Scroll To Top

La Diga sul Menta: storia dell’ennesima opera incompiuta calabrese

in ambiente e trasporti

Promesse, interrogazioni parlamentari, manifestazioni e comunicati stampa, l’ultimo datato 2 Marzo a firma Nicola Irto, consigliere regionale Pd. Il progetto della diga sul Menta continua a far parlare di se, con buona pace di una parte dei cittadini di Reggio Calabria che da trentacinque anni attendono che dai loro rubinetti esca acqua potabile e non acqua salata.

diga-del-menta1

La diga del Menta

Era infatti il 1979 quando l’Uffico Acquedotti della Cassa del Mezzogiorno, nell’ambito del progetto speciale n°26, stanziò circa 80 miliardi di lire per la creazione della diga sul Menta, affidando i lavoro alla Electroconsult, stesse azienda alla quale qualche anno dopo verrà affidato anche il compito di verificare l’impatto ambientale della diga.

Il progetto della diga ricadeva infatti in pieno parco nazionale della Calabria, la cui legge istitutiva, risalente al 1968, prevedeva espressamente l’impossibilità di opere in cemento armato e di strade. Ma ciò non fu un grosso problema per il governo di allora, che con il decreto legge del 12 Dicembre 1984, riservato allo stanziamento dei soldi per gli stipendi dei forestali, inserì all’articolo 3 la clausola secondo cui: “in deroga ai divieti previsti dalla legge 2/4/1968 (…) è consentita la realizzazione delle opere concernenti l’acquedotto intersettoriale del Menta”.

Non è un caso che negli anni ’80, molte associazioni, tra cui Arci, Wwf, Gente di Aspromonte e Enpa, denunciarono il progetto alla Procura generale e alla Corte dei Conti, e che persino il National Geographic descrisse il progetto della diga come uno scempio ecologico, manifestando forti dubbi sulla reale utilità della stessa. Il progetto originale della diga prevedeva un bacino sul Menta da 18 milioni di metri cubi d’acqua, e altri due bacini sui torrenti Aposcipo e Ferraina, che però furono in seguito tolti dal progetto. Per iniziare i lavoro furono disboscati 127 ettari di terreno (cioè 1.270.000 di metri quadri) del comune di Roccaforte del Greco.

La diga, i cui lavori furono affidati alla neo costituita Sorical nel 2003, la stessa società gestita dalla regione che da anni è responsabile della situazione dell’invaso dell’Alaco, è costata ad oggi oltre 200 milioni di euro, stanziati dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) con diverse delibere nel corso degli anni.

L’ultima risale al 2011, e ha visto lo stanziamento di 13 milioni di euro all’interno del cosidetto “Piano per il Sud”, con lo scopo di finanziare i lavori residuali e mettere in funzione la diga. Diga che, nonostante tutto già nel 2009, forse più con spirito da campagna elettorale che non con pragmatismo, fu inaugurata con tanto di tagli di nastro, dall’allora presidente delle Regione Calabria, Agazio Loierio.

Anche il suo successore, l’ex presidente Scopelliti, in ogni caso non è voluto essere da meno, infatti proprio dopo lo stanziamento dei 13 milioni da parte del CIPE, fu proprio lui a dire che: “Non vorrei sbilanciarmi sulle date, ma l’ingegnere Giovanni Laganà che segue i lavori mi ha spiegato che adesso servono 2 anni per completare la Diga”. Evidentemente fu l’ennesima previsione errata. Se volutamente o meno, non ci è dato saperlo.

Nicola-Irto-130x240

Nicola Irto

E’ infine storia di questi giorni, come già detto, il comunicato del consigliere regionale Irto, che per l’ennesima volta pone al centro della questione il mancato completamento dell’opera.

Il consigliere Pd, che è anche presidente della IV commissione, in una nota ha dichiarato: “Nella storia della diga, che è ormai nota per essere la più grande incompiuta della Calabria, se non del Mezzogiorno, occorrono ora tempi certi. Non abbiamo bacchette magiche. Ma, entro un anno e non oltre, il sistema del Menta può e quindi deve entrare in funzione facendo scorrere l’acqua potabile in quantità sufficiente dai rubinetti delle abitazioni. La maggioranza di centrosinistra che oggi governa la Calabria deve fare la sua parte, garantendo sia sui tempi di messa in funzione, sia su eventuali contributi economici”.

“Da presidente della IV Commissione, Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente – prosegue – convocherò i soggetti interessati per una riflessione e per fare il punto sulle opere di completamento concluse e avviate in Calabria. Al tempo stesso, manterremo alta l’attenzione per la Diga del Metramo, altra fonte di rifornimento importante per i cittadini e gli agricoltori della Piana di Gioia, anche questa inaugurata nel 2013, ma mai entrata in funzione. Solo cosi si potrà andare oltre i proclami rispettando i bisogni dei territori. E venga preso – conclude – questo impegno dai livelli ufficiali del potere politico e delle istituzioni e se ne traggano tutte le conseguenze. La gente è stanca, servono risposte”.

Bisognerà ora capire se anche questo sarà l’ennesimo proclama di una vicenda senza fine, specchio di una politica regionale di gestione del territorio e delle risorse fondamentali che troppo spesso lascia a desiderare, o se davvero l’opera potrà entrare finalmente in funzione risolvendo il problema dell’approvvigionamento idrico a un area che conta oltre 250mila persone.

di Gianmario Foti

No comments yet