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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Reggio Calabria</title>
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		<title>Reggio Calabria, arrivano tre commissari per verificare infiltrazioni mafiose al Comune &#8211; Per almeno tre mesi, il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente del ministero dell&#8217;Interno Teresa Pace e l&#8217;ufficiale delle Fiamme Gialle Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 18:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia di Finanza Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio. Gli accertamenti al Comune di Reggio avranno durata di tre mesi prorogabili nel caso in cui il lavoro dei commissari non si dovesse concludere entro la metà di aprile. <span id="more-22295"></span></p>
<p>La loro nomina è stata decisa dal prefetto Luigi Varratta dopo un confronto serrato con il Viminale. </p>
<p>Come anticipato qualche giorno fa dal Corriere della Calabria, il ministero dell’Interno aveva deciso di disporre la commissione in seguito alla relazione che il prefetto Varratta ha inviato a Roma a fine dicembre. </p>
<p>Una relazione pesantissima nella quale erano state inserite tutte le indagini della squadra mobile e dei carabinieri che, nell’ultimo anno, hanno toccato l’amministrazione comunale di Reggio.</p>
<p>Da ricordare, infatti, che a fine dicembre la polizia ha arrestato il consigliere comunale di centrodestra Pino Plutino, ex assessore all’Ambiente finito in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. </p>
<p>Per la Direzione distrettuale antimafia, Plutino sarebbe vicino alla cosca Caridi che, stando alle indagini, avrebbe contribuito alla sua riconferma a Palazzo San Giorgio. Nella relazione del prefetto sarebbe finita anche la vicenda della Multiservizi, la società mista gestita per il 51 per cento dal Comune che, secondo la Dda, sarebbe stata in mano alla cosca Tegano.</p>
<p>Il Viminale era stato informato anche delle risultanze investigative dell’inchiesta che ha portato all’arresto del boss Santo Crucitti. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di quest’ultimo, infatti, sono comparse le intercettazioni ambientali tra il capo cosca e l’attuale assessore comunale ai Lavori pubblici Pasquale Morisani che si era recato, durante la campagna elettorale, nella sede dell’impresa di Crucitti.</p>
<p>A proposito di intercettazioni, sono finite nella relazione del prefetto anche le risultanze investigative dell’inchiesta ‘Meta‘, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo che, nei mesi scorsi, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere comunale di An Manlio Flesca. </p>
<p>E’ la stessa indagine nell’ambito della quale il Ros ha relazionato circa un pranzo organizzato nell’ottobre 2006 da due imprenditori arrestati per mafia. Un pranzo al quale, oltre al boss di Sinopoli Cosimo Alvaro e ai suoi fratelli, era presente anche l’ex sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Calabria.</p>
<p>Sullo sfondo, infine, i commissari vaglieranno le carte anche dell’inchiesta sulla voragine delle casse comunali che, secondo i periti della Procura e del ministero dell’Economia, ammonterebbe a oltre 140 milioni di euro. </p>
<p>Un’indagine al centro della quale c’era l’ex dirigente al Bilancio del Comune, Orsola Fallara, morta nel dicembre 2010 dopo avere ingerito acido muriatico.</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/reggio-calabria-commissari-verifiare-eventuali-infiltrazioni-mafiose-comune/185362/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Operazione Reale-Ippocrate: falsi certificati per aiutare i boss &#8211; Sei arrestati, anche medici in manette</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA – Per evitare il carcere il boss Giuseppe Pelle di San Luca si è finto “pazzo” e “depresso”. Patologie diagnosticate da medici compiacenti che gli fornivano falsi certificati che attestavano la “incompatibilità” del capo cosca con il regime carcerario. La “depressione maggiore” era recitata ad arte e guarda caso si manifestava sempre quando [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA – Per evitare il carcere il boss Giuseppe Pelle di San Luca si è finto “pazzo” e “depresso”. Patologie diagnosticate da medici compiacenti che gli fornivano falsi certificati che attestavano la “incompatibilità” del capo cosca con il regime carcerario. La “depressione maggiore” era recitata ad arte e guarda caso si manifestava sempre quando di turno al 118 di Locri c’era il medico Francesco Moro, sempre pronto ad assecondare le richieste del boss. C’era però una complicità in rete che garantiva a Giuseppe Pelle la possibilità di evitare il carcere. Era composta da un altro medico<span id="more-22292"></span> Guglielmo Quartucci, responsabile della clinica Villa degli Oleandri, di Mendicino, in provincia di Cosenza, e da un avvocato Francesco Cornicello del foro di Cosenza. I tre assieme alla moglie del boss Marianna Barbaro, al figlio Antonio Pelle sono stati arrestati venerdì mattina dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria.</p>
<p>BOSS &#8211; Il boss Giuseppe Pelle è stato raggiunto dal provvedimento restrittivo nel carcere di Opera, dove si trova detenuto perché coinvolto in altre inchieste. Il meccanismo messo a punto da Pelle e dai suoi familiari è stato intercettato dal Ros che ha piazzato le microspie nell’abitazione del capo dell’omonima famiglia di San Luca. </p>
<p>I carabinieri hanno così potuto seguire in diretta tutta la fase della preparazione al malore sino all’arrivo dell’ambulanza. Nel dialogo intercettato dal Ros il medico del 118 Francesco Moro dava a Pelle le indicazioni su come comportarsi e su come rendere verosimile il malore, dovuto a uno stato d’ansia. Nel 2008, poi, il dottor Guglielmo Quartuccio si era prodigato per il boss favorendo un suo ricovero alla clinica degli Olendri. </p>
<p>Sono stati sufficienti pochi giorni di degenza per diagnosticare a Giuseppe Pelle una “sindrome depressiva maggiore con tratti psicotici”. Il dottor Quartuccio ha ammesso di aver attestato false patologie perché sapeva dell’appartenenza alla ‘ndrangheta di Pelle “&#8230;mi hanno mandato da Reggio Calabria, Pelle!&#8230; il secondo giorno venivo ammazzato se non avessi fatto quello che loro mi dicevano&#8230;“. </p>
<p>Un contributo all’indagine l’ha dato anche il pentito Samuele Lovato, un tempo killer dei Forastefano, il clan degli zingari che opera nell’Alto Cosentino. Il collaboratore ha spiegato i meccanismi dei ricoveri fasulli a Villa Oleandri di soggetti affiliati alla ‘ndrangheta.</p>
<p>di Carlo Macrì</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_20/boss-pelle-falsi-certificati-medici_65d17034-433a-11e1-8047-0b06b4bf3f34.shtml">corriere.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A Reggio, in arrivo la Commissione di accesso agli atti &#8211; Chiesta per far luce su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale circa la sussistenza di gravi fatti per cui si renderebbe necessaria la nomina della commissione per fare luce e approfondire, in chiave preventiva, su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale. La stagione buia del Comune reggino, dunque, non accenna a terminare, anzì potrebbe riservare una ulteriore e pagina qualora dovesse intervenire, al momento solo un’ipotesi, lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose con decreto del Consiglio dei Ministri.<span id="more-22286"></span></p>
<p>Il Viminale retto da Anna Maria Cancellieri ha già vistato la relazione del Prefetto, attivando i poteri di controllo, con riferimento alla nomina dei componenti della commissione che andrà a spulciare le carte di palazzo San Giorgio. Nomina che dovrebbe aver luogo, proprio ad opera dello stesso Prefetto Varratta, entro le prossime 24 ore. </p>
<p>Certo il 2011 è  stato un anno difficoltoso culminato anche nell’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino e nell’inchiesta Astrea che ha evidenziato le infiltrazioni della ‘ndrine nella municipalizzata Multiservizi, ma al vaglio della commissione potrebbe rientrare anche la gestione finanziaria dell’Ente, il cui bilancio è stato pesantemente bacchettato da Ministero di Economia e Finanze e Corte dei Conti nel 2011. </p>
<p>A breve decorreranno dunque i tre mesi prorogabili fino a sei mesi in cui la commissione opererà a Palazzo San Giorgio. ‘Una verifica resasi necessaria dagli ultimi accadimenti – ha spiegato il Prefetto Varratta – e la cui necessità è stata concertata con la Procura della Repubblica e le Forze dell’Ordine, dunque con il capo della DDA reggina Giuseppe Pignatone, con il comandante provinciale dell’Arma il colonnello Pasquale Angelosanto e con il questore di Reggio Carmelo Casabona. Il sindaco di Reggio, Demetrio Arena, al Prefetto ha già annunciato la massima collaborazione.</p>
<p>Nessun collegamento inoltre ci sarebbe, secondo il prefetto Varratta, tra l’arrivo della Commissione di accesso e l’invio alla sua attenzione, ieri, di un plico contenente una pallottola, polvere da sparo, una bozza di innesco di bomba oltre che un messaggio intimidatorio nei confronti di un ispettore di Polizia, impegnato nella Piana e già destinatario di minacce.  </p>
<p>Si tratterebbe dunque solo di una coincidenza. La richiesta di accesso agli atti al comune di Reggio era stata da più parti appellata come strumento di chiarificazione necessario per riportare ordine e legalità. </p>
<p>L’ultima interpellanza parlamentare in tal senso risale allo scorso novembre, quando la deputata Fli Angela Napoli, ha rivolto all’appena insediato presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti e ai ministri dell&#8217;Interno, della Giustizia e dell&#8217;Economia e finanze,rispettivamente Anna Maria Cancellieri, Paola Severino ed ancora Mario Monti.</p>
<p>Queste sono ore di attesa e non certo di una parentesi edificante per la storia del comune reggino che ha già vissuto l’esperienza negli anni Novanta. Proprio in provincia di Reggio, ma anche di Napoli, nel 1991 i primi provvedimenti del Consiglio dei Ministri di scioglimento degli enti, per azzerare le cariche e tornare alle urne in momento che allora vennero definiti di emergenza. </p>
<p>In Calabria, come in Campania ed in Sicilia il sangue scorreva per le strade. Oggi si uccide ancora così ma anche in altri modi. Un primato triste, per la provincia reggina, nella lunga serie che nel 2011 ha lambito anche la Liguria, dopo Roma nel 2005 e Torino nel 1995, e ad oggi, dopo venti anni di vigenza, oltre qualche azienda sanitaria calabrese, conta oltre duecento (circa 50 in Calabria – oltre 20 solo a Reggio Calabria &#8211; altrettanti in Sicilia, oltre ottanta in Campania, un decina in Puglia, 1 in Basilicata) comuni sciolti per mafia.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16518">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Ministro nell’inferno di Rosarno</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno due anni dopo la rivolta dei braccianti di colore e la caccia al nero. Una città che cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di Soweto di Calabria. La strada è ancora lunga. Perché due anni dopo i problemi che incendiarono la rivolta sono ancora lì. Clementine e arance attirano migliaia di disperati alla ricerca del lavoro. Oggi sono 4mila uomini, africani e braccianti dell’Est che affollano la Piana di Gioia Tauro. Ma l’oro giallo di queste terre vale meno di zero sui mercati. “Per un chilo di clementine i grossisti mi danno quindici centesimi, 5 per le arance da succo. Una miseria”. Piccoli coltivatori e grandi proprietari terrieri si lamentano allo stesso modo, ma continuano a produrre. E scaricano la loro crisi sui migranti ai quali offrono paghe da fame.<span id="more-22283"></span></p>
<p>Venticinque euro a testa, oppure un euro per ogni cassetta raccolta. Soldi ai quali va sottratta la mazzetta da dare al caporale, l’organizzatore delle braccia, spesso un africano o un bracciante dell’est che ha fatto carriera. Soldi pochi, condizioni di vita disperate in baraccopoli da dove anche i topi scappano, eppure la gente continua ad arrivare. </p>
<p>“In un solo giorno – ci racconta don Pino De Masi, animatore di Libera nella Piana – nel paese di San Ferdinando sono arrivati dieci pullman con 500 tra bulgari e romeni”. Altre braccia che la mattina presto si offrono nella piazze dei paesi in attesa di un ingaggio che però non arriva per tutti. Chi non è fortunato vaga per tutto il giorno aspettando un’occasione. E’ questo l’inferno che ieri ha voluto vedere da vicino il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi. “Perché governo tecnico – dice al cronista – vuol dire anche avere orecchie ed occhi attenti alla realtà”.</p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&#038;v=EeL_b9citw8">GUARDA IL VIDEO</a></p>
<p>Il ministro entra nel campo di accoglienza organizzato dal Comune. Ci sono containers con brandine e riscaldamento, docce e bagni chimici, un barlume di vita civile per 120 migranti. Una goccia nel mare. Per gli altri ci sono i ghetti. Quello della fabbrica Pomona, dove una volta si trasformavano gli agrumi, fa paura. Fango dappertutto, per dormire improvvisate tende fatte di plastica e legno. Non ci sono bagni, i bisogni si fanno dove capita. </p>
<p>“E’ un ghetto indegno di un paese civile – dice il ministro -, si tratta di situazioni che abbiamo l’obbligo morale di rimuovere al più presto”. Ma basta spostarsi in quello ce chiamano il “centro storico” della città per capire che l’inferno non finisce in una fabbrica abbandonata. Vico Esperia, via Posta Vecchia, case pericolanti, tufi sbriciolati dalla pioggia, sottoscala e cantine di pochi metri quadrati dove vivono in dieci, venti persone. Per letto materassi impregnati di sudicio e umidità per terra. </p>
<p>Il professor Riccardi entra nei tuguri e parla con i migranti. Nessuno protesta più di tanto per le paghe basse o per le condizioni di vita, ma tutti chiedono una cosa solo: la carta, il permesso di soggiorno, il diritto di sentirsi cittadini. E’ il frutto di leggi assurde contro gli immigrati. Il ministro rifiuta la polemica: “L’integrazione va costruita, qui non si tratta di rivolgersi al passato per stracciarsi le vesti, ma di aprire una stagione diversa”.</p>
<p>Il sindaco di Rosarno si chiama Elisabetta Tripodi, è stata eletta in una coalizione di centrosinistra, ha organizzato il campo da 120 posti e chiesto altri container che la Protezione civile le ha però rifiutato. Quanti soldi ha avuto dalla regione? “Zero. Sto ancora aspettando i 25mila euro per l’emergenza di un anno fa, dei 3 milioni di euro promessi per la costruzione di alloggi popolari da destinare ai migranti neppure l’ombra”. </p>
<p>Promesse, piani mai realizzati nella Calabria degli sprechi, il ministro annota tutto, nella sala riunioni del Comune ascolta. Parla Mamma Africa, Norina Ventre, una anziana signora che da vent’anni assiste chi ha la pelle di un altro colore. “Domenica avevo 200 persone da sfamare, c’è bisogno di un centro di accoglienza”. </p>
<p>Cristiana, donna e mamma del Ghana che chiama “papà” il ministro: “Ho due figli da mantenere, vanno a scuola, sono da undici anni qui in Italia ma non ho ancora la cittadinanza”. E poi Adam, bracciante di colore, rappresentante di “Africalabra”. E il senegalese Mamadù che parla della necessità del contratto, “perché la Bossi Fini dice che se perdi il lavoro perdi anche il permesso”. </p>
<p>“La situazione – è il commento del ministro – è di vera emergenza, come soluzione provvisoria, sarà realizzata una tendopoli nel territorio del comune di San Ferdinando, accanto a Rosarno, dove saranno trasferiti molti immigrati che in questo momento stanno trovando rifugio in situazioni inaccettabili.</p>
<p>Ma c’è bisogno di “una fase due. Siamo in presenza di lavoratori fedelmente stagionali per cui è necessario lavorare alla loro integrazione, costruire un ponte tra loro ed i cittadini di Rosarno, a partire dalla lingua. In un momento di crisi, di poco lavoro anche per gli italiani, occorre spiegare bene a questi nostri amici che non rimarranno soli”.</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/01/rosarno/">www.malitalia.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tendopoli per migranti, si comincia &#8211; Nell&#8217;area Asi da oggi si lavora per montare strutture idonee ad accogliere 276 lavoratori &#8211; Il sindaco: «Chi la gestirà? Attendo notizie». E martedì arriva il ministro</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/16/tendopoli-per-migranti-comincia-nellarea-asi-oggi-lavora-per-montare-strutture-idonee-accogliere-276-lavoratori-sindaco-%c2%abchi-gestira-attendo-notizie%c2%bb-martedi/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SAN FERDINANDO (RC) &#8211; Doveva essere un&#8217;area industriale, emblema di lavoro e sviluppo: sarà un campo d&#8217;accoglienza per migranti. Stamattina si metteranno all&#8217;opera i tecnici che dovranno iniziare le operazioni di sistemazione, recinzione e adeguamento dell&#8217;area Asi dove sarà allestita la tendopoli. L&#8217;appuntamento è per le 9, e da subito partiranno tutte le opere propedeutiche [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN FERDINANDO (RC) &#8211; Doveva essere un&#8217;area industriale, emblema di lavoro e sviluppo: sarà un campo d&#8217;accoglienza per migranti. Stamattina si metteranno all&#8217;opera i tecnici che dovranno iniziare le operazioni di sistemazione, recinzione e adeguamento dell&#8217;area Asi dove sarà allestita la tendopoli. L&#8217;appuntamento è per le 9, e da subito partiranno tutte le opere propedeutiche all&#8217;impianto delle tende. Saranno circa 46 e in ognuna dovrebbero esserci 6 posti letto. <span id="more-22245"></span></p>
<p>Nel campo ci sarà anche una grande cucina e saranno installati i bagni. Insomma una vera e propria cittadella destinata ad alleviare le condizioni disperate in cui vivono i migranti che lavorano nelle campagne della Piana.</p>
<p>L&#8217;area del resto non è molto lontana da un triste simbolo della disperazione, l&#8217;ex Cartiera di San Ferdinando, per ben 3 anni occupata dagli africani e poi murata a seguito del terribile incendio del luglio 2009. Siamo alle spalle, a distanza di poche centinaia di metri, nell&#8217;area industriale ricadente in territorio di San Ferdinando e confinante con Rosarno. </p>
<p>La grande distesa è stata occupata in via temporanea: si tratta evidentemente di una soluzione a tempo, adottata per alleviare la pressione sull&#8217;altro campo migranti di Testa dell&#8217;acqua, a Rosarno.</p>
<p>La visita del ministro Andrea Ricciardi di domani potrà essere l&#8217;occasione per capire come il Governo abbia intenzione di affrontare una situazione al limite del collasso. </p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo, infatti, il numero di extracomunitari nel territorio pianigiano è enormemente aumentato. Hanno occupato quasi tutti i luoghi dismessi e anche la stazione ferroviaria di Rosarno di notte diventa ricovero per tanti sfortunati. </p>
<p>Che la situazione fosse divenuta preoccupante lo si era desunto poco prima di Natale, quando il prefetto Luigi Varratta con una nota informava dell&#8217;intenzione di allestire la tendopoli per affrontare una situazione allarmante. </p>
<p>«Nel corso dell&#8217;incontro – si legge nella comunicazione inviata al Consorzio per lo sviluppo industriale – si è valutata positivamente l&#8217;ipotesi di allestire una tendopoli per ospitare, per un limitato arco temporale, gruppi di lavoratori extracomunitari in atto privi di adeguata sistemazione».</p>
<p>Quella lettera è stata mandata alla presidenza della Giunta regionale, al sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi e al presidente dell&#8217;Asi Giuseppe Gentile. Sono passati pochi giorni, giusto ed è arrivato l&#8217;ok per la sistemazione della tendopoli.</p>
<p>Adesso occorrerà capire come e in che modo sarà gestita la struttura, chi vigilerà, e i tempi effettivi di allestimento. Ieri il sindaco Madafferi ha detto che «ci vorranno non meno di 10 giorni per rendere il campo attivo e funzionante». </p>
<p>Madafferi ha pure detto che «attende di capire come e chi avrà la responsabilità del centro che ricade nella competenza del comune».</p>
<p>di Alfonso Naso</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=6648&#038;Edizione=7&#038;A=20120116">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>&#8220;Chi è in rapporti di contiguità con esponenti delle cosche faccia un passo indietro&#8221; &#8211; Il Movimento Reggionontace si scaglia contro i personaggi collusi che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della coscienza civile dei cittadini di Reggio Calabria REGGIONONTACE condivide pienamente quando espresso dal dottor Musolino, sia in ordine all’analisi della situazione della città, sia in ordine alle cause ed ai possibili rimedi.<span id="more-22231"></span></p>
<p>Appare sempre più evidente, infatti, che la pervasività della ‘ndrangheta non risparmia nessun settore della società e che tale capacità di infiltrazione  ha determinato nel tempo una grave debolezza della società stessa.</p>
<p>Il primo segnale di questa debolezza è che per molti, come sottolinea  Musolino: “la soglia di percezione tra ciò che e&#8217; lecito e ciò che non lo e&#8217;, si è  abbassata paurosamente, anche all&#8217;interno dei ceti dirigenti”.</p>
<p>Il nostro poi, aggiunge Musolino, è: “un contesto sociale pervaso dalla cultura del favore, del compare, che alimenta un sistema parallelo a quello legale dove tutto si aggiusta e si &#8220;sistema&#8221;, all&#8217;interno di oscure camere di compensazioni e di stabili, quanto opache relazioni sinallagmatiche, in cui l&#8217;esponente della criminalità non e&#8217; più un questuante, ma una parte autorevole (e non solo autoritaria) del rapporto”.</p>
<p>Ma non basta; Musolino molto opportunamente nota che: “l&#8217;area grigia non e&#8217; un luogo indefinito e distante da noi; a volte ne parliamo come qualcosa che riguarda sempre altri: altri ambienti professionali, altri circuiti relazionali, per poi scoprirla, invece, drammaticamente prossima, distorcente, capace di provocare ferite profonde. Come l&#8217;arresto del collega della porta a fianco&#8230; che ci rivela quanto sia vischioso ed infido il nostro contesto sociale, mettendoci di fronte alle nostre debolezze, ma anche alle nostre responsabilità”.</p>
<p>Parimenti non possiamo non condividere lo stupore e lo sconcerto per la solidarietà ed il sostegno che facilmente ottengono quanti, in seguito alle indagini, vengono scoperti in rapporti opachi di contiguità  con esponenti delle cosche.</p>
<p>A costoro infatti consigliamo vivamente di fare un passo indietro nell’interesse della città, fino a completo e definitivo chiarimento della propria posizione.</p>
<p>Non possiamo accettare che ottengano facile ed immediato sostegno proprio da quei vertici istituzionali che dovrebbero, nell’interesse di tutti e con la massima fermezza, chiederne il passo indietro.</p>
<p>Assistiamo, invece, basiti, alle vicende di personaggi  indagati, inquisiti, rinviati a giudizio, intercettati in colloqui con noti ‘ndranghetisti che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali con il pieno appoggio dei loro vertici.<br />
Questo è semplicemente scandaloso!</p>
<p>REGGIONONTACE è un movimento spontaneo di cittadini che gratuitamente, mettendoci la faccia, si impegnano per la legalità, la giustizia e  il rispetto delle regole del vivere civile e democratico nella nostra città.</p>
<p>Per questo non possiamo non condividere pienamente quanto il dottor Musolino affermava in conclusione del suo intervento il 3 gennaio scorso: “Io credo che a partire dalla nostra debolezza dobbiamo metterci la faccia. Non perché questo basti, anzi sempre di più lo svelamento dell’area grigia ci rivelerà quante ipocrisie si nascondono dietro il manifestare la propria militanza antimafia. </p>
<p>Ma il guardarci in faccia aumenta le responsabilità ed i doveri di chi la faccia ce la mette e ce la mette davvero nelle manifestazioni e nel suo quotidiano… Guardandoci in faccia potremmo tenere alta l’attenzione e la tensione, tenere insieme le nostre debolezze, trasformarle in forza.</p>
<p>E&#8217; una sfida ardua che pretende coraggio ed atteggiamenti ne&#8217; difensivi, ne&#8217; burocratici da parte dei suoi protagonisti. Ma e&#8217; una sfida che dobbiamo continuare a fronteggiare, mettendo in virtuosa sinergia le deboli forze e risorse di noi che ne siamo tra i protagonisti; perché se perdiamo, e&#8217; una sconfitta per tutti, ad incominciare dalla nostra città”.</p>
<p>REGGIONONTACE da oltre 2 anni chiama tutti i cittadini onesti e di buona volontà fare la propria parte per costruire un futuro migliore per tutti.</p>
<p>Movimento REGGIONONTACE</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta e appalti, ventuno arresti &#8211; Con l&#8217;operazione &#8220;Bellu lavuru 2&#8243; i Cc assestano un altro colpo alle cosche joniche dei Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Maisano, Rodà, Vadalà e Talia &#8211; In manette pure funzionario Anas e tre dirigenti di Condotte d&#8217;Acqua. I lavori della 106 e la scuola di Bova</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I tentacoli delle cosche del litorale jonico sugli appalti pubblici. Una storia che si ripete. La conferma arriva dall&#8217;inchiesta &#8220;Bellu lavuru 2&#8243;, condotta dai carabinieri ancora sul fronte delle infiltrazioni mafiose nel settore dei lavori, a cominciare dall&#8217;ammodernamento della 106. E dalle indagini è emerso che la &#8216;ndrangheta riusciva a gestire importanti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I tentacoli delle cosche del litorale jonico sugli appalti pubblici. Una storia che si ripete. La conferma arriva dall&#8217;inchiesta &#8220;Bellu lavuru 2&#8243;, condotta dai carabinieri ancora sul fronte delle infiltrazioni mafiose nel settore dei lavori, a cominciare dall&#8217;ammodernamento della 106. E dalle indagini è emerso che la &#8216;ndrangheta riusciva a gestire importanti lavori anche attraverso la compiacenza e la collusione di funzionari pubblici e tecnici di grandi imprese.<span id="more-22234"></span> </p>
<p>All&#8217;alba di ieri è scattata un&#8217;operazione che ha portato all&#8217;arresto di 21 persone (20 in carcere, 1 ai domiciliari). I militari del Comando provinciale e del Ros di Reggio hanno dato esecuzione a un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Domenico Santoro. </p>
<p>L&#8217;inchiesta si è occupata delle attività dei gruppi criminali facenti capo alle famiglie Morabito, Bruzzaniti, Palamara, Maisano, Rodà, Vadalà e Talia, tutte attive nel territorio compreso tra Bova Marina e Africo. </p>
<p>Le accuse vanno dall&#8217;associazione mafiosa al concorso esterno, dall&#8217;intestazione fittizia di beni alla truffa aggravata, dal danneggiamento aggravato alla procurata inosservanza di pena, fino alla frode in pubbliche forniture, furto aggravato di materiali inerti, crollo di costruzioni (clamoroso quello della galleria S. Antonino a Palizzi) o altri disastri dolosi, violazione delle prescrizioni alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Tutti i reati risultano aggravati dall&#8217;articolo 7, ovvero dall&#8217;aver favorito un sodalizio mafioso.</p>
<p>L&#8217;attività investigativa coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo ha documentato l&#8217;infiltrazione pervasiva della &#8216;ndrangheta, nella sua espressione unitaria delle cosche operanti sul territorio, nei lavori di ammodernamento della 106, la cosiddetta variante all&#8217;abitato di Palizzi, rientrante nel programma delle &#8220;grandi opere&#8221; di competenza dell&#8217;Anas e aggiudicato per 84 milioni di euro alla Condotte d&#8217;Acqua Spa di Roma, in data 22 febbraio 2005, e di realizzazione dello stabile dell&#8217;Istituto superiore &#8220;Euclide&#8221; di Bova Marina (comprensivo di Istituto tecnico per geometri e Liceo scientifico) indetto dalla Provincia di Reggio Calabria e aggiudicato per l&#8217;importo di oltre 3 milioni di euro al gruppo &#8220;Corsaro srl&#8221; con sede legale ad Adrano (Catania). </p>
<p>I particolari dell&#8217;inchiesta e dell&#8217;operazione sono stati forniti in conferenza stampa dal procuratore Giuseppe Pignatone, insieme con il comandante provinciale dell&#8217;Arma colonnello Pasquale Angelosanto, il suo vice, tenente colonnello Carlo Pieroni, il comandante del gruppo di Locri tenente colonnello Giuseppe De Liso, il maggiore Michele Miulli, il comandante della compagnia di Melito capitano Gennaro Cascame e il comandante del nucleo operativo della compagnia di Bianco Fortunato Suriano.</p>
<p>Stando ai risultati dell&#8217;inchiesta le &#8216;ndrine avrebbero allungato i loro tentacoli su ogni tipo di gestione nei cantieri. </p>
<p>L&#8217;indagine era partita, come emerso dalla prima fase dell&#8217;inchiesta sfociata nel 2008 in una raffica di fermi, quando nel carcere Giuseppe Morabito, capo dell&#8217;omonima famiglia di &#8216;ndrangheta di Africo, era stato informato dai parenti, durante un colloquio, dell&#8217;avvio delle opere. </p>
<p>L&#8217;anziano boss aveva commentato con una frase che poi aveva ispirato la scelta del nome da dare all&#8217;inchiesta: «È proprio un bellu lavuru». Quell&#8217;intercettazione avvenuta nel carcere di Parma, dove &#8220;Tiradritto&#8221; è detenuto al 41 bis, aveva permesso ai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria di avviare il monitoraggio degli appalti. </p>
<p>Così era emersa la presenza ossessiva delle &#8216;ndrine. Tutto doveva passare per le mani della criminalità organizzata, persino la cancelleria utilizzata negli uffici. Questo, grazie ad una fitta rete di rapporti e complicità, con le collusioni che, secondo gli inquirenti, chiamerebbero in causa i responsabili, per i lavori sotto osservazione, della Condotte d&#8217;Acqua Spa e dirigenti dell&#8217;Anas. </p>
<p>In particolare, i riscontri investigativi hanno permesso di evidenziare i comportamenti incriminati che avrebbero avuto Vincenzo Capozza, direttore dei lavori dell&#8217;Anas nella variante di Palizzi sulla statale; Pasquale Carrozza, capo cantiere della Società Italiana per Condotte d&#8217;Acqua; Rinaldo Strati, amministrativo di cantiere della società appaltatrice; Antonino D&#8217;Alessio, direttore di cantiere della società appaltatrice; Sebastiano Paneduro, project manager della società appaltatrice; Cosimo Claudio Giuffrida, direttore tecnico della società. </p>
<p>Sarebbero stati loro, sempre secondo gli inquirenti, a favorire gli interessi economici delle ditte vicine alle consorterie, al punto da fare proseguire la fornitura di calcestruzzo per due mesi e mezzo nonostante la Prefettura avesse riscontrato delle anomalie. </p>
<p>E tutto sarebbe avvenuto, secondo gli inquirenti, in una condizione di assoggettamento, al punto che la &#8216;ndrangheta avrebbe deciso le assunzioni di maestranze e si sarebbe potuta permettere anche l&#8217;utilizzo di materiali scadenti che avrebbero messo in serio pericolo la sicurezza delle strutture. Senza contare le modalità approssimative nell&#8217;esecuzione dei lavori che, secondo l&#8217;accusa, sarebbero stata la causa del crollo della galleria di Palizzi.</p>
<p>di Paolo Toscano</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Appalti dell&#8217;autostrada, venti condanne &#8211; Concluso l&#8217;abbreviato del processo &#8220;Cosa mia&#8221; nato da un&#8217;inchiesta della Dda sulle infiltrazioni mafiose nei lavori del quinto macrolotto &#8211; Stangata alle donne della cosca Gallico di Palmi. Diciottto anni a Umberto Bellocco, un&#8217;assoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Venti condanne e un&#8217;assoluzione. È la sintesi della decisione adottata dal gup Antonino Laganà che, a conclusione del troncone degli abbreviati del processo &#8220;Cosa mia&#8221;, ha distribuito complessivamente 159 anni di reclusione. Il processo celebrato nell&#8217;aula bunker di viale Calabria era nato da un&#8217;inchiesta della Dda sulle infiltrazioni delle cosche di Palmi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Venti condanne e un&#8217;assoluzione. È la sintesi della decisione adottata dal gup Antonino Laganà che, a conclusione del troncone degli abbreviati del processo &#8220;Cosa mia&#8221;, ha distribuito complessivamente 159 anni di reclusione. Il processo celebrato nell&#8217;aula bunker di viale Calabria era nato da un&#8217;inchiesta della Dda sulle infiltrazioni delle cosche di Palmi e Seminara, con il coinvolgimento anche di esponenti di spicco di altre consorterie di &#8216;ndrangheta, nell&#8217;ambito dei lavori del quinto macrolotto della Salerno-Reggio<span id="more-22220"></span>, in un contesto che aveva registrato la riesplosione della faida di Barritteri di Seminara con una serie di omicidi commessi a scopo preventivo, per determinare la legittimazione a incassare il &#8220;pizzo&#8221;.</p>
<p>Ieri, dopo una lunga camera di consiglio, il gup Laganà ha emesso un verdetto piuttosto duro, distribuendo pesanti condanne. Il giudice ha inflitto 18 anni di reclusione a Umberto Bellocco, personaggio di vertice dell&#8217;omonimo clan dominante a Rosarno, ha stangato con dure condanne le donne della cosca Gallico. </p>
<p>In pratica non ha concesso sconti a nessuno, distribuendo per per svariati anni di reclusione anche a imputati che erano stati scarcerati dal Tribunale della libertà o dalla Cassazione.</p>
<p>Queste nel dettaglio le condanne: Massimo Aricò, 8 anni; Vincenzo Barone, 8 anni; Umberto Bellocco, 18 anni; Francesco Campagna, 9 anni; Rocco Carbone, 6 anni; Pasquale Casadonte, 8 anni; Alberto Cedro, 9 mesi; Antonio Dinaro, 11 anni di reclusione e 600 euro di multa; Antonino Ficarra, 8 anni; Roberto Ficarra, 8 anni; Domenico Gallico classe &#8217;73, 8 anni; Italia Antonella Gallico, 9 anni e 2200 euro; Lucia Gallico, 8 anni 6 mesi e 1600 euro; Maria Antonietta Gallico, 8 anni 4 mesi e 600 euro; Vincenzo Gioffrè, 6 anni; Giulia Iannino, 8 anni 2 mesi e 600 euro; Gaetano Giuseppe Santaiti, 3 anni; Carmelo Sgrò, 8 anni 6 mesi e 700 euro; Elena Sgrò, 6 anni 2 mesi e 600 euro; Rosario Sgrò, 8 anni; Vincenzo Sgrò, 8 anni.</p>
<p>Il gup Laganà ha, invece, assolto Vincenzo Caccamo dal reato di favoreggiamento personale con la formula perché il fatto non sussiste. Oltre a sospendere la pena nei confronti di Alberto Cedro e Giovanni Cedro, il giudice ha stabilito che tutti gli imputati condannati a pene detentive dovranno pagare le spese delle propria custodia cautelare sofferta.</p>
<p>A pena espiata, inoltre, Umberto Bellocco e Antonio Dinaro saranno sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata per un periodo non inferiore a 3 anni; Massimo Aricò, Vincenzo Barone, Rocco Carbone, Pasquale Casadonte, Antonino Ficarra, Roberto Ficarra, Domenico Gallico cl. &#8217;73, Italia Antonella Gallico, Lucia Gallico, Maria Antonietta Gallico, Vincenzo Gioffrè, Giulia Iannino, Gaetano Giuseppe Santaiti, Carmelo Sgrò, Elena Sgrò, Rosario Sgrò e Vincenzo Sgrò alla libertà vigilata per un anno. </p>
<p>Gli imputati sono stati condannati a vario titolo al risarcimento dei danni in favore dei Comuni di Palmi, Seminara e Rosarno, della Provincia di Reggio Calabria e della Regione Calabria.</p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Cosa mia&#8221; era stata condotta nel giugno del 2010, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia reggina, dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato di Palmi. </p>
<p>L&#8217;operazione era scattata in seguito a un&#8217;inchiesta che si era occupata delle attenzioni che alcune famiglie operanti nel territorio compreso tra Palmi, Seminara e Barritteri, avevano messo sugli appalti nei cantieri del costruendo quinto macrolotto della Salerno-Reggio Calabria. </p>
<p>Come era emerso dagli atti dell&#8217;inchiesta &#8220;Arca&#8221;, che si era occupata delle infiltrazioni mafiose nei lavori del quarto macrolotto, le cosche pretendevano dalle imprese il versamento del 3%, quale tassa di sicurezza imposto nei territori di competenza. </p>
<p>Proprio il conflitto per stabilire chi doveva intascare il &#8220;pizzo&#8221; aveva provocato il riaccendersi della faida di Barritteri che aveva lasciato sul terreno altri nove morti ammazzati.</p>
<p>di (p.t.)</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Migranti, fra emergenza e solidarietà &#8211; Ritorno a Rosarno a due anni dalla Rivolta &#8211; Le istituzioni si muovono lentamente mentre i problemi aumentano</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:53:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Noi siamo persone come voi. Vogliamo lavorare per vivere, come voi. Siamo in difficoltà quando non c’è lavoro, come voi. Emigriamo per trovare lavoro come tanti di voi in passato e ancora oggi. Abbiamo famiglie, madri, fratelli, figli, come voi”. A Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, i migranti si sfogano così, chiedendo aiuto alle istituzioni e tolleranza ai cittadini italiani. In una lettera aperta mettono nero su bianco i loro stati d’animo, le loro paure ma, nello stesso tempo, rassicurano, non sono dei nemici, non sono diversi dagli italiani: “siamo come voi” ripetono.<span id="more-22196"></span></p>
<p>Da Nord a Sud quello dell’integrazione resta un problema. Solo qualche giorno fa Firenze diventava teatro di una terribile strage in cui sono morti due senegalesi, mentre altri sono rimasti feriti. L’odio nei confronti dei ’neri’ si manifestava in tutta la sua brutalità. </p>
<p>Anche a Firenze, come a Rosarno, però, i migranti hanno dato una lezione agli italiani. Hanno manifestato pacificamente rivendicando i loro diritti, ci hanno ricordato che l’Italia era il Paese dell’accoglienza. Era e non è più. Negli ultimi tempi, il Paese, complice anche la una crisi economica senza precedenti, si è spesso mostrato inadeguato a fare fronte a quella che è diventata l’emergenza migranti. </p>
<p>Negli ultimi anni, anche il governo ha preso provvedimenti più severi, con l’inserimento del reato di immigrazione clandestina (legge 95 del 15 luglio 2009) a fronte di una burocrazia piuttosto lenta per quanto riguarda il rilascio dei permessi di soggiorno. E, ancor prima, con la legge Bossi-Fini la divisione fra italiani e migranti è ancora più netta.</p>
<p>Eppure i problemi rimbalzano di anno in anno, da istituzione a istituzione. Non ci sono soldi né progetti per gli africani e si fa qualcosa solo quando la situazione sta per esplodere o è già esplosa. A Rosarno, per esempio, a due anni dalla rivolta dei migranti, che si ribellarono con la violenza al sistema di sfruttamento cui erano costretti, oggi ancora si va avanti a fatica. </p>
<p>Quest’inverno i lavoratori stagionali che raccolgono le arance nella Piana di Gioia Tauro aspettano ancora una casa dove poter fare un bagno caldo la sera, dove potersi riparare dal freddo pungente dopo una giornata di lavoro nei campi e per giunta sottopagati. Una condizione, quella dello sfruttamento, da cui è difficile riemergere. </p>
<p>Il campo di accoglienza messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Rosarno ha riaperto i battenti. Ma non c’è posto per tutti, al momento è occupato da un centinaio di migranti, ce ne sono molti di più. E a tal proposito bisogna sfatare un luogo comune. </p>
<p>I migranti vivono accampati in tutta la Piana di Gioia Tauro, non solo a Rosarno dove comunque sono in numero maggiore. Circa 450-500 si trovano a Rizziconi e contrada La Spina, altri nei comuni di Candidoni, Melicucco, Taurianova, nelle campagne. Nella Piana ci sono circa 1400 migranti, 1000 nella zona di Rosarno, segno che la questione dovrebbe interessare tutti. </p>
<p>La Provincia di Reggio Calabria, durante un vertice in prefettura per la sicurezza pubblica, si è impegnata col primo cittadino di Rosarno, Elisabetta Tripodi, a dare un contributo di venti mila euro in questa fase di emergenza. Mentre è stato annunciato l’arrivo di altri sette container della protezione civile. Il che significa nuovi alloggi. </p>
<p>Abdulaye, uno dei migranti di Rosarno &#8211; durante il vertice in prefettura a cui ha partecipato &#8211; ha consegnato la lettera dei suoi connazionali al prefetto Luigi Varratta, che ha letto il testo ai presenti, stupiti e commossi.</p>
<p>Quest’anno, purtroppo, bisogna fare i conti con una crisi economica generale, che non consente alle istituzioni di sostenere appieno l’emergenza, tantomeno quella agrumicola, per cui i migranti non riescono a lavorare tutti i giorni, se va bene due o tre volte a settimana con un compenso bassissimo. </p>
<p>La Regione Calabria, dopo gli annunci e il sostegno formale non ha poi pianificato alcun intervento per l’emergenza migranti. E finchè il governo e la Regione non si faranno carico dell’emergenza le associazioni, i volontari, la provincia e il comune di Rosarno da solo, possono solo provare a tamponare la situazione ma non a risolverla.</p>
<p>Nonostante le difficoltà in questo momento quello che colpisce è la solidarietà di tanti volontari che hanno a cuore la sorte dei ’fratelli africani’. Anche quest’anno, infatti, una donna che è stata battezzata come ’Mamma Africa’, ha riaperto la sua mensa. A 84 anni Norina Ventre prepara un pasto caldo ogni domenica per tutti gli immigrati. La mensa va avanti con i soldi suoi e quelli dei volontari che l’aiutano. </p>
<p>Norina conosce i loro nomi, le loro storie, le difficoltà di chi ha lasciato al proprio paese moglie e figli, di chi è dovuto scappare nonostante la giovane età, di chi è andato via col sogno di costruirsi una vita migliore. Mamma Africa è l’emblema dell’amore e della solidarietà incondizionata.</p>
<p>Come lei Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria e la rete dei volontari che lavorano con lui. Quando l’abbiamo chiamato era in Questura a Catanzaro perché erano arrivati i permessi di soggiorno per alcuni migranti. Giuseppe ha un contatto giornaliero con i migranti: lo chiamano, di lui si fidano. </p>
<p>Quando gli chiediamo perché fa tanti sacrifici per loro, cosa lo spinge a stare vicino a queste persone, risponde senza lasciare spazio a interpretazioni: “Ognuno sceglie i proprio amici. E io voglio essere amico degli africani. È una questione di giustizia – afferma con estrema convinzione – e sono un compagno. Il mondo occidentale è responsabile del fatto che gli africani lasciano il loro paese d’origine. Noi li abbiamo colonizzati, noi gli succhiamo il sangue. L’Italia era quella che mandava i rifiuti tossici in Somalia”. </p>
<p>Giustizia prima di ogni cosa per Pugliese: anche lui, che conosce bene la situazione, è convinto che ci sia bisogno di un serio intervento da parte della Protezione civile nazionale.</p>
<p>Un contributo importante è anche quello dei volontari di Emergency, che stazionano col loro furgoncino due giorni a settimana a Rosarno e fanno anche assistenza sanitaria gratuita ai migranti. “Mettere insieme tutte le forze è l’unico modo per uscire dall’emergenza” aggiunge Pugliese.</p>
<p>Due anni fa Wim Wenders ha girato in Calabria ’Il Volo’, un cortometraggio ispirato alle esperienze di accoglienza ed integrazione di alcuni paesi della Locride. Oggi, questi migranti sono impiegati nelle produzioni artigianali locali e contribuiscono a fare crescere l’economia di quei luoghi. Segno che le politiche di solidarietà e integrazione portano solo vantaggi al Paese. </p>
<p>“Gli immigrati sono una risorsa” spiega oggi Pugliese. Se i migranti riuscissero a integrarsi con il resto della popolazione, se vi fossero leggi volte all’inclusione e non all’esclusione, allora l’immigrazione potrebbe davvero diventare una risorsa sia culturale che economica per il Paese.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Migranti-fra-emergenza-e,5219#.TvRWIDXj58E">www.lindro.it</a></p>
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		<title>Alta tensione 2: «Sulla scheda dite a tutti di scrivere Plutino» &#8211; Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche risulta chiaro agli investigatori l&#8217;impegno della cosca Caridi a favore del consigliere comunale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:26:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico dei fratelli Domenico e Filippo Condemi, effettuate nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali e provinciali del 15 e 16 maggio 2011, emerge chiaro l&#8217;impegno profuso dagli stessi, oltre che da altri soggetti riconducibili alla cosca Caridi, in favore della candidatura di Giuseppe [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico dei fratelli Domenico e Filippo Condemi, effettuate nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali e provinciali del 15 e 16 maggio 2011, emerge chiaro l&#8217;impegno profuso dagli stessi, oltre che da altri soggetti riconducibili alla cosca Caridi, in favore della candidatura di Giuseppe Plutino, all&#8217;epoca assessore alle politiche ambientali del Comune di Reggio, per l&#8217;elezione al Consiglio comunale.<span id="more-22178"></span></p>
<p>Gli inquirenti ritengono particolarmente interessante una conversazione telefonica tra Domenico Condemi e Vincenzo Lombardo, nel corso della quale Condemi chiede a Lombardo, che si trovava a Parma, se avesse fatto rientro a Reggio prima delle elezioni amministrative. </p>
<p>A tale richiesta Lombardo risponde di avere già preso accordi con tale Pino, al quale aveva confermato che avrebbe fatto rientro a Reggio circa dieci giorni prima delle consultazioni elettorali, invitando lo stesso Condemi, già in possesso di una determinata lista, ad iniziare a parlare con le persone a lui più vicine. </p>
<p>Il primo dato ad emergere, dunque, è il comune impegno di Vincenzo Lombardo, soggetto già attenzionato nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Crimine&#8221;, e di Domenico Condemi, in favore di un candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di nome Pino, dagli investigatori identificato in Giuseppe Plutino, con cui essi avevano già preso accordi.</p>
<p>I rapporti tra Plutino e Condemi emergono dall&#8217;intercettazione telefonica del 5 aprile 2011 quando Condemi informa l&#8217;allora assessore Plutino del decesso del nonno di Lombardo. Mentre altre conversazioni registrate nella stessa circostanza evidenziano come i due avessero partecipato insieme ai funerali del congiunto di Lombardo, che conferma l&#8217;esistenza di rapporti diretti tra i tre soggetti. </p>
<p>Altro elemento che testimonia il legame esistente tra Domenico Condemi, Vincenzo Lombardo e Giuseppe Plutino sono due conversazioni registrate il 9 e 10 maggio 2011, tra Lombardo e Condemi, nelle quali i due parlano riguardo una licenza-permesso elettorale per la quale Lombardo aveva interessato Plutino. </p>
<p>Dalle conversazioni si evince la preoccupazione di Lombardo di non riuscire a rintracciare Plutino per avere la licenza elettorale, col conseguente rischio di non poter fare rientro a Reggio in occasione della campagna elettorale. Ricevuta la chiamata di Lombardo, Condemi telefona immediatamente a Plutino per metterli in contatto.</p>
<p>Dalla intercettazioni riguardi Condemi emerge come, nella campagna elettorale in favore di Plutino, fosse impegnato anche Rosario Calderazzo, il quale risulta essere collegato a Lombardo con cui interagisce sempre in relazione alla campagna elettorale di Plutino. Emerge, quindi, come gli uomini più affidabili e prossimi a Condemi, si stiano preparando alla competizione elettorale in favore di Giuseppe Plutino.</p>
<p>Nello stesso periodo sull&#8217;utenza radiomobile in uso a Condemi è stata registrata un&#8217;altra conversazione che, nel confermare l&#8217;impegno di questi per le sorti elettorali di Plutino, evidenzia come anche Calderazzo – soggetto con precedenti penali per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio ed estorsione – si fosse impegnato in favore di Pino Plutino per la campagna elettorale in corso. </p>
<p>Condemi, infatti, invitava Calderazzo, che in quel momento si trovava a Roma, a fare rientro a Reggio in quanto dovevano fare la campagna elettorale, circostanza di cui era ben a conoscenza Calderazzo che aveva già iniziato a darsi concretamente da fare, in considerazione degli accordi già presi con Plutino. </p>
<p>La parte finale del dialogo intercettato evidenzia, inoltre, come Calderazzo avesse preso accordi con il compare di Condemi, Vincenzo Lombardo, per fare rientro in città in occasione dello svolgimento della campagna elettorale.</p>
<p>Un&#8217;altra intercettazione fa emergere i contatti esistenti tra i protagonisti del dialogo e un altro soggetto, Vincenzo Rotta, che dal tenore della conversazione risultava essere particolarmente vicino a Condemi, tanto che Calderazzo, non ottenendo risposta al telefono da quest&#8217;ultimo, chiama proprio Rotta. </p>
<p>Gli investigatori tengono in particolare considerazione la posizione di Vincenzo Rotta, legato a Domenico Condemi e a Rosario Calderazzo, ed anch&#8217;egli sostenitore della candidatura di Plutino. Il dato risulta importante considerata la caratura criminale di Rotta emersa nel corso delle indagini, durante l&#8217;attività d&#8217;intercettazione condotta nei confronti di Carmelo Mandalari, soggetto ritenuto appartenente alla cosca Rosmini.</p>
<p>Dal tenore delle conversazioni registrate in quei giorni, anche Rotta risultava impegnato nella campagna elettorale in corso, in favore di Giuseppe Plutino. </p>
<p>In una intercettazione, infatti, Rotta raccomanda al figlio di impegnarsi a recuperare voti in favore di Plutino, e sopratutto di fare saper in giro del loro concreto impegno in favore di questi. Motivo dell&#8217;impegno appariva in particolare la sistemazione lavorativa del figlio, promessa da Plutino.</p>
<p>Altro soggetto impegnato nella campagna elettorale è Filippo Condemi, fratello di Domenico, indicato anch&#8217;esso dal collaboratore di giustizia Roberto Moio quale appartenente alla cosca Caridi. </p>
<p>A testimoniare l&#8217;impegno anche da parte di Filippo Condemi in favore di Plutino vi è una conversazione telefonica del 29 aprile 2011 tra lo stesso Condemi e una ragazza che era stata cooptata per la raccolta di voti e che Condemi catechizzata su come impegnare gli elettori a dare il voto («.stategli di sopra alle persone, fatti dire, tipo, di darti la sezione, gli devi dire dove glieli hai trovati, tipo, tipo che al candidato gli devi portare le sezioni, hai capito?». </p>
<p>Alla domanda se «si deve scrivere il nome?», Filippo Condemi rispondeva: «E il nome Plutino!», invitandola a passare dalla segreteria a ritirare i fac-simile.</p>
<p>Appare chiaro, dunque, agli investigatori, il comune impegno di tutti gli indagati nel reperimento di consensi in favore della candidatura di Giuseppe Plutino.</p>
<p>di Domenico Malara</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=176744&#038;Edizione=7&#038;A=20111222">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Alta tensione 2, il clan Caridi era penetrato nella &#8220;zona grigia&#8221; &#8211; L&#8217;arresto del consigliere comunale del Pdl Plutino per concorso esterno apre scenari inquietanti. Naso al suo posto a Palazzo San Giorgio &#8211; La tanica di benzina sull&#8217;auto di Nucera che si rifiutò di assumere una nipote dei Borghetto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:20:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il clan Caridi penetra nella &#8220;zona grigia&#8221;. Indagini a intreccio. &#8220;Patriarca&#8221;, &#8220;Crimine&#8221;, &#8220;Alta tensione&#8221; confermano che i tentacoli della piovra che si allunga sulla città trovano sempre un comune denominatore. E la politica anche in questa inchiesta si lascia coinvolgere. E così Magistratura e Polizia &#8220;catturano&#8221; un altro amministratore che sarebbe caduto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il clan Caridi penetra nella &#8220;zona grigia&#8221;. Indagini a intreccio. &#8220;Patriarca&#8221;, &#8220;Crimine&#8221;, &#8220;Alta tensione&#8221; confermano che i tentacoli della piovra che si allunga sulla città trovano sempre un comune denominatore. E la politica anche in questa inchiesta si lascia coinvolgere. E così Magistratura e Polizia &#8220;catturano&#8221; un altro amministratore che sarebbe caduto in tentazione, Giuseppe Plutino (Pdl), già assessore all&#8217;Ambiente e oggi consigliere comunale.<span id="more-22175"></span> </p>
<p>Questa medaglia ha un rovescio positivo, quello che vede il consigliere regionale del Pdl e segretario questore dell&#8217;Ufficio di presidenza, Giovanni Nucera, opporsi all&#8217;assunzione presso la sua struttura speciale di Maria Cuzzola, nipote dei Borghetto. </p>
<p>«Nucera si oppone – dice il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone in conferenza stampa – alle pressioni di Domenico Condemi, spalleggiato da Plutino, e per risposta riceverà una minaccia in piena regola: una tanica di benzina lasciata sopra la sua autovettura». L&#8217;episodio risale al 9 marzo scorso.</p>
<p>Siamo nella vasta area di Modena-Ciccarello-San Giorgio Extra, «zona tenuta sotto controllo – dice il questore Carmelo Casabona che apre la conferenza stampa – dal &#8220;sodalizio&#8221; Caridi-Zindato-Borghetto, clan che si muove all&#8217;ombra della cosca Libri». </p>
<p>Il questore, nel ricordare l&#8217;altra indagine, &#8220;Alta tensione&#8221;, che ha portato all&#8217;arresto di decine di persone sempre del gruppo Caridi-Borghetto-Zindato. spiega che «questa è un&#8217;inchiesta significativa sia perché conferma che esistono collegamenti elettorali tra i clan e certi politici sia perché anche in questo caso si registrano sequestri preventivi di beni».</p>
<p>Al tavolo della conferenza stampa c&#8217;è anche il colonnello Carlo Pieroni, vice comandante provinciale dell&#8217;Arma dei carabinieri. Il dott. Pignatone spiega il ruolo che i carabinieri hanno avuto in questa operazione condotta dalla Squadra Mobile, guidata da Renato Cortese. </p>
<p>«La Polizia – dice il capo della Dda – ha utilizzato preziose intercettazioni nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Crimine&#8221; che erano state effettuate dai Carabinieri. Ho già detto in più circostanze che in questa provincia il valore aggiunto nella lotta alla criminalità è questa sinergia che esiste tra tutte le Forze di Polizia (Questura, Carabinieri, Finanza). </p>
<p>Le indagini della Squadra Mobile, alla quale rinnovo i miei complimenti, coordinati dal dott. Marco Colamonici, hanno portato all&#8217;arresto di cinque presunti affiliati che debbono rispondere in primis di associazione mafiosa più altri reati (estorsione, minacce, danneggiamenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra ed esplosivi), più il fermo di Leo Caridi che è considerato il reggente dell&#8217;omonima cosca, essendo i suoi fratelli Santo e Bruno in galera. </p>
<p>Per Plutino invece c&#8217;è l&#8217;accusa di concorso esterno. Fiancheggiava le cosca per ottenere poi in cambio i voti, come per esempio nelle ultime amministrative».</p>
<p>Il dott. Renato Cortese si sofferma sui particolari dell&#8217;indagine. «Gli arrestati – dice – controllavano il territorio puntando su un forte vincolo associativo che teneva in soggezione il territorio. Si sa che ancora l&#8217;omertà impone alla gente di parlare. </p>
<p>Si paga il pizzo per evitare il peggio. Questa è gente che minacciava, danneggiava. La conferma dei collegamenti tra varie cosche della provincia emerge anche da questa indagine: i fratelli Condemi, per esempio, sono stati intercettati mentre parlavano con Domenico Oppedisano considerato il capo crimine».</p>
<p>Il dott. Francesco Giordano, capo della quinta sezione della Mobile che si occupa di reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione, ha messo in luce tre particolari dell&#8217;indagine. </p>
<p>«Nei confronti della gioielleria Basile sono stati esplosi colpi di pistola contro la saracinesca perché i titolari si sono rifiutato di consegnare denaro ai fratelli Condemi sotto forma di contributo per la festa patronale di Gallicianò. Secondo: nell&#8217;ultima campagna elettorale per le amministrative in un locale è stato impedito di esporre manifesti che non fossero di Plutino. Terzo: questa cosca controllava anche i rom di Modena. Se a qualcuno veniva rubata l&#8217;auto, bastava rivolgersi a loro, pagando una quota s&#8217;intende, per vedersela ritornare». Insomma il fenomeno del cosiddetto &#8220;cavallo di ritorno&#8221; di cui Reggio purtroppo &#8220;vanta&#8221; il primato.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro particolare che viene messo in luce da Renato Cortese: dai rom alle ultime elezioni sono arrivate a Giuseppe Plutino 64 preferenze, ben 24 in più delle 40 preventivate.</p>
<p>Il capo della Squadra mobile ricorda anche «il chiosco di frutta a San Giorgio, che secondo quanto ha riferito il pentito Moio è stato sempre il punto di riferimento del clan Caridi. In questa operazione quattro aziende sono state sequestrate: la rivendita ortofrutticola, un punto vendita all&#8217;ingrosso di caffè, la Caridol e la Cafer».</p>
<p>La conferenza si chiude con una battuta del colonnello Pieroni che ribadisce l&#8217;importanza della sinergia tra le Forze di Polizia. «Non è la prima volta – dice – che nel corso di un&#8217;indagine ci troviamo allo stesso tavolo».</p>
<p>Il consigliere regionale Giovanni Nucera non ha inteso fare dichiarazioni. A Palazzo San Giorgio dovrebbe subentrare a Giuseppe Plutino un giovane del Pdl, Pasquale Naso, che al momento è il primo del non eletti che alle ultime amministrative aveva ottenuto una buona affermazione.</p>
<p>di Tonio Licordari</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=176739&#038;Edizione=7&#038;A=20111222">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Duro colpo alla ‘ndrangheta a Reggio Calabria, arrestato consigliere comunale del Pdl &#8211; La Polizia di Stato questa mattina ha cominciato un’operazione che ha portato alla custodia cautelare in carcere di sette affiliati della cosca Caridi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Polizia di Stato ha cominciato un’operazione su vasta scala a Reggio Calabria per eseguire sette ordinanze di custodia cautelare in carcere contro altrettanti presunti affiliati alla cosca Caridi della ‘ndrangheta, federata con quella dei Libri. Nei provvedimenti restrittivi, emessi dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda ed eseguiti dalla Squadra mobile reggina, si contesta l’associazione per delinquere finalizzata ad estorsione e danneggiamenti. Secondo le indagini la cosca Caridi avrebbe ottenuto il controllo delle attività estorsive, accompagnate danneggiamenti ed intimidazioni, ai danni soprattutto di commercianti in molte zone di Reggio Calabria, e in particolare nei quartieri Ciccarello, Modena e San Giorgio Extra.<span id="more-22166"></span></p>
<p>Quello che la Polizia di Stato sta portando a compimento potrebbe essere una operazione molto importante nell’ottica di indebolire e depotenziare la ‘ndrangheta nel territorio di Reggio Calabria. Questa operazione viene portata avanti circa dieci giorni dopo che i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria avevano eseguito 21 provvedimenti di fermo contro esponenti delle cosche reggine.</p>
<p>I reati contestati in quel caso erano quelli di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni ed usura. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. L’operazione e’ stata chiamata Tutto in Famiglia.</p>
<p>L’operazione di oggi contro la cosca Caridi sarebbe la prosecuzione dell’operazione &#8221;Alta Tensione&#8221; che lo scorso anno portò in carcere 33 persone nel reggino. Ci sarebbe anche un consigliere comunale di Reggio Calabria tra gli arrestati dalla Squadra mobile. </p>
<p>Si tratta di Giuseppe Plutino, di 47 anni, consigliere comunale di Reggio. Plutino è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il consigliere comunale, secondo quanto è emerso dall’inchiesta, sarebbe stato un referente politico della cosca Caridi.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.articolotre.com/2011/12/duro-colpo-alla-ndrangheta-a-reggio-calabria-arrestati-sette-affiliati-della-cosca-caridi/53107">articolotre.com</a></p>
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		<title>False sponsorizzazioni, cinque indagati &#8211; Gli investigatori della Guardia di Finanza stanno stringendo il cerchio attorno al commercialista Roberto Emo già arrestato nell&#8217;operazione Astrea &#8211; Decine di perquisizioni in studi di noti professionisti. Al centro dell&#8217;indagine il Real Reggio Tremulini</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/21/false-sponsorizzazioni-cinque-indagati-gli-investigatori-della-guardia-finanza-stanno-stringendo-cerchio-attorno-commercialista-roberto-emo-gia-arrestato-nelloperazione-astrea-decine/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Nella mattinata di ieri, sotto la direzione del sostituto procuratore Rosario Ferracane, i finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, hanno eseguito numerose perquisizioni – una decina circa – nei confronti di studi di commercialisti e noti imprenditori reggini. Nel corso dell&#8217;attività, i finanzieri [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Nella mattinata di ieri, sotto la direzione del sostituto procuratore Rosario Ferracane, i finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, hanno eseguito numerose perquisizioni – una decina circa – nei confronti di studi di commercialisti e noti imprenditori reggini. Nel corso dell&#8217;attività, i finanzieri hanno anche notificato cinque avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti indagati, per il reato di associazione a delinquere finalizzata all&#8217;emissione e utilizzo di fatture false.<span id="more-22163"></span></p>
<p>Entrando nel dettaglio, l&#8217;attività investigativa ha preso le mosse da una verifica della posizione fiscale della nota società sportiva &#8220;A.S. Real Reggio Tremulini Calcio a 5&#8243;, con sede a Reggio Calabria, presso il negozio di articoli sportivi &#8220;Sport In&#8221; di Demetrio Labate, sito sul viale Aldo Moro che attualmente milita in serie B.</p>
<p>Tale società sportiva – inizialmente composta da dodici tra imprenditori e professionisti reggini – è nota alle cronache sportive per essere riuscita, in appena sei stagioni, a compiere un&#8217;impresa raggiungere la serie A partendo dalla serie C.</p>
<p>Nella stagione sportiva 2006-2007 – annualità attualmente oggetto di approfondimento da parte degli investigatori del Gruppo Guardia di Finanza – la squadra reggina arrivò al quart&#8217;ultimo posto e, nella stagione 2007-2008, riuscì ad invertire le sorti di un inesorabile declino (accentuato dai sei punti di penalizzazione giunti con il Comunicato Ufficiale n. 259, nel quale la società reggina veniva giudicata rea di aver prodotto una falsa documentazione per l&#8217;iscrizione al precedente campionato 2006/&#8217;07), riuscendosi a salvare al termine delle gare nella terribile girandola dei play-out.</p>
<p>Con quest&#8217;operazione, gli agenti delle Fiamme gialle hanno stretto ancora di più il cerchio nei confronti del commercialista Roberto Emo, che è stato prima portiere, poi allenatore e quindi dirigente della squadra di calcio a 5 e di recente è stato tratto in arresto proprio dal Gico di Reggio Calabria nell&#8217;ambito della famosa operazione Astrea, quella che ha squarciato il perimetro di quella &#8220;zona grigia&#8221; che, grazie alla complicità di insospettabili professionisti, alimenta il potere della &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Più in particolare, gli accertamenti di natura tributaria effettuati dagli specialisti della Finanza hanno messo in luce l&#8217;esistenza di un complesso sistema di fatturazioni false, che veniva mascherato dietro fittizi contratti – ove esistenti – di &#8220;sponsorizzazioni&#8221;, per la partecipazione ai dispendiosi campionati nazionali di calcio a 5.</p>
<p>In tale contesto, numerosi sono risultati gli imprenditori reggini che hanno consapevolmente fornito il loro ausilio al dominus Roberto Emo, il quale avrebbe utilizzato la falsa documentazione fiscale emessa dalla società sportiva &#8220;Real Reggio&#8221;, ottenendo, di converso, un indebito aumento dei costi, per un valore totale, allo stato, pari a circa un milione di euro.</p>
<p>di Piero Gaeta</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appello del movimento Reggio Non Tace: &#8220;a chi cerca la giustizia e la liberazione della nostra città&#8221; &#8211; Un incontro aperto a chi ha a cuore il futuro di Reggio, nel secondo anniversario dell’attentato alla Procura Generale della Repubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:49:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; In un momento così altamente drammatico per tutto il nostro Paese e in particolare per il nostro Sud, dove permane una forte ingiustizia sociale, necessita un impegno civile sempre più intenso, diffuso e concreto: ciò che non si vede è come se non ci fosse. Non è più possibile restare a guardare [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; In un momento così altamente drammatico per tutto il nostro Paese e in particolare per il nostro Sud, dove permane una forte ingiustizia sociale, necessita un impegno civile sempre più intenso, diffuso e concreto: ciò che non si vede è come se non ci fosse. Non è più possibile restare a guardare da lontano, evitando ogni coinvolgimento e mantenendo il clima di silenzio e di indifferenza che, secondo gli ’ndranghetisti, è il terreno adatto al proliferare delle loro trame.<span id="more-22160"></span></p>
<p>È venuto il tempo di agire per identificare, isolare e denunciare la “zona grigia”, di coloro che fiancheggiano e fanno affari con la criminalità organizzata.</p>
<p>È venuto il tempo di prendere posizioni chiare e inequivocabili.</p>
<p>È venuto il tempo di scuotere chi ritiene di “farsi i fatti propri” e chi cede alla rassegnazione e alla sfiducia, tradendo le aspettative di futuro delle giovani generazioni.</p>
<p>Per questo invitiamo quanti desiderano essere soggetti attivi di cambiamento ad una assemblea, in cui appaia chiaramente chi si impegna e chi si defila rispetto alla lotta contro la criminalità.</p>
<p>Reggio Non Tace ha scelto</p>
<p>di camminare insieme a chi non accoglie al proprio interno persone colluse, indagate o vicine agli ambienti ‘ndranghetisti;<br />
di agire nella gratuità, rifiutando qualunque finanziamento, pubblico o privato;</p>
<p>di essere sempre espressione della società civile, “senza etichette” e senza azioni di sostegno alle realtà partitiche.</p>
<p>Vi attendiamo, nel secondo anniversario dell’attentato alla Procura Generale della Repubblica,</p>
<p><strong>MARTEDÌ 3 GENNAIO 2012, ore 17,30<br />
presso l’Auditorium Opera Antoniana &#8211; Santuario S. Antonio &#8211; via Don Orione 5</strong></p>
<p>Il movimento ReggioNonTace</p>
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		<title>Darfur, liberato Francesco Azzarà: “E’ al sicuro e sta bene” &#8211; Emergency e la famiglia confermano la sua liberazione. Motta San Giovanni è in festa ed attende il suo rientro tra 3-4 giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 17:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E’ stato liberato Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency rapito in Sudan il 14 agosto. La notizia è stata confermata da Vincenzo Catalano, portavoce della famiglia, che comunica: ”Francesco è al sicuro e lo stanno portano a Khartum”. Gino Strada aggiunge: “La buona notizia l’abbiamo avuta intorno alle 15.00 anche se la certezza è arrivata solo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato liberato Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency rapito in Sudan il 14 agosto. La notizia è stata confermata da Vincenzo Catalano, portavoce della famiglia, che comunica: ”Francesco è al sicuro e lo stanno portano a Khartum”. Gino Strada aggiunge: “La buona notizia l’abbiamo avuta intorno alle 15.00 anche se la certezza è arrivata solo verso le 16.00. Azzarà è libero e sta bene. Lo accompagneremo a casa il prima possibile. E’ stato un lavoro di 4 mesi molto faticoso. La situazione in Darfur è estremamente complessa e abbiamo lavorato a stretto contatto con le autorità del posto.<span id="more-22013"></span> </p>
<p>Finisce un incubo, non ne potevamo più. Finalmente la telefonata che tanto aspettavamo e’ arrivata. Adesso e’ il momento della festa della sua famiglia e di Emergency”.</p>
<p>C’e&#8217;grande festa e mobilitazione a Motta San Giovanni, il paese del reggino dove l’operatore di Emergency vive con i suoi familiari. Dopo la notizia della sua liberazione  gli abitanti si sono ritrovati per strada ed hanno iniziato a festeggiare. </p>
<p>“La gioia ci pervade tutti – dichiara il sindaco Paolo Laganà – ora aspettiamo di capire come sta il ragazzo, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Certamente 120 giorni non sono stati facili da passare, anche se ci hanno assicurato che in questo momento si trova in sicurezza. Per il rientro in patria sembra ci vorranno 3-4 giorni”.</p>
<p>Il trentaquattrenne è stato sequestrato ad agosto a Nyala mentre si recava in aeroporto con alcuni colleghi. “Le autorità del Darfur occidentale sono riuscite a liberare l’ostaggio italiano”, si legge nel dispaccio della Sudan Media Centre, un’agenzia indipendente vicina ai servizi di sicurezza di Khartoum. Giovedì Emergency aveva diffuso una nota in cui dava per imminente la sua liberazione.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/darfur-liberato-cooperante-italiano-rapito/178057/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>De Grazia senza giustizia Il mistero della morte d&#8217;un capitano coraggioso &#8211; Presentato a Palazzo San Giorgio il libro &#8220;La nave dei veleni&#8221; &#8211; Ma Legambiente non s&#8217;arrende. Barillà: «Vogliamo la verità». Arena prende l&#8217;impegno di intitolargli una via</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/14/grazia-senza-giustizia-mistero-della-morte-dun-capitano-coraggioso-presentato-palazzo-san-giorgio-libro-nave-dei-veleni-legambiente-non-sarrende-barilla-%c2%abvogliamo/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 15:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; «Non vive ei forse anche sotterra/, quando gli sarà muta l&#8217;armonia del giorno/, se può destarla con soavi cure nella mente de&#8217; suoi?». Tornano alla mente gli altissimi interrogativi che permisero al Foscolo di suggellare nei Sepolcri il valore del ricordo e la forza, capace di sconfiggere la morte, sprigionata da chi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; «Non vive ei forse anche sotterra/, quando gli sarà muta l&#8217;armonia del giorno/, se può destarla con soavi cure nella mente de&#8217; suoi?». Tornano alla mente gli altissimi interrogativi che permisero al Foscolo di suggellare nei Sepolcri il valore del ricordo e la forza, capace di sconfiggere la morte, sprigionata da chi in vita ha conosciuto e seminato sentimenti di amore e di amicizia. Queste emozioni toccano le corde dell&#8217;anima di una platea che ascolta in rispettoso silenzio le parole degli amici del capitano Natale De Grazia, morto in circostanze sospette nel 1995, mentre prestava il suo ingegno limpido per la buona riuscita di alcune delicatissime inchieste volte a difendere il mare e i suoi, spesso inconsapevoli, abitanti.<span id="more-21986"></span></p>
<p>L&#8217;occasione del ricordo, nell&#8217;anniversario della morte, viene offerto dalla presentazione di un libro-fumetto titolato &#8220;La nave dei veleni&#8221; che, grazie all&#8217;impegno della sezione reggina di Legambiente, ha riacceso i riflettori su una storia inquietante.</p>
<p>Introduce il dibattito il segretario regionale di Legambiente Nuccio Barillà: «La storia di Natale De Grazia è quella di un uomo con un altissimo senso del dovere e uno sconfinato amore per il mare. La memoria di una figura così nobile merita di essere adeguatamente onorata. Per questo intendo riproporre di fronte al sindaco Arena alcune proposte già avanzate in passato, tesi durante la sindacatura di Giuseppe Scopelliti. </p>
<p>Legambiente chiede che il lungomare di Gallico venga intitolato a Natale De Grazia; che venga istituito per le scuole un percorso sull&#8217;etica della responsabilità; che venga assegnato un premio prestigioso alla memoria di questo nostro illustre concittadino e che il Comune alzi la voce per la ricerca di una verità sulle cause della morte. Scopelliti un tempo prese l&#8217;impegno, poi disatteso, di assegnare il San Giorgio d&#8217;oro a questa figura esemplare. Chiedo ad Arena, qui presente, di rimediare».</p>
<p>Il sindaco, chiamato in causa, risponde punto per punto: «La determinazione del capitano De Grazia, mista all&#8217;amore per il suo lavoro, ha probabilmente armato la mano criminale di qualcuno. Vogliamo la verità». </p>
<p>Nel merito delle proposte concrete di Barillà, Arena prende impegni precisi: «Credo che la soluzione di intitolare il lungomare di Gallico a De Grazia sia la migliore. Aderisco alla proposta di divulgare la cultura marinara nelle scuole sull&#8217;esempio della vita di De Grazia e mi assumo l&#8217;impegno per l&#8217;assegnazione prossima del premio San Giorgio d&#8217;Oro a questa straordinaria figura».</p>
<p>Dopo aver portato a casa l&#8217;en plein sulle proposte, Nuccio Barillà entra nel merito del lavoro letterario cedendo la parola al presidente dell&#8217;associazione &#8220;Da sud&#8221;, Danilo Chirico: «Questo libro», spiega Chirico, «ha il linguaggio del fumetto ma la scientificità dell&#8217;inchiesta giornalistica. Esiste ancora oggi una grande questione ambientale che riguarda la nostra regione. È un passo in avanti nella ricerca della verità e della giustizia». Per lo sceneggiatore Enzo Mangini «il libro si concentra sull&#8217;uomo Natale De Grazia. Un uomo raro, pieno di umanità, e stritolato dal contesto».</p>
<p>Dopo i ricordi commossi degli amici di un tempo Nino Cama e Domenico Milea, chiude il giro degli interventi il disegnatore Pierdomenico Sirianni: «Questa era una storia che andava raccontata», dice. «Anche perché sulle navi dei veleni la grande stampa latita. Dico senza retorica che sono molto orgoglioso di avere contributo alla realizzazione di questo lavoro».</p>
<p>Natale De Grazia muore inspiegabilmente nel sonno mentre indagava tra l&#8217;altro sui misteri della nave &#8220;Jolly Rosso&#8221;. E il sonno delle coscienze dei buoni, ancora oggi, continua a generare mostri.</p>
<p>di Francesco Maria Toscano</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173035&#038;Edizione=7&#038;A=20111214">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>‘Ndrangheta, “Tutto in famiglia”</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ventuno provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dal Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Palmi per detenzione e spaccio di stupefacenti. Con l’operazione “tutto in famiglia” è stato inferto un duro colpo alla cosca dei Maio di San Martino di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ventuno provvedimenti di fermo di indiziato di delitto emessi dal Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Palmi per detenzione e spaccio di stupefacenti. Con l’operazione “tutto in famiglia” è stato inferto un duro colpo alla cosca dei Maio di San Martino di Taurianova.<span id="more-21980"></span> </p>
<p>Le indagini – così come spiegato nella conferenza stampa a cui hanno partecipato il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto Michele Prestipino, il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, il comandante provinciale dei carabinieri Pasquale Angelosanto e il capitano della Compagnia dei carabinieri di Gioia Tauro, Ivan Boacchia – sono partite nel 2010, in seguito all’arresto di un pregiudicato di Rizziconi, trovato con 23 Kg di marijuana.</p>
<p>L’operazione ha consentito agli investigatori di fare ulteriore luce sulla struttura della ‘ndrangheta, sugli organi di vertice e sulle varie articolazioni territoriali. Altro importante elemento è quello linguistico, così come emerge dalle intercettazioni telefoniche e soprattutto ambientali che hanno documentato il gergo usato dai membri della cosca, utile a farsi capire tra di loro, ricco di allusioni e allegorie. </p>
<p>Alle estorsioni e all’usura, gli indagati contrappongono un linguaggio e delle modalità di controllo del territorio vecchie quanto la storia della mafia.</p>
<p>Gli approfondimenti investigativi condotti dalla Direzione antimafia di Reggio Calabra hanno inoltre permesso di individuare un sodalizio dedito allo spaccio di stupefacenti e di accertare l’esistenza e l’operatività di una cosca della ‘ndrangheta dedita anche alle estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti locali.</p>
<p>Secondo quanto emerso dalle indagini, in particolare, nel territorio di San Martino di Taurianova, esiste una “Locale” della ‘ndrangheta, costituita in “Società”, con una “Società Maggiore e una Società Minore. </p>
<p>Nell’organizzazione criminale si entra solo ed esclusivamente attraverso un rituale di affiliazione denominato “Battesimo”, che rappresenta il primo momento d’incontro di un nuovo Picciotto con il resto della Società. Attraverso una serie di azioni meritorie è possibile risalire i gradi della gerarchia ‘ndranghetistica.</p>
<p>L’operazione in questione dimostra che lo schema organizzativo vigente nell’associazione criminale, ripete nei suoi capisaldi strutturali la genealogia della famiglia Maio, cui sono aggiunti altri soggetti estranei al nucleo familiare. </p>
<p>È stato dunque dimostrato che Michele Maio, occupa il ruolo di “Capo Società”,che il ruolo di vertice; Giuseppe Panuccio riveste quello di “Capo ‘Ndrina”; Gaetano Merlino ha invece la carica di “Capo Crimine”; mentre Natale Feo ha la carica di “Contabile”. Michele Maio e Gaetano Merlino costituiscono la “Copiata” di San Martino. </p>
<p>Fanno inoltre parte della cosca gli altri indagati: Pasquale Hanaman, Michele Hanaman, Francesco Hanaman classe ’90, Francesco Hanaman classe ’85, Carmelo Hanaman classe ’90, Pasquale Maio del ’77, Antonino Maio, Domenico Maio del ’92, Francesco Giuseppe Maio, Stefano Nava, Vincenzo Lamanna, Vincenzo Messina, Domenico Cianci, Pasquale Garreffa, Cosimo Tassone e Teresa Primerano. </p>
<p>La cosca operava anche con azioni intimidatorie nei confronti delle proprie vittime. L’estorsione era rivolta a imprese aggiudicatarie di lavori pubblici, che avevano l’obbligo di dare delle “mazzette” alla cosca, il cui importo è pari a 2-3 per cento del valore complessivo dell’appalto; produttori di arance e proprietari di terreni agricoli. Sono stati sequestrati nell’operazione diversi beni e un bar a Taurianova.</p>
<p>Dopo l’operazione “Crimine”, sono emersi i ruoli all’interno dell’organizzazione criminale e l’esistenza della “Provincia”, quale organismo unitario sovraordinato alle singole “Locali”. </p>
<p>In realtà, il processo di unificazione della ‘ndrangheta, verso un modello unitario molto più simile a Cosa nostra siciliana, ha inizio con il famoso summit di Montalto nel ’69, quando gli ‘ndranghetisti cambiarono per la prima volta l’abituale sede delle riunioni annuali, presso il santuario della Madonna di Polsi, nel comune di San Luca, per incontrarsi in un luogo meno esposto a sorprese da parte dei militari. </p>
<p>In quella occasione si fecero spazio le “nuove leve” della ‘ndrangheta che rinnovarono gli affari della “Onorata società” e, solo in parte, la sua struttura. Dato che l’organizzazione è ancora basata sulle singole ‘ndrine. Con la più recente operazione “Armonia” è stata invece accertata l’esistenza di più “Mandamenti”, ovvero l’esistenza di tre macroaree: quella jonica, quella tirrenica e quella di Reggio centro.</p>
<p>Nell’ordinanza dell’operazione “tutto in famiglia” emerge un dialogo che si basa proprio sull’assegnazione delle cariche e sulla difficoltà di raggiungere gradi più elevati, quasi come se non si rispettasse in pieno la famiglia stretta e si allargasse l’organizzazione a nuovi adepti, che hanno incontrato più tardi la ‘ndrangheta. </p>
<p>La conversazione del 21 febbraio 2011 avviene fra Pasquale Hanoman e Pasquale Maio e Nino (quest’ultimo ancora in fase di identificazione):</p>
<p><strong>Nino: Metti in caso, metti in caso che mi dice a me in quel modo, abbiamo fatto a Cianci, c’è Dio che mi fa…, Inc..<br />
Maio: Santo glielo ha fatto.<br />
Hanoman: Cosa devo dirgli?<br />
Maio: Glielo puoi dire che sono andato pure io, glielo puoi dire, non è che non puoi dirlo a me… io ero a lavoro e mi ha chiamato Maurizio che mi ha detto esci nella strada…-<br />
Hanoman: Inc…Maurizio e Stefano<br />
Maio: …Sono uscito in strada ed erano con la macchinetta<br />
Hanoman: Maurizio chi? Il liscio?<br />
Nino: U rusticu</strong></p>
<p>Così continua la conversazione che inizia con le parole di Maio: </p>
<p><strong>Vedi perché mi gonfiano i coglioni a me? Vedi che mi gonfiano i coglioni a me, come, io ho dovuto fare per sette anni il “PICCIOTTO” a San Martino, tutti noi comunque siamo partiti da zero, noi siamo dovuti partire da zero, abbiamo dovuto salire i gradini ad unno ad uno, ad uno ad uno, ad uno ad uno e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva loro stessi per poter arrivare dove siamo arrivati, gli altri li prendono li afferrano e li buttano in aria”…</p>
<p>…Si è fatto attendere perché gli ho detto: dove lo ha fatto Don Mico CIANCI, chi cazzo lo conosce per uomo a Mico CIANCI? Con tutto il rispetto per lui, però scusa, non si parla così, no dice: “devono farlo” ah gli ho detto, devono farlo e che …INC…, te lo devi fare piacere, e perché no, gli ho detto io, e giusto o no, scusa”; sul punto anche Hanoman Pasquale “Ma nello stesso tempo ti sembra giusto che mio nipote Melo PICCIOTTO ha fatto CICCIO MAIO PICCIOTTO, il sangue suo PICCIOTTO mentre il sangue strano …. subito gradi”. </strong></p>
<p>Nello stesso senso le affermazioni fatte da Nino </p>
<p><strong>“e pensare che lo hanno fatto che non dovevano neppure farlo;…. Pasquale che cazzo vuoi che ti dica, fanno quello che cazzo vogliono loro, io non so nemmeno chi ha ricevuto questo grado, per quella cosa non mi sembra corretto per il motivo, cosa mi raccontate …INC… stanno parlando, vedi che quello …INC…, secondo te che cazzo fai le cose di nascosto? Bene o male queste …INC… per logica, poi! Libera indipendenza di fare quello che vogliono”.</strong> </p>
<p><strong>Ancora Nino a conferma del malcontento che serpeggia nella cosca: “No Pasquale se fino ad ora sono stato zitto, adesso zitto non sto, …INC… gliel’ho detto sempre …INC… no, e che non parlino perché l’unica Società di fausi che c’è è quella di San Martino. Questa è la società dei fausi …INC… mai, e allora? Ci sono discussioni, discussioni e basta”.)</strong></p>
<p>Anche a livello locale, dunque, è possibile individuare una Società Minore, con una progressione fino allo “Sgarro”: picciotto, camorrista, sgarrista:</p>
<p><strong>Hanoman: Stai tranquillo che non entra né da picciotto, né da camorrista, mi gioco i coglioni che gli danno lo sgarro, puoi stare tranquillo al mille per mille.<br />
Hanoman: Se non lo fanno adesso gli danno direttamente lo “sgarro”.</strong></p>
<p>Le doti e i gradi della ‘ndrangheta avvengono come in qualsiasi organizzazione o struttura gerarchica, con uno specifico rito che è molto rigido e presuppone il rispetto di una serie di regole alla base.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/%E2%80%98ndrangheta-%E2%80%9Ctutto-in-famiglia%E2%80%9D/">www.malitalia.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>13 dicembre 1995, l’ultimo ‘viaggio’ di Natale De Grazia &#8211; Una vita di luce, una morte oscura senza verità</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 14:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[capitano Natale De Grazia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un destino scritto nel nome, Natale, di un uomo pieno di Fede che nella vita avrebbe amato la propria famiglia e il proprio lavoro fino al punto da sacrificare tutto il resto. Di un uomo che dopo la morte avrebbe continuato a vivere ben oltre quelle targhe, di cui si perde il conto, e in quei riconoscimenti di cui spesso, in assenza di verità, si disperde il senso. L’uomo è il capitano di Corvetta Natale De Grazia, morto in circostanze sospette il 13 dicembre 1995, 16 anni fa. Sulla sua morte non è stata mai fatta piena luce.<span id="more-21977"></span> </p>
<p>Potrebbe essere stato ucciso perchè era vicino a scoprire qualche scomoda verità o l’aveva già intuita e ne cercava le prove. Potrebbe, perchè nessuno cerca di scoprire la verità sulla sua morte. E’ ritenuta sufficiente una perizia che parla di malore dovuto a stress e forti tensioni accumulate. Poi quelle indagini sui traffici di rifiuti pericolosi in Calabria, che non sono andate avanti.</p>
<p>Un comitato, che porta il nome, nasce ad Amantea negli ambienti del WWF nel 2004, per non dimenticare e la Lega Navale ha istituito una Premio alla sua memoria per giovani che studiano il mare e il patrimonio che esso rappresenta per l’umanità. Le iniziative sollecitano la memoria ma richiamano ad un impellente bisogno e dovere di verità. </p>
<p>Il circolo Legambiente di Reggio Calabria ha ricordato il capitano Natale De Grazia con la presentazione dell”opera a fumetti, realizzata da Enzo Mangini (sceneggiatore) e Pierdomenico Sirianni (disegnatore), edita dalla Round Robin Editore, in collaborazione con l’associazione antimafia daSud.</p>
<p>Era il 12 dicembre 1995. Erano le 19, quando Natale De Grazia, capitano di Fregata ed elemento di spicco del pool ecomafie della Procura di Reggio Calabria, collaboratore del procuratore Franco Neri che indagò sulle presunte navi dei veleni e sui presunti traffici di rifiuti pericolosi nei mari calabresi, lasciava la sua casa per partire. </p>
<p>Un viaggio strano, in macchina, con il maltempo, per arrivare fino a La Spezia e interrogare, sentire, raccogliere elementi sul presunto spiaggiamento della Jolly Rosso ad Amantea (CS), forse collegato all’affondamento della Rigel a Capo Spartivento (RC) il 21 settembre 1987.</p>
<p>Non sarebbe più tornato. Un malore improvviso e fatale lo avrebbe colto durante il viaggio. Natale ha lasciato la moglie Anna e due figli, Giovanni e Roberto, ed una comunità che non lo ha dimenticato e che in diverse occasioni lo ricorda per il suo valore, la sua dedizione il suo appassionato rapporto con il mare per difendere il quale indagava sui veleni.</p>
<p>Marito e padre speciale, preoccupato ma mai arrendevole; un uomo che non si è mai risparmiato sul lavoro e che è morto adempiendo al proprio dovere, rappresentando oggi un illuminato esempio di integrità e coraggio, ed al contempo di semplicità.</p>
<p>Era il 13 dicembre 1995. Dopo cinque anni, nel 2000, quelle stesse indagini si sarebbero interrotte con un’archiviazione e nessun esito ci sarebbe stato. Di quegli oscuri traffici clandestini si legge nella nota di encomio che accompagna la consegna della Medaglia al Valore Civile ricevuta dalla vedova De Grazia, Anna Vespia, ma nessuna verità su questa morte come sulle navi dei veleni. Il capitolo potrebbe non essere chiuso, nonostante il naufragio del caso Cunsky e del pentito Francesco Fonti.</p>
<p>Le indagini in corso sugli interramenti tossici nella valle del torrente Oliva ad Amantea(CS) condotte dalla Procura di Paola sotto la guida di Bruno Giordano, infatti, stanno confermando i sospetti circa la presenza di resti della nave Jolly Rosso, spiaggiatasi nel dicembre del 1990 a largo di Formiciche (CS) e sui cui indagava il capitano De Grazia. </p>
<p>Resti della stessa imbarcazione ma anche dei fusti sono stati rinvenuti anche sulla spiaggia di Amantea. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola, Giuseppe Bettarino, ha affermato che “vi è la prova” di un “intombamento di materiale proveniente dalla Rosso nel fiume Oliva”. Questo potrebbe rappresentare un altro prezioso sprazzo di verità.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/attualita/23919/13-dicembre-1995-ultimo-viaggio-natale-de-grazia">www.reggiotv.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rosarno, emergenza migranti senza fine</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il clima che si respira in questi giorni in città. Un clima che preoccupa per quello che potrebbe succedere. Non per colpa dei migranti.<span id="more-21970"></span> </p>
<p>Da una settimana, infatti, giornali e giornalisti locali hanno iniziato a descrivere una situazione esplosiva, dato che sono arrivati più migranti di quanto previsto e le condizioni precarie in cui vivono sono sempre le stesse. Nonostante gli appelli, l’attenzione dei media nazionali, per i poveri lavoratori stagionali nulla è stato fatto in due anni.</p>
<p>In giro per la città la gente commenta “sta per scoppiare una nuova rivolta. Ha scritto così il giornale”. I cittadini sono spaventati, giustamente, dall’idea di poter essere coinvolti in nuovi e violenti scontri. Ma perché gli africani due anni fa si scatenarono contro i rosarnesi? In primis perché furono provocati. Ed oggi, i migranti tornano ad essere provocati. </p>
<p>La paura per una nuova rivolta non fa che accentuare il timore dei cittadini di Rosarno per quello che potrebbero fare i migranti. Abbiamo provato ad indossare i panni di una qualsiasi persona che ogni mattina viene bombardata dai messaggi dei media che lanciano l’allarme, come se la rivolta fosse dietro l’angolo. Tutto ciò senza mai avere assistito, in questo periodo, a particolari momenti di tensione.</p>
<p>Esiste l’emergenza, nessuno lo può mettere in dubbio. Ma le difficoltà a cui sono costretti i migranti non sono stagionali, non vanno e vengono. Ci sono ogni giorno, d’estate per quelli che non hanno i soldi per tornare al proprio paese, come d’inverno. Pertanto l’allarmismo di oggi ha più il sapore di strumentalizzazione (politica?).</p>
<p>Il problema non è tanto del cibo e dei vestiti, cose a cui le associazioni (solo quelle che lavorano ogni giorno per i migranti) pensano tutto l’anno, non solo ora che i riflettori si riaccendono sulla città. L’emergenza la troviamo nelle case, nelle abitazioni senza luce, senza acqua, senza riscaldamenti, senza finestre, baracche nascoste nelle campagne, rifugi di fortuna. </p>
<p>Condizioni inumane per i migranti che non hanno cure e assistenza. Ed è per questo che il lavoro oggi diventa riaprire il campo di accoglienza che lo scorso anno ha ospitato un centinaio di migranti. Ma la Regione, la Provincia, il governo centrale non hanno scritto nella loro agenda “emergenza migranti a Rosarno” e dunque i soldi non ci sono e poco può fare l’amministrazione comunale per tutti.</p>
<p>A 84 anni, Mamma Africa, rimane l’emblema della solidarietà a Rosarno. Ieri, durante il solito pranzo della domenica, ben 200 migranti hanno ricevuto un pasto caldo e un posto a tavola, lasciandosi alle spalle i loro tuguri per sostituirli al sorriso dei volontari che ogni domenica si rimboccano le maniche per dare sostegno concreto agli africani. </p>
<p>Così come è solo Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria, che con propri mezzi e risorse ogni giorno assiste in ogni cosa i migranti. Pugliese sfugge ai riflettori, non fa comunicati stampa, non elogia il suo lavoro, perché non ha nemmeno il tempo di farlo.</p>
<p>Le condizioni di lavoro dei migranti sono precarie perché di mezzo c’è anche la crisi agrumicola, non solo lo sfruttamento dei caporali che pagano gli africani per 25-30 euro a giornata. Si lavora due tre volte a settimana. E nessuno garantisce per un settore in crisi, né il governo centrale pensa a sostenere le iniziative degli agricoltori. </p>
<p>In una situazione così complicata l’appello va sicuramente alle Istituzioni, in primis alla Regione Calabria, perché non aspetti una nuova emergenza, per inaugurare un nuovo campo in pompa magna, anche se per pochi mesi e con la metà dei posti letto necessari.</p>
<p>Quando assistiamo a cose del genere, torna in mente il “modello Reggio” del governatore Scopelliti, che i soldi li spende in manifestazioni e spettacoli vari che poco servono. Se i finanziamenti destinati a eventi inutili in una regione in crisi, li avesse destinati a superare almeno una delle mille emergenze a cui i cittadini devono fare fronte ogni giorno, forse non si arriverebbe mai a queste condizioni. </p>
<p>Dopo tutto quello che è successo a Rosarno non si può aspettare inermi una nuova rivolta. E non bisogna nemmeno cadere in polemiche spicciole, che non risolvono la situazione, specie quando di mezzo c’è la vita di decine di migranti. Gli africani stanno perdendo la speranza. </p>
<p>Ora tocca alle istituzioni. Altrimenti non si va da nessuna parte. È inutile che si continui a fare retorica. Anche sulla ‘ndrangheta che, per quanto ci è dato sapere, in questo momento non c’entra nulla. Si crea solo confusione su confusione. E solo ciò potrebbe portare davvero la città alla rivolta.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Imprenditore freddato con due colpi in testa &#8211; Alle 20.45 di ieri un killer ha atteso Bruno Vittorio Martino, 46 anni, all&#8217;uscita della palestra facendo fuoco con una pistola calibro 7,65 &#8211; L&#8217;agguato è avvenuto a Pellaro. La vittima era stata rinviata a giudizio nel processo &#8220;Terrazzamento&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/06/imprenditore-freddato-con-due-colpi-testa-alle-ieri-killer-atteso-bruno-vittorio-martino-anni-alluscita-della-palestra-facendo-fuoco-con-una-pistola-calibro-765-lagguat/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 11:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Era uscito dalla palestra dopo un buon allenamento. Ha attraversato la strada con le chiavi in mano pronto a salire sul Fiat Doblò bianco che lo doveva riportare a casa dove l&#8217;attendevano la moglie e i tre figli. Un killer silenzioso glielo ha impedito. Per sempre. Due colpi di pistola calibro 7,65 [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Era uscito dalla palestra dopo un buon allenamento. Ha attraversato la strada con le chiavi in mano pronto a salire sul Fiat Doblò bianco che lo doveva riportare a casa dove l&#8217;attendevano la moglie e i tre figli. Un killer silenzioso glielo ha impedito. Per sempre. Due colpi di pistola calibro 7,65 hanno centrato in testa Bruno Vittorio Martino, 46 anni, imprenditore edile. I killer, compiuta la loro missione di morte, si sono volatilizzati subito nella notte di Pellaro e nel luogo appartato non c&#8217;erano nemmeno testimoni.<span id="more-21947"></span> </p>
<p>Scattato l&#8217;allarme, dato una voce anonima al 113, sulla scena del delitto sono piombate le Volanti della Polizia coordinate dal vicequestore aggiunto Giuseppe Pizzonia.</p>
<p>Nonostante i due proiettili nel cranio, Martino era ancora vivo ed è stato trasportato d&#8217;urgenza agli Ospedali Riuniti per un tentativo disperato di poterlo strappare alla morte. I medici si sono subito accorti che le condizioni del ferito erano disperate e, infatti, dopo nemmeno un&#8217;ora dal ricovero è giunta la notizia che Martino era spirato. </p>
<p>Decisivo a causare il decesso potrebbe essere stato il proiettile che è entrato all&#8217;altezza della tempia destra ed è uscito dall&#8217;altra parte. Questi dettagli, tuttavia, saranno chiariti meglio dall&#8217;esame autoptico.</p>
<p>Adesso starà agli investigatori della Squadra Mobile, diretta dal primo dirigente Renato Cortese, fare luce su questo terribile fatto di sangue. Le modalità sembrano essere chiaramente mafiose: due colpi in testa è in grado di piazzarli solo un killer professionista e possono anche indicare una pista da seguire con grande attenzione.</p>
<p>Pochi giorni fa, Vittorio Bruno Martino era stato rinviato a giudizio nell&#8217;ambito del processo &#8220;Terrazzamento&#8221; e doveva comparire davanti al Tribunale reggino il prossimo 27 gennaio. Un processo, questo, nato da un&#8217;operazione condotta dai Carabinieri del Noe, coordinati della Procura di Reggio Calabria, che il 7 febbraio 2010 aprì uno squarcio inquietante sullo smaltimento illecito di rifiuti alla perfieria di Reggio. </p>
<p>Nell&#8217;ambito di quell&#8217;inchiesta, ci fu anche il sequestro di società e beni per un valore di circa sette milioni di euro, tra i quali un bar-rosticceria all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto dello Stretto, che era gestito dalla vittima.</p>
<p>Secondo il castello accusatorio della Procura, Martino aveva realizzato una discarica abusiva nel vallone Bovetto in cui confluivano rifiuti provenienti da demolizioni edili, riempiendo un intero vallone di proprietà della società Eko Mrf amministrata dallo stesso Martino. Il terreno, secondo le carte, doveva essere realizzato a terrazzamenti da destinare ad uliveti. Ma di ulivi non fu trovata traccia.</p>
<p>Per questi reati Martino, nei giorni scorsi, è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 15 persone con l&#8217;accusa, a vario titolo, di realizzazione di discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi, traffico di rifiuti e gestione e trasporto non autorizzati di rifiuti speciali. Ma la giustizia degli uomini non potrà più giudicarlo. </p>
<p>di Piero Gaeta</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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