Scroll To Top

Le mafie nuove holding nel mondo globale: “Dalla coppola agli swap”

in politica e cronaca

ROMA – Si è svolto presso la biblioteca del Senato della Repubblica “Giovanni Spadolini” un convegno dal titolo “Dalla coppola agli swap”, promosso e organizzato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria sul tema delle mafie all’interno del mondo globalizzato. La facilità di movimento di persone, merci e capitali che ormai sempre più velocemente si conferma come caratteristica del nostro tempo ha permesso l’espandersi delle organizzazioni criminali mafiose, permettendo il loro diffondersi al di fuori dei confini regionali e nazionali.

larattaSecondo Domenico Marino, docente di politica economica presso l’ateneo reggino, “una nuova generazione di colletti bianchi cura gli affari delle organizzazioni criminali che oggi investono in maniera globale attraverso società legali, società offshore e banche di investimento”. Il confine tra legalità ed illegalità diventa sempre più labile, soprattutto nell’ambito delle grandi opere pubbliche, di cui Expo 2015 rappresenta solo la punta dell’iceberg.

Tutto ciò è possibile grazie a dei veri e propri sistemi di cordinamento gerarchici, una sorta di consigli di amministrazione che con efficace coordinamento rendono il fenomeno mafioso calabrese “unitario, regolato e riconosciuto” come confermato dalle recenti indagini della Direzione Nazionale Antimafia.

“Del resto – si legge nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia – era difficilmente ipotizzabile che ad amministrare centinaia di milioni di euro, a governare dinamiche economiche, lecite ed illecite, in decine di comparti diversi e che attraversano, non solo l’Italia, ma buona parte del pianeta, dall’Australia al Sud America, dall’Europa al Nord America passando per tutti i possibili paradisi fiscali, potesse essere questione affidata allo spontaneismo anarcoide di gruppi criminali disseminati e slegati”.

L’intervento di Franco Laratta, già membro della Commissione parlamentare antimafia, è stato particolarmente critico nei confronti del tessuto socio-economico del centro-nord che “si è lasciato penetrare dalla criminalità mafiosa, entrandoci subito in affari e, per certi versi, legalizzandola, non provando nemmeno ad opporsi alla sua invadenza e al suo disegno criminale”.

“Ha avuto più coraggio il sud – ha continuato Laratta – e la Calabria in particolare, che comunque in larga parte ha almeno provato a combatterla, e molti hanno pagato con la vita per questo”. Lucida e al contempo preoccupante è stata invece l’analisi di Gaetano Giunta, segretario generale della Fondazione Comunità di Messina, che ha ha parlato dei “tradizionali traffici illeciti della criminalità organizzata che riguardano contrabbando, traffico di droga, di preziosi, di rifiuti e di armi. Negli ultimi anni a questi tradizionali ambiti si è aggiunto quello del traffico degli esseri umani”, facendo leva sui vari scenari di crisi internazionale e sugli incessanti ritmi dei flussi migratori.

“La ‘ndrangheta e la mafia del XXI secolo sono quindi ben diverse da quella del XX secolo – ha proseguito Giunta – Attualmente sono una holding internazionale con rapporti in tutto il mondo, che ricicla i capitali illeciti investendoli in maniera globale. Il punto fondamentale da cui far partire l’analisi è il fatto che un’organizzazione criminale, che trae dalle attività illecite un profitto economico, deve necessariamente investire i proventi nell’economia legale, magari passando attraverso un’opera di ripulitura dei capitali che oggi è molto facilitata, sia per la globalizzazione dei mercati, sia per la moltiplicazione delle opportunità legali di riciclaggio”.

Un quadro a dir poco preoccupante, soprattutto se contestualizzato all’interno della perdurante fase di crisi economica internazionale. Una situazione che permette di comprendere quanto difficile sia per i cittadini, per i giovani, provare a cambiare l’ordine delle cose dal basso. Tuttavia questa sembra essere l’unica via possibile, l’unico cammino da percorrere, vista la patologica e per alcuni irreversibile contaminazione mafiosa di vari apparati dello Stato.

di Danilo Ciliberto

No comments yet