durante la direzione Veltroni e condirettore con Peppino Caldarola. Suo il famoso titolo &quot;Scusaci principessa&quot;, dopo la morte di Lady Diana. </p>
<p>&quot;Musolino? Lo conosco a stento e non so nulla del suo licenziamento. L&#8217;hanno fatto gli editori e forse avevano i loro buoni motivi. Io non firmo licenziamenti, sia chiaro. Certo, volevo trasferirlo, ma poi il cdr si &egrave; opposto e ho lasciato perdere. Poi questo Musolino &egrave; andato in giro dicendo che cos&igrave; favorivo la mafia. &Egrave; un diffamatore e l&#8217;ho querelato. Se ha una lettera firmata da me con il suo trasferimento la tiri fuori e io me ne vado, altrimenti dice solo falsit&agrave;&quot;. </p>
<p>Troppe anomalie in questa storia dove i licenziamenti vengono decisi all&#8217;insaputa dei direttori e nell&#8217;indifferenza del cdr, direttamente dagli editori. Troppe ambiguit&agrave;, troppe falsit&agrave;. </p>
<p>&quot;Caro Piero Sansonetti ripensaci&quot;, scrive Peppino Caldarola, ex direttore de l&#8217;Unit&agrave;, su &quot;Zoomsud.it&quot;, il sito diretto dal giornalista Aldo Varano. &quot;Musolino &egrave; un cronista in prima linea che corre molti rischi per il suo lavoro. Valuto gli effetti dello scontro: la sensazione di un suo isolamento&quot;. </p>
<p>Per Carlo Parisi, segretario dell&#8217;Associazione stampa calabrese, &quot;il licenziamento &egrave; un fatto grave gi&agrave; all&#8217;esame degli avvocati. Lo impugneremo&quot;. </p>
<p>Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa: &quot;I giornalisti calabresi, tanto pi&ugrave; quelli minacciati, hanno bisogno di sentire il sostegno forte di tutti i colleghi e non certo di provvedimenti punitivi come l&#8217;assurdo licenziamento di Lucio Musolino. Anche per questa via passa il dissolvimento di quel drammatico cono d&#8217;ombra dell&#8217;informazione in Calabria autorevolmente richiamato dal procuratore Pignatone&quot;. </p>
<p>Cose di Calabria, terra di nessuno, dove, come dice il giovane collega Musolino, &quot;paghi prezzi altissimi per quello che scrivi&quot;.</p>
<p>di Enrico Fierro </p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>16 storie dall&#8217;avamposto Calabria &#8211; Natale (Fnsi): denunciare e raccontare queste storie &#232; la miglior difesa per i giornalisti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 09:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una strada. Quella che da San Luca conduce al santuario di Polsi. La fatiscenza di quella strada, e l&#8217;appalto per sistemarla. Il primo lotto vinto nel 1996 da una ditta di Crotone e il subappalto a un&#8217;impresa sanluchese. Soldi, 12 milioni di euro, che scompaiono nel nulla. Nulla ne sa il proprietario della ditta di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una strada. Quella che da San Luca conduce al santuario di Polsi. La fatiscenza di quella strada, e l&#8217;appalto per sistemarla. Il primo lotto vinto nel 1996 da una ditta di Crotone e il subappalto a un&#8217;impresa sanluchese. Soldi, 12 milioni di euro, che scompaiono nel nulla. Nulla ne sa il proprietario della ditta di San Luca, un Nirta incensurato. Nulla si sa di quella crotonese, nel frattempo fallita. La via dei pellegrini devoti che &egrave; ancora poco pi&ugrave; di una mulattiera. Una bella storia da raccontare. Per un giornalista.<span id="more-16320"></span> </p>
<p>Un giovane corrispondente che, quando pu&ograve;, d&agrave; una mano al padre barbiere a Bovalino. Quel giornalista di 23 anni quella storia la racconta, firma il pezzo che esce in pagina, sul Quotidiano della Calabria, il 4 settembre, due giorni dopo il retorico via vai di politici al santuario della &quot;madonna della &#8216;ndrangheta&quot;.</p>
<p>Riti, usi, costumi, tradizione, Osso e Mastrosso. Ma anche, soprattutto, affari, speculazione, ladrocinio di soldi pubblici. Accade cos&igrave;, che in un sabato di settembre, proprio sotto la vetrina del negozio del padre, il giornalista Ferdinando Piccolo trova una busta, cinque pallottole e un messaggio di morte: &quot;la &#8216;ndrangheta non scherza, continua cos&igrave; e sei un morto che cammina&quot;. </p>
<p>Nove mesi, dalla macchina della compagna di Francesco Mobilio, cronista del Quotidiano, avvolta in un rogo lo scorso 27 dicembre a Vibo. In nove mesi sedici cronisti calabresi sono finiti nel mirino. Uno ogni due settimane.</p>
<p>Lo strano furto dei computer subito di recente da Emiliano Morrone, autore di un coraggioso libro inchiesta. La tanica di benzina abbandonata sulla veranda di Lucio Musolino, di Calabria Ora, da sempre in prima linea nel racconto della cronaca giudiziaria a Reggio. </p>
<p>Parole di morte imbustate il 22 luglio a Saverio Puccio del Quotidiano dopo l&#8217;ennesimo pezzo sul Comune di Borgia sciolto per mafia. Sei giorni prima una lettera minatoria arriva a Riccardo Giacoia, giornalista di Rai Calabria. Telefonate in cui il 5 luglio si promettono fucilate a Pietro Comito di Calabria Ora perch&eacute; aveva scritto delle nuove leve del clan Soriano di Vibo Valentia. </p>
<p>Minacce e insulti al citofono due giorni dopo al collega di testata Guido Scarpino. La telefonata con sentenza di morte ad Antonio Anastasi, che tre anni fa &egrave; stato picchiato selvaggiamente a due passi dalla redazione di Crotone del Quotidiano. Quella &quot;sappiamo chi sei e dove abiti&quot; a Giovanni Verduci dello stesso giornale, redazione di Siderno, la stessa dove da sotto la porta a marzo hanno fatto scivolare una cartuccia calibro 12 con incollato il nome di Michele Inserra.</p>
<p>Le ennesime pallottole imbustate a Leonardo Rizzo, freelance di Cariati. L&#8217;auto esplosa a Reggio Calabria del blogger Antonino Monteleone. Lettere anonime ancora nel Reggino a Michele Albanese del Quotidiano, a Giuseppe Baldessarro, corrispondente di Repubblica, Filippo Cutrupi del Giornale e QN. </p>
<p>Nello stesso periodo le minacce, anche se non riconducibili con certezza all&#8217;attivit&agrave; di cronista, sono arrivate anche Corrado L&#8217;Andolina avvocato che collabora con Calabria Ora e a Giuseppe Soluri, presidente dell&#8217;Ordine dei giornalisti calabrese. </p>
<p>&laquo;Dal gennaio di quest&#8217;anno &quot; ci dice il Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone &quot; si registra un forte aumento della tensione in tutto il territorio calabrese. Questi numeri dimostrano che l&#8217;esercizio di ci&ograve; che &egrave; considerato normale nel resto del Paese, la libert&agrave; di stampa, in Calabria &egrave; percepito come qualcosa di straordinario a causa della pervasiva attivit&agrave; delle cosche. Questa regione poi &egrave; succube di uno storico isolamento informativo. Far conoscere le storie dei cronisti minacciati &egrave; invece la prima e fondamentale forma di tutela della loro incolumit&agrave;&raquo;.</p>
<p>Gli fa eco Roberto Natale, presidente nazionale FNSI: &laquo;Parlarne &egrave; di sicuro la miglior difesa. Tanto pi&ugrave; piccolo e meno conosciuto &egrave; il posto del quale questi cronisti si occupano, tanto pi&ugrave; grande &egrave; il rischio che corrono. Oscurare le loro storie significherebbe isolarli ancora di pi&ugrave;. Mantenere accesa l&#8217;attenzione contribuisce inoltre a fare aumentare le denuncie delle minacce subite, comportamento che il sindacato ovviamente auspica e favorisce&raquo;.</p>
<p>di Roberto Rossi*</p>
<p>liberainformazione.org</p>
<p>*Collaboratore di &#8220;Ossigeno per l&#8217;informazione&#8221; e autore del libro &#8220;Avamposto Calabria&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giornalisti e societ&#224; civile, fronte comune contro le &#8216;ndrine &#8211; Nasone, Libera: c&#8217;&#232; un giornalismo che &#232; andato in profondit&#224; e infastidito i poteri mafiosi</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 07:41:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; 16 giornalisti minacciati dall&#8217;inizio dell&#8217;anno in Calabria. L&#8217;ultimo ha solo 23 anni e scrive per il Quotidiano della Calabria. Perch&#233; il mondo dell&#8217;informazione &#232; nel mirino della &#8216;ndrangheta? &#171;Dopo una serie di provvedimenti della magistratura locale contro la &#8216;ndrangheta si &#232; andata intensificando anche l&#8217;attivit&#224; giornalistica che ha posto maggiore attenzione su [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; 16 giornalisti minacciati dall&#8217;inizio dell&#8217;anno in Calabria. L&#8217;ultimo ha solo 23 anni e scrive per il Quotidiano della Calabria. Perch&eacute; il mondo dell&#8217;informazione &egrave; nel mirino della &#8216;ndrangheta? &laquo;Dopo una serie di provvedimenti della magistratura locale contro la &#8216;ndrangheta si &egrave; andata intensificando anche l&#8217;attivit&agrave; giornalistica che ha posto maggiore attenzione su tutto quello che stava accadendo. <span id="more-16323"></span></p>
<p>Questa eccessiva informazione ha dato fastidio alla &#8216;ndrangheta, cos&igrave; come continua a infastidire, e non poco, l&#8217;attivit&agrave; degli inquirenti, del dott. Di Landro e della Procura. Lo dimostrano i numerosi atti di intimidazione ai danni di magistrati impegnati su questo fronte&raquo;. </p>
<p>Cos&igrave; Domenico Nasone, referente di Libera a Reggio Calabria, racconta la situazione attuale e il rafforzamento di un fronte comune che lega giornalisti e cittadini &#8211; lettori, in questa battaglia per la legalit&agrave; sul territorio calabrese. </p>
<p>&laquo;Tutti questi episodi rientrano nella strategia mafiosa che mira a intimorire l&#8217;attivit&agrave; inquirente &#8211; continua Nasone &#8211;  a far nascondere la verit&agrave;, a far emergere soltanto le notizie che raccontano del loro strapotere sui territori, sul versante dell&#8217;informazione. Un fatto va evidenziato: la &#8216;ndrangheta non chiede il silenzio totale da parte dei media, ma vuole che se ne parli in un certo modo&#8230; in un modo che tuteli i loro interessi&raquo;.</p>
<p><strong>Il numero dei cronisti minacciati in Calabria, seppure tragico, svela fra le righe, la nascita di una stagione maggiormente incisiva per l&#8217;informazione nella regione?</strong>  </p>
<p>S&igrave;, esatto. C&#8217;&egrave; attualmente un tipo di informazione che va un po&#8217; pi&ugrave; in profondit&agrave;, scavando oltre la cronaca dei fatti, spulciando nelle ordinanze di custodia cautelare, fra le intercettazioni, scrivendo anche di persone non iscritte nel registro degli indagati, dei loro comportamenti, delle loro frequentazioni. </p>
<p>Questa &egrave; un&#8217;informazione che non fa chiaramente piacere alla &#8216;ndrangheta, perch&eacute; non racconta solo dei poteri forti criminali, ma anche quelli collusi. C&#8217;&egrave; in questa fase in Calabria un panorama dell&#8217;informazione che sta facendo inchiesta giornalistica.  </p>
<p><strong>Il magistrato Alberto Cisterna in una intervista a Libera informazione ha dichiarato: i giornalisti danno pi&ugrave; fastidio dei magistrati perch&eacute; quello che scrivono loro pu&ograve; portare a una rottura del consenso nella societ&agrave; civile, mentre nei tribunali la &#8216;ndrangheta ha imparato a difendersi, nella societ&agrave; civile no. L&#8217;informazione &egrave; quindi uno strumento fondamentale in questa battaglia?</strong>  </p>
<p>Condivido questa impostazione e l&#8217;affermazione di Alberto Cisterna. L&#8217;informazione ha un ruolo fondamentale e genera reazioni delle &#8216;ndrine proprio perch&eacute; disturba i loro affari e la loro attivit&agrave; sul territorio. Ho per&ograve; il timore che purtroppo nemmeno questo tipo di informazione che sta crescendo, con una nuova consapevolezza della propria missione, riesca davvero a scalfire il largo consenso di cui gode la &#8216;ndrangheta nella societ&agrave;. Non basta, da sola, a sradicare il consenso ma &egrave; un tassello importante.   </p>
<p><strong>E&#8217; possibile formare un fronte comune fra giornalisti e societ&agrave; civile in Calabria in questo momento contro la &#8216;ndrangheta?</strong>  </p>
<p>C&#8217;&egrave; da parte dell&#8217;associazionismo, della societ&agrave; civile, una attenzione a quanto sta accadendo. Il servizio che stanno facendo questi giornalisti, quando fanno fino in fondo il loro dovere, rientra in quella regia che dal basso tenta, in qualche modo, di scardinare questo potere criminale. L&#8217;importante &egrave; adesso che non rimangano fatti isolati ma che si continui ad interagire in maniera sinergica con tutto il resto del lavoro che si sta portando avanti sul territorio, con Libera e la rete di associazioni impegnate nel contrasto quotidiano alla cultura mafiosa.  </p>
<p><strong>Un tassello importante di questo impegno sul territorio a Reggio Calabria si &egrave; concretizzato nella battaglia contro il pizzo. Qual &egrave; il bilancio di questo primo periodo di attivit&agrave; con &quot;ReggioLiberaReggio&quot;?</strong> </p>
<p>Molto positivo, senza dubbio. Continuiamo a ricevere adesioni e proposte di iniziative in vari quartieri della citt&agrave;. In questi primi cinque mesi di attivit&agrave; abbiamo raccolto 24 adesioni di commercianti, gi&agrave; certificati (sono stati sottoposti al controllo dell&#8217;organo di controllo dell&#8217;associazione antiracket, ndr) e hanno apposto nei loro negozi il logo &quot;ReggioLiberaReggio&quot;. In cantiere ne abbiamo altri dieci che hanno fatto domanda, compresi importanti imprenditori della zona. </p>
<p><strong>Qualcosa sta davvero cambiando, dunque?</strong>  </p>
<p>Si e la cosa che ci ha positivamente colpiti &egrave; che mentre i primi a dare l&#8217;adesione furono, com&#8217;&egrave; naturale, imprenditori e commercianti gi&agrave; sensibilizzati e vicini a questa battaglia, adesso chiedono di poter accedere al progetto, esporre il logo, e prendere parte alle iniziative, anche imprenditori e commercianti che non conoscevamo, che erano lontani dal mondo associazionistico di base. Questo ci incoraggia molto.  Come per l&#8217;informazione, anche la lotta contro il pizzo, abbiamo consapevolezza essere solo un tassello di tutto il percorso di liberazione dalle mafie.</p>
<p><strong>Il prossimo 25 settembre il Quotidiano della Calabria ha chiamato a raccolta i cittadini per una grande manifestazione in difesa della libert&agrave; e contro la &#8216;ndrangheta. Che ne pensa?</strong></p>
<p>Crediamo che sia un&#8217;occasione importante. Pensiamo, al tempo stesso cos&igrave; come abbiamo scritto in una nota inviata al giornale, che potrebbe diventare (e pu&ograve; diventare) non solo un giorno in cui si scende per strada a dire no alla &#8216;ndrangheta (non sarebbe la prima volta) ma piuttosto un momento di riflessione e studio, in molteplici sedi, da quelle istituzionali a quelle scolastiche, a quelle associazionistiche, un&#8217;occasione da non perdere per fare il punto sulla lotta alla &#8216;ndrangheta, gli attuali strumenti di contrasto e gli obiettivi da fissare per continuare. </p>
<p>Un momento per chiedere conto alla politica del suo ruolo in questa battaglia, per verificare se gli impegni presi sono stati mantenuti. Purtroppo molti politici che sono stati eletti con i voti della &#8216;ndrangheta hanno anche dato l&#8217;adesione a questa manifestazione. Questo lascia perplessi. La mobilitazione contro la mafia dev&#8217;essere un&#8217;azione quotidiana e non lasciata a una sola marcia, seppure significativa per la citt&agrave;. Non bisogna trascurare l&#8217;efficacia dei risultati che si vogliono ottenere andando in profondit&agrave;. </p>
<p><strong>Politica, mafia e amministrazione del territorio. Qual &egrave; la situazione al momento?</strong></p>
<p>Tranne qualche esempio di nicchia, c&#8217;&egrave; in generale una &quot;devastazione&quot; della pubblica amministrazione.  Il Comune di Reggio Calabria &egrave; da tre mesi in crisi. Di pochi giorni fa la riunione della giunta, fra litigi e equilibri che sono saltati. Questo &egrave; l&#8217;esempio del Comune pi&ugrave; grande della Calabria, ma la situazione degli altri non &egrave; diversa. </p>
<p>Molte amministrazioni sono pesantemente condizionate nella loro attivit&agrave; dai poteri mafiosi. Appalti, piani regolatori, licenze di vendita al pubblico. Si respira un clima pesante. Nonostante l&#8217;attivit&agrave; di alcuni comuni virtuosi, la realt&agrave; &egrave; che la maggior parte non amministra in libert&agrave; la cosa pubblica.</p>
<p><strong>Le segreterie nazionali dei partiti, di opposizione e maggioranza, che posizione hanno rispetto a questa &quot;emergenza&quot; che non sembra avere facile soluzione per la politica e per i cittadini?</strong> </p>
<p>I grandi partiti, dal Pdl al Pd, &quot;sono in tutt&#8217;altre faccende affaccendati&quot;. Da qui si respira un clima di grande litigiosit&agrave;, di rottura interna, basti pensare che il maggior partito di opposizione, il Partito democratico, in Calabria &egrave; commissariato a livello regionale. I politici Adamo e Bova, sono stati espulsi dal partito. I giovani fanno la stessa fine perch&eacute; hanno osato mettere in discussione la leadership dei Tripodo, una vera e propria dinastia in politica. </p>
<p>Nel partito di centro&quot;destra la stessa situazione. I giovani di Azione giovane lamentano la mancanza di spazio all&#8217;interno del partito. C&#8217;&egrave; un muro che non consente dopo tanti anni di militanza di restare nei partiti li incoraggia ad andarsene, sia a destra che a sinistra, e in tanti l&#8217;hanno gi&agrave; fatto. Abbiamo illustrato le nostre perplessit&agrave; ai referenti nazionali dei grandi partiti, le nostre perplessit&agrave; per l&#8217;aumento improvviso di bacini elettorali di alcuni politici, anche di sinistra.  </p>
<p>di Norma Ferrara</p>
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		<title>&#8220;La lunga Marcia della Memoria&#8221; fa tappa a Lamezia &#8211; Il programma si aprir&#224; con la presentazione del libro &quot;Il caso Valarioti&quot;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Reduce dalla parentesi pugliese e dalla serata-evento di Polistena, la Lunga Marcia della Memoria sbarca a Lamezia Terme con la collaborazione dell&#8217;Amministrazione comunale e della Mediateca di Lamezia Terme. Giunto alla sua terza edizione, l&#8217;evento quest&#8217;anno &#232; dedicato ai nuovi linguaggi antimafia, alla libert&#224; di informare, alla richiesta di giustizia per le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Reduce dalla parentesi pugliese e dalla serata-evento di Polistena, la Lunga Marcia della Memoria sbarca a Lamezia Terme con la collaborazione dell&#8217;Amministrazione comunale e della Mediateca di Lamezia Terme. Giunto alla sua terza edizione, l&#8217;evento quest&#8217;anno &egrave; dedicato ai nuovi linguaggi antimafia, alla libert&agrave; di informare, alla richiesta di giustizia per le vittime innocenti delle mafie, alla giustizia ambientale e sociale verso Cancun.<span id="more-16208"></span></p>
<p>Il programma della giornata si aprir&agrave; alle 11.30 con la conferenza stampa di presentazione del libro &quot;Il caso Valarioti&quot;, l&#8217;inchiesta di Danilo Chirico e Alessio Magro che ricostruisce la vita, l&#8217;attivit&agrave; politica, l&#8217;omicidio di Peppe Valarioti, segretario del Pci di Rosarno, assassinato nel giugno del 1980. Alla conferenza stampa parteciperanno il sindaco di Lamezia Gianni Speranza, e l&#8217;assessore alla Politiche giovanili Rosario Piccioni.</p>
<p>La nona tappa dell&#8217;evento antimafia dell&#8217;associazione daSud proporr&agrave; per l&#8217;intera giornata del 3 settembre un Melting pot tra linguaggi della comunicazione per raccontare in modo nuovo la &#8216;ndrangheta e il movimento antimafia calabrese. </p>
<p>Dalle 11.30 nella sede della Biblioteca Comunale di Lamezia Terme &quot;Palazzo Nicotera&quot; si incroceranno diversi mezzi creativi: libri, fumetti, mostre, fotografie e musica per riflettere, ricordare, sperimentare nuove forme espressive e per rivendicare la libert&agrave; di raccontare.</p>
<p>Nei locali di Palazzo Nicotera sar&agrave;, inoltre, allestita la mostra fotografica sulle tematiche &quot;Spaccati liminali&quot; a cura del collettivo Donne daSud che sar&agrave; inaugurata alle 18.30. </p>
<p>La Lunga Marcia focalizzer&agrave; la sua attenzione anche sui fatti di Rosarno e l&#8217;emergenza migranti nel nostro Paese. Saranno, infatti, proiettati i reportage fotografici di Franco Cufari e Ivana Russo. Gli scatti di Franco Cufari &quot; uno dei quali pubblicato anche dal New York Times &quot; si riferiscono alla prima notte degli scontri, quella in cui era l&#8217;unico fotografo presente. A Ivana Russo si deve, invece, un reportage di grande intensit&agrave; sul dopo rivolta.</p>
<p>La giornata del Melting pot vedr&agrave; anche la musica come protagonista. A concludere la serata, a partire dalle 22, sar&agrave; la Popuci&agrave; Band, gruppo impegnato sul terreno dei diritti sociali e civili che, con il brano &quot;Crime&quot; e con dei video rilasciati in free download, ha tradotto in musica e ritmo le immagini della Lunga Marcia della Memoria 2008 e 2009. </p>
<p>La contemporaneit&agrave; dell&#8217;elettronica, la forza eversiva del rock e delle chitarre elettriche, il remix per esprimere un impegno contro le cosche, per i diritti e per un Sud liberato.</p>
<p>Staff del sindaco &#8211; Comune di Lamezia Terme</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Calabria criminale, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno undici cronisti minacciati dalle cosche &#8211; Biglietti anonimi, cartucce in busta chiusa. Per il procuratore Pgnatone &#8220;da gennaio si registra un forte aumento della tensione&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/07/26/calabria-criminale-dall%e2%80%99inizio-dell%e2%80%99anno-undici-cronisti-minacciati-dalle-cosche-biglietti-anonimi-cartucce-in-busta-chiusa-per-il-procuratore-pgnatone-da-gennaio-si-registra-un/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 06:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[calabria news]]></category>
		<category><![CDATA[minacce giornalisti calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#171;Fatti i cazzi tuoi se non vuoi morire&#187;. Semplice, perentoria, lapidaria. La minaccia di morte &#232; arrivata imbustata, come spesso accade, ieri mattina nella redazione di Catanzaro del Quotidiano della Calabria. Destinatario Saverio Puccio, giornalista.Minacciare di morte i cronisti in Calabria &#232; ormai sport nazionale. Undici intimidazioni dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, quelle denunciate, quattro negli ultimi venti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&laquo;Fatti i cazzi tuoi se non vuoi morire&raquo;. Semplice, perentoria, lapidaria. La minaccia di morte &egrave; arrivata imbustata, come spesso accade, ieri mattina nella redazione di Catanzaro del Quotidiano della Calabria. Destinatario Saverio Puccio, giornalista.Minacciare di morte i cronisti in Calabria &egrave; ormai sport nazionale. <span id="more-16102"></span></p>
<p>Undici intimidazioni dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, quelle denunciate, quattro negli ultimi venti giorni. Lettere e telefonate anonime, macchine che saltano in aria. Intimidazioni ai familiari che vivono a cento passi dal boss. L&#8217;informazione calabrese &egrave; nel mirino da un po&#8217;, ma &egrave; in questo 2010 che le cosche stanno davvero dando il meglio di s&eacute;.</p>
<p>&laquo;Tre giorni fa &quot; dice Saverio &quot; &egrave; uscito un mio pezzo sullo scioglimento per mafia del Comune di Borgia che riportava le motivazioni del ministero dell&#8217;Interno. Ho scritto che le cosche, dopo aver determinato la caduta della vecchia amministrazione, hanno condizionato il voto amministrativo riuscendo per altro a esprimere la nomina del vicesindaco Salvatore Varano&raquo;. </p>
<p>Un personaggio, emerge dalle carte dell&#8217;operazione &quot;Focus&quot;, in stretto contatto con Giuseppe Cossari, considerato il capo clan. E cos&igrave; lo stesso giorno arriva in redazione un fax di protesta firmato &quot;i familiari di Giuseppe Cossari&quot;, il giorno dopo il contenuto del fax giunge per posta, ieri l&#8217;anonima minaccia di morte.</p>
<p>Messaggi violenti e imbustati. Come quello ricevuto il 16 luglio scorso da Riccardo Giacoia, giornalista di Rai Calabria. Telefonate anonime con le quali il 5 luglio si promettono fucilate a Pietro Comito di Calabria Ora perch&eacute; aveva scritto delle nuove leve del clan Soriano di Vibo Valentia. </p>
<p>Minacce e insulti al citofono due giorni dopo per Guido Scarpino, Calabria Ora, colpevole di aver riportato una storia che hanno raccontato tutti: le scorribande stile arancia meccanica di una banda di balordi gregari dei clan di Paola. La telefonata &quot;sappiamo chi sei e dove abiti&quot; a Giovanni Verduci del Quotidiano a Siderno. La stessa redazione dove sotto la porta a marzo hanno fatto scivolare una cartuccia calibro 12 con incollato il nome di Michele Inserra. </p>
<p>Le ennesime pallottole imbustate a Leonardo Rizzo, nonno felice e freelance di Cariati. L&#8217;auto esplosa a Reggio Calabria del blogger Antonino Monteleone. Lettere anonime ancora nel Reggino a Michele Albanese del Quotidiano, a Giuseppe Baldessarro, corrispondente di Repubblica, Filippo Cutrupi del Giornale e QN.</p>
<p>Undici, solo nel 2010, sui 26 casi contati in tutto il territorio nazionale. I numeri parlano chiaro e dicono che nel triennio 2006-2009 in Calabria sono stati minacciati 10 cronisti: un incremento del 300%. </p>
<p>&laquo;Dal 3 gennaio di quest&#8217;anno &quot; ci dice il Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone &quot; si registra un forte aumento della tensione in tutto il territorio calabrese. Questi numeri dimostrano che l&#8217;esercizio di ci&ograve; che &egrave; considerato normale nel resto del Paese, la libert&agrave; di stampa, in Calabria &egrave; percepito come qualcosa di straordinario a causa della pervasiva attivit&agrave; delle cosche. </p>
<p>Questa regione poi &egrave; succube di uno storico isolamento informativo. Far conoscere le storie dei cronisti minacciati &egrave; invece la prima e fondamentale forma di tutela della loro incolumit&agrave;.&raquo;</p>
<p>di Roberto Rossi</p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Si &#232; dimesso il direttore di Calabria Ora &#8211; Le motivazioni nel suo editoriale di addio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 06:53:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; Paolo Pollichieni, che si &#233; dimesso da direttore di Calabria Ora, lo ha fatto &#8211; come spiega in un editoriale di addio apparso oggi sulla prima pagina del giornale &#8211; perch&#233; gli &#232; arrivata &#8220;una richiesta degli editori&#8221; per avere &#8220;un diretto coinvolgimento nella fattura del giornale&#8221;. Sulla stessa prima pagina del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; Paolo Pollichieni, che si &eacute; dimesso da direttore di Calabria Ora, lo ha fatto &#8211; come spiega in un editoriale di addio apparso oggi sulla prima pagina del giornale &#8211; perch&eacute; gli &egrave; arrivata &#8220;una richiesta degli editori&#8221; per avere &#8220;un diretto coinvolgimento nella fattura del giornale&#8221;. <span id="more-16021"></span></p>
<p>Sulla stessa prima pagina del quotidiano calabrese in un comunicato degli editori si replica che &#8220;non &egrave; vero che gli &egrave; stata richiesta una presenza pi&ugrave; forte degli editori nella fattura del giornale ma bens&igrave; di ripristinare dei normalissimi e corretti rapporti di collaborazione&#8221;.</p>
<p>Pollichieni nel suo editoriale d&#8217;addio (in cui d&agrave; notizia che con lui lasciano la testata altri sei colleghi) tra l&#8217;altro afferma che che &#8220;quello che &egrave; accaduto era prevedibile. Sapevo che raccontando le inchieste giudiziarie delle ultime settimane, che scrivendo dei rapporti tra la mafia e la politica, raccontando anche i retroscena pi&ugrave; inquietanti di quella zona grigia avremmo pagato dei prezzi altissimi&#8221;.</p>
<p>Calabria Ora (che stamani in molte zone della regione ha subito ritardi e tagli nella distribuzione) apre, tra l&#8217;altro, oggi la sua prima pagina con titolo e sottotitolo &#8220;E Peppe incontr&ograve; il mafioso. A Milano Scopelliti vide pi&ugrave; volte Martino, &#8216;ambasciatore&#8217; del clan De Stefano&#8221;, su indiscrezioni legate alla recente inchiesta della Dda di Reggio e Milano sulla &#8216;ndrangheta.</p>
<p>(Ansa)</p>
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		<title>L&#8217;On. Laratta al Ministro Maroni: &#8220;Stampa sotto assedio in Calabria, dal governo nessuna reazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Comito]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; &#8220;La minaccia di morte a Pietro Comito di Calabria Ora &#232; la prova, semmai ve ne fosse bisogno, che c&#8217;&#232; un attacco diretto, frontale, della criminalit&#224; mafiosa contro la libera stampa. Il Governo non pu&#242; solo osservare il fenomeno. Occorrono atti concreti, misure straordinarie. Ne va della libert&#224; di informazione nel sud. Troppi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; &#8220;La minaccia di morte a Pietro Comito di Calabria Ora &egrave; la prova, semmai ve ne fosse bisogno, che c&#8217;&egrave; un attacco diretto, frontale, della criminalit&agrave; mafiosa contro la libera stampa. Il Governo non pu&ograve; solo osservare il fenomeno. Occorrono atti concreti, misure straordinarie. Ne va della libert&agrave; di informazione nel sud. <span id="more-15916"></span></p>
<p>Troppi fatti di questo genere sono accaduti in Calabria. E noi li abbiamo sempre riportati al Governo perch&egrave; intervenisse a tutela dei cronisti minacciati, ma anche con misure adeguate per garantire la libert&agrave; dei giornalisti.</p>
<p>Ma questo Governo finora si &egrave; limitato ad osservare. Non ha ritenuto nemmeno di rispondere ai nostri atti parlamentari. Uno strano silenzio. Eppure c&#8217;&egrave; in ballo non solo la vita dei coraggiosi cronisti, quanto la libert&agrave; dell&#8217;informazione. </p>
<p>Cosa fa Maroni? Aspetta che ci scappi il morto? O che si cominci a non scrivere pi&ugrave; di fatti di mafia e di criminalit&agrave; in Calabria&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Avamposto Calabria &#8211; Viaggio nella terra dei giornalisti &#8220;infami&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/07/01/avamposto-calabria-viaggio-nella-terra-dei-giornalisti-infami/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 06:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[calabria news]]></category>
		<category><![CDATA[news calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Un proiettile calibro 12 che arriva in redazione, un segnale inequivocabile in Calabria, che segna un confine fra il tuo lavoro e la tua vita. A raccontare questa ed altre storie &#34;Avamposto, nella Calabria dei giornalisti infami&#8217;, un libro che raccoglie sedici storie di giornalisti minacciati dalla &#8216;ndrangheta. Non sono eroi, n&#233; temerari, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Un proiettile calibro 12 che arriva in redazione, un segnale inequivocabile in Calabria, che segna un confine fra il tuo lavoro e la tua vita. A raccontare questa ed altre storie &quot;Avamposto, nella Calabria dei giornalisti infami&#8217;, un libro che raccoglie sedici storie di giornalisti minacciati dalla &#8216;ndrangheta. Non sono eroi, n&eacute; temerari, sono persone comuni, giornalisti testardi &quot; spesso precari &quot; che si ostinano a fare solo il proprio lavoro. <span id="more-15856"></span></p>
<p>Si chiamano Michele Inserra, Giuseppe Baldessarro, Filippo Cutrupi, Antonino Monteleone, Francesco Mobilio, Alessandro Bozzo, Fabio Pistoia, Agostino Pantano, Agostino D&#8217;Urso, Leonardo Rizzo, Giuseppe Baglivo, Antonio Anastasi, Lino Fresca, i cronisti nel mirino. Vite blindate, violate, quelle dei giornalisti minacciati, e delle loro famiglie. </p>
<p>Tutto intorno l&#8217;aria si fa pesante, e da vittima, talvolta diventi anche colpevole. La tua colpa &egrave; quella di essere &quot;&#8217;mpamu&quot;, sbirro, cos&igrave; racconta la figlia di uno dei giornalisti minacciati. L&#8217;ha saputo a scuola, perch&egrave; cos&igrave; i compagni erano soliti chiamare il padre &quot; giornalista.</p>
<p>I due autori di &#8220;Avamposto&#8221; i giornalisti Roberta Mani e Roberto Rossi, descrivono una realt&agrave; che da lontano &quot; come di chiara la Mani &#8211; &quot;non pensavamo fosse cos&igrave; pesante&quot;. </p>
<p>&quot;Numeri incredibili consegnano alla Calabria il primato negativo del bavaglio a forma di pistola &quot; dichiarano gli autori -. &quot;Una Calabria cos&igrave; vicina &quot; commenta la  Mani &quot; eppure cos&igrave; lontana da noi, dal quotidiano, da quello che nel resto del Paese si riesce a sapere&quot;. Diversi gli episodi, le inchieste, gli articoli, i fatti narrati dai giornalisti, spesso legate ad equilibri delicati dell&#8217;ala militare sul territorio, altre legate agli affari delle &#8216;ndrine, altri ancora collegati al livello politico delle rappresentanze locali ed elettorali. </p>
<p>Ad accomunarli per&ograve; e&#8217; la sindrome della trasgressione di una regola non scritta, ma nota a tutti: che certe cose i giornalisti devono fingere di non vederle e che non siano notizie di interesse pubblico. </p>
<p>Di questo attacco al sistema democratico, all&#8217;articolo 21 della Costituzione, alla libert&agrave; d &#8216;impresa e alla libera espressione del voto, abbiamo parlato con i due giornalisti &quot;inviati&quot; in quello che hanno chiamato l&#8217;&quot;Avamposto&quot;, perch&egrave; &quot; come dichiarano &quot;&egrave; metafora, nemmeno troppo immaginaria, della guerra di posizione. Con alcuni giornalisti, alcuni magistrati, alcuni politici, poca societ&agrave; civile a mantenere alta la guardia attorno alle poche isolate torrette di legalit&agrave;&quot;. </p>
<p><strong>Un giornalista siciliano e una collega milanese, autori del primo libro che racconta dell&#8217;informazione &quot;a rischio&quot; in Calabria. Perch&eacute; avete scelto questa terra?</strong></p>
<p>Ci siamo ritrovati in Calabria sulla scia di un dato sconcertante. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno pi&ugrave; otto giornalisti sono stati minacciati dalle mafie. Quando abbiamo redatto il rapporto 2010 sui cronisti minacciati nell&#8217;ultimo anno, quello per l&#8217;0sservatorio &quot;Ossigeno&quot; promosso da Fnsi e Ordine dei giornalisti, abbiamo constatato che era molto alto il numero dei condizionamenti e delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti. </p>
<p>Cos&igrave; ci siamo recati in Calabria con l&#8217;obiettivo di realizzare un documentario, poi ci siamo resi conto che queste storie, avevano dietro un contesto complesso ma estremamente importante, e che andavano raccontate in un libro. Abbiamo scelto di farlo, dunque, non solo per mettere insieme le loro storie, ma per approfondire, per spiegare, i contesti in cui tutto questo si &egrave; verificato.</p>
<p><strong>Avamposto &egrave; anche un affresco della Calabria degli ultimi anni. Come lavora il mondo dell&#8217;informazione in questa terra?</strong></p>
<p>La prima cosa che scopri non appena hai messo piede in Calabria, &egrave; che da lontano non hai la dimensione profonda di quello che accade. Io sono un giornalista catanese, conosco bene la realt&agrave; siciliana, Roberta Mani &egrave; una giornalista del nord, ma lo stupore di scoprire una realt&agrave; cosi dura e difficile, &egrave; stata simile. </p>
<p>La situazione in cui lavorano i colleghi calabresi &egrave; molto calda. Molto fisica, le mafie li, le senti sulla pelle. Mentre in altre regioni, parimenti soffocate dal fenomeno mafioso, spesso le intimidazioni arrivano spesso sotto forma di querele, di segnali e minacce, in Calabria i gesti sono ancora pi&ugrave; espliciti, ancora pi&ugrave; vicini ai giornalisti. Questa &egrave; una realt&agrave; che non pensavamo di trovare. </p>
<p><strong>A cosa &egrave; dovuta questa differenza che assegna alla Calabria la maglia nera fra le regioni &quot;governate&quot; dalla criminalit&agrave; organizzata?</strong></p>
<p>La differenza &egrave; dovuta in parte al panorama informativo che si &egrave; sviluppato negli ultimi anni in Calabria. Dopo anni di stallo, oggi in Calabria esistono editori che si prendono la responsabilit&agrave; di far scrivere certe cose, cosa che, ad esempio, in Sicilia non c&#8217;&egrave;. Il panorama dinamico e rinnovato ha alimentano una naturale competizione su tutto il territorio. </p>
<p>I tre giornali regionali, Gazzetta del Sud, Quotidiano della Calabria, e Calabria Ora, non si dividono aree geografiche, al contrario, da Gioia Tauro a Cosenza, da Catanzaro a Reggio Calabria, si contendono i lettori e le notizie, facendo anche inchiesta. In questa direzione va letto, il numero dei giornalisti minacciati nel panorama dell&#8217;informazione calabrese. </p>
<p>Nonostante questi dati, per&ograve;, &egrave; la pervasivit&agrave; e la pericolosit&agrave; della &#8216;ndrangheta a dare quella condizione di &#8220;emergenza&#8221; permanente alla situazione di pericolo in cui si vive, facendo informazione (e non solo) in Calabria. </p>
<p><strong>Tanti i giornalisti raccontati nel vostro &quot;Avamposto&quot;, quale caso ti ha colpito di pi&ugrave;?</strong></p>
<p>Sono tutte storie difficili, ma se dovessi dirne uno, direi sicuramente la storia del giornalista Michele Inserra, giornalista Quotidiano della Calabria, due intimidazioni in poco tempo. </p>
<p>La prima giunse per aver rivelato particolari non noti ai grandi inviati &quot;mordi e fuggi&quot;, sul falso identikit del boss Nirta. Contro di lui c&#8217;&egrave; in atto un coprifuoco personale che lo tiene a distanza da San luca, gli hanno proprio detto &quot;se entri a San Luca ti finisce male&quot;. </p>
<p>La seconda per aver raccontato di Siderno e del territorio in cui da molti anni dominano i Commiso. I boss gli hanno spedito  un proiettile calibro 12, lo stesso che uccise il giovane Congiusta, ribellatosi al pagamento del pizzo a Siderno. Il calibro 12 &egrave; la firma per gli omicidi di &#8216;ndrangheta, per dire sei un infame, &quot;parli troppo&quot;. </p>
<p>Poi ancora la voce tremante di Michele Albanese, mentre leggeva la lettera ricevuta da un boss della piana, di Rosarno. La lettera che ha toni apparentemente cordiali e moderati, &egrave; arrivata dal carcere dove il boss &egrave; rinchiuso. Michele ha solo trent&#8217;anni ma sa benissimo che di sereno in quella lettera non c&#8217;&egrave; nulla. </p>
<p>Quello &egrave; uno dei peggiori avvertimenti in pieno stile mafioso. Ho ancora la sua immagine stampata nella memoria, mentre legge, consapevole, quelle righe a noi che siamo andati ad incontrarlo per raccontare la sua storia. </p>
<p><strong>Michele Inserra, Giuseppe Baldessarro, Filippo Cutrupi, Antonino Monteleone, Francesco Mobilio, Alessandro Bozzo, Fabio Pistoia, Agostino Pantano, Agostino D&#8217;Urso, Leonardo Rizzo, Giuseppe Baglivo, Antonio Anastasi, Lino Fresca. Questi i loro nomi. Sanno di essere un unico caso Calabria?</strong></p>
<p>Molti di loro si conoscevano, ma non conoscevano le loro storie. Altri invece non si conoscevano, ma anche loro si sono impressionati di un numero cosi alto. Quello di intrecciare le loro vicende in un unico caso nazionale che riguarda la situazione in Calabria, &egrave; ancora, a mio avviso, un percorso da costruire. Questo &egrave; anche uno degli obiettivi che con questo libro si vuole raggiungere. </p>
<p><strong>Qual &egrave; l&#8217;atteggiamento della societ&agrave; civile calabrese, e della politica, rispetto alla realt&agrave; in cui opera l&#8217;informazione locale?</strong></p>
<p>Questo &egrave; uno dei problemi calabresi. C&#8217;&egrave; una societ&agrave; che in alcune aree &egrave; stata creata ad immagine e somiglianza della &#8216;ndrangheta, fondandola sul bisogno e sui diritti chiesti come favori. Finch&eacute; non sar&agrave; lo Stato a riprendersi lo spazio che &egrave; suo, ripristinando la democrazia, la &#8216;ndrangheta sar&agrave; vincente. </p>
<p>La societ&agrave; civile, ovviamente non tutta, stenta a prendere coscienza di questa realt&agrave; e anche di quella in cui vive l&#8217;informazione. Dall&#8217;altro lato la stessa politica non indica la strada da seguire alla societ&agrave; civile. </p>
<p>Un esempio su tutti &egrave; la mancata costituzione di parte civile nell&#8217;omicidio di Gianluca Congiusta del Comune di Siderno. Sono gi&agrave; costituiti parte civile, la Provincia e la Regione. L&#8217; avvocato del boss che &egrave; accusato dell&#8217;omicidio del giovane che si era opposto al pizzo, ricopre anche il ruolo di consulente comunale.</p>
<p><strong>Un potere radicato che sembra arrivare prima e meglio dello Stato nel territorio?</strong></p>
<p>La&#8217; ndrangheta comanda da 150 anni in Calabria. E&#8217;, come dire, un potere aristocratico. I sindaci cambiano, i poliziotti cambiano, i magistrati anche, ma loro sono sempre li, da oltre cent&#8217;anni. Tutti sanno chi sono i Piromalli, i Mol&egrave;, tutti conoscono i loro volti. </p>
<p>Inoltre da quando l&#8217;ingresso ne la &quot;Santa&quot; ha modificato i codici &#8216;ndranghetistici, i boss possono sedere negli stessi salotti di stimati professionisti, di politici, di magistrati. Un dato che ci ha stupito ad esempio, leggendo le ordinanze di custodia cautelare di alcune inchieste in Calabria, &egrave; che la rivelazione di intercettazioni, la fuga di notizie, &egrave; responsabile della morte o dell&#8217;insabbiamento di molte inchieste, in qualche modo quindi affossate negli stessi palazzi in cui nascono.</p>
<p><strong>E&#8217; un sistema che protegge gli &#8216;ndranghetisti anche fuori dalla Calabria?</strong></p>
<p>Le &#8216;ndrine sul piano internazionale hanno credibilit&agrave; assoluta, perch&eacute; silenziose, blindate, come dire, sicure. Questa potenza enorme li porta a dialogare con imprese del nord, e del resto del mondo. Ma &egrave; sulla Calabria che rimane prioritario il controllo, diciamo &quot;morboso e ossessivo&quot; con il territorio nonostante i suoi interessi enormi nel resto del mondo. </p>
<p>di Norma Ferrara</p>
<p>liberainformazione.org</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;offensiva dell &#8216;ndrangheta contro i giornalisti calabresi &#8211; Giuseppe Baldessarro: &#171;Le intimidazioni non arrivano solo dalla &#8216;ndrangheta, ma anche dalla politica&#187;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 08:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[avamposto nella calabria dei giornalisti infami]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo calabria]]></category>
		<category><![CDATA[premio ilaria alpi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>RICCIONE (RN) &#8211; Pallottole in busta, auto bruciate, foto dei familiari con dedica: &#34;Stai attento, fatti gli affari tuoi&#34;. Otto giornalisti calabresi, negli ultimi otto mesi, hanno ricevuto minacce da parte della &#8216;ndrangheta. &#200; un attacco diretto alla libert&#224; di informazione, che in Calabria si trova oggi in un vero e proprio stato di emergenza. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RICCIONE (RN) &#8211; Pallottole in busta, auto bruciate, foto dei familiari con dedica: &quot;Stai attento, fatti gli affari tuoi&quot;. Otto giornalisti calabresi, negli ultimi otto mesi, hanno ricevuto minacce da parte della &#8216;ndrangheta. &Egrave; un attacco diretto alla libert&agrave; di informazione, che in Calabria si trova oggi in un vero e proprio stato di emergenza.<span id="more-15812"></span></p>
<p>L&#8217;incontro che si &egrave; tenuto a Riccione, nell&#8217;ambito del Premio Giornalistico Ilaria Alpi, ha ospitato la presentazione del libro &#8221;Avamposto. Nella Calabria dei giornalisti infami&#8221;. </p>
<p>&Egrave; un accurato rapporto sulle minacce ai giornalisti, pubblicato nel maggio scorso da Marsilio. Gli autori del volume sono Roberto Rossi, collaboratore di Ossigeno, e Roberta Mani, caporedattrice centrale di News Mediaset. Alla presentazione &egrave; intervenuto anche Giuseppe Baldessarro, un giornalista reggino che &egrave; stato recentemente raggiunto da un inconsueto &#8216;avvertimento&#8217; (tre pallottole) da parte della criminalit&agrave; organizzata.</p>
<p>&quot;Infame&quot; e &quot;sbirro&quot; sono i pi&ugrave; ricorrenti epiteti affibbiati ai giornalisti che svolgono dignitosamente il loro lavoro. Ci tiene a precisarlo Giuseppe Baldessarro, redattore del Quotidiano della Calabria e collaboratore di Repubblica: &laquo;Noi giornalisti calabresi non siamo eroi o supereroi. Viviamo ogni giorno a contatto con i criminali, e ci&ograve; che facciamo &egrave; raccontare semplicemente la nostra quotidianit&agrave;. Questo ai mafiosi d&agrave; fastidio&raquo;. </p>
<p>La strategia che i mafiosi adottano per far tacere i giornalisti &egrave; molto accurata : la minaccia, oltre all&#8217;immediata capacit&agrave; dissuasiva, ha l&#8217;effetto di trasformare un uomo comune in una sorta di eroe. Inizier&agrave; a girare accompagnato dalla scorta e, per &quot;motivi di sicurezza&quot;, dovr&agrave; limitare il suo lavoro, facendo cos&igrave; il gioco dei boss.</p>
<p>Roberta Mani e Roberto Rossi provano a suggerire qualche soluzione. &laquo;La persona minacciata dai clan non deve assolutamente venire isolata dai colleghi. &Egrave; gi&agrave; successo con gli 8 giornalisti siciliani uccisi dalla mafia e con Giancarlo Siani. Un giornalista isolato tender&agrave; inevitabilmente ad autocensurarsi&raquo;. </p>
<p>Per comprendere a fondo la realt&agrave; calabrese &egrave; necessario sottolineare che le intimidazioni mafiose non si rivolgono solo ai giornalisti, ma anche ad avvocati, insegnanti e politici che non vogliono piegarsi agli interessi della malavita. &Egrave; un&#8217;intera societ&agrave; ad essere minacciata.</p>
<p>&laquo;La prima cosa che si pu&ograve; fare &quot; chiariscono Mani e Rossi &quot; &egrave; la scorta mediatica: rendere pubbliche le minacce serve a tutelare chi le subisce. Inoltre bisognerebbe inasprire le pene per chi minaccia i giornalisti: se &egrave; vero che &quot;Media is different&quot;, quando vengono colpiti i giornali &egrave; tutta la cittadinanza subirne le conseguenze, perch&eacute; viene leso il diritto non solo di informare, ma anche di essere informati&raquo;. </p>
<p>*** INTERVISTA A GIUSEPPE BALDESSARRO</p>
<p><strong>Vi sentite tutelati dai direttori e dagli editori quando vi arrivano le minacce?</strong></p>
<p>Beh, la situazione non &egrave; semplice. La diarchia editori/autori non reagisce molto bene a questi episodi. Tutto dipende dallo status giornalista. Se ha un contratto regolare, allora la testata &quot;ci fa una bella figura&quot;, grazie alle ospitate televisive e la solidariet&agrave; espressa dai colleghi. Se invece il giornalista minacciato non &egrave; in regola &quot; per esempio &egrave; un precario sottopagato &quot; per l&#8217;editore diventa una questione spinosa.</p>
<p><strong>Non &egrave; raro, in Calabria, riscontrare fenomeni di infiltrazione mafiosa all&#8217;interno delle istituzioni. Qual &egrave; il comportamento di queste ultime in caso di minacce ai giornalisti?</strong></p>
<p>Ufficialmente gli episodi di intimidazione sono seguiti da fiumi di comunicati di solidariet&agrave; da parte delle istituzioni. Ma &egrave; solo un atteggiamento di facciata, visto che la solidariet&agrave; sparisce il giorno successivo, e soprattutto non &egrave; seguita da misure volte a tutelare la nostra sicurezza. </p>
<p>La verit&agrave; &egrave; che i &quot;messaggi&quot; che ci manda la &#8216;ndrangheta fanno piacere anche ai rappresentanti politici e agli uomini d&#8217;affari, perch&eacute; quando parliamo di mafia tocchiamo inevitabilmente anche i loro interessi.  Le minacce che ci arrivano non sono soltanto mafiose, ma anche da parte di sindaci e assessori. Magari non ti mandano i proiettili&#8230;!</p>
<p><strong>Ecco, appunto: la &#8216;ndrangheta comunica attraverso un linguaggio simbolico, e i &quot;messaggi&quot; che ricevete hanno diverse forme. In genere riuscite a identificare il mittente e a decifrare questi codici?</strong></p>
<p>Solo a volte. Dipende dal tipo di messaggio che ricevi: sicuramente un&#8217;automobile incendiata &egrave; opera della manovalanza, mentre invece i boss o gli uomini politici pi&ugrave; in vista usano metodi pi&ugrave; &#8216;raffinati&#8217;. Per&ograve;, per quanto riguarda il mittente, spesso &egrave; difficile distinguere una minaccia che arriva da un boss da quella di un politico.</p>
<p>Giorgio Sammito</p>
<p>liberainformazione.org</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Piccoli Saviano crescono. Nella Calabria delle cosche &#8211; Sedici giornalisti &#171;infami&#187; che raccontano la &#8216;ndrangheta e rischiano. Lontano dai riflettori.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 07:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[avamposto nella calabria dei giornalisti infami]]></category>
		<category><![CDATA[calabria news]]></category>
		<category><![CDATA[news calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nelle prime pagine &#232; contenuto l&#8217;avvertimento: &#171;Chi crede di trovare gesta epiche in Avamposto pu&#242; cambiare lettura. Non ci sono eroi in queste pagine, solo giornalisti col vizio di chiamare le cose col loro nome, la cui unica colpa &#232; quella di farlo a cento passi dai mammasantissima&#187;. Per dirla con Roberta Mani e Roberto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prime pagine &egrave; contenuto l&#8217;avvertimento: &laquo;Chi crede di trovare gesta epiche in Avamposto pu&ograve; cambiare lettura. Non ci sono eroi in queste pagine, solo giornalisti col vizio di chiamare le cose col loro nome, la cui unica colpa &egrave; quella di farlo a cento passi dai mammasantissima&raquo;. Per dirla con Roberta Mani e Roberto Rossi, autori di &#8220;Avamposto, nella Calabria dei giornalisti infami&#8221; appena uscito per l&#8217;editore Marsilio, &laquo;ci aspettavamo di trovare personaggi mitici. Abbiamo incontrato persone normali&raquo;. <span id="more-15668"></span></p>
<p>Sono le storie di sedici giornalisti che hanno subito minacce e intimidazioni nella terra in cui vivono e lavorano, la Calabria. </p>
<p>Cronisti di quotidiani locali, spesso giovanissimi e precari che raccontano la vita quotidiana di un luogo d&#8217;Italia dove fare informazione significa venire a contatto con la criminalit&agrave; organizzata o meglio con la &#8216;ndrangheta. I due autori sono a loro volta giornalisti, Rossi &egrave; di origine siciliana e Mani &egrave; nata a Milano, ed entrambi lavorano da anni nel capoluogo lombardo. </p>
<p>Sono significative le parole che usano per accompagnare il lettore nelle prime pagine del libro: l&#8217;impatto con la stampa locale al loro arrivo a Lamezia Terme. &laquo;Prime pagine di fuoco &#8211; scrivono &#8211; omicidi, droga, intimidazioni, politica, economia. Per noi &egrave; stato come aver varcato i confini di uno stato&raquo;. Dietro quelle pagine c&#8217;&egrave; il lavoro dei cronisti che gli autori hanno conosciuto personalmente e con cui sono stati a contatto mentre scrivevano il libro. </p>
<p>Tra di loro ci sono Angela Corica, la corrispondente per il quotidiano Calabria Ora da Cinquefrondi che &egrave; un paese in provincia di Reggio Calabria. Angela ha appena 25 anni e il giornalismo che le scorre nelle vene. Ha scritto che nel suo paese la raccolta differenziata era una finzione amministrativa che serviva a pagare qualche ditta e ad avere qualche sovvenzione ma in realt&agrave; i rifiuti venivano dati alle fiamme nel luogo della raccolta. Per spiegarle che aveva toccato dei nervi scoperti hanno sparato cinque colpi alla sua macchina. </p>
<p>Michele Albanese ha invece 48 anni ed &egrave; un giornalista del Quotidiano della Calabria; scrive da trent&#8217;anni di quello che accade nella piana di Gioia Tauro. L&#8217;ultima volta che gli hanno dato del mpamu (infame in calabrese ndr) &egrave; stato il 28 gennaio, dopo la rivolta degli immigrati a Rosarno. </p>
<p>&laquo;Ditegli di stare zitto, lui che &egrave; uno sbirro e amico dei carabinieri e della polizia. Quando parla o scrive di Rosarno si deve lavare la bocca se non vuole passare guai&raquo;, queste erano le parole scritte su una lettera arrivata al giornale con una croce sul suo nome. La minaccia secondo gli inquirenti della Dda &egrave; attendibile. </p>
<p>Con Michele e Angela ci sono altri quattordici cronisti, tutti accomunati da questi avvertimenti: lettere, proiettili, spari, punteruoli conficcati negli pneumatici, messaggi di morte. Un libro che &egrave; un viaggio nella parte pi&ugrave; profonda di una terra malata ma che ha tanti anticorpi. </p>
<p>Avamposto verr&agrave; presentato sabato 19 giugno a Riccione durante la sedicesima edizione del premio Ilaria Alpi. </p>
<p>di Giusi Marcante</p>
<p>ilmanifesto.it</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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