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Maxi sequestro di beni ai “locali” di ‘ndrangheta della provincia di Reggio

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Più di 11 milioni di euro è il valore complessivo dei beni sequestrati stamattina dai finanzieri di Reggio Calabria. In collaborazione con i Carabinieri del R.o.s. e su ordine della Sezione misure di prevenzione del tribunale reggino, le Fiamme Gialle hanno infatti eseguito 10 decreti di sequestro preventivo antimafia.

Allo stesso tempo, la Procura della Repubblica, ha emesso 9 provvedimenti di sorveglianza speciale, nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti al vertice delle cosche di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria.

In particolare, i destinatari di queste misure di prevenzione personale, sarebbero i capi delle diverse ‘ndrine dette “locali”, operanti nei territori di Rosarno, Polistena, Laureana di Borrello, Oppido Mamertina e Bagnara Calabra e che compongono il cosiddetto “mandamento tirrenico” della provincia reggina.

Inoltre, le stesse persone, erano già state condannate nell’ambito dell’operazione “Il Crimine” del 2010, grazie alla quale, tra l’altro, venne fatta maggiore luce sulla struttura e le modalità di organizzazione della ‘ndrangheta sul territorio di Reggio Calabria, suddiviso nei mandamenti “tirrenico, ionico e città”, composti a loro volta da ‘ndrine e famiglie locali.

E il nome “Crimine” di quell’operazione, deriva appunto da quello con cui vengono chiamate le singole articolazioni associative dell’organizzazione criminosa o anche i suoi organi direttivi, costituiti dal “Capocrimine”, dal “Contabile”, dal “Mastro generale” e dal “Mastro di giornata”.

Infatti, l’operazione odierna della Guardia di Finanza, è stata eseguita in seguito agli accertamenti economico-patrimoniali effettuati sulla famiglia del “Capocrimine” 85enne Domenico Oppedisano, del “Capo di Giornata della Società di Rosarno”, Michele Marasco e dei “Capi dei Locali” di Laureana di Borrello”, Rocco Lamari, di Oppido Mamertina, Antonio Gattellari e quello di Bagnara Calabra, Rocco Zoccali.

Nel computo complessivo del sequestro si contano 17 beni mobili, tra quote societarie e attività commerciali e 28 immobili, tra terreni, fabbricati e complessi immobiliari, oltre a 4 autovetture, 8 tra conti correnti, depositi e buoni postali e 15 polizze assicurative, per un totale stimato di circa 11 milioni di euro.

Per risalire ai reali intestatari delle diverse attività economiche e tipologie di beni, gestiste dagli ‘ndranghetisti tramite prestanomi, i finanzieri hanno eseguito oltre 200 controlli contabili, rielaborando i dati delle dichiarazioni dei redditi, evidentemente squilibrate rispetto al continuo arricchimento patrimoniale dei soggetti indagati, avvenuto nel corso degli ultimi vent’anni e frutto delle attività illecite derivate dal controllo del territorio.

di Gianluigi Catalano

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