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Nominato il commissario liquidatore della Fondazione Campanella

in economia e lavoro

CATANZARO – Sarà Andrea Bonifacio, il liquidatore della Fondazione Campanella, nominato ieri, dal tribunale di Catanzaro. Dopo la dichiarazione di estinzione del polo oncologico da parte del Prefetto, arriva ora questo nuovo provvedimento, che si affianca alla decisione del neo commissario alla sanità regionale, Massimo Scura, di trasferire i 35 pazienti attualmente in cura, destinando quelli dei reparti di chirurgia toracica e ginecologia oncologica, all’ospedale Pugliese-Ciaccio e gli altri al Mater Domini di Catanzaro.

campanellaMotivo quest’ultimo, del commento negativo da parte del presidente dimissionario della Fondazione, Paolo Falzea, che esprime dubbi sulla legittimità del provvedimento e ritiene errato il presupposto per la sospensione dell’accreditamento. Lo stesso Falzea inoltre, dichiara che, lo scorso 3 aprile, aveva “prospettato la proroga del termine di preavviso dei licenziamenti subordinandola alla proroga del termine della convenzione di affiancamento della Struttura commissariale”, che scade oggi, al fine di “rinviare l’operatività dei licenziamenti, garantendo nel modo migliore la continuità assistenziale ed evitando al contempo di depauperare la Fondazione”.

Una proposta però, a quanto pare rimasta inascoltata da parte del commissario ad acta e adesso pertanto, si concretizza quell’iter dei licenziamenti, iniziato l’11 marzo scorso a Reggio Calabria, con la firma del verbale presso la sede del dipartimento del lavoro della Regione. Allo stesso modo inascoltate, sono rimaste le proteste dei 245 lavoratori della Fondazione Campanella, nonostante l’interessamento del presidente Oliverio, che il 24 febbraio, aveva istituito un tavolo di confronto permanente tra Regione e sindacati, con “la volontà di ricercare soluzioni adeguate e trasparenti per la salvaguardia dell’occupazione e per garantire i servizi alle persone”.

I lavoratori avevano iniziato a sollevarsi, dopo che, il 29 gennaio scorso, era stata fatta richiesta di fallimento per l’istituto, da parte della casa farmaceutica Novartis, a causa dei debiti accumulati nel tempo. Stesso motivo per cui, già allora, da 5 mesi, non venivano pagati gli stipendi, in attesa di risanare le questioni societarie con la Regione. Il nodo della questione infatti, secondo il presidente Falzea e il direttore generale Mario Martina, consisterebbe proprio nell’inadempienza da parte dell’ente regionale, che in qualità di socio fondatore, avrebbe dovuto versare, in base agli accordi originari, una quota di 40 milioni di euro annui, nelle casse della Fondazione. Cifra che, invece, nel 2010, sarebbe stata ridotta a soli 11 milioni, da parte della Giunta Scopelliti e che avrebbe prodotto l’attuale e ormai, sembra, definitivo collasso.

di Gianluigi Catalano

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