Scroll To Top

Mare inquinato: i dati allarmanti di Goletta Verde. Un quadro diverso da quello fornito da Arpacal.

in ambiente e trasporti

Passano gli anni e inesorabilmente a ogni arrivo dell’estate i calabresi si ritrovano a dover fare i conti con il mare sporco. Una faccenda vecchia come il cucco che non sembra dare segni di miglioramento e che probabilmente proviene, più che da incapacità politiche specifiche o individuali, da un retaggio culturale tutto calabrese che porta a ignorare il rispetto dei beni di cui disponiamo, culturali o naturali che siano, in favore di interessi del tutto privati che spesso non fanno altro che arrecare danni.

E così, inevitabilmente come ogni anno, arriva il giudizio della principale associazione ambientalista italiana, Legambiente, che attraverso dei rilevamenti scientifici, ha presentato le analisi batteriologiche compiute nei mari calabresi per quantificare il livello di inquinamento delle nostre acque (consultabili anche nella mappa interattiva).

golettaE sono dolori: dei 25 campionamenti effettuati in Calabria dall’imbarcazione Goletta Verde, ben 17 presentano una carica batterica più alta dei limiti stabiliti dalla legge. Ancor più in particolare, nel monitoraggio degli ambientalisti, di questi 17 , in 15 casi l’acqua è stata catalogata come “fortemente inquinata” poiché registrava una presenza di “Enterococchi Intestinali” maggiore di 400 UFC/100 ml e/o di “Escherichia Coli” maggiore di 1.000 UFC/100 ml.

Va comunque precisato che nella maggior parte di questi casi, il prelievo per l’analisi è stato effettuato nei pressi delle foci di fiumi, torrenti e scarichi. In due casi l’acqua è stata considerata come “inquinata”, perché la presenza di Enterococchi Intestinali era maggiore di 200 UFC/100 ml e/o quella di Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml.

Per chi ha frequentato le spiagge calabresi in questo mese di luglio, non c’era certo bisogno delle analisi di Legambiente per prendere coscienza dell’inquinamento dei nostri mari. Tuttavia, il monitoraggio scientifico fornisce la conferma di come la situazione sia drammatica in tutte le province calabresi, che evidenziano tutte un grave deficit depurativo (già noto anche questo) e che rischia di compromettere la stessa economia turistica.

I fondi per rimettere a pieno regime gli impianti depurativi ci sono e la Regione di recente ne ha stanziato una parte, ma mancano i progetti per ammodernarli. E mancano anche i progetti e il denaro per completare le reti fognarie. Perché non dimentichiamo che una buona parte dell’edilizia costiera in Calabria è abusiva, di conseguenza molte delle abitazioni sul litorale non sono collegate alla rete fognaria ma scaricano direttamente a mare. E in questi casi non c’è depuratore che tenga. Ecco perché il problema del mare sporco proviene da più concause, ponendolo principalmente come una questione culturale. Perché se pensassimo che potremmo rendere pulito il mare puntando solo sui depuratori, avremmo forse più speranze di vincere combattendo contro i mulini a vento. Ma guardiamo provincia per provincia quali sono le località in cui ci sono le criticità maggiori. I prelievi e le analisi di Goletta Verde sui mari sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente tra il primo e il 4 luglio scorsi e realizzati grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati.

Reggio Calabria
Sono sei i prelievi effettuati in provincia di Reggio Calabria, quattro dei quali giudicati “fortemente inquinati”: si tratta dei campionamenti eseguiti alla foce del torrente Menga (località Sabbie bianche) e presso lo sbocco dello scarico vicino al lido comunale entrambi a Reggio Calabria (per quest’ultimo punto va specificato che nonostante il “temporaneo” divieto di balneazione la zona è altamente frequentata da bagnanti); alla spiaggia presso lo scarico sul lungomare Cenide a Villa San Giovanni; alla foce del fiume Mesima a San Ferdinando. Carica batterica entro i limiti quella riscontrata, invece, alla spiaggia di fronte piazza Porto Salvo a Melito Porto San Salvo e alla foce del fiume Petrace a Marina di Gioia Tauro.

Cosenza
Dei cinque prelievi effettuati nel cosentino è risultato nei limiti di legge soltanto quello effettuato alla spiaggia del lido Diamante in località Torricella di Diamante. Fortemente inquinato, invece, il giudizio per i prelievi alla foce del canale sulla spiaggia libera di Villapiana Lido; alla foce del fiume Crati in località Laghi di Sibari a Cassano allo Ionio; alla foce del fiume Parise a Bonifati e alla foce del fiume San Francesco a Paolo.

Crotone
Quattro i campionamenti nel crotonese, due dei quali fortemente inquinati: alla foce del fiume Esaro, a Crotone, e in prossimità del canale sulla spiaggia a destra del Castello a Isola di Capo Rizzuto. Entro i limiti invece l’altro prelievo a Crotone, sulla spiaggia del lungomare Magna Grecia, e alla foce del fiume Tacina a Steccato di Cutro.

Catanzaro
In provincia di Catanzaro ha dato esito positivo soltanto il campionamento eseguito alla spiaggia di Caminia a Stallettì. Fortemente inquinato, invece, il giudizio per le acque prelevate alla foce del fiume Fiumarella a Catanzaro Lido e alla foce del torrente Zinnavo a Lameza Terme. Inquinato, invece, quello alla foce del torrente nei pressi del faro di Capo Suvero a Gizzeria.

Vibo Valentia
Infine, sei i prelievi effettuati in provincia di Vibo Valentia. Fortemente inquinati sono stati giudicati quelli compiuti alla foce del torrente Mandricelle, nella frazione Corrorino-Porticello di Joppolo; alla foce della fiumara Ruffa in località La Torre di Ricardi e alla foce del fiume Sant’Anna di Vibo Valentia. Inquinato il giudizio del prelievo agli scogli alla foce del torrente Britto a Marina di Nicotera. Entro i limiti quello alla foce del fiume Angitola, in località Calamaio di Pizzo Calabro. I tecnici di Legambiente – dopo diverse segnalazioni di cittadini attraverso il servizio Sos Goletta – hanno inoltre esaminato un campione d’acqua prelevato presso la spiaggia libera contrada di Riaci a Ricadi, anch’esso entro i limiti di legge.

goletta_2Dalle analisi di Goletta Verde è evidente però anche un altro dato. Nonostante siamo di fronte a un monitoraggio effettuato con metodo rigorosamente scientifico, tuttavia i risultati differiscono, a volte in maniera consistente, da quelli delle analisi fatte dall’Arpacal. Per esempio, ci sono mari che vengono considerati “balneabili” dall’Ente regionale e “altamente inquinati” da Legambiente. Una discrasia che, anche questa, si presenta puntuale ogni anno. Di chi fidarsi?

“Il nostro, è bene ribadirlo – commenta Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – è un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegniamo patenti di balneabilità. Ma restituiamo comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. Tutti i punti monitorati dai tecnici di Goletta Verde sono risultati inoltre privi dei cartelli sulla qualità delle acque e di eventuali divieti di balneazione previsti per legge e in molti di questi era significativa la presenza di bagnanti”.

Insomma, oltre al danno anche la beffa. Ed è un beffa che mette a rischio la nostra salute. Perché non viene neanche informata correttamente la popolazione sulla balneabilità dei nostri mari: ogni giorno migliaia e migliaia di bagnanti calabresi entrano in acqua senza sapere che quell’acqua potrebbe essere pericolosa.

Come dicevamo, secondo gli ambientalisti, l’inquinamento sarebbe causato principalmente dallo scarso funzionamento dei depuratori consortili. Tesi portata avanti da Legambiente con il dossier “La depurazione in Calabria: un contributo per affrontare il problema dello smaltimento dei fanghi“, presentato proprio in questi giorni. Dal documento emerge come la Regione Calabria abbia una potenzialità di depurazione pari all’81% degli abitanti equivalenti totali, ma analizzando la reale capacità di trattare adeguatamente gli scarichi, il dato si abbassa notevolmente. Infatti, secondo l’Istat (dati al 2012) a essere trattati in maniera adeguata è il 51,5% del totale del carico generato.

Criticità evidenziate anche nell’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia che comprende anche 130 agglomerati calabresi. Inadeguatezza che è già costata alla Regione una condanna da parte della Commissione europea nel 2012 e che secondo i calcoli del Governo, comporterebbe, a partire dal 2016 e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, una multa di 38 milioni di euro all’anno.

Per far fronte alla prima condanna del 2012 era stato stimato un fabbisogno per questa regione di circa 243 milioni di euro e di questi, la delibera CIPE 60/2012 ne stanziava 160 milioni (più altri 83 milioni da altre risorse). Per ora sono state, però, sbloccate opere solo per 104 milioni di euro (8 interventi) e rimangono ferme ancora 10 opere per circa 140 milioni di euro. Tutto a causa della mancanza di progetti concreti e immediatamente realizzabili a cui destinare i fondi, come ammesso dallo stesso Ministero dell’Ambiente e dal presidente Oliverio.

“Il deficit depurativo della Calabria è noto e va risolto con urgenza – dicono da Legambiente – per tutelare non solo l’ambiente, ma la stessa salute dei bagnanti e l’economia turistica della zona che rischia altrimenti di vedere annullati gli sforzi compiuti in questi anni Speriamo si possa finalmente passare a fatti concreti e voltare pagina”.

di Enrico De Grazia

  1. […] li avrà sicuramente, ma di sicuro non hanno chiesto a Legambiente, che proprio lo scorso anno annunciava che alla foce dell’Esaro durante l’estate la quantità di cariche batteriche era più […]

    Pingback by Cattive acque | | Briganteggiando on 7 maggio 2016 at 22:22