ROMA – Dopo la stagnazione rilevata l’anno scorso, “la ripresa per l’Italia è arrivata, ma un po’ tarda e un po’ più lenta di quella europea”.
Il Rapporto Istat di quest’anno fotografa l’Italia che riparte: registra i tanti passi in avanti compiuti dal sistema Paese, l’aumento del Pil, della produzione industriale che si sono tradotti in un consistente aumento dei posti di lavoro, ma rileva anche i persistenti ritardi rispetto alla media e ai principali Paesi dell’Unione Europea, e i perenni dualismi che la ripresa non cancella.
A cominciare da quello tra Nord e Sud, che continua a spaccare il Paese in due parti che in comune hanno ben poco.
E poi quello tra le imprese “di sopravvivenza” (un terzo del totale) e quelle che innovano e che operano con disinvoltura nel mercato.
Tra gli uomini e le donne, che rimangono sempre marginali, soprattutto nel Mezzogiorno.
“Comunque il sistema italiano si muove – ribadisce uno dei coordinatori del Rapporto di quest’anno, Giovanni Barbieri – ma all’interno di vincoli che non possono non condizionarne l’evoluzione nel lungo periodo. Vi sono parti del sistema refrattarie all’innovazione, e parti importanti che invece reagiscono alla ripresa”. [ » ]