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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Cosenza</title>
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		<title>Il voto e la nefasta influenza delle cosche &#8211; Le consorterie delinquenziali tentano storicamente di condizionare gli appuntamenti elettorali e di stringere rapporti con candidati di tutti i partiti &#8211; Le rivelazioni dei collaboratori di giustizia, i decreti di scioglimento dei Comuni e i politici arrestati</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Le cosche non hanno partito. Quando nel 1992 il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto procuratore di Locri, Nicola Gratteri, ordinarono un blitz in casa di decine di boss, picciotti e loro fiancheggiatori, per stabilire quali fossero gli orientamenti politici della &#8216;ndrangheta s&#8217;accorsero che i mafiosi calabresi votavano indifferentemente per i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Le cosche non hanno partito. Quando nel 1992 il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto procuratore di Locri, Nicola Gratteri, ordinarono un blitz in casa di decine di boss, picciotti e loro fiancheggiatori, per stabilire quali fossero gli orientamenti politici della &#8216;ndrangheta s&#8217;accorsero che i mafiosi calabresi votavano indifferentemente per i partiti di governo e, in taluni casi, anche per quelli d&#8217;opposizione. «Nel baule dell&#8217;autovettura di un capobastone» racconta oggi con ironia Nicola Gratteri «trovammo i volantiti di quasi tutti i partiti. Lì, messi insieme, pronti ad essere distribuiti».<span id="more-23181"></span>  </p>
<p>Nell&#8217;ultima regione della Penisola la &#8216;ndrangheta condiziona la libertà e, soprattutto, vota. In ogni paese della Calabria il responsabile del &#8220;locale&#8221; gestisce un nutrito pacchetto di preferenze.</p>
<p>La possibilità di disporre del consenso deriva proprio dal potere che piccoli e grandi capi &#8216;ndrina esercitano nel loro feudo. Essi, infatti, sostituendosi alle spesso inefficaci istituzioni repubblicane, offrono ai cittadini servizi e assistenza altrimenti negati. Quando, poi, è necessario ottenere qualcosa in cambio come il sostegno a un candidato, oltre a chieder conto ai beneficiari del favore ricevuto, i mafiosi utilizzano anche la violenza per convicerli a eseguire gli ordini impartiti. </p>
<p>Il collaudato sistema di governo &#8220;parallelo&#8221; del territorio permette alle cosche di manovrare in Calabria fino a centomila voti. È per questo che bisogna stare attenti quando si è chiamati alle urne. È per questo che occorre vigilare anche nel Cosentino dove si vota. </p>
<p>A Paola, nelle scorse settimane, è stata sgominata una potente organizzazione mafiosa – quella dei Serpa – che flirtava con certi ambienti politici; a Cassano la &#8216;ndrangheta ha in passato concluso patti tra i Forastefano ed esponenti politici regionali e provinciali; a Castrovillari le cosche sibarite sono da anni impegnate in un&#8217;azione di &#8220;colonizzazione&#8221; del territorio che potrebbe non risparmiare gli ambienti istituzionali. In passato anche a Cosenza, vi furono rapporti obliqui tra esponenti politici e uomini delle cosche. </p>
<p>Rapporti testimoniati a più riprese dai pentiti Franco Pino, Franco Garofalo e Luigi Paternuosto ma solo parzialmente approfonditi dal punto di vista giudiziario. L&#8217;esempio tuttavia più concreto di come funziona l&#8217;oleato meccanismo di sostegno offerto dai clan ai candidati è stato cristallizzato durante le elezioni comunali svolte a Seminara (3352 abitanti in provincia di Reggio Calabria) nel maggio del 2007. </p>
<p>Ignaro d&#8217;essere intercettato dai carabinieri il capobastone del luogo, Rocco Antonio Gioffrè, invitò il sindaco uscente, Pasquale Marafioti, bancario, simpatizzante di Forza Italia, a ricandidarsi senza mostrare perplessità. </p>
<p>«Tu ti devi candidare – disse il capocosca al primo cittadino – perchè qui decido io e la tua elezione è sicura. Possiamo contare su 1050 voti e sono più che sufficienti per vincere». L&#8217;esito della successiva consultazione elettorale è impressionante: Marafioti ottenne 1058 voti, otto in più di quelli previsti dal boss. E finì in manette.</p>
<p><strong>I politici arrestati</strong> Il potere di condizionamento del voto esercitato dai clan sembrava conoscerlo bene Franco Larupa, già sindaco di Amantea (Cosenza) eletto nel 2005 al consiglio regionale della Calabria nelle file dell&#8217;Udeur. L&#8217;uomo politico, è stato condannato per le relazioni avute con il boss di Cassano Antonio Forastefano. A incastrarlo tre pentiti di &#8216;ndrangheta e una valanga d&#8217;intercettazioni. </p>
<p>Pure la carriera del consigliere regionale del Pdl, Santi Zappalà, si è conclusa nel 2011 con l&#8217;arresto e poi la condanna per i rapporti che aveva stretto con uomini di spicco della &#8216;ndrangheta. I carabinieri l&#8217;hanno filmato mentre contrattava con il boss Giuseppe Pelle i termini del sostegno elettorale cui anelava. </p>
<p>Il consigliere Domenico Crea, esponente prima impegnato nel Ccd, poi nella Margherita e, infine, nella Dc di Rotondi è finito invece in manette nel 2007. A Crea è stato contestato d&#8217;aver coltivato dubbi interessi nel mondo della sanità e rapporti con pericolosi esponenti della &#8216;ndrangheta. Fatti per i quali è stato condannato.</p>
<p><strong>Gli scioglimenti</strong> La &#8216;ndrangheta, negli ultimi anni, ha poi condizionato direttamente la vita dei comuni. La circostanza è dimostrata dai tanti scioglimenti dei civici consessi. Due hanno riguardato il Cosentino: Corigliano e Amantea. </p>
<p>La cittadina ionica è ancora sotto commissariamento anche se il sindaco Pasqualina Straface (Pdl), che ha un fratello condannato per mafia, ha proposto ricorso al Consiglio di Stato che valuterà il caso a giugno. La cittadina tirrenica ha invece ottenuto l&#8217;annullamento del decreto di scioglimento ed è di nuovo governata dal sindaco Franco Tonnara (Pd). </p>
<p><strong>Gli omicidi</strong> Le cosche calabresi non hanno mai esitato ad assassinare amministratori e politici locali. Sei i casi più eclatanti da prendere in considerazione. </p>
<p>Il primo: l&#8217;omicidio dell&#8217;ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Vico Ligato, avvenuto a Bocale (Reggio Calabria) nel 1989. L&#8217;ex parlamentare democristiano, lasciato il prestigioso incarico nazionale a causa di uno scandalo, era tornato nella città dello Stretto con l&#8217;intenzione di riprendere attivamente la sua azione politica. Un&#8217;azione destinata a condizionare la vita amministrativa reggina che non venne gradita da una parte delle consorterie della &#8216;ndrangheta che erano allora in guerra tra loro.</p>
<p>Il secondo: l&#8217;uccisione di Giannino Losardo, segretario della Procura di Paola e, soprattutto, consigliere comunale comunista a Cetraro, centro del Cosentino ad alta incidenza mafiosa. Losardo venne ammazzato nel 1980 e i responsabili del crimine sono rimasti impuniti.</p>
<p>Il terzo: l&#8217;omicidio di Giuseppe Valarioti, segretario della sezione del partito comunista di Rosarno, pure lui ucciso nel 1980, a quindici giorni di distanza da Losardo. Valarioti aveva scoperto l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta all&#8217;interno delle cooperative che gestivano la raccolta e la lavorazione degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro. Pure i suoi assassini sono rimasti senza volto.</p>
<p>Il quarto: l&#8217;uccisione di Francesco Fortugno, avvenuta a Locri, nell&#8217;ottobre 2005, davanti al seggio allestito per le primarie dall&#8217;Unione. I presunti mandanti e gli esecutori del delitto sono stati condannati all&#8217;ergastolo.</p>
<p>Il quinto: Michele Penna, assassinato a Filandari (Vibo Valentia) nel 2009 perchè s&#8217;era invaghito della moglie d&#8217;un boss. L&#8217;uomo era il segretario sezionale dell&#8217;Udc. I suoi assassini non sono stati individuati.</p>
<p>Il sesto: Vincenzo Gentile, sindaco di Gioia Tauro, venne ammazzato nel 1988 perché non aveva accontentato degli imprenditori paramafiosi che volevano gestire i lavori di costruzione di una discarica.</p>
<p>Esempi, solo esempi, di una regione malata&#8230;di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=66768&#038;Edizione=8&#038;A=20120521">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Cosenza, annullata la Notte dei musei 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 16:23:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; In seguito al tragico attentato che ha colpito l’Istituto professionale “Morvillo-Falcone” di Brindisi, il Ministro per i Beni e le Attivita Culturali, prof. Lorenzo Ornaghi, ha deciso di sospendere l’evento nazionale “La Notte dei Musei”, previsto questa sera. Con il sofferto silenzio dei luoghi della cultura, si manifesterà, oltre che la condanna di ogni gesto di violenza, la sincera partecipazione al dolore della famiglia della vittima, di tutte le persone coinvolte nell’attentato, di tutta la città di Brindisi.<span id="more-23177"></span></p>
<p>La  Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, d’intesa con il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza, l’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, la Prefettura di Cosenza, la Provincia di Cosenza e il Comune di Cosenza, si unisce al cordoglio nazionale annullando tutte le manifestazioni previste per la serata. </p>
<p>Tutti gli artisti coinvolti nelle iniziative, il personale, le maestranze e le aziende impegnate nella realizzazione degli eventi programmati presso la Galleria Nazionale di Cosenza, il Museo dei Bretti e degli Enotri, la Biblioteca Civica e la Biblioteca Provinciale condividono tale decisione.</p>
<p>La “Notte dei Musei” è un evento indirizzato in particolar modo ai giovani, principale parte lesa dal luttuoso episodio accaduto oggi a Brindisi. Soprattutto a loro e alle loro famiglie è rivolto il pensiero delle istituzioni calabresi, che individuano nella cultura un argine alla criminalità di ogni genere e una concreta possibilità di riscatto e di ritorno alla legalità.</p>
<p>Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria</p>
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		<title>Galleria Nazionale di Cosenza &#8211; Notte dei Musei 2012: Fra suoni e visioni</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:48:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 19 maggio prossimo, a Cosenza, Palazzo Arnone, dalle ore 19.00 alle 02.00, la Galleria Nazionale di Cosenza (GNC) rimane aperta al pubblico in occasione della <strong>Notte dei Musei</strong> proponendo <em>Fra suoni e visioni</em>, un mix di visite guidate, arti visive, musica e teatro. Una lunga e magica notte fra i capolavori d’arte della Galleria Nazionale di Cosenza avvolta dalle straordinarie note eseguite dal Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, partner storico dell’evento. <span id="more-23142"></span></p>
<p>La Galleria Nazionale di Cosenza in questa occasione torna a proporre l’arte contemporanea: alle 19.00 si terrà l’inaugurazione della mostra Dialogo con l’ombra, a cura di Fabio De Chirico, soprintendente BSAE della Calabria  e di Andrea Romoli Barberini, che documenta la recente ricerca condotta da Giulio Telarico, artista cosentino, presentando circa 20 opere pittoriche e <em>La Stanza segnata</em>, suggestiva installazione <em>site specific</em>. </p>
<p>Nel corso della <em>Notte dei Musei</em> collaboratori esterni della Soprintendenza BSAE della Calabria presenteranno <em>Oltre il visibile</em>, avvincente percorso alla scoperta dei tanti affascinanti segreti custoditi dalle opere della Galleria Nazionale di Cosenza e guide d’eccezione, gli studenti del liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, illustreranno ai visitatori gli splendidi dipinti della GNC.</p>
<p>Alle 20.30 e, in replica alle 22.30, un’attenzione speciale sarà riservata ai piccoli ospiti della GNC ai quali la Compagnia Libero Teatro di Cosenza dedicherà la performance interattiva <em>Tele-in-visione</em>, per raccontare, divertendo, <em>Jezabel divorata dai cani</em>, <em>Ercole libera Teseo</em> ed <em>Ercole libera Prometeo</em>, opere fra le più significative di Luca Giordano e Mattia Preti. </p>
<p>Nelle ore del <em>latenight show</em>, dopo la mezzanotte e fino alle due del mattino, Dj Set <em>shirt vs t-shirt</em> intratterrà il pubblico dei nottambuli.</p>
<p>La <em>Notte dei Musei</em> coinvolgerà anche altri luoghi d’arte e di cultura della città di Cosenza: il Museo dei Brettii e degli Enotri, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Provinciale di Cosenza e le gallerie d’arte  tutti aperti fino a tarda notte per celebrare questo straordinario evento.</p>
<p>Per facilitare e incentivare la partecipazione alla <em>Notte dei Musei</em> il Comune di Cosenza e l’Amaco hanno predisposto gratuitamente un servizio di navetta che da Piazza Bilotti per tutta la durata dell’evento consentirà di raggiungere agevolmente tutti i luoghi coinvolti. </p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Allarme gioco d&#8217;azzardo, serve un giro di vite &#8211; L&#8217;amministrazione comunale sta lavorando a una serie di interventi per sensibilizzare i cittadini e regolamentare un mercato impazzito &#8211; Numerosi i casi patologici curati dal Sert che ha dovuto creare un gruppo di lavoro ad hoc per la ludopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:24:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. Non solo giovani con la passione per le puntate ma anche anziani travolti dai &#8220;giochi&#8221; tradizionali, ragazzini che impazziscono per i tentativi on line e padri di famiglia che rovinano tutto restando attaccati per ore alle micidiali macchinette videopoker<span id="more-23133"></span> che imperversano anzitutto nei bar, alla portata di tutti i clienti, compresi ragazzini e adolescenti che magari entrano solo per un gelato o un pacco di gomme americane. </p>
<p>Il problema è molto più serio di quel che appare, tant&#8217;è che pure la Conferenza episcopale italiana è scesa in campo in prima persona a sottolineare la pericolosità del fenomeno.</p>
<p><strong>Sert in allerta.</strong> I timori sono drammaticamente confermati dal Sert, diretto da Fernanda Magnelli, che negli ultimi tempi ha dovuto attrezzarsi con un gruppo di lavoro ad hoc per affrontare la dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo. Non sono pochi i malati in cura dai professionisti dell&#8217;Azienda sanitaria, spesso con famiglie sfasciate o comunque danneggiate dalla mania del papà, o della mamma, perché anche le donne scivolano nel gorgo. Il percorso terapeutico abbraccia tutto il nucleo famigliare, e non è facile da seguire. Ma è fondamentale per provare a uscirne, così come succede per doga, alcol, fumo.</p>
<p><strong>Palazzo attento.</strong> Forze dell&#8217;ordine ed enti locali non possono bloccare la diffusione del gioco d&#8217;azzardo, però possono disciplinarlo in modo da evitare gli eccessi e garantire un minimo di tutela anzitutto per i cosiddetti soggetti deboli. Proprio a questo sta lavorando l&#8217;amministrazione comunale, con gli assessori Luciano Vigna (Attività produttive) e Marina Machì (Educazione) impegnati in prima persona. </p>
<p>«Dal punto di vista etico è un sistema alquanto discutibile. I Comuni – chiarisce Vigna – possono porre in essere due rimedi. Uno di tipo educativo, e infatti l&#8217;assessore Machì sta lavorando una serie di opuscoli informativi sui rischi della ludopatia, con la distribuzione, come successo a Verona, in tutti gli esercizi. Importante è pure l&#8217;aspetto regolamentare. Ritengo che uno degli elementi a rischio sia legato alla territorialità. Le sale da gioco devono essere lontane da centri sensibili: ospedali, case di cura, scuole, strutture socio assistenziali. Stiamo lavorando a un regolamento che vieti la presenza di tali macchine infernali a meno di 250-300 metri da esse. Un altro punto su cui possiamo intervenire – insiste Vigna – è la separazione delle sale dedicate, che devono essere riservate solo ai maggiorenni, dalle aree comuni». </p>
<p>In coda l&#8217;assessore scuote le forze dell&#8217;ordine, sottolineando che potrebbero vigilare sugli esercenti che consentono l&#8217;utilizzo dei videopoker ai minorenni. «Ma servono forze cospicue che non mi pare ci siano. Ecco perché dobbiamo lavorare anzitutto sulla strada educativa». </p>
<p><strong>La testimonianza.</strong> Francesco Spatafora è titolare d&#8217;un bar che ha detto no alle macchinette mangiasoldi. «Ho preso questa decisione perché il gioco non rientra in un concetto di moralità rispetto all&#8217;esercizio della nostra professione. L&#8217;intrattenimento è una cosa, l&#8217;azzardo un&#8217;altra. È giusto che si giochi nei casinò – insiste – ma no nei bar perché ci sono bambini. Capisco che può essere un&#8217;operazione di business, al pari di Lotto Superenalotto e via dicendo, ma non bisogna dimenticare che il banco vince sempre, quindi è difficile che una giocata ci possa cambiare la vita». </p>
<p>Spatafora, che è anche presidente della cellula cosentina della Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe), sottolinea l&#8217;ipocrisia d&#8217;uno Stato che con una mano incassa i guadagni delle varie lotterie e con l&#8217;altro le vieta. «Un po&#8217; come avviene con la vendita nei bar degli alcolici agli under 16 – conclude – i quali però poi vanno nei supermercati e comprano ciò che vogliono». Spatafora sottolinea la volontà di non criminalizzare nessuno, perché a suo dire il problema non è la macchinetta in sé ma l&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64442&#038;Edizione=8&#038;A=20120516">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Narcotraffico, inflitte dal gup 53 condanne &#8211; Il tenente colonnello dei carabinieri Luigi Verde dovrà scontare 12 anni di reclusione. All&#8217;ex pentito Bruno Fuduli comminati 18 anni di carcere &#8211; Pene pesanti al broker della cocaina Bruno Piazza di San Luca e al boss di Paterno Romano Chirillo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un broker del narcotraffico, un colonnello assetato di denaro, un ex pentito specializzato nella commercializzazione della cocaina, una rete di corrieri sudamericani, un &#8220;chimico&#8221; capace di &#8220;tagliare&#8221; ogni genere di droga e due potenti cosche della &#8216;ndrangheta entrate in affari per spartirsi incassi milionari. È questo il contesto raccontato dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, avviata dal [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un broker del narcotraffico, un colonnello assetato di denaro, un ex pentito specializzato nella commercializzazione della cocaina, una rete di corrieri sudamericani, un &#8220;chimico&#8221; capace di &#8220;tagliare&#8221; ogni genere di droga e due potenti cosche della &#8216;ndrangheta entrate in affari per spartirsi incassi milionari. È questo il contesto raccontato dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, avviata dal procuratore distrettuale Vincenzo Lombardo e dal pm antimafia Vincenzo Luberto, culminata ieri nella condanna di 53 imputati<span id="more-23127"></span> di varie zone della Calabria. Le pene inflitte dal gup di Catanzaro, LIvio Sabatini, variano da tre a vent&#8217;anni.</p>
<p><strong>L&#8217;imputato eccellente.</strong> Tra i condannati figura l&#8217;ex tenente colonnello dei carabinieri Luigi Verde, 57 anni, in forza fino al 2010 al comando provinciale dell&#8217;Arma di Bolzano. Verde finì nell&#8217;indagine perché, da diverse intercettazioni, emersero i suoi rapporti con elementi di spicco della &#8216;ndrangheta che gestivano un vasto traffico internazionale di droga. </p>
<p>Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti, c&#8217;è l&#8217;interessamento dell&#8217;ex ufficiale all&#8217;arrivo in Italia di 56 chilogrammi di cocaina, poi intercettati e sequestrati con l&#8217;arresto del corriere. Il fatto risale al 26 marzo 2009 quando due valigie cariche di cocaina arrivarono all&#8217;aeroporto di Fiumicino. </p>
<p>L&#8217;ex carabiniere aveva garantito all&#8217;organizzazione criminale che le valigie sarebbero state prelevate da un finto diplomatico che le avrebbe portate fuori dallo scalo. Verde, come ha poi ammesso in sede d&#8217;interrogatorio, le avrebbe successivamente dovute consegnare, con un appuntamento fissato a Cinecittà, agli emissari delle cosche. </p>
<p>Il piano però saltò perché la Guardia di finanza di Roma, informata dai colleghi calabresi che seguivano l&#8217;indagine, bloccò le valigie e il corriere, facendo pensare ad un&#8217;iniziativa tuttavia slegata dalla più complessa inchiesta che invece era in corso. A Verde sono stati inflitti 12 anni di reclusione. </p>
<p><strong>L&#8217;immobiliarista.</strong> Un ruolo centrale nell&#8217;organizzazione di narcotrafficanti sarebbe stato svolto – come spiegato in requisitoria dal pm Luberto – da un immobiliarista, Federico Marcaccini, di 33 anni, soprannominato &#8220;Pupone&#8221;, proprietario del Teatro Ghione di Roma. Marcaccini, che non è stato giudicato con rito abbreviato, avrebbe finanziato l&#8217;importazione della droga che da Venezuela, Colombia e Brasile veniva trasportata in Italia per essere poi trasferita in Calabria ed in altre regioni, tra cui Emilia Romagna e Veneto. L&#8217;imprenditore era in stretto contatto, secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero, con le cosche Strangio e Pelle di San Luca per le quali avrebbe messo a disposizione le sue notevoli disponibilità finanziarie. </p>
<p><strong>L&#8217;ex pentito.</strong> Inquietante il ruolo svolto pure da Bruno Fuduli, prima narcotrafficante internazionale e, poi, pentito e grande accusatore di una settantina di calabresi e colombiani coinvolti nel 2003 nell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221;. L&#8217;uomo è tornato alla sua originaria &#8220;passione&#8221;: la cocaina. Ottenuti, infatti, gli sconti di pena ed i vantaggi garantiti ai collaboratori di giustizia, il malavitoso d&#8217;origine vibonese si è rimesso alla grande in affari. </p>
<p>Ricontattati due vecchi &#8220;compari&#8221; sudamericani, i fratelli Luis ed Hernan Correa, ha rimesso in piedi un traffico di &#8220;neve&#8221; tra l&#8217;Italia e la Colombia. S&#8217;è legato a Bruno Pizzata, broker di stupefacenti attivo tra Spagna, Germania, Olanda e Venezuela, ed ha organizzato l&#8217;arrivo nel &#8220;Belpaese&#8221; d&#8217;ingenti carichi di &#8220;coca&#8221; prodotta nella giungla. Il Gup Sabatini gli ha inflitto ieri 18 anni di reclusione. </p>
<p>Pizzata, sfuggito alla cattura nel dicembre 2010, è stato poi arrestato in Germania, a Duisburg, il 4 febbraio del 2011. Per lui è stata decisa una condanna a 18 anni e 8 mesi di carcere. </p>
<p><strong>Gli &#8216;ndranghetisti.</strong> Tra i personaggi &#8220;eccellenti&#8221; della &#8216;ndrangheta finiti in &#8220;Overloading&#8221; figurano Francesco Lido Scornaienchi, storico luogotenente del boss cetrarese Franco Muto che avrebbe continuato a gestire gli affari della cosca anche dal carcere, e i fratelli Romano e Francesco Chirillo, presunti capoclan di Paterno Calabro. Il primo è stato condannato a 16 anni, gli altri due rispettivamente a 18 e 4 anni. </p>
<p><strong>Il &#8220;chimico&#8221;.</strong> Il dominicano Luis Francisco Canelo, abilissimo &#8220;chimico&#8221; in grado di tagliare alla perfezione la &#8220;coca&#8221;, ha deciso dopo l&#8217;arresto, avvenuto nel dicembre del 2010, di collaborare con la giustizia. La &#8220;gola profonda&#8221; ha aperto uno squarcio sulla &#8220;filiale&#8221; emiliana della &#8216;ndrangheta cosentina. </p>
<p>Il pentito ha confessato di aver costituito a Bologna, d&#8217;accordo con i Chirillo, una società fittizia – la &#8220;Isla Bonita Production&#8221; – sul cui conto corrente sarebbe stato fatto transitare il denaro impiegato per l&#8217;acquisto di ingenti quantitativi di &#8220;polvere bianca&#8221; provenienti direttamente dal Sud America. Tutta droga che avrebbe poi personalmente &#8220;tagliato&#8221;. Canelo è stato condannato a 6 anni. </p>
<p><strong>Il &#8220;dottore&#8221;.</strong> Tra i personaggi clou dell&#8217;inchiesta, c&#8217;è il &#8220;dottore&#8221;, al secolo Francesco Galdi, 37 anni, commercialista di Figline Vegliaturo, grande amico dei boss del Savuto. Nella gaudente e ricca Emilia, il &#8220;dottore&#8221; – così lo chiamavano amici e nemici – aveva messo in piedi una rete di spaccio di cocaina per conto della cosca Chirillo di Paterno Calabro. Vendeva &#8220;neve&#8221; nel capoluogo felsineo e spediva parte degli introiti in Calabria. </p>
<p>Con lui &#8220;lavoravano&#8221; il campano Gennaro Consolazio e il dominicano Luis Canelo. Il primo lo affiancava nella gestione del traffico di stupefacenti, l&#8217;altro preparava le dosi di droga destinate ai consumatori. Galdi, come si evince dai verbali depositati, manteneva stabili e fruttuosi rapporti con Romano Chirillo. </p>
<p>L&#8217;uomo, che ha poi deciso di collaborare con la magistratura, ha riferito d&#8217;aver pure collocato – per ordine della &#8216;ndrangheta – un finto ordigno esplosivo davanti alla sede della &#8220;Pizzarotti&#8221; di Parma, aggiudicataria dei lavori di ammodernamento nel tratto cosentino dell&#8217;A3 e di aver trattato, inoltre, con malavitosi albanesi l&#8217;acquisto d&#8217;ingenti carichi di armi (kalashnikov e pistole) destinati alle cosche meridionali. </p>
<p>Le confessioni del trentasettenne di Figline sono state considerate «di particolare rilievo» dalla Dda di Catanzaro anche perché fanno esplicito riferimento a spregiudicate operazioni di riciclaggio su cui le indagini sono però ancora in corso. Galdi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. </p>
<p><strong>Le pene più alte.</strong> Pesanti condanne sono state inflitte ad Antonio Pelle e Sebastiano Pizzata (14 anni e 8 mesi) entrambi di San Luca; Francesco Strangio (18 anni) di Bovalino; Luigi Scornaienchi (20 anni) e Alessandro Cataldo (12 anni) di Cetraro; Joseph Bruzzese (18 anni) di Anoia; Pietro Cancian (14 anni) e Antonio Pisano (12 anni) entrambi di Rosarno. </p>
<p><strong>Le assoluzioni.</strong> Sono stati assolti da ogni accusa: Biagio Barberio di Figline; Bruno e Domenico Pisano di Rosarno; Ennio Fuduli di Vibo Valentia; Riccardo Ossola di Lodi; Biagio Morrone di Cetraro; Marisa Stella di Cetraro.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inchiesta Overloading: Il colonnello, l&#8217;ex pentito e il &#8220;vizio&#8221; della coca &#8211; Al vaglio del Gup le storie dell&#8217;ufficiale dei carabinieri (ora sospeso) Luigi Verde e del collaboratore di giustizia Bruno Fuduli &#8211; Domani l&#8217;attesa decisione nei confronti di 84 imputati coinvolti in un colossale narcotraffico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:10:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone accusate, a vario titolo, di fare parte di un&#8217;organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Martedì il gup distrettuale di Catanzaro pronuncerà sentenza nei confronti dei sessanta imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre altri ventiquattro sapranno se dovranno sottoporsi al giudizio del tribunale oppure se godranno di un provvedimento di proscioglimento.<span id="more-23107"></span></p>
<p>L&#8217;imputato &#8220;eccellente&#8221; del procedimento è Luigi Verde, 57 anni, tenente colonnello dell&#8217;Arma ora sospeso, cui viene contestato d&#8217;aver flirtato con i boss calabresi del narcotraffico. Gl&#8217;investigatori del Gico e dello Scico della Finanza per mesi hanno spiato le telefonate e gli spostamenti dal freddo Settentrione a Roma, dell&#8217;insospettabile ufficiale. </p>
<p>Nella Capitale, Luigi Verde è stato persino fotografato all&#8217;uscita da un locale dopo una cena con amici ed &#8220;amici degli amici&#8221;. Ad incastrarlo, oltre a intercettazioni e fotografie, ci sono le dichiarazioni di Giuseppe Parmesani &#8220;infiltrato&#8221; in una gang di narcotrafficanti. Il milanese Parmesani ha parlato dei presunti affari dell&#8217;ufficiale con Riccardo Ossola, suo &#8220;compare&#8221; di scorribande. Era stato proprio Ossola a presentargli il carabiniere con il quale, gli disse, avrebbero avuto «comuni frequentazioni massoniche». </p>
<p>Secondo l&#8217;«infiltrato», nell&#8217;agosto del 2008, il colonnello avrebbe chiesto ad Ossola una persona che potesse far &#8220;uscire&#8221; dall&#8217;aeroporto di Fiumicino un carico di droga. E Parmesani e Ossola, probabilmente per spillare un pò di quattrini al colonnello Verde, si sarebbero inventati un nome di fantasia, un diplomatico liberiano che sarebbe stato il destinatario del pacco con lo stupefacente, spedito da Caracas. </p>
<p>Per le autorità aeroportuali quel pacco avrebbe contenuto solo dei libri, spediti dall&#8217;Università della capitale venezuelana e destinati, appunto, al fantomatico diplomatico corrotto che avrebbe avuto il compito di prendere in consegna la cocaina per affidarla, poi, al colonnello che, a sua volta, avrebbe dovuto consegnarla a Pietro Cancian (fiduciario secondo la Dda di Catanzaro dei rosarnesi) per trasferirla in Calabria. </p>
<p>Sembrava un gioco per fare soldi ma ben presto Parmesani e Ossola hanno capito che il carico dal Venezuela era pronto a partire davvero e che la loro recita rischiava d&#8217;essere scoperta. E così Parmesani, temendo gravi conseguenze, ha contattato un sottufficiale della Finanza avvisandolo dell&#8217;imminente sbarco di cocaina dal Venezuela, sollecitandogli però adeguata copertura e protezione. È per questo che all&#8217;aeroporto romano &#8220;Leonardo Da Vinci&#8221;, le Fiamme gialle in collaborazione con la Dea statunitense, hanno organizzato una perfetta messinscena che ha evitato ritorsioni al confidente e al suo &#8220;compare&#8221;. </p>
<p>Il Dipartimento statunitense ha messo infatti a disposizione un suo agente di colore (con tanto di autovettura dotata di targa diplomatica) incaricandolo d&#8217;interpretare il &#8220;ruolo&#8221; del funzionario corrotto in servizio all&#8217;Ambasciata della Liberia a Roma. Il poliziotto statunitense ha quindi svolto il suo compito in modo perfetto, facendosi notare dai narcotrafficanti. Lo stesso colonnello Verde lo ha visto scendere e poi risalire sulla vettura del corpo diplomatico. </p>
<p>La messinscena è stata attuata il 26 marzo del 2009 quando è partito dal Venezuela un carico da 57 chili di cocaina suddiviso in panetti. La roba era stata fatta viaggiare sul volo per Roma e nascosta nei bagagli al seguito di Melvin Gabriel Garzon Ramirez, ventenne corriere sudamericano. Il giovane, però, è stato ammanettato dalla guardia di finanza all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto di Fiumicino davanti agli occhi del finto diplomatico liberiano. </p>
<p>Lo stesso colonnello Verde ha assistito all&#8217;arresto del narcotrafficante senza, naturalmente, poter intervenire. Gl&#8217;investigatori della Finanza hanno anche documentato un viaggio a Rosarno dell&#8217;ufficiale dell&#8217;Arma, in compagnia di Pietro Cancian per incontrare il narcotrafficante Luis Emilio Correa e Domenico Pisano, un rosarnese risultato più volte in contatto con Bruno Pizzata, l&#8217;ex superlatitante di San Luca. </p>
<p>All&#8217;operazione – condotta dall&#8217;instancabile pm Vincenzo Luberto – hanno lavorato sotto copertura tre sottufficiali delle Fiamme gialle e lo stesso Parmesani per il quale la Dda di Catanzaro ha chiesto il programma di protezione. L&#8217;altro personaggio centrale dell&#8217;inchiesta è un astuto dissimulatore: Bruno Fuduli, prima narcotrafficante internazionale e, poi, pentito e grande accusatore di una settantina di calabresi e colombiani coinvolti nel 2003 nell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221;, tornato alla sua originaria &#8220;passione&#8221;: la cocaina. </p>
<p>Ottenuti, infatti, gli sconti di pena ed i vantaggi garantiti ai collaboratori di giustizia, il malavitoso d&#8217;origine vibonese si è rimesso alla grande in affari. Ricontattati due vecchi &#8220;compari&#8221; sudamericani, i fratelli Luis ed Hernan Correa, ha rimesso in piedi un traffico di &#8220;neve&#8221; tra l&#8217;Italia e la Colombia. S&#8217;è legato a Bruno Pizzata, broker di stupefacenti attivo tra Spagna, Germania, Olanda e Venezuela, ed ha organizzato l&#8217;arrivo nel &#8220;Belpaese&#8221; d&#8217;ingenti carichi di &#8220;coca&#8221; prodotta nella giungla un tempo governata col pugno di ferro dal &#8220;generale&#8221; italo-americano Salvatore Mancuso, capo e padrone delle Autodefensas Unidas de Colombia, gruppo paramilitare rivale delle Farc. </p>
<p>Facendo per mestiere il pentito, Fuduli non immaginava di finire intercettato dagli &#8220;specialisti&#8221; del Goa (Gruppo operativo antidroga). Dallo Stato, la &#8220;gola profonda&#8221; aveva peraltro ottenuto una ricca liquidazione per i servigi resi come &#8220;canterino&#8221;. E così, rimessa in moto la &#8220;rete&#8221; di cui faceva parte prima di pentirsi, ha invitato in Italia Luis Correa, l&#8217;ha ospitato nel suo appartamento di Fiorenzuola D&#8217;Arda, ha stretto un&#8217;alleanza strategica con Pizzata e preparato la nuova invasione di &#8220;neve&#8221; destinata al mercato nazionale. </p>
<p>Per evitare fastidi riuniva i sodali in casa di parenti a Filandari, piccolo centro del Vibonese, e incontrava, invece, acquirenti e venditori in eleganti bar e ristoranti di Milano. I finanzieri l&#8217;hanno fotografato a passeggio, di notte, nel capoluogo lombardo, insieme con il fornitore sudamericano Correa, già tenuto a lungo sott&#8217;occhio dalla Dea (Drug Enforcement agency) statunitense.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63543&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Una scandalosa normalità: &#8220;Maggio libera la speranza&#8221;, ricordando Capaci &#8211; L&#8217;associazione antimafia presieduta da don Ciotti ha messo in cantiere sei iniziative di confronto e riflessione &#8211; Appuntamenti col magistrato Antonio Ingroia, il regista Lindo Nudo, il testimone di giustizia Pino Masciari</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:05:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina Garofalo in città. Un calendario ricco di confronti, momenti di approfondimento e riflessione messo in cantiere assieme a diverse realtà del territorio<span id="more-23104"></span>: il Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia attivato dal corso di Laurea in Scienze dell&#8217;educazione dell&#8217;Unical, la fondazione Don Milani e la Scuola di Barbiana, il Centro Rat Teatro dell&#8217;Acquario, Xenìa associazione culturale, Ossidiana, osservatorio sui processi culturali e la vita quotidiana, Slow Food Calabria.</p>
<p>«Un mese di approfondimento e di riflessione, a venti anni dalla strage di Capaci – raccontano gli organizzatori – rinnovando un impegno sempre più concreto nella lotta contro le mafie e per la giustizia sociale. &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221; per continuare a costruire percorsi in cui la speranza diventa progetto, un bell&#8217;esempio di società civile che si mette insieme per riflettere e proporre, sentendoci corresponsabili del nostro presente».</p>
<p>Mercoledì 16 &#8211; Alle 16 &#8220;Liberare la Speranza. Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia, Il labirinto degli dèi&#8221; con il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia.</p>
<p>Giovedì 17 &#8211; Alle 19 la rassegna &#8220;Per una scandalosa normalità&#8221; nel teatro dell&#8217;Acquario con &#8220;Un giorno come tanti&#8221;, con Alessio Pasqua, Igino Camerota, Lindo Nudo, Francesca Marchese, Francesca Florio. </p>
<p>Mercoledì 23 &#8211; Alle 9.30, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nel Teatro Auditorium di piazza Vermicelli, prima nazionale dello spettacolo teatrale &#8220;Padroni delle nostre vite&#8221;, a cura della compagnia Sciara Progetti, con Pino Masciari, Edoardo Martinelli e Ciro Corona, presidente dell&#8217;associazione Resistenza anticamorra di Scampia nonché responsabile dello Sportello per la legalità Scampia. </p>
<p>Sempre mercoledì 23, alle 15, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nella sala conferenze University Club che accoglierà la discussione (per la prima volta in una sede universitaria) sul tema &#8220;Il Caso Forteto e la Scuola di Barbiana, i silenzi del Potere&#8221;, con Edoardo Martinelli, Pino Masciari e Sergio Pietracito, presidente del comitato Vittime del Forteto. </p>
<p>Giovedì 24 &#8211; &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; alle 9.30 nella sala conferenze University Club &#8220;Valle del Marro day&#8221; sul tema &#8220;La Società della Speranza&#8221; con don Pino Demasi. Alle 15 nella sala conferenze University Club discussione sul tema &#8220;E la carne si fece Verbo. Il discorso sul libertinaggio politico nell&#8217;Italia del nouveau régime&#8221;, con Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Media Unical. </p>
<p>Sempre giovedì 24 alle 17 &#8220;Contrastare le mafie&#8221;, con Slow Food Calabria e Xenìa nel salone degli specchi del palazzo della Provincia.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63539&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/14/una-scandalosa-normalita-maggio-libera-speranza-ricordando-capaci-lassociazione-antimafia-presieduta-don-ciotti-messo-cantiere-sei-iniziative-confronto-riflessione-appunta/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Ogni settimana una ditta chiude i battenti &#8211; Dal 2010 ad oggi il Tribunale bruzio ha dichiarato il fallimento di 102 imprese. Dal primo gennaio di quest&#8217;anno ne sono già sparite tredici &#8211; La mortalità aziendale devasta i settori strategici della nostra economia: commercio, agricoltura ed edilizia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/10/ogni-settimana-una-ditta-chiude-battenti-dal-2010-oggi-tribunale-bruzio-dichiarato-fallimento-102-imprese-dal-primo-gennaio-questanno-sono-gia-sparite-tredici-mortalit/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gli inglesi lo chiamano credit crunch. Una formula dal suono prepotente e aspro come la crisi che stiamo vivendo, la cui traduzione italiana è altrettanto evocativa: la morsa del credito. Una corda stretta al collo degli imprenditori, dal piccolo artigiano al grande costruttore edile, che in alcuni casi provoca la totale asfissia delle aziende, travolte dai debiti e senza la liquidità necessaria a coprire spese ormai insostenibili. Dal 2010 ad oggi, infatti, sono state 102 le dichiarazioni di fallimento pronunciate nel distretto giudiziario cosentino.<span id="more-23083"></span> </p>
<p>Andando a scorporare i numeri su base annua, si può notare un incremento che non lascia presagire nulla di buono: due anni fa le chiusure aziendali ordinate dal Tribunale bruzio sono state quarantadue, mentre dal primo gennaio al 31 dicembre 2011 il dato ha raggiunto quota quarantasette. </p>
<p>Insomma, a Cosenza e nei dintorni fallisce un&#8217;azienda quasi ogni settimana. Il trend del 2012 appare in leggero rallentamento, anche se è l&#8217;autunno il periodo più &#8220;caldo&#8221; per i giudici: dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono stati infatti dichiarati tredici fallimenti.</p>
<p>Il quadro a tinte fosche viene accentuato anche da altre informazioni, questa volta riconducibili alla Camera di commercio (e quindi riferibili all&#8217;intero territorio provinciale). Sono del resto 66.451 le imprese registrate al 31 dicembre scorso in tutto il Cosentino, 336 in più rispetto all&#8217;anno precedente. </p>
<p>Il settore maggiormente rappresentativo è quello del commercio (29,1%) seguito dall&#8217;agricoltura (18,4%). Va detto, tuttavia, che un fetta importante di queste ditte (che vanno dalla partita Iva individuale in su) è sostanzialmente ferma. Quelle attive sono infatti 56.364 (pari all&#8217;84,8% del totale, in calo rispetto all&#8217;85,4% del 2010). </p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto più che rilevante, cioè quello relativo alla mortalità delle imprese. Nel 2011 le cessazioni sono state 3.862, in aumento rispetto al 2010 (3.275) ma in calo se confrontate con il dato di due anni prima (4.298). La maggiore &#8220;erosione&#8221; s&#8217;è registrata nel settore del commercio, con 1.268 aziende scomparse nel solo 2011, contro le 966 che si sono iscritte nello stesso arco temporale. </p>
<p>Drammatico è pure quanto accaduto nel campo dell&#8217;agricoltura, con la chiusura di 713 ragioni sociali (il saldo è negativo perché sono state 445 le ditte sorte nel medesimo periodo). Non va meglio al settore delle costruzioni, fiaccato dalla &#8220;morte&#8221; di 472 imprese nel giro di un anno e poco risollevato dall&#8217;iscrizione all&#8217;ente camerale di 327 &#8220;consorelle&#8221;. </p>
<p>Insomma, la base del nostro sistema economico annaspa e prova a raccogliere i cocci di una crisi terribile. I colpi riescono a pararli solo alcuni &#8220;pesci piccoli&#8221;, come le attività finanziarie e assicurative. Ma per molte ditte la &#8220;fine&#8221; è semplicemente rimandata di qualche tempo. </p>
<p>C&#8217;è tuttavia da dire che è calato un dato importante: quello delle imprese in liquidazione. Cosenza ha sempre guidato questa non felice classifica calabrese, ma nel 2011 la musica è cambiata: l&#8217;anno scorso le procedure di fallimento sono state avviate in 390 casi (il minimo assoluto nell&#8217;ultimo decennio), nettamente in calo rispetto ai 631 del 2010 e ai 610 del 2009. Magra consolazione di fronte al periodaccio che stiamo vivendo.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61772&#038;Edizione=8&#038;A=20120510">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Villapiana, la Rugiano svolta: non ricordo se ho ucciso io Vincenzo e Rosa &#8211; La presunta assassina è stata interrogata in carcere &#8211; Apparsa stanca e smarrita, la donna ha confermato la presenza di una terza persona sulla scena del delitto</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/08/villapiana-rugiano-svolta-non-ricordo-ucciso-vincenzo-rosa-presunta-assassina-stata-interrogata-carcere-apparsa-stanca-smarrita-donna-confermato-presenza-una/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:33:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; Addolorata, smarrita, stanca. In questo stato si è presentata ai giudici per l&#8217;interrogatorio di garanzia, tenutosi nel carcere femminile di Castrovillari, Domenica Rugiano, la donna di Villapiana accusata del duplice omicidio del marito Vincenzo Genovese e della figlia Rosa, trovati cadavere la sera del 27 aprile nella propria abitazione. La donna, assistita [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; Addolorata, smarrita, stanca. In questo stato si è presentata ai giudici per l&#8217;interrogatorio di garanzia, tenutosi nel carcere femminile di Castrovillari, Domenica Rugiano, la donna di Villapiana accusata del duplice omicidio del marito Vincenzo Genovese e della figlia Rosa, trovati cadavere la sera del 27 aprile nella propria abitazione. La donna, assistita dai legali di fiducia Giuseppe Zumpano, Francesco Nicoletti e Rosellina Verbari, ha risposto alle domande del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia e del Pubblico ministero che sta seguendo il caso, Maria Grazia Anastasia, cambiando nuovamente la versione dei fatti.<span id="more-23062"></span></p>
<p>Dopo aver confessato, nei giorni scorsi, di aver premuto il grilletto del fucile che ha ucciso i suoi familiari, ieri ha dichiarato di non ricordare se sia lei a commettere l&#8217;efferato delitto. Dopo essere stata ascoltata già tre volte dagli inquirenti, la donna, davanti al giudice, è ritornata a confermare la prima versione dei fatti data nell&#8217;immediatezza dei fatti. Confermando, anche in questo caso, la presenza di una terza persona sulla scena del delitto. </p>
<p>Nella sua mente non c&#8217;è traccia del ricordo di aver imbracciato il fucile e di aver esploso due colpi all&#8217;indirizzo del marito, seduto nel patio di casa; e neanche di essere salita su per le scale ed aver sparato contro la figlia che dormiva. Il suo è apparso un racconto frammentato e confusionario. Se per un verso ha detto di non aver commesso l&#8217;omicidio, dall&#8217;altro, tra singhiozzi e lacrime, ha dichiarato di sentirsi comunque &#8220;responsabile&#8221; di quanto accaduto ai congiunti.</p>
<p>In particolare, sospinta dalle domande del giudice, ha detto di non trovare alcuna motivazione, alcuna spiegazione per il gesto che avrebbe compiuto nei confronti della figlia. Come detto, la donna era stata più volte ascoltata dagli investigatori e nei giorni scorsi, quando aveva ammesso di essere la colpevole (e le sue parole avevano dato conferma alla ricostruzione degli avvenimenti fatta dagli investigatori), aveva anche messo insieme alcune motivazioni, seppur non in maniera chiara e logica, circa il perché fosse stata spinta ad uccidere. Tensioni in famiglia, un marito troppo duro e prepotente, il desiderio di liberare la figlia da quell&#8217;ambiente familiare opprimente; ma anche la convinzione che la giovane frequentasse una setta satanica e che il ragazzo che stava frequentando non fosse adatto a lei.</p>
<p>Tanti, forse troppi, i perché dati, che più che dipanare la matassa, la lasciano ingarbugliata, in attesa di poter individuare il bandolo giusto. Si sperava che questo chiarimento potesse giungere, soprattutto dopo la confessione, nel corso dell&#8217;interrogatorio di garanzia di ieri. </p>
<p>Ma così non è stato. C&#8217;è una madre e una moglie che piange la morte dei propri cari, ne avverte la mancanza e si sente responsabile della loro scomparsa. Ma si ritiene innocente. O meglio: non ricorda di essere colpevole. E nella sua mente confusa, forse, anche lei è alla ricerca di un perché. La vicenda giudiziaria, insomma, più che ingarbugliarsi, sembra tornare al punto di partenza.</p>
<p>di Anna Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=60400&#038;Edizione=8&#038;A=20120508">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sclerosi multipla, la guarigione è possibile &#8211; Nella nostra regione potrebbe nascere presto un centro di riferimento per la somministrazione del metodo Zamboni per il trattamento della patologia &#8211; In Calabria sono circa duemila i pazienti colpiti dalla malattia che aspettano risposte dalla scienza</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/07/sclerosi-multipla-guarigione-possibile-nella-nostra-regione-potrebbe-nascere-presto-centro-riferimento-per-somministrazione-del-metodo-zamboni-per-trattamento-della-patologia/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:42:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; La notizia è che anche la Calabria potrebbe avere un centro di riferimento per il cosiddetto metodo Zamboni. L&#8217;associazione Ccsvi nella sclerosi multipla ha voluto nella giornata nazionale di Rende comunicare ai circa 2mila malati calabresi il progetto a cui si sta lavorando in sinergia con le istituzioni. Luca delle Cave, vive [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; La notizia è che anche la Calabria potrebbe avere un centro di riferimento per il cosiddetto metodo Zamboni. L&#8217;associazione Ccsvi nella sclerosi multipla ha voluto nella giornata nazionale di Rende comunicare ai circa 2mila malati calabresi il progetto a cui si sta lavorando in sinergia con le istituzioni. Luca delle Cave, vive a Castrovillari, ha trentanni, è seduto in prima fila. Abbraccia le stampelle, amiche inseparabili delle sue giornate: «Quest&#8217;anno divento maggiorenne nella malattia – scherza – diciotto anni di sclerosi multipla». «Ne avevo tredici – racconta – quando mi sono ammalato». Solo un bambino. «Non ricordo i sintomi». Oggi, di quel nemico invisibile che gli ha cambiato il futuro, sa tutto quello che la scienza ha scoperto, ma non gli basta.<span id="more-23051"></span> </p>
<p>Ha ingaggiato una battaglia personale, la forza che non ti aspetti. La sua trincea è l&#8217;associazione di cui è vicepresidente: «Nel direttivo – precisa – siamo tutti giovani e malati». L&#8217;intento di Luca e degli altri è far conoscere la ricerca del professor Paolo Zamboni e del dottor Fabrizio Salvi, studi che si fondano sulla tesi che la sclerosi multipla potrebbe essere legata all&#8217;insufficienza venosa cronica cerebrospinale. </p>
<p>Ci sarebbe, dunque, correlazione tra la patologia e la malformazione dei vasi sanguigni. Il team di clinici avrebbe messo a punto anche la risposta, seppur non risolutiva al problema e cioè un intervento di angioplastica venosa. La sperimentazione parte in diciannove centri italiani e coinvolgerà 680 pazienti. Capofila sarà la città di Ferrara. </p>
<p>La Ccsvi calabrese di cui è presidente Assunta Mazzei, ha deciso di far conoscere ciò che accade in altre regioni come ad esempio il Veneto che in questo ambito ha investito ed avviato un percorso istituzionale. Il professor Giampiero Avruscio, direttore della medicina specialistica e Responsabile dell&#8217;Angiologia dell&#8217;ospedale &#8220;Sant&#8217;Antonio da Padova&#8221;, chiarisce: «Ci sono studi internazionali che dimostrano l&#8217;efficacia dell&#8217;angioplastica venosa. Ciò che si ottiene è la scomparsa della stanchezza, di cui soffrono moltissimo i malati, il recupero degli sfinteri ed una maggiore autonomia nella mobilità, soprattutto nei pazienti giovani». </p>
<p>L&#8217;intervento non guarisce la Sclerosi multipla e può avere delle complicanze: «Non parliamo di miracoli, né di cura – aggiunge la presidente regionale dell&#8217;associazione –. Si possono avere solo dei miglioramenti. Sarà comunque il neurologo che segue ogni singolo caso a valutare. Non bisogna abbandonare – conclude Assunta Mazzei – le terapie tradizionali». </p>
<p>La Ccsvi nella sclerosi Multipla è nata nel 2010 in Italia e nella primavera del 2011 in Calabria. A farne conoscere la mission ha contribuito l&#8217;autunno scorso una iniziativa dell&#8217;associazione &#8220;Idea Città&#8221; di cui è presidente Mimmo Frammartino. Convegni in cui mettere in contatto diretto medici e pazienti. </p>
<p>Portare il movimento dalla rete virtuale nei luoghi quotidiani ed ancora entrare nelle stanze dei bottoni con una richiesta formulata dalla presidente Mazzei, da Pietro Volpe, primario di Chirurgia vascolare degli ospedali riuniti di Reggio Calabria e da Giovanni Perri, radiologo e membro direttivo Asa (Associazione strutture accreditate) affinché le strutture sanitarie calabresi abbiano la possibilità di somministrare il metodo Pta nel trattamento di pazienti affetti da sclerosi multipla con insufficienza venosa cerebrospinale.</p>
<p>di Rosalba Baldino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=59950&#038;Edizione=8&#038;A=20120507">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La donna esasperata dal marito &#8220;padrone&#8221; &#8211; L&#8217;agghiacciante confessione di Domenica Rugiano davanti ai giudici. La casalinga ha inutilmente tentato di togliersi la vita con una fucilata &#8211; «Ho ucciso mia figlia perché non volevo che soffrisse. Poi mi sono sdraiata accanto aspettando la morte»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/03/donna-esasperata-dal-marito-padrone-lagghiacciante-confessione-domenica-rugiano-davanti-giudici-casalinga-inutilmente-tentato-togliersi-vita-con-una-fucilata/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 08:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VILLAPIANA (CS) &#8211; La dispensatrice di morte e il marito «padrone». Vincenzo Genovese, 67 anni, era costretto a muoversi con l&#8217;aiuto delle stampelle. Da tempo soffriva di una grave cardiopatia e gli acciacchi avevano accentuato le spigolosità del suo carattere. «È stato un inferno sin dall&#8217;inizio poi, negli ultimi tempi, le cose sono peggiorate. Ero [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VILLAPIANA (CS) &#8211; La dispensatrice di morte e il marito «padrone». Vincenzo Genovese, 67 anni, era costretto a muoversi con l&#8217;aiuto delle stampelle. Da tempo soffriva di una grave cardiopatia e gli acciacchi avevano accentuato le spigolosità del suo carattere. «È stato un inferno sin dall&#8217;inizio poi, negli ultimi tempi, le cose sono peggiorate. Ero esasperata»: Domenica Rugiano si tormenta il volto con le dita mordendosi nervosamente le labbra. Parla a fatica mentre svela al pm Maria Grazia Anastasia le contorsioni mentali che l&#8217;hanno indotta ad uccidere. La casalinga cinquantaquattrenne venerdì scorso, a Villapiana, ha ammazzato il marito e, subito dopo, la figlia, Rosa, di 27 anni. «Non ce la facevo più, non ce la facevo più», ha ripetuto ossessivamente. Il suo racconto mette i brividi.<span id="more-23024"></span> </p>
<p>Perché dimostra l&#8217;esistenza d&#8217;un lato oscuro nell&#8217;animo umano. Un lato inesplorato e terrificante che spiega come una mattina qualunque, in un luogo ameno, all&#8217;interno d&#8217;una casetta immersa nel verde, una persona assolutamente normale possa improvvisamente trasformarsi in un killer spietato. Tanto crudele da rivolgere un&#8217;arma contro i propri cari. </p>
<p>Questa donna, infatti, alle 10 del mattino, dopo aver aiutato il marito a sedersi sulla panchina posta all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione, ha preso il fucile calibro 12, che spesso usava per allontanare i cani randagi, l&#8217;ha puntato a bruciapelo contro Vincenzo ed ha sparato. Due colpi. Secchi. Due colpi liberatori, esplosi per eliminare per sempre dalla scena della sua vita un uomo che non sopportava più. </p>
<p>Ma il tormento di Domenica non era solo questo. Pure Rosa, la figlia, aveva scelto – a suo avviso – un compagno sbagliato che rischiava di costringerla a trascorrere una esistenza infelice. Come la sua. Meglio ucciderla – ha pensato – che vederla soffrire. Così, ha ricaricato il fucile ed è entrata in casa. Rosa, che da qualche tempo non lavorava più, stava ancora dormendo. E la mamma voleva che passasse direttamente dal sonno alla morte. Perché non s&#8217;accorgesse di nulla. </p>
<p>Perciò ha imbracciato il calibro 12 ed ha fatto fuoco, altre due volte. La ventisettenne è stata raggiunta dal piombo ad una coscia e alla schiena. L&#8217;omicida, decisa a questo punto a chiudere con la vita terrena, ha quindi inserito altre cartucce e s&#8217;è rivolta contro il &#8220;sovrapposto&#8221;. Il gesto di autodistruzione non è però andato a buon fine. E Domenica s&#8217;è ritrovata ancora viva e perfettamente lucida, ma con un&#8217;anca devastata. S&#8217;è pertanto trascinata sino al letto dov&#8217;era rimasta riversa la figlia e le si è sdraiata accanto. </p>
<p>«Per aspettare la morte» ha precisato agli inquirenti. Rosa, tuttavia, non era ancora spirata. «Mi sono accorta – ha detto la Rugiano – che ha tentato di alzarsi. Non parlava, s&#8217;è alzata forse per cercare di raggiungere l&#8217;uscita. Ma non ce l&#8217;ha fatta. Poi non è più successo nulla». </p>
<p>È stato un cercatore d&#8217;asparagi a lanciare quasi dieci ore dopo l&#8217;allarme. L&#8217;uomo ha visto il cadavere di Vincenzo Genovese appoggiato alla panchina ed ha subito compreso che era accaduto qualcosa di terribile. La casalinga cinquantaquattrenne all&#8217;arrivo dei carabinieri del colonnello Francesco Ferace era svenuta. Aveva perso molto sangue e quando i soccorritori l&#8217;hanno rianimata ha cominciato a delirare. </p>
<p>Parlando d&#8217;una «setta» e poi d&#8217;un «uomo» che aveva «distrutto la famiglia». La sua mente, evidentemente, elaborava scenari alternativi tentando temporanee e inutili rimozioni. Accade spesso in casi del genere. L&#8217;analisi della scena del crimine compiuta dal tenente colonnello Vincenzo Franzese e la consulenza scientifica e medico legale offerta da Walter Caruso e Luca Chianelli, hanno subito rivelato che in quella casa non era entrato nessuno. </p>
<p>Domenica stava mentendo. D&#8217;altronde, al capitano Pietro Rubbo, giunto per primo nell&#8217;abitazione, era apparso del tutto irragionevole che la cinquantaquattrenne, pur avendo sul comodino due telefoni cellulari accesi, non avesse chiamato le forze dell&#8217;ordine per chiedere aiuto. </p>
<p>Domenica, superato lo choc, ha finalmente deciso di confessare. Assistita dagli avvocati Francesco Nicoletti, Giuseppe Zumpano e Rossella Verbari, ha parlato del suo disagio psichico e familiare, tentando di offrire un movente ragionevole ad un crimine irragionevole. Voleva morire per sfuggire al rimorso. È invece sopravvissuta condannandosi per sempre al tormento.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Il killer di Villapiana ha sparato a bruciapelo &#8211; L&#8217;autopsia eseguita ieri a Castrovillari avrebbe rivelato che Vincenzo Genovese e sua figlia Rosa sono stati colpiti da distanza ravvicinata &#8211; Il procuratore: Domenica Rugiano non è indagata ma è persona offesa. La ricostruzione della strage</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Franco Giacomantonio è cauto. Decenni d&#8217;esperienza maturati in magistratura gli impongono di scindere i fatti dalle sensazioni. Il procuratore capo di Castrovillari spiega perciò alla Gazzetta: «Al momento per il duplice omicidio di Villapiana non ci sono indagati. Il fascicolo è aperto contro ignoti. Abbiamo compiuto delle attività tecniche considerando Domenica Rugiano come persona offesa. Prima dei risultati dell&#8217;esame autoptico, delle indicazioni che verranno dalla verifica delle impronte dattiloscopiche presenti sull&#8217;arma e sulle borre di cartuccia ritrovate, prima di sapere con certezza di chi sia il sangue repertato sul fucile calibro 12 e, ancora, senza aver risentito l&#8217;unica superstite, non potremo incriminare nessuno». <span id="more-23018"></span></p>
<p>Tutti i reperti saranno affidati al Ris, mentre al consulente, Luca Chianelli, toccherà ricostruire la scena del duplice delitto. Per il responsabile della magistratura inquirente castrovillarese è dunque presto per trarre delle conclusioni. Il &#8220;giallo&#8221; è ancora senza soluzione. Anche se la strana condotta tenuta dalla Rugiano, che nonostante fosse ferita non ha lanciato l&#8217;allarme, e, una volta soccorsa, ha reso confusionarie dichiarazioni sull&#8217;accaduto, l&#8217;hanno fatta finire tra i sospettati. </p>
<p>La donna, tra l&#8217;altro, aveva sul comodino accanto al letto su cui è sta trovata accovacciata, due telefonini cellulari accesi. Perchè non li ha usati per chiedere aiuto? Mistero.</p>
<p>Il colonnello Francesco Ferace, comandante provinciale dell&#8217;Arma, accorso sul posto con gli uomini dei reparti investigativi, ha detto che dall&#8217;analisi accurata della scena del crimine appare già molto chiara la dinamica della sparatoria. Una dinamica desumibile dai risultati dell&#8217;autopsia eseguita, ieri, dall&#8217;anatomopatologo Walter Caruso, nell&#8217;obitorio dell&#8217;ospedale di Castrovillari. </p>
<p>I risultati sono, naturalmente, sbarrati dagli omissis per ordine del pm Maria Grazia Anastasia. Sembra però confermato che l&#8217;assassino ha sparato a bruciapelo contro Vincenzo Genovese, puntando l&#8217;arma al petto e fulminandolo. Quindi, ha fatto ancora fuoco contro il sessantasettenne, obeso e con seri problemi di deambulazione, sotto l&#8217;ascella sinistra. </p>
<p>Il killer, poi, ha ricaricato la &#8220;doppietta&#8221; e s&#8217;è diretto verso casa per uccidere sempre da distanza ravvicinata, Rosa Genovese. E ha fatto fuoco altre due volte colpendo la ragazza alla coscia destra e alla schiena. Infine, ha ferito Domenica. Un massacro che richiama alla mente i regolamenti di conti tra bande. Ma sulla dinamica restano molti sospetti. </p>
<p>Gli investigatori, in queste ore, riflettono sui particolari. Come quelli che sembrano emergere dall&#8217;uccisione di Rosa. La ragazza, ancora a letto, potrebbe essere stata svegliata dai colpi scaricati contro il padre. Quindi, dopo essersi alzata ha raggiunto l&#8217;uscio dove avrebbe incrociato l&#8217;assassino. E, forse, dopo aver visto il padre in una pozza di sangue potrebbe essersi scagliata contro il sicario che imbracciava il fucile ingaggiando una breve colluttazione conclusa dal colpo che l&#8217;ha ferita alla coscia. </p>
<p>Ipotesi. Piste che verranno percorse nelle prossime ore col sopralluogo nella casa degli orrori e, soprattutto, attraverso i ricordi di Domenica Rugiano, la donna che rappresenta la chiave per arrivare alla soluzione di questo mistero cosentino.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I boss restano dentro la &#8220;Tela del ragno&#8221; &#8211; Ettore Lanzino e Mario Serpa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:20:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il grande intrigo del malaffare svelato dall&#8217;inchiesta &#8220;Tela del ragno&#8221; è contenuto nelle duemila e novecento pagine dell&#8217;ordinanza del gip distrettuale Tiziana Macrì che in questi giorni viene sottoposta al vaglio dal Tribunale della libertà. Un esame attento di tutte le accuse, di tutte le trame, dei legami tra la mafia e la politica locale che il pg Eugenio Facciolla ha faticosamente ricostruito con la collaborazione dei detective del Ros e del Reparto provinciale dell&#8217;Arma. <span id="more-23015"></span></p>
<p>I giudici del riesame si sono riaffacciati su quel pozzo nero esplorato per anni dalla Dda ricavando impressioni talvolta concordanti e altre volte no. E così dalla fisionomia dell&#8217;inchiesta, che nel complesso non appare modificata, sono stati esclusi alcuni degl&#8217;indagati arrestati. Nella sua valutazione complessiva, il Tdl ha dato valore solo ai racconti dei pentiti riscontrati dalle indagini o incrociati da altre dichiarazioni di fonti collaborative. </p>
<p>Seguendo questo canovaccio, nelle ultime ore, i provvedimenti cautelari sono stati annullati nei confronti di: Natale Alessio, 38 anni, di Paola; Daniele Lamanna, 38, di Cosenza; Pier Mannarino, 32, di Amantea; Giovanni Neve, 40, di Cetraro; Alfredo Palermo, 29, di Paola; e Fabrizio Rametta, 40, di Paola. Le loro ragioni sono state esposte in dibattimento da un qualificato collegio difensivo (formato, tra gli altri, dagli avvocati: Giuseppe Bruno, Marcello Manna, Gianluca Garritano, Aldo Cribari, Gaetano Morrone e Roberto Loscerbo). Dissequestrata, pure, l&#8217;attività commerciale &#8220;N.S. di Nucera Meri&#8221;, con sede a Cancello Magdalone di Rende.</p>
<p>Confermato, invece, la gravità del quadro indiziario tracciato attorno alle posizioni di: Carlo Lamanna, 45 anni, di Cosenza; Ettore Lanzino, 57, di Cosenza, latitante di lungo corso; e Mario Serpa, 52, di Paola. Lanzino e Serpa sono considerati rispettivamente i capi delle &#8216;ndrine di Cosenza e Paola.</p>
<p>L&#8217;impianto accusatorio è stato puntellato, nei giorni scorsi, con le dichiarazioni d&#8217;un nuovo collaboratore di giustizia, Gennaro Bruni, pure lui tra i destinatari dell&#8217;ordinanza cautelare del gip Macrì. Bruni ha fornito particolari sull&#8217;agguato a Luciano Martello, il boss di San Lucido trucidato nel parcheggio d&#8217;una pizzeria a Fuscaldo nell&#8217;estate del 2003. Un delitto che, secondo il nuovo collaboratore di giustizia, sarebbe stato eseguito da Giovanni Abbruzzese, da Luca Bruni e da un terzo sicario del quale non ha saputo indicare il nome.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Resti di corpo umano restituiti dalle onde &#8211; Trovati sulla spiaggia sono ora oggetto d&#8217;approfondimento investigativo. Il procuratore Bruno Giordano ha disposto una perizia &#8211; La storia del ventitreenne Luigi Sebillo scomparso nella zona durante una battuta di pesca nel febbraio 2004</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>PRAIA A MARE (CS) &#8211; I misteri del mare. Le onde impetuose spinte dal vento di Maestrale hanno riportato a riva i resti d&#8217;un cadavere sconosciuto. Le ossa umane, corrose dalla salsedine, giacciono abbandonate sull&#8217;arenile di Praia. Sulla spiaggia si raduna una folla di curiosi tenuta a bada da un nugolo di carabinieri. La Scientifica [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PRAIA A MARE (CS) &#8211; I misteri del mare. Le onde impetuose spinte dal vento di Maestrale hanno riportato a riva i resti d&#8217;un cadavere sconosciuto. Le ossa umane, corrose dalla salsedine, giacciono abbandonate sull&#8217;arenile di Praia. Sulla spiaggia si raduna una folla di curiosi tenuta a bada da un nugolo di carabinieri. La Scientifica dell&#8217;Arma raccoglie e cataloga due vertebre, una scapola, una tibia e un perone. Si tratta dei resti di uno dei tanti stranieri morti in navigazione tentando di raggiungere le coste italiane? Oppure di una delle numerose vittime della lupara bianca? Chissà. Per svelare l&#8217;arcano occorrerà aspettare.<span id="more-23009"></span> </p>
<p>Il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, dispone subito l&#8217;esecuzione di una perizia per stabilire se si tratti di parti di scheletro appartenenti a un uomo oppure ad una donna. Poi, attraverso l&#8217;estrazione del codice genetico, si procederà ad esami comparativi con il Dna dei congiunti di persone scomparse nell&#8217;area settentrionale della Calabria negli ultimi anni. Solo a conclusione degli accertamenti potranno trarsi delle conclusioni utili e credibili. </p>
<p>Qualcuno, intanto, sussurra che potrebbe trattarsi del corpo di Luigi Sebillo, un giovane del luogo svanito nel nulla durante una battuta di pesca amatoriale, il 23 febbraio del 2004. Del ragazzo poco più che ventenne furono ritrovati solo gli occhiali da sole e la canna da pesca. Al momento, tuttavia, la magistratura inquirente sembra escludere questa pista.</p>
<p>Nella nostra regione sono venti le salme rimaste senza nome. Nel marzo di cinque anni addietro, a Paterno Calabro (Cosenza), i carabinieri rinvennero tra i boschi uno scheletro appartenente ad un soggetto di sesso maschile morto da almeno dieci anni. L&#8217;uomo, di probabile origine asiatica, aveva subito l&#8217;amputazione delle gambe prima d&#8217;essere assassinato. </p>
<p>Le indagini non sono però riuscite a risolvere il mistero dell&#8217;identità della vittima. Nessuno, negli ultimi tre lustri, aveva infatti mai segnalato la scomparsa di un asiatico nel Cosentino. Chi era quell&#8217;uomo? </p>
<p>Ma torniamo sulla costa tirrenica, compiendo un salto all&#8217;indietro di tredici anni. Aprile 1999: in contrada Sanginello di Belvedere Marittimo , viene trovato il cadavere decomposto di una donna dell&#8217;apparente età di 25-35 anni. Il corpo, forse a causa della nefasta azione di animali selvatici, è privo d&#8217;una gamba. Il cranio, invece, è ormai ridotto a un teschio. La donna giace semisepolta sotto fogliame e terriccio. Addosso le sono rimasti una maglietta e un paio di calze. </p>
<p>L&#8217;esame necroscopico consente di accertare che il decesso risale ad almeno sei mesi prima. Le indagini, partono basandosi su questa manciata di elementi. Il magistrato inquirente fa eseguire degli esami merciologici sugli indumenti. Che risultano provenire da un paese dell&#8217;Est europeo. Prende quota la pista investigativa dell&#8217;extracomunitaria. Si sospetta, cioè, che possa trattarsi di una donna giunta in provincia di Cosenza forse in cerca di lavoro. Magari come collaboratrice domestica o baby sitter. </p>
<p>Scartabellando negli archivi di polizia e carabinieri, tuttavia, non saltano fuori denunce di scomparsa. Si tratta, dunque, di una straniera entrata clandestinamente in Italia. E altrettanto nascostamente vissuta nel Cosentino sino al giorno della tragica fine. I rilievi necroscopici, rilevano poi un&#8217;altra inquietante circostanza: la vittima è stata strangolata. La morte, infatti, è dovuta a soffocamento. I medici legali escludono la presenza di contusioni o fratture cagionate da corpi contundenti. Così come non ci sono tracce di ogive o fori di proiettile. A tredici anni dal ritrovamento il caso è ancora aperto e insoluto. La donna non aveva con sè documenti d&#8217;identità, oggetti d&#8217;oro, denaro. Nulla, insomma, che possa consentire una identificazione. È certo, ormai, che non sapremo mai di chi si trattava.</p>
<p>Senza identità sono rimasti i cadaveri di altre due donne ritrovati, in tempi diversi, sulle spiagge tirreniche del Cosentino.<br />
Approfondiamo. Il quattro aprile del 1984, sul tratto di spiaggia antistante il campo sportivo di Acquappesa, in località Sciabiche, viene trovato il corpo saponificato di una donna. Il cadavere, completamente nudo, è privo di avambracci, di tibia e perone della gamba sinistra, e dei denti incisivi superiori e inferiori. </p>
<p>La vittima, dall&#8217;apparente età di 30-40 anni, ha attaccato ad un piede solo un calzino celeste. Non vi sono però tracce di colpi d&#8217;arma da fuoco. Se la sventurata è stata uccisa, dev&#8217;essere accaduto per strangolamento. Il medico legale Fuscaldo stabilisce che il decesso risale ad almeno 30 giorni prima del ritrovamento. Il sanitario reperta, attorcigliato al ginocchio sinistro della donna, un filo cui era legato il calco d&#8217;un uccello. </p>
<p>La circostanza è assolutamente inspiegabile. Atteso che il cadavere è stato restituito dal mare. Scattano le indagini. Gl&#8217;inquirenti verificano che non sono state presentate negli ultimi mesi denunce di scomparsa. E nessuno, nonostante il clamore che la vicenda suscita, riconosce la vittima. La donna resta senza identità e finisce sepolta nel cimitero di Acquappesa. Sulla lapide campeggia la solita scritta: &#8220;ignoto&#8221;. </p>
<p>Le inquietanti analogie, però, non sono finite. L&#8217;undici febbraio del 1985, a 300 metri dal luogo del primo ritrovamento di Acquappesa, salta fuori un altro corpo. Pure questo privo d&#8217;indumenti e in avanzato stato di decomposizione. Si tratta di un&#8217;altra donna, che non ha più denti e presenta un foro di tre centimetri sulla calotta cranica. Il medico legale Tarsitano stabilisce che la vittima, apparente età 50-60 anni, è morta da almeno un mese. Il &#8220;buco&#8221; in testa è un mistero. Potrebbe rappresentare la tragica conseguenza dell&#8217;uso di un corpo contundente appuntito. </p>
<p>Ripartono le indagini. A comandi di polizia e carabinieri non sono state presentate denunce di scomparsa. Nonostante perizie, accertamenti e ricerche, pure questo cadavere rimarrà senza identità. Finendo sepolto a fianco a quello trovato dieci mesi prima. Anonime lapidi campeggiano pure sulle tombe d&#8217;un neonato, ritrovato privo di vita il 6 agosto del 1974 a Fuscaldo Marina e di un cinquantenne, trovato cadavere il 13 gennaio 1975, nella medesima zona. Così come sul sepolcro che custodisce i resti scoperti in località &#8220;Fonte&#8221; di Villlapiana Lido, sul litorale ionico cosentino, il tre ottobre del 1999. Da tredici anni sono inumati dietro una lastra marmorea senza nome, senza età e nemmeno luogo di provenienza. </p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ubriachezza senza freni per troppi ragazzini &#8211; Ogni sabato notte almeno una ventina di giovanissimi si presenta in pronto soccorso dopo colossali bevute spesso abbinate all&#8217;abuso di droghe &#8211; Il preoccupante identikit: informato sui rimedi post sbornia, aggressivo e parecchie volte di sesso femminile</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 10:34:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La trasformazione dei coccolati pargoletti. Ragazzi spesso compunti, in molti casi pure viziati. Giovani che, però, durante il fine settimana ingollano di tutto e riducono testa e corpo in poltiglia. Il fenomeno dell&#8217;abuso di sostanze alcoliche da parte dei teen ager o poco più è del resto in costante aumento anche in città, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La trasformazione dei coccolati pargoletti. Ragazzi spesso compunti, in molti casi pure viziati. Giovani che, però, durante il fine settimana ingollano di tutto e riducono testa e corpo in poltiglia. Il fenomeno dell&#8217;abuso di sostanze alcoliche da parte dei teen ager o poco più è del resto in costante aumento anche in città, con picchi impressionanti durante i weekend. Una gara allo sballo che alcune volte sfocia nel dramma. È notizia di qualche giorno fa il terribile caso – tutto ancora da chiarire – di una minorenne rinvenuta completamente ubriaca all&#8217;autostazione, una sedicenne che dopo una notte brava sarebbe stata stuprata a ripetizione da un &#8220;branco&#8221; di giovanissimi selvaggi.<span id="more-22994"></span></p>
<p>Tanti sono comunque i soccorsi che gli operatori sanitari compiono sulle rive del Crati, in particolar modo nelle nottate tra i sabati e le domeniche. Fare una media degli interventi non è facile, poiché il lavoro di ambulanze, pronto soccorso e guardie mediche è sensibile a diverse variabili. Ma l&#8217;esperienza e di chi lavora in questo ambito permette di tracciare un quadro dalle tinte piuttosto fosche. </p>
<p>All&#8217;Annunziata, nelle prime ore di ogni domenica, si presentano quasi sempre una ventina di ragazzi ubriachi fradici (in alcuni casi trasportati con le ambulanze), numero che lievita durante i periodi festivi o nelle occasioni speciali (un concerto, qualche mega-party nei locali). Pochi sono i minorenni, che devono essere curati nel pronto soccorso pediatrico e per i quali scatta immediatamente la temuta telefonata a mamma e papà. </p>
<p>Gli altri invece sono il più delle volte accompagnati da un codazzo di amici che, in maniera più che maleducata, iniziano a dar spettacolo di sé tra le corsie, noncuranti delle condizioni di salute del loro compagno di bravate. In alcuni casi la situazione degenera, con i familiari degli altri pazienti che perdono le staffe di fronte a tanta insolenza. </p>
<p>Anche il personale sanitario è costretto tante volte a subire vere e proprie umiliazioni: i ragazzi sono infatti informati sui medicinali utili a far sparire i postumi della sbornia prima di tornare a casa, e di fronte al motivato rifiuto dei medici si rivoltano temendo le reazioni dei genitori. I sensi alterati dall&#8217;alcol – in moltissimi casi mischiato con sostanze stupefacenti di tutti i tipi – non aiutano poi a recuperare la calma. </p>
<p>Altra circostanza che preoccupa i professionisti del settore è il rinnovato slancio delle &#8220;quote rosa&#8221;, ragazze totalmente stravolte dall&#8217;alcol che in diversi fine settimana cosentini hanno superato i maschietti nel numero degli accessi in pronto soccorso. </p>
<p>Per non parlare delle condizioni in cui viene lasciato l&#8217;ospedale dopo il passaggio dei &#8220;bevitori&#8221; poco pentiti, che spesso lasciano sul pavimento il risultato del loro tanto desiderato sballo.</p>
<p>Nella zona dell&#8217;università, infine, c&#8217;è una guardia medica che potrebbe essere paragonata a una trincea. I numeri non sono certamente quelli dell&#8217;ospedale, ma la situazione non cambia. Gli ingressi sono aumentati negli ultimi anni. E qui, lontani dai controlli delle famiglie che vedono i propri ragazzi impegnati a diventare dottori, i soccorsi avvengono a ciclo continuo. Non soltanto nel famigerato weekend &#8220;alcolico&#8221;.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=55057&#038;Edizione=8&#038;A=20120426">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>La verità su Bergamini ancora troppi silenzi &#8211; La morte di Denis è ancora un mistero. Per i familiari il calciatore non si è suicidato &#8211; Dopo la notizia dell&#8217;evirazione la procura smentisce: effetto dell&#8217;impatto con il camion. Potrebbe però essere stato sedato</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/24/verita-bergamini-ancora-troppi-silenzi-morte-denis-ancora-mistero-per-familiari-calciatore-non-suicidato-dopo-notizia-dellevirazione-procura-smentisce-effetto/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:49:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Non deve essere sereno in queste ore il clima negli uffici della procura di Castrovillari. Nella ridente città del Pollino calabrese, conosciuta nel mondo per il suo carnevale internazionale, da ormai tanto tempo i locali inquirenti convivono con lo spettro di un’inchiesta birichina che nel tempo si riapre e richiude ad intervalli isterici, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Non deve essere sereno in queste ore il clima negli uffici della procura di Castrovillari. Nella ridente città del Pollino calabrese, conosciuta nel mondo per il suo carnevale internazionale, da ormai tanto tempo i locali inquirenti convivono con lo spettro di un’inchiesta birichina che nel tempo si riapre e richiude ad intervalli isterici, tormentando il sonno di investigatori ed “attenzionati”. Il capriccioso fascicolo è quello relativo al delitto di un giovane giocatore ferrarese del Cosenza Calcio, Denis Donato Bergamini, avvenuto da queste parti circa 23 anni fa.<span id="more-22967"></span></p>
<p>All’epoca le indagini della medesima procura non portarono a nulla. Il caso fu archiviato come suicidio. Il ragazzo si sarebbe lanciato sotto un camion in un momento di depressione. Queste le conclusioni scaturite dall’inchiesta, sulla base anche della versione fornita da Isabella, ex fidanzata di Denis, testimone dei fatti. </p>
<p>Secondo i risultati dell’autopsia effettuata dal dottor Francesco Maria Avato, ci fu un unico punto d’impatto tra l’autotreno e il calciatore. Escluse quindi il trascinamento, parlando piuttosto di un “sormontamento” con il corpo già disteso al suolo. Nel cadavere si riscontrarono tracce di alcol etilico pari allo 0,6 e una sofferenza polmonare. </p>
<p>Ma il giovane era astemio e non ha mai avuto problemi respiratori. Qualcuno ipotizzerà un possibile uso di narcotico a suo danno. Dal processo il camionista uscì assolto. Nel ’92 l’appello a Catanzaro, e la conferma dell’assoluzione per non aver commesso il fatto. </p>
<p>Eppure compagni di squadra, amici e familiari hanno sempre dichiarato che Denis non aveva motivi concreti per togliersi la vita. E che nonostante vivesse un momento felice nella sua carriera, il ragazzo in quei giorni appariva turbato, come se qualcuno o qualcosa lo perseguitasse.</p>
<p>A Castrovillari sono stati costretti a riaprire il caso nell’estate del 2011 a seguito della presentazione di un corposo e dettagliato dossier prodotto dall’avvocato Eugenio Gallerani, legale incaricato dalla famiglia di Denis. I Bergamini non hanno mai cessato di chiedere giustizia e verità, sia in piazza sia nelle sedi giudiziarie competenti. </p>
<p>Così dalle nuove indagini sono emersi particolari decisivi e testimonianze inchiodanti di cui all’epoca non si tenne o non si volle tenere conto. In merito alla dinamica della morte di Donato, le nuove risultanze delle analisi svolte dal RIS, nonché la perizia del professore Roberto Testi, incaricato dalla procura di Castrovillari, confermano i sospetti manifestati nel libro-denuncia “Il calciatore suicidato”, scritto dall’ex giocatore e scrittore Carlo Petrini, di recente scomparso: Bergamini era già morto quando il camion gli passò sopra! Quindi lo hanno ammazzato. </p>
<p>Diverse le ipotesi sul movente. Scartata la possibilità di un coinvolgimento della malavita organizzata, in tempi recenti si sono accreditate la pista passionale o quella del gioco clandestino. Ma il delitto di una giovane promessa del calcio, può essere stato coperto senza la complicità di soggetti interni alle istituzioni? Si trattò d’insabbiamento o d’incapacità? </p>
<p>A Cosenza se lo chiedono in tanti, dopo aver letto nell’ultimo weekend i titoli dell’ennesima fuga di notizie: Bergamini sarebbe stato torturato, addirittura evirato, prima di morire per dissanguamento.</p>
<p>La voce rimbalza ed atterrisce. In serata il procuratore di Castrovillari Franco Giacomantonio si precipita a smentire: lo schiacciamento dei testicoli sarebbe una conseguenza dell’impatto col camion. Di sicuro, al di là dello splatter mediatico, cresce la sensazione diffusa che a breve il tribunale potrebbe emettere dei provvedimenti a carico dei presunti responsabili del delitto. </p>
<p>Non accenna a diminuire l’attenzione dei comitati spontanei e delle associazioni che da alcuni anni sostengono la battaglia per la verità sulla morte di Denis. Domenica durante una partita casalinga del Cosenza, la curva che non ha mai dimenticato il suo campione, è tornata ad esporre striscioni ed a scandire urla di rabbia: “per Bergamini, per questo lutto, pagherete caro, pagherete tutto”.</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank"<br />
 href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7172/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Bimbo salva i suoi cari da una fine orribile &#8211; Il piccolo s&#8217;è svegliato accorgendosi di un violento incendio in casa. Questa prontezza ha permesso alla mamma e ai due fratelli di evitare la morte &#8211; Il seminterrato dove viveva la famiglia è andato distrutto. Già partita la gara di solidarietà nel quartiere</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 07:49:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il piccolo eroe. Un bambino di dieci anni che, quasi per caso, ha probabilmente salvato la sua famiglia da una fine orribile. Un eroe in miniatura con dei grandi occhi vispi, pieni di lacrime quando, dopo l&#8217;enorme paura vissuta, s&#8217;è reso conto di averla scampata per un pelo. Mancano pochi minuti alle 3 di ieri mattina: tutti dormono al civico 7 di via Francesco Acri, una palazzina di due piani a ridosso del parco &#8220;Morrone&#8221;, a un tiro di schioppo dalla chiesa di Santa Teresa. Nel seminterrato tre bambini e la loro mamma forse stanno beatamente sognando, non possono certo immaginare che la loro abitazione sta lentamente prendendo fuoco.<span id="more-22961"></span> </p>
<p>Il bimbo di dieci anni, tuttavia, ha un sonno agitato. Racconterà poi di essersi girato e rigirato nel letto a causa di quello strano e fastidioso bruciore ai piedini. Una sensazione decisiva, perché il piccolo si sveglia e si accorge che quello non era un brutto sogno: casa sua è davvero in fiamme. </p>
<p>La giovanissima età sparisce in un istante: c&#8217;è una sola cosa da fare, e al più presto. Il bambino urla e riprende dal torpore notturno i fratellini e la mamma. Tutti insieme si fanno coraggio e riescono finalmente a uscire da quella trappola di fuoco. Fortunatamente, oltre al terrore vissuto in quegli istanti che difficilmente dimenticheranno, nessuno dei quattro ha riportato danni seri.</p>
<p>Intanto il quartiere s&#8217;è improvvisamente risvegliato, buttato giù dal letto a causa del crepitio delle fiamme e per la disperazione della famigliola. Già si capisce che quella casa modesta ma dignitosa, un alloggio popolare nel cuore della città, non potrà essere salvata. </p>
<p>I vigili del fuoco intervenuti sul posto ci provano con tutte le forze, ma il rogo non lascia scampo a quei pochi metri quadrati, risparmiando quasi nulla della vita e dei ricordi materiali della giovane mamma e dei suoi figlioletti. In via Francesco Acri spuntano anche i lampeggianti blu di una volante della polizia. </p>
<p>Gli agenti si accertano delle condizioni di salute della famigliola, tirano un sospiro di sollievo e iniziano insieme ai pompieri a investigare. A quanto pare l&#8217;incendio sarebbe il frutto di una casualità, divampato per colpa di una lampada alogena difettosa. Sul posto arriva pure il papà dei piccoli, separato dalla donna che ha dato alla luce i bimbi. </p>
<p>Le condizioni della casa gli fanno mettere le mani nei capelli, ma è visibilmente commosso e felice quando vede i suoi giovanotti riscaldati dalle vestaglie prestate dai vicini. Tutti sono però certi di un fatto: se il piccolo di dieci anni non si fosse svegliato, il fumo avrebbe stordito mamma e figli, con conseguenze facilmente immaginabili.</p>
<p>Per fortuna non è andata così. Ma adesso iniziano i problemi veri: la famiglia non ha più un tetto sulla testa, ha perso quasi tutto e la giovane mamma è pure disoccupata. Qualcuno, oltre alla solidarietà del quartiere che è scattata subito dopo il rogo, deve aiutarli. Provando a restituire loro quella serenità perduta in una fredda e umida nottata, preludio di una domenica purtroppo incancellabile.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=53633&#038;Edizione=8&#038;A=20120423">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Omicidio per un parcheggio: il muro d&#8217;omertà ha coperto gli assassini &#8211; Il questore Alfredo Anzalone e il procuratore aggiunto Domenico Airoma hanno lamentato scarsa collaborazione &#8211; Persino i congiunti di Messinetti avrebbero mantenuto inizialmente il riserbo sul pestaggio mortale</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:55:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; A Cosenza si può morire anche solo per un parcheggio, un posto auto conteso sotto casa. Franco Messinetti è stato spedito al Creatore perchè s&#8217;era &#8220;permesso&#8221; di mettere la sua vettura in un pezzo di strada che non gli &#8220;apparteneva&#8221;. E lo hanno massacrato di botte. «Un fatto che ci invita, inevitabilmente, a riflettere», ha detto con amarezza il questore Alfredo Anzalone, nel corso dell&#8217;incontro con i giornalisti per rischiarare i passi dell&#8217;inchiesta che hanno portato al fermo dei due indagati. <span id="more-22931"></span></p>
<p>«È un episodio di violenza inaudita, non si può morire per un parcheggio. Ci sono regole di convivenza civile che vanno rispettate. Non può valere la legge del più forte. I cittadini devono avere fiducia nelle istituzioni, non devono temere rappresaglie e, soprattutto, non devono piegarsi alla paura. </p>
<p>Purtroppo, l&#8217;indagine su questo delitto è stata molto complicata perchè inizialmente non c&#8217;è stata collaborazione. Nemmeno da parte degli stessi familiari della vittima. Ci avevano detto che il loro congiunto era caduto in bagno sbattendo la testa. Convincerli a parlare non è stato semplice». </p>
<p>Un silenzio che lo stesso pm Antonio Tridico, nel provvedimento di fermo, etichetta come «un malinteso senso dell&#8217;onore in virtù del quale la collaborazione con le forze dell&#8217;ordine veniva avvertita, nell&#8217;ambiente familiare della vittima, come un gesto particolarmente infamante per colui che forniva un qualsivoglia aiuto agli organi inquirenti. </p>
<p>E così l&#8217;omertà dei parenti e del resto della gente che vive nel quartiere ha garantito per giorni l&#8217;impunità degli assassini. </p>
<p>«La mancanza di collaborazione dei cittadini blocca il flusso di informazioni verso gli strumenti che abbiamo a disposizione per combattere i fenomeni criminali», ha spiegato il procuratore aggiunto Domenico Airoma. «Non denunciando un crimine si complica inevitabilmente il ruolo degli investigatori. In questo caso particolare sono stati bravi il pm Tridico e i poliziotti della Mobile a ricomporre il mosaico, ma se manca la collaborazione dei cittadini lo sbocco delle indagini è più complesso e non sempre porta a risultati». </p>
<p>La storia della morte di Franco Messinetti, parcheggiatore quarantanovenne, è condensata nelle sei pagine del decreto di fermo, emesso dalla Procura guidata da Dario Granieri, nei confronti di Maurizio Rango, 36 anni, e Ottavio Carolei, 77 anni, pensionato incensurato. </p>
<p>Una storia cominciata al calar della sera di giovedì 29 marzo, sotto casa della vittima, nel quartiere di via degli Stadi, e conclusa il 3 aprile, nel reparto di terapia intensiva dell&#8217;ospedale dell&#8217;&#8221;Annunziata&#8221;, dove Messinetti è spirato, dopo quattro giorni di atroci sofferenze. </p>
<p>Il quarantanovenne era finito in rianimazione dopo il pestaggio di quella sera, sotto casa, quando aveva parcheggiato la sua auto nel posto solitamente occupato da Carolei. Messinetti sarebbe stato gonfiato di botte da almeno cinque persone. </p>
<p>Le investigazioni della Mobile, guidata dal commissario capo Antonio Miglietta, hanno consentito di ricostruire lo scenario. Adesso, i detective della Sezione Omicidi, agli ordini dell&#8217;ispettore superiore Giuseppe Mirabelli, e del suo vice, l&#8217;ispettore capo Dario Gargano, puntano a individuare gli altri presunti protagonisti dell&#8217;aggressione mortale.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=51349&#038;Edizione=8&#038;A=20120418">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Stuprata dal branco e abbandonata per strada &#8211; L&#8217;inferno vissuto da una adolescente straniera sabato sera adescata da quattro giovani cosentini in un locale della &#8220;movida&#8221; di Rende &#8211; La violenza collettiva consumata in un appartamento del centro nella disponibilità di una delle &#8220;belve&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:17:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ricordi confusi d&#8217;una notte infernale. Una notte di terrore vissuta da una ragazzina straniera. In balia del branco, sarebbe stata posseduta da quattro demoni con le maschere da bravi ragazzi. Quattro belve che l&#8217;avrebbero violentata a turno. Maria (il nome non è quello vero, naturalmente, ndr) ha poco più di sedici anni e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ricordi confusi d&#8217;una notte infernale. Una notte di terrore vissuta da una ragazzina straniera. In balia del branco, sarebbe stata posseduta da quattro demoni con le maschere da bravi ragazzi. Quattro belve che l&#8217;avrebbero violentata a turno. Maria (il nome non è quello vero, naturalmente, ndr) ha poco più di sedici anni e il coraggio di raccontare il suo dramma lo ha trovato il giorno dopo, solo dopo aver parlato e pianto davanti alla mamma. Tra singhiozzi e lamenti, la poveretta ha messo insieme i frammenti d&#8217;un sabato choc trascorso in mezzo ad amici vecchi e nuovi, nei locali di Rende. Una storia che i carabinieri della Compagnia cittadina, guidati dal maggiore Matteo Salvatori, stanno cercando di esplorare insieme al pm Giuseppe Cozzolino, titolare dell&#8217;inchiesta.<span id="more-22917"></span></p>
<p>L&#8217;indagine dei detective del Nucleo radiomobile del tenente Alberto Fontanella parte proprio da quella serata, cominciata in un bar affollato della &#8220;movida&#8221;, bevendo qualcosa, prima di spostarsi in un altro bar, pure questo pieno di giovani, per continuare a bere ancora. Alcol a fiumi, probabilmente, per sentirsi grande tra gente più grande. Come quei quattro ventenni arrivati da Cosenza. Le prime chiacchiere, i sorrisetti, la voglia di intimità, probabilmente favorita dall&#8217;alcol, con uno dei quattro cercata nel bagno del locale. </p>
<p>Poi, intorno a mezzanotte, la decisione d&#8217;andare a fare un giro in auto con quei nuovi amici appena conosciuti che l&#8217;avevano riempita di complimenti, facendola sentire importante. Maria non pensava ad altro, con la testa che già le girava un casino. L&#8217;auto s&#8217;è fermata davanti casa di uno di quei quattro ragazzi. </p>
<p>I cinque sono finiti in un appartamento all&#8217;ultimo piano d&#8217;un palazzo nel centro cittadino. E lì sarebbe accaduto di tutto. Una volta all&#8217;interno di quell&#8217;abitazione, tra urla di piacere e morbose condotte, Maria sarebbe stata violentata. Uno stupro collettivo cominciato fumando qualcosa, forse della sostanza stupefacente, e continuando a bere. Quei quattro ragazzi si sarebbero divertiti con la sedicenne che non avrebbe retto a lungo quelle vessazioni, prima di crollare. </p>
<p>A quel punto, i quattro l&#8217;avrebbero caricata in auto e abbandonata all&#8217;autostazione, per terra, semisvenuta e semisvestita, col jeans rotto e senza il reggiseno. Maria è stata soccorsa dal &#8220;118&#8243; che l&#8217;ha portata in ospedale dove i medici avrebbero tentato di sottoporla a visita ginecologica senza successo. </p>
<p>La ragazzina, risultata positiva all&#8217;alcoltest e al narcotest, ancora sotto choc avrebbe preferito tornare a casa. E lì, davanti alla madre, ha rielaborato le sue paure in una ricostruzione aggrovigliata che ieri mattina è stata riproposta davanti al capo del Radiomobile, il maresciallo Domenico Lio. I detective dell&#8217;Arma, hanno acquisito gl&#8217;indumenti dell&#8217;adolescente sui quali i Ris andranno alla ricerca di tracce biologiche.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=50891&#038;Edizione=8&#038;A=20120417">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Casa e telefono intestati all&#8217;oscuro compare &#8211; Individuato l&#8217;uomo che ha preso in locazione lo stabile dove è stato arrestato il superlatitante Franco Presta. Ritrovate bollette riconducibili a una donna &#8211; La polizia vuol smascherare il &#8220;cerchio magico&#8221; che sosteneva e favoriva il boss della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il misterioso favoreggiatore. L&#8217;appartamento di Arcavacata dove si nascondeva Franco Presta per tre anni imprendibile &#8220;primula&#8221; della &#8216;ndrangheta, era stato preso in locazione da un uomo che risulta essere pure l&#8217;intestatario della scheda del telefonino cellulare trovato nel covo del superlatitante. Le bollette riguardanti l&#8217;erogazione dell&#8217;acqua potabile e della fornitura di energia elettrica ritrovate dai poliziotti del questore Alfredo Anzalone erano intestate ad una donna che, invece, sarebbe l&#8217;incolpevole dipendente dell&#8217;agenzia immobiliare che trattava la locazione dell&#8217;immobile.<span id="more-22905"></span></p>
<p>Gl&#8217;investigatori della Mobile, diretti dal commissario capo Antonio Miglietta, stanno insomma lavorando alacremente per individuare i componenti del &#8220;cerchio magico&#8221; che assicurava appoggi, coperture e assistenza economica al &#8220;lupo solitario&#8221; che nessuno immaginava potesse essere nascosto tra gli studenti dell&#8217;Università della Calabria. </p>
<p>I pm Pierpaolo Bruni e Vincenzo Luberto che coordinano le indagini hanno disposto una serie di accertamenti per rimettere insieme il mosaico di complicità di cui ha goduto per trentasei mesi l&#8217;inafferrabile Presta.</p>
<p>Secondo Bruni l&#8217;area di Rende rimane uno snodo cruciale per le cosche confederate cittadine che nella città del Campagnano contano su una loro &#8216;ndrina particolarmente attrezzata e temibile che farebbe riferimento ai fratelli Di Puppo. Su Rende si concentra, tra l&#8217;altro, un&#8217;altra inchiesta della Dda tesa a far luce su presunti rapporti di voto di scambio intercorsi tra esponenti politici e uomini della &#8216;ndrangheta. Rapporti testimoniati da intercettazioni telefoniche e ambientali.</p>
<p>Ma torniamo alle indagini sull&#8217;ex &#8220;primula&#8221;. La cattura di Presta è solo il primo degli obiettivi che le forze dell&#8217;ordine si sono posti. Nel Cosentino circolano, infatti, altri pericolosi ricercati. Si tratta di Ettore Lanzino, capo supremo della &#8216;ndrangheta bruzia, alla macchia da tre anni; Franco Bruzzese, &#8220;uccel di bosco&#8221; da poco più di un mese, indicato dalle forze dell&#8217;ordine come esponente di spicco della criminalità nomade, che deve scontare una condanna definitiva a 12 anni di reclusione per tentato omicidio; Celestino Abbruzzese, capo carismatico della criminalità nomade di Cassano, evaso dall&#8217;ospedale di Catanzaro la settimana scorsa; e Edgardo Greco, condannato a 25 anni di reclusione per il duplice omicidio dei fratelli Stefano e Giuseppe Bartolomeo, ed alla macchia dal lontano ottobre del 2006 quando riuscì a sfuggire al blitz &#8220;Missing&#8221;. </p>
<p>I Bartolomeo, diventati troppo &#8220;autonomi&#8221; rispetto alle cosche cosentine, vennero massacrati a colpi di spranga all&#8217;interno di una pescheria all&#8217;epoca nella disponibilità dei fratelli Mario e Pasquale Pranno. </p>
<p>I germani furono attirati in trappola con la promessa della consegna di due giubbini: appena entrati nella pescheria fu sbarrata la porta e finirono con l&#8217;essere selvaggiamente colpiti da Edgardo Greco e altre quattro persone. I loro cadaveri vennero trasferiti in Sila e sotterrati. Tre anni dopo, nel 1994, furono disseppelliti e squagliati nell&#8217;acido per timore che, sulla base delle rivelazioni dei pentiti, potessero essere ritrovati.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=50455&#038;Edizione=8&#038;A=20120416">gazzettadelsud.it</a></p>
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