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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Cosenza</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>RDT: Ionio Cosentino, discarica a cielo aperto. Rifiuti speciali in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia ed il turismo: una discarica di rifiuti speciali. Appuriamo infatti che, nonostante le numerose denunce ed irregolarità, lo scellerato progetto della discarica di Scala Coeli-Cariati rischia di andare realmente in porto. <span id="more-22324"></span></p>
<p>Per chi non lo sapesse, si tratta di una fossa da centomila metri cubi da riempire con amianto, scarti industriali, fanghi esausti, ceneri dell&#8217;incenerimento e altro: tonnellate di veleno non molto distanti dai centri abitati e dalle falde acquifere che poi finiscono nel nostro mare.</p>
<p>Tutto questo perchè? Per offrire un servizio ai cittadini? Per risolvere un problema del territorio? Niente di tutto questo, semplicemente per speculare privatamente facendo pagare alla collettività i costi di questo ennesimo scempio. </p>
<p>La Pertusola di Crotone, le ferriti di zinco di Cassano, le discariche di Bucita e di Olivellosa (Rossano), centrali, elettrodotti, disboscamento, taglio dei treni, strade da terzo mondo: questi sono i risultati decennali di una classe dirigente che continua, a braccetto con gli speculatori, a perseguitare il nostro territorio. </p>
<p>I cittadini sono stanchi di pagare i guadagni di una cricca. Non permetteremo un altro scempio che trascinerebbe la nostra economia ancora più in basso, colpendo prima di tutti agricoltori e operatori turistici, con nuove perdite di posti di lavoro e ancora meno prospettive per un&#8217;intera area. </p>
<p>Intendiamo chiamare a raccolta tutti i cittadini per difenderci da questo nuovo attacco, dalla Sibaritide ai confini meridionali della provincia di Cosenza, per una mobilitazione che non parli solo di discariche, ma che dia anche prospettive di sviluppo e valorizzazione delle nostre risorse.</p>
<p>Ai veri motori della nostra economia, ovvero agricoltori e operatori turistici, alle loro associazioni territoriali e di categoria, rivolgiamo un appello particolare, affinché siano in prima fila a dimostrare che in Calabria si può creare economia anche senza essere &#8216;ndranghetisti, inquinatori o poltronieri.</p>
<p>Ci rivolgiamo anche a quei pochi amministratori che in questi anni hanno dimostrato coerenza e comprensione di queste gravi violazioni del diritto alla salute e dell&#8217;equità sociale, affinché prendano pubblica posizione rispetto alla discarica di Cariati-Scala Coeli e utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, avviando parallelamente una discussione partecipata sul futuro di quest&#8217;area a partire dalle infrastrutture e dall&#8217;occupazione.  </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il calciatore &#8220;suicida&#8221;, interrogato Padovano &#8211; Riparte l&#8217;inchiesta sulla morte del centrocampista Denis Bergamini avvenuta nel novembre 1989. Dai pm l&#8217;ex attaccante della Juve &#8211; Il centravanti, condannato per droga nel 2011, divideva la stanza con il compagno di squadra rossoblù</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il calciatore “suicidato” aveva il corpo d’atleta e gli occhi da bambino. Quella sua aria da bravo ragazzo, l’ostentata timidezza e le tante prodezze compiute in campo ne avevano fatto un idolo delle teenagers. Donato Bergamini era il più forte e amato centrocampista del Cosenza calcio. Giocava con autorevolezza, dribblava gli avversari con facilità e sfoderava una tecnica da fuoriclasse. La serie B gli stava stretta. Nessuno, fino alla sera di sabato 18 novembre 1989, avrebbe mai pensato che coltivasse il desiderio di farla finita. Di togliersi la vita. Nessuno, tra i tifosi, ha mai creduto che si fosse lanciato volontariamente sotto un camion che stava percorrendo la Statale 106 ionica.<span id="more-22289"></span></p>
<p>Neppure la Procura di Castrovillari crede più alla tesi del suicidio. Il procuratore Franco Giacomantonio – magistrato poco aduso a telecamere e taccuini – ha riaperto l’inchiesta sulla morte del calciatore ipotizzando che possa essersi trattato di un omicidio. E così ha riascoltato, nella veste di persone informate sui fatti, prima la ragazza che si trovava in compagnia di Bergamini la sera della tragedia e, ieri, l’ex attaccante Michele Padovano. </p>
<p>Denis, infatti, divideva all’epoca la stanza con il prolifico centravanti e lo considerava un suo fidato amico. A Padovano, pertanto, i magistrati inquirenti della città del Pollino, hanno chiesto di ricostruire le ultime settimane di vita del centrocampista rossoblù. Hanno voluto sapere chi frequentasse, se temesse per la propria incolumità e se, ancora, avesse problemi con personaggi equivoci. </p>
<p>I contenuti della deposizione resa dall’ex calciatore sono coperti dal rigido segreto istruttorio. L’ex attaccante fu ripetutamente sentito da polizia e carabinieri anche nelle settimane immediatamente successive alla morte di Bergamini, ma non seppe fornire, in quelle occasioni, elementi utili alle indagini. </p>
<p>Da molte parti s’è sempre sostenuto che conoscesse particolari forse inconfessabili sulla vita privata del “calciatore suicidato” ma la circostanza non ha mai trovato concreta conferma. </p>
<p>Michele Padovano, detto “il bello”, lasciato il calcio, ha fatto una brutta fine. Dopo aver fatto impazzire le difese di mezza Italia e mandato in brodo di giuggiole ammiratrici di tutte le età ha infatti chiuso la sua “carriera” da campione e sciupafemmine nel peggiore dei modi: incassando una condanna a otto anni e otto mesi di reclusione. </p>
<p>I magistrati di Torino lo hanno nei mesi scorsi ritenuto corresponsabile di un colossale traffico di sostanze stupefacenti provenienti dall’Africa, fatte passare per la Spagna e vendute nel Belpaese. Che Michele “il bello” amasse la vita spericolata l’avevano sempre saputo i suoi allenatori e pure i compagni di squadra. </p>
<p>Genio e sregolatezza, partite memorabili e giornate da dimenticare, ritiri blindati e, dopo l’incontro domenicale, sortite impensabili. Un tiro micidiale e un senso della posizione e del gol impareggiabili, Michele Padovano è stato nel Cosenza guidato da Gianni Di Marzio il protagonista di una storica promozione in serie B attesa per vent’anni. </p>
<p>Dopo i quattro anni trascorsi a Cosenza, l’attaccante fece il suo esordio in seria A con il Pisa, nel 1990, sotto i cui colori segnò undici reti. Poi passò prima al Napoli, poi al Genoa e, infine, alla Reggiana. Nella città emiliana il suo apporto (dieci gol) si rivelò determinante per ottenere la salvezza. </p>
<p>Padovano, però, raggiunse l’apice della carriera giocando nella Juventus, allenata da Marcello Lippi, dove giocò dal ‘95 al ‘97 vincendo lo Scudetto, la Champions league e la Coppa intercontinentale. Le capacità mostrate con la “Vecchia signora” gli valsero la convocazione in Nazionale. Poi il mesto declino: con la militanza nel Crystal Palace (Inghilterra) e nel Metz. </p>
<p>Uscito dal calcio, Michele “il bello” ha frequentato cattive compagnie. I giudici di Torino, infatti, hanno ritenuto che si fosse messo a trafficare in droga con il compagno d’infanzia, Luca Mosole, cui sono stati inflitti 15 anni. L’hanno incastrato le intercettazioni e il linguaggio criptico utilizzato nelle conversazioni. Per il pm Antonio Rinaudo, Padovano era il finanziatore (con 100.000 euro) delle operazioni d’importazione di stupefacente dal Marocco. Ma questa è un’altra storia&#8230;</p>
<p>di Arcangelo Badolati </p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quel ragazzo svanito nel nulla 6 anni fa, la storia di Pino Loria a &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221; &#8211; Stasera nella trasmissione della Sciarelli si ripercorre la vicenda &#8211; E la mamma ricorda che venerdì ricorre il compleanno di suo figlio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:34:50 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) &#8211; «Mio caro Pino, mio grande tesoro, buon compleanno! Venerdì 20 gennaio 2012 festeggi i tuoi 32 anni. Con la tua nascita, Dio ci ha voluto regalare la gioia più grande della vita». Così, la lettera di Immacolata Guzzo, la madre di Giuseppe (Pino) Loria, del quale non si hanno notizie dal 3 settembre 2005. Era sabato quel pomeriggio, e Pino aveva lavorato al rifacimento di una siepe a Serrisi, in Sila. Poi all&#8217;imbrunire con il camioncino della ditta aveva fatto ritorno a San Giovanni: scese dal mezzo all&#8217;incrocio del Dino&#8217;s e dalle 18:30 del giovanotto si sono perse le tracce. Anche se una prima tesi, mai confermata, racconta che l&#8217;operaio s&#8217;intrattenne con alcune persone che erano a bordo di una Fiat Punto di colore verde. <span id="more-22274"></span></p>
<p>Ieri la lirica della signora Guzzo, tutta dedicata al suo Pino. Vorrebbe che del ragazzo ne parlassimo il 20, proprio in occasione del suo compleanno. Poi una pausa, perché la chiamano su un altro telefono e dopo c&#8217;informa che erano i redattori di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;, cui aveva trasmesso pure la lettera. Le confermano che stasera nel corso della trasmissione, leggeranno le sue emozioni, le sue speranze, la sua tenacia di madre. </p>
<p>Non è la prima volta che Immacolata Guzzo parla del suo Pino «un figlio buono, bravo, cresciuto con affetto e senza padre». Un operaio che aveva lavorato nei market e prim&#8217;ancora a Bologna, dove avrebbe voluto tornare, ma i fitti esosi nel capoluogo emiliano l&#8217;avevano fatto ritornare a San Giovanni. </p>
<p>Una vita normale quella di Pino Loria: salvo una sola macchia risalente ad anni prima dalla sua sparizione. Aveva avuto un piccolo precedente connesso al labirinto mondo degli stupefacenti, «ma n&#8217;era uscito ed era tutto finito; s&#8217;era ripreso alla grande e amava più di prima la vita, il lavoro, la sua famiglia, la sua casa», afferma la signora Guzzo. Che dal quel maledetto sabato aspetta un segnale, una telefonata, un messaggio. «Mi accontenterei solo di ascoltarlo. Sentire la sua voce e non smetterò mai di aspettare». </p>
<p>Quel giorno Pino con sé non aveva né portafogli né cellulare e indossava ancora gli indumenti di lavoro: un pantalone bianco e una camicia nera. Poi tante voci e altrettanti ipotesi: alcune lo davano a Crotone, dove la madre e la sorella riempirono la città di locandine con il volto di Pino; altre ancora lo segnalavano a Roma. Ma di certezze assolute neanche una. </p>
<p>Sfiancata, stanca, provata, Immacolata Guzzo è certa che Pino sia vivo e attende un segnale. </p>
<p>«Ogni anno che passa – continua la lettera – rimane come mio desiderio farti gli auguri per il tuo compleanno. Oggi tutti insieme avremmo voluto festeggiare questo giorno per noi così importante. Grande e immensa è la gioia che mi hai sempre dato con la tua presenza. Qualcosa di immensamente bello, com&#8217;è bella l&#8217;anima che hai dentro di te. Qualcosa di grande valore, come la generosità che hai sempre avuto nel cuore. Qualcosa di eterno, come l&#8217;amore infinito che ci ha sempre uniti. Se mi fosse concesso di esprimere un desiderio, chiederei che in ogni giorno, in ogni luogo e in qualunque situazione, non venga mai a mancarti il coraggio e la forza per superare ogni avversità, come hai sempre fatto!».</p>
<p>di Mario Morrone</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=7493&#038;Edizione=8&#038;A=20120118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Megadiscarica di Castrolibero, Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;: &#8220;Non si prendano in giro i cittadini, il sindaco Greco si dimetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i responsabili sono stati indagati e arrestati, scaricavano il percolato nel torrente sottostante la discarica e nel frattempo “pressavano” in maniera inconsueta i vertici delle istituzioni preposte a controllare ed autorizzare ampliamenti e sversamenti.<span id="more-22258"></span></p>
<p>Anche a Castrolibero succedono cose simili, ma la Procura di Cosenza forse è troppo impegnata: percolato fuori controllo, frane dappertutto, sversamento di rifiuti non consentiti, colline smembrate, odori nauseabondi, eccessiva vicinanza ad abitazioni e scuole, sperpero di denaro pubblico, infrastrutture costruite su terreni incendiati e tanto altro.</p>
<p>Oggi il sindaco Orlandino Greco piange perché non gli vengono concesse le autorizzazioni ed ulteriori soldi per costruire una megadiscarica di rifiuti indifferenziati (camuffata con il nome di cittadella energetica) da oltre 900mila metri cubi. </p>
<p>La minacciata chiusura della discarica è un bluff, infatti se dovesse chiudere realmente la discarica dovrebbe anche giustificare e ridare indietro i milioni di euro già ricevuti. Anche il sindaco Greco &#8220;pressa&#8221; in maniera inconsueta, anche se forse non come il suo collega reggino. Noi non possiamo saperlo. Il sindaco parla di “difficoltà economiche”, ma non dice dei finanziamenti già ricevuti per costruire l’ennesima buca nel terreno e la costruzione di una strada inutile.</p>
<p>Parla di oneri finanziari troppo alti, eppure il sindaco è anche ingegnere, i costi di gestione li ha scoperti adesso? In verità il sindaco bluffa, ha puntato molto sugli introiti che riceverà da questa mega discarica. Si lamenta della lentezza degli uffici del Commissario, ma forse il sindaco è abituato alle “autorizzazioni a richiesta”; e se gli uffici regionali avessero trovato dati e atti non conformi, e stessero verificando?</p>
<p>Parla di “nostra discarica” quando in realtà la discarica è stata interamente finanziata con soldi regionali, delle tasche di noi cittadini, e alla fine il sindaco si erge pure a proprietario della discarica, “senza portafoglio” aggiungeremmo noi.<br />
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio. </p>
<p>Il Commissariato per l’emergenza rifiuti, quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l’esistenza, è diventato noto a tutti ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone il 12 novembre è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: MO BASTA! </p>
<p>L&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimetta senza riserve.</p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito. Faccia, il sindaco, un passo di onestà intellettuale, si dimetta.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; &#8211; Calabria</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un blitz per espugnare la fortezza dei nomadi &#8211; Polizia, carabinieri, finanza, forestale, municipale e polizia provinciale hanno fatto irruzione in forze nel villaggio rom di via degli Stadi &#8211; Sequestrati droga e bilancini di precisione, demolite dalle ruspe costruzioni abusive e due bar senza licenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:38:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Comincia presto l&#8217;assalto al colle di via degli Stadi. Di primo mattino, un esercito in divisa irrompe nel regno dei rom per restituire quel quartiere alla città. La fortezza dei nomadi viene &#8220;espugnata&#8221; da un centinaio di uomini di polizia, carabinieri, guardia di finanza, forestale, municipale e polizia provinciale. L&#8217;assedio all&#8217;enclave nel centro [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Comincia presto l&#8217;assalto al colle di via degli Stadi. Di primo mattino, un esercito in divisa irrompe nel regno dei rom per restituire quel quartiere alla città. La fortezza dei nomadi viene &#8220;espugnata&#8221; da un centinaio di uomini di polizia, carabinieri, guardia di finanza, forestale, municipale e polizia provinciale. L&#8217;assedio all&#8217;enclave nel centro di Cosenza viene portato con ruspe, metaldetector e cani antiesplosivo. Con badili e picconi si va alla ricerca di droga, armi e di altri &#8220;bottini&#8221; illeciti finiti nelle viscere di quella che gl&#8217;inquirenti considerano una tana del malaffare, una terra di nessuno dove si ruba e si spaccia, si compra e si vende. <span id="more-22253"></span></p>
<p>L&#8217;obiettivo del blitz interforze è quello di ripristinare la legalità in un&#8217;area all&#8217;interno della quale storicamente viene sfoderata un&#8217;altra legge, quella imposta dalla malavita che spesso assume i connotati di &#8216;ndrangheta. </p>
<p>Dopo la sparizione del giovane &#8220;Bella bella&#8221; (al secolo Luca Bruni), dopo l&#8217;assalto all&#8217;autocompattatore di &#8220;Ecologia Oggi&#8221; e dopo la bomba al bar di via Popilia, il prefetto Raffaele Cannizzaro, sette giorni fa, aveva coordinato una riunione dell&#8217;Intelligence provinciale allargata al sindaco, Mario Occhiuto, e al presidente della Provincia, Mario Oliverio, per studiare la risposta dello Stato. </p>
<p>E, nel giro d&#8217;una settimana, il questore Alfredo Anzalone, il comandante dell&#8217;Arma, colonnello Francesco Ferace, quello della Finanza, colonnello Giosuè Colella, quello della Forestale, colonnello Francesco Curcio, quello della Municipale, colonnello Giampiero Scaramuzzo, e quello della Provinciale, colonnello Giuseppe Colaiacovo, hanno unito gli sforzi predisponendo uno schema d&#8217;interventi capaci di far lievitare il livello di sicurezza in ogni angolo della città. </p>
<p>Ieri, l&#8217;inizio della controffensiva della legge con la &#8220;bonifica&#8221; del colle di via degli Stadi. Un intero quartiere è stato rivoltato come un calzino, le abitazioni di 15 soggetti sottoposti a misure di prevenzione o cautelari sono state perquisite, due bar abusivi aperti su una strada pubblica sono stati rasi al suolo. </p>
<p>Le ruspe hanno pure cancellato i segni di alcuni manufatti realizzati senza autorizzazione. Sotto sequestro è finita, pure una autocarrozzeria (che sorge nel quartiere ma non all&#8217;interno del villaggio) perchè non autorizzata. Complessivamente sono state controllate 17 attività commerciali, tre delle quali sono risultate sconosciute completamente all&#8217;Erario. </p>
<p>Gl&#8217;investigatori hanno pure messo le mani su alcuni bilancini di precisione e un piccolo quantitativo di droga che rappresenterebbero il riscontro alla sospettata attività di spaccio che verrebbe condotta da alcuni residenti legati al clan dei nomadi che controllerebbe in regime di monopolio il mercato degli stupefacenti in città. </p>
<p>Una dettagliata informativa sui sequestri è stata inviata al capo dei pm Dario Granieri (anche lui tra i &#8220;registi&#8221; del piano Interforze, ndr) che ha già dato ordine al suo sostituto Paola Izzo d&#8217;aprire un fascicolo. Il magistrato ha chiesto pure la convalida dell&#8217;arresto d&#8217;una persona con l&#8217;accusa di evasione dai domiciliari. </p>
<p>La &#8220;vendetta&#8221; dello Stato ha prodotto inevitabilmente angoscia negli ambienti della criminalità. Il blitz di ieri è solo l&#8217;innesco d&#8217;una miccia a combustione rapida che farà detonare questo vento di tranquillità sulla pubblica sicurezza dopo l&#8217;improvvisa impennata di violenza che aveva spiazzato le forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=7047&#038;Edizione=8&#038;A=20120117">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Crisi e mafia, i sindacati scendono in campo &#8211; Cgil, Cisl e Uil propongono alle amministrazioni comunali di tutta la provincia un protocollo d&#8217;intesa per promuovere azioni a favore delle famiglie &#8211; Agevolazioni fiscali per chi denuncia estorsori e usurai. Iniziative per creare associazioni antiracket</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/12/crisi-mafia-sindacati-scendono-campo-cgil-cisl-uil-propongono-alle-amministrazioni-comunali-tutta-provincia-protocollo-dintesa-per-promuovere-azioni-favore-delle-famiglie/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il sindacato scende in campo. Nel peggiore periodo di crisi economica e in una fase di recrudescenza dei fenomeni criminali Cgil, Cisl e Uil scelgono di riprendere l&#8217;attivismo dei tempi lontani. L&#8217;attivismo delle stagioni di militanza e di lotta che, in Calabria e nel resto del Paese, appariva ormai dimenticato. Il ruolo del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il sindacato scende in campo. Nel peggiore periodo di crisi economica e in una fase di recrudescenza dei fenomeni criminali Cgil, Cisl e Uil scelgono di riprendere l&#8217;attivismo dei tempi lontani. L&#8217;attivismo delle stagioni di militanza e di lotta che, in Calabria e nel resto del Paese, appariva ormai dimenticato. Il ruolo del sindacato era apparso, in certe fasi, limitato alla contrapposizione politica e sembrava in più occasioni minato dalla sostanziale divisione delle Organizzazioni confederali. Da Cosenza, invece, parte adesso una stagione nuova. E parte dall&#8217;approvazione di un protocollo d&#8217;intesa da stipulare con le amministrazioni locali.<span id="more-22228"></span></p>
<p>Tonino Russo segretario generale Cisl, Giovanni Donato segretario generale Cgil di Cosenza, Roberto Castagna segretario generale Uil Calabria e i segretari generali delle federazioni dei pensionati hanno predisposto un documento-progetto che rivelerà la sua grande importanza nei mesi a venire. </p>
<p>Le tre sigle sindacali lo sottoporranno alle amministrazioni comunali del Cosentino, con l&#8217;intenzione di tutelare e fornire una soddisfacente risposta istituzionale alle comunità. </p>
<p>I Comuni, pur in questa situazione di difficoltà finanziaria, assumerebbero, anche con il bilancio 2012, le politiche di welfare ed il sostegno alle famiglie colpite dalla crisi, come questioni prioritarie, in un quadro di gestione delle politiche municipali coerente con gli obiettivi di rigore, equità ed efficacia dell&#8217;azione amministrativa. </p>
<p>Nella piattaforma di negoziazione sociale approvata, alle amministrazioni locali viene proposto di impegnarsi a non ridurre il livello dei servizi sociali ed educativi attualmente garantiti, in termini di presidi, utenti assistiti, personale complessivamente impiegato, orari, qualità assistenziale/educativa, prevedendo a bilancio le relative risorse economiche. </p>
<p>Il primo comune a cui sarà sottoposto il protocollo d&#8217;intesa è Cosenza per poi proseguire con gli altri comuni della provincia. Fin qui le questioni legate alla crisi economica.</p>
<p>Ma i sindacati hanno pure affrontato, con determinazione e pragmatismo, gli atti di intimidazione mafiosa avvenuti a Cosenza nelle ultime settimane. «Atti che – secondo Cgil, Cisl e Uil – dimostrano come abbiano ragione quanti sostengono da anni che la città bruzia non è una isola felice ma un&#8217;area infettata dalla mafia».</p>
<p>I rappresentanti confederali aggiungono: «I dati elaborati dalla Commissione Antimafia riferiti a Cosenza, denotano da parte degli operatori economici un diffuso senso di insicurezza se non di paura, che sfocia talora nell&#8217;assuefazione a taluni fenomeni come se facessero parte della &#8220;normalità&#8221;. </p>
<p>È come se si accettasse da più parti che l&#8217;estorsione, l&#8217;usura, gli atti intimidatori siano fenomeni inevitabili. Per questo – dichiarano Russo, Donato e Castagna – nel protocollo d&#8217;intesa che abbiamo elaborato, proponiamo alle Amministrazioni Comunali l&#8217;impegno ad adottare delibere e atti amministrativi che favoriscano la prevenzione ed il contrasto delle varie forme di criminalità. </p>
<p>Le proposte: riconoscere agevolazioni fiscali a tutti i soggetti che denunciano gli estorsori o gli usurai, e favorire la nascita delle associazioni antiracket, mediante il coinvolgimento delle categorie produttive, delle associazioni imprenditoriali, di tutte le forze sane del territorio». </p>
<p>Poi una precisa richiesta avanzata a tutto il mondo istituzionale. «Occorre il controllo capillare da parte degli organi dello Stato – scrivono i sindacalisti – se si pensa che solo nel settore dell&#8217;Edilizia, risultano per citare la provincia di Cosenza il 70% di imprese edili irregolari. </p>
<p>Nell&#8217;azione ispettiva svolta nel corso del 2011, da parte della Direzione Territoriale del Lavoro sono stati infatti ispezionati 92 cantieri e 131 aziende, di cui 7 sono state momentaneamente sospese. </p>
<p>In materia di appalti dei servizi, invitiamo a sottoscrivere uno specifico Protocollo di legalità, al fine di garantire la qualità dei servizi erogati, la corretta concorrenza fra le imprese, la tutela occupazionale e dei diritti dei lavoratori e il pieno rispetto della normativa antimafia». </p>
<p>Sul tema del contrasto alla criminalità, i sindacati annunciano poi per il 3 febbraio l&#8217;organizzazione di una manifestazione pubblica. Un segnale incoraggiante rispetto al colpevole silenzio dei partiti.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=4653&#038;Edizione=8&#038;A=20120112">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Studentesse di giorno, &#8220;squillo&#8221; di notte &#8211; La vita controversa di alcune allieve fuori-sede dell&#8217;Università della Calabria che arrotonderebbero la &#8220;paghetta&#8221; vendendo i loro corpi &#8211; I clienti le contattano grazie ai numeri di telefonino pubblicati su siti web d&#8217;incontri a luci rosse</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/23/studentesse-giorno-squillo-notte-vita-controversa-alcune-allieve-fuori-sede-delluniversita-della-calabria-che-arrotonderebbero-paghetta-vendendo-loro-corpi-clienti/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sono giovani e belle, sono intraprendenti e, soprattutto, sono in cerca di quattrini. Tanti quattrini. Di giorno studiano e vanno a lezione nelle aule dell&#8217;Università della Calabria. Sembrano ragazze normali, timide, dall&#8217;aria innocente e coi volti spaesati. Prendono appunti e chiedono chiarimenti al professore di turno mostrando grande interesse per gli studi. Di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sono giovani e belle, sono intraprendenti e, soprattutto, sono in cerca di quattrini. Tanti quattrini. Di giorno studiano e vanno a lezione nelle aule dell&#8217;Università della Calabria. Sembrano ragazze normali, timide, dall&#8217;aria innocente e coi volti spaesati. Prendono appunti e chiedono chiarimenti al professore di turno mostrando grande interesse per gli studi. Di notte, però, cambiano pelle e si trasformano. Si truccano, indossano biancheria sexy e aspettano i clienti con impazienza. I loro cellulari squillano in continuazione. Ogni chiamata, un appuntamento. <span id="more-22193"></span></p>
<p>I numeri si trovano sulle bacheche dedicate agli annunci a luci rosse. Basta chiamare e concordare il prezzo che s&#8217;aggira quasi sempre sui cento euro a incontro.</p>
<p>Ed è così che alcune universitarie fuori-sede vendono i loro corpi, in anonimi appartamenti di Commenda e di Roges, all&#8217;insaputa delle loro famiglie. Padri e madri non immaginano minimamente cosa accada di notte alle loro &#8220;bambine&#8221;. Loro, le &#8220;piccole&#8221;, lo fanno per mettere insieme il denaro per comprarsi vestiti &#8220;griffati&#8221;, calzature, i-Phone, pc. </p>
<p>Lo fanno per non rinunciare a quei lussi che sarebbero fuori portata per la tradizionale &#8220;paghetta&#8221; che le loro famiglie riescono a elargire. E così mettono i loro numeri di telefonino in rete. Dopo mezz&#8217;ora, il cellulare comincia a suonare. Ed è un concerto. Dall&#8217;altro capo ci sono tanti maschioni accaldati in cerca d&#8217;amore mercenario con una di queste studentesse-squillo. In un mese si riesce a tirare anche 4-5mila euro che consentono di vivere sopra le righe.</p>
<p>I familiari, naturalmente, non immaginano certo quello che realmente accade alle loro &#8220;bambine&#8221; che studiano ad Arcavacata per diventare &#8220;dottoresse&#8221;. Loro, si fanno sentire al telefono, rassicurando mamme e papà: «Stiamo bene, qui si studia tanto, poco svago, niente divertimento. Solo libri». Poi, di tanto in tanto, tornano a casa per qualche giorno di relax in famiglia, tra gli affetti più cari. Quindi, alla ripresa delle lezioni riaprono &#8220;bottega&#8221; e riprendono ad &#8220;arrotondare&#8221;.</p>
<p>La Procura, guidata da Dario Granieri, nelle scorse settimane, ha avviato un&#8217;inchiesta conoscitiva dopo alcune segnalazioni. Una in particolare avrebbe convinto il capo dei pm a indagare: la cugina di una di queste ragazze avrebbe intercettato il numero di telefonino sul web in un sito per uomini, con tanto di &#8220;invito&#8221; a contattarla. </p>
<p>Lei avrebbe negato, ma la parente avrebbe ugualmente affidato a un legale il compito d&#8217;investire l&#8217;autorità giudiziaria per scoprire la verità. Il timore è che la malavita possa approfittare delle studentesse-squillo mettendosi a lucrare sulla loro attività. </p>
<p>Da esplorare anche il ruolo dei padroni di casa che concedono in fitto i loro appartamenti alle studentesse. È probabile, comunque, che non abbiano sospetti sulla destinazione &#8220;equivoca&#8221; dell&#8217;abitazione ceduta in locazione a quelle che si presentano come innocenti studentesse fuori-sede. Studentesse che di notte diventano macchinette da soldi sfruttando i loro corpi e le debolezze dei mandrilli locali.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=176979&#038;Edizione=8&#038;A=20111223">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche domenica la terra è tornata a tremare &#8211; Tra Montalto e Rende è stato registrato un altro sisma intorno a mezzogiorno e mezzo per fortuna di scarsa intensità di magnitudo 2.2 della scala Richter &#8211; Le scosse hanno causato apprensione fra i residenti dei centri interessati dal movimento tellurico in atto</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/19/anche-domenica-terra-tornata-tremare-tra-montalto-rende-stato-registrato-altro-sisma-intorno-mezzogiorno-mezzo-per-fortuna-scarsa-intensita-magnitudo-della-scala-richter/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, Rende, San Benedetto Ullano, San Fili e San Vincenzo La Costa, tutti comuni situati in un raggio di dieci chilometri dall&#8217;epicentro. Tuttavia, nonostante la distanza dal punto di origine del sisma, le scosse hanno fatto tremare anche Cosenza, Bisignano, Dipignano e Mendicino.<span id="more-22019"></span> </p>
<p>Sabato sera i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma la domenica, iniziata con la paura, ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). </p>
<p>Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti. </p>
<p>Fortunatamente in nessuno dei comuni delle aree colpite si sono registrati danni. Né alle persone, né alle cose. Soltanto paura. Dati più o meno &#8220;tranquillizzanti&#8221; sulla recente attività sismica, ha fornito il geologo del Cnr Carlo Tansi che ha spiegato come il cosiddetto &#8220;sciame sismico&#8221; del Pollino è determinato dal movimento della faglia che divide la Basilicata dalla Calabria (e che qualche anno fa ha prodotto il grave terremoto di Castelluccio). </p>
<p>Per quanto riguarda invece, le scosse avvertite nella zona del distretto sismico Valle Crati, si tratta di un&#8217;altra storia e di un&#8217;altra faglia, quella che attraversa San Fili, Montalto, San Vincenzo La Costa, Cerzeto e altri comuni, fino ad arrivare a San Marco Argentano e che è nota anche per il dissesto idrogeologico. </p>
<p>«Tale faglia (che nel lontano 1184 generò un sisma che rase al suolo tanti paesi) – afferma il geologo – è periodicamente in movimento: alle 04.25 del 20 dicembre di 4 anni fa determinava un terremoto di magnitudo 3.7; alle 2.40 del 20 febbraio del 1980 uno di magnitudo 4.5 (giusto per citare qualche esempio). Le scosse dei giorni passati sono segni, non troppo preoccupanti, della nuova attività. </p>
<p>È priva di fondamento scientifico ogni affermazione circa un imminente forte terremoto – spiega Tansi: non esistono elementi per prevedere i terremoti. Quando si muove una faglia, non si sa se si tratta di uno &#8220;scricchiolio&#8221; o dell&#8217;inizio di un forte terremoto». </p>
<p>L&#8217;esperto ha inoltre ribadito la necessità che al più presto, in Calabria, la terra più sismica d&#8217;Italia, si applichi pienamente la legge sismica regionale.</p>
<p><strong>La giornata di sabato</strong></p>
<p>Nella serata di sabato i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma ieri la giornata è iniziata di nuovo con la paura, in quanto ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti.</p>
<p>di Chiara Buffone</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=175153&#038;Edizione=8&#038;A=20111219">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Terminator 4, acquisite in Prefettura le schede elettorali &#8211; La Mobile ha prelevato gli atti relativi alla consultazione del 9 giugno del 2009 per il rinnovo del Consiglio comunale di Piane Crati &#8211; Sotto la lente del pm antimafia Pierpaolo Bruni l&#8217;elezione del candidato di centrosinistra Pierpaolo De Rose</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:23:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La &#8216;ndrangheta era cresciuta e da queste parti era entrata in politica gestendo direttamente voti e consenso elettorale per imporre propri candidati. È la trama ipotizzata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e dal pm antimafia Pierpaolo Bruni nella loro inchiesta appena avviata nei confronti di rappresentanti della politica locale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La &#8216;ndrangheta era cresciuta e da queste parti era entrata in politica gestendo direttamente voti e consenso elettorale per imporre propri candidati. È la trama ipotizzata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e dal pm antimafia Pierpaolo Bruni nella loro inchiesta appena avviata nei confronti di rappresentanti della politica locale e di ipotetici boss della malavita organizzata. Lo scenario investigativo al quale sono stati inchiodati i sei indagati odora di mafia. Una trama oscura di legami e amicizie che, naturalmente, dovrà essere approfondita.<span id="more-21999"></span> </p>
<p>Per adesso ci sono i contenuti di alcune intercettazioni. Colloqui telefonici captati dai detective del Reparto provinciale dell&#8217;Arma, guidati dal colonnello Vincenzo Franzese, e dai loro colleghi della Mobile, diretti dal commissario capo Antonio Miglietta. Conversazioni nelle quali si fa riferimento a nomi di candidati e a volontà elettorali dei padrini. </p>
<p>I compari parlavano e gl&#8217;inquirenti ascoltavano. Tante chiacchiere, confidenze, ordini, retroscena condensati in riservatissimi rapporti giudiziari. Un pozzo nero sul quale si sono affacciati per mesi il procuratore aggiunto Borrelli e il pm antimafia Bruni che continuano ad andare alla ricerca di prove. </p>
<p>I carabinieri avevano già acquisito negli uffici comunali di Rende le carte relative alla gara con cui, nel 2002, vennero affidati alla cooperativa &#8220;Rende 2000&#8243; delle mansioni specifiche dall&#8217;amministrazione comunale che, all&#8217;epoca, era guidata dal sindaco Umberto Bernaudo, il cui nome è stato iscritto nel registro degl&#8217;indagati insieme a quello dell&#8217;ex assessore Pietro Ruffolo, attualmente assessore provinciale autosospeso. Secondo le ipotesi d&#8217;accusa, le mansioni operative affidate alla Coop sarebbero state di volta in volta prorogate.</p>
<p>Ieri, invece, gl&#8217;investigatori della Mobile hanno prelevato dall&#8217;archivio elettorale della Prefettura le schede valide relative all&#8217;ultima competizione per il rinnovo del consiglio comunale di Piane Crati che si tenne il 9 giugno del 2009. </p>
<p>Quello del Savuto è il secondo capitolo dell&#8217;inchiesta sul voto &#8220;controllato&#8221; dalle &#8216;ndrine. Sott&#8217;inchiesta la lente dei magistrati antimafia è finita l&#8217;elezione del consigliere della lista civica di centrosinistra Pierpaolo De Rose, agente della Polizia provinciale. </p>
<p>Il politico è indagato insieme a Romano Chirillo e Biagio Barbierio, ritenuti affiliati alla cosca Lanzino. Secondo l&#8217;accusa, i due, in occasione delle elezioni comunali della primavera di due anni fa, avrebbero minacciato più elettori per indurli a votare proprio per De Rose imponendo agli stessi di apporre un segno sulla scheda consegnata al seggio per riscontrare che l&#8217;ordine impartito era stato rispettato. </p>
<p>Così, secondo la Dda, funzionava il meccanismo per controllare i voti nel piccolo dentro del Savuto. «Una ipotesi che dovrà essere esplorata», s&#8217;affrettò a precisare il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, nei giorni scorsi, dopo il blitz contro il clan Lanzino. E gli &#8220;007&#8243; dell&#8217;Arma e della Mobile hanno cominciato questa esplorazione.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173317&#038;Edizione=8&#038;A=20111215">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I boss impongono il pizzo e gl&#8217;imprenditori preferiscono pagare &#8211; Gli inquirenti denunciano il silenzio degli operatori economici e l&#8217;isolamento dello Stato: &#8220;La società civile reagisca&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 10:44:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Cosenza e la sua provincia riscoprono i capitoli della loro storia più nera e amara attraverso una maxiretata che riporta a galla le verità su tre vecchi omicidi di mafia, e propone trame attuali sul &#8220;pizzo&#8221; imposto ai commercianti e agli imprenditori della città. Dalle pieghe dell&#8217;inchiesta &#8220;Terminator 4&#8243; affiorano, pure, ipotetici intrecci [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Cosenza e la sua provincia riscoprono i capitoli della loro storia più nera e amara attraverso una maxiretata che riporta a galla le verità su tre vecchi omicidi di mafia, e propone trame attuali sul &#8220;pizzo&#8221; imposto ai commercianti e agli imprenditori della città. Dalle pieghe dell&#8217;inchiesta &#8220;Terminator 4&#8243; affiorano, pure, ipotetici intrecci tra mafia e politica locale. Il procuratore distrettuale di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, lancia l&#8217;allarme: «Più si fanno investigazioni, più si scopre l&#8217;intreccio sempre più fitto tra criminalità organizzata e cosiddetta zona grigia. I clan hanno imparato a dialogare con chi si trova al potere. Non c&#8217;è un partito solo, non conta l&#8217;ideologia politica. La &#8216;ndrangheta è trasversale, appoggia chiunque in campagna elettorale perchè punta ad infiltrarsi nei settori produttivi».<span id="more-21959"></span></p>
<p>Nella nuova sala riunioni della Procura, che è stata intitolata al giudice Rosario Livatino, martire della &#8220;stidda&#8221; siciliana. Il procuratore aggiunto di Cosenza, Domenico Airoma, ha inteso sottolinearlo prima di lamentare la solitudine dello Stato nella lotta alla malavita organizzata. </p>
<p>«Oggi, purtroppo, rileviamo una colpevole assenza. L&#8217;assenza della comunità civile di questa città. Non abbiamo ricevuto alcuna collaborazione dalle persone offese. Quello che siamo riusciti a fare è frutto esclusivo dell&#8217;avvità investigativa. Spero che in questa sala presto ci possa essere un incontro tra i magistrati e la prima associazione antiracket di Cosenza per pianificare insieme un contrasto ancora più efficace ai &#8220;signori della mazzetta&#8221;».</p>
<p>Due Procure insieme per raggiungere più in fretta l&#8217;approdo desiderato, come ha sottolineato il capo dei pm cosentini, Dario Granieri. </p>
<p>«L&#8217;operazione è frutto d&#8217;una sinergia concreta tra diverse forze di polizia. I carabinieri del Reparto provinciale e della Mobile, insieme agli analisti della Dia hanno ricostruito efferati delitti che hanno insanguinato la città e la provincia oltre a tratteggiare il sistema attuale delle &#8220;mazzette&#8221;».</p>
<p>La &#8216;ndrangheta s&#8217;ingrassa con il &#8220;pizzo&#8221; imposto ai negozianti come una tassa e con l&#8217;usura. Pagano tutti da queste parti. Anche gli ambulanti dei mercatini e della Fiera di San Giuseppe. Nelle carte dell&#8217;inchiesta &#8220;Terminator &#8211; 4&#8243; ci sono i retroscena di alcuni attentati agl&#8217;imprenditori della città e dell&#8217;area urbana. </p>
<p>Il procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Borrelli, affonda la sua lama: «Nessun imprenditore si rivolge allo Stato. Eppure ogni giorno riceviamo notizie su almeno due o tre attentati nei confronti di esercizi commerciali di questa città. Nessuno ammette la pressione estorsiva. </p>
<p>Quello che è stato finora fatto con questo lavoro cominciato nel 2007 avrà veramente un senso con la cattura dei due latitanti, Ettore Lanzino e Franco Presta. Servono nuove risorse però. Se non ci si riesce con le forze attualmente in campo, bisogna pensare a investire nuove energie investigative. Non si può lasciare la città nelle mani di questa gente. Sarebbe la prova dell&#8217;indebolimento del tessuto democratico».</p>
<p>Un territorio nelle mani della criminalità organizzata. Il questore Alfredo Anzalone lancia messaggi: «Abbiate più fiducia nelle istituzioni». Ma Cosenza «è tramortita dalla &#8216;ndrangheta, perchè qui per anni si è creduto che non ci fosse la mafia», come ha detto il procuratore Lombardo. </p>
<p>Qui pallottole e taniche di benzina pesano come macigni sull&#8217;economia. Schiuma rabbia la malavita, che dopo ogni blitz, è obbligata a rastrellare soldi per le famiglie degli amici in carcere. Dietro ogni &#8220;messaggio&#8221; agl&#8217;imprenditori nostrani c&#8217;è la firma del racket, dei &#8220;signori della mazzetta&#8221;, malacarne che si nutrono dei sacrifici degli operatori economici, come ha spiegato il colonnello Francesco Ferace che ha rafforzato quell&#8217;idea di Stato forte che è già nato nell&#8217;alleanza interforze.</p>
<p>Un patto d&#8217;acciaio sigillato dal capo della Dia, il prefetto Alfonso D&#8217;Alfonso, che qui a Cosenza ha inviato due dei suoi migliori superdetective, il colonnello Francesco Ardizzone e il vicequestore Antonino Cannarella, per muovere scacco matto alla &#8216;ndrangheta bruzia. Le tessere del mosaico cosentino sono state ricomposte attraverso l&#8217;analisi dei superinvestigatori della Direzione antimafia. </p>
<p>Un lavoro d&#8217;intelligence che ha permesso di riannodare trame sfilacciate di crimini che hanno resistito ad anni d&#8217;inchieste. È il caso degli omicidi di Antonio Sassone ed Enzo Pelazza, agguati rimasti sepolti tra le macerie di quel sanguinoso scontro che tra la fine del Novanta e l&#8217;inizio del Duemila si combattè nella trincea di Cosenza e della sua sterminata provincia.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Scacco matto alla &#8216;ndrangheta, 16 arresti &#8211; Disarticolato da Polizia, Dia e Carabinieri il clan guidato dal superboss Ettore Lanzino e dal latitante Franco Presta. Fatta piena luce su tre omicidi &#8211; Sott&#8217;inchiesta per mafia il consigliere provinciale Umberto Bernaudo e l&#8217;ex assessore Pietro Ruffolo (Pd)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:38:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La &#8216;ndrangheta del Crati. Una organizzazione capace d&#8217;imporre il &#8220;pizzo&#8221;, di condizionare i subappalti, di limitare la libertà d&#8217;impresa, di assassinare i nemici, di mantenere rapporti con la politica, di praticare l&#8217;usura, di trafficare in droga. Una consorteria antica, fondata alla fine dell&#8217;Ottocento e cresciuta a dismisura sino ai giorni nostri. Una mafia moderna e fortemente gerarchizzata, dotata di una cassaforte finanziaria comune, di un esercito ben armato e di un &#8220;capo&#8221; lucido e determinato, latitante ormai da tre anni. Si chiama Ettore Lanzino, ha 56 anni ed è un &#8220;uomo d&#8217;onore&#8221; cresciuto a pane e pallottole negli insanguinati anni &#8217;70.<span id="more-21956"></span> </p>
<p>Gli anni dei regolamenti dei conti consumati per le strade di Cosenza, Paola, Amantea, San Lucido, Sibari e Rende. Gli anni in cui moriva chi non sapeva usare una pistola o non aveva &#8220;amici&#8221; capaci di guardargli le spalle.</p>
<p>A &#8220;Ettoruzzu&#8221; sarebbe riconducibile – secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – la cosca disarticolata ieri dagli investigatori di polizia, carabinieri e Dia dopo lunghi mesi d&#8217;indagini. </p>
<p>Sedici le persone arrestate per ordine del gip di Catanzaro, Abigail Mellace. Si tratta di: Francesco Patitucci, 50 anni, &#8220;reggente&#8221; del clan, di Cosenza; Simone Andretti, 36, di Castrolibero; Salvatore Ariello, 32, di Cosenza; Biagio Barberio, 32, di Paterno Calabro; Domenico Cicero, 54, di Cosenza; Michele Di Puppo, 47, di Rende; Giovanni Di Puppo, 33, di Rende; Luigi Gagliardi, detto &#8220;Ninni&#8221;, 33, di Cosenza; Mario Gatto, 42, di Cosenza; Luigi Gaudio, 56, di Carolei; Pilerio Giordano, 46, di Cosenza; Walter Gianluca Marsico, 44, di Cosenza; Giuseppe Perri, 55, di Acri; Mario Piromallo, detto &#8220;Renato&#8221;, 44, di Cosenza; Roberto Porcaro, 27, di Cosenza; Costantino Scorza, detto &#8220;Costanzo&#8221;, 57, di San Lorenzo del Vallo. </p>
<p>Sono sfuggiti alla cattura Ettore Lanzino e Franco Presta, 50 anni, di Roggiano Gravina. Quest&#8217;ultimo ha subito lo scorso anno la perdita del figlio, Domenico, di 22 anni, ucciso a colpi di pistola da un commerciante. Dopo la morte del ventiduene vennero assassinati a San Lorenzo del Vallo, la cognata, la nipote e il fratello del responsabile del delitto che si era costituito subito dopo il fatto di sangue.</p>
<p>Tra gli indagati finiti in manette ieri vi sarebbero invece anche i responsabili degli omicidi di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità cosentina, ucciso il 26 novembre del 1999, di Enzo Pelazza, ucciso il 28 gennaio 2000 a Cosenza, e di Antonio Sassone, ucciso il 9 giugno 2000 a Terranova da Sibari. Di questi ultimi due delitti è sospettato nella veste di esecutore materiale proprio Franco Presta.</p>
<p>Ma l&#8217;indagine sulla &#8216;ndrangheta del Crati, coordinata dal procuratore capo Antonio Vincenzo Lombardo, dall&#8217;aggiunto Giuseppe Borrelli e dai pm antimafia Pierpaolo Bruni e Carlo Villani, presenta pure un ramo politico. Riferito cioè ai rapporti tra la cosca ed esponenti di partito attivi nel Cosentino. </p>
<p>A due esponenti del Partito democratico, Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffolo nella loro qualità, rispettivamente, di ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende la magistratura inquirente contesta d&#8217;aver concesso finanziamenti ad una cooperativa riconducibile al presunto boss, Michele Di Puppo in cambio del sostegno alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Cosenza svoltesi nel 2009. Bernaudo, nell&#8217;occasione, è stato eletto, mentre Ruffolo, poi nominato però assessore, invece no.</p>
<p>Nel decreto di perquisizione notificato ai due politici contestualmente ad un avviso di garanzia, viene contestato di avere finanziato con risorse pubbliche la cooperativa «Rende 2000» che secondo l&#8217;accusa era riconducibile a Di Puppo, indicato come soggetto di primo piano della cosca Lanzino-Presta-Di Puppo. </p>
<p>Quale corrispettivo, è l&#8217;ipotesi accusatoria dei pm Pierpaolo Bruni e Carlo Villani, i due politici avrebbero ricevuto l&#8217;impegno della cosca a procacciare voti in loro favore in occasione delle elezioni provinciali. I due politici, oltre che di concorso esterno in associazione mafiosa, sono indagati anche per corruzione e voto di scambio.</p>
<p>Per minacce in occasione di competizioni elettorali, aggravato dalle modalità mafiose, è indagato, invece, il consigliere comunale di Piane Crati Pierpaolo De Rose, insieme a Romano Chirillo e Biagio Barbierio, ritenuti affiliati alla cosca Lanzino. </p>
<p>Secondo l&#8217;accusa, i due, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Piane Crati, avrebbero minacciato più elettori per indurli a votare De Rose imponendo agli stessi di apporre un segno sulla scheda per verificare che l&#8217;ordine fosse stato rispettato.</p>
<p>Contro Ruffolo e Bernaudo (che si protestano innocenti) vi sono i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche in cui Di Puppo, responsabile della Cooperativa Rende 2000, invita a sostenerli, nelle elezioni provinciali del 2009, in cambio di presunti favori che sarebbero stati ricevuti. </p>
<p>Per questo il Comune di Rende e la sede della Cooperativa sono stati perquisiti e sono stati acquisiti diversi documenti. De Rose avrebbe avuto invece il sostegno della cosca Chirillo di Paterno (Cosenza) per la sua elezione. Gli investigatori stanno esaminando le schede elettorali per le elezioni comunali del 2009, a Piane Crati, che potrebbero essere state contrassegnate per identificare i votanti.</p>
<p>Luigi Gagliardi, inteso come &#8220;Ninni&#8221;, arrestato invece ieri per concorso nell&#8217;omicidio di Antonio Sassone, è stato candidato alle ultime elezioni comunali di Cosenza, per la lista &#8220;Autonomia e diritti&#8221; in appoggio al candidato a sindaco del centrosinistra, ottenendo 230 voti. Alle Provinciali del 2009 era sceso invece in campo con la lista del &#8220;Movimento disoccupati&#8221; a sostegno del candidato alla presidenza della Provincia sempre del centrosinistra, racimolando però solo 70 voti.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Orchi, condanne per mezzo secolo di carcere &#8211; Il gup Salvatore Carpino ha irrogato pene pesanti nei confronti dei nove imputati che hanno scelto d&#8217;essere giudicati col rito abbreviato &#8211; Sette anni inflitti a Giuseppe Pugliese, sei a Vincenzo Gagliano, Pasquale Andali e Antonio Donvito</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/02/orchi-condanne-per-mezzo-secolo-carcere-gup-salvatore-carpino-irrogato-pene-pesanti-nei-confronti-dei-nove-imputati-che-hanno-scelto-dessere-giudicati-col-rito-abbreviato-sette-anni/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 09:05:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; «In nome del Popolo italiano&#8230;», la voce del gup Salvatore Carpino affonda come una lama nell&#8217;aula silenziosa. Gli avvocati ascoltano nervosi, gli imputati sembrano spaventati, confusi, increduli. Percepiscono appena quei numeri, anni di galera, anni che rischiano di passare in una cella. In tutto, mezzo secolo di carcere per nove persone. Le pene [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; «In nome del Popolo italiano&#8230;», la voce del gup Salvatore Carpino affonda come una lama nell&#8217;aula silenziosa. Gli avvocati ascoltano nervosi, gli imputati sembrano spaventati, confusi, increduli. Percepiscono appena quei numeri, anni di galera, anni che rischiano di passare in una cella. In tutto, mezzo secolo di carcere per nove persone. Le pene irrogate vanno anche oltre le richieste del pm Antonio Tridico. <span id="more-21925"></span></p>
<p>La condanna più alta è quella inflitta a Giuseppe Pugliese: sette anni di reclusione più l&#8217;interdizione dai pubblici uffici. Sei, invece, gli anni di reclusione disposti per: Vincenzo Gagliano, Pasquale Andali, Antonio Donvito. Cinque anni e quattro mesi per Cosimo Pastorello; cinque anni, infine, per Aldo De Rose, Giuseppe Santoro, Massimo Lo Monaco, e Ferdinando Mele. </p>
<p>Un verdetto che non tiene conto delle generiche attenuanti invocate dal collegio difensivo (Matteo Cristiani, Dario Scrivano, Luigi Bonofiglio, Amalia Falcone, Giuseppe Lanzino, Angelo Nicotera, Pasquale Vaccaro e Paolo Pisani) e dallo stesso pm Tridico che aveva invocato come pena massima quattro anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Santoro.</p>
<p>Terminata la lettura del dispositivo, gl&#8217;ipotetici &#8220;orchi&#8221; lasciano silenziosi l&#8217;aula e con la mente ritornano a quei giorni, una vergogna lunga otto anni. Una turpe storia raccontata nelle carte dell&#8217;inchiesta &#8220;Orchi&#8221; che i carabinieri della Stazione principale hanno sviluppato nel più assoluto riserbo. </p>
<p>Dagli atti emerge una vicenda atroce di tredici uomini che avrebbero giocato, più o meno consapevolmente, con la vita d&#8217;un ragazzo affetto da disturbi mentali. È una storia che va al di là di ogni immaginazione. </p>
<p>L&#8217;orrore si girava dappertutto, in ogni angolo della città. Ed è sul tema del degrado culturale che s&#8217;impalca la trama di questo racconto, un degrado emerso chiaramente anche dalle confessioni che alcuni degli indagati avevano reso davanti al pm Tridico. </p>
<p>Per molti di loro s&#8217;è trattato di confermare quelle ammissioni già fatte al gip Lucia Marletta in sede d&#8217;interrogatorio di garanzia. Ipotetiche verità che avevano sigillato definitivamente il castello d&#8217;accuse costruito dalla Procura guidata da Dario Granieri col cemento e i mattoni forniti dalle scrupolose indagini dei carabinieri della Stazione principale. </p>
<p>I detective del luogotenente Cosimo Saponangelo hanno ricostruito gli otto anni vissuti all&#8217;inferno dal ventisettenne individuando i presunti demoni che avrebbero infierito sulle sue ingenue carni. </p>
<p>Per tre mesi, gl&#8217;investigatori sono andati alla ricerca di prove dell&#8217;ipotizzato orrore tra i vicoli della città vecchia, nei capannoni abbandonati sul viale Mancini, nelle case degl&#8217;indagati, nei boschi di San Fili, seguendo la stessa traccia della miseria culturale per fare luce sulle violenze sessuali. </p>
<p>In questo racconto infernale c&#8217;erano dei nonni che prendevano per mano quel giovane e lo portavano nei cortili, dietro la villetta dell&#8217;autostazione, nei garage del centro e della periferia, nei magazzini, dietro il mercato, su materassi lerci, su vecchie poltrone consumate. </p>
<p>Era lì che si girava la squallida pellicola, ogni volta che qualcuno di loro aveva voglia di sentire il profumo delle carni innocenti di quel ragazzo. Sul suo corpo resteranno le stimmate delle violenze subìte, più morali che fisiche. </p>
<p>Violenze per le quali l&#8217;avvocato Valeria Baffa, che assiste l&#8217;ipotetica vittima, ha chiesto e ottenuto il riconoscimento del danno che dovrà essere quantificato in sede civile, così come ha stabilito il gup Carpino.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=167203&#038;Edizione=8&#038;A=20111202">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Missing&#8221;, il pg chiede dieci ergastoli &#8211; Conclusa la requisitoria nel processo d&#8217;appello, il requirente Eugenio Facciolla ha domandato complessivamente 39 condanne</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:32:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; I racconti dei pentiti e i ricordi di decine di testimoni si mescolano in quel romanzo di morte che il pg Eugenio Facciolla ha ricostruito in in più di trecento pagine. Una montagna di carte per motivare quel conto salatissimo che lo Stato ha presentato agl&#8217;imputati. Il requirente, davanti alla Corte d&#8217;asisse d&#8217;appello [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; I racconti dei pentiti e i ricordi di decine di testimoni si mescolano in quel romanzo di morte che il pg Eugenio Facciolla ha ricostruito in in più di trecento pagine. Una montagna di carte per motivare quel conto salatissimo che lo Stato ha presentato agl&#8217;imputati. Il requirente, davanti alla Corte d&#8217;asisse d&#8217;appello (presidente: Palma Talerico; a latere: Marco Petrini), dopo aver riannodato la trama d&#8217;un ventennio di stragi di mafia ha chiesto un verdetto più severo per i presunti protagonisti della stagione di &#8220;Missing&#8221;.<span id="more-21816"></span> </p>
<p>In primo grado, la Corte d&#8217;assise cittadina (presidente: Maria Antonietta Onorati; a latere: Biagio Politano) aveva inflitto solo 4 ergastoli nei confronti di: Franco Perna, Gianfranco Ruà, Pasquale Pranno e Romeo Calvano. Quattro condanne che il pg Facciolla ha chiesto di confermare e altre sei da applicare nei confronti di altrettanti imputati. </p>
<p>Il carcere a vita è stato sollecitato per: Giancarlo Anselmo (in primo grado è stato condannato a 25 anni); Lorenzo Brescia (27 anni); Santo Carelli (assolto); Edgardo Greco (latitante, 25 anni); Franco Muto (assolto); e Giuseppe Ruffolo (29 anni). </p>
<p>Trent&#8217;anni di carcere, invece, sono stati invocati nei confronti di: Mario Baratta (condannato a 23 anni in primo grado); Gianfranco Bruni (23 anni); Pasquale Bruni (assolto); Enzo Castiglia (assolto); Giulio Castiglia (25 anni); Silvio Chiodo (23 anni); Domenico Cicero (23 anni); Salvatore D&#8217;Andrea (assolto); Giuseppe Iirillo (22 anni); Rinaldo Mannarino (14 anni); Mario Musacco (22 anni e 6 mesi); Sergio Prezio (assolto); Fioravante Abbruzzese (25 anni); Giovanni Abbruzzese (25 anni).</p>
<p>Il titolare della pubblica accusa ha, poi, domandato la conferma della sentenza di primo grado per: Aldo Acri (15 anni e 6 mesi); Umile Arturi (14 anni); Nicola Belmonte (12 anni e 6 mesi); Vincenzo Dedato (12 anni); Claudio Gabriele (con rinuncia all&#8217;appello e conferma di 16 anni); Franco Garofalo (14 anni e 6 mesi); Dario Notargiacomo (12 anni); Franco Pino (14 anni e 6 mesi); Giuliano Serpa (13 anni); Francesco Tedesco (13 anni e 6 mesi); Ferdinando Vitelli (12 anni e 6 mesi); Francesco Vitelli (19 anni); Giuseppe Vitelli (18 anni e 6 mesi). La rinuncia all&#8217;appello è stata, invece, domandata per: Paolo Carbone (assolto in primo grado); Giuseppe Cosentino (assolto); Antonio De Rose (16 anni); Ettore Lanzino (assolto); Roberto Nesci (assolto); Vincenzo Bianchino (25 anni); e Francesco Pirola (23 anni). </p>
<p>Infine è stata invocata la pronuncia di non luogo a procedere per intervenuta morte del reo nei confronti di Osvaldo Bonanata e Michele Bruni. La lista del pg Facciolla si chiude con la richiesta d&#8217;acqusizione di sentenze della Cassazione intervenute a modificare ordinanze del Tdl. Da oggi toccherà agli avvocati. </p>
<p>L&#8217;agguerrito collegio difensivo (che è formato, tra gli altri, dagli avvocati: Aldo Cribari, Paolo Pisani, Marcello Manna, Luca Acciardi, Rossana Cribari, Francesco Cribari, Ernesto d&#8217;Ippolito, Sergio Calabrese, Antonio Ingrosso, Franco Locco, Lorenzo Aiello, Nicola Rendace, Antonio Quintieri, Matteo Cristiani, Lucio Esbardo, Gianluca Garritano, Concetta Santo, Giuseppe De Marco, Vittorio Colosimo, Francesco Tucci, Claudia Conidi, Roberto Loscerbo, Franz Caruso, Francesco Boccia, Luigi Bonofiglio, Linda Boscaglia, Filippo Cinnante, Cesare Badolato, Maurizio Nucci, Gianluca Serravalle, Giovanni Cadavero, Vincenzo Adamo, Piergiuseppe Cutrì, Giuseppe Bruno, Michele Rizzo, Gino Perrotta, Giuseppe Belcastro, Pasquale Barbieri, Alberto Rossi e Maria Teresa Torricella) si alterneranno nelle arringhe secondo un calendario già fissato. La sentenza arriverà solo dopo l&#8217;eventuale replica del titolare della pubblica accusa.</p>
<p>L&#8217;inchiesta &#8220;Missing&#8221; racconta un inferno di piombo e di dolore detonato in una gelida sera di dicembre del 1977 con l&#8217;agguato a Luigi Palermo il capo carismatico della mala cittadina.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=163344&#038;Edizione=8&#038;A=20111124">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Di nuovo in aula il &#8220;Caso Marlane&#8221; &#8211; Il più grande processo per i morti sul lavoro in Italia dura da 13 anni, la famiglia Marzotto accusata di omicidio colposo plurimo &#8211; La data fissata per il prossimo 30 dicembre, dopo 4 rinvii in 8 mesi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:35:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’anima di alcuni posti è come la spugna, riesci a trarne niente di più di quello che lei ha potuto assorbire da te. Una lezione, quella del poeta, che rivive in ogni posto uguale a Praia a Mare. Un paradiso vero e proprio, uno dei primi che incontra sulla costa tirrenica il viaggiatore che in Calabria arriva da nord. Questa terra è impregnata di tante storie diverse e misteriose, suggestione della splendida e ignota isola che la guarda a poche bracciate dalla costa. Nelle passate settimane la storia di questi posti è stata assorbita dalla storia di una fabbrica. Una fabbrica tessile oggi dismessa<span id="more-21829"></span>, un paradigma del fallimento di decenni di politiche industriali al mezzogiorno, ma non solo. Quel cadavere di erbacce, cemento e ferraglia è anche lo spettro di qualcos’altro.</p>
<p>Persino in un libro la definiscono ’fabbrica dei veleni’, la Marlane di Praia. Un caso giudiziario chiamato a far luce sul lungo rosario di lavoratori scomparsi per neoplasie tumorali. Una vicenda impantanata nelle procure calabresi e sconosciuta per tanto tempo al grande pubblico, un’inchiesta che chiede verità su decine di decessi ma che ha impiegato 13 anni ad arrivare a compimento in un processo vero e proprio. </p>
<p>Mentre in Calabria si alternava una sequenza infinita di colpi di scena in soli tre anni si arrivava alle condanne per il caso Thyssen di Torino, con tanto di acclamato film girato da un regista calabrese. </p>
<p>Anche questa è l’Italia. Da queste parti nessuno si preoccupa di girare, mentre tanti si girano. Dall’altra parte. Un cono d’ombra dettato dal fatto che su questa storia è difficile trarre più di quanto il territorio ha assorbito dai suoi protagonisti.</p>
<p>Giulia Zanfino, documentarista freelance, ha curato le interviste per il libro sul caso Marlane e ha firmato <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.crash.rai.it/sito/scheda_puntata.asp?progid=1525">l’inchiesta andata in onda per ‘Crash’ su Raitre. Ha fatto i conti con il problema</a>: “E’ stata dura, come se il paese si volesse arroccare nel silenzio. Come se nessuno volesse fare i conti con quanto è successo, men che meno i giovani. Ed è stata dura anche entrare nelle case di alcune vedove. E’ stato un lavoro lungo. Molte, ancora oggi, non vogliono parlare”.</p>
<p>Giulia, con l’aiuto prezioso degli attivisti che in questi anni hanno sempre provato a tenere alta l’attenzione sul caso (Francesco Cirillo su tutti, ndr) è riuscita a ottenere testimonianze che potrebbero, dovrebbero, entrare negli atti del processo in corso. </p>
<p>Il suo lavoro inizia con una foto di gruppo davanti ai cancelli, un dito tremante indica i volti e la malattia che li ha divorati. Poi tocca ai parenti degli scomparsi e al paese tutto parlarne o non parlarne, fino alla vera entrata in scena del caso, al racconto di un uomo che ha lavorato alla fabbrica; una testimonianza che parla di fusti seppelliti di sabato sotto il diktat dei superiori. Qualche mese dopo il cancro avrà la meglio. </p>
<p>In aula, il prossimo 30 dicembre, perciò non potrà esserci. Ma potrebbe arrivarci tramite l’inchiesta di Giulia Zanfino: “Ci ho messo un anno per far uscire questa storia, lui (si chiamava Francesco De Palma, ndr) aveva voglia di parlare prima di spegnersi. E il coraggio di quelli come lui, di Luigi Pacchiano, di Rosa Battipaglia, di Angela Limongi, che mi hanno convinta che questa torbida storia doveva essere raccontata”.</p>
<p>Una storia difficile, un paese che ancora oggi porta i segni di quel sogno di lavoro ’tradito ’con la delocalizzazione delle imprese e che non vuole in nessun modo passare per un posto tossico, anche perché sopravvive con il turismo stagionale. Un meccanismo oleato sulle spalle dei deboli, che per la fame di lavoro hanno benedetto quella fabbrica e fatto santo chi gli ha dato la possibilità di lavorarci.</p>
<p>Una bolla di potere, economico e politico, gonfiata negli anni dal senso di subalternità e messa a repentaglio oggi da un processo che vede alla sbarra una delle famiglie più ricche del nord, la Marzotto, insieme a dodici dirigenti dello stabilimento tessile con l’accusa di omicidio colposo plurimo e di crimini ambientali. </p>
<p>Gli avvocati più noti del Paese si sono detti sono pronti a dimostrare in aula l’infondatezza di questi assunti, intanto sono riusciti ad incassare una numerosa sequenza di rinvii, facendo crescere nei colleghi delle parti civili la paura di poter approdare a prescrizioni per quello che, quantomeno numericamente, è il più grande processo per morti sul lavoro in Italia.</p>
<p>Un risultato del genere a queste latitudini farebbe rima, giustamente o meno, ancora una volta con impunità. Intanto è di questi giorni <a href="http://www.calabrianotizie.it/2011/11/23/tornano-sigilli-alla-marlane-praia-operaio-colpito-dal-cancro-denuncia-sotto-terra-sono-scorie-tossiche-morti-sospette/">il sequestro probatorio dell’area su cui versava la struttura, in attesa della prossima udienza</a>, il 30 dicembre prossimo, dopo quattro rinvii in otto mesi. </p>
<p>Un segnale di speranza, anche se alla fine è sempre viva la sensazione che sarà l’anima di questa storia, di questa terra, a restituire niente di più di quanto ha assorbito dai suoi protagonisti.</p>
<p>di S. Alfredo Sprovieri </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Di-nuovo-in-aula-il-caso-Marlane,4571#forum1129">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tornano i sigilli alla Marlane di Praia &#8211; Un operaio, colpito dal cancro, denuncia: &#8220;Sotto terra ci sono scorie tossiche&#8221;. 50 le morti sospette</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 09:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima il sogno industriale, il posto fisso, il lavoro al Sud dei poveri. Poi la malattia, il cancro, la morte. La storia della Marlane di Praia a Mare, azienda del gruppo Marzotto, è un giallo al contrario: qui è il finale ad essere tragico. La fabbrica tessile sorta sul finire degli anni &#8217;50 e chiusa nel 2004, è oggi al centro di un&#8217;inchiesta infinita che spazia dalle aule dei tribunali alle pagine dei giornali locali. Da venerdì scorso l&#8217;aria antistante gli edifici che si affacciano sul Tirreno, innestati fra Calabria e Basilicata, è di nuovo sigillata.<span id="more-21797"></span> </p>
<p>La Procura di Paola (Cosenza) ha ordinato un altro sequestro, perché vuole che si rifacciano scavi e analisi del sottosuolo. Quel terriccio può fornire altre tracce in questa storia di disastri ambientali e di morti. Tante morti. Cinquanta, forse di più, fra operai che lavoravano al polo tessile e gente che abitava nella zona.</p>
<p>LE ACCUSE &#8211; L&#8217;inchiesta della magistratura è partita nel 1999, il processo di primo grado è ancora in corso. Gli scarti della lavorazione, secondo l&#8217;accusa, finivano in mare. Oppure sotto terra, seppelliti ogni sabato mentre la fabbrica era chiusa. </p>
<p>Cadmio, cromo esavalente, piombo, arsenico, nichel, amianto. Metalli pesanti. Idrosolubili, come il caffè americano: a contatto con l&#8217;acqua si sciolgono. Sono coinvolti 13 tra manager, soci e dirigenti d&#8217;azienda, tra i quali anche l&#8217;attuale sindaco di Praia a Mare Carlo Lomonaco, sui quali pendono accuse pesanti: omicidio colposo plurimo aggravato dall&#8217;omissione di cautele sul lavoro, lesioni gravissime e disastro ambientale.</p>
<p>IL PALAZZO DELLE VEDOVE &#8211; Praia a Mare vive d&#8217;estate. Ad agosto conta anche cinquantamila presenze. D&#8217;inverno, invece, non si va oltre seimila anime. Lo stabilimento della ormai ex Marlane Spa non è distante dalla stazione ferroviaria, che come spesso accade lungo la linea tirrenica, è affacciata sul mare. </p>
<p>Da queste parti c&#8217;è una palazzina anonima, con le ringhiere mangiate dalla salsedine. L&#8217;hanno ribattezzato il palazzo delle vedove: sei famiglie, cinque morti per cancro. Le donne che lo abitano spolverano ogni giorno le foto dei mariti uccisi dal cancro. Le tengono sulle credenze, simulando altari di preghiera. </p>
<p>«Quando mio marito si soffiava il naso il fazzoletto diventava nero» racconta una di loro. I primi sintomi, gli accertamenti, le ecografie che lasciano senza speranze: ad alcuni gli acidi hanno consumato lentamente l&#8217;intero apparato digerente. Poi chemioterapie, letti di ospedale al Nord, il ritorno a casa senza speranza. Per morire nel proprio letto, davanti al proprio mare.</p>
<p>LE TESTIMONIANZE &#8211; Sul caso «Marlane» sono numerose le testimonianze drammatiche registrate negli ultimi anni, sin dal 1999 quando i primi tre dipendenti decisero di denunciare il tutto. Racconti di operai che lavoravano a mani nude e senza protezioni, in tintoria: «Ci dicevano: puzza, ma non fa male». Storie di uomini piegati in due, col ventre contratto, a vomitare l&#8217;anima. </p>
<p>Ma c&#8217;è un racconto unico, mai uscito prima, sul caso Marlane. Ed è quello raccolto dal programma tv Crash. A parlare è Franco De Palma, ex dipendente morto qualche mese fa (manco a dirlo) di cancro. </p>
<p>«Ero un operaio specializzato, del reparto tintoria. Noi avevamo l&#8217;ordine, io e un altro di Praia, di buttare i rimanenti coloranti. Si facevano delle buche grandissime fuori, nella parte dietro al capannone, e si versavano tutti là, nell&#8217;area che dà sul mare. Poi le ricoprivamo». </p>
<p>Nelle parole di De Palma anche l&#8217;impossibilità di sottrarsi a certe pratiche per la paura di perdere il lavoro: «Non potevi dire che non lo volevi fare. Loro ti dicevano: se non lo fai tu lo fa qualcun altro. E lo facevamo sempre il sabato mattina, o il sabato sera, quando lo stabilimento non funzionava. Protezioni? Nessuna: né mascherine, né guanti. Io ero come sono adesso: con questa faccia e questo naso. Ci davano mezzo litro di latte da bere, ma forse faceva più male che bene. Queste cose le ho fatto fino a 15 giorni prima di lasciare il lavoro». </p>
<p>Un lavoro che De Palma faceva di sabato, perché da lunedì al venerdì si occupava di tessuti, stava alla macchina lisciatrice. Con lui, fianco a fianco, Tonino, Vincenzo, Ignazio e Giuseppe. Tutti morti. Tutti di cancro.</p>
<p>GLI UMORI &#8211; A Praia gli umori sono contrastanti. Da una parte le numerose famiglie che si portano ancora dentro il dolore delle morti premature, dall&#8217;altra chi non crede all&#8217;ipotesi «Marlane-assassina». E non importano le parole del Procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, che parla di «condizioni di lavoro da terzo mondo». </p>
<p>Oppure l&#8217;agghiacciante riflessione di Natalia Branda, avvocato di parte civile: «È un&#8217;ecatombe. Oltre 100 persone decedute per neoplasie varie». Subire passivamente è attitudine diffusa, al Sud. Dal caso Marlane agli avvelenamenti di Crotone: stesse storie di morte e rassegnazione. </p>
<p>Ora sul lungo mare di Praia soffia il primo vento freddo di questo autunno, e i pescherecci ormeggiati nello specchio d&#8217;acqua di fronte si agitano seguendo le correnti. Alle loro spalle l&#8217;isola di Dino pare osservare pigra lo scorrere del tempo. </p>
<p>Il treno diretto a Paola è lì che aspetta, mentre il buio già avvolge i capannoni in disuso della «Marlane». Le finestre spente, una sedia sghemba. Sembra un posto di fantasmi, questo. E forse lo è davvero. </p>
<p>di Biagio Simonetta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.cadoinpiedi.it/2011/11/23/tornano_i_sigilli_alla_marlane_di_praia_la_fabbrica_delle_50_morti_sospette.html">cadoinpiedi.it</a></p>
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		<title>Inquinamento nella valle dell&#8217;Oliva Cgil e &#8220;De Grazia&#8221;: punire i colpevoli &#8211; Chiesti interventi immediati per garantire la salute della popolazione &#8211; Il comitato: i costi della bonifica non devono essere a carico dei cittadini</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/21/inquinamento-nella-valle-delloliva-cgil-grazia-punire-colpevoli-chiesti-interventi-immediati-per-garantire-salute-della-popolazione-comitato-costi-della-bonifica-non-devono/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i danni causati dall&#8217;inquinamento perpetrato in questi anni a scapito del territorio. Coraggiosamente c&#8217;è chi fa il proprio dovere, portando alla luce fatti ritenuti impensabili.<span id="more-21778"></span> E forse è il caso che tutti i cittadini manifestino un minimo di consenso. </p>
<p>Come sindacato siamo convinti che le inchieste attualmente in corso sull&#8217;inquinamento del mare e sull&#8217;interramento dei rifiuti nocivi debbano andare avanti, smascherando i colpevoli diretti ed i fiancheggiatori. Lo si deve innanzitutto ai tanti malati di tumore, alle nuove generazioni ed ai cittadini onesti. </p>
<p>Bisogna poi procedere alla bonifica e per questo i sindaci e l&#8217;intera classe politica sono chiamati ad adoperarsi per risolvere la questione, magari con l&#8217;aiuto dell&#8217;Unione Europea se non vogliono passare dalla pare dei colpevoli. </p>
<p>Come abbiamo già fatto in passato, insieme ad altre associazioni, chiediamo alla popolazione tutta di mobilitarsi affinché il nostro mare e la nostra terra siano bonificate e riportate agli antichi splendori. La mobilitazione può aiutare anche la magistratura: lasciata da sola in questa difficile vicenda».</p>
<p>Perfetta comunione d&#8217;intenti tra il comitato civico Natale De Grazia e la stessa Cgil. </p>
<p>«Pur tra mille difficoltà – spiega il coordinatore degli attivisti Gianfranco Posa – la verità sull&#8217;inquinamento del fiume Oliva comincia ad emergere. Da questo punto di vista esprimo gratitudine alla Procura di Paola per i risultati fino ad ora conseguiti. L&#8217;emissione delle richieste di custodia cautelare sono l&#8217;epilogo di anni di lavoro, tesi all&#8217;acquisizione di dati per tutelare la salute della popolazione. </p>
<p>Certamente non siamo giustizialisti e non godiamo di fronte alla limitazione della libertà, ma i provvedimenti restrittivi emessi in questi ultimi giorni, aggiungono un tassello di verità a quelle vicende che da più parti si è cercato di occultare, soprattutto da quegli ambienti istituzionali che troppo spesso vestono i panni dei rassicuratori e che hanno cercato di convincere l&#8217;opinione pubblica che il mare inquinato e i veleni dell&#8217;Oliva erano un&#8217;invenzione degli ambientalisti e degli organi di informazione in cerca di notizie sensazionali. </p>
<p>L&#8217;individuazione di responsabilità sui veleni disseminati nel fiume Oliva e nel mar Tirreno, secondo il principio che &#8220;chi inquina paga&#8221;, potrebbe costringere chi indebitamente si è arricchito a restituire alla comunità parte di quegli illeciti guadagni, per risanare il territorio sostenendo i costi della bonifica di cui non possono e non devono farsi carico i cittadini. </p>
<p>I fatti di oggi testimoniano che le nostre preoccupazioni sullo stato dell&#8217;Oliva erano fondate, che le nostre proteste e le azioni messe in campo, ad iniziare dalla grande manifestazione del 24 ottobre 2009, non erano comportamenti sprovveduti ed irresponsabili».</p>
<p>di Ernesto Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=161894&#038;Edizione=8&#038;A=20111121">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Il calciatore suicidato, Bergamini non venne trascinato per 49 metri &#8211; Parla per la prima volta il professore Pasquale Coscarelli che svolse la perizia dopo la morte del centrocampista &#8211; Colpo di scena: le tracce di frenata rilevate sull&#8217;asfalto non erano state lasciate dal camion Fiat 180</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/18/calciatore-suicidato-bergamini-non-venne-trascinato-per-metri-parla-per-prima-volta-professore-pasquale-coscarelli-che-svolse-perizia-dopo-morte-del-centrocampista-colpo-scen/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il calciatore &#8220;suicidato&#8221; e la consulenza dimenticata. Il professore Pasquale Coscarelli è uno dei massimi esperti calabresi di infortunistica stradale. Fu lui a eseguire la perizia ordinata dalla magistratura di Castrovillari, nel novembre del 1989, per far luce sulla strana morte del centrocampista del Cosenza calcio, Denis Bergamini. Il decesso dell&#8217;atleta venne dapprima [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il calciatore &#8220;suicidato&#8221; e la consulenza dimenticata. Il professore Pasquale Coscarelli è uno dei massimi esperti calabresi di infortunistica stradale. Fu lui a eseguire la perizia ordinata dalla magistratura di Castrovillari, nel novembre del 1989, per far luce sulla strana morte del centrocampista del Cosenza calcio, Denis Bergamini. Il decesso dell&#8217;atleta venne dapprima considerato un suicidio e, successivamente, fu rubricato come un omicidio colposo.<span id="more-21751"></span> </p>
<p>L&#8217;autista del camion Fiat 180 che travolse lo sportivo venne pertanto processato per tenuto una condotta negligente e imprudente. Nei mesi scorsi, tuttavia, la Procura di Castrovillari ha inteso – su sollecitazione dell&#8217;avv. Eugenio Gallerani, legale dei familiari di Bergamini – riaprire il caso ipotizzando che Denis sia stato assassinato. Il calciatore potrebbe essere stato stordito e poi fatto finire sotto il mezzo pesante per simulare un suicidio o un incidente.</p>
<p>Coscarelli, che svolse analisi e sopralluoghi dopo la tragedia, ha ritenuto di rispondere ad una serie di domande che potrebbero aiutarci a capire di più.</p>
<p><strong>Prof. Coscarelli notò delle anomalie nei rilievi compiuti dai carabinieri dopo il sinistro?</strong></p>
<p>«Notai subito che nel rapporto stilato vi erano numerose incertezze e inesattezze».</p>
<p><strong>Per esempio?</strong></p>
<p>«Si attestava la presenza di una traccia di frenata lunga 49 metri. E non poteva assolutamente essere riconducibile all&#8217;evento che aveva visto soccombere Bergamini. Lo stesso sottufficiale che aveva redatto l&#8217;atto, convocato sul posto, convenne con me sul punto. Era la traccia lasciata in un&#8217;altra occasione da un altro mezzo».</p>
<p><strong>E perché giunse subito a questa conclusione?</strong></p>
<p>«Il trascinamento del corpo per 49 metri avrebbe seriamente compromesso sia gli indumenti che il corpo della vittima. I vestiti, le scarpe, l&#8217;orologio, lo stesso fisico di Bergamini testimoniavano invece uno scenario completamente diverso. Meno distruttivo».</p>
<p><strong>A che velocità viaggiava il Fiat 180?</strong></p>
<p>«Tra 30 e 32 chilometri orari, riscontrabili nel disco cronotachigrafico. Ad una velocità del genere il mezzo pesante avrebbe dovuto arrestare la sua corsa nello spazio di 18 metri. Dopo l&#8217;impatto, l&#8217;autista fece retromarcia probabilmente per prestare soccorso e si spostò di un metro e mezzo indietro».</p>
<p><strong>Quali erano le tracce sul mezzo?</strong></p>
<p>«Stranamente il camion venne sequestrato ma, nonostante la gravità del fatto, affidato con facoltà d&#8217;uso al conducente che quella stessa sera se ne andò. Io ho potuto esaminarle solo attraverso le foto scattate dai carabinieri. La parte laterale destra non presentava tracce di sangue o di altra materia organica sui bulloni e la lamiera. Perciò andava escluso un urto laterale, altrimenti ne sarebbero rimasti i segni. Non solo: Bergamini in questo caso sarebbe stato spostato a destra rispetto al piano stradale e non in avanti. Dedussi pertanto che la collisione era avvenuta nel settore frontale di destra».</p>
<p><strong>Che significa?</strong></p>
<p>«Bergamini venne visto chiedere passaggi a degli automobilisti in transito. Ed io sono convinto che il calciatore si avvicinò al piano stradale per fermare il camion. Fu perciò investito, imbarcato sul paraurti e scaricato qualche metro più avanti. La ruota destra non gli passò sopra, non venne insomma schiacciato. </p>
<p>Se fosse stato schiacciato, infatti, i danni al corpo sarebbero stati ingentissimi ed evidenti. Non venne né travolto, né sbalzato in avanti come sarebbe potuto accadere ad un soggetto che si lancia improvvisamente sotto un camion per suicidarsi. In questo caso il cadavere sarebbe stato infatti ritrovato a molti metri di distanza dal mezzo e con fratture diverse e molto più estese rispetto a quelle riscontrate».</p>
<p><strong>Potrebbe però essere stato lasciato esanime sull&#8217;asfalto dai suoi presunti assassini prima dell&#8217;arrivo del camion?</strong></p>
<p>«Lo escludo. Con i fari anabbaglianti l&#8217;autista avrebbe avuto una possibilità visiva di almeno 50 metri rispetto al corpo. E con gli abbaglianti molta di più. Si sarebbe fermato, senza investirlo. O se, per una singolare circostanza non avesse notato il corpo, l&#8217;avrebbe schiacciato, ma questo come abbiamo detto non è accaduto».</p>
<p><strong>E allora, secondo lei, cos&#8217;è successo?</strong></p>
<p>«Bergamini ha occupato parte della sede stradale per fermare il mezzo e ottenere un passaggio. L&#8217;autista, che viaggiava da solo e non intendeva fermarsi, l&#8217;ha visto ma siccome era convinto che, alla fine, si sarebbe spostato non ha rallentato. Ed è finita in tragedia&#8230;»</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=160465&#038;Edizione=8&#038;A=20111118">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Il mistero dell&#8217;aviere sparito da 30 anni &#8211; Mario Scorzo si allontanò dalla caserma del 41° Stormo di Sigonella il 23 ottobre del 1982 (aveva 25 anni). Appello della madre &#8211; Il militare fu accusato di diserzione. Il fratello Luciano: «La mistica di Paravati ci disse che non era morto»</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mario Scorzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SAN MARCO ARGENTANO (CS) &#8211; Trent&#8217;anni di solitudine e attesa. Natalina ha festeggiato settantasei primavere avvolta nel suo consunto vestito nero. Piegata dagli acciacchi e invecchiata precocemente dai dolori, questa donna indossa il colore del lutto da tanto tempo perchè due dei suoi figli, Fernando e Carmine, sono morti prematuramente in Germania dov&#8217;erano emigrati in [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN MARCO ARGENTANO (CS) &#8211; Trent&#8217;anni di solitudine e attesa. Natalina ha festeggiato settantasei primavere avvolta nel suo consunto vestito nero. Piegata dagli acciacchi e invecchiata precocemente dai dolori, questa donna indossa il colore del lutto da tanto tempo perchè due dei suoi figli, Fernando e Carmine, sono morti prematuramente in Germania dov&#8217;erano emigrati in cerca di fortuna e l&#8217;altro, Mario, è scomparso misteriosamente da Sigonella il 23 ottobre 1982. <span id="more-21693"></span></p>
<p>A Natalina, che ha perso pure il marito, è rimasto solo Luciano. Lui le sta accanto e l&#8217;aiuta a sopportare il peso e l&#8217;angoscia dei distacchi patiti. Il figlio ha scelto di tornare dall&#8217;estero dove lavorava, per sostenerla in questa ultima parte di vita terrena. </p>
<p>Natalina, occhi cerchiati, volto attraversato da una ragnatela di rughe, trascorre le sue interminabili giornate nella modesta casa di San Marco Argentano alimentando con la preghiera la speranza di riabbracciare un giorno il suo Mario. </p>
<p>La mistica Natuzza Evolo, cui si rivolse per averne notizie, le disse che Mario non era morto perchè le «non lo vedeva tra le anime», al contrario di quanto accadeva invece con Carmine e Fernando. «Prima di chiudere la mia esistenza – dice alla Gazzetta Natalina – vorrei riabbracciare mio figlio per questo ho deciso di parlarne pubblicamente». </p>
<p>Mario Scorzo, nell&#8217;ottobre del 1982, stava svolgendo il servizio militare (all&#8217;epoca obbligatorio) come autista nella caserma del 41° Stormo dell&#8217;Aviazione militare a Sigonella. Pochi giorni prima di sparire nel nulla era stato a casa, in Calabria, per effetto di una licenza. Allegro e scanzonato come sempre prima di ripartire per la Sicilia aveva chiesto alla madre la carta d&#8217;identità. </p>
<p>Sembrava una richiesta banale e invece, forse, celava altre intenzioni. Mario, infatti, aveva svelato ai familiari d&#8217;aver conosciuto sulla nave traghetto che attraversava lo Stretto una ragazza americana. Una ragazza con cui aveva cominciato a scriversi e scambiarsi piccoli doni. Rientrato a Sigonella, il venticinquenne aveva chiesto e ottenuto un permesso breve. </p>
<p>Correva il 23 ottobre 1982. Da quel giorno nessuno l&#8217;ha più visto, né sentito. Dopo tre giorni Scorzo venne dichiarato «disertore» ed un maresciallo dei carabinieri venne spedito a casa dei genitori a chiedere informazioni e verificare se fosse tornato in Calabria. Fu così che i genitori seppero della sua sparizione. </p>
<p>Il padre decise pertanto di andare nella caserma di Sigonella per avere delucidazioni su quanto fosse accaduto. Un capitano gli spiegò che Mario se n&#8217;era andato lasciando nel suo armadietto personale degli indumenti intimi e un diario. Il congiunto chiese di poter vedere il diario ma non gli venne concesso. </p>
<p>Dell&#8217;importante documento non si seppe poi più nulla perchè sulla scomparsa del ventincinquenne non fu avviata alcuna inchiesta giudiziaria. Il caso venne infatti rubricato come «diserzione». A casa Scorzo, però, due circostanze suscitarono una serie di dubbi. </p>
<p>Un anonimo telefonista, in piena notte, chiamò per dire che «nella caserma sanno tutto», mentre l&#8217;anno successivo alla scomparsa da un&#8217;agenzia turistica di Venezia giunse alla famiglia della documentazione relativa alla prenotazione di un viaggio mai effettuato. </p>
<p>Ai genitori, che non riuscirono ad avere dall&#8217;agenzia alcun tipo di soddisfacente delucidazione, sembrò quasi un depistaggio. Per lungo tempo perciò continuarono a sperare che Mario si facesse vivo ma, dopo vent&#8217;anni di inutile attesa, chiesero al tribunale di Cosenza che ne dichiarasse la «morte presunta». </p>
<p>Natalina, però, non ha mai smesso di pensare a suo figlio. Racconta Luciano: «Ogni giorno mi madre si raccoglie in preghiera davanti alla foto di Mario e piange. Quando mi avvicino per consolarla, mi ripete: &#8220;Trovalo, trovalo&#8221;: È per questo che abbiamo deciso di rivolgerci alla Gazzetta».</p>
<p>Ma cosa chiedono l&#8217;anziana donna e il figlio? Solo notizie. Si acconterebbero d&#8217;una testimonianza. Dice ancora Luciano: «Vorrei sapere dov&#8217;è, se è vivo o è morto. Se si è rifatto una vita da un&#8217;altra parte del mondo vorrei che ce lo dicesse. Io e mia madre siamo rimasti soli, c&#8217;è solo lui. Sappia che non corre alcun rischio a rivelarsi perchè il reato di diserzione è andato in prescrizione. Può tornare a riabbracciare sua madre, che lo aspetta».</p>
<p>Mario Scorzo – secondo un&#8217;ipotesi meno tragica – potrebbe essersi allontanato volontariamente dall&#8217;Italia per sottrarsi al servizio militare. Oppure – volendo essere meno ottimisti – potrebbe essere stato ucciso. Già, ma in questo caso perché? </p>
<p>«Il venticinquenne non frequentava in Calabria ambienti a rischio – chiarisce l&#8217;avv. Michelangelo Russo, legale degli Scorzo – e non aveva dunque nulla da temere». Se, pertanto, fosse stato assassinato le ragioni andrebbero ricercate nel periodo in cui soggiornò in Sicilia. Un periodo ascrivibile tra il giugno e l&#8217;ottobre del 1982. Questo fu il tempo che rimase sotto le armi a Sigonella.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Legambiente, allarme sui rischi del multisala di Zumpano &#8211; Ennesimo caso di malsana gestione del territorio, a rischio l&#8217;incolumità delle persone</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/10/legambiente-allarme-sui-rischi-del-multisala-zumpano-ennesimo-caso-malsana-gestione-del-territorio-rischio-lincolumita-delle-persone/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:07:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Mentre la Liguria e la Toscana piangono le vittime dell’ennesimo dissesto idrogeologico, l&#8217;Italia intera si chiede come si è arrivati a questa condizione, e quale sarà il futuro del territorio del paese; in provincia di Cosenza, a Zumpano, si inaugura un Centro Multisala Cinema in un&#8217;area ad alto rischio idrogeologico (classificazione R4 del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Mentre la Liguria e la Toscana piangono le vittime dell’ennesimo dissesto idrogeologico, l&#8217;Italia intera si chiede come si è arrivati a questa condizione, e quale sarà il futuro del territorio del paese; in provincia di Cosenza, a Zumpano, si inaugura un Centro Multisala Cinema in un&#8217;area ad alto rischio idrogeologico (classificazione R4 del PAI). “E&#8217; singolare aver pensato – afferma Francesco Falcone, neo Presidente di Legambiente Calabria &#8211; di realizzare tale infrastruttura di servizio in un’area ad alto rischio, ponendo ad eventuale repentaglio l’incolumità di centinaia di persone<span id="more-21628"></span>, a pochi metri da un supermercato che quasi un anno fa è stato distrutto parzialmente da una frana, e che evidentemente non ha portato nessuno dei soggetti istituzionali preposti ad impedirne o verificarne la realizzazione come se nulla fosse accaduto”.</p>
<p>La cittadella commerciale di Zumpano è un ennesimo caso di sistema di gestione del territorio che non tiene conto del contesto geologico in cui insiste una struttura realizzata nelle immediate vicinanze del fiume Crati (il principale corso d&#8217;acqua della Calabria) e sotto una collina argillosa, che ad ogni pioggia registra movimenti franosi. </p>
<p>Per queste peculiarità nel 2001 il P.A.I. ha classificato l&#8217;area ad altissimo rischio franoso per quanto riguarda la parte collinare e a rischio alluvione per la vicinanza con il Crati.</p>
<p>“Purtroppo quella di Zumpano – continua Falcone &#8211; non è un caso isolato di malsana gestione del territorio in provincia di Cosenza, che vede gran parte dell&#8217;area urbana aggredita da una cementificazione selvaggia, troppo spessa avallata da permessi e concessioni edilizie discutibili. A Rende nell’alveo del fiume Emoli presso la SS 19 in Via Volta, si sta realizzando un fabbricato condominiale di 10 piani”.</p>
<p>A difesa dell’immobile sull’argine destro del fiume sono stati posizionati dei blocchi di calcestruzzo che dovrebbero deviare il corso del fiume e difendere in caso di piena il fabbricato. E&#8217; facile prevedere il danno che simile realizzazione può causare per effetto di una pioggia ingente al normale deflusso dell’acqua fluviale. </p>
<p>E&#8217; altresì immaginabile che un&#8217;abbondante pioggia garantisca l&#8217;esondazione dello stesso fiume con le risapute conseguenze che anche i non addetti ai lavori conoscono: devastazioni, esondazioni danni a cose.</p>
<p>Il Circolo di Legambiente Cosenza denuncia la devastazione del territorio, l’aggressione ai fiumi, la messa in pericolo delle vite umane ed i danni che potrebbero scaturire se tutto continua a permanere nello stato attuale: non vigilanza del territorio, non rispetto delle normative nazionali e regionali in materia urbanistica, silenzio e compiacenza delle istituzioni verso le lobby del cemento.</p>
<p>Giuseppe Veltri<br />
Legambiente Cosenza</p>
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		<title>Esami medici? Tanta pazienza o tanti soldi &#8211; Tempi insostenibili nelle prenotazioni delle visite all&#8217;Annunziata: tre mesi per una radiografia, addirittura sei per accertamenti cardiaci &#8211; Gli operatori del Cup in alcuni casi consigliano espressamente di rivolgersi a qualche struttura privata</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un esame medico in tempi umani? Roba da fantascienza, almeno per quanti decidono di affidarsi all&#8217;Azienda ospedaliera cittadina. Una scelta il più delle volte obbligata, anche perché l&#8217;alternativa è sempre la stessa: mettere mano al portafoglio, recarsi in una struttura privata e chiudere la pratica in pochi giorni. Eppure, un servizio sanitario degno [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un esame medico in tempi umani? Roba da fantascienza, almeno per quanti decidono di affidarsi all&#8217;Azienda ospedaliera cittadina. Una scelta il più delle volte obbligata, anche perché l&#8217;alternativa è sempre la stessa: mettere mano al portafoglio, recarsi in una struttura privata e chiudere la pratica in pochi giorni. Eppure, un servizio sanitario degno di questo nome non dovrebbe permettere una suddivisione così classista dei cittadini-pazienti (mai come in questo caso un termine, paziente appunto, risulta fin troppo azzeccato): se paghi ti puoi curare, altrimenti sei costretto ad aspettare qualche mese.<span id="more-21621"></span> </p>
<p>Poi si vedrà. E se intanto succede qualcosa, se le condizioni dovessero aggravarsi? Semplice: debiti e via di corsa dal privato.<br />
Ecco un elenco di alcuni esami medici con i rispettivi tempi d&#8217;attesa. La ricerca è basata sulle informazioni fornite telefonicamente dagli operatori del Cup (il centro unico di prenotazione), servizio appaltato dall&#8217;Azienda ospedaliera alla cooperativa Seatt.</p>
<p><em>Radiografie</em> &#8211; Un esame molto comune, necessario per accertamenti di vario genere. Eppure, all&#8217;Annunziata, a meno che non abbiate un braccio fratturato e un referto del pronto soccorso, prima di essere sottoposti ai raggi è necessario attendere almeno tre mesi. Prenotando in questi giorni, le prime date utili partono infatti da febbraio.</p>
<p><em>Prelievi</em> &#8211; Altro esame di base fondamentale. Fortunatamente, in questo caso, i tempi dalla prenotazione alla visita sono piuttosto ristretti. Eppure, a fine ottobre, a causa di lavori in corso nella sala prelievi, le visite sono slittate di una settimana generando nei giorni scorsi un grande affollamento. </p>
<p><em>Risonanza magnetica</em> &#8211; La richiesta all&#8217;operatore è specifica: una risonanza magnetica al ginocchio. Ma per effettuare la visita bisogna aspettare il mese di gennaio. Lo stesso operatore consiglia di rivolgersi a una struttura privata cittadina. </p>
<p><em>Tac addominale</em> &#8211; Anche per questo esame abbastanza di routine (una tac addominale generale e senza approfondimenti particolari) servono nervi saldi e pazienza da record. La prima data disponibile è il 29 dicembre prossimo al Mariano Santo, altrimenti c&#8217;è da attendere fino all&#8217;anno nuovo (11 gennaio 2012) per servirsi dei macchinari dell&#8217;Annunziata. </p>
<p><em>Elettromiografia</em> &#8211; Fondamentale per inquadrare le malattie neurologiche del sistema nervoso periferico, soprattutto quando le lesioni non sono chiare. Ebbene, in questo caso tocca aspettare almeno sei mesi, fino al prossimo aprile. </p>
<p><em>Mammografia</em> &#8211; Indispensabile per le donne nell&#8217;accertamento dell&#8217;eventuale presenza di tumori o cisti al seno (patologie purtroppo molto diffuse tra la popolazione femminile). Tempo d&#8217;attesa? Almeno due mesi. </p>
<p>Ecocolordoppler cardiaco</p>
<p>Esame che permette di diagnosticare insufficienze aortiche o mitraliche del cuore (e sono già chiare le conseguenze di un intervento poco tempestivo). Se il paziente cosentino prenota oggi, tuttavia, difficilmente riuscirà ad ottenere la visita all&#8217;Annunziata prima di aprile. Per farla al Mariano Santo l&#8217;attesa si prolunga fino al prossimo mese di settembre.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=155625&#038;Edizione=8&#038;A=20111109">gazzettadelsud.it</a></p>
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