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Italia al 73° posto per libertà di stampa. Dal 2006 oltre 2mila intimidazioni contro giornalisti

in politica e cronaca

L’annuale report World Press Freedom Index di Reporter Senza Frontiere fa scivolare l’Italia al 73° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Ben 24 posizioni indietro rispetto al 2013, declassamento dovuto dall’aver preso in considerazione il numero di intimidazioni subite da parte dei giornalisti e monitorate dall’organizzazione Ossigeno per l’informazione.

freedomA limitare la libertà di stampa nel nostro paese anche le ingiustificate cause per diffamazione subite dai reporter, che nella maggior parte dei casi provengono da personaggi politici, andando a creare una vera e propria forma di censura di stampo istituzionale. Basti pensare che solo nei primi 10 mesi del 2014 le cause sono state 129, contro le 83 del 2013.

A peggiorare ulteriormente la situazione, sempre secondo il rapporto, la presenza delle Mafie, che l’RFS considera “agenti non statali” al pari dell’ISIS, Boko Haram e i cartelli della droga latino americani. In particolare la ‘ndrangheta viene inserita nella lista dei “predatori della libertà di stampa”.

Proprio la nostra regione è balzata in diversi occasioni agli onori della cronaca nazionale sulla tematica della libertà di stampa. Come non citare il caso Calabria Ora, quando, dopo il rifiuto da parte dell’allora direttore Luciano Regolo di ritirare un articolo sull’inchiesta che riguardava il figlio di Tonino Gentile, ai quali erano stati contestati vari reati tra cui associazione a delinquere, il giornale non fu mandato in stampa per “problemi tecnici” alla rotativa dell’azienda tipografica. Tipografia gestita da Umberto De Rose, all’epoca presidente di Fincalabra, la sera in questione al telefono con l’editore di Calabria Oria, Alfredo Citrigno, nel tentativo di scoraggiare la pubblicazione della notizia, si espresse con una metafora che fece il giro di tutti i telegiornali ed approfondimenti giornalistici d’italia: “il cinghiale, quando viene ferito, ammazza tutti”.

Sempre in ambito calabrese potremmo citare l’incendio dell’auto di Guido Scarpino, giornalista cosentino del Garantista così come la recentissima notizia riguardante il direttore de Il Dispaccio, Claudio Cordova, che ha ricevuto una richiesta di risarcimento di mezzo milione di euro da parte del sostituto procuratore della repubblica di Catanzaro, Gerardo Dominijani, per un articolo in cui il giornalista reggino ricostruiva la lite tra il magistrato e un ufficiale dei carabinieri.

D’altronde i numeri di Ossigeno per l’informazione parlano chiaro, dal 2006 sono state registrate ben 2.192 intimidazioni nei confronti di giornalisti nel nostro paese. Solo in questi primi due mesi del 2015 ne risultano già 47.

Il rapporto World Press Freedom Index evidenza in ogni caso come il peggioramento della libertà di stampa sia un fatto globale, a causa di nuove guerre e degli agenti non statali sopra citati.

Analizzando infine la classifica globale non stupisce trovare ai primi posti i paesi del Nord Europa, Finlandia in testa, mentre perdono posizioni gli USA (49° posto) e il Giappone (61°). Anche la parte bassa della classifica non sorprende, con paesi come Russia, Cina e Iran.

Certamente, se è vero che la rete rappresenta sempre più una fonte alternativa di informazione, le prospettive per i giornalisti e i reporter, a partire dal nostro Paese, non sembrano rosee.
Diceva Orwell: “Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”.

di Gianmario Foti

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