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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Reggio Calabria</title>
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		<title>&#8216;Ndrangheta e politica, Cherubino tace &#8211; Nell&#8217;interrogatorio di garanzia davanti ai giudici reggini l&#8217;ex consigliere regionale della Calabria si è avvalso della facoltà di non rispondere &#8211; Si è difeso, invece, Rocco Agrippo. Il prefetto sospende il consigliere comunale Domenico Commisso</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/23/ndrangheta-politica-cherubino-tace-nellinterrogatorio-garanzia-davanti-giudici-reggini-lex-consigliere-regionale-della-calabria-avvalso-della-facolta-non-rispondere-dif/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:31:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Hanno scelto strategie diverse, in occasione dell&#8217;interrogatorio di garanzia, i politici arrestati lunedì nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulle attività del clan Commisso di Siderno. Cosimo Cherubino, ex consigliere regionale della Calabria, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Rocco Agrippo, ex assessore della Provincia di Reggio, si è difeso a oltranza. Nel carcere di via San Pietro, ieri mattina, davanti al gip Silvana Grasso, alla presenza del sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo e del suo difensore di fiducia, avvocato Sergio Laganà, Cherubino si è dichiarato estraneo rispetto ai fatti che gli vengono contestati.<span id="more-23209"></span> </p>
<p>Ha voluto, inoltre, precisare che il suo passaggio al Pdl era avvenuto in seguito a una «valutazione politica assunta a livello regionale, unitamente ad altri esponenti del suo partito, tutti ex socialisti». L&#8217;ex consigliere regionale ha aggiunto che da parte sua «nessun passaggio di schieramento era stato concordato con la &#8216;ndrangheta».</p>
<p>Per il resto Cherubino si è riservato di rispondere a tutte le domande una volta che avrà chiaro l&#8217;intero quadro posto a suo carico. Il politico ha, inoltre, dichiarato che è sua precisa intenzione difendersi e chiarire tutto e ha manifestato il proposito di chiedere al pubblico ministero la fissazione di un prossimo interrogatorio per chiarire tutto.</p>
<p>Chi ha cercato di chiarire tutto nel corso dell&#8217;interrogatorio di garanzia è, invece, Rocco Agrippo. L&#8217;ex amministratore della Provincia, difeso dall&#8217;avvocato Leone Fonte, ha risposto alle domande del gip Grasso e del pm De Bernardo. Ha cominciato sostenendo di non aver mai favorito la famiglia Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, in particolare Rocco Aquino con il quale, ha precisato, esiste un rapporto di parentela (il fratello di Agrippo ha sposato una sorella di Aquino).</p>
<p>Buuna parte dell&#8217;interrogatorio è stato incentrato sulle conversazioni intercettate nella lavanderia &#8220;Ape Green&#8221;, di proprietà di Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. In particolare quelle che vedevano impegnati il capo del clan sidernese e Rocco Aquino. In una Commisso avrebbe chiesto all&#8217;interlocutore di interessare Agrippo per il sequestro di un camion del nipote. «Aquino – ha sostenuto l&#8217;ex assessore provinciale – non mi ha mai chiesto nulla. E poi le indagini hanno solo potuto confermare che non mi sono adoperato in nessun ufficio per la storia del sequestro del camion».</p>
<p>Gli inquirenti contestano ad Agrippo di essere stabilmente inserito nel contesto criminale e di avere anche un ruolo importante in quanto accreditato della &#8220;santa&#8221;, una dote riconosciuta solo a certi livelli. A mettere nei guai l&#8217;ex assessore provinciale è stata l&#8217;intercettazione di un colloquio dove Giuseppe Commisso e Salvatore Commisso parlano di un Agrippo &#8220;santista&#8221;. </p>
<p>L&#8217;indagato, rispondendo al gip, ha sostenuto che si è trattato di un equivoco perché l&#8217;Agrippo di cui parlava Salvatore Commisso era un suo omonimo canadese. E non a caso, ha fatto notare l&#8217;ex amministratore della Provincia, Giuseppe Commisso aveva manifestato una certa sorpresa.</p>
<p>Rocco Agrippo ha sostenuto di non aver mai avuto rapporti di alcun genere con Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. Parlando della sua carriera politica ha poi ricordato di aver iniziato nel 2002 e di aver ottenuto un&#8217;affermazione plebiscitaria nel collegio di Marina di Gioiosa Jonica. </p>
<p>Agrippo ha contestato l&#8217;assunto che gli Aquino si siano mai interessati per sostenerlo: «Sono trasparente – ha sostenuto il politico –, voi avete investigato, i miei numeri telefonici sono stati sottoposti a intercettazione. Se avessi commesso qualsiasi illegalità l&#8217;avreste scoperto. Tengo a ribadire che la mia candidatura è stata sostenuta esclusivamente dal partito».</p>
<p>Agrippo ha parlato tanto per difendersi mentre un altro politico, Domenico Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Floccari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella cella del carcere dove si trova dopo l&#8217;arresto, Commisso ieri è stato raggiunto dalla notizia che il prefetto Vittorio Piscitelli l&#8217;ha sospeso da consigliere comunale di Siderno. </p>
<p>Tra gli indagati sentiti ieri (gli interrogatori saranno completati stamane), Salvatore Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Macrì, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Antonio Commisso, difeso dall&#8217;avvocato Franesco Commisso, ha risposto e si è difeso.</p>
<p>di Paolo Toscano</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“La falsa politica”, nelle intercettazioni il rapporto perverso politici-clan</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:46:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Numerosissimi gli spunti e i riferimenti a politici ed esponenti istituzionali, nell’operazione <em>La falsa politica</em>, a testimonianza dei notevoli interessi e della propensione della ‘ndrangheta a salire sempre sul “carro” del probabile futuro vincitore&#8230; Intanto fra gli arrestati c’è Rocco Agrippo, ex assessore provinciale di centrosinistra, poi passato con Fefè Lombardo riuscendo però a mantenere l’Mpa nell’orbita del suo ex-presidente della Provincia Pino Morabito.<span id="more-23196"></span></p>
<p>Agrippo, solidamente imparentato con la cosca Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, per le imbarazzanti intercettazioni venute fuori a margine dell’operazione “Crimine” s’era autosospeso. Sarebbe stato lo stesso presidente Morabito, come illustrato dal cronista a suo tempo, a pretendere almeno il congelamento delle sue deleghe (Demanio e Patrimonio, Autoparco, Immigrazione): fu così che il 26 luglio 2010 Agrippo (ex socialista nel frattempo passato al Pd insieme a un altro politico citato in ordinanza, l’ex consigliere regionale sidernese Luciano Racco), di fronte all’aut-aut, si autosospese da assessore.</p>
<p>Per poi passare, a breve, nel Movimento per le autonomie, anche coi galloni di commissario provinciale del partito.</p>
<p>Ampi riferimenti riguardano invece l’ex capogruppo pidiellino alla Provincia e sindaco di Siderno dal 2011 Riccardo Ritorto. «Il sindaco lo farà sottoterra», avrebbero detto in giro alla vigilia delle Comunali sidernesi il fratello dell’ex sindaco Sandro Figliomeni, Antonio, e l’ex assessore di Figliomeni Antonio Commisso: a Ritorto si addebitava il presunto complotto che avrebbe fatto cadere il predecessore.</p>
<p>Ma in un’intercettazione Giuseppe Commisso detto ‘U Mastru’ – punto di riferimento indiscusso, “cerniera” tra la ‘ndrina locale e i politici – riferisce che i clan hanno ormai deciso di appoggiare proprio Ritorto («Quella persona che entra come sindaco se non si comporta bene i busca», ammonisce però, rammentando il comportamento di Figliomeni, che non gli era proprio andato giù).</p>
<p>E Mino Muià, dopo aver parlato col futuro primo cittadino sidernese, rassicura Commisso: Ritorto &#8211; dice lui &#8211; si metterà a disposizione della cosca.</p>
<p>Riccardo Ritorto, invece, in una conversazione si lamenta in termini crudi con l’allora vicecoordinatore provinciale del Pdl Ernesto Reggio del comportamento di un consigliere regionale ed ex assessore comunale reggino. «E’ un pazzo scatenato, va fermato prima che succedano cose spiacevoli… non può andare da certa gentaglia», in quanto per le Amministrative l’ex assessore reggino avrebbe contattato «la peggiore feccia – si sfoga Riccardo Ritorto –, anche parenti di gente arrestata nell’operazione Crimine (…). Se vuole stare con la ‘ndrangheta stia con la ‘ndrangheta, però lo deve dire».</p>
<p>di Mario Meliadò</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/27208/-falsa-politica-nelle-intercettazioni-rapporto-perverso-politici-clan">reggiotv.it</a></p>
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		<title>Giusy Pesce si racconta nel processo ‘All Inside’ contro la sua famiglia &#8211; La collaboratrice di giustizia determinata a voler offrire ai suoi tre bambini un futuro di speranza</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:37:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Lei si chiama Giuseppina e ha scelto di esercitare la sua facoltà di discernere cosa è giusto da cosa è sbagliato. Questa facoltà, che potrebbe essere pane quotidiano per ogni cittadino libero, a lei costa cara poiché l’ha portata ad essere la principale accusatrice della sua stessa famiglia, nel processo in cui lei è comunque imputata. La sua storia è nota in tutto il paese perché Giusy Pesce ha avuto e ha coraggio di sfidare, di rompere e scardinare la cappa mafiosa in cui è cresciuta a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Non vorrebbe tornare a fare da staffetta tra chi è dentro e chi, della sua famiglia di ndrangheta, è fuori dal carcere ma vuole cambiare vita, vuole fare la cosa che ritiene giusta, vuole collaborare per ricominciare.<span id="more-23193"></span></p>
<p>Lei lo fa per i suoi tre bambini, i suoi figli, in realtà lo fa che tutti i figli onesti di questa martoriata terra. E’ una mamma di trent’anni che, come ogni mamma, vorrebbe per i tre figli un futuro migliore in un paese in crisi. Le sue preoccupazioni, tuttavia, travalicano di gran lunga quelle da cui ogni mamma è giustamente assorbita, perché Giuseppina non vuole solo un futuro migliore ma vuole un futuro diverso per i suoi figli. </p>
<p>Giusy è figlia del boss Salvatore Pesce, sorella di Francesco, cugina di Ciccio ‘u testuni’, tutti familiari che lei stessa ha fatto arrestare, ella ha dunque un cognome che pesa e ormai sa bene che non deve affrontare solo un avvenire incerto in un paese in difficoltà ma sa che deve prima di tutto strappare i suoi figli ad un destino segnato dalla loro appartenenza ad una famiglia mafiosa.</p>
<p>Giuseppina Pesce dopo il suo arresto nel 2010, nonostante le pressioni, i ripensamenti, la fuga dalla località segreta dopo l’ingresso nel programma di protezione in quanto collaboratrice di giustizia, poi le nuove pressioni della madre e della sorella, le recenti insinuazioni dello zio Giuseppe Ferraro detenuto in regime di 41 bis, sta continuando a collaborare con gli inquirenti; sta ricostruendo dolorosamente la sua vita in Calabria, la sua infanzia e la sua adolescenza rubate, il suo matrimonio con Rocco Palaia, sta collaborando per dire quello che sa sugli affari della sua famiglia, reggente nel rosarnese. </p>
<p>Parole di condanna le riserva la sua famiglia, per la scelta di stare dalla parte dello Stato; ma solo aprole che Giuseppina rispedisce al mittente mentre, scortata, da ieri sta deponendo da Roma in video conferenza nel delicatissimo processo ‘All Inside’ in celebrazione a Palmi, in provincia di Reggio Calabria contro i presunti affiliati alla cosca rosarnese dei Pesce e che vede anche lei imputata.</p>
<p>I contenuti delle sue collaborazioni hanno già consentito numerosi arresti dei suoi familiari ed il sequestro di beni (224 milioni di euro) di quella che è la sua famiglia di sangue ma, come è evidente, non di valori. I valori di Giusy sono altri e puliti e sono quelli in ragione dei quali ha detto no all’omertà e sì al coraggio di perseguire la Giustizia e la Libertà dall’oppressione mafiosa. Ieri otto ore di sofferta deposizione. Sarà sentita per tutta la settimana e sarà chiamata a confermare nelle sede processuale gli elementi, i fatti e le circostanze già riscontrati dagli inquirenti.</p>
<p>Una scelta coraggiosa che è speranza per i suoi tre bambini, certamente. Una scelta che anche ha il sapore di una libertà possibile per l’intera Calabria e non soltanto.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/27205/giusy-pesce-si-racconta-nel-processo-all-inside-contro-sua-famiglia">reggiotv.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>CSOA Cartella, un grande corteo e un’assemblea pubblica per chiedere la riapertura immediata</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 16:09:31 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La notte tra il 14 ed il 15 maggio 2012 un attentato incendiario devastava il c.s.o.a. Angelina Cartella, oggi sottoposto dal magistrato a sequestro preventivo. Nei dieci anni di iniziative sociali, culturali e politiche, il Cartella è stato oggetto di ben tre attentati incendiari e di una miriade di danneggiamenti e provocazioni, episodi sempre minimizzati dalle istituzioni locali, subito pronte a etichettare questi fatti come “ragazzate”, o banali scontri tra “bande” di giovinastri tifosi dell’estrema destra o dell’estrema sinistra.<span id="more-23190"></span></p>
<p>Un incendio questo che segue una serie di intimidazioni denunciate all’inizio di maggio, denunce che avrebbero potuto evitare tutto ciò. Ma in questo clima di impunità storica, avallato da un crescendo di ideologia nostalgica del ventennio, alimentata dagli stessi palazzi del potere, non ci si poteva attendere altro che una banalizzazione del pericolo, con la naturale conseguenza della semidistruzione del Cartella.</p>
<p>Le firme lasciate sulle pareti non lasciano dubbi sulla manovalanza utilizzata, ma la portata dell’attentato ricorda molto gli atti dinamitardi mafiosi siciliani, pertanto non si può minimizzare l’accaduto come il gesto di semplici “ragazzate”. La violenza dell’attentato evidenzia il fatto che sotto vi siano motivazioni pesanti, preoccupanti se consideriamo che questo avviene in una città dove il connubio di interessi fittamente intrecciatisi negli anni &#8217;70, tra &#8216;ndrangheta, eversione di destra, massoneria, politica ed economia, ha creato quel mix esplosivo, quell’area grigia, quei comitati d&#8217;affari che controllano interamente l’economia del territorio. </p>
<p>E questo non lo diciamo noi, ma tutte quelle inchieste in corso a livello locale e nazionale.</p>
<p>In questi giorni ci siamo scervellati nel cercare di trovare una spiegazione plausibile, il perché di una  escalation di violenza così rapida nei nostri confronti. Una vecchia canzone dei Gang diceva che se si vuole trovare la verità, è necessario seguire i flussi di denaro. </p>
<p>Flussi di denaro che in questi anni abbiamo seguito, quelli per la costruzione del ponte sullo Stretto, quelli legati alle esternalizzazioni dei servizi pubblici, quelli che potrebbero arrivare con l’area metropolitana, quelli connessi alle speculazioni che vorrebbero questi territori immolati in nome del profitto di pochi.</p>
<p>Flussi che, per poter essere indirizzati, vogliono l&#8217;assenza di testimoni scomodi ed il silenzio. Noi non taciamo. Noi non andremo via. Noi attraverseremo questo territorio che ci ha circondato con uno straordinario abbraccio solidale, con una manifestazione che farà sentire forte anche a chi non vuole, la voce della Reggio e di Gallico che non si lascia intimidire. </p>
<p>L’appuntamento è <strong>sabato 26 maggio alle 16.30</strong> proprio al c.s.o.a. Cartella. É quello che ci hanno chiesto le tantissime persone che hanno partecipato all&#8217;immediato sit-in di risposta e all&#8217;assemblea che ne è scaturita tra le macerie ancora fumanti. </p>
<p>Per costruire insieme a noi questo grande corteo, invitiamo chi è ancora capace di indignarsi, le forze sane, l&#8217;associazionismo, la gente, tanta, con la quale in questi dieci anni di esperienza del Cartella abbiamo incrociato cammini culturali, sociali e politici, a partecipare all&#8217;<strong>assemblea pubblica di mercoledì 23 maggio alle ore 17.30 al Teatro Siracusa</strong>. </p>
<p>Un’occasione per riflettere non solo sui fatti che ci hanno visto direttamente interessati, ma anche sulla preoccupante deriva che sta coinvolgendo l’Italia tutta, tristemente rappresentata dalla tragedia di Brindisi. La violenza per spaventare, terrorizzare, zittire le voci di dissenso favorendo militarizzazioni del territorio e soluzioni autoritarie.</p>
<p>All’assemblea di mercoledì così come alla Manifestazione del 26 a Gallico, invitiamo tutti coloro che in questo decennio hanno condiviso con noi le nostre tante battaglie di libertà e dignità, ed anche tutti coloro che solidarizzando con noi sono convinti che sia possibile costruire una città, una società diversa per noi e i nostri figli. </p>
<p>Lottiamo affinché il c.s.o.a. Cartella sia restituito a tutti al più presto, impegnandoci a viverlo più grande e più bello. </p>
<p>Per sostenere la campagna di solidarietà al Cartella, è possibile inviare sottoscrizioni al  C/C postale 1006384406, intestato a &#8220;IO STO CON IL CARTELLA&#8221;, IBAN IT14I0760116300001006384406</p>
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		<title>‘Ndrangheta: il coraggio di Giuseppina, testimone contro tutta la sua famiglia &#8211; La giovane mamma calabrese ha permesso l&#8217;arresto dei familiari e il sequestri di beni per 224 milioni di euro. Arrestata aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Dopo una strana ritrattazione è tornata a essere collaboratrice di giustizia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 18:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Rosarno all’aula bunker di Rebibbia. Sono poco meno di 650 i chilometri che separano Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di boss di una delle cosche più potenti della Calabria, dalle sue origini, dalla sua storia e dalla sua famiglia. Ma è una distanza enorme quella percorsa da questa giovane mamma di 30 anni che dal suo arresto, nell’aprile del 2010, è diventata una collaboratrice di giustizia. Che lunedì prossimo a Roma testimonierà contro gli imputati del maxi processo di Palmi – iniziato nel luglio dell’anno scorso – contro esponenti della ‘Ndrangheta che anche lei, passando per una sofferta ritrattazione, ha contribuito a far arrestare. Compresi i suoi familiari più stretti. Giuseppina è l’unica delle donne che, negli ultimi tempi, sono andate contro la ‘Ndrangheta a essere viva.<span id="more-23184"></span> </p>
<p>Maria Concetta Cacciola è morta dopo aver bevuto misteriosamente dell’acido e i suoi familiari sono in carcere per istigazione al suicidio. Il corpo di Lea Garofalo invece non è mai stato trovato. I sei uomini che sono stati condannati all’ergastolo, compreso l’ex marito e padre di sua figlia, l’avrebbero sciolta in cinquanta litri di acido. A tutte e tre queste donne è stato dedicato l’ultimo 8 marzo. </p>
<p>Nell’ottobre del 2010 Giuseppina, che all’interno della cosca aveva il compito di fare da staffetta di ordini tra il padre in carcere e i suoi uomini fuori, decide di collaborare. Dice di volere assicurare ai tre suoi figli un futuro diverso. Fuori dalla criminalità organizzata. Dove lei aveva avuto quel ruolo di collegamento per portare al di là delle sbarre le richieste estorsive. Ma anche di avere partecipato all’attività di intestazione fittizia di beni e per riciclare i soldi sporchi della cosca, che solo per farne comprendere la forza aveva un bunkerista di fiducia.</p>
<p>Una breccia, la collaborazione di Giuseppina nell’impenetrabile universo ‘ndraghetista, che ha permesso agli inquirenti calabresi, che ne sottolineano la novità e l’eccezionalità, di ricostruire la piramide del potere dei Pesce. Con Antonino, lo zio della collaboratrice, a capo e con il figlio Francesco, subentrato prima dell’arresto, al boss. E poi il ruolo di suo padre e del fratello, anche lui di nome Francesco, della madre e della sorella. Arrestati. </p>
<p>Il suo racconto, le sue dichiarazioni anche hanno permesso di sequestrare beni per 224 milioni di euro. Giuseppina ha così raccontato di avere saputo dal fratello e dal marito che esistono gerarchie e gradi, che si acquisiscono attraverso la commissione di reati. Chi dimostra maggiore capacità criminale viene promosso. Il fratello le aveva confidato di avere la “santa” e quindi di avere uno dei gradi più alti nella speciale carriera della società mafiosa. </p>
<p>Non solo i gradi, ma anche le alleanze ed ecco che così Giuseppina agli inquirenti della Dda di Reggio Calabria, l’aggiunto Michele Prestipino e il pm Alessandra Cerreti, ne descrive la composizione: “Lo so perché, come le ripeto, le dicevo ci sono le squadre, no?, e quindi loro sono i tifosi, ci sono le persone vicine alla famiglia Pesce, cioè ha le su famiglie, e la famiglia Bellocco ha le famiglie di cui parlavo prima, gli Ascone, i Cacciola (cui apparteneva Maria Concetta, amica di Giuseppina ndr), adesso mi sfugge… Olivieri, e i Cacciola sono… lui, la sua famiglia insomma, fanno parte di quelle famiglie vicine ai Bellocco, insomma…”. </p>
<p>Giuseppina, da interna, sa tante cose: “Stando dentro una famiglia che di questi discorsi ne senti, dove vai, anche… cioè anche non facendone parte, non prendendo parte ai discorsi però li senti, è così!. Eh, bisogna viverci! Non vuol dire però che si condividono, eh, questo volevo puntualizzare… le so però non vuol dire che sono cose che… cioè, magari, fa anche male saperli e anche male sentirli e anche respirarle”. </p>
<p>Chissà come deve essere respirare la ‘Ndrangheta. Le indagini che hanno riunificato le operazioni dei carabinieri “All Inside” 1 e 2 erano partite dopo l’omicidio, nell’ottobre del 2006, di Domenico Sabatino, considerato uomo dei Pesce.</p>
<p>All’improvviso però Giuseppina, era il 2 aprile dell’anno scorso, decide di interrompere la collaborazione. Non vuole più essere una pentita. In una lettera la giudice dichiara di essere stata “indotta” a fare le dichiarazioni eppure il giorno 4 aprile, interrogata dal pm che ancora non è informato della novità, risponde. </p>
<p>Solo l’11 aprile si avvale della facoltà di non rispondere e ammette di essere in contatto con la sua famiglia e con quella del marito; tutti le avevano offerto sostegno economico per le spese legali e tutto ciò di cui, rinunciando alla protezione dello Stato, avrebbe avuto bisogno per sé ed i figli. </p>
<p>Poi l’arresto a giugno per evasione dagli arresti domiciliari. Dopo qualche giorno spiega le sue ragioni. Per esempio la non condivisione da parte dei figli, pur giovanissimi, della sua collaborazione e in particolare della figlia maggiore adolescente. E poi anche un’altra verità forse quella più sentita; il timore che qualcosa di male potesse accadere ai suoi cuccioli. </p>
<p>Giuseppina era assolutamente consapevole che se quel giorno, l’11 aprile, avesse regolarmente risposto alle domande, non avrebbe più rivisto i figli. Che ora stanno con lei. Sotto protezione. Come questa mamma che respirava la ‘Ndrangheta sognava e scriveva alla sua Angela in una poesia.</p>
<p>di Giovanna Trinchella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/trinchella-ndrangheta-pesce/231300/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Società e case: confiscati 330 milioni al re dei videopoker accusato di mafia &#8211; Provvedimento del tribunale di Reggio Calabria sul patrimonio di Gioacchino Campolo. Sigilli a due società, centinaia di immobili, auto e moto &#8211; L&#8217;uomo è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Confiscati i beni del “re dei videopoker”. Il 73enne Gioacchino Campolo dovrà rinunciare a 330 milioni di euro. Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca del patrimonio di una ditta individuale e due società e relativi conti correnti, oltre a circa 260 beni immobili, tra appartamenti, terreni, magazzini adibiti a negozio o deposito, ubicati per lo più a Reggio Calabria e provincia ma anche a Taormina, Roma e Milano e anche un appartamento a Parigi, in Rue Saint Honorè. Confiscati anche auto, veicoli commerciali e motocicli.<span id="more-23174"></span> </p>
<p>Nel luglio 2008 a Campolo furono sequestrati beni per 25 milioni. Qualche mese dopo, il 13 gennaio 2009, l’imprenditore dei videopoker fu arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori, e subì un secondo sequestro di beni per un valore di circa 35 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione “Geremia”. </p>
<p>Il collegio presieduto da Kate Tassone, che si è pronunciato l’8 maggio su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha sottoposto Campolo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 4 anni. Il 5 settembre del 2009 a Campolo fu notificato in carcere, ancora dalle Fiamme Gialle, un nuovo provvedimento restrittivo, con l’accusa di estorsione in danno di locali imprenditori, cui avrebbe imposto di utilizzare le proprie macchinette, aggravata dalle modalità mafiose (in quell’occasione fu arrestato Andrea Gaetano Zindato, 25enne presunto esponente dell’omonima famiglia mafiosa). </p>
<p>Per quest’accusa Campolo è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione nel gennio 2011. Nel luglio 2010 sempre la Guardia di Finanza, con l’operazione “Les Diables”, emersero nuove accuse per Campolo, ritenuto dagli investigatori legato a vari esponenti della ‘ndrangheta reggina. Tra i collaboratori di giustizia che hanno accusato Campolo figurano Paolo Ianno, ex componente della cosca Condello, Antonino Fiume e Giovanni Battista Fracapane, questi ultimi due ex componenti della cosca De Stefano.</p>
<p>Ancora, secondo le accuse, Campolo avrebbe sistematicamente aggirato la normativa sui videopoker e avrebbe dotato gli apparecchi da gioco che gestiva di marchingegni capaci di consentire vincite in denaro. Campolo è stato scarcerato lo scorso marzo per motivi di salute. Avrebbe accumulato enormi somme di denaro da mettere a disposizione di esponenti di vertice della ‘ndrangheta. </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/sequestrati-milioni-videopoker-campolo-indagato-ndrangheta/233473/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>“Nel segno del mito”: mostra di dipinti di Maurizio Carnevali al Complesso museale “Casino Macrì” di Locri</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:14:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della notte dei musei di sabato 19 maggio, terza tappa per la mostra itinerante di dipinti di Maurizio Carnevali dal titolo “Nel segno del mito”. Dopo l’esposizione al convento di Santa Chiara di Vibo Valentia e al Museo Archeologico Lametino, è la volta del complesso museale del Casino Macrì presso il parco archeologico di Locri, dove verrà inaugurata alle ore 18.30.<span id="more-23157"></span> </p>
<p>La scelta di sedi espositive già in sé ricche di suggestioni mette in gioco la relazione tra i luoghi e le opere di Carnevali, che spiega: “Non cerco per le opere di questa mostra sedi “mute”, dove le tele si ammirino una dopo l’altra come se fossero ognuna conclusa in sé; cerco muri che siano partecipi anch’essi di un dialogo con le storie che i quadri raccontano; storie che emergono da un passato che è tutt’altro che trascorso e che è metafora dei nostri giorni – come di ogni tempo dell’uomo”. </p>
<p>La raccolta infatti ripercorre uno dei temi più cari al pittore calabrese: i miti greci raccontati e rielaborati in una visione  che, una volta di più, umanizza gli dei mentre trasporta gli uomini in un orizzonte mitico fatto di colori densi e di sfondi controversi, dai quali le immagini emergono come da un caos primordiale. </p>
<p>La loro leggibilità non contrasta con le domande che ogni quadro sembra porre a chi lo guarda: domande che riguardano la più intima fibra dell’uomo, il perché della sua esistenza, la ricerca di un senso, la proiezione obbligata verso il mondo ulteriore al quale siamo destinati senza poterlo conoscere. </p>
<p>Un’ampia sezione della mostra è stata studiata ad hoc per la sede locrese: Carnevali ha infatti realizzato una serie di dipinti sui culti locresi e sulla poetessa greca Nosside, mentre una sala sarà dedicata a una raccolta sui Centauri e un’altra ancora accoglierà i dipinti sui miti della Magna Grecia, già precedentemente messi in mostra. </p>
<p>A Nosside Carnevali ha inoltre dedicato due serie di cartelle di dodici litografie l’una, ispirate a ognuna delle liriche conosciute della grande poetessa locrese.</p>
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		<title>C.s.o.a. &#8220;Cartella&#8221;: dopo l’incendio una manifestazione il 26 maggio ed una campagna per la ricostruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti di cemento rimaste in piedi, mentre tutto quello che c’era dentro, sopra, di lato, era stato trasformato in cenere e detriti contorti dal calore, è stato il colpo del definitivo Knock Out.<span id="more-23137"></span></p>
<p>Ma presto il senso di smarrimento, di confusione, è stato spazzato via dall’incredibile fiume di solidarietà che ci ha sommerso: dal quartiere, dalla città, dall’Italia tutta è stato un continuo chiamare, chiedere, offrire braccia, mezzi, soldi. Un abbraccio talmente caloroso da ridarci immediatamente forza, voglia, combattività. Una vicinanza talmente eterogenea quanto sincera, da essere per noi più legittimante di qualsiasi carta bollata, figlia del riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.</p>
<p>“Ricostruire il Cartella, più bello e più grande di prima”, abbiamo detto nel corso di una partecipatissima assemblea, tenutasi ieri pomeriggio, vicino a quelle macerie ancora fumanti. Lo ricostruiremo noi, come abbiamo sempre fatto, con l’aiuto di tutti quelli che sono al nostro fianco, di tutti quelli che dalla Val di Susa a Palermo, dal Friuli alla Puglia, ci stanno dicendo di essere pronti a sostenerci in qualsiasi modo.</p>
<p>Lo ricostruiremo perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a chi, con questo vile atto, pensa di poter chiudere la nostra esperienza, e soprattutto distogliere il nostro impegno politico. </p>
<p>Se la mano che ha compiuto questo vile atto è facilmente individuabile nella bassa manovalanza fascista e mafiosa, purtroppo sempre numerosa in questa città, la mente è per noi da individuare nella tanto famosa area grigia, in tutti quei gruppi affaristici, di interesse, che considerano questo territorio una enorme speculazione, e le casse pubbliche bancomat privati. Vorrebbero che tutti i nostri sforzi si riversassero sulla difesa degli spazi, sullo scontro ideologico e sull’antifascismo, senza preoccuparci più della privatizzazione dei servizi pubblici, della svendita del territorio a fini speculativi, della tremenda crisi economica e soprattutto sociale in cui versa la nostra città. </p>
<p>Se il fine è questo, hanno sbagliato di grosso!</p>
<p>Il Cartella è stato ferito sì, ma è vivo e vegeto.</p>
<p>Stiamo verificando le condizioni per una <strong>manifestazione</strong> contro ogni tentativo di far chiudere questa esperienza, per la difesa degli spazi sociali, da tenersi <strong>sabato 26 maggio</strong>. </p>
<p>Stiamo vagliando, insieme ai nostri tecnici e legali, le modalità per avviare al più presto la ricostruzione della struttura fortemente danneggiata, che sarà sostenuta dal lancio di una campagna nazionale di solidarietà.</p>
<p>Nel frattempo, confermiamo tutte le iniziative già programmate, e diamo appuntamento a tutte e tutti per sabato 19 maggio, per la chiusura delle tre giornate contro l’omofobia che l’ArciGay e gli altri promotori hanno deciso di far tenere al Cartella, e i cui proventi andranno nella cassa di solidarietà per la ricostruzione.</p>
<p>Centro Sociale Occupato Autogestito “Angelina Cartella”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attestati di solidarietà al CSOA Cartella per l&#8217;attentato incendiario</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:33:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del  Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di far valere le ragioni della violenza e della vigliaccheria.<span id="more-23115"></span> </p>
<p>Condannando il gesto e sentendoci vicini al dolore di chi è stato colpito negli affetti, diciamo anche quanto sia importante per tutti interrogare le proprie coscienze per agire responsabilmente, perché il futuro sia costruito all&#8217;insegna della partecipazione democratica, della trasparenza e della giustizia come impegno civile per il bene comune.</p>
<p>Il movimento ReggioNonTace</p>
<p>**************************</p>
<p>Questa mattina la notizia dell&#8217;attentato incendiario al Csoa “A. Cartella” ci ha profondamente inquietato. Perchè quell&#8217;incendio nasconde la viltà e la paura rispetto ai contenuti che gli attivisti e le attiviste di quello spazio esprimono e continueranno a promuovere; se le parole fanno paura e si reagisce con un attentato vuol dire che qualcosa di marcio c&#8217;è a Reggio Calabria.</p>
<p>Perchè quel fuoco è simbolicamente lanciato anche contro la battaglia dell&#8217;acqua, cresciuta negli ultimi anni e che nel centro sociale vede uno dei punti più attivi del coordinamento Bruno Arcuri; è un attacco contro la sua memoria e la volontà dei cittadini e delle cittadine di difendere un bene comune.</p>
<p>Perchè quel fuoco racconta ancora una volta delle pagine più buie di questo Paese e della violenza del fascismo e delle sue mortifere idee.<br />
Esprimiamo la massima solidarietà al Csoa Cartella e sappiamo che nella vicinanza della battaglia per l&#8217;acqua pubblica ce li farà trovare più forti di prima.</p>
<p>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;acqua<br />
Coordinamento calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri”</p>
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<p>Appena appreso dell&#8217;incendio di stanotte al Csoa &#8220;A. Cartella&#8221; di Reggio Calabria sentiamo l&#8217;urgenza di esprimere la nostra indignazione e rabbia per l&#8217;ennesimo attentato a uno spazio di libertà e condivisione della città e del Meridione.</p>
<p>Sentiamo il dovere di ricordare quanto il Cartella, in questi 10 anni di occupazione, abbia saputo essere spazio comune per la condivisione delle lotte e dei momenti più delicati dei nostri territori. Dalla battaglia contro il bluff del Ponte sullo Stretto alla lotta per i diritti dei lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro. Difesa del territorio, decrescita, lavoro e diritti umani.</p>
<p>Siamo convinti che. in un momento di virata repressiva nazionale come quello attuale, l&#8217;esistenza di spazi liberati come questo è vitale per la vita sociale di un territorio. Ancor più in terra di Sud, dove la virata repressiva si incontra con l&#8217;asfissiante cultura mafiosa che inquina la nostra crescita sociale. </p>
<p>Queste intimidazioni &#8220;non riusciranno a fermare il vento, gli fanno solo perdere tempo&#8221;, come recita lo slogan della campagna &#8220;Io sto con il Cartella&#8221;, ne siamo pienamente convinti e partecipi. Perciò, Rifondazione comunista tutta si schiera come ha sempre fatto al fianco delle compagne e dei compagni con cui in questi anni abbiamo condotto le nostre migliori battaglie.</p>
<p>Per il Comitato politico nazionale del Prc: Michele Conia e Tiziana Barillà</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Reggio Calabria, fiamme e scritte fasciste contro il centro sociale “Cartella” &#8211; Molti i danni alla struttura nel mirino da settimane. Qualche giorno fa all&#8217;interno dei locali è stata ospitata una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato &#8211; Uno dei responsabili del collettivo: &#8220;C&#8217;è l&#8217;intenzione di rispondere politicamente a quest&#8217;azione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:03:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le stesse bombolette spray del centro. E poi le fiamme e il fumo. L’intervento dei vigili del fuoco si è reso necessario fino all’alba quando i responsabili del “Cartella” hanno constatato i danni subiti. Due porte sfondate, la cucina e la sala assemblea devastate dai soliti ignoti. I carabinieri indagano per individuare i responsabili del rogo, l’ennesimo in pochi anni, subìto dal centro sociale.<span id="more-23120"></span></p>
<p>Erano settimane che i responsabili avevano avuto avvisaglie di quello che sarebbe successo di lì a poco. Il primo maggio, infatti, avevano denuciato l’intrusione di ignoti che hanno fatto razzia di generi alimentari nella cucina del “Cartella” considerato, ormai da dieci anni, il più importante centro sociale di Reggio Calabria: un punto di aggregazione ma anche un luogo in cui sono state scritte pagine importanti dell’impegno socio-politico di tanti giovani reggini. Ma anche bersaglio di raid e atti vandalici riconducibili a gruppi dell’estrema destra e “cani sciolti”.</p>
<p>“Da parte nostra – ha affermato Peppe Marra, uno dei responsabili del centro sociale – c’è l’intenzione di rispondere politicamente a quest’azione e per questo abbiamo organizzato un’assemblea. Ma c’è anche la voglia di non darla vinta a chi pensa che dobbiamo sgomberare”. I ragazzi del Cartella hanno la la colpa di aver ridato un decoro a una piazza, quella di Gallico, che per anni è stata simbolo di degrado e luogo frequentato dagli spacciatori di eroina: “Sicuramente – ha aggiunto Marra – ci sono ragioni politiche. Sicuramente l’incendio di stanotte è stato appiccato da chi, forse, non gradisce la nostra presenza e vuole che ce ne andiamo”. </p>
<p>Ma il problema di Reggio, a questo punto, è l’escalation di episodi strani che si mescolano ad alcune coincidenze dalle quali la politica non è estranea. Come ricordano i Giovani democratici che, esprimendo lo sdegno per ciò che è avvenuto al “Cartella”, prendono in prestito da Vasco Rossi il titolo della canzone “Che succede in città”: “Tutto è cominciato un giorno del 2006 quando l’allora sindaco (oggi governatore della Calabria) Giuseppe Scopelliti decise di intitolare l’Arena dello Stretto al senatore fascista Ciccio Franco”.</p>
<p>L’amministrazione comunale guidata da Alleanza nazionale non tenne in considerazione le critiche del centrosinistra e di gran parte dei cittadini e l’arena fu, comunque, dedicata al senatore ricordato a Reggio come il capo dei “boia chi molla”. “Dal 2006 ad oggi – è scritto sempre nella nota dei Giovani democratici – abbiamo vissuto una serie di vicende note a tutti: attentati di natura mafiosa, suicidi di dirigenti comunali, un buco finanziario al comune di 170 milioni di euro”. </p>
<p>Ma anche la proposta di intitolare piazza Orange a Giorgio Almirante, “sostenitore della Germania nazista, firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, sostenitore della tesi per cui il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Solo poche settimane fa, inoltre, si è verificata l’aggressione in un locale reggino di un giovane ragazzo, Claudio Toscano, picchiato perché omosessuale.</p>
<p>Aveva ricevuto la solidariera dell’assessore comunale all’Ambiente e alle pari opportunità Tilde Minasi che, pochi giorni dopo, ha ricevuto “con tutti gli onori alcuni rappresentanti di Casa Pound, l’associazione di ispirazione fascista distintasi negli anni per azioni anticostituzionali, xenofobe e razziste, sfociate spesso in veri e propri atti di violenza a luoghi e persone”. </p>
<p>Ieri notte è toccato al centro sociale di Gallico che, qualche giorno fa, ha ospitato una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato. Con ogni probabilità i rappresentanti del “Cartella” non saranno convocati a Palazzo San Giorgio. </p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/reggio-calabria-fiamme-scritte-fasciste-contro-centro-sociale-cartella/230383/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Imprese strozzate e sull&#8217;orlo del fallimento &#8211; Nel primo quadrimestre di quest&#8217;anno le procedure sono aumentate di tre volte rispetto allo stesso periodo del 2011 &#8211; Crescono anche le esecuzioni immobiliari. Le aziende non riescono più nemmeno a pagare i mutui</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:57:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del 2011. In valore assoluto, più della metà del totale dell&#8217;anno scorso. Solo a Reggio, ben 12 le procedure aperte da gennaio a oggi, a fronte delle sole 4 del 2011. Complessivamente, lo scorso anno sono stati 21 i fallimenti dichiarati (24 quelli del 2010). Non traggano in inganno queste cifre che sembrano &#8220;piccole&#8221;: perché in realtà nascondono dimensioni economico-produttive piuttosto &#8220;grandi&#8221;.<span id="more-23089"></span></p>
<p>La nuova legge sulla &#8220;fallibilità&#8221;, infatti, impone dei vincoli ben precisi: nel triennio precedente l&#8217;avvio della procedura, ricavi e attivo non inferiori rispettivamente a 200 mila e 300 mila euro e debiti relativi all&#8217;ultimo anno o all&#8217;ultimo bilancio che superino i 500.000 euro. È ovvio che numeri così &#8220;importanti&#8221; sono soltanto delle imprese non certo di piccole dimensioni. </p>
<p>In una realtà come quella reggina – che sicuramente non possiede un tessuto socio-economico particolarmente ricco e dinamico – il fallimento di 12 nuove imprese, con le inevitabili ripercussioni sull&#8217;occupazione, può dunque costituire un segnale di fortissima preoccupazione per la tenuta socio-economica del territorio.</p>
<p>A questi dati, peraltro, vanno aggiunti quelli relativi alle istanze di fallimento, che poi non necessariamente esitano in fallimenti. E qui si capisce come la crisi dalle nostre parti è arrivata molto prima che altrove: e infatti, mentre nel primo quadrimestre del 2010 le istanze erano solo 27, l&#8217;anno successivo sono raddoppiate, arrivando a 54 e da gennaio a fine aprile si sono attestate a 46.</p>
<p>Lo stesso andamento seguono le procedure di esecuzione immobiliare (decreti ingiuntivi, pignoramenti), che – sempre nel primo quadrimestre – nel 2010 erano 69, l&#8217;anno dopo sono cresciute a 88, quest&#8217;anno si sono &#8220;fermate&#8221; a 87.</p>
<p>Che la situazione stia velocemente mutando – e in senso sicuramente preoccupante – lo conferma il dott. Giuseppe Campagna, che coordina l&#8217;apposita sezione del Tribunale. «Ormai – afferma – si ricorre alla Giustizia anche per riscuotere piccole somme di denaro, perché da una parte nessuno può più &#8220;lasciar perdere&#8221;, anche considerati i tempi lunghi delle procedure; dall&#8217;altra non si ha più fiducia nella solvibilità dei creditori. </p>
<p>I soggetti fallibili sono limitati a Reggio perché nel nostro territorio non esiste un tessuto d&#8217;imprese diffuso. Quindi, visti i limiti imposti dalla nuova normativa, è più facile avviare un pignoramento immobiliare che non un&#8217;istanza di fallimento, sempre che il soggetto debitore possieda immobili. E queste situazioni stanno a mano a mano aumentando: attualmente vi sono anche importanti realtà reggine che non riescono a pagare i mutui a cui devono fare ricorso per poter proseguire l&#8217;attività. E nei confronti di queste società sono già scattati pignoramenti di beni immobili».</p>
<p>Il magistrato lascia poi intendere che questa sorta di &#8220;catena&#8221; perversa si sta pericolosamente allungando, strozzando ulteriormente la già precaria e fragile economia di Reggio. E coinvolgendo attività e imprese che mai nessuno avrebbe immaginato in difficoltà. «Ribadisco – spiega ancora il dott. Campagna – che molte procedure sono conseguenza del mancato pagamento di mutui, sia da parte di privati, sia di società; e mentre i limiti normativi per i fallimenti spesso rischiano di vanificare l&#8217;azione, non esiste alcun vincolo di valore per le procedure esecutive. I mutui spesso sono garantiti con gli immobili: ed è spiegato perché le banche agiscono più facilmente su di essi».</p>
<p>Va anche detto che proprio nelle procedure fallimentari ed esecutive è immobilizzata molta ricchezza: le società non riescono a riscuotere i propri crediti e chi vorrebbe investire è scoraggiato proprio dai tempi eccessivamente dilatati per ottenere i propri soldi. Da qui l&#8217;invito pressante del governo ai magistrati a velocizzare al massimo le azioni. </p>
<p>«E noi – sottolinea il dott. Campagna – ci stiamo adeguando. Grazie alle due colleghe della sezione fallimentare – Tiziana Drago e Caterina Asciutto – stiamo abbassando tantissimo le pendenze: basti pensare che addirittura si definiscono più procedimenti di quanti ne entrano». </p>
<p>Un dato, su tutti: nell&#8217;aprile 2005 (quando s&#8217;è insediato nell&#8217;ufficio il dott. Giuseppe Campagna) le pendenze arrivavano a 1.670; a oggi, nonostante il vertiginoso aumento degli atti, sono circa 830.</p>
<p>di Graziella Mastronardo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=62425&#038;Edizione=7&#038;A=20120511">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Oppido, ucciso a colpi di fucile al volto &#8211; Il sessantaquattrenne Vincenzo Raccosta è caduto nell&#8217;agguato che gli è stato teso in aperta campagna. Gli inquirenti ipotizzano una ripresa della faida &#8211; Ipotizzato un collegamento con l&#8217;omicidio di Vincenzo Ferraro e la scomparsa del figlio della vittima</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:42:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto che insanguina questo territorio. Contro Raccosta sono stati sparati alcuni colpi di fucile al volto che, oltre a sfigurarlo, ne hanno provocato la morte istantanea.<span id="more-23086"></span></p>
<p>Secondo quanto emerso dalle prime indagini eseguite dai carabinieri della Compagnia di Palmi, diretti dal capitano Maurizio De Angelis, della locale stazione di Oppido, retta dal maresciallo Andrea Marino con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi che fa capo al procuratore Giuseppe Creazzo, l&#8217;omicidio potrebbe essere inquadrato in una vendetta maturata negli ambienti delle cosche della Piana di Gioia Tauro, alle quali la vittima sarebbe stata contigua. Raccosta era infatti pregiudicato. </p>
<p>L&#8217;omicidio sarebbe stato commesso tra le 17 e le 17 e 30 sulla strada che da Oppido conduce al sito di Mella di Oppido Vecchia, una strada interpoderale molto dissestata e di difficile percorrenza, lontana da occhi indiscreti e che ben si prestava all&#8217;esecuzione dell&#8217;agguato. Raccosta si trovava probabilmente in quella zona per controllare alcuni terreni di appartenenza e, chi ha agito, conosceva con molta probabilità le sue abitudini. Naturalmente si tratta di ipotesi sulle quali sono ora chiamati a far luce gli inquirenti.</p>
<p>Il clima nella città e nel territorio della Piana è di forte preoccupazione: l&#8217;uccisione di Vincenzo Raccosta è soltanto l&#8217;ultimo di una serie di fatti cruenti che si stanno ripetendo con inquietante puntualità.</p>
<p>Dai primi accertamenti, che potrebbero fare ipotizzare un collegamento con quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, l&#8217;uomo era padre di Francesco Raccosta e suocero di Carmine Putrino, dei quali si sono perse le tracce dallo scorso mese di marzo. Gli inquirenti ritengono possano essere vittime di lupara bianca, mentre vi è anche l&#8217;ipotesi di un allontanamento volontario dal paese forse per sottrarsi a qualche vendetta. </p>
<p>I due si trovavano a bordo di un&#8217;autovettura quando se ne sono perse le tracce pochi giorni dopo l&#8217;uccisione di Vincenzo Ferraro, legato da parentela ai Raccosta, delitto commesso il 13 marzo, con ogni probabilità, nel contesto di una faida di &#8216;ndrangheta. Proprio quanto successo ieri porterebbe a confermare le ipotesi già avanzate in passato dagli inquirenti, che ad Oppido la cruenta faida tra clan che insanguinò la cittadina a metà degli anni 80 sia ripresa.</p>
<p>Raccosta era stato indagato nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione &#8220;Infinito&#8221;, partita da Milano e seguita dal procuratore Ilda Bocassini nel 2010, volta a dimostrare la radicalizzazione della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Sembra che Vincenzo Raccosta, secondo gli inquirenti esponente della locale di Oppido, avesse già qualche problema al tempo. A supporto una intercettazione riportata nell&#8217;ordinanza dell&#8217;operazione: Saverio Minasi (che sarebbe un appartenente della locale di Bresso) spiega in un passaggio a Vincenzo Raccosta che &#8220;qua siamo venti &#8220;locali&#8221; siamo cinquecento uomini Cece&#8221;, non siamo uno. Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti &#8220;locali&#8221; aperti, è mai possibile che a tutti. che poi tu hai un problema dentro al locale tuo. i responsabili dei &#8220;locali&#8221; (inc.), che poi hai problemi dentro al locale tuo, te la sbrighi tu. basta! a me mi dici che va tutto bene&#8221;.</p>
<p>Ma sono tanti i fatti di sangue che insanguinano le strade di Oppido: oltre a Vincenzo Ferraro, colpito mentre stava percorrendo la stessa strada interpoderale, seppur a distanza di qualche chilometro, dove è stato ucciso Raccosta, c&#8217;è da segnalare l&#8217;omicidio di Domenico Bonarrigo, ucciso circa 10 giorni prima del Ferraro, raggiunto da alcuni colpi di fucile e morto durante il trasporto in ospedale. </p>
<p>Le famiglie delle due vittime di marzo, Ferraro e Bonarrigo, erano rimaste coinvolte in passato nella faida, tant&#8217;è che il padre di Domenico Bonarrigo, Giuseppe, fu ucciso nel 1986. Per quanto concerne Ferraro, invece, sarebbe il cugino di Giuseppe Ferraro, latitante da più di vent&#8217;anni. Inoltre, il 24 aprile del 1996, al Ferraro sarebbe stato ucciso un fratello, Raffaele, mentre nel lontano 1986 uno zio, Antonio.</p>
<p>Solo qualche giorno fa nel territorio di Messignadi, piccola frazione di Oppido Mamertina, era rimasto vittima di un agguato, Giuseppe Gattellari, 30 anni, bracciante agricolo, già noto alle forze dell&#8217;ordine. Gattellari era stato ferito a un braccio. Nel gennaio del 2011, uno zio del Gattellari, Francesco, era stato attinto a morte nel corso di un ennesimo agguato.</p>
<p>di Ivan Pugliese</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>15 mila imprese calabresi soffocate dalle &#8216;ndrine &#8211; Presentato il XIII° rapporto di SOS Impresa. In Calabria ancora poche le denunce</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/04/mila-imprese-calabresi-soffocate-dalle-ndrine-presentato-xiii-rapporto-sos-impresa-calabria-ancora-poche-denunce/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 15:12:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[rapporto SOS Impresa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di pizzo, particolarmente al Sud, utile per il controllo del territorio per l’instaurazione di un clima di sudditanza ma che invece cede il posto a meccanismi di prestanome e di pronta liquidità a tassi usurai per quanto riguarda l’affermazione del dominio sull’economia oltre che sul territorio. <span id="more-23042"></span></p>
<p>Queste le modalità di inserimento nell&#8217;economia legale anche con attività di contrabbando, traffici illeciti, contraffazione, gioco clandestino e scommesse. Altro dato che connota il fenomeno attiene alla provenienza dalla provincia di Reggio Calabria del 58% degli imprenditori colpiti (complessivamente 4500) su scala nazionale.  </p>
<p>Ecco la fotografia scattata dal XIII rapporto, le mani della Criminalità sulle Imprese, presentato oggi a palazzo San Giorgio dal presidente nazionale di SOS Impresa, Lino Busà, nell’ambito del consueto appuntamento promosso proprio da SOS Impresa, presieduta a Reggio Calabria da Rocco Raso, imprenditore di Cittanova che con altri undici imprenditori cittanovese fondò negli anni Novanta, Acipac, una delle prime associazioni antiracket d’Italia, la prima in provincia di Reggio con sede e anima proprio a Cittanova. </p>
<p>L’incontro odierno ha focalizzato, ovviamente l’attenzione sul caso Calabria in cui su 200 mila imprese (61 mila nel reggino), ovviamente si tratta di darti fluttuanti tra l’attivo e l’inattivo, tra il regolare ed il sommerso,15 mila sarebbero, secondo SOS Impresa, vessate dal racket e dall’usura. Gli imprenditori in difficoltà arrivano a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti, contro il 120% degli anni passati. Dunque cresce il tasso di interessi che strozzano l’economia, impedendone lo sviluppo sano, ma non aumenta il numero delle denuncie. </p>
<p>&#8220;Non possiamo delegare alla sola magistratura ed alle forze dell’Ordine, il compito di scardinare questo circuito vizioso, ha sottolineato il sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena che unitamente al prefetto di Reggio, Vittorio Piscitelli, al procuratore Aggiunto della DDA reggina, Michele Prestipino, al presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola ed al vice presidente della Giunta Provinciale di Reggio, Giovanni Verduci, ha contribuito all’incontro moderato da Antonino Marcianò, presidente di Confersercenti Calabria. </p>
<p>Letto il telegramma dell’onorevole Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia impossibilitato a partecipare, la presentazione si è aperta con la proiezione di un video &#8220;La mano sulla spalla&#8221; finanziato dalla Regione Lazio e realizzato da Danila Bellino ed incentrata sulla storia dell’imprenditore calabrese oggi residente a Roma, Antonio Anile. Atteso anche il presidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ndrangheta della Regione Calabria, Salvatore Magarò.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17405">liberainformazione.org</a></p>
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		<title>Oppido, ferito un bracciante &#8211; Giuseppe Gattellari, 30 anni, vittima di un agguato mentre stava curando il giardino di una villetta &#8211; Suo zio nel gennaio dell&#8217;anno scorso è stato assassinato in un&#8217;imboscata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 08:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Si torna a sparare nell&#8217;abitato di Messignadi piccola frazione di Oppido Mamertina. Vittima di un agguato è stato, nella giornata di ieri, Giuseppe Gattellari, 30 anni, bracciante agricolo, già noto alle forze dell&#8217;ordine. Gattellari è stato colpito a un braccio poco dopo le 10 di ieri mattina. Subito dopo l&#8217;agguato, allertati da [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Si torna a sparare nell&#8217;abitato di Messignadi piccola frazione di Oppido Mamertina. Vittima di un agguato è stato, nella giornata di ieri, Giuseppe Gattellari, 30 anni, bracciante agricolo, già noto alle forze dell&#8217;ordine. Gattellari è stato colpito a un braccio poco dopo le 10 di ieri mattina. Subito dopo l&#8217;agguato, allertati da alcuni passanti, sul luogo, oltre ai Carabinieri è giunta l&#8217;ambulanza del 118 che ha trasferito d&#8217;urgenza il ferito presso l&#8217;ospedale &#8220;Santa Maria degli Ungheresi&#8221; di Polistena, dove è stato sottoposto alle cure del caso.<span id="more-23027"></span></p>
<p>Lo stesso non sarebbe in pericolo di vita. Sul fatto di sangue indagano a 360° i Carabinieri della locale stazione diretta dal maresciallo Andrea Marino coordinati dalla Compagnia di Palmi, retta dal capito Maurizio De Angelis sotto le direttive della Procura della Repubblica di Palmi diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo.</p>
<p>Secondo una prima ricostruzione dei fatti, al momento al vaglio degli inquirenti, il giovane si trovava presso un giardino di un&#8217;abitazione ubicata alle porte della piccola frazione di Messignadi, intento a guidare un moto-decespugliatore per la cura di quel tratto di verde. È in quel momento che, probabilmente un killer, ha agito per colpire il Gattellari, raggiunto da un solo colpo sparato da un&#8217;arma che gli inquirenti stanno tentando di identificare. </p>
<p>Sul luogo sembrerebbe che non siano rimasti per terra dei bossoli. Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista, ma pesa quanto accaduto nel recente passato: nel gennaio del 2011, infatti, uno zio del Gattellari, Francesco, era stato attinto a morte nel corso di un ennesimo agguato.</p>
<p>Un destino fatto di sangue e pallottole che aveva rincorso lo zio, Francesco Gattellari per circa 3 anni. Nel maggio del 2008, infatti, la vittima si trovava a scambiare alcune chiacchiere con alcuni conoscenti del luogo nella piazza di Oppido Mamertina, quando due individui scesero da un motociclo di grossa cilindrata e, coperti da grossi caschi integrali, esplosero sei colpi di pistola semiautomatica calibro 9 attingendo Francesco Gattellari al braccio sinistro ed alla gamba sinistra, mentre questi si trovava nella piazza centrale di Oppido Mamertina.</p>
<p>Per scampare al suo destino di morte, il Gattellari, una volta resosi conto di quanto stava accadendo, non esitò a rifugiarsi nell&#8217;adiacente chiesa nella quale era in corso una funzione religiosa.</p>
<p>Un istinto di sopravvivenza che, in quella occasione, gli salvò la vita. Ma non bastò. Il contadino di 54 anni, originario di Messignadi, trovò la morte nel gennaio di 3 anni dopo quando a bordo della sua Fiat Panda di colore giallo stava percorrendo la strada comunale che da Oppido Mamertina conduce a Messignadi: il killer appostato probabilmente sul lato della strada gli sparò quattro colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni. </p>
<p>Un delitto efferato, la cui precisa esecuzione non lasciò scampo alla vittima, attinta dal lato sinistro mentre era intenta a guidare la propria autovettura. Gli inquirenti hanno immediatamente avviato una serie di attività d&#8217;indagine per capire se esistono legami tra quanto accaduto in passato e l&#8217;agguato consumatosi nella giornata di ieri.</p>
<p>A tal proposito si starebbe scavando a fondo nei legami e nelle frequentazioni prossime del Gattellari. Per capire matrice ed aspetti dell&#8217;ennesimo fatto di sangue, saranno decisive le risultanze investigative messe in moto dagli inquirenti.</p>
<p>di Ivan Pugliese</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>A Reggio Calabria inaugurata la bottega della Legalità ‘Dodò Gabriele’ &#8211; Il sangue, la memoria, i frutti delle terra riconquistata e la Speranza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:12:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Una giovane vita spezzata ed il sangue versato. La memoria e l’impegno, i frutti della Terra ed il riscatto della Calabria. Valori, dolore e speranza nella storia di Dodò Gabriele adesso avranno un luogo di incontro proprio presso il Consiglio Regionale della Calabria a Palazzo Campanella, a Reggio. Inaugurata infatti la bottega [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Una giovane vita spezzata ed il sangue versato. La memoria e l’impegno, i frutti della Terra ed il riscatto della Calabria. Valori, dolore e speranza nella storia di Dodò Gabriele adesso avranno un luogo di incontro proprio presso il Consiglio Regionale della Calabria a Palazzo Campanella, a Reggio. Inaugurata infatti la bottega della legalità Libera Terra con i prodotti delle cooperative sorte sui terreni confiscati alla mafia. Una pagina di condivisione che riscatta almeno quel desiderio di memoria nato quel 20 settembre del 2009 quando il piccolo Domenico Gabriele, ricordato come Dodò, neanche undicenne, moriva.<span id="more-23012"></span> </p>
<p>Una ferita ancora aperta nel cuore di quella famiglia che non si arrende, di papà Giovanni Gabriele e Francesca Anastasi che, non potendo attendere il ritorno di Dodò, attendono almeno giustizia, non vendetta ma giustizia. Una ferita ancora aperta in quella Calabria che non si piega, non si rassegna, non rimane indifferente e che, in ogni angolo del mondo, ricorda le vittime del male mafioso. </p>
<p>Una vittima innocente di un agguato consumatosi il 25 giugno del 2009 nella polisportiva Central Park in località Margherita a Crotone, in un campo di calcio. Una vittima adottata da Libera, nomi e numeri contro le mafie, che all’unanimità ha deciso di intitolare la bottega a Reggio Calabria, provincia calabrese con il maggior numero di beni confiscati della regione. </p>
<p>Il processo contro coloro che hanno accidentalmente ucciso Dodò, gli inquirenti ritengono che il bersaglio fosse Gabriele Marrazzo, 35 anni, morto sul colpo, è ancora in corso. Una striscia attraversa il soffitto dell’interno della bottega ed è una striscia rossa come il sangue che è stato versato dalle vittime di mafia, che dal basso sale verso l’alto in segno di speranza. Poi una serie di mensole che delineano due bambini che giocano, per non dimenticare che Dodò giocava liberamente prima che quella pallottola lo uccidesse. Nulla è casuale perché questo è un luogo di impegno e di memoria, benedetto dopo il taglio del nastro dal Vicario generale della Diocesi Reggio Calabria- Bova, don Antonino Iachino. </p>
<p>La bottega, il cui progetto è stato curato da Rosa Quattrone, figlia dell’ingegnere Demetrio Quattrone ucciso dalla ndrangheta a Reggio nel 1991, sarà gestita dalla cooperativa IChora, per cui è intervenuto il presidente Dimitri Praticò, con sede a Condofuri in provincia di Reggio Calabria ma che unisce giovani calabresi e trentini nel segno dell’impegno corale per la legalità e della lotta ad un fenomeno ormai internazionale , quale la mafia. Presente dal Trentino anche Maura Gasperi. </p>
<p>Prima del taglio del nastro, tanti gli interventi del presidente del Consiglio Regionale della Calabria Francesco Talarico che ha ribadito l’importanza di avere voluto nella Casa dei calabresi, quale la sede della massima assemblea elettiva della Regione, la bottega intitolato al piccolo Dodò. Poi ancora ha invitato a non generalizzare. ‘Sarebbe un grave errore, ha detto, ritenere che l’opera delle Istituzioni sia inutile, questo equivarrebbe a prestare il fianco a commette illegalità e favorire le mafie’. </p>
<p>Infine l’annuncio di un impegno della Regione, già nel prossimo Piano delle Opere Pubbliche, per il riutilizzo dei beni confiscati in Calabria. Intervenuto anche il presidente della Commissione regionale contro il fenomeno della ndrangheta, Salvatore Magarò, la coordinatrice nazionale di Libera, Gabriella Stramaccioni, il referente di Libera Reggio Domenico Nasone. </p>
<p>‘Significativa per Reggio Calabria e per la Calabria, ha sottolineato Gabriella Stramaccioni, l’inaugurazione della bottega della Legalità, quale presidio per valorizzare i prodotti delle terre confiscati e riutilizzate da cooperative, proprio solo alcuni giorni prima del trentesimo anniversario dell’omicidio di Pio La Torre’. Il segretario regionale del Partito dei Comunisti Italiani in Sicilia, fu infatti assassinato a Palermo il 30 aprile dl 1982. A lui si deve l’intuizione della confisca dei beni ai mafiosi con la legge Rognoni-La Torre. </p>
<p>Gremita la sala Nicholas Green di palazzo Campanella. Presenti autorevoli presenze tra cui il procuratore generale presso la Corte di Appello di Reggio Calabria Salvatore Di Landro, il consigliere regionale Candeloro Imbalzano, il vice presidente della Giunta Provinciale di Reggio Calabria Giovanni Verduci, l’assessore alla Cultura ed alla Legalità Eduardo Lamberti Castronuovo che a nome della Provincia di Reggio, grande apprezzamento ha espresso per la scelta del nome cui intitolare la bottega. Tante le rappresentanze istituzionali, delle forze dell’Ordine delle associazioni. Molti familiari di altre vittime e testimoni di giustizia ed i rappresentanti dei coordinamenti locali calabresi e trentini di Libera. </p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17337">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Gaber se fosse Gaber&#8221;, lo spettacolo teatrale di Andrea Scanzi in scena al Teatro Cilea di Reggio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 16:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA – Mancano solo tre settimane allo Spettacolo Teatrale a cura di Andrea Scanzi, Gaber se fosse Gaber. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Gaber, è stato organizzato dall’Associazione Grandi Eventi Teatrali sotto la forte spinta del suo Patron Armando Praticò. Si tratta di un viaggio nella produzione del compianto cantautore milanese che si incentra [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA  – Mancano solo tre settimane allo Spettacolo Teatrale a cura di Andrea Scanzi, Gaber se fosse Gaber. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Gaber, è stato organizzato dall’Associazione Grandi Eventi Teatrali sotto la forte spinta del suo Patron Armando Praticò. Si tratta di un viaggio nella produzione del compianto cantautore milanese che si incentra principalmente nel periodo del teatro canzone. <span id="more-23006"></span></p>
<p>Un percorso nel mondo dell’artista, che attraverso opportuni interventi di approfondimento e riflessione, consente al pubblico di scoprire i momenti salienti di quel Teatro Canzone che ha consacrato la fama di Gaber per oltre quarant’anni. </p>
<p>Andrea Scanzi si muove a suo agio nel mondo di Gaber, ed il suo più grande merito è quello di saper divulgare, senza rinunciare a pungolare il pubblico con le sue acute osservazioni. Lo spettacolo, in definitiva, ha le potenzialità per piacere a ogni tipo di pubblico, iniziato e non. Chi ha vissuto il periodo del teatro canzone ne potrà rivivere i fasti, chi non lo ha vissuto ha l’occasione per avvicinarsi alla figura di Gaber, autentico punto di riferimento di intere generazioni.</p>
<p>Nell’affascinante cornice del <strong>Teatro Comunale Francesco Cilea di Reggio Calabria lunedì 14 maggio 2012 alle ore 21:00</strong>, ci sarà modo attraverso le immagini, la maggior parte delle quali inedite, di vivere o rivivere le forti emozioni che solo il canto, la recitazione e la mimica di Gaber hanno saputo trasmettere.</p>
<p>Si tratta di un evento unico in tutto il meridione, in quanto ad oggi non sono previste altre date per il sud Italia. </p>
<p>Per questo spettacolo c’è un importante iniziativa pensata e messa in atto dal Patron dell’Associazione Grandi Eventi Teatrali, che prevede la riduzione del 50% del costo del biglietto agli abbonati alla stagione teatrale del Teatro Comunale Francesco Cilea di Reggio Calabria e agli abbonati di Catona Teatro. Si vuole in questo modo gratificare, incentivare e premiare, chi ha investito e creduto nella cultura del teatro, attribuendogli &#8220;valore primario&#8221; anche in un momento di reali difficoltà che travolgono l&#8217;Italia intera. </p>
<p>I tagliandi saranno in vendita presso il botteghino del teatro dal 26 Aprile. Il diritto di prelazione sarà valido sino al giorno 10 Maggio p. v., invitiamo, pertanto, i signori abbonati di esercitare il diritto di prelazione al più presto in modo da non rischiare di perdere questa ottima opportunità di seguire uno spettacolo unico nel suo genere.</p>
<p>L’iniziativa è patrocinata dal Consiglio Regionale della Calabria e dall’amministrazione Comunale di Reggio Calabria.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Corrireggio, un amore che dura da 30 anni &#8211; Oltre tremila i partecipanti alla sempreverde maratona organizzata da Legambiente e preceduta dagli eventi collaterali &#8220;Odissea negli spazi&#8221; &#8211; Primo assoluto della gara competitiva Michele Gioffrè di Cittanova. Tra le donne trionfa Palma De Leo</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/26/corrireggio-amore-che-dura-anni-oltre-tremila-partecipanti-alla-sempreverde-maratona-organizzata-legambiente-preceduta-dagli-eventi-collaterali-odissea-negli-spazi-primo-assol/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 10:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Entusiasmo, divertimento e anche un pizzico di goliardia. Il tutto accompagnato da una celata tensione agonistica. Un mix di stati d&#8217;animo, insomma, che dalle prime ore del mattino riempiva i volti di centinaia di reggini che gremivano l&#8217;area di piazza Indipendenza, frementi di sentire lo &#8220;sparo&#8221;. Su questo scenario il giorno apre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Entusiasmo, divertimento e anche un pizzico di goliardia. Il tutto accompagnato da una celata tensione agonistica. Un mix di stati d&#8217;animo, insomma, che dalle prime ore del mattino riempiva i volti di centinaia di reggini che gremivano l&#8217;area di piazza Indipendenza, frementi di sentire lo &#8220;sparo&#8221;. Su questo scenario il giorno apre le sue porte alla XXX edizione della Corrireggio. Una manifestazione che va al di là della semplice gara agonistica. Una serie di eventi che Legambiente ha voluto titolare &#8220;Odissea negli spazi&#8221;. Giovani d&#8217;ogni età, bambini, genitori, diversamente abili, agonisti e persino anziani sono stati i protagonisti; il prologo dell&#8217;evento si è incentrato sugli ideali di solidarietà, sport, impegno e rispetto per la natura, attraverso la consegna di una serie di riconoscimenti. <span id="more-22990"></span></p>
<p>Il primo premio intitolato &#8220;Virtù del pedone&#8221; è stato assegnato alla professoressa in pensione Melina Rugolino, che per una vita ha preferito spostarsi a piedi da un punto all&#8217;altro della città. L&#8217;altro premio speciale &#8220;Miriam Massari&#8221; è andato a Nunzia Coppedè, starter della gara e presidente regionale della Federazione italiana per il superamento dell&#8217;handicap (Fish). </p>
<p>Altro momento simbolico lo scambio di magliette tra la presidente reggina di Legambiente, Nicoletta Palladino e Fabiola Zanetti, rappresentante di &#8220;La Stella d&#8217;Italia&#8221;: un&#8217;iniziativa che prevede un viaggio a tappe che ripercorrerà l&#8217;Italia a piedi, alla ricerca delle bellezze del nostro Paese e con cui Corrireggio è gemellata all&#8217;insegna dello slogan &#8220;Anche i nostri passi per ricucire l&#8217;Italia&#8221;. </p>
<p>E per onorare la Festa della Liberazione è stata la stessa Zanetti a fare da staffetta e compiere il tradizionale omaggio alla Stele del Partigiano alla Villa comunale. Un riconoscimento speciale anche da parte di Actionaid a Koudous Seihon, bracciante africano del Burkina Faso residente a Drosi di Rizziconi, protagonista del cortometraggio &#8220;A Chjana&#8221; (menzione speciale al Festival del Cinema di Venezia nel 2011). </p>
<p>Inoltre, per la produzione e valorizzazione del bergamotto biologico è stato premiato con il &#8220;XIV Memorial Pippo Ponzio&#8221; Ugo Sergi dell&#8217;Assiobioberg. Infine, il premio Corrireggio 2012 è andato al Cai, sezione Aspromonte, per omaggiare gli 80 anni di particolare attenzione ambientalista per la montagna dimostrata dal gruppo reggino.</p>
<p>Dei 3.146 iscritti, solo 896 hanno portato regolarmente a termine la gara. Primo assoluto nella gara competitiva (12,5 km) è stato il cittanovese Michele Gioffrè classe &#8217;76 (39:37) che ha corso per l&#8217;Atletica Castello di Firenze, seguito da Francesco Monti (43:30) del Violetta Club di Lamezia e Giovanni Pronestì (43:46) dell&#8217;Hobby Marathon di Catanzaro.</p>
<p>Prima assoluta tra le donne Palma De Leo classe &#8217;77 (53:04), reggina trapiantata a Gioia Tauro, che ha corso coi colori del Violetta Club. Seconda la veterana della Corrireggio, Paola Panuccio dell&#8217;Adamo Atletica club (56:51) e Rita Gangemi (59:09) della Aschenez di Reggio. </p>
<p>Le classifiche restano per il momento ufficiose, fino al pronunciamento della Fidal. La cerimonia di premiazione dei vincitori della corsa competitiva e della gara a passo libero delle varie categorie avverrà il 28 aprile nel cinema del dopolavoro ferroviario.</p>
<p>di Giuseppe Trapani</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=55220&#038;Edizione=7&#038;A=20120426">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Caso Cacciola, in manette il fratello di Cetta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La latitanza di Giuseppe Cacciola, fratello della testimone di giustizia Maria Concetta, è finita ieri pomeriggio. I carabinieri lo cercavano dallo scorso febbraio. Nei suoi confronti, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palmi, Flavio Accursio, con la quale – insieme ai suoi genitori già in [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La latitanza di Giuseppe Cacciola, fratello della testimone di giustizia Maria Concetta, è finita ieri pomeriggio. I carabinieri lo cercavano dallo scorso febbraio. Nei suoi confronti, pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palmi, Flavio Accursio, con la quale – insieme ai suoi genitori già in carcere – è accusato del brutale crimine proprio nei confronti della sorella che è morta ingerendo acido muriatico lo scorso 20 agosto. Proprio la sua famiglia di sangue ha portato la giovane a compiere il gesto estremo. Giuseppe Cacciola è stato trasferito nel carcere di Monza. <span id="more-22999"></span></p>
<p>I carabinieri lo hanno riconosciuto nel pomeriggio di ieri all’uscita di un grosso centro commerciale di Paderno Dugnano, nel milanese. Quindi il giovane rampollo aveva trovato rifugio all’ombra della Madonnina. Elemento, quest’ultimo, che certamente segna i legami delle cosche calabresi con la città di Milano. Molto probabilmente Cacciola – che andava liberamente a spasso per la città – aveva la protezione di amici o amici di amici. Forse di origini calabresi, forse no. Fatto sta che la rete di rapporti fra la Calabria e la Lombardia è sempre più fitta, anche quando non si parla di referenze politiche. </p>
<p>La vita di Maria Concetta è stata spezzata a 31 anni. Era la figlia del cognato del boss Gregorio Bellocco e moglie di Salvatore Figliuzzi. La giovane è stata giustiziata da una mafia che non perdona. Lei, giovane e ribelle, ‘colpevole’ di avere svelato alla Dda di Reggio Calabria gli affari della famiglia di ‘ndrangheta. </p>
<p>Grazie alle sue dichiarazioni, infatti, i carabinieri sono riusciti ad arrestare undici presunti affiliati alla cosca Pesce di Rosarno, oltre a scoprire due bunker utilizzati dai latitanti. Per questo, il ‘tradimento’ non è stato accettato dalla famiglia mafiosa. </p>
<p>Ma Cetta aveva comunque deciso, sollecitata soprattutto dalla madre, di tornare a Rosarno dalla località protetta in cui si trovava, per poter riabbracciare i suoi figli, che erano rimasti a casa dei nonni. Una debolezza che ha pagato con la vita. </p>
<p>Dopo avere lasciato un file audio in cui sosteneva di avere inventato tutto e di essere disposta a dire ogni cosa solo perché voleva scappare da casa, aveva – secondo una ricostruzione iniziale dei fatti – scelto di ammazzarsi in maniera così violenta, ingerendo l’acido muriatico. </p>
<p>Ma lo scorso febbraio, le indagini della compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, hanno svelato che è stata la sua stessa famiglia ad esercitare violenze, minacce e forti pressioni psicologiche. Compresa la prospettiva di non farle più vedere i figli, per indurla ad interrompere la collaborazione che aveva iniziato nel maggio del 2011. </p>
<p>Il fratello, in particolare, avendo appreso da lettere anonime che la giovane aveva una relazione extraconiugale, la picchiava violentemente (con la complicità del padre), fino a provocarle la frattura e dunque l’incrinatura di una costola. Per di più le hanno impedito di curarsi in ospedale, costringendola a rimanere chiusa in casa dove l’hanno fatta curare da un sanitario di loro fiducia per tre mesi. </p>
<p>In seguito alle lettere anonime, Giuseppe Cacciola (accompagnato dai cugini), ha cominciato a pedinarla. Pressioni fisiche e psicologiche contro una giovane che non aveva più una vita. I familiari ora dovranno rispondere davanti alla giustizia e, prima o poi, anche alla loro coscienza.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/04/caso-cacciola-in-manette-il-fratello-di-cetta/">malitalia.it</a></p>
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		<title>Arrestato Rocco Trimboli, boss latitante ricercato da due anni &#8211; Era ospitato da una coppia di anziani denunciati per favoreggiamento</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 10:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, il Ros e lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, hanno arrestato questa mattina il boss Rocco Trimboli, 45 anni, soprannominato “Piseia”, inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi d’Italia. Il capo dell’omonima cosca è stato catturato nella notte a Casignana, un piccolo comune [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, il Ros e lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, hanno arrestato questa mattina il boss Rocco Trimboli, 45 anni, soprannominato “Piseia”, inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi d’Italia. Il capo dell’omonima cosca è stato catturato nella notte a Casignana, un piccolo comune della Locride, dove si nascondeva presso l’abitazione di una coppia di anziani che adesso sono stati denunciati per favoreggiamento.<span id="more-22981"></span> </p>
<p>Considerato un importante trafficante di droga a livello internazionale, nei confronti di Trimboli pendevano due diversi ordini di carcerazione: il primo, emesso dalla Procura Generale di Torino nel 2010, fa riferimento all’operazione denominata “Riace”, per la quale il latitante, condannato per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, dovrà scontare un residuo di pena di 11 anni e un mese di reclusione. </p>
<p>Il secondo provvedimento fa invece riferimento all’operazione chiamata “Minotauro”, che ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Torino nel maggio 2011, che vede Trimboli responsabile di associazione di tipo mafioso. </p>
<p>Sorpreso nel sonno, al momento dell’arresto l’uomo non ha opposto resistenza e nell’abitazione non sono state rinvenute armi. </p>
<p>Sembra che Rocco Trimboli abbia preso in mano le redini dell’omonima cosca dopo gli omicidi, avvenuti i primi anni del ’90, di suo fratello Antonio Giuseppe e di suo cognato, Pasquale Marando, fino a diventare uno dei maggiori protagonisti nella gestione del traffico di droga internazionale. </p>
<p>Trimboli era già stato arrestato nel 2003 per associazione a delinquere, ma poi scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. In questi anni era più volte sfuggito ai tentativi di arresto dei carabinieri, che in diverse occasioni avevano scoperto i luoghi utilizzati per la sua latitanza ormai già abbandonati da Trimboli. </p>
<p>Fino ad oggi, giorno in cui è stato arrestato grazie ad una operazione coordinata dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, il Ros e lo Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”.</p>
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		<title>Un pizzino per comandare</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[operazione Califfo 2]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro beni cosca pesce]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Donne e mafia. Pizzini e comandi. L’ultima operazione contro la ‘ndrangheta “Califfo 2” impone in primis una riflessione sul ruolo delle donne, soprattutto in Calabria. Donne che spesso continuano a gestire i contatti dei mariti detenuti ed altre che arrivano a curare i patrimoni delle cosche. E, in secondo luogo, una riflessione sulla comunicazione degli [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Donne e mafia. Pizzini e comandi. L’ultima operazione contro la ‘ndrangheta “Califfo 2” impone in primis una riflessione sul ruolo delle donne, soprattutto in Calabria. Donne che spesso continuano a gestire i contatti dei mariti detenuti ed altre che arrivano a curare i patrimoni delle cosche. E, in secondo luogo, una riflessione sulla comunicazione degli affiliati. <span id="more-22957"></span></p>
<p>Fra le sette persone finite in manette perché legate alla cosca Pesce di Rosarno vi sono anche Maria Rosa Angiletta, Maria Carmela D’Agostino e Maria Grazia Spataro, oltre a Giuseppe Fabrizio, Demetrio e Domenico Fortugno, mentre risulta ancora latitante il reggente della consorteria criminale, Giuseppe Pesce (che dal carcere aveva nominato come suo successore il fratello, Giuseppe). </p>
<p>Gli arrestati sono accusati di intestazione fittizia dei beni e favoreggiamento alla ‘ndrangheta.</p>
<p>L’ordinanza di custodia cautelare è il naturale seguito dell’operazione Califfo. Secondo le indagini della Dda di Reggio Calabria, emergono delle intercettazioni telefoniche che si incrociano con la documentazione contabile sequestrata negli uffici della ‘Medma Trans Sas’, intestata (almeno formalmente) a Demetrio Fortugno, alla moglie Maria Grazia Spataro e a Maria Carmela D’Agostino.</p>
<p>In particolare, le indagini sono scattate dal rinvenimento nel carcere di Palmi, di un pizzino a firma del detenuto Francesco Pesce, alias ‘u testuni, l’11 agosto 2011. Quest’ultimo, in partenza per un altro penitenziario, aveva consegnato ad un detenuto rosarnese, Salvatore Giovinazzo, il suo manoscritto. </p>
<p>In quella occasione Ciccio Pesce ha cercato di persuadere l’agente che aveva preso il biglietto: “Datimi stu bigliettu ca già sugnu rovinatu, vi giuru ca u sciancu davanti a vui”. </p>
<p>Il giovane boss, prima del suo trasferimento, si era preoccupato di impartire nuovi ordini trascrivendoli nel biglietto che è poi passato al vaglio degli investigatori. Giovinazzo, che ha materialmente dato il bigliettino all’agente di polizia penitenziaria, veniva accerchiato da una decina di detenuti subendo un vero e proprio linciaggio interrotto dagli agenti.</p>
<p>Il biglietto effettivamente conteneva dei nominativi e precise direttive da impartire dal boss ai sodali in libertà, che hanno consentito lo svelarsi delle logiche interne all’organizzazione nonché la successione al vertice della stessa. </p>
<p>La prima parte del pizzino riportava i nomi di Rocco Messina, Pino Rospo, Muzzupappa Rinaredu, Franco Tocco, Danilo, Paolo Danilo e si conclude con una precisa indicazione riguardante il latitante Giuseppe Pesce, classe ’80, fratello di Francesco: “Fiore per mio fratello”. Questo il messaggio. Inequivocabile. Il fratello, secondo le regole del linguaggio mafioso, doveva prendere il comando dell’organizzazione al suo posto. </p>
<p>Nella seconda parte del pizzino ‘u testuni disponeva che Biase consegnasse ad una donna straniera (polacca) del denaro. La terza indicazione riguardava una nuova affiliazione (Santino) di un nuovo soggetto tra gli uomini d’onore della cosca. L’aspirante boss veniva indicato genericamente con il nome di Geometra Luca. Nella parte conclusiva del biglietto veniva indicato il nome della persona che doveva portare fuori dal carcere il bigliettino (‘Saverio, tuo cognato’). Oltre al fatto che una cospicua somma di denaro, ricavata dagli introiti della cosca, doveva passare alla sua famiglia: “lì da me”. </p>
<p>Nell&#8217;ambito dell’operazione contro la potente cosca di Rosarno, i carabinieri del Ros, hanno eseguito il sequestro preventivo di 91 mila euro in contanti (nella disponibilità di Domenico Fortugno), del 50% sia delle quote sociali della “Calabria Trasporti Sas di Fabrizio Giuseppe” e dell’intero patrimonio aziendale della “Medma trans sas”.</p>
<p>Dall’operazione emerge un aspetto sociale, che è quello dell’importanza del ruolo delle donne (anche di quelle che si ribellano alla ‘ndrangheta, dato che sono state indispensabili le dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia per indebolire la cosca – donne come Giuseppina Pesce e Maria Concetta Cacciola); e uno economico e di potere di una delle più potenti consorterie criminali che tentano di mantenere il controllo dell’organizzazione impartendo ordini anche dal carcere, nonché il legame con antichi rituali di ‘ndrangheta.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/04/un-pizzino-per-comandare/">malitalia.it</a></p>
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