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La “Buona scuola”: si pensa già alla raccolta firme per l’abrogazione. Una riforma che non piace a nessuno, ecco perché.

in politica e cronaca

Le iniziative in tutta Italia giorno dopo giorno si moltiplicano, a partire dal presidio che il 7 luglio i docenti terranno davanti alla camera dei deputati per giungere alle centinaia di mobilitazioni locali, come quella tenutasi appena due giorni or sono a Catanzaro: il Comitato per la difesa della scuola della Repubblica, in rete con altri organismi analoghi su tutto il territorio nazionale, si è riunito per indire e organizzare la raccolta firme per l’abrogazione della nuova legge.

Insomma, di tanta mobilitazione e tanto fermento nel mondo della scuola non si serbava certo memoria, e a ben vedere i motivi che spingono docenti e non solo a manifestare il proprio dissenso sono diversi, e tutti con un certo peso specifico.

scuolaPassiamoli in rassegna iniziando dalla realizzazione, voluta da questo ddl ora tornato in discussione alla Camera dopo il voto di fiducia al Senato, di tutta una serie di attività e iniziative, quali: promozione della conoscenza delle tecniche di primo soccorso; potenziamento delle competenze linguistiche; potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche; potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte; sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica.

Tutto questo (e tanto altro ancora) “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” e anche nei periodi di sospensione dell’attività didattica, come impunemente recita il testo della nuova riforma scolastica: “Caro e gentile professore, vada a lavorare, e gratis, anche durante le vacanze” sembra recitare in politichese il benevolo MIUR. Basterebbe quanto appena esposto a giustificare il diffusissimo malcontento generato da questo ddl auto proclamatosi “buona scuola” ma c’è invece dell’altro, e molto altro. Con il “piano triennale dell’offerta formativa” infatti, le singole scuole, nel quadro della tanto anelata autonomia scolastica (modo gentile e curioso col quale il Ministero, nell’ottica della più atroce delle decentralizzazioni, “pilatescamente” comunica alle singole istituzioni scolastiche di lavarsene le mani), esplicitano la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa, operazione nel corso della quale il MIUR chiede ai vari dirigenti scolastici di tener “conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori”.

Un po’ come, per fare un paragone e capirci qualcosa, se i primari dell’ospedale di Vattelappesca fossero obbligati dal Ministero della Sanità a chiedere ai propri cittadini come meglio volessero essere curati, il che, al netto della totale mancanza di fiducia nell’istituzione ospedaliera, implicherebbe gravissimi rischi di vario genere. Basta quanto esposto finora a dare il ko finale a questo sciaguratissimo ddl? Certamente sì, ma c’è tanto altro ancora.

1430899377-Foto-due--iniziativa-di-protesta--del-mondo-della-scuolaDegli incarichi diretti conferiti ai docenti da parte del dirigente scolastico si è già detto moltissimo, del fatto che qualsiasi docente non avrà più fissa dimora ma potrà essere, ogni tre anni, spostato di scuola e anche a distanze chilometriche non indifferenti (il tutto ovviamente a scapito della continuità didattica), un po’ meno, ma quello di cui si è parlato veramente poco o che non si è inquadrato granché bene è il seguente punto: “Il dirigente scolastico può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché posseggano (…) percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire”. Abilitato in Storia e Geografia? Per un intero anno potrai essere utilizzato su Italiano o altre materie “affini” al tuo percorso di studi.

Ecco come il MIUR intende garantire un buon livello qualitativo dell’insegnamento, costringendo chi non di competenza a fare ciò che non non gli spetta, e questo in barba ai poveri studenti e alla loro formazione. Sempre restando nell’orbita delle nuove competenze del dirigente scolastico, c’è da segnalare un altro passaggio di questo ddl che sembra volersi prendere intenzionalmente gioco del corpo docente: “(…) il dirigente scolastico può effettuare le sostituzioni dei docenti assenti per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni con personale dell’organico dell’autonomia che, ove impiegato in gradi di istruzione inferiore, conserva il trattamento stipendiale del grado di istruzione di appartenenza”, che tradotto significa “Caro docente, farai gratuitamente le supplenze fino a 10 giorni, ma tranquillo, qualora impiegato in gradi di istruzione inferiori ti paghiamo lo stesso”, cosa dinanzi alla quale verrebbe da ridere giusto per non mettersi a piangere.

Il ddl buona scuola è lungo e i punti degni di nota (non in senso positivo, purtroppo) sono tali e tanti che troverebbero forse più adeguato trattamento in un intero lavoro saggistico. Volendo però salutarci in allegria (si fa per dire), non possiamo non riportare quello che risulta essere forse il passaggio più affine alla narrazione fiabesca di uno dei lavori del grande Tim Burton: “Il dirigente scolastico, nell’ambito dell’organico dell’autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe”. Come riuscirà il dirigente in questa impresa? Sul ddl buona scuola non è dato sapere…forse con la bacchetta magica, chissà.

di Fabrizio Basciano

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