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La ricetta del procuratore Gratteri per sconfiggere la criminalità organizzata

in politica e cronaca

Dalla Calabria a New York. Stavolta non solo per lavoro, ma anche per ritirare un premio, assegnatogli proprio per la sua incessante attività di lotta alla criminalità organizzata. Stasera infatti, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, sarà insignito del “Civil courage prize” dalla Train Foundation di New York, che ogni anno premia i cosiddetti “eroi della coscienza”, cioè coloro che nel mondo si sono distinti per il coraggio civile a rischio della propria vita.

Primo italiano a riceverlo, Gratteri torna nella città della mela dopo che, nel febbraio scorso, aveva diretto in prima persona l’operazione “New Bridge” in tandem con la Procura newyorkese, sgominando un’organizzazione internazionale di narcotrafficanti.

“Dopo la “Pizza connection” è stata la prima grossa indagine che ha visto questo collegamento diretto tra l’Italia e gli Stati Uniti” afferma Gratteri, che in un’intervista rilasciata a Radio24 evidenzia come ormai la ‘ndrangheta sia l’unica organizzazione criminale presente in tutti e cinque i continenti e ciò renda necessario un continuo collegamento e interscambio tra i vari Paesi.

E nel quadro internazionale del crimine organizzato rientra anche l’Isis, con la differenza però, rispetto alla ‘ndrangheta, di avere un fine, un obiettivo ben preciso, mentre in Italia, afferma il giudice, la criminalità organizzata “sta tra di noi, non è un corpo estraneo alla società”.

Si dice che dove non c’è paura non c’è coraggio e lui la avverte sentendo la lingua diventare amara, ma “la cosa importante è dominare la paura, perché altrimenti certe idee non si possono realizzare” dice e l’occasione per realizzare queste idee adesso ce l’ha, in qualità di Presidente della Commissione per la riforma della legislazione antimafia.

“E’ il momento buono per fare le modifiche, perché si sta meno bene rispetto a pochi anni fa e la gente è in grado di accettare e capire certe modifiche radicali, certe sterzate decisive”. Quella stessa gente del cui consenso la mafia si nutre, sostituendosi soprattutto in Calabria, a pezzi delle istituzioni. Lo scopo di questa riforma per Gratteri è di ”creare un sistema tale che non sia conveniente delinquere”, mantenendo intatte le garanzie costituzionali per gli imputati e di “applicare l’informatica del 2014 al codice per abbassare i tempi, i costi del processo e quindi il potere discrezionale del giudice”.

Si dichiara ottimista per ciò che si sta scrivendo in questo progetto, che se venisse approvato in blocco – prosegue – consentirebbe l’abbattimento in 5 o 6 anni dell’80% della mafia presente in Italia e anche le pendenze diminuirebbero del 70%. Un accenno anche sulla Polizia italiana, criticando la forte presenza dei sindacati che a volte impedirebbero di lavorare bene, ma giudicando anche inaccettabili il blocco degli stipendi e le condizioni fatiscenti delle auto e delle divise di cui i poliziotti sono forniti.

di Gianluigi Catalano

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