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Maurizio Pallante ha inaugurato il Piana Eco Festival: “La decrescita è l’unica strada per uscire dalla crisi”.

in ambiente e trasporti

CITTANOVA – “L’unica maniera per uscire dalla crisi è la decrescita felice”. Ne è convinto Maurizio Pallante e non poteva essere altrimenti per lui che è uno dei massimi teorici italiani di questa corrente di pensiero. Pallante ha inaugurato il Piana Eco Festival, progetto culturale e didattico dedicato all’ambiente e all’ecologia, promosso dall’associazione EcoPiana, che si svolgerà nella Piana di Gioia Tauro fino a gennaio 2016. Un festival che si pone l’obiettivo di promuovere le buone pratiche da applicare alla produzione e gestione dei rifiuti e che non poteva non iniziare partendo dal primo passo verso una corretta gestione del ciclo dei rifiuti: la riduzione degli sprechi e quindi la riduzione della produzione economica.

Pallante

Maurizio Pallante

Per capire a fondo il pensiero alla base della decrescita è necessario chiarire alcuni concetti economici e fare delle distinzioni. Per esempio, si deve comprendere la differenza tra merce e bene. Una merce è un oggetto o un servizio che può essere acquistato o scambiato con denaro. Un bene, invece, è ciò di cui un cittadino ha realmente bisogno, ma che non necessariamente deve essere acquistato o scambiato con denaro. Una distinzione questa che mette in discussione il principale parametro su cui è fondata l’economia mondiale: il Prodotto Interno Lordo. Diversi economisti hanno iniziato a porsi dubbi sull’uso del Pil per misurare il benessere di uno Stato, sostenendo come questo parametro sia insufficiente.

“Il Pil non è insufficiente – ha chiarito Pallante – è proprio un parametro sbagliato. Innanzitutto perché si basa sulla quantità e non sulla qualità. Se, per esempio, aumentano i malati di cancro, e quindi aumentano le spese mediche delle famiglie per le cure, il Pil aumenta. Ma è aumentato anche il benessere delle persone? Inoltre, nel Pil non può essere considerata l’autoproduzione”. In sostanza, se un cittadino ha un orto e produce cibo per il suo sostentamento, non contribuisce all’aumento del Pil e quindi all’economia del suo Paese.

Senza l’abolizione del parametro su cui si fonda il capitalismo, dunque, è impossibile impostare un nuovo modello di vita. E qui va fatta un’altra distinzione: quella tra decrescita e recessione. “Molti politici, tra cui il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi – ha detto Pallante – non hanno ancora colto la differenza tra decrescita e recessione. Per chi governa la decrescita viene considerata come un sinonimo di recessione. Ma non è così: la recessione è la riduzione della produzione di tutte le merci mentre la decrescita è la riduzione selettiva e consapevole delle merci che non costituiscono un bene”.

Piana Eco Festival 2Ecco perché, secondo il leader del Movimento per la Decrescita Felice nato nel 2007, bisogna cambiare il paradigma culturale su cui si basa la società: “La crisi – ha spiegato l’esperto piemontese – è il segno di come il capitalismo sia arrivato al capolinea. È del tutto inutile, dunque, cercare di superarla con misure che seguono la logica del capitalismo perché è proprio questo sistema economico a non funzionare più. Ma, purtroppo, non c’è la consapevolezza di tutto questo da parte della classe politica. E quindi si cerca di uscirne o con l’austerity o al contrario con l’aumento del debito pubblico. Ma in entrambi i casi il problema resta. Invece, bisogna far pagare i costi della crisi agli sprechi. Solo riducendo la produzione delle merci che non rappresentano necessità potremo avere un futuro. Pensate a quanto cibo buttiamo via perché non ne abbiamo bisogno”.

Pallante poi si sofferma su un’altra distorsione del sistema capitalistico occidentale: “Un’altro concetto mostruoso che ci hanno inculcato è che povertà e ricchezza si misurano con il denaro anziché con il possesso di beni. Ma provate a mangiare un panino farcito di banconote e ditemi se è benessere. La cosa più assurda è che il capitalismo ci convince che il denaro sia indispensabile per accedere ai beni di prima necessità. Ma se io produco autonomamente il cibo, non ho bisogno necessariamente del denaro per poter vivere”.

Altro discorso naturalmente per quei prodotti che non si possono produrre in proprio. Per esempio la tecnologia, che secondo Pallante è ideata e costruita seguendo il criterio dell’obsolescenza programmata che costringe il consumatore a riacquistare un prodotto ogni tot anni.

“La produzione nel campo tecnologico deve seguire due principi. Il primo è che un oggetto deve essere progettato per durare il più a lungo possibile. Il secondo è che deve essere costruito in modo da poter recuperare interamente tutti gli elementi che lo compongono, cioè riciclarlo al 100%. La tecnologia deve evolversi seguendo la natura nel cui sistema non è previsto il rifiuto. Quando qualcosa muore il suo organismo diventa utile per altri elementi della natura”. Ad ogni modo, sembra ancora lontano il giorno in cui la decrescita felice si imporrà come modello culturale dominante. Le lobbies economiche e finanziarie hanno ancora un forte peso e un forte potere di condizionamento nelle politiche dei Paesi occidentali.

Tuttavia, Pallante è fiducioso e spiega anche perché: “La popolazione mondiale sta cominciando a mettere in dubbio le proprie certezze e ad avvicinarsi ai nuovi modelli di vita. Sono fiducioso perché la società trova sempre gli anticorpi nei confronti di ciò che la sta distruggendo. In questo senso, dopo aver letto l’ultima enciclica di Papa Francesco in cui condanna il denaro, mi permetto di dire che abbiamo la fortuna di avere un ‘Papa anticorpo’. Se non si riesce a far cambiare idea a chi ci governa, possiamo cominciare a vivere diversamente in piccoli gruppi, formando delle piccole comunità che vivano e perseguano la decrescita felice. Ma attenzione, non devono essere ‘isole’ felici ma ‘penisole’, perché devono sempre essere aperte agli altri per trasferire questo nuovo stile di vita”.

di Enrico De Grazia

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