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Politici, boss e toghe: il vero potere di Reggio

La “brodaglia”. La chiama così lo scrittore calabrese Mimmo Gangemi quell’acqua torbida dentro la quale navigano mafiosi, magistrati, colonnelli dei carabinieri, faccendieri e spioni, consiglieri regionali, deputati e finanche ministri della Repubblica. E’ il brodo primordiale della ‘ndrangheta, il suo ambiente naturale, il nutrimento che ha consentito nel corso di pochi anni a boss di montagna di diventare presidenti della più grande holding criminal-politica presente su tutto il territorio italiano. [ » ]

Il tornado milanese: Valle-Lampada, ‘ndrine partite da Archi unite da due solidi matrimoni incrociati – La criminalità organizzata è sempre più vorace e cerca di costruirsi una facciata rispettabile col sostegno della zona grigia – Prima lo sbarco a Vigevano, poi il salto a Milano. Slot-machine per arricchirsi e il miraggio della politica

REGGIO CALABRIA – Chi sono le famiglie mafiose Valle e Lampada? Tutte e due le componenti, scrive il gip Giuseppe Gennari, «rappresentano i tasselli inscindibili di una realtà criminale sostanzialmente unitaria, non solo sotto il profilo degli interessi, ma della stessa componente familiare che ne costituisce il fondamento». I Valle sono una famiglia da sempre accreditata di appartenenza ‘ndranghetista e sono spinti (con il “nonno” Francesco) al trasferimento al Nord da una sanguinosa guerra tra clan. [ » ]

Venerdì 2 dicembre davanti la sede del Consiglio regionale presidio MO BASTA della Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

REGGIO CALABRIA – Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò” terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il “commissario” Scopelliti, noi vogliamo manifestare le nostre tante altre “emergenze”! Vogliamo che con la fine del 2011 si chiuda definitivamente la stagione del commissariamento per l’emergenza rifiuti, senza proroghe o fasi transitorie! [ » ]

‘Ndrangheta, Milano chiama Reggio risponde – In manette “i colletti bianchi” al servizio del clan Lampada/Valle

MILANO – Quando si parla di “capitale sociale” delle organizzazioni mafiose ormai si ha ben chiaro il concetto: abbiamo a che fare con soggetti che, grazie ai ruoli ricoperti all’interno delle istituzioni, costituiscono lo snodo fondamentale per il buon esito dei traffici della criminalità organizzata. È quindi significativo che, all’indomani delle 110 condanne in esito all’inchiesta “Infinito”, le DDA di Milano e di Reggio Calabria abbiano rimesso in moto la macchina della repressione, partendo proprio dall’incriminazione delle collusioni impensabili e per questo da sempre più inattaccabili. [ » ]

Blitz della Dda, arrestato magistrato calabrese: “Favoriva il clan Valle-Lampada e i suoi interessi” – In manette anche l’avvocato milanese Vincenzo Minasi e Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista ‘Pdl-Berlusconi per Scopelliti’ – Carcere anche per i fratelli Francesco e Giulio Giuseppe Lampada, imprenditori legati al clan Valle, trapiantato in Lombardia, e per il maresciallo capo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli

REGGIO CALABRIA – Magistrati di spicco, politici di primo piano, uomini delle forze dell’ordine e affiliati: è un’operazione anti-’ndrangheta che coinvolge tutti i livelli quella in corso in queste ore a Reggio Calabria ad opera della Dda di Milano e delle Squadre mobili delle due città. In manette Francesco Morelli, consigliere regionale del Pdl, considerato dagli inquirenti l’anello di collegamento tra i clan e gli ambienti politici nazionali. Il suo non è l’unico nome di peso. Corruzione, favoreggiamento personale, rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività della ‘ndrangheta [ » ]

‘Ndrangheta e affari, diciassette condanne – Il gup Adriana Trapani ha convalidato il castello accusatorio costruito dalla Procura antimafia nell’operazione Meta e ha inflitto 138 anni di carcere – Assolto solo Rocco Creazzo. I colpevoli dovranno anche risarcire le Istituzioni e l’Associazione Libera

REGGIO CALABRIA – Centotrentotto anni e quattro mesi. A tanto ammontano le 17 condanne, a pene variabili da 15 a 2 anni di reclusione, inflitte dal gup Adriana Trapani a conclusione del troncone degli abbreviati del processo “Meta”. Un solo imputato, Rocco Creazzo, è stato assolto. Il processo nasceva dall’inchiesta della Dda sulle attività delle cosche della ‘ndrangheta attive in città. La scelta del rito abbreviato ha assicurato lo sconto di un terzo della pena. [ » ]

Rosarno, donne e ‘ndrangheta – Una ricostruzione del processo a cura dell’archivio “Stop’ndrangheta”

REGGIO CALABRIA – Le prime parole da imputati non le hanno usate per dichiararsi innocenti. “Vogliamo Di Palma, non quella”. Dentro le gabbie dell’aula bunker del Tribunale di Palmi gli uomini dei Pesce hanno cambiato il punto di osservazione della realtà, non le idee. Al magistrato donna che sostiene l’accusa – il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Alessandra Cerreti – non intendono riconoscere legittimità di interlocutore. Ne storpiano il nome – “La Cerutti, la Ceretti” – la indicano come “quella”. [ » ]

Coinvolto in indagine sulla gestione di una discarica, è chiamato a gestirne un’altra

REGGIO CALABRIA – Indagato a Catanzaro, custode giudiziario a Reggio Calabria. La Procura della città dello Stretto ha nominato il generale della guardia di finanza Graziano Melandri ad amministratore della discarica di Casignana, sequestrata la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta “Black Garden”. Ma solo pochi giorni fa Melandri si era dimesso da commissario per l’emergenza ambientale calabrese perché coinvolto in un’inchiesta sulla gestione di una discarica. [ » ]

Annunziata, uccisa per questione d’onore e dimenticata – Per trent’anni è svanita. Persino dal ricordo delle persone. Non ha avuto una storia, una faccia, semplicemente il proprio nome

Per molto tempo ha vissuto nascondendosi, forse vergognandosi. Poi l’hanno ammazzata, per una questione d’onore. E per trent’anni è svanita. Persino dal ricordo delle persone. Non ha avuto una storia, una faccia, semplicemente il proprio nome. Tutto è andato perso dentro la memoria corta e colpevole della Calabria. Oggi, da morta, le arriva un piccolo e certamente insufficiente risarcimento. Da morta, si riappropria di sé: si chiama Annunziata Pesce, è stata uccisa nel 1981. A “riportarla in vita” un’altra donna, un’altra Pesce. È Giuseppina, la pentita della cosca. [ » ]

Modello Reggio: piena decadenza

“Era una persona corretta, estremamente onesta, soprattutto all’inizio del suo mandato, di estrema cultura e umanità. Era un professore che non parlava giovane ma apprezzato anche dai giovani. D’altra parte, però, sebbene abbia rappresentato il riscatto morale della città non è riuscito a cambiare la mentalità collusa. Quella mentalità di voler eludere ogni forma di legalità (voto di scambio, clientelismo, prevaricazione, raccomandazioni ecc)”. Anche Reggio Calabria ha avuto la sua “Primavera” e dopo lo scandalo di Tangentopoli in Italia, la città dello Stretto era amministrata da un uomo che la gente ricorda come icona della legalità. [ » ]