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Irto è il nuovo presidente del Consiglio regionale: “Alla Calabria serve terapia d’urto”.

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Con 23 preferenze (trentuno i consiglieri presenti e votanti; sette le schede bianche ed una nulla), il 33enne Nicola Irto è il nuovo presidente del Consiglio regionale della Calabria, eletto al primo scrutinio. Succede a Tonino Scalzo, dimissionario in seguito allo scandalo “Rimborsopoli” che lo ha visto coinvolto. è il secondo più giovane presidente dell’Assise calabrese nella storia dell’Ente regionale, dopo Giuseppe Scopelliti che fu eletto all’età di 29 anni.

Irto è stato eletto consigliere regionale nella circoscrizione Sud per il Partito Democratico con 12.025 preferenze. E’ alla prima legislatura dove ha ricoperto, fino ad oggi, il ruolo di presidente della IV Commissione consiliare “Assetto, Utilizzazione del territorio e Protezione dell’ambiente”.

Nicola Irto

Nicola Irto

Nato a Reggio Calabria il 5 gennaio 1982, conseguita la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea dove viene eletto al consiglio di Facoltà nel settembre 2002 e nel marzo 2004 viene eletto unico rappresentante degli studenti in Senato Accademico. Conseguito il titolo di studio nel 2006 si dedica all’attività di ricerca scientifica e nel 2008 diventa dottorando di ricerca in Pianificazione Territoriale.

Nel triennio del dottorato, ha svolto attività di ricerca anche all’estero, a Boston, Barcellona e Bilbao. Nel giugno 2009 risulta il primo eletto nel consiglio della scuola di dottorato dell’Università Mediterranea. Iscritto alla Margherita, è stato il più giovane delegato della Calabria al Congresso regionale del 2003.

Successivamente iscritto al Partito democratico, nel dicembre 2010 ne è stato nominato membro del Coordinamento provinciale di Reggio Calabria. Ha fatto parte della commissione nazionale di garanzia dei Giovani Democratici e della commissione regionale di garanzia del Partito Democratico calabrese. Consigliere comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011, nell’aprile 2014 è stato nominato vicesegretario del PD Calabria.

Nel discorso di insediamento, Irto ha voluto ricordare i tanti calabresi che vivono in condizioni di difficoltà, sottolineando quali saranno i nodi cruciali che il Consiglio affronterà nei prossimi mesi: sanità, precariato e disoccupazione giovanile: “E’ a partire dagli ultimi, dai più deboli, dai luoghi e dai territori dove la sofferenza è più acuta che questa Assemblea, tutta insieme, maggioranza e opposizioni, incarna la sovranità della Calabria, e dovrà impegnarsi ad affrontare un problema di dimensione storica: lavoro, modernizzazione, rinnovamento, riduzione delle diseguaglianze nella nostra regione, uguaglianza di opportunità, valorizzazione del merito. La Calabria deve diventare fino in fondo una regione autonoma. Questo serve. E può essere autonoma solo una terra che crea e produce in modo crescente le risorse necessarie a soddisfare per intero i propri bisogni”.

Poi, il neopresidente si è rivolto all’Istituzione religiosa: “Alla Chiesa, che in Calabria ha grande peso e prestigio, destinati a lievitare con l’affermazione del messaggio di Papa Francesco, chiediamo di continuare e intensificare l’impegno di rinnovamento e di aiuto di cui abbiamo avuto segni anche recenti”.

Una Calabria che, secondo Irto, sta “paurosamente arretrando” e che vede intere generazioni disperate e costrette a emigrare o a vivere nella disoccupazione. Colpa soprattutto della presenza della criminalità organizzata sulla quale non poteva mancare un passaggio nel discorso di Irto, ma anche della politica, che Irto inchioda alle sue responsabilità: “Voglio ricordare a tutti che nella Calabria che dobbiamo costruire, non c’è posto per la ‘ndrangheta e l’illegalità. E’ un nodo della nostra regione. Avremo modo di discutere e valutare quanto, nel permanere e nel crescere di un fenomeno così devastante, abbia pesato e pesi il venir meno del ruolo della politica, la sua fuga dalla responsabilità, la delega esclusiva ai magistrati e alle forze dell’ordine. Sia chiaro: senza il loro lavoro la vita non sarebbe possibile in Calabria e di questo i calabresi onesti non li ringrazieranno mai abbastanza. Ma liberarsi dalla mafia significa non solo reprimere e punire i reati mafiosi. Significa, vorrei dire, soprattutto modificare i fatti e le illegalità che producono e riproducono l’ambiente ideale allo sviluppo e al rafforzamento continuo della ‘ndrangheta. E’ sulla modifica di queste condizioni che la politica deve urgentemente intervenire. Non bastano testimonianza e sostegno, che non possono che essere piene, verso chi si espone e combatte. La Calabria va liberata dalla criminalità con una lotta e uno scontro politici che tolgano aria e ossigeno alla riproduzione e all’irrobustirsi del fenomeno”. L’intervento del neopresidente si è chiuso con il ricordo di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale ucciso dalla ‘ndrangheta dieci anni fa.

 

e.d.g.

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