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“Money dirtying”: il processo che infetta l’economia sana

in economia e lavoro

Un miliardo e mezzo di soldi “puliti” investiti in attività criminali. E’ quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, in cui appunto si evidenzia come attraverso meccanismi di money dirtyng, i capitali provenienti da attività lecite, vengono impiegati per finanziare attività criminali di vario genere.

money_dirtyingCioè il processo inverso del riciclaggio, che a quanto pare vede la sua nascita proprio per effetto della crisi economica e delle regole imposte da Basilea 2 e 3, parecchio restrittive per l’erogazione del credito a imprese e privati, che di contro, anche a causa dell’incertezza e della paura generale dovute al momento storico in corso, tengono ferme le proprie risorse finanziarie presso le banche.

Le stesse che dal canto loro, non possono più offrire tassi di interesse convenienti per gli investimenti, in quanto rifornite dalla Banca Centrale Europea che applica alla fonte un tasso già vicino allo zero. Ed è in questo contesto che si svilupperebbe il fenomeno del money dirtyng, che consiste sostanzialmente nell’attrarre questi capitali in investimenti illegali, ma di sicuro molto più remunerativi rispetto a quelli leciti, affidandosi a soggetti borderline o ad organizzazione in grado di operare sul territorio nazionale e all’estero in condizioni di relativa sicurezza.

In particolare è il settore agroalimentare, che in questi anni si è rafforzato e continua a crescere nonostante la crisi, a essere oggetto di questi investimenti che vengono gestiti dalle organizzazioni criminali facendo leva ad esempio sui traffici illegali di alimenti, spacciando per made in Italy prodotti che in realtà non lo sono, come gli agrumi nordafricani che diventano siciliani e calabresi.

I vantaggi per le cosiddette agromafie nel gestire queste risorse finanziarie pulite sono sia di natura relazionale che estetica: nel primo caso possono avere accesso al cosiddetto “mondo di sopra”, termine già coniato per i noti fatti di mafia Capitale, stringendo rapporti con politici e uomini d’affari in ambienti buoni, nel secondo riescono a mischiare a questi soldi quelli sporchi, cioè frutto delle attività criminose, confondendo sempre di più l’economia buona da quella cattiva.

Inoltre la convenienza di questa attività coincide proprio nello stabilire un patto di complicità con operatori rispettabili e con aziende e società anche rinomate, che potrebbe portare anche allo sviluppo di nuove iniziative comuni. Una complicità questa, conclude il rapporto, che diventerebbe un’infezione irreversibile.

di Gianluigi Catalano

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