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Lamezia, imprenditori costretti ad assumere ‘ndranghetisti come braccianti agricoli

in politica e cronaca

LAMEZIA TERME – La Guardia di Finanza di Lamezia Terme, coordinata dalla DDA della Procura della Repubblica di Catanzaro, ha notificato quattro avvisi di garanzia, con contestuale avviso della chiusura delle indagini preliminari, nei confronti di due esponenti dei clan di ‘ndrangheta lametini e loro parenti.

A seguito delle indagini di Polizia Giudiziaria, svolte dalle “Fiamme gialle”, è stato accertato che Aldo Notariannni, membro della commissionedi una cosca egemone di Lamezia Terme, avvalendosi del potere intimidatorio riconosciutogli dal curriculum delinquenziale, ha imposto a diversi imprenditori locali la sua fittizia assunzione, quella di sua moglie, Giuseppina Giampà, e quella della cognata, Carolina Cerra.

Gli indagati, pur non avendo mai di fatto prestato attività lavorative, si erano precostituiti in maniera fraudolenta una falsa posizione contributiva ai fini pensionistici, ottenendo nel corso del tempo indebito profitto dai contributi previdenziali estorti ai loro fittizi datori di lavoro, e da indennità di malattia e di disoccupazione erogate indebitamente nel frattempo dall’Inps.

Questo metodo è risultato peraltro “trasversale” e consueto nelle cosche lametine, poiché’ è stato accertato che anche un altro esponente di rilievo, Vincenzo Torcasio, appartenente ad una cosca contrapposta a quella di Notarianni, attraverso lo stesso modus operandi, aveva imposto la sua assunzione e quella di una sua congiunta ad un imprenditore agricolo, beneficiando anch’egli in tal modo di indebiti profitti simili a quelli sopra descritti (pensione e indennità previdenziali varie).

All’esito delle indagini, il gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme ha denunciato alla DDA di Catanzaro i responsabili dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso e truffa aggravata a danno dell’Inps.

Oltre agli avvisi di garanzia per le quattro persone, la Guardia di Finanza ha tempestivamente inviato le comunicazioni di rito all’Inps, che procederà al recupero delle somme indebitamente percepite nel tempo dagli indagati, che ammonterebbero ad un totale complessivo di oltre 100.000 euro.

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redazione CN

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