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A Paravati insulti razzisti contro la squadra dei migranti di Rosarno

in cultura e società

PARAVATI – Zingari! Africani di merda!” Non siamo in qualche paesino leghista del profondo nord, ma a Paravati, provincia di Vibo Valentia, la città di Natuzza. Evidentemente però i tifosi della locale squadra di calcio, la Vigor Paravati, di cristiano, ma in generale di civile, hanno ben poco. Infatti durante l’ultima giornata di campionato valida per il campionato di terza categoria tra Paravati e Koa Bosco, squadra formata dai migranti africani che lavorano negli agrumeti di Rosarno, si è assistiti a scene che è riduttivo definire vergognose.

11088246_876013549111863_534304392_nLa squadra di Rosarno, nata grazie a Don Roberto, parroco locale, vede militare tra le sue file quegli stessi migranti sottopagati e sfruttati che lavorano per pochi euro nelle campagne locali, vivendo spesso in condizioni di estrema precarietà. Il calcio come mezzo di integrazione, una squadra multireligiosa e multiculturale.

Un’idea che troppo spesso la domenica, sui campi calabresi, si scontra con l’ignoranza e il razzismo latente dei tifosi (se tali possono definirsi).

Che il calcio sia malato non è certo una novità, ce lo dicono le cronache domenicali, gli striscioni e i “BU” razzisti che riempiono gli stadi italiani dalla serie A fino alle terza categoria.

Che siano i Napoletani o i Meridionali o giocatori di colore poco cambia. Esiste un problema razzismo nel mondo del calcio che sembra non voler essere affrontato in maniera definitiva.

Tornando alla cronaca della partita tra Vigor Paravati e Koa Bosco, è successo che nel corso della partita, dopo uno scontro fisico tra giocatori, l’arbitro si è trovato costretto a sospendere la partita. Da quel momento si è scatenato un putiferio che non è degenerato solo grazie all’intervento dei carabinieri, costretti a scortare la squadra del Koa Bosco fino a Rosarno.

Infatti i tifosi locali, oltre a cercare il contatto fisico con i giocatori ospiti, si sono resi protagonisti di pesanti insulti a sfondo razzista.

Alcuni commenti offensivi scritti sulla pagina Facebook della squadra Koa Bosco

 

Purtroppo non è stata la prima volta che la squadra formata da migranti si è trovata a vivere una situazione simile, tanto che la dirigenza, nonostante gli ottimi risultati ottenuti sul campo, sta meditando di ritirare la squadra dal campionato.

Un ennesimo episodio di razzismo legato allo sport, che lascia ancora di più l’amaro in bocca perché accaduto in una regione come la Calabria, i cui abitanti per molto tempo e tante volte ancora oggi, ben sanno cosa significhi essere discriminati o considerati “inferiori”.

Se la storia evidentemente non riesce a servire da lezione, si spera almeno che ora la federazione di competenza usi il pugno duro per punire ciò che è avvenuto.

Così come la speranza resta quella che lo sport ed in particolare il calcio, possa tornare ad essere un’esperienza di vita e di crescita e non viatico di razzismo e violenza.

Per fortuna non tutti gli sport sono uguali da questo punto di vista, sarebbe bello un giorno poter vedere magari i tifosi del calcio potersi comportare come quelli del rugby. Mischiati sugli spalti a tifare per e non contro, e a festeggiare insieme dopo la partita.

Forse in Italia è utopia, ma sarebbe comunque bello.

di Gianmario Foti

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