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L’abusivismo che fa tremare Reggio Calabria

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Un rapporto del 2009 mette in luce l’illegalità diffusa nelle costruzioni degli edifici. Dallo studentato alla superstrada. Se la bomba d’acqua che ha colpito la Locride avesse colpito la città di Reggio i danni sarebbero stati enormi. Eppure era tutto scritto. Ma nessuno è ancora intervenuto.

Cosa hanno in comune uno studentato, una superstrada e un centro sportivo di Reggio Calabria? Sono tutti costruiti su alvei di torrenti. È scritto in una relazione di qualche anno fa. Era il 2009, giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Scopelliti, e la commissione comunale d’inchiesta aveva lanciato l’allarme. Anzi, l’aveva scritto nero su bianco. Ma a distanza di 6 anni, infatti, quasi nulla è cambiato: il cemento ha continuato a proliferare un po’ a caso. E se la pioggia che ha sommerso la Locride avesse sfiorato la città, il bilancio probabilmente sarebbe stato molto più pesante.

Reggio, secondo la commissione d’inchiesta, sarebbe stata edificata in maniera abusiva o, ancor peggio, legalizzando l’illegalità. Non “semplicemente” attraverso i condoni, il cui ricorso è comunque ampiamente documentato: strutture pubbliche e private sarebbero sorte con tutte le carte in regola, rilasciate dagli enti predisposti, in barba, però, a qualsiasi norma antisismica o a qualsiasi vincolo idrogeologico, paesaggistico, ferroviario, stradale e aeroportuale.

Leggi l’articolo completo di Rocco Vazzana su L’Espresso

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