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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Crotone</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>‘Ndrangheta, il pentito Bonaventura denuncia: “Cosche infiltrate nel servizio di protezione” &#8211; Tramite il suo avvocato, il 42enne calabrese getta strane ombre sul sistema di sicurezza intorno ai collaboratori di giustizia: &#8220;La mala sapeva in quale località protetta viveva il mio assistito e si stava organizzando per farlo fuori&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/06/ndrangheta-pentito-bonaventura-denuncia-cosche-infiltrate-nel-servizio-protezione-tramite-suo-avvocato-42enne-calabrese-getta-strane-ombre-sul-sistema/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E’ esasperato Luigi Bonaventura, 42enne pentito di ‘ndrangheta originario del crotonese. Ha rifiutato il trasferimento nelle Marche, perché in quella regione, come nella vicina Romagna, sono molte, troppe, le famiglie di ‘ndrangheta di sua conoscenza e che lui ha denunciato, in ore e ore di dichiarazioni rilasciate alla magristratura. Andare lì sarebbe stato come andare [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ esasperato Luigi Bonaventura, 42enne pentito di ‘ndrangheta originario del crotonese. Ha rifiutato il trasferimento nelle Marche, perché in quella regione, come nella vicina Romagna, sono molte, troppe, le famiglie di ‘ndrangheta di sua conoscenza e che lui ha denunciato, in ore e ore di dichiarazioni rilasciate alla magristratura. Andare lì sarebbe stato come andare al macello, ecco perché Bonaventura considera foriero solo di cattive sorprese il programma di protezione testimoni a cui è sottoposto. Proprio per questo motivo ne vuole uscire. E ha avanzato allo Stato una richiesta di risarcimento danni per 2 milioni e mezzo di euro.<span id="more-22328"></span></p>
<p>La domanda è dall’avvocato Giulio Calabretta, che affianca il collaboratore di giustizia oramai da diversi anni. Ma a parte lo sconforto di Bonaventura c’è di più. E’ probabile, infatti, che la sua vicenda scopra uno scenario molto inquietante. “Quello delle connivenze di cui la criminalità organizzata può godere all’interno del Servizio centrale di protezione” sostiene l’avvocato Calabretta, che presto potrebbe essere sentito come testimone dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.</p>
<p>Sul caso Bonaventura è aperta un’indagine presso la Procura della Repubblica di Campobasso. Gli atti sono naturalmente secretati, ma tra loro ci sono sicuramente i verbali degli interrogatori rilasciati da Bonaventura al pm della distrettuale antimafia di Catanzato, Pierpaolo Bruni. Qui il collaboratore narra tutta una serie di dettagli che serviranno per rispondere a tante domande. Una su tutte: quelli che volevano la sua morte come hanno fatto a sapere in quale località protetta si trovava il collaboratore di giustizia?</p>
<p>Luigi Bonaventura, infatti, vive a Termoli, in Molise, con la moglie e due figli piccoli in un alloggio non più segreto. “Bruciato” dallo stesso collaboratore, che ha rilasciato un’intervista a un giornale calabrese dicendo chiaramente dove si trovava. Ma prima ancora scoperto dalla ‘ndrangheta, che nel luglio del 2011 era pronta ad agire tramite i suoi killer per mettere il bavaglio a Bonaventura. Per sempre.</p>
<p>Il collaboratore, prima del suo ‘pentimento’, era uno dei boss del clan Vrenna-Bonaventura-Corigliano, attivo nella provincia di Crotone. Ai magistrati ha raccontato trent’anni di affari criminali, messi in piedi dalle cosche anche lontano dalla loro terra d’origine, soprattutto in Emilia Romagna. Oggi, però, quel che maggiormente preoccupa chi vive a stretto contatto con Bonaventura sono le falle di cui soffre il sistema di protezione. </p>
<p>L’avvocato Calabretta, oltre a Bonaventura, rappresenta anche Kabab Kalid, un marocchino che in Sardegna ha denunciato un grosso giro di droga tra l’isola e Milano, sempre condotto da una potente organizzazione criminale. Anche quel collaboratore, pur essendo stato trasferito in una località protetta, di recente ha subito minacce da persone che evidentemente sapevano troppo su dove si trovava l’uomo.</p>
<p>Nel caso di Bonaventura, però, i fatti sono più gravi. “Personale che doveva essere preposto alla sicurezza del mio assistito – denuncia l’avvocato Calabretta – faceva sicuramente il doppio gioco. Questo è stato da noi denunciato e presto verrà reso noto dalla magistratura”. A riprova di questo, il legale ricorda un fatto: la scoperta, nel luglio scorso, di un arsenale a disposizione dei killer della ‘ndrangheta, individuato a Termoli, a pochi passi dalla casa di Bonaventura. “Il garage in cui era parcheggiata l’auto carica di armi – riferisce Calabretta – era di proprietà della moglie di un appartenente alle forze dell’ordine. Quelle armi – prosegue Calbretta – dovevano servire ad uccidere il mio assisitito”. </p>
<p>La magistratura ha scoperto poi che quell’arsenale era a disposizione del clan guidato da Felice Ferrazzo, originario di Mesoraca, sempre nel crotonese. Ferrazzo aveva diversi affari in corso in Molise – dove Bonaventura ha riferito che la ‘ndrangheta opera da tempo – ma è stato arrestato il 22 luglio scorso a Milano.</p>
<p>C’è un nome e un fatto terribile, inoltre, che in un qualche modo collegano la vicenda Bonaventura al nord e al capoluogo lombardo: la storia di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia ed ex moglie di boss, uccisa e sciolta nell’acido. Bonaventura, durante l’udienza di un processo per associazione mafiosa in corso a Catanzaro, ha detto di essere molto turbato e ha aggiunto: “La ‘ndrangheta mi farà fare la stessa fine di Lea Garofalo”. </p>
<p>La donna, madre di Denise – la giovane e suo malgrado famosa testimone al processo di Milano contro i presunti assassini di Lea – nel 2009 si trovava in soggiorno protetto proprio in Molise. Qui fu raggiunta da tre persone, pronte – secondo la Dda di Milano – a sequestrarla e ad ucciderla. Anche loro, sfruttando probabilmente gli stessi canali oggi denunciati da Bonaventura, erano riusciti a scoprire quella località, che protetta in fondo in fondo non lo era per niente.</p>
<p>di Fabio Abati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/ndrangheta-pentito-bonaventura-denunciacosche-infiltrate-servizio-protezione/189099/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Otto persone scomparse in vent&#8217;anni &#8211; Inghiottite dal nulla: si teme che siano rimaste vittime della cosiddetta &#8220;lupara bianca&#8221; &#8211; A Torre Melissa da più di un mese non sia hanno notizie di Salvatore Russo</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/19/otto-persone-scomparse-ventanni-inghiottite-dal-nulla-teme-che-siano-rimaste-vittime-della-cosiddetta-lupara-bianca-torre-melissa-piu-mese-non-sia-hanno-notizie-salvator/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CIRÒ MARINA (KR) &#8211; Sembra essere stato inghiottito nel nulla Salvatore Russo, conosciuto a Torre Melissa con il nome di Antonio. Del pensionato, che compirà 66 anni domenica prossima, non si hanno più notizie ormai da oltre un mese. Settimane che sono passate veloci tra segnalazioni e &#8220;soffiate&#8221; giunte alla Caserma dei carabinieri di Torre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CIRÒ MARINA (KR) &#8211; Sembra essere stato inghiottito nel nulla Salvatore Russo, conosciuto a Torre Melissa con il nome di Antonio. Del pensionato, che compirà 66 anni domenica prossima, non si hanno più notizie ormai da oltre un mese. Settimane che sono passate veloci tra segnalazioni e &#8220;soffiate&#8221; giunte alla Caserma dei carabinieri di Torre Melissa e poi rivelatesi falsi allarmi. I militari dell&#8217;Arma agli ordini del comandante della stazione, Vincenzo Boris Zavarella, hanno cercato in lungo ed in largo Antonio Russo. I militari dell&#8217;Arma hanno passato al setaccio le campagne della zona controllando palmo a palmo anche tra il fango di località Fasana a Strongoli Marina. <span id="more-22280"></span></p>
<p>Poi sono andati a Rocca di Neto ed in ogni altro luogo che è stato indicato con telefonate, lettere o voci diffuse nel paese. Tutto, però è stato inutile. Russo pare sparito nel nulla.</p>
<p>Si era sperato che l&#8217;uomo ricomparisse il 2 gennaio scorso per ritirare la pensione, così come aveva fatto l&#8217;ultima volta, il mattino del 1. dicembre scorso, prima di scomparire misteriosamente. E da quel giorno che il 66enne è scomparso da Torre Melissa. Le ultime tracce di Russo rimandano a Crotone. Le immagini dell&#8217;uomo che camminava da solo in mezzo alla gente, sono state carpite dalle telecamere del terminal dell&#8217;autostazione dei pullman di Crotone in via Giuseppe Di Vittorio. </p>
<p>Poi, Salvatore Russo si è come volatilizzato, seguendo la sorte di altre persone scomparse nel circondario Cirotano, su alcune delle quali pesa l&#8217;ombra di sentenze di morte scritte dalla &#8216;ndrangheta imperante nella zona.</p>
<p>Come in un tragico rosario ecco gli scomparsi di CIrò Marina che si presume siano rimaste vittime della &#8220;lupara bianca&#8221;: il 26 marzo 2011 si sono perse le tracce di Antonio Morrone, 43 anni, carpentiere di Cirò Marina. Quella mattina Morrone è stato visto per l&#8217;ultima volta dal padre, imboccare, a piedi, via Manzoni da Piazza Diaz. Da allora l&#8217;uomo non ha mai fatto ritorno a casa dove ancora sperano di rivederlo la moglie ed i suoi due figli. Con Morrone sono otto le persone di Cirò Marina scomparse dal 1992 ad oggi.</p>
<p>Prima del carpentiere era sparito il 27 dicembre 2008 Claudio Aloisio che avrebbe compiuto 31 anni il Capodanno del 2009. L&#8217;automobile con la quale il carpentiere si allontanò da casa, venne ritrovata l&#8217;indomani a Torre Melissa: l&#8217;auto aveva le portiere aperte e lo stereo era acceso.</p>
<p>Nella serata del 20 ottobre 2007 venne inghiottito dal buio Sergio Sasso, 36 anni, muratore. Quella sera ormai lontana più di quattro anni, l&#8217;uomo, si chiuse alle spalle il portone di casa, in cui ha lasciato la moglie e due figli piccoli, e non vi ha più fatto ritorno. La sua vettura fu poi rinvenuta in una traversa poco frequentata di Via Togliatti, alle spalle della scuola &#8220;Don Bosco&#8221;.</p>
<p>Dal 28 dicembre 1992, non si sa nulla della sorte toccata a Giuseppe Cavarretta 22 anni che non arrivò mai all&#8217;appuntamento fissato per le 21 di quella stessa in un bar della periferia con due suoi amici.</p>
<p>I fratelli Mario e Lorenzo Doria, 22 anni il primo, 24 anni il secondo, sparirono insieme Patrizio Pirillo, 17 anni appena, nella notte di S. Silvestro del 1998. I tre furono visti l&#8217;ultima volta lungo Via Roma a bordo di un Fia Punto grigia che rispuntò due giorni dopo in località &#8220;Volvito&#8221; tra Cirò e Crucoli.</p>
<p>Da Cirò Marina, è scomparso inoltre il 1 dicembre 2009 Armando Le Rose, 36 anni, muratore di Papanice. Anche di quest&#8217;ultimo si sono perse le tracce cosi come degli altri sette scomparsi che diventano nove con Salvatore Russo.</p>
<p>di Margherita Esposito</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=8018&#038;Edizione=10&#038;A=20120119">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Luigi Bonaventura ai giudici: volevano farmi fare la fine di Lea &#8211; Il collaboratore di giustizia in videoconferenza ha denunciato di aver subito un agguato &#8211; Al processo Pandora la testimonianza dei &#8220;pentiti&#8221; Bumbaca e Marino</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/11/luigi-bonaventura-giudici-volevano-farmi-fare-fine-lea-collaboratore-giustizia-videoconferenza-denunciato-aver-subito-agguato-processo-pandora-testimonianza-dei/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) &#8211; «Mi volevano far fare la fine di Lea Garofalo». Rivolgendosi ai giudici attraverso lo schermo della videconferenza e citando il tragico destino della testimone di giustizia petilina che sarebbe stata uccisa e poi sciolta nell&#8217;acido, il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura ha reso noto di essere finito nel mirino di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) &#8211; «Mi volevano far fare la fine di Lea Garofalo». Rivolgendosi ai giudici attraverso lo schermo della videconferenza e citando il tragico destino della testimone di giustizia petilina che sarebbe stata uccisa e poi sciolta nell&#8217;acido, il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura ha reso noto di essere finito nel mirino di ignoti killer della &#8216;ndrangheta che volevano fargli pagare la sua decisione di collaborare con la giustizia.<span id="more-22217"></span> </p>
<p>La voce di &#8220;Gne gne&#8221; che lo schermo del circuito chiuso della videoconferenza rimandava attutita nell&#8217;aula del Tribunale, rivelava tutti i timori del 40enne ex boss della &#8216;ndrangheta crotonese che ieri avrebbe dovuto testimoniare al processo con rito ordinario scaturito dall&#8217;operazione della Dda e della Polizia di Stato denominata &#8220;Pandora&#8221; messa a segno il 26 novembre del 2009 con 34 arresti di presunti affiliati ai clan Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto.</p>
<p>Ma adducendo motivi di salute ed il suo stato d&#8217;animo per il tentativo di agguato che avrebbe subito, Luigi Bonaventura ha chiesto di differire ad altra data la sua testimonianza davanti al collegio presieduto da Massimo Forciniti (Giulia Proto e Franco Russo Guarro a latere; cancelliere: Giovanna Morabito). </p>
<p>Nell&#8217;istanza di differimento della deposizione che il suo difensore, l&#8217;avvocato Giulio Calabretta, ha letto in aula, oltre a citare i problemi di salute dai quali il collaboratore di giustizia è affetto da qualche tempo, si legge anche che «alcuni mesi addietro Luigi Bonaventura è stato vittima di un attentato di &#8216;ndrangheta ed è riuscito a scappare per puro caso. L&#8217;episodio è stato poi denunciato ma la situazione resta pericolosa».</p>
<p>Bonaventura a scanso di equivoci ha comunque precisato che non intende abbandonare il suo percorso di collaborazione con la giustizia. Il tentativo di uccidere Luigi Bonaventura sarebbe avvenuto nella città in cui il collaboratore di giustizia risiede da qualche tempo e dove pare sia stato avvicinato da emissari delle cosche crotonesi. </p>
<p>Questi ultimi dopo essersi finti amici avrebbero poi tentato di ucciderlo. Sulla vicenda ha avviato le indagini la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che starebbe valutando anche eventuali falle nel sistema di protezione di collaboratori e testimoni di giustizia.</p>
<p>Al processo contro le cosche isoletane che vede imputate 15 persone, prima della mancata testimonianza di &#8220;Gne Gne&#8221;, hanno reso la loro deposizione in videoconferenza altri due &#8220;pentiti&#8221; della cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura: sollecitati dalle domande del pm antimafia Pierpaolo Bruni, prima Domenico Bumbaca e poi Vincenzo Marino, hanno raccontato i rapporti tra la &#8216;ndrina crotonese e la famiglia Arena di Isola. </p>
<p>Ambedue hanno fatto riferimento a Paolo Lentini che è imputato nel processo per detenzione illegali di armi, come di uomo di fiducia degli Arena. Sia Bumbaca che Marino per ricostruire il contesto di mafia in cui avvenivano i reati contestati (droga, armi, estorsioni), hanno anche citato incontri che sarebbero avvenuti tra uomini del clan crotonese e esponenti degli Arena per programmare l&#8217;agguato e l&#8217;uccisione di Leo Russelli, il presunto capoclan &#8220;scissionista&#8221; di Papanice. Hanno controinterrogato i collaboratori gli avvocati Saverio Loiero, Rocco Corda e D&#8217;agosta.</p>
<p>di (l. ab.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=4267&#038;Edizione=10&#038;A=20120111">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A giudizio l&#8217;ex assessore Marino con altri quattro imputati di Hydra &#8211; La decisione del gup al termine dell&#8217;udienza preliminare sul procedimento antimafia &#8211; In 17 invece saranno giudicati la prossima primavera col rito abbreviato</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/23/giudizio-lex-assessore-marino-con-altri-quattro-imputati-hydra-decisione-del-gup-termine-delludienza-preliminare-sul-procedimento-antimafia-invece-saranno-giudicati-prossim/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; A giudizio l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino (39 anni), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio politico-mafioso; a giudizio gli altri quattro imputati che come Marino hanno optato per il rito abbreviato. Così ha deciso ieri dopo più di tre ore di camera di consiglio il giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; A giudizio l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino (39 anni), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio politico-mafioso; a giudizio gli altri quattro imputati che come Marino hanno optato per il rito abbreviato. Così ha deciso ieri dopo più di tre ore di camera di consiglio il giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Tiziana Macrì che giudicherà invece con il rito abbreviato, nella primavera prossima gli altri 17 imputati del procedimento scaturito dall&#8217;operazione antimafia della Polizia di Stato denominata &#8220;Hydra&#8221;.<span id="more-22185"></span></p>
<p>Insieme a Marino compariranno il 29 marzo prossimo davanti al Tribunale di Crotone, Damiano Bevilacqua (26 anni), accusato di associazione finalizzata al narcotraffico; Michele Cava (48 anni); accusato di associazione mafiosa finalizzata al voto di scambio; Giovambattista Morabito (40 anni), accusato di associazione mafiosa; Luigi Spagnolo (27 anni), accusato per droga. Marino è difeso dagli avvocati Francesco Laratta ed Aldo Truncè mentre Bevilacqua e Spagnolo sono assistiti dall&#8217;avv. Mario Nigro. L&#8217;avv. Nando Pantuso difende Cava e Morabito.</p>
<p>Nella lettura investigativa con l&#8217;operazione &#8220;Hydra&#8221; venuta alla luce con il blitz dell&#8217;11 febbraio scorso gli investigatori della Polizia di Stato coordinati dalla Dda avrebbero colpito le nuove leve della cosca Vrenna-Bonaventura-Ciampà che erano subentrati ai vecchi capi finiti in carcere con le operazioni &#8220;Eracles&#8221; e &#8220;Perseus&#8221;. </p>
<p>Al vertice della nuova &#8220;paranza&#8221; della &#8216;ndrina ci sarebbe stato per gli inquirenti Antonio Gaetano Vrenna. Ma nella carte di &#8220;Hydra&#8221; viene anche ricostruita una presunta &#8220;combine&#8221; politico-mafiosa che sarebbe stata messa in atto a sostegno del centrodestra in occasione delle elezioni provinciali del 2009. </p>
<p>Per l&#8217;accusa sostenuta ieri in udienza dal pm della Dda Pierpaolo Bruni, Marino, quando era candidato per il Pdl alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, tra maggio e giugno del 2009, avrebbe chiesto ed ottenuto l&#8217;aiuto ad alcuni elementi della cosca (Iembo e Vrenna), per procurarsi voti in cambio di somme di denaro.</p>
<p>Un&#8217;accusa sempre respinta da Marino che tramite i suoi legali si è detto tranquillo di riuscire a chiarire in sede di dibattimento la sua estraneità alle accuse. «Siamo molto fiduciosi», ha commentato a caldo dopo la conclusione dell&#8217;udienza preliminare l&#8217;avv. Aldo Truncè.</p>
<p>Oltre al capitolo delle collusioni politico-mafiose, nel fascicolo dell&#8217;inchiesta &#8220;Hydra&#8221; sono contemplati come reati l&#8217;associazione mafiosa, il traffico di droga, una miriade di danneggiamenti con tentate estorsioni ai danni di commercianti e intimidazioni compiute ai danni di familiari di tre collaboratori di giustizia.</p>
<p>Reati contestati a vario titolo a 23 imputati. Di questi però come è noto in 17 hanno optato per il rito abbreviato e saranno giudicati nella prossima primavera dallo stesso gup Tiziana Macrì. </p>
<p>Si tratta di: Domenico Bevilacqua (43 anni); Salvatore Ciampà (31 anni); Claudio Covelli (29 anni); Pasquale Crugliano (28 anni); Agostino Frisenda (49 anni); Carmelo Iembo (33 anni); Antonio Manetta (26 anni); Giuseppe Mesuraca (29 anni); Giuliano Napoli (23 anni di Cinquefrondi); Francesco Passalacqua (31 anni); Giuseppe Passalacqua (25 anni); Leonardo Passalacqua (37 anni); Francesco Pugliese (33 anni); Armando Taschera (58 anni); Antonio Gaetano Vrenna (31 anni); Youness Zari (26 anni, di Moncalieri); Massimo Zurlo (35 anni).</p>
<p>Gli imputati sono difesi da un collegio di penalisti composto tra gli altri dagli avvocati: Fabrizio Salviati, Lucio Canzoniere, Mario Prato. Oltre ai collaboratori di giustizia Vincenzo Marino, Luigi Bonaventura detto &#8220;Gne gne&#8221; e Domenoco Bumbaca, si sono costituite parti civili la Provincia, assistita dall&#8217;avv. Anna Paola De Masi, il Comune e la Confcommercio rappresentate dall&#8217;avv. Ilda Spadafora.</p>
<p>di Luigi Abbramo</p>
<p>da <a href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=177039&#038;Edizione=10&#038;A=20111223">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Agguato nel rione Montagnella, Nik Guerra ferito a colpi di pistola &#8211; Il 51enne colpito all&#8217;addome da due proiettili. È in prognosi riservata &#8211; Negli anni &#8217;90 fu coinvolto nell&#8217;inchiesta antimafia &#8220;Galassia&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CIRò MARINA (KR) &#8211; Agguato in pieno giorno ieri, nel primissimo pomeriggio a Cirò Marina dove, dopo un lungo periodo di silenzio, le armi sono tornate a tuonare in mezzo alla strada nel popoloso quartiere della Montagnella. Poco dopo le 14,30, due colpi esplosi da mano ignota con una pistola hanno centrato all&#8217;addome il bersaglio predestinato di quello che, forse, è stato un omicidio mancato. Gli spari in rapida successione, confusi dalle detonazioni dei botti di Natale, hanno risuonato nel rione periferico della Montagnella. A terra sanguinante è rimasto Nicodemo Guerra<span id="more-22009"></span>, 51 anni, già noto alle forze dell&#8217;ordine per i suoi numerosi precedenti. </p>
<p>Nato e vissuto a Cirò, ma residente da un paio di anni a Cirò Marina, l&#8217;uomo è stato ferito nei pressi della sua abitazione, all&#8217;angolo tra Via S. Antonio e Via Sicilia, dove vive con la moglie ed una figlia. Nicodemo Guerra detto Nik, è stato immediatamente soccorso. </p>
<p>E dopo le prime cure che gli sono state prestate dai sanitari nella vicina clinica S. Rita, il 51enne è stato trasferito in ambulanza nell&#8217;ospedale di Crotone. Nel presidio sanitario del capoluogo è stato sottoposto, subito, ad un intervento chirurgico andato avanti per ore. Seppure in condizioni gravi, l&#8217;uomo, ieri sera, non pareva essere in pericolo di vita.</p>
<p>Sul luogo dell&#8217;agguato sono intervenuti i carabinieri del Comando Compagnia di Cirò Marina, diretto dal capitano Paolo Nichilo. I militari che hanno avviato le indagini sull&#8217;episodio, sperano di poter ascoltare al più presto Guerra, per cercare di ottenere dallo stesso ferito le indicazioni utili a dare un nome all&#8217;autore del tentato omicidio e scoprirne. </p>
<p>A quanto pare, negli ultimi anni, Guerra che in gioventù ha collezionato una lunga serie di precedenti che vanno dal porto abusivo di armi, alla rapina, alle percosse, il furto e la ricettazione, avrebbe da quache tempo mantenuto una posizione defilata, distante pare dalle cosche locali, alla quale sarebbe stato legato a metà degli anni &#8217;90. </p>
<p>Nel &#8217;95 Nicodemo Guerra rimase coinvolto nell&#8217;operazione antimafia &#8220;Galassia&#8221; contro la cosca Farao-Marincola. Guerra, sfuggì alla cattura, e venne arrestato al termine di un periodo di latitanza l&#8217;11 gennaio &#8217;96. Il suo nome compare anche nei fascicoli d&#8217;indagine riguardanti l&#8217;omicidio di Giuseppina Stricagnolo, la donna, madre di tre figli, di Cirò scomparsa e poi ritrovata morta e per il tentato omicidio di Salvatore Benevento. </p>
<p>Condannato per associazione mafiosa e per tentato omicidio, in appello la pena, confermata in Cassazione nel marzo 2003, gli venne ridotta a 14 anni. Nik Guerra, scontò comunque solo 9 anni. Venne scarcerato il 22 agosto 2005, ma il successivo 6 ottobre venne sottoposto per tre anni alla misura della sorveglianza speciale a Cirò che stata fatta eseguire dai carabinieri della Stazione del centro collinare diretta dal maresciallo Diego Annibale. </p>
<p>Al termine della misura restrittiva, Guerra, si è trasferito a Cirò Marina, dove avrebbe mantenuto un profilo basso. Ha continuato a seguire l&#8217;allevamento di cavalli e di altri animali nei terreni delle campagne del Vallo dopo aver subito il sequestro e la confisca di alcuni terreni di località S. Venere, in quanto ritenuti proventi di attività illecita.</p>
<p>di Margherita Esposito</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173841&#038;Edizione=10&#038;A=20111216">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Al processo &#8220;Puma&#8221; ventitrè assoluzioni &#8211; Il Tribunale penale al terzo giorno di camera di consiglio ha emesso la sentenza nei confronti dei ventisei imputati ed ha inflitto solo tre condanne</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 09:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Una sola condanna per mafia e due altre condanne per accuse di corruzione e voto di scambio. Poi ben ventitrè assoluzioni. Così ha deciso ieri il collegio del Tribunale di Crotone che dopo 60 ore circa di camera di consiglio ha emesso il verdetto per le ventisei persone imputate in uno dei due [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Una sola condanna per mafia e due altre condanne per accuse di corruzione e voto di scambio. Poi ben ventitrè assoluzioni. Così ha deciso ieri il collegio del Tribunale di Crotone che dopo 60 ore circa di camera di consiglio ha emesso il verdetto per le ventisei persone imputate in uno dei due procedimenti scaturito dall&#8217;operazione &#8220;Puma&#8221; del 28 dicembre 2006. Un processo che come è noto ruotava intorno alle attività della cosca Maesano di Isola<span id="more-21911"></span> che avrebbe controllato per trarne profitto i villaggi turistici sulla costa tra Isola e Botricello, e soprattutto quello di Praialonga. </p>
<p>Si basava infatti per la gran parte su vicende accadute in questo grosso condominio di palazzine e case abitate durante le vacanze estive da crotonesi e non solo, l&#8217;inchiesta condotta dalla Dda e dai Carabinieri. </p>
<p>La ricostruzione accusatoria prefigurava anche episodi corruttivi che coinvolgevano politici e loro collaboratori. E poi erano ipotizzati estorsioni e danneggiamenti all&#8217;ex amministratore di condominio Stefano Forleo per costringerlo a cedere l&#8217;amministrazione del villaggio agli uomini della cosca. </p>
<p>Ma davanti al Tribunale ha retto solo una piccola parte dell&#8217;ipotesi accusatoria. </p>
<p>Il collegio presieduto da Guglielmo Labonia (a latere Gilda Del Borrello e Raffaella Dattolo giudice onorario; cancelliere: Giovanna Morabito ), ha infatti condannato solo Giovanni Puccio (63 anni di Botricello, per associazione mafiosa alla pena di tre anni e 2 mesi di reclusione. Lo stesso Puccio, difeso dall&#8217;avv. Pietro Pitari è stato assolto da tutti gli altri capi d&#8217;imputazione che gli venivano contestati. </p>
<p>Assolto dalle accuse di mafia anche Luigi Bumbaca, amministratore di Praialonga nel periodo dei fatti oggetto del processo, e considerato uomo dei Maesano. Bumbaca che è stato difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Gregorio Viscomi, è stato condannato a due anni e 6 mesi di reclusione per due episodi di corruzione e voto di scambio e nei suoi confronti il Tribunale ha escluso l&#8217;aggravante della mafiosità. </p>
<p>Un aggravante esclusa anche per Michele D&#8217;Alfonso cognato dell&#8217;ex assessore regionale alla forestazione Dionisio Gallo. D&#8217;Alfonso per la pubblica accusa tra la fine del 2004 e l&#8217;inizio del 2005, aveva fatto da tramite tra Bumbaca espressione dei Maesano e l&#8217;allora assessore regionale che secondo la tesi dell&#8217;accusa per ottenere voti avrebbe accolto alcune richieste dello stesso Bumbaca inviando per esempio operai forestali del consorzio a Praialonga. </p>
<p>Ebbene il Tribunale ha condannato D&#8217;Alfonso (difeso dagli avvocati Luigi Morrone e Livia Apa), a due anni e 4 mesi di reclusione per un solo episodio corruttivo legato a un&#8217;ipotesi di voto di scambio assolvendolo da tutti gli altri capi d&#8217;imputazione che gli venivano contestati.</p>
<p>Il collegio presieduto dal giudice Labonia ha poi condannato Giovanni Puccio al risarcimento danni in favore della Regione Calabria, del Comune di Isola Capo Rizzuto e del Condominio di Praialonga, assistite rispettivamente dall&#8217;avv. Panico, dall&#8217;avv. Giovanni Iedà e dall&#8217;avv. Leo Sulla. È stato parte offesa nel processo anche Stefano Forleo, rappresentato dagli avvocati Graziella e Attilio Scola.</p>
<p>Il pm Pierpaolo Bruni aveva chiesto di infliggere 23 condanne per un totale di 118 anni e 6 mesi di reclusione e solo 3 assoluzioni. Ma il collegio del Tribunale ha deciso al contrario mandando assolti da tutte le accuse sia gli imputati accusati di associazione mafiosa (Santo Maesano, Antonio Puccio, Michele Leonardo Bruno), sia gli imputati che erano accusati di singoli episodi di voto di scambio per ipotizzate promesse pre-elettorali con l&#8217;allora assessore regionale Gallo, sia infine gli altri accusati di aver aiutato la cosca ad assumere il controllo del Villaggi o di averne facilitato i progetti come l&#8217;ex presidente del Consorzio di bonifica Gennaro Marrazzo anch&#8217;egli assolto.</p>
<p><strong>La sentenza</strong></p>
<p>Queste nel dettaglio le decisioni dei giudici: Santo Maesano (53 anni di Isola C. R), assolto (il pm aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione); Giovanni Puccio (63, Botricello), condannato a tre anni e mesi due di reclusione (chiesti 14 anni); Antonio Puccio (54, Botricello), assolto (chiesti 10 anni); Luigi Bumbaca (55, Botricello), assolto (chiesti 14 anni); Michele Leonardo Bruno (51, Cutro), assolto (chiesti 6 anni); Antonio Bumbaca (27 di Botricello), assolto (chiesti 6 anni); Giuseppe Battaglia (63, di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 8 anni); Domenico Calabretta (60 di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 4 anni di reclusione); Agostino Biondi (58 di Isola Capo Rizzuto), assolto, (chiesti 6 mesi); Michele D&#8217;Alfonso (59, di Santa Severina), condannato a due anni e mesi quattro di reclusione (chiesti 9 anni); Gennaro Marrazzo (59 di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 5 anni di reclusione); Giuseppe Oliva (45 di Mormanno), assolto (chiesti 3 anni e 6 mesi) Gianfranco Grano (35, di Mesoraca, consigliere provinciale), assolto, (chiesti 3 anni); Rocco Bruno (46 di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 3 anni); Angela Tortello Cannata (52 di Crotone), assolta (chiesto un anno); Francesco De Rose (47 di Strongoli), assolto (chiesto un anno e 6 mesi); Salvatore Antonio Martucci (54 di Strongoli), assolto (chiesto un anno e 6 mesi); Michele Fragola (63 di Strongoli), assolto (chiesto un anno e sei mesi); Salvatore Natale Stella (45 di Strongoli), assolto (chiesto un anno e 6 mesi); Salvatore Cosentino (51 di Strongoli), assolto (chiesti un anno e 6 mesi); Gaetano De Tursi (51 di Strongoli), assolto (chiesto un anno e 6 mesi); Giuseppe Cristodaro (49 di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 4 anni); Luigi Gareri (53 di Isola Capo Rizzuto), assolto (chiesti 8 anni di reclusione); Lucio Cosentino (51 anni di Cotronei), assolto (chiesta assoluzione); Antonio Megna (62 di Crotone), assolto (chiesta assoluzione); Cosimo Veneziano (50 di Rosarno), assolto (chiesta assoluzione.</p>
<p>Gli imputati assolti sono stati difesi da un nutrito collegio composto tra gli altri dagli avvocati: Francesco Laratta, Mario Prato, Luigi Falcone, Luigi Villirilli, Saverio Loiero, Anselmo Torchia, Francesco Scalzi, Salvatore Iannotta, Giancarlo Pittelli, Sergio Rotundo, Antonio Sciarrotta, Domenico Sirianni, Eugenia Perri e Mario Saporito.</p>
<p>di (l. ab.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=166779&#038;Edizione=10&#038;A=20111201">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il ministero revoca il finanziamento della 488 ma la ditta è sparita &#8211; Il ministero delle Attività produttive le ha revocato il finanziamento erogato attraverso la legge 488, ma quando ne ha chiesto la restituzione ha scoperto che all&#8217;indirizzo fornito la ditta non esiste</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/30/ministero-revoca-finanziamento-della-488-ditta-sparita-ministero-delle-attivita-produttive-revocato-finanziamento-erogato-attraverso-legge-488-quando-chiesto/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 08:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Lo strumento era nato per agevolare la nascita di nuove imprese nelle aree depresse concedendo sostanziosi contributi economici, anche fino al settanta per cento, a fondo perduto. In pratica, lo Stato ci metteva i soldi e gli imprenditori idee e kow-how. La legge 488 del 1992, insomma, avrebbe potuto contribuire a risollevare le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Lo strumento era nato per agevolare la nascita di nuove imprese nelle aree depresse concedendo sostanziosi contributi economici, anche fino al settanta per cento, a fondo perduto. In pratica, lo Stato ci metteva i soldi e gli imprenditori idee e kow-how. La legge 488 del 1992, insomma, avrebbe potuto contribuire a risollevare le sorti di un territorio con una fame atavica di lavoro e sviluppo come quello crotonese.<span id="more-21893"></span></p>
<p>In realtà si è rivelata un disastro a causa, soprattutto, di controlli fin troppo annacquati sulla regolarità dei requisiti richiesti e delle procedure da seguire che hanno finito per agevolare non tanto lo spirito d’impresa e lo sviluppo economico ma la voracità di ‘prenditori’ spesso calati dal Nord ricco e progredito per fare cassa; quando non è diventata, come ha affermato qualche tempo fa un magistrato dell’antimafia illustrando l’ennesima indagine, il bancomat delle cosche. </p>
<p>Il meccanismo, oliando gli ingranaggi giusti, è abbastanza semplice. Si mette in piedi una società o se ne rileva una decotta quotandola con aumenti fittizi di capitale, si costruisce un capannone oppure si finge di acquistarne uno, lo si riempie di macchinari obsoleti comprati di seconda mano ma con un’etichetta nuova di zecca; quando poi arrivano i controllori inviati dal ministero delle Attività produttive si fa in modo che tutto risulti in regola e i soldi cominciano ad affluire in banca. </p>
<p>L’impresa spesso non entra neppure in funzione ma intanto le varie tranche del finanziamento svaniscono nei meandri delle varie società cartiere.</p>
<p>Un vero e proprio saccheggio i cui protagonisti, in alcuni casi, sono stati smascherati da inquirenti ostinati; le vicende giudiziarie che ne sono scaturite, però, finiscono spesso per languire nelle aule di giustizia fino all’inevitabile prescrizione, fino all’oblio. </p>
<p>E’ anche per questa ragione, probabilmente, che il gioco non si ferma. L’ultimo, in ordine di tempo, lo hanno svelato gli investigatori della Guardia di finanza che giorni addietro hanno sequestrato beni per 635 mila euro alla società Cmn, attiva nella distribuzione di surgelati, iscrivendo sul registro degli indagati anche alcuni ex amministratori comunali con l’accusa di truffa.</p>
<p>Sembrano letteralmente svaniti nel nulla, invece, i titolari della ditta Molchi srl che avrebbe dovuto produrre articoli di maglieria grazie ad un contributo di circa mezzo milione di euro erogato dal ministero delle Attività produttive con i fondi della 488 a fronte di un investimento complessivo di 736 mila euro. </p>
<p>La società è stata costituita nel luglio del 2000 insieme ai soci di una preesistente ditta individuale che nel 1997 aveva ottenuto in via provvisoria il contributo dallo Stato; quei fondi, però, cambiano beneficiario nel 2003 dopo la nascita, appunto, della Molchi srl i cui proprietari risultano Fiore Moliterni e Ramona Moliterni; amministratore unico viene nominato Walter Ute, tedesco residente a Crotone. </p>
<p>Tra il 2001 e il 2003 alla ditta vengono erogati, attraverso una banca crotonese, 487 mila euro. Ma qualcosa non funziona. Il ‘nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie’ della Guardia di finanza a febbraio del 2008 accerta infatti che le dichiarazioni sostituite rilasciate dal presidente del consiglio di amministrazione della società non sono veritiere; che i pagamenti al fornitore dei macchinari e la presentazione della documentazione finale di spesa sono avvenuti fuori dal termine di ultimazione dell’iniziativa imprenditoriale; che non c’è stato aumento del capitale sociale come prescritto dal bando. </p>
<p>Di fronte alle comunicazioni inoltrate dalle fiamme gialle, il ministero delle Attività produttive nell’ottobre scorso ha deciso di revocare le agevolazioni che erano state concesse alla Molchi chiedendole indietro i 497 mila 533 euro del finanziamento a fondo perduto oltre rivalutazione da indice Istat e interessi legali calcolati dalla data di erogazione a quella della restituzione. </p>
<p>Ma sarà arduo per il ministero tornare in possesso di quelle somme; il decreto di revoca, infatti, è stato inoltrato con lettera raccomandata alla società lo scorso 10 ottobre; solo che l’avviso di ricevimento è tornato al mittente con la motivazione ‘indirizzo inesistente’. Pare, infatti, che in contrada Zigari, area industriale del Passovecchio, nessuno conosca la Molchi: semplicemente non esiste. Almeno per le Poste italiane. </p>
<p>Sta di fatto che una visura camerale effettuata per conto del ministero ha confermato che l’indirizzo fornito dalla società come recapito della sua sede legale è esatto; il decreto di revoca, pertanto, è stato girato al Comune che, a norma di legge, lo ha affisso all’albo pretorio. </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/homepage/2011-11-29/il-ministero-revoca-il-finanziamento-della-488-ma-la-ditta-%C3%A8-sparita">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Rapinavano gioiellerie e spacciavano droga, la Polizia arresta 15 persone &#8211; E&#8217; scattata nelle prime ore di questa mattina l&#8217;operazione della Polizia “Gold &amp; white&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/24/rapinavano-gioiellerie-spacciavano-droga-polizia-arresta-persone-scattata-nelle-prime-ore-questa-mattina-loperazione-della-polizia-%e2%80%9cgold-white/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:39:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Investivano i proventi della rapine per acquistare stupefacente da rivendere nelle discoteche e nei quartieri di Crotone, ma anche nelle frazioni limitrofe. Soprattutto cocaina, ma anche marijuana ed hascish. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;indagine della squadra Mobile di Crotone che questa mattina e&#8217; sfociata nell&#8217;operazione &#8216;Gold and white&#8217;, che sta per l&#8217;oro rapinato nelle [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Investivano i proventi della rapine per acquistare stupefacente da rivendere nelle discoteche e nei quartieri di Crotone, ma anche nelle frazioni limitrofe. Soprattutto cocaina, ma anche marijuana ed hascish. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;indagine della squadra Mobile di Crotone che questa mattina e&#8217; sfociata nell&#8217;operazione &#8216;Gold and white&#8217;, che sta per l&#8217;oro rapinato nelle gioiellerie, oltre che in sale giochi ed altri esercizi commerciali, e per il bianco della cocaina spacciata. Indagine che ha rivelato l&#8217;esistenza di un gruppo criminale autonomo ma che agiva con il beneplacito di elementi delle cosche locali.<span id="more-21819"></span> </p>
<p>A spiegarlo, nel corso di uan conferenza stampa, sono stati il procuratore della repubblica di Crotone Raffaele Mazzotta, il questore Giuseppe Gammino, il capo della squadra Mobile Vincenzo Coccoli e il suo vice Cataldo Pignataro. </p>
<p>E&#8217; stata la serie di rapine e tentate rapine compiute a ripetizione in citta&#8217; tra il gennaio e il marzo di quest&#8217;anno a mettere in allarme gli inquirenti che sono partiti dal filmato di una telecamera di sorveglianza piazzata all&#8217;interno di una delle gioiellerie rapinate per risalire alla banda. </p>
<p>In quelle riprese e&#8217; stato immportalato l&#8217;uomo che si fingeva un normale cliente facendosi mostrare dal proprietario alcuni oggetti da acquistare, ma una volta aperta la cassaforte entrava in scena il complice armato di pistola che compiva la rapina, mentre fuori c&#8217;era una terza persona a fare da palo. Una volta identificato il finto cliente in Marco Taverna, ventenne di Crotone, gli investigatori della Mobile hanno piazzato micospie sulla sua Alfa Mito e ne hanno intercettato le conversazioni. </p>
<p>Le indagini hanno quindi portato agli altri complici ed a scoprire che il gruppo di rapinatori insieme ad un&#8217;altra serie di persone era dedito a spacciare sostanze stupefacenti. Per le sue attivita&#8217; ciminali, tuttavia, la banda doveva avere il necessario beneplacito da elementi delle cosche locali che avrebbe ottenuto grazie alla mediazione di due soggetti: Mario Citati, 34enne di Crotone, attualmente sotto processo con l&#8217;accusa di favoreggiamento nei confronti di altri due uomini accusati di duplice omicidio, e Gianluca La Forgia, crotonese di 27 anni. </p>
<p>La copertura delle cosche locali, pero&#8217;, non sempre avrebbe funzionato a dovere, tanto e&#8217; vero che nel corso delle indagini gli investigatori della Mobile hanno scoperto che l&#8217;autore di una rapina, Luigi Scerra, 22enne di Crotone, venne picchiato da esponenti dei clan di Isola che evidentemente si erano fatti garanti della &#8216;sicurezza&#8217; del commerciante crotonese. </p>
<p>In proposito il procuratore della repubblica Raffaele Mazzotta ha rivelato che la circostanza ha destato molta attenzione da parte del suo ufficio e della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. </p>
<p>“Emerge una sudditanza della criminalita&#8217; crotonese verso altre forze esterne” ha spiegato Mazzotta aggiungendo che “gli equilibri si sono modificati rispetto a qualche anno addietro, i vuoti lasciati dalle cosche crotonesi hanno innescato un fenomeno di espansione da altri centri con il rischio di uno scontro tra clan malavitosi per la conquista del territorio”. </p>
<p>Mazzotta ha spiegato che a nove delle persone arrestate la Procura della Repubblica contesta l&#8217;associazione a delinquere, anche se l&#8217;ipotesi e&#8217; stata esclusa dal giudice delle indagini preliminari Paolo De Luca che ha emesso i provvedimenti. Il procuratore capo ha dato atto agli investigatori della Polizia di Stato della grande professionalita&#8217; con la quale hanno dato risposta ad un fenomeno che aveva molto allarmato gli operatori commerciali della citta&#8217;. </p>
<p>Il questore Giuseppe Gammino ha ricordato che “l&#8217;indagine e&#8217; nata nel 2010 e si e&#8217; protratta fino all&#8217;estate scorsa” e che durante questo periodo “e&#8217; stato necessario ricorrere all&#8217;istituto del ritardato arresto con l&#8217;autorizzazione della Procura nei confronti di molti soggetti scoperti nella loro attivita&#8217; di spaccio per raccogliere maggiori elementi e rafforzare l&#8217;indagine”. </p>
<p>Il capo della squadra Mobile ha rivelato che nel corso delle indagini e&#8217; emerso che due delle persone colpite dal provvedimento erano gia&#8217; detenute per la detenzione di un&#8217;arma con la quale si apprestavano a rapinare una prostituta.</p>
<p>Dei 15 provvedimenti restrittivi emessi nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8216;gold and white&#8217; la Polizia ne ha eseguito 14, un&#8217;altra si e&#8217; resa irreperibile ma gli agenti della squadra Mobile sono convinti di poterla rintracciare molto presto. </p>
<p>Le ordinanze di custodia in carcere riguardano: Mario Citati, 34 anni; Giovanni Corigliano, 39 anni; Francesco Gallo, 22 anni; Pantaleone Laratta, 23 anni; Emiddio Leto, 23 anni; Giuseppe Maiorano, 20 anni; Ermenegildo Misticoni, 30 anni; Daniele Pugliese, 36 anni; Luigi Scerra, 22 anni; Marco Taverna, 20 anni. </p>
<p>Ai domiciliari Donato Bevilacqua, 19 anni; Salvatore Martino, 26 anni; Gaetano Mungari, 18 anni; Salvatore Nicoletta, 28 anni; Giovanni Romano, 22 anni.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;operazione di questa mattina gli agenti della squadra Mobile in un primo momento non avevano trovato nella sua abitazione Luigi Scerra, ma conoscendo bene le abitudini del giovane, i poliziotti sono riusciti a rintracciarlo nei pressi dello stabilimento dell&#8217;ex Pertusola, nell&#8217;area industriale, dove pare si fosse recato per compiere un furto di rame.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/homepage/2011-11-23/rapinavano-gioiellerie-e-spacciavano-droga-la-polizia-arresta-15-persone">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Soakro paga e Sorical riapre i rubinetti &#8211; La società mista (51% Regione Calabria e 49% società privata Veolia) che distribuisce l&#8217;acqua grezza in tutta la Calabria ha cominciato ad aumentare nuovamente la fornitura</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:55:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La ritorsione di Sorical nei confronti di Soakro è stata sospesa. E perciò sta tornando alla normalità in queste ore la distribuzione dell’acqua potabile nella città di Crotone, dopo che dalla mattina e fino al primo pomeriggio di oggi, martedì 22 novembre, la Sorical ha ridotto del 40-45% la fornitura idrica alla rete [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La ritorsione di Sorical nei confronti di Soakro è stata sospesa. E perciò sta tornando alla normalità in queste ore la distribuzione dell’acqua potabile nella città di Crotone, dopo che dalla mattina e fino al primo pomeriggio di oggi, martedì 22 novembre, la Sorical ha ridotto del 40-45% la fornitura idrica alla rete comunale dai due serbatoi che servono il capoluogo di provincia (Vescovatello Alto e Basso).<span id="more-21800"></span></p>
<p>Ad avvertire la carenza di acqua sono stati soprattutto i quartieri più alti della città ed il quartiere di Fondo Farina.<br />
La società mista (51% Regione Calabria e 49% società privata Veolia) che distribuisce l’acqua grezza in tutta la Calabria ha cominciato ad aumentare nuovamente la fornitura dopo che il gestore del servizio idrico integrato a Crotone ed in gran parte dei comuni della provincia, Soakro, ha immediatamente pagato alcune delle ultime fatture per la fornitura del prezioso liquido.</p>
<p>A determinare il ritardo del pagamento da parte della società crotonese, è stata l’assenza di liquidità nel settore pubblico per il mantenimento dei servizi primari. Soakro, d’altronde, vanta ingenti crediti che non riesce a riscuotere a fronte dei servizi prestati. </p>
<p>Per lo stesso motivo, la mancanza di liquidità, anche Sorical da un po’ di tempo a questa parte ha cominciato a minacciare di adottare le misure drastiche messe in pratica questa mattina, che in precedenza avevano colpito anche altri comuni. Resta opinabile, comunque, questo tipo di comportamento, tanto più se messo in pratica da società a prevalenza di capitale pubblico e che gestisce un servizio per il pubblico: la distribuzione di un bene primario come quello dell’acqua.</p>
<p>Sulla vicenda si è pronunciato anche il sindaco di Crotone, Peppino Vallone, che in un comunicato riferisce di essere “intervenuto personalmente in quanto, al di là delle rispettive ragioni delle società, ritengo che il servizio idrico cittadino non possa subire rallentamenti o riduzioni per l’importanza che riveste un bene primario come l’acqua per l’intera vita cittadina”.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/homepage/2011-11-22/soakro-paga-e-sorical-riapre-i-rubinetti">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Truffa sui fondi 488: la finanza indaga 11 persone &#8211; Sequestrati beni per 635 mila euro ad una società di Crotone operante del settore della logistica che si era avvalsa delle agevolazioni della legge 488.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 15:22:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Beni mobili ed immobili e disponibilita’ bancarie per un valore di 635.000 euro sono stati sequestrati dai finanzieri della Compagnia di Crotone nell’ambito di un’indagine relativa ad una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Undici, complessivamente, sono le persone indagate dalla Procura della Repubblica di Crotone perche’ ritenute responsabili, a vario [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Beni mobili ed immobili e disponibilita’ bancarie per un valore di 635.000 euro sono stati sequestrati dai finanzieri della Compagnia di Crotone nell’ambito di un’indagine relativa ad una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Undici, complessivamente, sono le persone indagate dalla Procura della Repubblica di Crotone perche’ ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa aggravata, falso, favoreggiamento personale e false comunicazioni sociali.<span id="more-21782"></span> </p>
<p>L’attenzione investigativa dei finanzieri crotonesi si e’ concentrata sul finanziamento agevolato richiesto ed ottenuto, ai sensi della legge 488/92, da una societa’ di capitali con sede a Crotone, operante nel settore della logistica. </p>
<p>Secondo gli inquirenti, a fronte di un investimento di 2.300.000 euro per la realizzazione di opere murarie e l’acquisto di macchinari industriali, all’impresa era stato concesso un contributo a fondo perduto di 1.906.000 euro, da corrispondere in tre distinte tranches sulla base della documentazione di spesa comprovante lo stato d’avanzamento dei lavori. </p>
<p>Tra i requisiti indispensabili per l’erogazione del finanziamento, la normativa di settore richiede, oltre alla dimostrazione delle spese, anche l’adeguamento del capitale sociale, a garanzia della consistenza patrimoniale dell’impresa. </p>
<p>L’indagine della Compagnia di Crotone ha avuto riguardo proprio alla verifica di questi specifici aspetti. Attraverso l’esame della documentazione, l’escussione di testi e, soprattutto un’approfondita indagine bancaria, i finanzieri hanno accertato l’inesistenza dei conferimenti effettuati dai soci in conto aumento del capitale sociale. </p>
<p>I riscontri effettuati avrebbero indatti dimostrato che i versamenti dei soci (per un ammontare superiore alla somma di 800.000 euro) sono stati eseguiti utilizzando un prestito iniziale, fornito da una persona compiacente, che veniva immediatamente impiegato per disporre il pagamento della fattura d’acconto emessa dalla societa’ che aveva ceduto il capannone industriale oggetto dell’investimento.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/homepage/2011-11-21/truffa-sui-fondi-488-la-finanza-indaga-11-persone">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Omicidio Bonifazio, arrestato l&#8217;assassino &#8211; I carabinieri del comando provinciale di Crotone hanno arrestato Domenico Gallo accusandolo di aver ucciso nella mattina del 15 novembre Carmine Bonifazio per motivi passionali.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:22:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; “Era il mio amico fraterno, a fine settembre avevamo fatto un viaggio insieme a Ibiza, abbiamo dormito nella stessa stanza, nello stesso letto, ci mancava solo che fossimo nati dallo stesso grembo, per il resto eravamo fratelli”. Sono le parole pronunciate da Domenico Gallo, un commerciante trentenne di Cutro, quando, durante la notte [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; “Era il mio amico fraterno, a fine settembre avevamo fatto un viaggio insieme a Ibiza, abbiamo dormito nella stessa stanza, nello stesso letto, ci mancava solo che fossimo nati dallo stesso grembo, per il resto eravamo fratelli”. Sono le parole pronunciate da Domenico Gallo, un commerciante trentenne di Cutro, quando, durante la notte di venerdi, e&#8217; infine crollato ed ha confessato di essere l&#8217;autore dell&#8217;omicidio di Carmine Bonifazio, l&#8217;imprenditore di 42 anni ucciso la mattina del 15 novembre con due colpi di fucile che lo hanno raggiunto al volto.<span id="more-21772"></span> </p>
<p>Alla fine di un lunghissimo interrogatorio iniziato nella giornata di giovedi presso la caserma dei Carabinieri di Cutro e condotto dal sostituto procuratore della repubblica Ivan Barlafante, l&#8217;uomo ha spiegato di aver ucciso Bonifazio dopo aver scoperto che aveva una relazione con la moglie. Un tradimento che gli era stato riservato, appunto, dal suo migliore amico. </p>
<p>Il colonnello Francesco Iacono, comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina, ha sottolineato che l&#8217;indagine e&#8217; stata conclusa nel giro di appena tre giorni grazie al grande patrimonio informativo raccolto dai militari della stazione di Cutro e sviluppato dall&#8217;attivita&#8217; di intelligence svolta dal tenente colonnello Luigi Di Santo, comandante del reparto operativo, dal capitano Antonio Mancini, comandante della compagnia di Crotone, dal capitano Valerio Palmieri del nucleo investigativo. </p>
<p>Insomma, ha spiegato il colonnello Iacono “il frutto corale tra tutte le componenti dell&#8217;Arma”. Sono stati esaminati supporti informatici, tabulati telefonici, cellulari, memorie, immagini riprese dalle videocamere – ha aggiunto Iacono &#8211; che hanno consentito di stringere il cerchio su un giovane insospettabile, l&#8217;amico intimo della vittima, il suo compagno di scorribande. </p>
<p>“Lo abbiamo prima sentito a sommarie informazioni – ha spiegato il sostituto Ivan Barlafante che nella notte ha raccolto la confessione di Gallo – ma sono emerse numerose incongruenze; lui ha negato ma era difficile negare l&#8217;evidenza”. </p>
<p>Una circostanza sulla quale si e&#8217; appuntata da subito l&#8217;attenzione degli investigatori e&#8217; l&#8217;incidente stradale avvenuto pochi minuti dopo il delitto in una strada vicina al teatro dell&#8217;agguato tra una Fiat Punto di colore verde scuro e un&#8217;altra vettura. </p>
<p>I carabinieri hanno iniziato a cercarla finche&#8217; l&#8217;hanno trovata all&#8217;interno di un box della famiglia Gallo. L&#8217;uomo e&#8217; stato messo alle strette finche&#8217; da persona informata sui fatti e&#8217; diventato indagato ed ha raccontato tutto. </p>
<p>Rimasto orfano di madre a 16 anni, Domenico Gallo aveva trovato in Bonifazio un grande amico. Tanto che quando aveva iniziato a nutrire dubbi sul comportamente della moglie era andato a confidarli proprio a lui, ma Bonifazio lo aveva dissuaso cercando di convincerlo sull&#8217;onesta&#8217; della consorte. </p>
<p>I dubbi di Gallo, tuttavia, diventano certezza domenica 13 novembre, quando sente il suono di un sms su un telefono cellullare in possesso della moglie del quale non conosceva l&#8217;esistenza e che invece le aveva regalato l&#8217;amante. Gallo, tra l&#8217;imbarazzo della donna, scopre la tresca, in preda all&#8217;ira rompe il telefonino, trascorre la notte su un divano, pensando, probabilmente, a tutte le volte che Carmine Bonifazio gli aveva chiesto in prestito le chiavi di una tavernetta per incontarsi con una donna, che forse era proprio sua moglie. </p>
<p>L&#8217;indomani mattina matura in lui la tremenda decisione di uccidere l&#8217;amico che lo ha tradito. Si arma di un fucile a pompa calibro 12 caricato a pallini e va ad aspettare Bonifazio sotto casa. Quando l&#8217;imprenditore vede l&#8217;amico non ha problemi a fermarsi, cosi&#8217; si spiega perche&#8217; la sua Toyota Rav era in mezzo alla strada, con il motore ancora acceso, la marcia in folle e il freno a mano tirato. </p>
<p>Gallo non e&#8217; un grande tiratore, i due colpi raggiungono la vittima al collo e al volto ma l&#8217;uomo non spira subito, morira&#8217; dissanguato dopo aver percorso alcuni metri. I carabinieri hanno recuperato l&#8217;arma del delitto insieme ad un altro fucile e a una pistola calibro 45 che Gallo deteneva legalmente. Anche quella passione per le armi gliela aveva fatta nascere l&#8217;amico Carmine.</p>
<p>Il sostituto procuratore Barlafante ha spiegato di aver emesso un provvedimento di fermo per l&#8217;omicidio paventando il pericolo di fuga. In tasca a Gallo, infatti, e&#8217; stato trovato un biglietto aereo con destinazione Milano, dove – ha detto l&#8217;uomo – avrebbe dovuto raggiungere alcuni parenti. Ma forse si era precostituita una via di fuga.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/homepage/2011-11-18/omicidio-bonifazio-arrestato-lassassino">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Grande successo della manifestazione Mo Basta e naufragio dei commissari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre regioni d’Italia dove è stata commissariata la cosiddetta democrazia, si ritorni alla normalità.<span id="more-21756"></span></p>
<p>Cittadini, associazioni e Sindaci, provenienti dalle varie realtà calabresi, si sono ritrovati insieme per voltare pagina, chiudendo la vergognosa epoca della proclamata emergenza rivelatasi, in definitiva, utile soltanto a devastare il territorio, sperperare denaro pubblico e costruire la fortuna delle &#8216;ndrine. </p>
<p>La commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, l&#8217;ennesima, aveva già dato un segnale chiaro al riguardo. Ora anche la procura di Catanzaro attesta ciò che abbiamo ribadito chiaramente sabato scorso e ciò che i comitati cittadini dicono da anni: l&#8217;ufficio del commissariamento e l&#8217;intera gestione dei rifiuti in Calabria sono mezzi con cui tutelare enormi interessi particolari a scapito dei territori e della salute dei calabresi. </p>
<p>La richiesta di interdizione del commissario Melandri e dei suoi tecnici, nonché il coinvolgimento dell&#8217;ex sub-commissario e attuale assessore regionale all&#8217;ambiente Pugliano, arrivano a seguito di un&#8217;inchiesta che rivela solo la punta dell&#8217;iceberg delle illegalità e dei disastri perpetrati in questi anni. </p>
<p>Vogliamo ricordare alla procura che ai tempi in cui Pugliano era sub-commissario, meno di un anno fa, il commissario in carica si chiamava Giuseppe Scopelliti, ma a noi, più della verità giudiziaria, interessa la verità e la soluzione politica di questa faccenda. </p>
<p>Ecco perché abbiamo chiesto, prima della manifestazione, le dimissioni al commissario Melandri, all&#8217;assessore Pugliano ed al Governatore-Commissario Scopelliti, non fosse altro per la loro palese incapacità (o poco interesse) nel risolvere il problema. </p>
<p>Ora che, aldilà delle vicissitudini giudiziarie, restano sia il problema che le responsabilità politiche, pretendiamo che Pugliano e Scopelliti non si azzardino a richiedere la proroga del commissariamento per un altro anno e, dignitosamente, si dimettano. </p>
<p>Qualora il Governatore-Commissario avesse la faccia tosta di non farlo, chiameremo in causa direttamente il neo-premier Monti, il quale avrà l&#8217;ultima parola sulla proroga dell&#8217;emergenza: nessuno si prenda la responsabilità di continuare a vessare la nostra terra. </p>
<p>Per raggiungere questi obiettivi, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; organizzerà nei prossimi giorni iniziative forti che raccolgano la meritata attenzione su questo scandalo politico per  ottenere solo il primo risultato: la fine del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti non è che il primo passo verso l&#8217;obiettivo reale, ossia la gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti.</p>
<p>Rete per la difesa del territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
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		<title>Sgomento e incredulità in paese per l&#8217;omicidio di Carmine Bonifazio &#8211; La giunta comunale parla di atto efferato ed esprime cordoglio alla famiglia &#8211; Il 42enne coi fratelli gestiva un&#8217;azienda che dà lavoro a 20 persone</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:10:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Sgomento e incredulità nella comunità cutrese per l&#8217;omicidio di Carmine Bonifazio, assassinato ieri mattina sotto casa con due colpi di fucile (ne riferiamo anche a pagina 26). Dopo alcuni anni di relativa quiete, le armi sono, inesorabilmente, tornate a tuonare lasciando sull&#8217;asfalto il corpo di un giovane e stimato imprenditore, sposato e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Sgomento e incredulità nella comunità cutrese per l&#8217;omicidio di Carmine Bonifazio, assassinato ieri mattina sotto casa con due colpi di fucile (ne riferiamo anche a pagina 26). Dopo alcuni anni di relativa quiete, le armi sono, inesorabilmente, tornate a tuonare lasciando sull&#8217;asfalto il corpo di un giovane e stimato imprenditore, sposato e padre di due figlie di 16 e 12 anni.<span id="more-21712"></span></p>
<p>L&#8217;episodio delittuoso ha gettato nello sconforto la comunità di Cutro che con tanti sforzi cerca di far crescere una società civile e allontanare da sè scenari di paura e di morte. </p>
<p>La vittima era un onesto e stimato lavoratore, molto conosciuto non solo a ma nell&#8217;intero territorio crotonese. Gestiva insieme al padre Domenico e ai quattro fratelli l&#8217;azienda di famiglia &#8220;Industria Cereali Srl&#8221;.</p>
<p>Di fronte al tragico fatto di sangue la giunta comunale si è riunita nella tardi mattinata di ieri ed ha emesso un comunicato stampa a firma del sindaco Salvatore Migale con cui l&#8217;amministrazione comunale «esprime la massima indignazione per l&#8217;efferato omicidio ai danni di un imprenditore che proprio a quell&#8217;ora si stava recando nella propria azienda per intraprendere una nuova giornata di lavoro». </p>
<p>«La giunta comunale presieduta dal sindaco Salvatore Migale – prosegue il comunicato – alla quale ha partecipato l&#8217;on. Francesco Sulla, condanna fermamente questo grave e devastante episodio di violenza criminale che ha provocato la morte del giovane imprenditore Carmine Bonifazio, lasciando nel più profondo dolore una famiglia di onesti lavoratori». </p>
<p>L&#8217;amministrazione, facendosi interprete della volontà del Consiglio Comunale e della comunità cutrese, «esprime altresì un profondo sentimento di cordoglio e di solidale vicinanza alle famiglie e ai parenti sconvolti per questo inumano delitto». </p>
<p>«Episodi di tale inaudita gravità ed efferatezza – prosegue ancora la nota – non fanno altro che frenare lo sviluppo in atto nel nostro paese ormai da diverso tempo e mortificano le coscienze della nostra popolazione che alla notizia di questo grave fatto di sangue è rimasta incredula e sgomenta». </p>
<p>«Si invitano – conclude la nota – le forze dell&#8217;ordine e le autorità competenti a fare piena luce e assicurare alla giustizia i responsabili di questo efferato delitto che ha turbato un&#8217;intera popolazione».</p>
<p>Carmine Bonifazio era sposato con Vittoria Nardo, ed era padre di due ragazze di 16 e 12 anni. La vittima, terzo di sette figli, gestiva coi fratelli l&#8217;azienda di famiglia che produce mangimi e commercializza cereali in tutta la Penisola. L&#8217;azienda è ubicata nella zona industriale e sorge su una superficie di diecimila metri quadri, di cui 3.500 costituiscono l&#8217;area coperta. Conta oltre 20 dipendenti. </p>
<p>L&#8217;azienda importa da Australia, Siria, Argentina e Francia la materia prima e commercializza prodotti zootecnici e mangimi in genere. All&#8217;interno vi è un moderno mulino da macina, un impianto di stoccaggio e attrezzature.</p>
<p>Carmine Bonifazio è stato ucciso mentre si recava, come tutte le mattine nell&#8217;azienda di famiglia. Una morte atroce e improvvisa, il destino ha voluto che Carmine spirasse tra le braccia della sua amata moglie accorsa per prima sul luogo del delitto.</p>
<p>di Pino Belvedere</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=159080&#038;Edizione=10&#038;A=20111116">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Ucciso imprenditore nel crotonese &#8211; Colpito al volto da due colpi di fucile Carmine Bonifazio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:17:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Un uomo di 42 anni, Carmine Bonifazio, è stato ucciso questa mattina a colpi di arma da fuoco in una via centralissima di Cutro. L&#8217;uomo, un imprenditore nel settore dei mangimi, era appena uscito da casa sua ed era salito a bordo della sua automobile, quando, dopo aver percorso qualche metro, qualcuno gli ha imposto di fermarsi ed ha fatto partire due colpi di fucile calibro 12 che l&#8217;hanno raggiunto in pieno volto attraverso il finestrino. <span id="more-21705"></span></p>
<p>Carmine Bonifazio è morto all&#8217;istante.Immediato l&#8217;intervento dei carabinieri del comando provinciale di Crotone, che hanno avviato le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone sotto la supervisione della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, per chiarire la situazione.</p>
<p>Bonifazio era incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Era uno dei titolari dell&#8217;azienda &#8221;Fratelli Bonifazio&#8221; specializzata nella commercializzazione di cereali, concimi, sementi, mangimi, prodotti zootecnici e alimenti per animali domestici.</p>
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		<title>Calabria, il commissario rifiutato &#8211; Tutto pronto per la manifestazione ambientalista di sabato a Crotone &#8211; I comitati aderenti chiedono la fine del commissariamento sulla spazzatura</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 10:29:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Crescono di ora in ora le adesioni per la grande manifestazione di popolo prevista sabato a Crotone. Nella splendida città di Pitagora e Rino Gaetano, numerosi comitati civici calabresi diranno “Mo’ basta” al commissariamento dell’emergenza rifiuti e ai faraonici sprechi prodotti negli ultimi lustri. E’ un appuntamento che arriva da molto lontano, dalle battaglie di verità sulle navi dei veleni, da quelle contro la privatizzazione delle acque e contro il Ponte sullo Stretto, dalle campagne referendarie antinucleari. Una rete che unisce in nome della difesa del territorio, un network di attivismo capace di produrre proteste e proposte per una gestione più partecipata del futuro. Perché è di giovani che stiamo parlando.<span id="more-21674"></span></p>
<p>Nei cubi dell’Università della Calabria, ad Arcavacata di Rende, ogni settimana sono previsti seminari, dibattiti e momenti sociali per autofinanziare le iniziative. Il giovedì è una giornata di impegno, prima che tutti i fuori sede tornino a casa c’è il tempo per dirsi le cose. </p>
<p>Davanti all’aula occupata all’ultimo piano si accenna una ballata di De Andrè alla chitarra, dentro i ragazzi cominciano ad incontrarsi in quello che è diventato uno spazio condiviso. Siamo nel cuore della facoltà di ingegneria, sullo schermo si vede l’ultima scrematura alle slides dei ragazzi impegnati nella diretta radiofonica. Sono dati terribili, ma presentati con commenti ironici tradotti in inglese e in dialetto. </p>
<p>Nell’attesa fra i banchi si sfogliano le riviste e si smanetta al computer. Sui lati mura sintetiche adornate dalle immagini delle manifestazioni di questi anni, cartelli e striscioni fanno sembrare sgualciti i ricordi delle famose dirette televisive. </p>
<p>Questo è una specie di quartier generale, in passato è stato più volte indicato come un covo di sovversivi, ma, alle 19 e 30 circa, dopo una giornata di lezioni, fra chi è impegnato ai videogiochi e chi non capisce il progetto sull’Autocad, è solo un ritrovo di studenti.</p>
<p>Questo una settimana fa. Oggi gli animi sono più agitati, c’è la voglia di farsi sentire con l’evento ormai alle porte. Per questo gli attivisti sono finiti a Cosenza, a Via Marconi c’è la sede della Rai regionale e bisogna far chiasso ai cancelli per “ribadire che il servizio pubblico non è di pochi”. </p>
<p>Intanto dall’Unical si mettono a punto le ultime cose per l’organizzazione del corteo, si preparano anche le proiezioni di stasera, c’è chi è indaffarato ad organizzare la cena sociale e la festa di musica popolare che seguirà. Servono fondi per coprire le spese. </p>
<p>Sono a disposizione pullman dalle maggiori città e dai punti strategici della regione e un centinaio di associazioni e sigle ambientaliste hanno già aderito, anche alcuni circoli di partito di sinistra e circa 15 amministrazioni comunali. La sfida è farlo sapere il più possibile.</p>
<p>Il luogo scelto non è casuale. Crotone è il simbolo di diverse controversie ambientali che in questi anni le cronache nazionali hanno rilanciato con superficialità. Il corteo si svolgerà di mattina con partenza dal piazzale di una delle tante discariche della città, nel cuore della zona industriale, per poi attraversare tanti luoghi simbolo. </p>
<p>Gli organizzatori sono pronti a chiudere il cerchio su una lunga serie di iniziative importanti: “Non possiamo e non dobbiamo più stare a guardare cosa ci accade sotto il muso”, perciò si metteranno in marcia con un programma preciso, una piattaforma di proposte che parte dalla “necessità di una gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti. </p>
<p>Diventa prioritaria per allontanare l’onta della ‘ndrangheta e dei tanti speculatori che in questi anni hanno fatto le proprie fortune con discariche ed inceneritori. Tutto ciò non può che partire dalla fine del regime commissariale (ormai inutilmente in piedi da oltre 14 anni) ed il simultaneo avvio della raccolta differenziata porta a porta inserita in un programma più vasto di rifiuti zero”.</p>
<p>Vogliono riprendersi il territorio, non si rassegnano all’idea di continuare ad assistere in silenzio, per magari abbandonarlo così, da laureati, da emigrati.</p>
<p>di S. Alfredo Sprovieri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Crotone-il-commissario-rifiutato,4361#.Trz3w_TAE9p">www.lindro.it</a></p>
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		<title>Crotone, Oss sul tetto e le donne s&#8217;incatenano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:45:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era già accaduto qualche giorno fa quando i precari hanno occupato la sede della direzione generale<span id="more-21634"></span> &#8211; il rinvio della riunione programmata in Regione per mercoledì 9 novembre, con l’obiettivo di affrontare il problema degli ex ‘Obiettivo lavoro’ di Crotone. A quanto pare, non solo la riunione è stata rinviata al 18 di novembre, ma non si terrà nemmeno più in Regione, bensì alla Prefettura di Crotone. </p>
<p>Appresa la notizia dai sindacati, martedì 8 novembre, i lavoratori che da diversi giorni sono in assemblea permanente all’ingresso del nosocomio cittadino, sono ricaduti nella tensione. In cinque, tre donne e due uomini, sono saliti, ancora una volta sul tetto del ‘San Giovanni di Dio’, mentre sotto si valutava l’idea di salire tutti. Sì in 130. </p>
<p>I momenti di tensione non sono mancati: uno degli Oss si è messo a cavalcioni sul cornicione dell’edificio ed ha iniziato ad urlare lanciando sotto calcinacci e un bastone. È fuori discussione che sia riuscito nel suo intento, ovvero a catturare l’attenzione dei cittadini che in quel momento passavano da lì e che camminavano tutti a testa in su. I colleghi che aspettavano sotto, invece, esprimevano disapprovazione, invitandolo a smettere preoccupati che potesse correre dei pericoli.</p>
<p>Lo show è finito quando è arrivata la Digos insieme alla pioggia, che hanno scoraggiato gli altri a salire sul tetto e convinto chi stava già sopra a scendere. In tanti temono, infatti, gli effetti sanzionatori delle segnalazioni già eseguite dalla Polizia e questo non fa che generare dissidi e divisioni tra chi vorrebbe continuare a protestare e chi si è ormai rassegnato o è costretto per esigenze economiche a timbrare il tesserino ed andare regolarmente a lavorare per evitare il rischio di non ricevere integralmente il sussidio che la Provincia eroga attraverso i fondi delle Politiche attive (che si va ad aggiungere alla mobilità in deroga che scade a fine dicembre). </p>
<p>“Con questi continui rinvii &#8211; ha commentato uno di quei precari &#8211; stanno attuando una strategia di scoraggiamento psicologico, che, però, ci sta esasperando e che rischia di far degenerare la situazione. Il nostro collega sul tetto ne è la prova. È la disperazione che porta a questo! Ormai abbiamo capito che rinviano continuamente le riunioni perché non sanno proprio cosa dirci. Sembra che il futuro per noi sia segnato”. </p>
<p>Mercoledì 9 è iniziata un’altra giornata di tensione, in cui, però, i precari sono tornati a far fronte comune: tre donne si sono incatenate davanti alla cappella ospedaliera, mentre tutti gli altri hanno inscenato un sit-in di protesta intorno a loro, promettendo di rimanere lì anche durante la notte, fino a quando non ci saranno segnali di interessamento da parte delle istituzioni. </p>
<p>Ma non è tutto. Quando i 130 fantasmi dell’Asp avevano tentato di affiggere uno striscione di protesta nell’atrio dell’ospedale, ma hanno incontrato la dura opposizione del direttore del presidio ospedaliero, Angelo Carcea. Ne sono seguiti momenti di duri scontri verbali tra il medico e uno dei precari che hanno rischiato di degenerare in uno scontro corpo a corpo se non fosse stato per l’intervento degli altri lavoratori in mobilitazione e di qualche passante. </p>
<p>In realtà i precari intendevano appendere un grande striscione proprio al centro dell’atrio dell’Ospedale e questo deve essere sembrato veramente eccessivo al direttore di presidio per una struttura chiamata alla tutela della salute.</p>
<p>Al di là dello striscione, che alla fine non è stato affisso, l’atrio del ‘San Giovanni di Dio’ ha tutto l’aspetto di un luogo di contestazione: sono stati affissi cartelloni da per tutto, anche sotto lo sportello di accettazione e e sui pannelli che indicano i nomi e le collocazioni dei reparti, mentre i precari sono fermi lì e numerosi. </p>
<p>“Siamo qui per un posto di lavoro &#8211; ha detto uno di loro &#8211; anche se ci sembrerebbe già una conquista poter dire di essere precari, perché noi non siamo nemmeno quello. non c’è nulla che ci lega all’Asp, per ora siamo solo disoccupati in mobilità. A fine dicembre scadrà anche la mobilità, ci piacerebbe sapere se almeno alla Regione stanno provvedendo a preparare la documentazione necessaria a chiedere un rinnovo. </p>
<p>Non sarebbe tanto, anche perché sarà decurtata di un’ulteriore 30 per cento, ma ci rendiamo conto che, in un momento in cui tutti fanno finta di essersi dimenticati di noi, forse non ci sarà nemmeno quella o, se ci sarà, potrebbe arrivare molto tardi, lasciandoci senza risorse completamente, come è già accaduto lo scorso anno. </p>
<p>di Angela De Lorenzo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank"<br />
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		<title>Cutro e la depurazione inesistente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Narra la leggenda che Eugenio Montale, ammirando il panorama dei calanchi cutresi, fu indotto a parafrasare un suo celebre verso: “un paesaggio tra il lunare e l’irreale”, disse il grande poeta. Quanto stiamo per dirvi, pur riguardando i calanchi, è invece molto terreno e reale e con la poesia non ha nulla [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Narra la leggenda che Eugenio Montale, ammirando il panorama dei calanchi cutresi, fu indotto a parafrasare un suo celebre verso: “un paesaggio tra il lunare e l’irreale”, disse il grande poeta. Quanto stiamo per dirvi, pur riguardando i calanchi, è invece molto terreno e reale e con la poesia non ha nulla da spartire. Tutto è nato dal nostro servizio della scorsa estate sul depuratore di Botricello: da allora, sussurri e grida pure autorevoli ci invitavano a prestare attenzione anche a casa nostra.<span id="more-21605"></span> </p>
<p>Un certo sospetto, a dir la verità, lo indusse indirettamente l’atteggiamento dell’assessore all’Ambiente Carletto Squillace, prontissimo a levare i suoi scudi per proteggere la fauna della Foce del Neto e di Giammiglione, gli eucalipti di Villa Margherita o gli utenti bistrattati dalle Ferrovie dello Stato, ma insolitamente muto in quell’occasione tanto da destare tanto scalpore.</p>
<p>Insomma, la domanda è nata spontanea: ma Cutro dove scarica? Così siamo partiti alla ricerca di una risposta fondata sui fatti. </p>
<p>Il depuratore di Cutro è situato nei pressi della Stazione di S. Leonardo, in località Rombolò. E’ di costruzione relativamente recente ed è dimensionato per servire l’intero territorio. Scarica nel torrente Dragone, a poco più di un paio di chilometri in linea d’aria dal mare. </p>
<p>Il letto del torrente è un canneto inestricabile e il tubo di scarico è inaccessibile. Durante il nostro sopralluogo l’impianto era operativo. L’iter di autorizzazione allo scarico, regolarmente richiesta, è in ancora in itinere. </p>
<p>Voci sempre più insistenti ci invitavano però ad andare a monte: “Il depuratore di Rombolò funziona &#8211; ci dicevano &#8211; ma serve solo la zona a mare, compresa Praialonga”. Già, Praialonga: al ridente villaggio ricadente nel territorio di Isola forniamo gentilmente acqua e servizio di depurazione, ma ci piacerebbe anche sapere in cambio di cosa. Se qualche condomino del villaggio è in ascolto sa dove trovarci. </p>
<p>Torniamo a monte, e sappiamo che nel corso dell’ultimo decennio è stato completato l’anello che attraversa l’intero centro abitato e dovrebbe raccogliere tutti gli scarichi fognari per convogliarli al depuratore di Rombolò. Dovrebbe, perché in realtà l’opera non è stata mai completata. </p>
<p>Qualcuno dice che manca l’ultimo tratto di collettamento, altri dicono che tutti i tubi sono collegati ma manca l’impianto elettrico che faccia funzionare l’intero sistema; e le pompe di sollevamento, di grande valore, intanto si stanno arrugginendo. </p>
<p>Nel ginepraio di informazioni e suggerimenti procediamo con le verifiche in loco, anche aiutati dai miracoli di Google Maps. </p>
<p>Il collegamento a Rombolò. Il tubo che collega il centro abitato al depuratore di Rombolò c’è &#8211; almeno sino all’altezza degli impianti industriali della strada per S. Leonardo &#8211; ma è perfettamente asciutto e al momento è solo un’ottima tana per le vipere. </p>
<p>Non sappiamo con precisione per quale reale ragione, ma la cosa certa è che gli scarichi del capoluogo non arrivano al depuratore. Le solite malelingue bisbigliano che qualcuno, nella zona a mare, si è messo di traverso per favorire gli abitanti e le attività del litorale. Che malelingue&#8230;</p>
<p>Gli impianti industriali dovrebbero invece essere serviti dal depuratore appositamente costruito nella zona industriale, ma questa è tutta un’altra storia che presto conoscerete. </p>
<p>Il depuratore fantasma. Nella contrada Mascino c’è un depuratore costruito negli anni Ottanta che di fatto non è mai entrato in funzione. Le fogne della zona, almeno quelle allacciate alla condotta pubblica, scaricano in quella direzione ma il tubo di collegamento è rotto e scarica a cielo aperto una parte dei liquami che comunque vi sono diretti. </p>
<p>Per caduta qualcosa arriva anche agli impianti e lì stazionano e sversano, in attesa che in un sussulto di responsabilità qualcuno ponga fine a questa situazione disastrosa. Da qui scende un torrente che a metà del suo percorso incrocia&#8230;</p>
<p>Il fiume per Rosito. Sulla provinciale per Rosito, appena sotto l’abitato, fa bella mostra di sé un fiume putrido di acque reflue, probabilmente miscelate con acqua sorgiva. Proviene dal vecchio mattatoio di via Ponte, il luogo più basso della città, passa sotto un pontino attraversato ogni giorno da ignari automobilisti e si incunea tra i calanchi seguendo un fossato naturale che costeggia i campi coltivati. Al termine di un lungo e sinuoso percorso il torrente sfocia nel ramo dell’Esaro che volge a meridione (e dalle con la poesia&#8230;). </p>
<p>La vergogna sul versante nord. Pensavamo di avere già visto abbastanza per i nostri gusti, ma non sapevamo che il peggio doveva ancora venire. Il versante nord dell’altopiano cutrese è quello a cui, con scientifica precisione, è stato riservato il peggiore trattamento. </p>
<p>All’altezza del rione Unrra-Casas, appena dietro le abitazioni costruite ai margini del versante, c’è un grosso pozzetto in cemento armato che raccoglie i reflui. Da qui parte un tubo che scende a valle e a “congrua” distanza scarica a cielo aperto per finire nell’Esaro dopo aver adeguatamente irrorato i terreni circostanti. </p>
<p>Procedendo verso ovest, ecco l’orrore. Ci parlavano di un impianto di scarico costruito a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 e posta all’altezza del rione S.Stefano. Risalendo l’Esaro e attratti dall’inconfondibile tanfo l’abbiamo trovato. E le foto che pubblichiamo non hanno bisogno di molti commenti. </p>
<p>Qui si tratta di reflui allo stato puro (a Cutro non pioveva da quattro giorni) e la portata è tale che è facile immaginare che gran parte delle fognature cittadine siano dirette lì. Quando scaricate lo sciacquone, quando lavate i vostri panni, tutto va a finire in questa vergognosa cascata di reflui non depurati che scarica a cielo aperto e a fondo valle finisce in un torrente che costeggia la strada ferrata e altro non è che il ramo principale dell’Esaro. </p>
<p>Insomma, alla fine anche Cutro dà il suo concreto e proporzionale contributo all’inquinamento del fiume già vittima dei più imponenti scarichi crotonesi. In questo campo il federalismo funziona già alla grande. La presenza di carcasse di auto, peraltro, dà una precisa idea &#8211; oltre che delle dimensioni di quell’opera immonda &#8211; di come quella zona sia ampiamente riconosciuta come area di scarico. </p>
<p>di Marco Ciconte</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19946&#038;IDCategoria=2">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Imputato di omicidio della convivente Lea Garofalo Carlo Cosco viene ammesso al gratuito patrocinio &#8211; La donna sarebbe stata sequestrata, uccisa con un colpo di pistola e sciolta nell&#8217;acido</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 08:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Carlo Cosco, il 41enne di Petilia Policastro, accusato di aver ucciso e sciolto nell&#8217;acido la ex convivente Lea Garofalo, è stato ammesso al gratuito patrocinio. Sarà difeso da Daniele Sussman Steinberg, noto avvocato milanese, scelto dallo stesso Cosco, ma pagato con i soldi pubblici. Difatti, per essere ammessi al gratuito patrocinio, l&#8217;ultimo reddito [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Carlo Cosco, il 41enne di Petilia Policastro, accusato di aver ucciso e sciolto nell&#8217;acido la ex convivente Lea Garofalo, è stato ammesso al gratuito patrocinio. Sarà difeso da Daniele Sussman Steinberg, noto avvocato milanese, scelto dallo stesso Cosco, ma pagato con i soldi pubblici. Difatti, per essere ammessi al gratuito patrocinio, l&#8217;ultimo reddito annuo dichiarato non può superare i 10.628,16 euro e Carlo Cosco, nella sua istanza accompagnata da una autocertificazione ha scritto che lavorava come buttafuori nelle discoteche e che aveva un reddito esiguo.<span id="more-21555"></span> </p>
<p>Il presidente della Corte d&#8217;Assise di Milano, Filippo Grisolia, dove lo scorso 6 luglio si è aperto il processo a carico di Carlo Cosco ed altri cinque imputati, ha accolto questa richiesta ed ha ammesso lo stesso al gratuito patrocinio, mentre i due suoi fratelli, Vito e Giuseppe, anch&#8217;essi imputati nello stesso processo, pagheranno di tasca propria due avvocati a testa.</p>
<p>Il problema, precisano gli avvocati Enza Rando ed Ilaria Ramoni, difensori di Denise Cosco, figlia di Carlo e di Lea, è che nell&#8217;accusa è caduta l&#8217;aggravante mafiosa, altrimenti l&#8217;imputato non avrebbe potuto ottenere il gratuito patrocinio. Eliminato il reato di associazione mafiosa, Carlo Cosco è stato rinviato a giudizio per omicidio premeditato e occultamento di cadavere, ma non per motivazioni legate alle rivelazioni della 36enne Lea Garofalo sui traffici del clan Cosco, bensì per ragioni familiari dovute alle continue liti con la moglie. Insomma, un omicidio normale, di tipo passionale.</p>
<p>Lea aveva intrattenuto un periodo di collaborazione con la giustizia dal luglio del 2002 al 6 aprile 2009, ed alla fine di quello stesso mese aveva deciso di abbandonare Cosco per restare da sola con la figlia Denise a Campobasso. Lea e Denise, provenienti da Firenze, erano giunte a Milano il 20 novembre del 2009 per passare alcuni giorni in città in compagnia di Carlo Cosco, al fine di discutere l&#8217;intenzione di Denise di trasferirsi nel capoluogo lombardo. </p>
<p>Le due donne sarebbero dovute ripartire la sera del 24 novembre. Quella sera, Denise racconta di essere stata accompagnata dal padre, Carlo Cosco, presso l&#8217;abitazione del fratello di questi, Giuseppe detto Smith verso le 18,30 circa e di avere passato la serata in compagnia della zia e dei cugini fino alle 21 circa, quando il padre aveva fatto ritorno per accompagnarla, insieme alla madre, alla stazione ferroviaria, da dove le due donne sarebbero dovute ripartire alle 23 per far ritorno in Calabria. </p>
<p>Ma lì Lea non c&#8217;era e quel treno è partito senza di loro. Lea, intanto, come testimoniano le telecamere di corso Sempione, era stata prelevata dalla Chrysler Voyager di Carlo Cosco alle 18,39 di quella sera, dopo di che di lei si sono perse le tracce. </p>
<p>Nell&#8217;ottobre del 2010 il gip di Milano, Giuseppe Gennari, esaminata la richiesta del pm, ordina l&#8217;arresto di sei persone, Carlo Cosco, 41 anni, di Petilia Policastro, Giuseppe Cosco detto Smith, 47 anni, di Petilia Policastro, Vito Cosco detto Sergio, 42 anni, di Petilia Policastro, Rosario Curcio, 35 anni, di Petilia Policastro, Massimo Sabatino, 38 anni, di Pagani, Carmine Venturino, 33 anni, di Petilia Policastro. </p>
<p>Ai sei viene contestata la morte di Lea Garofalo. In particolare Carlo Cosco avrebbe predisposto e organizzato l&#8217;agguato diretto a sequestrare, interrogare ed uccidere la vittima; Massimo Sabatino e Carmine Venturino avrebbero sequestrato la vittima e l&#8217;avrebbero consegnata a Vito Cosco ed a Giuseppe Cosco, i quali l&#8217;avrebbero interrogata e poi uccisa con un colpo di pistola.</p>
<p>di Carmelo Colosimo</p>
<p>da La Gazzetta del Sud</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta a Praialonga: chieste 23 condanne</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 08:05:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Oltre un secolo di carcere: è quanto ha chiesto il pubblico ministero Pierpaolo Bruni al termine della sua requisitoria nel processo che si sta celebrando davanti ai giudici del Tribunale di Crotone (Guglielmo Labonia presidente, Gilda Del Borrello e Raffaella Dattolo a latere) e che è scaturito da un’indagine denominata ‘Puma’ su una serie di attività illecite gestite dalla cosca Maesano all’interno del villaggio turistico Praialonga; processo che vede alla sbarra 26 imputati tra esponenti politici, imprenditori, pubblici funzionari e mafiosi accusati a vario titolo di una lunga serie di reati<span id="more-21535"></span>: associazione mafiosa, detenzione di armi, estorsione, corruzione, voto di scambio, abuso d’ufficio. </p>
<p><strong>Il clima nel processo</strong> </p>
<p>“Il processo ad una cosca mafiosa è finito per diventare il processo a Forleo, colui che deve essere considerato come parte offesa” ha esordito senza tanti preamboli il pm Bruni alludendo al clima che difensori e imputati hanno tentato di instaurare nel corso dell’istruttoria dibattimentale facendo passare l’ex amministratore del villaggio Praialonga &#8211; secondo la ricostruzione degli inquirenti defenestrato da quella carica per far posto agli uomini della cosca che voleva accaparrarsi gli introiti della struttura &#8211; come un trafficante e un truffatore. </p>
<p>E allora, per sgomberare il campo da ogni dubbio, per evitare qualsiasi rilievo alla credibilità di Stefano Forleo, il pubblico ministero ha annunciato che non lo avrebbe mai menzionato, che non avrebbe mai citato le sue dichiarazioni, ma soltanto le intercettazioni delle conversazioni tra alcuni degli imputati: conversazioni che &#8211; a suo dire &#8211; rappresentano delle vere e proprie confessioni. E se poi quelle conversazioni risulteranno compatibili, perfettamente sovrapponibili a quelle dell’ex amministratore di Praialonga &#8211; ha avvertito Bruni &#8211; allora il Tribunale dovrà concludere che Forleo è credibile e riabilitarne la figura. </p>
<p>Ma questo non era l’unico sasso che il pm Bruni si è voluto togliere. “Abbiamo scoperto in questo processo che la cosca Maesano non ha mai operato nel villaggio Praialonga. Nessuno si è accorto di loro. Tante persone, le stesse che sfilano alle marce per legalità o parlano di impegno contro la mafia, testimoniando in quest’aula ne hanno tessuto le lodi o hanno minimizzato”. </p>
<p>Un chiaro segnale &#8211; ha chiosato il pubblico ministero del clima di intimidazione e omertà, “eppure sia la sentenza di primo grado che quella d’appello hanno confermato con sicurezza l’esistenza dell’associazione mafiosa”. </p>
<p>Proprio a quelle sentenze, che hanno già definito l’altro troncone del processo ‘Puma’, il pm Bruni ha fatto continuamente riferimento per delineare la posizione dei singoli imputati, la loro appartenenza alla cosca o i rapporti collusivi. Ha spiegato il groviglio di interessi tra i fratelli Giovanni e Antonio Puccio e Luigi Bumbaca, l’uomo che subentrò a Forleo nell’amministrazione del condominio per volere della cosca e non certo per la sua professionalità, ha spiegato Bruni citando una delle tante intercettazioni ambientali nelle quali si afferma che “i Puccio lavorano per i Maesano” o quella in cui Fiorello Maesano spiega che “Bumbaca mi appartiene”. </p>
<p>Ed è proprio Antonio Puccio, a testimonianza della piena appartenenze al clan, a ricevere da Fiorello Maesano una confidenza importante: l’intento della cosca di uccidere Stefano Forleo. “Dagli atti, insomma, si ricava chiaramente che il villaggio Praialonga era governato dalla cosca Maesano &#8211; ha chiosato il pubblico ministero &#8211; sebbene tutti i condomini lo ignorassero”. </p>
<p>Bruni si è quindi soffermato sugli intrecci tra mafia e politica, ripercorrendo la vicenda del piano regolatore di Botricello, l’interesse dei fratelli Puccio e di Bumbaca al cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni, ma anche quella dei lavori effettuati nel villaggio grazie all’intervento dell’assessore regionale dell’epoca Dionisio Gallo. </p>
<p>di (d.p.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19893&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Crotone, l&#8217;erario manda la Gdf alla Gestione servizi</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 07:53:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Diverse centinaia di migliaia di euro che con more ed interessi hanno raggiunto, se non superato, la somma di un milione di euro in cartelle esattoriali, anche se in parte sono in contestazione da parte del debitore. E proprio i debiti con l’erario (mancati versamenti di Iva e contributi previdenziali ai 77 dipendenti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Diverse centinaia di migliaia di euro che con more ed interessi hanno raggiunto, se non superato, la somma di un milione di euro in cartelle esattoriali, anche se in parte sono in contestazione da parte del debitore. E proprio i debiti con l’erario (mancati versamenti di Iva e contributi previdenziali ai 77 dipendenti soprattutto nel biennio 2007-2008) hanno portato i finanzieri nella sede lungo la statale 106 della società Gestione servizi spa, interamente partecipata dalla Provincia<span id="more-21532"></span> di Crotone che è anche l’unico committente avendole affidato in house (cioè senza alcuna gara) tutti i servizi attualmente espletati: dalla manutenzione alla segnaletica stradale, dalla gestione del parco automezzi ad alcuni servizi amministrativi. </p>
<p>L’arrivo dei militari della Guardia di finanza, la mattina dello scorso martedì 25 ottobre, sarebbe stato determinato dal caso: dalla prevista verifica patrimoniale a sorteggio sui soggetti debitori di una somma superiore a 25 mila euro, a garanzia della possibilità di riscuotere da parte del creditore, quando a rivendicare i crediti è la società di riscossione del Governo, Equitalia spa (che ha assorbito l’ex Etr). E Gestione servizi spa sarebbe stata proprio una delle ‘fortunate’ ad essere sorteggiate per i controlli. </p>
<p>I militari delle Fiamme gialle hanno chiesto, ed ottenuto, l’accesso alle informazioni sul patrimonio dell’azienda, per stilare un rapporto che servirà all’agente della riscossione a valutare se la consistenza dei beni è sufficiente a garantire il recupero dei crediti. I controlli sono stati effettuati unicamente presso la sede della società (che si trova sulla statale 106 in località San Giorgio di Crotone) e non hanno riguardato gli uffici della Provincia. </p>
<p>Pare che siano stati anche pignorati alcuni beni della Gestione servizi, come il magazzino generale dei ricambi (per gli automezzi e l’occorrente per la viabilità), i computer e le stampanti ed il parco automezzi, che comunque è limitato a pochi veicoli in quanto la maggior parte dei mezzi è affidata in comodato gratuito dall’ente intermedio. </p>
<p>Già lo scorso agosto la società era stata raggiunta da un pignoramento per 444 mila euro promosso sempre da Equitalia, notificato alla Provincia, in quanto terzo, che ha vincolato in bilancio la somma corrispondente tra i crediti che Gestione servizi spa vanta proprio dall’ente intermedio per i servizi espletati. </p>
<p>La visita dei finanzieri nella sede sociale ha accelerato la definizione della richiesta di rateizzazione da parte dei vertici della società in house che nei prossimi giorni chiederanno ad Equitalia di pagare i debiti in 72 rate mensili.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19892&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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