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	<title>Calabria Notizie &#187; lavoro</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Imprese strozzate e sull&#8217;orlo del fallimento &#8211; Nel primo quadrimestre di quest&#8217;anno le procedure sono aumentate di tre volte rispetto allo stesso periodo del 2011 &#8211; Crescono anche le esecuzioni immobiliari. Le aziende non riescono più nemmeno a pagare i mutui</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del 2011. In valore assoluto, più della metà del totale dell&#8217;anno scorso. Solo a Reggio, ben 12 le procedure aperte da gennaio a oggi, a fronte delle sole 4 del 2011. Complessivamente, lo scorso anno sono stati 21 i fallimenti dichiarati (24 quelli del 2010). Non traggano in inganno queste cifre che sembrano &#8220;piccole&#8221;: perché in realtà nascondono dimensioni economico-produttive piuttosto &#8220;grandi&#8221;.<span id="more-23089"></span></p>
<p>La nuova legge sulla &#8220;fallibilità&#8221;, infatti, impone dei vincoli ben precisi: nel triennio precedente l&#8217;avvio della procedura, ricavi e attivo non inferiori rispettivamente a 200 mila e 300 mila euro e debiti relativi all&#8217;ultimo anno o all&#8217;ultimo bilancio che superino i 500.000 euro. È ovvio che numeri così &#8220;importanti&#8221; sono soltanto delle imprese non certo di piccole dimensioni. </p>
<p>In una realtà come quella reggina – che sicuramente non possiede un tessuto socio-economico particolarmente ricco e dinamico – il fallimento di 12 nuove imprese, con le inevitabili ripercussioni sull&#8217;occupazione, può dunque costituire un segnale di fortissima preoccupazione per la tenuta socio-economica del territorio.</p>
<p>A questi dati, peraltro, vanno aggiunti quelli relativi alle istanze di fallimento, che poi non necessariamente esitano in fallimenti. E qui si capisce come la crisi dalle nostre parti è arrivata molto prima che altrove: e infatti, mentre nel primo quadrimestre del 2010 le istanze erano solo 27, l&#8217;anno successivo sono raddoppiate, arrivando a 54 e da gennaio a fine aprile si sono attestate a 46.</p>
<p>Lo stesso andamento seguono le procedure di esecuzione immobiliare (decreti ingiuntivi, pignoramenti), che – sempre nel primo quadrimestre – nel 2010 erano 69, l&#8217;anno dopo sono cresciute a 88, quest&#8217;anno si sono &#8220;fermate&#8221; a 87.</p>
<p>Che la situazione stia velocemente mutando – e in senso sicuramente preoccupante – lo conferma il dott. Giuseppe Campagna, che coordina l&#8217;apposita sezione del Tribunale. «Ormai – afferma – si ricorre alla Giustizia anche per riscuotere piccole somme di denaro, perché da una parte nessuno può più &#8220;lasciar perdere&#8221;, anche considerati i tempi lunghi delle procedure; dall&#8217;altra non si ha più fiducia nella solvibilità dei creditori. </p>
<p>I soggetti fallibili sono limitati a Reggio perché nel nostro territorio non esiste un tessuto d&#8217;imprese diffuso. Quindi, visti i limiti imposti dalla nuova normativa, è più facile avviare un pignoramento immobiliare che non un&#8217;istanza di fallimento, sempre che il soggetto debitore possieda immobili. E queste situazioni stanno a mano a mano aumentando: attualmente vi sono anche importanti realtà reggine che non riescono a pagare i mutui a cui devono fare ricorso per poter proseguire l&#8217;attività. E nei confronti di queste società sono già scattati pignoramenti di beni immobili».</p>
<p>Il magistrato lascia poi intendere che questa sorta di &#8220;catena&#8221; perversa si sta pericolosamente allungando, strozzando ulteriormente la già precaria e fragile economia di Reggio. E coinvolgendo attività e imprese che mai nessuno avrebbe immaginato in difficoltà. «Ribadisco – spiega ancora il dott. Campagna – che molte procedure sono conseguenza del mancato pagamento di mutui, sia da parte di privati, sia di società; e mentre i limiti normativi per i fallimenti spesso rischiano di vanificare l&#8217;azione, non esiste alcun vincolo di valore per le procedure esecutive. I mutui spesso sono garantiti con gli immobili: ed è spiegato perché le banche agiscono più facilmente su di essi».</p>
<p>Va anche detto che proprio nelle procedure fallimentari ed esecutive è immobilizzata molta ricchezza: le società non riescono a riscuotere i propri crediti e chi vorrebbe investire è scoraggiato proprio dai tempi eccessivamente dilatati per ottenere i propri soldi. Da qui l&#8217;invito pressante del governo ai magistrati a velocizzare al massimo le azioni. </p>
<p>«E noi – sottolinea il dott. Campagna – ci stiamo adeguando. Grazie alle due colleghe della sezione fallimentare – Tiziana Drago e Caterina Asciutto – stiamo abbassando tantissimo le pendenze: basti pensare che addirittura si definiscono più procedimenti di quanti ne entrano». </p>
<p>Un dato, su tutti: nell&#8217;aprile 2005 (quando s&#8217;è insediato nell&#8217;ufficio il dott. Giuseppe Campagna) le pendenze arrivavano a 1.670; a oggi, nonostante il vertiginoso aumento degli atti, sono circa 830.</p>
<p>di Graziella Mastronardo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=62425&#038;Edizione=7&#038;A=20120511">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ogni settimana una ditta chiude i battenti &#8211; Dal 2010 ad oggi il Tribunale bruzio ha dichiarato il fallimento di 102 imprese. Dal primo gennaio di quest&#8217;anno ne sono già sparite tredici &#8211; La mortalità aziendale devasta i settori strategici della nostra economia: commercio, agricoltura ed edilizia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/10/ogni-settimana-una-ditta-chiude-battenti-dal-2010-oggi-tribunale-bruzio-dichiarato-fallimento-102-imprese-dal-primo-gennaio-questanno-sono-gia-sparite-tredici-mortalit/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:29:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gli inglesi lo chiamano credit crunch. Una formula dal suono prepotente e aspro come la crisi che stiamo vivendo, la cui traduzione italiana è altrettanto evocativa: la morsa del credito. Una corda stretta al collo degli imprenditori, dal piccolo artigiano al grande costruttore edile, che in alcuni casi provoca la totale asfissia delle [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gli inglesi lo chiamano credit crunch. Una formula dal suono prepotente e aspro come la crisi che stiamo vivendo, la cui traduzione italiana è altrettanto evocativa: la morsa del credito. Una corda stretta al collo degli imprenditori, dal piccolo artigiano al grande costruttore edile, che in alcuni casi provoca la totale asfissia delle aziende, travolte dai debiti e senza la liquidità necessaria a coprire spese ormai insostenibili. Dal 2010 ad oggi, infatti, sono state 102 le dichiarazioni di fallimento pronunciate nel distretto giudiziario cosentino.<span id="more-23083"></span> </p>
<p>Andando a scorporare i numeri su base annua, si può notare un incremento che non lascia presagire nulla di buono: due anni fa le chiusure aziendali ordinate dal Tribunale bruzio sono state quarantadue, mentre dal primo gennaio al 31 dicembre 2011 il dato ha raggiunto quota quarantasette. </p>
<p>Insomma, a Cosenza e nei dintorni fallisce un&#8217;azienda quasi ogni settimana. Il trend del 2012 appare in leggero rallentamento, anche se è l&#8217;autunno il periodo più &#8220;caldo&#8221; per i giudici: dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono stati infatti dichiarati tredici fallimenti.</p>
<p>Il quadro a tinte fosche viene accentuato anche da altre informazioni, questa volta riconducibili alla Camera di commercio (e quindi riferibili all&#8217;intero territorio provinciale). Sono del resto 66.451 le imprese registrate al 31 dicembre scorso in tutto il Cosentino, 336 in più rispetto all&#8217;anno precedente. </p>
<p>Il settore maggiormente rappresentativo è quello del commercio (29,1%) seguito dall&#8217;agricoltura (18,4%). Va detto, tuttavia, che un fetta importante di queste ditte (che vanno dalla partita Iva individuale in su) è sostanzialmente ferma. Quelle attive sono infatti 56.364 (pari all&#8217;84,8% del totale, in calo rispetto all&#8217;85,4% del 2010). </p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto più che rilevante, cioè quello relativo alla mortalità delle imprese. Nel 2011 le cessazioni sono state 3.862, in aumento rispetto al 2010 (3.275) ma in calo se confrontate con il dato di due anni prima (4.298). La maggiore &#8220;erosione&#8221; s&#8217;è registrata nel settore del commercio, con 1.268 aziende scomparse nel solo 2011, contro le 966 che si sono iscritte nello stesso arco temporale. </p>
<p>Drammatico è pure quanto accaduto nel campo dell&#8217;agricoltura, con la chiusura di 713 ragioni sociali (il saldo è negativo perché sono state 445 le ditte sorte nel medesimo periodo). Non va meglio al settore delle costruzioni, fiaccato dalla &#8220;morte&#8221; di 472 imprese nel giro di un anno e poco risollevato dall&#8217;iscrizione all&#8217;ente camerale di 327 &#8220;consorelle&#8221;. </p>
<p>Insomma, la base del nostro sistema economico annaspa e prova a raccogliere i cocci di una crisi terribile. I colpi riescono a pararli solo alcuni &#8220;pesci piccoli&#8221;, come le attività finanziarie e assicurative. Ma per molte ditte la &#8220;fine&#8221; è semplicemente rimandata di qualche tempo. </p>
<p>C&#8217;è tuttavia da dire che è calato un dato importante: quello delle imprese in liquidazione. Cosenza ha sempre guidato questa non felice classifica calabrese, ma nel 2011 la musica è cambiata: l&#8217;anno scorso le procedure di fallimento sono state avviate in 390 casi (il minimo assoluto nell&#8217;ultimo decennio), nettamente in calo rispetto ai 631 del 2010 e ai 610 del 2009. Magra consolazione di fronte al periodaccio che stiamo vivendo.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61772&#038;Edizione=8&#038;A=20120510">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>15 mila imprese calabresi soffocate dalle &#8216;ndrine &#8211; Presentato il XIII° rapporto di SOS Impresa. In Calabria ancora poche le denunce</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 15:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di pizzo, particolarmente al Sud, utile per il controllo del territorio per l’instaurazione di un clima di sudditanza ma che invece cede il posto a meccanismi di prestanome e di pronta liquidità a tassi usurai per quanto riguarda l’affermazione del dominio sull’economia oltre che sul territorio. <span id="more-23042"></span></p>
<p>Queste le modalità di inserimento nell&#8217;economia legale anche con attività di contrabbando, traffici illeciti, contraffazione, gioco clandestino e scommesse. Altro dato che connota il fenomeno attiene alla provenienza dalla provincia di Reggio Calabria del 58% degli imprenditori colpiti (complessivamente 4500) su scala nazionale.  </p>
<p>Ecco la fotografia scattata dal XIII rapporto, le mani della Criminalità sulle Imprese, presentato oggi a palazzo San Giorgio dal presidente nazionale di SOS Impresa, Lino Busà, nell’ambito del consueto appuntamento promosso proprio da SOS Impresa, presieduta a Reggio Calabria da Rocco Raso, imprenditore di Cittanova che con altri undici imprenditori cittanovese fondò negli anni Novanta, Acipac, una delle prime associazioni antiracket d’Italia, la prima in provincia di Reggio con sede e anima proprio a Cittanova. </p>
<p>L’incontro odierno ha focalizzato, ovviamente l’attenzione sul caso Calabria in cui su 200 mila imprese (61 mila nel reggino), ovviamente si tratta di darti fluttuanti tra l’attivo e l’inattivo, tra il regolare ed il sommerso,15 mila sarebbero, secondo SOS Impresa, vessate dal racket e dall’usura. Gli imprenditori in difficoltà arrivano a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti, contro il 120% degli anni passati. Dunque cresce il tasso di interessi che strozzano l’economia, impedendone lo sviluppo sano, ma non aumenta il numero delle denuncie. </p>
<p>&#8220;Non possiamo delegare alla sola magistratura ed alle forze dell’Ordine, il compito di scardinare questo circuito vizioso, ha sottolineato il sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena che unitamente al prefetto di Reggio, Vittorio Piscitelli, al procuratore Aggiunto della DDA reggina, Michele Prestipino, al presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola ed al vice presidente della Giunta Provinciale di Reggio, Giovanni Verduci, ha contribuito all’incontro moderato da Antonino Marcianò, presidente di Confersercenti Calabria. </p>
<p>Letto il telegramma dell’onorevole Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia impossibilitato a partecipare, la presentazione si è aperta con la proiezione di un video &#8220;La mano sulla spalla&#8221; finanziato dalla Regione Lazio e realizzato da Danila Bellino ed incentrata sulla storia dell’imprenditore calabrese oggi residente a Roma, Antonio Anile. Atteso anche il presidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ndrangheta della Regione Calabria, Salvatore Magarò.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17405">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Striscioni e catene, la protesta dei lavoratori della ex Standa &#8211; Sit-in davanti alla Prefettura, si cerca una soluzione attraverso la concertazione &#8211; Nuovo incontro fissato venerdì con la Confindustria e i sindacati</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; &#8220;Dipendenti Rivazzurra, dalla fama alle fame&#8221;, recitava così, ieri mattina, lo striscione posto di fronte alla Prefettura dai lavoratori dell&#8217;ex Standa, in continua protesta per il mancato ricevimento degli stipendi. Le loro, sono facce assorte, quasi rassegnate ad un destino che di certo non si aspettavano. Ma non mollano, non lo hanno mai [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; &#8220;Dipendenti Rivazzurra, dalla fama alle fame&#8221;, recitava così, ieri mattina, lo striscione posto di fronte alla Prefettura dai lavoratori dell&#8217;ex Standa, in continua protesta per il mancato ricevimento degli stipendi. Le loro, sono facce assorte, quasi rassegnate ad un destino che di certo non si aspettavano. Ma non mollano, non lo hanno mai fatto e non lo faranno neanche adesso che sono chiamati ad urlare i loro diritti.<span id="more-22977"></span></p>
<p>Tornati alle dipendenze del Gruppo Russo, da oltre nove mesi non percepiscono salario, risultando regolarmente assunti ma restando comunque a casa senza possibilità di lavorare. Tre i supermercati chiusi a Catanzaro, oltre 10 le filiali ormai serrate nella provincia, tutti con la motivazione di un&#8217;apparente ristrutturazione, finora ancora senza avvio, in nessuno dei punti vendita, risultanti inspiegabilmente ancora pieni di merce.</p>
<p>Dal 20 febbraio, infatti i lavoratori, prima dipendenti Europa 2000, poi Billa G, ora Rivazzura, si ritrovano senza più occupazione e con una situazione economica ormai allo stremo. Ieri mattina, incatenati sulle scale della Basilica dell&#8217;Immacolata, hanno chiesto con a gran voce d&#8217;incontrare il prefetto, Antonio Reppucci, che in tarda mattinata ha poi incontrato una piccola delegazione di dipendenti.</p>
<p>«Il debito che l&#8217;azienda ha oramai raggiunto con noi – spiegano i lavoratori – varia dalle nove alle tredici mensilità. Il calvario – raccontano i dipendenti – è iniziato già dal 2007, con la retrocessione del ramo d&#8217;azienda dal gruppo Russo al gruppo Billa, che poi successivamente subappaltato a Europa 2000».</p>
<p>«Al ritorno di Russo, l&#8217;azienda si era fatta carico dei nostri problemi, e dei ritardi nei pagamenti, assicurando parte degli stipendi, ancora oggi però mai percepiti». Le condizioni dei manifestanti, a questo punto, appaiono drammatiche e sconcertanti: pochi interlocutori, e un avvenire che è ancora lontano da poter definire. </p>
<p>Le catene, con cui, ognuno di loro, si è legato, rappresentano infatti, quella non libertà di vivere dignitosamente la propria esistenza di uomo, e di donna, lavorando e mantenendo così quel minimo di benessere economico- familiare che dovrebbe essere alla base di ogni diritto del cittadino. </p>
<p>Dalla riunione col prefetto Reppucci nulla di definitivo, almeno per quanto è trapelato. Il massimo rappresentate cittadino del Governo, infatti, con pochi margini di manovra su tali questioni, si è ad ogni modo impegnato per la convocazione di un tavolo di concertazione tra le tre aziende interessate, l&#8217;Ispettorato del Lavoro, Confindustria, e sindacati, per la messa a punto di un piano risolutivo al problema. L&#8217;incontro dovrebbe avvenire nella mattinata di venerdì 27 aprile.</p>
<p>di Romana Monteverde</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=54089&#038;Edizione=9&#038;A=20120424">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le arance di Rosarno: la Coca Cola &#8216;spreme&#8217; gli agricoltori? &#8211; Un&#8217;inchiesta pubblicata dalla rivista inglese &#8216;The Ecologist&#8217; fa luce sull&#8217;acquisto del succo di arance di Rosarno a soli sette centesimi al litro da parte della multinazionale Coca cola per la produzione della Fanta &#8211; Per potere vendere il succo a un prezzo così basso, i produttori sarebbero disposti a ricorrere alla manodopera in nero</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Rosarno, Calabria. Ancora una storia di illegalità e sfruttamento. Questa volta i protagonisti non sarebbero imprese senza scrupoli in odor di mafia, ma una multinazionale. &#8216;La&#8217; multinazionale per eccellenza, la Coca Cola. Arance acquistate a prezzi ridicoli per la produzione della nota bevanda a base di succo d&#8217;arancia, la Fanta: è quanto sarebbe emerso da [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno, Calabria. Ancora una storia di illegalità e sfruttamento. Questa volta i protagonisti non sarebbero imprese senza scrupoli in odor di mafia, ma una multinazionale. &#8216;La&#8217; multinazionale per eccellenza, la Coca Cola. Arance acquistate a prezzi ridicoli per la produzione della nota bevanda a base di succo d&#8217;arancia, la Fanta: è quanto sarebbe emerso da un&#8217;inchiesta della rivista inglese The Ecologist, ripresa successivamente anche dall&#8217;Indipendent. Nulla di nuovo in realtà.<span id="more-22934"></span></p>
<p>Già nel 2009 Rosarno era stata il centro delle rivolte degli immigrati impiegati nella raccolta degli agrumi, costretti a ritmi di lavoro ai limiti della schiavitù. Le rivolte provocarono la successiva reazione degli abitanti e una guerriglia tra poveri, in un territorio già devastato dalla criminalità organizzata e dal degrado ambientale e sociale, che diede luogo a linciaggi e caccia all&#8217;uomo, con un bilancio di decine di feriti. A due anni da quei drammatici fatti, complice la crisi dell&#8217;agricoltura, la situazione dei braccianti non sembra essere migliorata: si continua a parlare di salari da fame, di sfruttamento e di pessime condizioni di vita in ghetti privi di acqua ed elettricità.</p>
<p>Dopo lo scandalo, la Coca Cola, avrebbe inizialmente deciso di annullare i contratti con i coltivatori della zona. Dopo la mediazione del ministro delle Politiche agricole Mario Catania, la marcia indietro: Coca Cola ritornerà ad acquistare le arance di Rosarno. E non è tutto. La multinazionale avrebbe anche promesso un incremento d&#8217;acquisto e contratti pluriennali per le aziende produttrici, all&#8217;insegna della sostenibilità. Sembrerebbe una favola a lieto fine, ma non è così.</p>
<p>Secondo Coldiretti infatti, per un&#8217;aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute. Un&#8217;inezia rispetto ai costi di produzione e di raccolta. Una situazione che colpisce non solo i produttori ma anche i lavoratori extracomunitari, poiché fomenta i fenomeni di illegalità e la conseguente chiusura delle industrie di trasformazione.</p>
<p>Sempre secondo Coldiretti, in base ad una legge nazionale ormai datata (Legge n. 286 del 1961) le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi. Ogni punto percentuale di succo di arancia in più oltre il 12 per cento corrisponde all’utilizzo di 25 milioni di chili in più di arance, pari a circa 560 ettari di agrumeto, mentre pagando le arance a 15 centesimi/chilo (il costo per la sola raccolta è di 6 centesimi/chilo), in un litro di aranciata ci sarebbero 6 centesimi di arance con la possibilità di remunerare adeguatamente il prodotto e il lavoro per ottenerlo.</p>
<p>Solo nella Piana di Gioia Tauro ci sono 11500 imprese agricole che producono 440mila tonnellate di arance su 8800 ettari coltivati, con un potenziale occupazionale di 792mila giornate annue di lavoro. Coldiretti Calabria ha portato in piazza le sue ragioni in una manifestazione che ha visto la partecipazione di migliaia di agricoltori, lavoratori, cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali al grido di “no all’aranciata che spreme agricoltori, lavoratori e inganna i consumatori”.</p>
<p>È passato un mese ormai dalla mobilitazione. Cosa è cambiato? Nulla, secondo il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, che in una nota precisa: “Nonostante incontri istituzionali ai vari livelli con le relative assicurazioni, la Coca-Cola Company continua ad essere assente e a non dare alcun cenno positivo sulla catena di sfruttamento che interessa l&#8217;intera filiera agrumicola da industria” &#8211; incalza il presidente &#8211; “La situazione nella Piana continua ad essere drammatica, le arance marciscono, i produttori da tre anni soffrono le pene dell’inferno e non fanno reddito, la situazione dei lavoratori stagionali pone serie preoccupazioni”. Non solo. “Si sta per concludere la campagna agrumicola e, oltre al prezzo pagato ai produttori di 0,7 centesimi di euro, abbiamo potuto riscontrare – continua Molinaro nella nota &#8211; che la richiesta di succo concentrato è diminuita.</p>
<p>Il sospetto che si ingenera è che si potrebbe essere in presenza di una sottile ritorsione; altro che aumentare l&#8217;acquisto di succo dalla Calabria! L&#8217;ulteriore sospetto, poi, è che le multinazionali stiano effettuando una forma di cartello e su questo sarebbe utile ed importante che svolgesse le opportune indagini e approfondimenti l&#8217;Autorità per la concorrenza sui mercati”.</p>
<p>Ancora più dura, la posizione del responsabile dell&#8217;associazione Libera nella Piana di Gioia Tauro, don Pino De Masi: “Bisogna boicottare tutte le multinazionali che sfruttano le situazioni di emarginazione. Non mi meraviglio &#8211; ha aggiunto &#8211; che una multinazionale come la Coca Cola utilizzi le arance raccolte da lavoratori sfruttati per produrre i suoi prodotti. Queste grandi aziende pensano che tutto sia in perfetta regola ma in realtà dovrebbero sapere quanto accade nei nostri territori e le situazioni in cui lavorano queste persone”.</p>
<p>“Ora siamo agli sgoccioli &#8211; ha concluso don Pino nel suo comunicato &#8211; perché la campagna agrumicola volge al termine. Ma nei mesi scorsi ci siamo trovati nuovamente a dover fronteggiare una situazione di emergenza sia per quanto riguarda l&#8217;accoglienza che le condizioni in cui lavorano i braccianti stranieri. Dal prossimo anno servono delle soluzioni strutturali che consentano l&#8217;integrazione di queste persone, possibilmente spalmandole su piu&#8217; comuni della Piana di Gioia Tauro”.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche chi pensa che la soluzione alla crisi non passa attraverso lo sfruttamento di chi è più debole ma, al contrario, dalla solidarietà e dalla cooperazione sociale. È il caso di SOS Rosarno, la campagna di solidarietà che Equo Sud, insieme all’Osservatorio Migranti Africalabria, ha avviato lo scorso inverno con le “arance etiche dalla piana”.</p>
<p>Attraverso la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale, da un anno si sostiene una produzione etica che consente di sperimentare un diverso rapporto tra lavoratori immigrati e piccoli proprietari contadini. Le arance dei produttori di riferimento vengono tutte, rigorosamente, da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno.</p>
<p>di Valentina Valente </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/multinazionali/arance_rosarno_coca_cola_spreme_lavoratori.html">ilcambiamento.it</a></p>
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		<title>Crotone, Oss sul tetto e le donne s&#8217;incatenano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era già accaduto qualche giorno fa quando i precari hanno occupato la sede della direzione generale<span id="more-21634"></span> &#8211; il rinvio della riunione programmata in Regione per mercoledì 9 novembre, con l’obiettivo di affrontare il problema degli ex ‘Obiettivo lavoro’ di Crotone. A quanto pare, non solo la riunione è stata rinviata al 18 di novembre, ma non si terrà nemmeno più in Regione, bensì alla Prefettura di Crotone. </p>
<p>Appresa la notizia dai sindacati, martedì 8 novembre, i lavoratori che da diversi giorni sono in assemblea permanente all’ingresso del nosocomio cittadino, sono ricaduti nella tensione. In cinque, tre donne e due uomini, sono saliti, ancora una volta sul tetto del ‘San Giovanni di Dio’, mentre sotto si valutava l’idea di salire tutti. Sì in 130. </p>
<p>I momenti di tensione non sono mancati: uno degli Oss si è messo a cavalcioni sul cornicione dell’edificio ed ha iniziato ad urlare lanciando sotto calcinacci e un bastone. È fuori discussione che sia riuscito nel suo intento, ovvero a catturare l’attenzione dei cittadini che in quel momento passavano da lì e che camminavano tutti a testa in su. I colleghi che aspettavano sotto, invece, esprimevano disapprovazione, invitandolo a smettere preoccupati che potesse correre dei pericoli.</p>
<p>Lo show è finito quando è arrivata la Digos insieme alla pioggia, che hanno scoraggiato gli altri a salire sul tetto e convinto chi stava già sopra a scendere. In tanti temono, infatti, gli effetti sanzionatori delle segnalazioni già eseguite dalla Polizia e questo non fa che generare dissidi e divisioni tra chi vorrebbe continuare a protestare e chi si è ormai rassegnato o è costretto per esigenze economiche a timbrare il tesserino ed andare regolarmente a lavorare per evitare il rischio di non ricevere integralmente il sussidio che la Provincia eroga attraverso i fondi delle Politiche attive (che si va ad aggiungere alla mobilità in deroga che scade a fine dicembre). </p>
<p>“Con questi continui rinvii &#8211; ha commentato uno di quei precari &#8211; stanno attuando una strategia di scoraggiamento psicologico, che, però, ci sta esasperando e che rischia di far degenerare la situazione. Il nostro collega sul tetto ne è la prova. È la disperazione che porta a questo! Ormai abbiamo capito che rinviano continuamente le riunioni perché non sanno proprio cosa dirci. Sembra che il futuro per noi sia segnato”. </p>
<p>Mercoledì 9 è iniziata un’altra giornata di tensione, in cui, però, i precari sono tornati a far fronte comune: tre donne si sono incatenate davanti alla cappella ospedaliera, mentre tutti gli altri hanno inscenato un sit-in di protesta intorno a loro, promettendo di rimanere lì anche durante la notte, fino a quando non ci saranno segnali di interessamento da parte delle istituzioni. </p>
<p>Ma non è tutto. Quando i 130 fantasmi dell’Asp avevano tentato di affiggere uno striscione di protesta nell’atrio dell’ospedale, ma hanno incontrato la dura opposizione del direttore del presidio ospedaliero, Angelo Carcea. Ne sono seguiti momenti di duri scontri verbali tra il medico e uno dei precari che hanno rischiato di degenerare in uno scontro corpo a corpo se non fosse stato per l’intervento degli altri lavoratori in mobilitazione e di qualche passante. </p>
<p>In realtà i precari intendevano appendere un grande striscione proprio al centro dell’atrio dell’Ospedale e questo deve essere sembrato veramente eccessivo al direttore di presidio per una struttura chiamata alla tutela della salute.</p>
<p>Al di là dello striscione, che alla fine non è stato affisso, l’atrio del ‘San Giovanni di Dio’ ha tutto l’aspetto di un luogo di contestazione: sono stati affissi cartelloni da per tutto, anche sotto lo sportello di accettazione e e sui pannelli che indicano i nomi e le collocazioni dei reparti, mentre i precari sono fermi lì e numerosi. </p>
<p>“Siamo qui per un posto di lavoro &#8211; ha detto uno di loro &#8211; anche se ci sembrerebbe già una conquista poter dire di essere precari, perché noi non siamo nemmeno quello. non c’è nulla che ci lega all’Asp, per ora siamo solo disoccupati in mobilità. A fine dicembre scadrà anche la mobilità, ci piacerebbe sapere se almeno alla Regione stanno provvedendo a preparare la documentazione necessaria a chiedere un rinnovo. </p>
<p>Non sarebbe tanto, anche perché sarà decurtata di un’ulteriore 30 per cento, ma ci rendiamo conto che, in un momento in cui tutti fanno finta di essersi dimenticati di noi, forse non ci sarà nemmeno quella o, se ci sarà, potrebbe arrivare molto tardi, lasciandoci senza risorse completamente, come è già accaduto lo scorso anno. </p>
<p>di Angela De Lorenzo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank"<br />
 href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19954&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Rifiuti, va in scena la rabbia dei lavoratori &#8211; Un dipendente dell&#8217;Enertech è salito ieri su un capannone nella discarica e ha minacciato di lanciarsi nel vuoto. Lunedì lo sciopero per rivendicare gli stipendi &#8211; Continua il balletto sulla gestione. Il commissario studia soluzioni, il prefetto incontra i sindacati</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 09:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La rabbia dei lavoratori è esplosa ancora prima dello sciopero, previsto lunedì. Ieri mattina, un dipendente della Enertech &#8211; da due mesi senza sipendio così come tutti i suoi colleghi &#8211; si è arrampicato su un capanonne all&#8217;interno della discarica di Alli. Per ore è rimasto lassù, a circa 20 metri d&#8217;altezza, minacciando [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La rabbia dei lavoratori è esplosa ancora prima dello sciopero, previsto lunedì. Ieri mattina, un dipendente della Enertech &#8211; da due mesi senza sipendio così come tutti i suoi colleghi &#8211; si è arrampicato su un capanonne all&#8217;interno della discarica di Alli. Per ore è rimasto lassù, a circa 20 metri d&#8217;altezza, minacciando di lanciarsi nel vuoto; sotto si sono radunati Carabinieri, sanitari del 118 e Vigili del fuoco. All&#8217;ora di pranzo, dopo i tentativi (vani) dei Vdf e un colloquio con un dirigente dell&#8217;azienda, l&#8217;operatore ha deciso di scendere in attesa di sviluppi.<span id="more-21463"></span></p>
<p>La situazione resta particolarmente complessa. Ieri la Enertech, la società che da anni gestisce il sito finito nel mirino della Procura per una serie di reati ambientali, ha confermato la posizione espressa in una comunicazione inviata via fax mercoledì pomeriggio al prefetto, al sindaco, al commissario delegato per l&#8217;emergenza ambientale e, per conoscenza, al gip del Tribunale, alla Procura della Repubblica, alla Regione, alla Provincia, ai Carabinieri del Noe, all&#8217;Arpacal e ai custodi giudiziari dell&#8217;impianto. </p>
<p>«Siamo nell&#8217;impossibilità operativa ed economica di proseguire nella gestione dell&#8217;impianto di Alli fino alla data del 10 novembre 2011, come richiesto dall&#8217;ufficio del commissario», ha reso noto l&#8217;amministratore delegato. </p>
<p>Confermato che l&#8217;ufficio del commissario ha notificato la rescissione del contratto con la Enertech, resta da chiarire chi e come gestirà il sito fino a quando non subentrerà la società che si aggiudicherà il servizio. Da più parti viene auspicato che e già oggi il commissario delegato, il generale Graziano Melandri, disponga un affidamento straordinario nelle more della definizione giuridica del nuovo gestore, che comunque avrà l&#8217;obbligo di riempiegare il personale già in servizio nella discarica di Alli.</p>
<p>Sul fronte economico, il Comune ha ribadito di essere pronto a sbloccare circa 90mila euro che potrebbero essere immediatamente utilizzati per il pagamento almeno di una parte degli stipendi del personale.</p>
<p>Di questo ed altro i sindacati hanno parlato mercoledì pomeriggio nel corso di un incontro con il prefetto Antonio Reppucci, che ormai da settimane segue da vicino tutta la delicatissima vicenda. Gli stipendi non vengono erogati al personale dallo scorso agosto, cioè da quando il gip del Tribunale &#8211; su richiesta della Procura &#8211; ha sequestrato beni per circa 90 milioni ad amministratori della Enertech accusati di reati fiscali. </p>
<p>A ciò si è aggiunto, venerdì scorso, il sequestro della discarica per il presunto versamento di percolato nel fiume Alli e, di conseguenza, nel mare. Ora, a prescindere dalle responsabilità penali, la Enertech dice di avere le mani legate, «ove – si legge sempre nella comunicazione dell&#8217;amministratore delegato – non fosse disposto immediatamente il versamento dei crediti fin qui maturati e scaduti, necessari al pagamento del personale dipendente e degli altri oneri connessi alla gestione dell&#8217;impianto». </p>
<p>Stante la posizione della società veneta, i cancelli della discarica potrebbero rimanere chiusi. «Si invitano pertanto gli Enti competenti – è la conclusione di Enertech – ad assumere, ciascuno per quanto di propria competenza, le necessarie determinazioni». E lunedì, salvo novità, sciopereranno tutti i lavoratori della discarica.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=145427&#038;Edizione=9&#038;A=20111021">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Phonemedia, la carica dei &#8220;senza futuro&#8221; &#8211; Diciotto mesi dopo la chiusura del call center ben 1.567 persone restano disoccupate e prive anche della cassa integrazione &#8211; Esplode la rabbia in piazza Prefettura, necessario l&#8217;intervento della Polizia. Il prefetto: poche speranze</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/10/07/phonemedia-carica-dei-senza-futuro-diciotto-mesi-dopo-chiusura-del-call-center-ben-567-persone-restano-disoccupate-prive-anche-della-cassa-integrazione-esplode-rabbia-piazza/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 09:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sono trascorsi ormai 18 mesi dalla chiusura della sede Phonemedia e 1.567 lavoratori, da allora, sono in cassa integrazione. Allo stato iniziale i dipendenti erano 2.500, ma molti di loro hanno trovato altra sistemazione. I cassa integrati, invece, lottano ancora nella speranza di poter essere assorbiti in altre aziende o che le istituzioni [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sono trascorsi ormai 18 mesi dalla chiusura della sede Phonemedia e 1.567 lavoratori, da allora, sono in cassa integrazione. Allo stato iniziale i dipendenti erano 2.500, ma molti di loro hanno trovato altra sistemazione. I cassa integrati, invece, lottano ancora nella speranza di poter essere assorbiti in altre aziende o che le istituzioni si prendano carico del loro futuro occupazionale.<span id="more-21341"></span></p>
<p>Ieri mattina, circa 200 ex lavoratori hanno partecipato alla manifestazione indetta dalla Cgil e dalla Slc-Cgil in piazza Prefettura, per protestare contro la decisione del commissario giudiziale di aprire le procedure di licenziamento in vista dell&#8217;imminente fallimento delle aziende che facevano parte del gruppo: Multivoice, WCCR e Soft4Web. </p>
<p>Il prossimo 31 dicembre verrà corrisposto, infatti, l&#8217;ultimo compenso per i cassi intergrati e, da gennaio, saranno licenziati. La speranza dei lavoratori era invece quella di prolungare il sostegno al reddito e di poter ottenere la mobilità in deroga. In effetti l&#8217;azienda non è stata ancora dichiarata fallita e i dipendenti, sostenuti dai rappresentanti sindacali di Cgil ed Slc-Cgil, non accettano che venga avviata la procedura di licenziamento ancor prima del fallimento ufficiale. </p>
<p>La manifestazione ha richiesto, però, l&#8217;intervento della Digos. Alcuni lavoratori sono saliti sul palazzo dell&#8217;Unicredit per attirare l&#8217;attenzione sulla problematica e rendere visibile a tutti gli striscioni con gli slogan urlati dai manifestanti. Lo stato di agitazione si è prolungato per più di un&#8217;ora. Gli altri manifestanti hanno, invece, bloccato il traffico sedendosi per terra con in mano ceri e cartelloni funebri per la morte delle aziende, sui quali è stato scritto &#8220;Non fiori, ma opere di bene: il lavoro&#8221;.</p>
<p>Il prefetto Antonio Reppucci, al quale è stata chiesta udienza da parte della Cgil, ha ricevuto la delegazione dei rappresentati solo dopo che si è ristabilito l&#8217;ordine. Daniele Carchidi, segretario regionale Slc-Cgil e Giuseppe Valentino, segretario provinciale Cgil, assieme ad alcuni lavoratori hanno chiesto al prefetto di poter intervenire per tentare di convincere il commissario giudiziale a bloccare le procedure di licenziamento e garantire una proroga della cassa integrazione. </p>
<p>«In questi anni – ha detto Valentino – nessuna proposta concreta è stata fatta per favorire percorsi di ricollocazione di questi lavoratori. Non è intenzione di alcuno, soprattutto dei lavoratori, favorire la realizzazione di ulteriori bacini di assistiti di lungo periodo, ma piuttosto individuare percorsi occupazionali seri che portino 1.567 persone a riavere il diritto al lavoro, a riavere la loro dignità di onesti lavoratori».</p>
<p>Da parte sua, il prefetto Reppucci ha ascoltato le problematiche esposte e si è reso disponibile ad aprire un confronto con il commissario giudiziale, ma al contempo ha sollecitato i lavoratori a trovare altre sistemazioni perché «la situazione sarà difficile da risolvere, specie al Sud dove c&#8217;è un&#8217;impossibilità reale di combattere, al momento, una crisi che ha colpito diverse settori e comparti del tessuto industriale».</p>
<p>Una riflessione sulle ragioni della protesta è giunta anche dalla Uil Calabria a firma del segretario regionale, Luciano Prestia e del segretario generale Roberto Castagna: «È amaro riflettere – hanno dichiarato in una nota stampa – che anche in questa occasione la Regione Calabria non ha voluto o saputo svolgere alcun ruolo. Crediamo che l&#8217;assessore regionale al lavoro debba attivare un tavolo permanente con i sindacati, il commissario Di Mundo e le associazioni imprenditoriali del settore per scandagliare tutte le opportunità possibili, altrimenti s&#8217;innescherà una vera e propria bomba sociale».</p>
<p>di Daniela Amatruda</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=138829&#038;Edizione=9&#038;A=20111007">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sit-in dei lavoratori Phonemedia stamattina in piazza Prefettura &#8211; Le diverse anime del Pd chiedono subito un confronto sull&#8217;emergenza occupazionale &#8211; Sel sollecita la convocazione di un apposito Consiglio comunale</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 08:56:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Un confronto sulla difficile emergenza occupazionale che attanaglia la provincia, dove sono ancora aperte delicate vertenze come quella dei lavoratori ex Phonemedia, le difficoltà nelle strutture sanitarie (emblematico il caso di Fondazione Betania), situazioni difficili anche per gli addetti al settore depurazione e per quelli impegnati nella realizzazione delle infrastrutture (come la Diga sul Melito); preoccupazioni anche nel settore scuola, sul quale pesano i tagli onerosi del governo.<span id="more-21327"></span> </p>
<p>Proprio per aprire un confronto su queste emergenze, il gruppo consiliare del Pd dell&#8217;amministrazione provinciale, alla presenza dei consiglieri regionali Pierino Amato e Antonio Scalzo, ha incontrato il segretario provinciale della Cgil, Giuseppe Valentino, con il componente della segreteria Bruno Talarico.</p>
<p>«Si tratta di situazioni allarmanti &#8211; precisa il capogruppo Enzo Bruno &#8211; che testimoniano il rischio dell&#8217;insorgenza di una vera e propria &#8220;questione sociale&#8221;». </p>
<p>Il gruppo consigliare del Pd esprime dunque «vicinanza e solidarietà ai lavoratori in difficoltà» e si propone di organizzare a breve un convegno coinvolgendo sindacati, enti ed esperti del settore per elaborare delle proposte da sottoporre alle istituzioni provinciali e regionali, per sensibilizzarle rispetto alla problematica e stimolarle a trovare le opportune soluzioni.</p>
<p>Il capogruppo Pd al consiglio comunale, Salvatore Scalzo, esprime la sua vicinanza alle centinaia di lavoratori della Fondazione Betania e delle associazioni che si occupano di assistenza socio-sanitaria, che in questi giorni sono in mobilitazione a difesa del proprio posto di lavoro. </p>
<p>«Lavoratori, famiglie che non ricevono lo stipendio da mesi &#8211; spiega Salvatore Scalzo &#8211; molti dei quali a rischio licenziamento ed in cassa integrazione. La Regione Calabria non riesce più a garantire le risorse per queste strutture di assistenza, che hanno deciso di sospendere dal 5 novembre le attività, rinunciando tra l&#8217;altro di incontrare la Regione qualora la situazione non prenda una svolta, segno anche di una sfiducia e affezione alla politica ed alle istituzioni. </p>
<p>Davvero poca cosa i 500.000 euro stanziati dalla Regione quando, a detta del presidente Biagio Amato, il dipartimento settore Politiche sociali dovrebbe trovare in tempi brevi circa 50 milioni di euro per gli ultimi due anni.</p>
<p>Una situazione molto preoccupante &#8211; aggiunge &#8211; così come la triste situazione del Centro Calabrese di Solidarietà che, per effetto del Piano di Rientro, vede ridursi il budget annuale per l&#8217;acquisto di prestazioni di riabilitazione extraospedaliere al limite dell&#8217;operabilità, oltre ai significativi tagli dei posti letto. </p>
<p>A fronte di queste due allarmanti vicende, che vede vittime due realtà divenute, nell&#8217;ultimo ventennio, punti di riferimento regionale nell&#8217;assistenza socio-sanitaria, apprendiamo, invece, che il Consiglio regionale della Calabria, su proposta della Giunta, emana una legge ad hoc per salvare la Fondazione Tommaso Campanella, trasformandola di fatto da fondazione di diritto provato a fondazione di diritto pubblico.</p>
<p>Una struttura d&#8217;eccellenza nel panorama calabrese &#8211; conclude fra l&#8217;altro &#8211; che ha prodotto importanti risultati, al cui interno operano anche professionisti di valore, ma che ha visto negli anni sperperare diverse risorse pubbliche senza raggiungere difatti gli obiettivi prefissati al momento della sua costituzione».</p>
<p>Intanto, Sel Catanzaro comunica che oggi sarà presente in piazza Prefettura, al sit-in organizzato dalla Cgil, alle 10.30, «per manifestare la propria solidarietà ai lavoratori ex Phonemedia i quali hanno ricevuto, da parte del Commissario, la comunicazione ufficiale che dal prossimo 31 dicembre saranno tutti licenziati. Due anni di scioperi, manifestazioni ed occupazioni non sono bastati a fermare un processo che getta nella disperazione 1567 persone, uomini e donne con dietro famiglie. Sfruttati, vessati da un&#8217;azienda che ha beneficiato, solo in Calabria, di ben 14 milioni di euro provenienti dai fondi pubblici europei.</p>
<p>Questo dei lavoratori di Phonemedia &#8211; chiude Sel &#8211; è un problema della città, dei catanzaresi, del sindaco e del presidente della provincia, ai quali si chiede il massimo impegno e la convocazione di un consiglio comunale ad hoc».</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=138331&#038;Edizione=9&#038;A=20111006">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Eta riprenderà a produrre</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Garanzia pluriennale di fornitori in un quadro di legalità. È quello che chiede il gruppo Marcegaglia, che lunedì ha tranquillizzato i lavoratori, i sindacati e le istituzioni, annunciando la sua volontà di rimanere sul territorio e confermare l’investimento di Cutro, definendo soltanto come un ritardo quello che si è verificato negli ultimi mesi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Garanzia pluriennale di fornitori in un quadro di legalità. È quello che chiede il gruppo Marcegaglia, che lunedì ha tranquillizzato i lavoratori, i sindacati e le istituzioni, annunciando la sua volontà di rimanere sul territorio e confermare l’investimento di Cutro, definendo soltanto come un ritardo quello che si è verificato negli ultimi mesi e non come un segnale di abbandono. <span id="more-20994"></span></p>
<p>A chiarire le posizioni è stata la riunione convocata in Prefettura, alla quale il gruppo imprenditoriale si è presentato tramite la voce di Maurizio Dottino, responsabile delle risorse umane, stretto collaboratore della famiglia Marcegaglia, che ha specificato a chiare lettere la volontà di continuare l’investimento della centrale a biomasse, sostenendo che nella scorsa primavera l’azienda ha avviato un programma di revisione di tutti gli investimenti che sono al di fuori del core business di Marcegaglia, ossia l’acciaio, e questo &#8211; insieme al cambiamento del quadro normativo sulle biomasse &#8211; ha provocato i ritardi degli ultimi mesi. </p>
<p>Per riprendere la produzione sarà necessario, tuttavia, avere la garanzia di un parco fornitori, una “garanzia pluriennale” per ottenere la quale &#8211; ha detto Dottino &#8211; “ci muoveremo già da domani”. Al suo fianco, al tavolo, c’era Roberto Garavaglia, amministratore delegato di Eta, che si metterà concretamente al lavoro per verificare la disponibilità dei vecchi fornitori ad inserirsi nel nuovo regime delle biomasse “a corto raggio” o, in alternativa, andare alla ricerca di nuove commesse: un elenco di questi fornitori sarà, infine, inviato alla Prefettura perché disponga gli opportuni controlli di legalità. </p>
<p>Questi ultimi si rendono necessari anche in ossequio al protocollo di legalità firmato dall’azienda, promosso, a livello nazionale, proprio dalla presidente di Confindustria e richiamato dal Prefetto, Vincenzo Panico, nel corso della riunione alla quale hanno preso parte anche il sindaco di Cutro Salvatore Migale, il presidente della Provincia Stanislao Zurlo, la vicepresidente della Regione Antonella Stasi, il consigliere regionale Francesco Sulla. </p>
<p>Per le rappresentanze sindacali c’erano, tra gli altri, i segretari confederali Pasquale Aprigliano (Cgil) e Mimmo Tomaino (Uil), Pasquale Scerra e Salvatore Orlando della Cisl, Domenico Basile e Pietro Barile della Cgil, Manlio Palmieri per le Rsu, ma anche Daniela Ruperti di Confindustria Crotone ed altri rappresentanti dei lavoratori. </p>
<p>Lavoratori che, nel frattempo, hanno deciso di rimuovere il presidio di protesta avviato lunedì scorso nella centrale, dopo un confronto viso a viso con l’esponente del gruppo Marcegaglia, avvenuto lunedì pomeriggio all’interno dello stabilimento Eta di Cutro. </p>
<p>Una preoccupazione avanzata dalle maestranze riguarda i lavori di revamping, la ristrutturazione parziale dell’impianto necessaria a riprendere la produzione: alcuni ne chiedevano l’avvio subito, prima ancora delle valutazioni sul nuovo elenco di fornitori, ma alla fine si è giunti alla mediazione che il tavolo si rivedrà fra un mese per fare il punto della situazione. </p>
<p>di GAETANO LIPEROTI</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19729&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Eta, la protesta sale in torre</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 07:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Quando si sale bisogna guardarsi le mani. Mai mancare l&#8217;appiglio. Sembra facile a dirsi ma appena si mette piede sul primo piolo si comprende quanto l&#8217;impresa abbia bisogno di coraggio. Il coraggio di quei 24 operai della centrale Eta del gruppo Marcegaglia che su quei pioli sono saliti da lunedì per raggiungere la piattaforma più alta della ciminiera a 56 metri dal suolo. Lo hanno fatto per difendere il loro lavoro, per non andare a ingrossare le fila dei disoccupati e, forse, anche quelle della criminalità che da queste parti fa leva sulla mancanza di occupazione.<span id="more-20944"></span></p>
<p>C&#8217;è coraggio e dignità nella scalata di questi uomini verso la punta della ciminiera. Perché alla fine ci si accorge che vivere senza un futuro sicuro è come non vivere. Tanto vale allora salire in alto e urlare il proprio disagio per una situazione paradossale in un&#8217;azienda che è di proprietà della presidente degli industriali italiani. </p>
<p>La signora Marcegaglia colei che da terra e da sale più nobili, chiede al governo misure per lo sviluppo mentre poi tiene nell&#8217;incertezza gli operai di una sua azienda che di aiuti, del governo italiano ed europeo, ne ha avuti eccome. Ora questa centrale non sembra interessare più alla presidentessa. </p>
<p>Dovrebbe parlare un po&#8217; con le mogli dei suoi operai Emma Marcegaglia, dovrebbe salire come hanno fatto queste signore di Cutro sulla piattaforma della ciminiera che si trova a 25 metri di altezza. Ci siamo stati con loro: solo qualche minuto per non appesantire la struttura che in cima sopporta già 24 persone.</p>
<p>Sono in sei le donne che hanno fatto questa scalata di coraggio e dignità per stare più vicino ai loro mariti. Ogni tanto dall&#8217;alto qualcuno degli uomini scende per assicurarsi che tutto vada bene. Loro sono battagliere. Nuccia ha il megafono e dall&#8217;alto ringrazia quanti appoggiano la protesta, i vigili del fuoco e le forze dell&#8217;ordine per il supporto dato. Urla la sua rabbia e quella delle sue colleghe di piattaforma. </p>
<p>I loro problemi sono quelli dei loro mariti: da un momento all&#8217;altro si sono trovate a dover fare i conti con le minori entrate in famiglie monoreddito. Tagli alla spesa, rinunce, sacrifici in attesa di un futuro promesso che stenta ad arrivare perché chi l&#8217;ha promesso non sembra più intenzionato a tenere fede all&#8217;impegno: </p>
<p>di Giuseppe Pipita</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19708&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Adesso sono in 24 sulla ciminiera &#8211; Altri 9 operai si sono aggiunti ieri ai 15 saliti per protesta lunedi sulla torre dell&#8217;impianto Eta &#8211; Marcegaglia &#8211; Cassintegrati da maggio i 44 lavoratori chiedono di incontrare l&#8217;azienda</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 07:58:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Non si fidano. Ventiquattr&#8217;ore dopo l&#8217;inizio della loro protesta, i lavoratori dell&#8217;Eta Spa &#8211; Gruppo Marcegaglia non ritengono sufficienti le promesse che arrivano dalle istituzioni locali. Perciò 24 operai dei 44 posti in cassa integrazione dall&#8217;azienda, continuano a rimanere a 56 metri d&#8217;altezza in segno di protesta sulla ciminiera della centrale a biomasse. A nulla è servita sinora la notizia arrivata ieri dalla Prefettura di Crotone di aver fissato per il 21 settembre un incontro<span id="more-20895"></span> tra la proprietà dell&#8217;Eta Marcegaglia, il prefetto di Crotone Vincenzo Panico, il sindaco di Cutro Salvatore Migale,il presidente della Confindustria di Crotone Bernardo Romano e le Organizzazioni sindacali. </p>
<p>Ma ciò non ha convinto i lavoratori. Da 15 che erano lunedi, sono diventati 24 ieri mattina.</p>
<p>Nel piazzale antistante la centralesono arrivate anche le mogli degli operai che con i loro bambini, di età compresa tra 4 e 10 anni, in segno di solidarietà nei confronti di mariti e genitori si sono incatenate davanti ai cancelli della centrale. I primi quindici lavoratori sono già da lunedì mattina a 56 metri d&#8217;altezza, sotto il sole, a 34 gradi. </p>
<p>Lassù hanno trascorso la notte, ma la mattina successiva un lavoratore ha accusato un malore. È intervenuto il 118. Insieme ai sanitari è arrivata anche un&#8217;autoscala dei Vigili del Fuoco di Crotone, intervenuti sul posto insieme con i Carabinieri agli ordini del comandante della Compagnia di Crotone capitano Domenico Dente.</p>
<p>Lunedì sera si è riunito il Consiglio Comunale di Cutro che all&#8217;unanimità ha approvato un documento nel quale si esprime solidarietà ai lavoratori e si chiede all&#8217;azienda Eta un incontro con la proprietà Marcegaglia per indurre i lavoratori a scendere dalla ciminiera e a proseguire la produzione di energia elettrica da biomasse. </p>
<p>Nella seduta di lunedì, i Parlamentari On, Nicodemo Oliverio, Pd, e On. Mario Tassone, Udc, sono stati molto duri nei confronti di Marcegaglia per la situazione di Cutro. Lo stesso senatore Adriano Musi, vice presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, e commissario del Pd in Calabria, ha sollecitato Marcegaglia a rispondere ai lavoratori cutresi e invitato la Confederazione degli industriali ad intervenire per chiarire la situazione dello stabilimento di Cutro.</p>
<p>Il motivo della protesta scaturisce dal fatto che la proprietà dell&#8217;azienda Marcegaglia da mesi non dà risposte alle richieste di convocazione dei lavoratori cassintegrati. Dopo un primo incontro definito interlocutorio con l&#8217;amministratore delegato di Eta Roberto Garavaglia, tenutosi a luglio, il Prefetto di Crotone, Vincenzo Panico aveva chiesto di incontrare la proprietà Marcegaglia; l&#8217;incontro era stato fissato per il 10 agosto, poi fatto slittare alla fine di agosto. </p>
<p>Ma ad oggi non si è tenuto alcun incontro. La cassa integrazione iniziata a maggio scorso era stata concordata per consentire all&#8217;Eta la ristrutturazione all&#8217;impianto di filtrazione, un lavoro di &#8220;revamping&#8221; (fermo impianto per valorizzazione tecnologica) necessario per accedere al nuovo sistema incentivante dei Certificati Verdi.</p>
<p>Ma quando tutto sembrava in linea con gli accordi presi, la proprietà dell&#8217;azienda ha bloccato tutto. L&#8217;Eta Marcegaglia è stata realizzata in gran parte con fondi pubblici, attraverso il Contratto d&#8217;Area di Crotone; su 77 miliardi delle vecchie lire, ben 55 miliardi di lire sono stati finanziati con fondi Cipe. </p>
<p>L&#8217;impianto dell&#8217;Eta produce 16,5 MW di potenza, cioè si tratta di più di 100 milioni di kilovattora prodotti in un anno. 2,5 MW sono utilizzati per autoalimentazione e 14 Mw vengono messi in rete. Nel 2010 i dipendenti dell&#8217;azienda hanno ricevuto attestati di stima dalla proprietà per aver raggiunto il record della produzione.</p>
<p>di Pino Belvedere</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=127709&#038;Edizione=6&#038;A=20110914">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Allarme disoccupazione nel Mezzogiorno: “Al sud due giovani su tre senza lavoro” &#8211; A lanciare l&#8217;allarme è il Rapporto Svimez 2011 sull&#8217;economia del Mezzogiorno, che verrà presentato il 27 settembre, le cui anticipazioni sono state rese note oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 14:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Sud è ”emergenza giovani: due su tre sono a spasso”, ossia senza un’occupazione, e oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia. A lanciare l’allarme è il Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, che verrà presentato il prossimo 27 settembre, le cui anticipazioni sono state rese note oggi. “Nel 2010 – si legge nello studio – il tasso di disoccupazione nel Sud è stato del 13,4% (contro il 12% del 2008), più del doppio del Centro-Nord (6,4%, ma nel 2008 era il 4,5%). <span id="more-20695"></span></p>
<p>Se consideriamo tra i non occupati anche i lavoratori che usufruiscono della Cig e che cercano lavoro non attivamente (gli scoraggiati), il tasso di disoccupazione corretto salirebbe al 14,8%, a livello nazionale, dall’11,6% del 2008, con punte del 25,3% nel Mezzogiorno (quasi 12 punti in più del tasso ufficiale) e del 10,1% nel Centro-Nord.</p>
<p>L’occupazione è in calo in tutte le regioni meridionali, con l’eccezione della Sardegna. Particolarmente forte è la diminuzione in Basilicata (dal 48,5 al 47,1%) e Molise (dal 52,3 al 51,1%). Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione – segnala la Svimez – si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in <strong>Calabria</strong>(42,2%) e Sicilia (42,6%). </p>
<p>Il tasso d’occupazione si riduce anche nelle regioni del Centro-Nord con l’eccezione di Valle d’Aosta, Friuli e Trentino Alto Adige, che presenta il valore più alto (68,5%). Particolarmente intensa è la flessione in Emilia Romagna (-2,8 punti percentuali, dal 70,2% al 67,4%) e in Toscana (dal 65,4 al 63,8%).</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/29/allarme-disoccupazione-nel-mezzogiorno-al-sud-due-giovani-su-tre-senza-lavoro/148654/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Crotone, l&#8217;appello dei lavoratori Eta: &#8220;Vogliamo risposte&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 10:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; “Vogliamo risposte certe”. I lavoratori della centrale Eta lo ribadiscono in attesa dell’incontro in Prefettura con l’imprenditore, programmato per giovedì 21 luglio, con l’obiettivo di “sensibilizzare l’opinione pubblica” perché il gruppo Marcegaglia “ha il dovere morale e civico di risponderne ai dipendenti e alle istituzioni”. I lavoratori dell’impianto a biomasse lamentano che “il [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; “Vogliamo risposte certe”. I lavoratori della centrale Eta lo ribadiscono in attesa dell’incontro in Prefettura con l’imprenditore, programmato per giovedì 21 luglio, con l’obiettivo di “sensibilizzare l’opinione pubblica” perché il gruppo Marcegaglia “ha il dovere morale e civico di risponderne ai dipendenti e alle istituzioni”. I lavoratori dell’impianto a biomasse lamentano che “il consiglio di amministrazione della Marcegaglia group, tramite il sito ufficiale, annuncia la realizzazione di circa 200 nuovi posti di lavoro per la produzione di pannelli fotovoltaici, restando sempre nel campo delle fonti rinnovabili. D’altronde &#8211; aggiungono &#8211; l’Europa tutta è proiettata verso queste realtà energetiche”. <span id="more-20529"></span></p>
<p>La cosa che non riescono a spiegarsi è come mai Marcegaglia starebbe pensando di chiudere lo stabilimento cutrese, bloccando i lavori di ristrutturazione aziendale che aveva promesso contrattando la cassa integrazione degli operai, per adeguare gli impianti ad un nuovo tipo di attività sempre legato alla produzione di energia rinnovabile da biomasse. Rischiando di perdere, insieme all’investimento, 44 posti di lavoro diretti e svariate centinaia, circa 750 secondo i dipendenti dell’Eta, di indotto. </p>
<p>“I dipendenti &#8211; scrivono in un comunicato &#8211; non vogliono credere che un gruppo come Marcegaglia, dove uno dei componenti è il presidente nazionale di Confindustria, abbia come politica di base quella di dismettere i siti industriali creati con sovvenzioni comunitarie europee per la tutela delle aree di crisi meridionali, quando la politica è propensa all’attuazione di tutte le forme di incentivazione per cercare di far emergere il sud dell’Italia, da sempre deturpato e violentato da pseudo-imprenditori che arraffano moneta e battono cassa lontano dagli insediamenti”. </p>
<p>A parlare è lo sconforto per una situazione che si è determinata nel giro di pochi mesi, ossia dall’inizio dell’anno quando l’amministratore delegato Roberto Garavaglia comunicò che &#8211; vista la fine del regime di agevolazioni sul Cip6 &#8211; la centrale Eta avrebbe potuto chiudere a maggio, da quando invece i lavoratori sono stati messi in cassa integrazione in attesa di compiere il cosiddetto revamping. </p>
<p>“Quando il Governo nazionale &#8211; concludono i dipendenti &#8211; ha fatto sì che vengano allungati gli incentivi per l’energia prodotta da impianti a biomasse, la Marcegaglia, dopo la firma della cassa integrazione dei dipendenti, blocca i lavori lasciando nello sconforto i lavoratori e le istituzioni locali e provinciali non lasciando dichiarazioni concrete in merito”.<br />
<em>e<br />
Intanto, almeno fin quando non ci saranno risposte certe, prosegue l’occupazione dell’azienda, realizzata per protesta da un gruppo di lavoratori che attendono fiduciosi il faccia a faccia in programma giovedì. </p>
<p>di (g.lip.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19483&#038;IDCategoria=2">ilcrotonese.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Protesta dei precari: “Baste false promesse” &#8211; Manifestazione davanti la sede del Consiglio regionale. Un gruppo di lavoratori si è barricato su un balcone di palazzo Campanella</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 08:00:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Si è svolto senza alcun risultato l’incontro tra il Presidente della Giunta regionale Scopelliti e i lavoratori che da lunedì mattina stanno asserragliati su un balcone all’ultimo piano di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. A darne notizia è un comunicato dell’Unione Sindacale di Base. “La protesta &#8211; si legge [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Si è svolto senza alcun risultato l’incontro tra il Presidente della Giunta regionale Scopelliti e i lavoratori che da lunedì mattina stanno asserragliati su un balcone all’ultimo piano di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. A darne notizia è un comunicato dell’Unione Sindacale di Base. “La protesta &#8211; si legge &#8211; è nata a seguito di una manifestazione dei precari Lsu-Lpu, indetta da USB Calabria per oggi, in occasione della prevista seduta del Consiglio Regionale. Il Governatore Scopelliti, salito fino all’ultimo piano per parlare con i lavoratori in protesta, ha arrogantemente affermato &#8211; secondo i lavoratori &#8211; di non poter fare nulla per risolvere il problema che investe oltre 5 mila precari<span id="more-20425"></span>, che da più di 15 anni attendono di essere stabilizzati, rimanendo assolutamente insensibile di fronte alle giuste rimostranze dei lavoratori. </p>
<p>Tutto ciò &#8211; scrive l’Usb &#8211; ci sembra assurdo e sembrerebbe confermare che il Governatore sino ad oggi abbia solo preso in giro tutti, visto che nei mesi scorsi più volte ha assunto impegni precisi nei confronti dei lavoratori e di USB, per una soluzione positiva della vertenza che va avanti da molti anni. Gli impegni assunti da Scopelliti e dai suoi assessori regionali, &#8211; scrive il sindacato &#8211; prevedeva l’istituzione di un tavolo regionale composto dal Ministero dell’Economia, da quello del Lavoro, dalla Regione Calabria, dai rappresentanti dei Comuni e da USB, per studiare assieme come affrontare il problema che in altre regioni, Campania e Sicilia, è stato recentemente affrontato allo stesso modo e risolto. </p>
<p>Questo tavolo non è stato mai attivato e, dalla risposta data ai lavoratori, è facile pensare che la regione Calabria non lo abbia neanche mai richiesto! La tensione dei momenti seguiti alla risposta sconcertante del Presidente della Giunta, ha creato ulteriore tensione, al punto che un dirigente del nostro sindacato è stato colto da malore e accompagnato in ospedale dall’ambulanza. </p>
<p>Quello che emerge &#8211; secondo i dimostranti &#8211; , in modo indiscutibile, è che la Giunta della nostra regione, a differenza di altre, non ha alcun filo diretto con la politica nazionale e non è in grado, quindi, di essere ascoltata in occasione di emergenze come quella che sta vivendo l’economia calabrese. </p>
<p>Nel frattempo, oltre cento lavoratori continuano a sostare sotto il palazzo della Regione, mentre tutto il mondo del lavoro calabrese, sia pubblico che privato sta portando la solidarietà ai lavoratori che stanno protestando sul balcone. </p>
<p>Assenti eccellenti in questa vicenda, sono stati sinora, i politici calabresi, che salvo una sola eccezione, pur essendo all’interno del Palazzo per la seduta del Consiglio, hanno scientemente ignorato la protesta. I lavoratori intanto, si stanno preparando ad affrontare la prima notte all’aperto”.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&#038;idNotizia=23212&#038;idarea=1">giornaledicalabria.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lunedì sit-in dei precari a Reggio Calabria &#8211; Gli Lsu ed Lpu si dicono “stanchi di essere presi in giro e di ascoltare le vane promesse e gli impegni mai rispettati da parte del Presidente della Giunta regionale”</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 09:08:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “I lavoratori precari Lsu-Lpu calabresi, sono stanchi di essere presi in giro e di ascoltare le vane promesse e gli impegni mai rispettati da parte del Presidente della Giunta regionale Scopelliti e dell’assessore regionale al lavoro Stillitani, la misura adesso è davvero colma. Per questo motivo, la Usb Calabria ha deciso di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; “I lavoratori precari Lsu-Lpu calabresi, sono stanchi di essere presi in giro e di ascoltare le vane promesse e gli impegni mai rispettati da parte del Presidente della Giunta regionale Scopelliti e dell’assessore regionale al lavoro Stillitani, la misura adesso è davvero colma. Per questo motivo, la Usb Calabria ha deciso di promuovere un sit-in dei lavoratori precari di tutta la Calabria, per il prossimo 11 luglio 2011, in occasione della riunione del Consiglio regionale”. <span id="more-20296"></span></p>
<p>Lo si legge in una nota dell’Usb. “Le tante iniziative messe in campo sinora da Usb &#8211; è scritto &#8211; , non sono state sufficienti per ottenere quanto richiesto dai lavoratori che da anni vivono sulla propria pelle una inaccettabile precarietà che li porta ad essere dei lavoratori invisibili, senza contratto, senza diritti, senza futuro e senza contributi. </p>
<p>Le promesse strappate al Governo regionale per ottenere un tavolo nazionale che si occupi della vicenda, convocando i ministeri interessati, la regione Calabria, l’associazione dei comuni italiani ed i rappresentanti dei lavoratori, Usb in testa, non sono mai state attuate, per cui ora è arrivato il momento di dire basta. </p>
<p>La Regione Calabria &#8211; prosegue il comunicato -, anziché buttare soldi pubblici per organizzare miss Italia nel mondo, pensi a come risolvere il problema di oltre cinquemila lavoratori calabresi,umiliati dal mancato rispetto degli accordi”. </p>
<p>La Usb invita tutti i lavoratori precari “a partecipare al sit-in che si svolgerà a Reggio Calabria davanti a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, lunedì 11 luglio, a partire dalle ore 10, L’intera amministrazione regionale &#8211; conclude la nota &#8211; sappia che questa volta i lavoratori, non saranno disponibili a mediazioni e la protesta andrà avanti fino al raggiungimento degli obiettivi”.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&#038;idNotizia=23076">giornaledicalabria.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quadra Film Festival, la terza edizione sarà dedicata al lavoro &#8211; Sarà proiettato anche il film “ThyssenKrupp Blues”</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 09:12:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>FUSCALDO (CS) &#8211; Partirà domani la terza edizione del Quadra Film Festival, evento regionale di grande portata culturale e atteso appuntamento con l’arte sublime del cinema, che per questo anno avrà come tema di studio e analisi il lavoro. Patrocinato dalla Regione Calabria, dal Comune di Fuscaldo, da Confindustria Cosenza, dall’AGIS e da ANICA, il [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FUSCALDO (CS) &#8211; Partirà domani la terza edizione del Quadra Film Festival, evento regionale di grande portata culturale e atteso appuntamento con l’arte sublime del cinema, che per questo anno avrà come tema di studio e analisi il lavoro. Patrocinato dalla Regione Calabria, dal Comune di Fuscaldo, da Confindustria Cosenza, dall’AGIS e da ANICA, il festival si articolerà tra le città di Rende e Fuscaldo per cinque intensi giorni di attività con gli studenti e con quanti si occupano quotidianamente del delicato tema della sicurezza nel mondo del lavoro.<span id="more-19626"></span> </p>
<p>Il programma della rassegna prevede, per le mattine che vanno dal 24 al 27 maggio, una serie di visioni sul tema che verranno proiettati in concorso per i ragazzi degli istituti delle scuole medie inferiori di Fuscaldo. </p>
<p>In proiezione ben otto pellicole: “Io sono qui” di Mario Piredda; “Eclissi di fine stagione” di Vito Palmieri; “Xie zi” di Giuseppe Marco Albano; “Il lavoro” di Lorenzo de Nicola; “Pizzaboy – A Xmas” di Corrado Ravazzini; “Arrakis” di Andrea di Nardo; “Motore” di Alessandro Marinaro; “Focaccia Blues” di Nicola Cirasola (con Lino Banfi e Renzo Arbore). </p>
<p>L’appuntamento inaugurale della terza edizione del festival, indirizzato gratuitamente ad un pubblico interessato al tema, si terrà mercoledì 25 maggio alle ore 20 presso il Cinema Garden di Rende. </p>
<p>Alla presenza dell’Assessore Provinciale alla Cultura, Maria Francesca Corigliano, del sindaco di Fuscaldo, Gianfranco Ramundo, del docente del DAMS presso l’UNICAL, Roberto Brunetti, del direttore artistico del Quadra Film Festival, Raffaele del Monaco, del presidente del Callipo Group, Pippo Callipo, e del protagonista del film in visione, Carlo Marrapodi, sarà proiettato in anteprima per la provincia di Cosenza il film “ThyssenKrupp Blues” di Pietro Balla e Monica Repetto. </p>
<p>Prima visione assoluta anche per il film “Io lavoro in Calabria”, prodotto dalla Quadra Film e girato all’interno di una grande azienda calabrese. Nel corso della prima serata si registrerà la presenza di un lavoratore calabrese della ThyssenKrupp (oggi disoccupato, ndr) che testimonierà ai presenti le particolari condizioni di lavoro della fabbrica presso cui prestava lavoro, chiusa a Torino nel marzo del 2008 per le note vicende di cronaca. </p>
<p>Il festival si concluderà presso l’auditorium di Fuscaldo, con inizio alle ore 21 del prossimo sabato 28 maggio, con uno spettacolo presentato da Francesca Villani. </p>
<p>La rassegna abbasserà le luci sulle proiezioni visionate nei giorni precedenti con una manifestazione conclusiva che, oltre alla premiazione dei lavori vincitori il concorso, la visione di corti cinematografici e gli interventi musicali dei Red Basica Folk Unit con Mirko Onofrio e Stefano Amato, presenterà per la prima volta al pubblico un docufilm su “La Fuscaldo dei mestieri”.</p>
<p>VALERIO CAPARELLI<br />
Addetto stampa<br />
Quadra Film Festival</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Porto di Gioia Tauro, fissato un tavolo tecnico a Roma &#8211; Il presidente della Giunta regionale si è sentito telefonicamente con il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli e con quello dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. La Cgil: “Basta parole adesso servono i fatti”</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/05/24/porto-di-gioia-tauro-fissato-un-tavolo-tecnico-a-roma-il-presidente-della-giunta-regionale-si-e-sentito-telefonicamente-con-il-ministro-dei-trasporti-altero-matteoli-e-con-quello-dello-sviluppo-ec/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 07:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>GIOIA TAURO (RC) &#8211; Le problematiche del porto di Gioia Tauro sono seguite con grande attenzione dal presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, e dall’intera Giunta. È quanto riferisce una nota dell’Ufficio stampa della Giunta regionale. Il Governatore della Calabria si è sentito telefonicamente con il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli e con quello dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Al termine i due Ministri ed il Presidente Scopelliti hanno fissato per la prossima settimana un tavolo tecnico a Roma, per discutere approfonditamente di tutte le criticità del porto di Gioia Tauro e dello sviluppo dell’area industriale. Intanto non si placano le preoccupazioni circa il futuro dello scalo calabrese.<span id="more-19618"></span> </p>
<p>“Non bastano le parole, i proclami e le false illusioni. Governo e Regione si attivino per risolvere realmente i problemi del Porto di Gioia Tauro”. A sostenerlo, in una nota congiunta, sono il segretario generale della Cgil calabrese, Sergio Genco, ed il segretario generale della Piana di Gioia Tauro Antonino Calogero. </p>
<p>“È, purtroppo, certezza &#8211; proseguono Genco e Calogero &#8211; che non basteranno le parole per dare un futuro al Porto di Gioia Tauro; se così fosse saremmo già usciti dalla crisi. Sarebbe ora che tutti prendessimo atto che i problemi si affrontano e si risolvono e che non si può più andare avanti gettando fumo negli occhi. </p>
<p>Ci hanno deluso, infatti, le poche parole sull’hub di Gioia Tauro pronunciate da Matteoli, venuto in Calabria a partecipare all’ennesima “kermesse” per l’inaugurazione di una mostra e seppur si trovasse a pochi chilometri dall’infrastruttura gioiese, non ha avvertito la sensibilità di rendersi conto di persona dello stato dell’arte; dubitiamo, addirittura, che possa conoscere fisicamente il nostro scalo e dubitiamo del fatto che mai, il porto di Gioia Tauro ed il destino delle famiglie calabresi, possa interessare a qualche membro del governo”. </p>
<p>Per Genco e Calogero “dalla crisi non si esce con scelte deboli e investimenti di sole risorse finanziarie, figuriamoci a cosa possono servire 50 milioni per il futuro di uno dei porti principali del Mediterraneo se non si attuano politiche di sistema. È ancora più grave avocare meriti che non gli appartengono come la riduzione delle tasse di ancoraggio, infatti il ministro non dice il vero quando ne rivendica l’azione, perché questo è solo merito del Comitato portuale, dell’Authority, delle parti sociali e il governo non ha fatto altro che accodarsi ad una decisione già presa qui nel nostro territorio; soprattutto non ha il merito di aver concesso l’autonomia finanziaria”. </p>
<p>“A tutt’oggi è sotto gli occhi di tutti &#8211; sostengono ancora Genco e Calogero &#8211; che il tanto declamato Apq per Gioia Tauro, senza realizzazione concreta, rimane solo in quel libro dei sogni milionari che Scopelliti e Mancini hanno “venduto” in ogni angolo di Calabria mentre si perde competitività e lavoro e le compagnie abbandonano Gioia Tauro (vedi Maersk) e scelgono altri lidi, sotto la totale indifferenza della nostra classe politica”.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&#038;idNotizia=21700">giornaledicalabria.it</a></p>
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		<title>Comunicato dei dipendenti della Multiservizi S.p.A. di Reggio: &#8220;Vogliamo sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e politica sul grave momento di disagio economico che stiamo attraversando&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 09:15:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dopo tante promesse, e dopo l&#8217;ultima ma eclatante presa in giro, pubblicata sui giornali riguardante “l&#8217;avvenuto pagamento”, siamo ancora senza stipendio da ben tre mesi. Ora che i giochi sono fatti, le elezioni sono passate, tutti possono riscontrare che si è trattato solo di un gioco politico, gravando sulla vita delle persone [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dopo tante promesse, e dopo l&#8217;ultima ma eclatante presa in giro, pubblicata sui giornali riguardante “l&#8217;avvenuto pagamento”, siamo ancora senza stipendio da ben tre mesi. Ora che i giochi sono fatti, le elezioni sono passate, tutti possono riscontrare che si è trattato solo di un gioco politico, gravando sulla vita delle persone che non hanno come sfamare i propri figli, saldare i propri debiti. Oramai siamo arrivati alla resa dei conti, dopo tanti mesi siamo al collasso.<span id="more-19609"></span> </p>
<p>Fino ad oggi, visto che tutti noi dipendenti occupiamo un ruolo di servizio pubblico, abbiamo sempre cercato di non creare problemi e disagi ai cittadini ma, purtroppo, adesso non è più possibile. </p>
<p>Pertanto, comunichiamo il  nostro disagio pubblicamente, in modo che tutta la popolazione sia a conoscenza della grave situazione in cui versiamo da diversi mesi e a questo punto, rivolgendoci alle ns/ dirigenze, ai ns/politici, sorge spontanea formulare la seguente domanda:” Si arriverà mai a una soluzione definitiva, stabile oppure si andrà avanti in un continuo alternarsi di alti e bassi”?</p>
<p>Al momento di una solo cosa siamo certi, che diciamo BASTA!!! e, appena concordato, si inizierà uno sciopero fino a quando non ci saranno saldati gli stipendi spettanti. </p>
<p>Con l&#8217;occasione ci rivolgiamo al nuovo sindaco Arena, dandogli un caloroso benvenuto nella ns/ città e chiedendo che, vista la situazione in cui versiamo, ci conceda un urgente incontro.</p>
<p>I dipendenti della Multiservizi SpA</p>
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		<title>Sciopero generale del 6 maggio, Donato (Cgil): &#8220;Il 6 maggio dovremo svuotare i luoghi di lavoro e riempire le piazze&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/04/27/sciopero-generale-del-6-maggio-donato-cgil-il-6-maggio-dovremo-svuotare-i-luoghi-di-lavoro-e-riempire-le-piazze/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 15:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; &#34;Il 6 maggio dovremo svuotare i luoghi di lavoro e riempire le piazze, noi non ci fermeremo finch&#233; non ci saranno un&#8217;Italia e una Calabria diverse, dove ci sia spazio per la democrazia, il lavoro, la legalit&#224;, i beni comuni, un fisco equo&#34;. Giovanni Donato, segretario generale della Cgil di Cosenza &#34; in [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; &quot;Il 6 maggio dovremo svuotare i luoghi di lavoro e riempire le piazze, noi non ci fermeremo finch&eacute; non ci saranno un&#8217;Italia e una Calabria diverse, dove ci sia spazio per la democrazia, il lavoro, la legalit&agrave;, i beni comuni, un fisco equo&quot;. Giovanni Donato, segretario generale della Cgil di Cosenza &quot; in una conferenza stampa convocata nella sede del sindacato -, esorta alla partecipazione e spiega i motivi dello sciopero generale del 6 maggio.<span id="more-19223"></span> </p>
<p>Una protesta che nel comprensorio di Cosenza la Cgil sta preparando con una serie di iniziative che culmineranno, proprio nel giorno dell&#8217;astensione dal lavoro, in un&#8217;iniziativa programmata, a partire dalle 9, davanti alla sede della Camera del lavoro, nella Villa nuova di piazza della Vittoria. </p>
<p>&quot;Abbiamo scelto questo luogo anche per un fatto simbolico&quot; prosegue Donato, che aprir&agrave; il comizio del 6 maggio. Durante la manifestazione ci saranno le testimonianze di alcuni lavoratori, l&#8217;intervento di Sergio Genco, segretario generale della Cgil Calabria, e le conclusioni di Stefania Crogi, segretaria nazionale della Flai Cgil. Previsto inoltre il concerto di Sandro Sottile. </p>
<p>&quot;Parler&agrave; pure un rappresentante del comitato del referendum sull&#8217;acqua &quot; spiega ancora Donato -. La Camera del lavoro di Cosenza infatti &egrave; in prima linea a difesa dei beni comuni: acqua, scuola, sanit&agrave;. Rivendichiamo inoltre pi&ugrave; democrazia, anche nei luoghi di lavoro attraverso le elezioni delle Rsu, politiche efficaci contro il precariato, un welfare e un fisco giusti&quot;. </p>
<p>In particolare, contro l&#8217;illegalit&agrave; e per dare un futuro migliore ai giovani, la Cgil di Cosenza crede molto nella centralit&agrave; della cultura, tanto da aver organizzato, insieme all&#8217;Auser di Cosenza, la rassegna La cultura accanto. Si tratta di una serie di incontri con autori e intellettuali che il 3 maggio vedr&agrave; uno dei suoi momenti pi&ugrave; importanti con la partecipazione di Luciana Castellina, storica esponente comunista e autrice del libro La scoperta del mondo (edito da Nottetempo), finalista al premio Strega 2011. </p>
<p>&quot;Il 6 maggio porteremo in piazza anche le istanze del mondo della cultura&quot; evidenzia Donato che poi passa la parola a tre lavoratrici che raccontano la propria esperienza. &quot;Sono precaria da &quot;soli&quot; otto anni &quot; ironizza Loretta Guaglianone &quot;. E sono arrabbiata, indignata, esasperata perch&eacute; la possibilit&agrave; di lavorare nel mondo della scuola esiste, la Flc Cgil l&#8217;ha dimostrato nei fatti. Evidentemente il Governo ha paura della conoscenza, principale strumento di democrazia&quot;. </p>
<p>Annalisa Assunto,  che lavora in un centro commerciale, attacca il recente accordo separato sul commercio che non &egrave; stato firmato dalla Filcams Cgil. L&#8217;intesa, afferma Annalisa Assunto, &quot;peggiorer&agrave; le condizioni dei lavoratori sotto tutti i punti di vista, da norme pi&ugrave; restrittive sulla malattia fino ad aumenti di stipendio da fame&quot;. </p>
<p>&quot;Quest&#8217;anno sono rimasta completamente fuori dal mercato del lavoro malgrado rientri nel decreto salva-precari &quot; &egrave; l&#8217;amara constatazione di Nina Fiorino, precaria della scuola -. Mi chiedo questo decreto cosa abbia salvato. Spero di poter rimanere in Italia, quasi certamente sar&ograve; costretta ad andare al Nord&quot;.</p>
<p>Cgil Cosenza</p>
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