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Manifestazione “No triv” a Corigliano. Il popolo calabrese contro le trivellazioni

in ambiente e trasporti

CORIGLIANO – C’erano più di 5mila persone ieri mattina, alla manifestazione organizzata dal movimento “No triv Magna Grecia”, svoltasi a Corigliano. Il corteo, partito dal parco comunale “Fabiana Luzzi”, è arrivato fino alla piazzetta Portofino, a Schiavonea, vedendo scorrere tra le sue fila, diversi rappresentanti di sindacati, associazioni, studenti e amministratori pubblici.

notriv_15Tra i partecipanti infatti, sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Corigliano, Giuseppe Geraci, il presidente della provincia di Cosenza, nonché sindaco della stessa città, Mario Occhiuto, Felice Santarcangelo e Flavio Stasi, del coordinamento unitario No triv, i consiglieri provinciali, Piero Lucisano e Franco Bruno e il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, oltre a molti altri sindaci dei comuni dell’alto ionio cosentino e ai due parlamentari del Movimento 5 stelle, Paolo Parentela e Nicola Morra, che si erano già espressi in aula con un voto contrario all’approvazione del decreto “Sblocca Italia”.

E’ questa infatti l’origine della protesta montata contro l’attuazione di quel decreto del Governo Renzi, che autorizza e promuove la ricerca del petrolio nel mar Ionio, tramite le trivellazioni dei fondali marini e della terra ferma, che, secondo gli attivisti, non farebbero altro che danneggiare l’ambiente e i territori circostanti, a tutto svantaggio delle attività economiche peculiari del luogo, come l’agricoltura, la pesca e il turismo, senza nemmeno, per di più, portare quella ricchezza che, chi ci governa, spera così di ottenere. Tra coloro che credono nelle ragioni del no alle trivellazioni e che ieri sono scesi in piazza a manifestare il proprio dissenso, c’era anche l’assessore all’ambiente del comune di Corigliano, Marisa Chiurco, che in prima persona si è fatta organizzatrice e promotrice dell’evento, convinta della necessità di far conoscere alla gente le reali conseguenze che si potrebbero subire, in relazione alla messa in pratica delle trivellazioni.

“Bisogna entrare nelle case delle persone, spiegare loro che tutelare ciò che ci circonda equivale a garantire la speranza di un futuro migliore”, ha affermato l’assessore, ponendo così al centro del problema, la comunicazione, attraverso cui informare le persone con “istruzioni dettagliate” e assumendosi la responsabilità di stabilire un contatto diretto con esse.

“La manifestazione è un segnale che viene dal basso, da una popolazione che vuole essere coinvolta. Direttamente. Il volantino informativo non è più sufficiente”, ha proseguito Marisa Chiurco, evidenziando la contraddizione che consisterebbe nel “binomio trivelle-ambiente”, in contrasto con la vocazione turistica e agricola del territorio, indicata anche nei programmi europei. “È, questa, una battaglia di civiltà da condividere – ha concluso l’assessore – Perlomeno se si ama il proprio territorio. Noi tutti, in fondo, abbiamo il dovere e il potere di difendere la nostra terra”.

E più o meno univoche, sugli stessi toni e contenuti dell’assessore all’ambiente di Corigliano, sembrano essere tutte le dichiarazioni dei vari esponenti politici e dei sindacati regionali che, in maniera trasversale, hanno sostenuto l’iniziativa, sposando in pieno la causa dei comitati No triv, contro le multinazionali del petrolio, che, come ad esempio ha affermato il consigliere regionale del Pd, Mimmo Bevacqua, sarebbero soltanto degli “impenditori-predatori”, che si accaniscono nella ricerca di giacimenti “di cui allo stato nessuno è in grado di assicurarne l’esistenza”, considerando poi che “la febbre del petrolio non è neanche la risposta più esaustiva alla domanda di energia”.

Rimane però, il fatto che lo “Sbocca Italia” adesso è legge e così com’è, non lascia più possibilità agli amministratori locali di intervenire nei processi di autorizzazione alle trivellazioni. Lo ricorda un altro consigliere regionale, ma dalla Campania e di Forza Italia, Sergio Nappi, rilevando che “alle Regioni resta solo il diritto di esprimere un parere consultivo” e meravigliandosi pertanto, “che si organizzino dibattiti ai quali partecipano parlamentari nazionali che, facendo finta di ignorare o ignorando la realtà, lanciano accuse contro la Regione in ragione di competenze che le regioni, invece, non hanno più”.

Inoltre Nappi fa notare che l’articolo 38 dello Sblocca Italia “definisce le ricerche di idrocarburi come opere di interesse strategico, di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili così da evitare qualsiasi forma di opposizione da parte delle comunità locali”. Per questo motivo, conclude il consigliere, “il Presidente Caldoro e la sua Giunta hanno impugnato lo Sblocca Italia dinanzi alla Corte perché considerano l’articolo 38 in contrasto con quanto dispone l’articolo 117 della nostra Costituzione”, che definisce la potestà legislativa tra Stato e Regioni.

di Gianluigi Catalano

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