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Mileto: nella Capitale Normanna di Ruggero d’Altavilla

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Lustru, grandizza e nobirtà ‘ndavisti
e mai di nudu ti nd’approfittasti,
prodizza non ci fu ch’on canuscisti,
‘nu rrè ‘nte mura toi puru ‘mpastasti.

D’a fidi, ‘on di parramu, fusti randi,
e u poi gridari forti e quattru venti,
omani ricogghist’i tutt’i vandi
mu mandi li Cruciati all’Urienti.

Di mura e di castedi attorniata
fusti, pe comu meri a ‘na rigina,
nomm’allivoti ‘ncuna ‘ntrasattata
ti potia fari l’arma saracinaNd’aiu, pajsi mio, ‘na pena randi,
mi sangulia lu cori quandu penzu
ca sì spruppata ancora i tutt’i vandi
e n’anima non c’è mu ‘nci fai senzu.

Ti viju e ti ciangiu e forzi non lu cridi
ca nudu o mundu i Dio lu suspettava,
ca d’i cchiù randi a li cchiù picciridi
com’a n’ossu di brunu ti dassava.
….

Così Luigi Polistena, nella sua poesia “Paisi meu, descriveva quella che un tempo fu capitale della Contea normanna di Calabria e Sicilia, la sua Mileto (VV). Di quello splendore oggi restano poche tracce di ruderi, frammenti di marmo e colonne tra i verdi arbusti di franose colline.

La storia riporta di un un borgo bizantino fortificato posto forse a controllo dell’antica via Popillia Annia che, nell’anno 1058 nell’epoca della conquista normanna (XI sec.d.C.), fu oggetto di dono da parte di Roberto il Guiscardo al fratello Ruggero, il quale trasformò il castrum nella capitale della Contea normanna di Calabria e di Sicilia, sede forse dal 1085 di una zecca e dal 1081 la prima sede episcopale latina di tutto il meridione.

Da quanto riporta lo storico Fiore: “Mileto divenuta reggia gloriosa dei Normanni non si tenne indietro a qualunque altra città metropoli. Qui, infatti, correvano i popoli vassalli per compimento della giustizia politica; da qui si spedivano, Ministri sia di politica che di guerra. Qui correvano le ambascerie dei principi forestieri, qui si solenizzavano gli sponsali del conte e delle figliuole; qui occorse la nascita di tanti principi, singolarmente di Ruggero II che poi divenne il primo Re di Napoli e di Sicilia”.

Con la morte di Ruggero I la corte normanna fu trasferita in Sicilia e Mileto fu assegnata in feudo a importanti famiglie nobiliari fino alle leggi eversive della feudalità del 1806. Gravemente colpita più volte dai terremoti fu definitivamente distrutta da quello del 1783 che costrinse gli abitanti superstiti a trasferirsi e ricostruire l’intera città a circa due chilometri d distanza.

Il sito archeologico sorge su una collina di forma allungata, tra due rilievi di calcare del sistema collinare che dal monte Poro scende verso la vallata del Mesima, Monteverde, con l’abbazia cluniacense della SS. Trinità (di cui anche A. Dumas parla nel suo “Viaggio in Calabria” ) e, a sud-ovest, tra le verdi campagne, l’area delle “Lamie”, la cittadella in cui si ergevano il palazzo di Ruggero e la Cattedrale.

Le campagne di scavi condotte prima da Paolo Orsi, che per un breve periodo, nel 1916, si interessò all’area e poté constatare il reimpiego di elementi architettonici e sarcofagi dell’età romana, provenienti del tempio di Proserpina di Hipponium (Vibo Valentia) e poi da Maria Teresa Iannelli e Francesco Cuteri, in più istanze continuano a rendere possibile la ricostruzione della disposizione degli antichi edifici.

Numerosi i materiali ritrovati: ceramiche, marmi, vetro, metallo, monete,di gran valore il sarcofago di Ruggero d’Altavilla e della sua famiglia (posto nell’abbazia benedettina della SS. Trinità o di Sant’Angelo, oggi al Museo Archeologico di Napoli) e ancora colonne, basi e capitelli marmorei. Alcuni reperti sono esposti al museo diocesano presso l’attuale vescovado di Mileto.

Nella speranza che possano aumentare i fondi preposti alla tutela e salvaguardia del nostro patrimonio storico-artistico a sostegno delle campagne di scavi, vi consiglio di visitare questi luoghi, facilmente raggiungibili, inseriti nel contesto paesaggistico, tra colline e valli, di cui si innamorò Ruggero d’Altavilla.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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