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Lamezia, apre sportello Acad contro gli abusi delle Forze dell’ordine

in cultura e società

LAMEZIA TERME – Apre a Lamezia uno sportello Acad (Associazione contro gli abusi in divisa) per tutelare chi riceve soprusi, soprattutto fisici, da parte delle forze dell’ordine. Sarà il primo presidio di Acad in Calabria. E’ attivo un numero verde dell’associazione funzionante 24h al giorno. Acad si è presentata ieri (31 gennaio) alla città presso lo spazio sociale Terra e Libertà. Lì è stato prima proiettato un video e due dei soci hanno raccontato le attività e le finalità dell’associazione.

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Stefano Cucchi, morto in ospedale dopo che era stato arrestato

Acad è una onlus nata dall’impegno di un gruppo di attivisti che seguono i casi di abusi delle forze dell’ordine. Perché è importante questa attività? Perché, quando a commettere abusi è chi dovrebbe proteggerci, le persone da chiamare in caso di emergenza, allora non si sa a chi rivolgersi. Da qui la creazione di un numero verde (800588605) da chiamare in caso di necessità, che tuttavia può fornire assistenza immediata solo nel caso esista un Acad point sul territorio.

Per questo la campagna “Acad in ogni città” ha il fine di creare uno sportello in ogni città d’Italia, perché alcuni casi di violenza non accadano mai più.

Prima di chiamare il numero verde i rappresentanti dell’associazione hanno consigliato di chiamare il 118. Altre attività che svolge l’associazione sono fare informazione sui processi in corso in cui sono imputate le forze dell’ordine per abusi e mandare qualcuno al fianco delle famiglie a seguire il processo, visto che spesso i familiari delle vittime si trovano soli in aule giudiziarie piene di poliziotti. Di frequente in questo genere di casi la vittima diventa l’imputato, nel senso che i poliziotti scavano nel suo passato vagliando ogni minimo indizio volto a screditarlo e a giustificare la violenza. Inoltre nei casi in cui la famiglia non possa permettersi i soldi per pagare le necessarie perizie, come nel caso di Davide Bifolco, allora viene indetta dall’associazione una campagna di raccolta fondi.

Alcuni ostacoli all’ottenimento della verità e della giustizia possono essere gli avvocati che sconsigliano di mettersi contro le forze dell’ordine, le intimidazioni sui testimoni volte ad ottenere il silenzio e anche la stampa, che diffonde la versione dei fatti ufficiale senza porre i dovuti interrogativi. Inoltre, nei processi gli organi di stampa si vedono solitamente all’udienza preliminare e alla sentenza, perdendo così dei momenti decisivi.

E’ con l’avvento dei social network che questi casi hanno iniziato a venire fuori, grazie alla possibilità delle persone di comunicare velocemente, a molte persone e senza intermediazioni. Sono così nati canali di informazione diversi rispetto alla stampa che si limitava a pubblicare i comunicati della Questura.
Il video proiettato, dal titolo “Perché non accada mai più – Le morti di stato” mostrava una serie di interviste ai familiari delle vittime.

Essi hanno lamentato la disinformazione, la mistificazione e i depistaggi operati da imputati e colleghi per coprire i loro reati. Proprio la diffusione di questi comportamenti ha portato una signora a cui è stato ucciso il figlio, che nel video parla di salvare le istituzioni dalle mele marce, a pensare che parlare di poche mele marce sia una visione accomodante e a ritenere complice dei delitti l’intera istituzione. Un’altra signora, che nel video dice di voler protestare per l’uccisione del figlio, con lo sciopero della fame davanti all’Eliseo, fanno sapere i soci di Acad che ci è effettivamente andata e i carabinieri l’avrebbero atterrata spezzandole 3 costole.

Sono state raccontate le storie di molte vittime e ancora più storie erano appese al muro dello spazio sociale. Storie conosciute e meno conosciute. Si è parlato di Aldrovandi, Cucchi, Uva, Gugliotta, Brunetti, Ferrulli, Magherini, Mastrogiovanni. Quest’ultimo è morto mentre si trovava in TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio nei reparti psichiatrici) e i rappresentanti di Acad hanno detto che si occupano anche di episodi simili di violenza. Ci è stato detto che Aldrovandi e Cucchi erano stati presi per extracomunitari, è possibile che se così non fosse stato non avrebbero fatto quella fine? Probabilmente sì. Spesso i migranti sono discriminati e maltrattati, ma rifiutano di denunciare per paura.

Verrà quindi lanciato l’Acad point a Lamezia dove vi è anche lo sportello legale di Terra e Libertà che attualmente si occupa di tematiche come vertenze di lavoro, privazione della casa, luce e gas e questo genere di violazioni di diritti. Attualmente vi sono Acad point a Napoli, Firenza, Roma, Terni, Brescia, Genova e altre città. Un Acad point è importante anche per raccogliere le dichiarazioni spontanee dei testimoni prima che le persone vengano intimidite. Altre attività dell’Acida point saranno presenziare ai processi e organizzare iniziative pubbliche.

L’associazione nazionale ha in programma di scrivere un manuale per far sapere ai cittadini i propri diritti e una mappa degli abusi in divisa, ovvero la frequenza per luogo. Inoltre da molto tempo è in atto una campagna per il numero identificativo sui caschi delle forze dell’ordine. Si cercano avvocati disposti a collaborare al progetto per tutelare i bisognosi. Per adesso collaborano con l’associazione una cinquantina di avvocati su tutto il territorio nazionale.

di Vincenzo Costabile

  1. Bravi i calabresi. Scommetto che è proprio di fianco al centro contro gli abusi della ‘ndrangheta, vero?

    Commento by ItaGliani on 4 febbraio 2015 at 14:10

  2. Grande commento! io invece scommetto che tu sei il classico uomo del nord esperto sociologo e studioso di ndrangheta senza conoscerla…

    Commento by calabrese cattivo on 6 febbraio 2015 at 15:45