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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Vibo Valentia</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;: l&#8217;esasperazione senza fine dei cittadini &#8211; La prima denuncia risale al luglio del 2009 e da allora le proteste degli utenti sono rimbalzate da un ufficio all&#8217;altro &#8211; Analisi effettuate in modo saltuario, documentazione carente, verifiche e controlli insufficienti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/18/linchiesta-acqua-sporca-lesasperazione-senza-fine-dei-cittadini-prima-denuncia-risale-luglio-del-2009-allora-proteste-degli-utenti-sono-rimbalzate-ufficio-allaltro/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico dei campioni di acqua prelevati il 20 aprile 2009 dalla fontana pubblica della zona &#8220;Calvario&#8221; di Piscopio. <span id="more-23169"></span></p>
<p>Emergeva poi che sino al luglio 2009 l&#8217;ufficio &#8220;Igiene e sanità pubblica&#8221; dell&#8217;Asp non aveva espletato alcun prelievo, mentre dalla documentazione trasmessa dall&#8217;Asp ai carabinieri saltava subito in evidenza la mancanza dei referti analitici relativi ai mesi di gennaio e luglio 2009 riguardo le analisi chimiche.</p>
<p>Stando alla ricostruzione degli inquirenti, alla richiesta di chiarimenti su tale mancanze, il direttore del dipartimento dell&#8217;Asp, Cesare Pasqua, aveva riferito che non era stato possibile trasmettere le analisi richieste in quanto in quei mesi il campionamento non era stato effettuato. Il dottore Pasqua riferiva inoltre che l&#8217;Asp aveva effettuato nel 2009 i campionamenti di acqua potabile sull&#8217;intero territorio provinciale secondo un calendario che non prevedeva il controllo di routine tutti i mesi. </p>
<p>«Già in questa prima occasione – evidenzia il pm Michele Sirgiovanni – emergevano quindi delle carenze nell&#8217;attività di monitoraggio di tutte le sostanze prescritte nei controlli di verifica da parte dell&#8217;Asp». Intanto, il 5 giugno 2009 il Comune di Vibo invitava la cittadinanza a non utilizzare l&#8217;acqua per usi alimentari, mentre nei giorni successivi palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; comunicava che le analisi espletate insieme alla Sorical confermavano la potabilità dell&#8217;acqua. Gli accertamenti tecnici espletati nel frattempo dai Nas non permettevano però di risalire alla causa dell&#8217;episodio di inquinamento denunciato nel mese di luglio dal cittadino di Piscopio.</p>
<p>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;, che vede 26 persone raggiunte da avviso di garanzia, prende invece il via dall&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua potabile verificatosi a Vibo il 15 agosto 2010, quando diversi cittadini iniziarono a lamentare la fuoriuscita di acqua marrone e dall&#8217;odore nauseabondo dai rubinetti delle proprie abitazioni. </p>
<p>Scattava quindi una nuova ordinanza del sindaco Nicola D&#8217;Agostino – indagato insieme al suo predecessore Franco Sammarco per erogazione di acqua non potabile – con la quale si vietava nella zona di Vibo-centro l&#8217;uso alimentare e potabile del prezioso liquido. L&#8217;ordinanza scatenava però diverse manifestazioni di protesta da parte dei cittadini (in primis della signora Patrizia Cappelletti) e il Comune provvedeva a chiedere nuove verifiche sulla potabilità dell&#8217;acqua all&#8217;Asp ed alla Sorical, la quale rispondeva che si era verificato un difetto all&#8217;impianto di disinfezione dell&#8217;Alaco. </p>
<p>Giungevano intanto i primi risultati delle analisi chimiche espletate dall&#8217;Arpacal sui campioni di acqua prelevati all&#8217;uscita del serbatoio denominato &#8220;Sopraelevato&#8221; di Vibo che evidenziavano valori di potabilità fuori legge. Stessi risultati anche per i campioni di acqua prelevati nel giugno 2010 a Piscopio, all&#8217;ospedale &#8220;Jazzolino&#8221; e nelle tre Vene, mentre i parametri risultavano conformi solo a Porto Salvo e nella zona di via Giovanni XXIII della città capoluogo, anche se nella stessa si evidenziava un eccesso di ferro.</p>
<p>Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura – in persona del procuratore Mario Spagnuolo e del pm Michele Sirgiovanni – portavano quindi ad accertare una «carenza documentale da parte dell&#8217;Asp giustificata in maniera alquanto inusuale», oltre alla mancanza all&#8217;Asp di Catanzaro, distretto di Soverato, della certificazione attestante la categoria di appartenenza dell&#8217;acqua di superficie del torrente Alaco ed anche la mancanza della documentazione sui piani di controllo e verifica. La stessa Asp catanzarese non sarebbe inoltre stata in grado di accertare quanto richiesto dai Nas sull&#8217;utilizzo dei parassitari nell&#8217;impianto dell&#8217;Alaco.</p>
<p>Il sindaco Nicola D&#8217;Agostino, stando ai rilievi della Procura, non avrebbe poi fornito alcuna risposta ai Nas – nel novembre 2010 – in relazione alla documentazione contenente il giudizio di qualità sulle acque provenienti dall&#8217;Alaco e tale certificazione non sarebbe stata rinvenuta neppure negli uffici della Regione «verosimilmente – conclude la Procura – poichè inesistente».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65694&#038;Edizione=11&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>«Così si può vincere la &#8216;ndrangheta» &#8211; Monsignor Giancarlo Bregantini è tornato in Calabria per partecipare a un&#8217;iniziativa sul tema della libertà e della lotta alla mafia promosso dalla Diocesi &#8211; Lanciato un appello a favore dei giovani: in questo tempo servono più certezze e meno precarietà</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «La &#8216;ndrangheta incarnazione del male si vince con il bene». Dopo circa dieci lunghi anni trascorsi alla guida della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo della Diocesi di Campobasso, ha maturato la convinzione che il potere dei clan, che dominano ogni centimetro del territorio calabrese, si può sconfiggere costruendo un nuovo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «La &#8216;ndrangheta incarnazione del male si vince con il bene». Dopo circa dieci lunghi anni trascorsi alla guida della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo della Diocesi di Campobasso, ha maturato la convinzione che il potere dei clan, che dominano ogni centimetro del territorio calabrese, si può sconfiggere costruendo un nuovo modello di società che abbia come fondamenta i valori liberanti del Cristianesimo. «Non basta – ha affermato il prelato – militarizzare il territorio per vincere le consorterie mafiose. Se si vogliono ottenere risultati positivi in questa difficile battaglia contro &#8220;le forze del male&#8221; occorre vincere &#8220;la cultura della precarietà&#8221; che strangola il Mezzogiorno d&#8217;Italia.<span id="more-23163"></span> </p>
<p>Mai come in questo momento i giovani, che vivono in questo territorio, hanno bisogno di certezze per continuare a credere nel futuro. Se si vogliono strappare al male bisogna offrire loro occasioni di speranza che hanno un nome preciso: scuole, lavoro, centri di aggregazione, momenti formativi e spazi di confronto per ritrovare la fiducia perduta nei partiti che hanno perso la loro credibilità per le continue ruberie a cui ormai ci hanno abituati».</p>
<p>Monsignor Bregantini, convinto che la società calabrese si possa liberare dalla stretta mafiosa che la soffoca, prima ancora di parlare di lotta alla &#8216;ndrangheta ha sottolineato che «l&#8217;altro nemico da sconfiggere, in questo momento storico, è la crisi economica che ha aggravato ulteriormente la posizione di tanti giovani che non hanno più la voglia di programmare il loro futuro. Oltre alle risorse economiche con questa crisi è venuta meno anche la speranza. La paura ha preso il sopravvento per cui nelle nuove generazioni si è spento il desiderio di costruire. Nell&#8217;assenza di certezze e nel relativismo etico la stessa &#8216;ndrangheta trova il terreno fertile per attecchire. Allora – ha aggiunto – se si vuole sconfiggere le mafie bisogna riempire questo vuoto esistenziale che genera il male con la spiritualità, un valore che si è andato via via affievolendo».</p>
<p>L&#8217;arcivescovo con un passato da operaio, di fronte alla mancanza di certezze, ha chiamato in causa i partiti da cui può partire la riscossa. «La politica – ha rimarcato – deve entrare in contatto con la precarietà e i problemi dei giovani se si vuole ricominciare a risalire la china. I partiti devono purificarsi per ridare speranza a chi l&#8217;ha persa a causa della crisi economica. L&#8217;etica e la bellezza sono i valori da cui ripartire per creare nuovi spazi di speranza soprattutto per i giovani».</p>
<p>Anche l&#8217;intervento del vescovo monsignor Luigi Renzo, che ha promosso l&#8217;incontro in collaborazione con il Sistema bibliotecario vibonese, ha ribadito che la &#8216;ndrangheta si sconfigge ricreando condizioni sociali diverse. «La strada da seguire – ha osservato il vescovo – è quella della verità. Liberare la mafia e liberarci della mafia significa costruire un mondo migliore in cui il bene comune è al centro del bene di tutti. La bellezza ci libererà dal male. Dobbiamo guardare a Dio per cancellare le negatività che pervadono la nostra società. Le mafie sono espressione di questa perdita di infinito. La bellezza e la verità ci farà liberi da ogni condizionamento negativo».</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro sul tema &#8220;La verità vi farà liberi. Liberare la mafia. Liberarsi dalla mafia&#8221;, il dottore Pietro Schirripa ha presentato l&#8217;ultimo libro di monsignor Bregantini &#8220;Non possiamo tacere&#8221;. Il libro è il racconto-testimonianza toccante di un uomo del Nord, che anni fa decise di essere religioso, prete operaio, cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud. La stampa internazionale lo ha definito vescovo antindrangheta ed è diventato un simbolo della lotta alle mafie nella Chiesa e nel mondo laico. </p>
<p>«Questo libro – ha spiegato Schirripa – è il racconto dei giorni in cui, diventato vescovo della Diocesi di Locri-Gerace venne accolto da una finta bomba sotto il palco in &#8220;segno di benvenuto&#8221; e alle forze dell&#8217;ordine che gli intimavano di accettare la scorta oppose un secco rifiuto. Vescovo della gente fra la gente, con alcuni fedeli della Diocesi si recò a Duisburg dopo la strage del ferragosto 2007 per sostenere la comunità immigrata calabrese in Germania. Nel libro – ha proseguito – si alternano storie drammatiche – che documentano l&#8217;ambiguità di un potere criminale che si insinua nell&#8217;atteggiamento di chi paga al bar, nell&#8217;ostentazione della ricchezza, nelle faide quasi sempre decise dalle donne, nel rischio di connivenze fra chiesa e clan mafiosi – a tante storie positive di cooperazione e di collaborazione con le associazioni antiracket».</p>
<p>All&#8217;incontro, moderato dal direttore del sistema bibliotecario vibonese Gilberto Floriani, sono intervenuti, fra gli altri, il prefetto Michele di Bari, il sindaco Nicola D&#8217;Agostino e l&#8217;ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo.</p>
<p>di Lino Fresca</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65687&#038;Edizione=11&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Intimidito ancora prima dell&#8217;insediamento &#8211; Una cartuccia e un biglietto davanti l&#8217;ingresso del garage della casa del sindaco che solo dieci giorni fa è stato eletto dai suoi concittadini &#8211; Giuseppe Corrado: «Mi sento molto amareggiato, ma voglio provare ad andare avanti lo stesso»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/intimidito-ancora-prima-dellinsediamento-una-cartuccia-biglietto-davanti-lingresso-del-garage-della-casa-del-sindaco-che-solo-dieci-giorni-stato-eletto-dai-suoi-concittadini-giuseppe/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso del garage, c&#8217;era, a terra, una cartuccia calibro 12 a palla asciutta, di quelle utilizzate per la caccia al cinghiale, adagiata sopra un biglietto nel quale era possibile leggere soltanto un numero uno.<span id="more-23148"></span></p>
<p>Il proiettile e il biglietto sono stati ritrovati pochi minuti dopo le 8. È quindi probabile che siano stati lasciati nel corso della notte o alle prime luci dell&#8217;alba. Nessuno si è accorto di nulla. Chi ha lasciato questo messaggio conosceva l&#8217;abitazione del sindaco e ha saltato la recinzione che separa l&#8217;abitazione dalla strada, arrivando agevolmente sin alla porta del garage.</p>
<p>L&#8217;intimidazione è stata denunciata ai Carabinieri della stazione di Arena che hanno subito avviato le indagini con il supporto del Reparto operativo del comando provinciale, guidato dal maggiore Vittorio Carrara. Dell&#8217;episodio è stato anche informato il prefetto, Michele Di Bari, che già nel pomeriggio di ieri ha voluto ricevere il sindaco Corrado, incoraggiandolo a proseguire nel mandato che gli hanno affidato i cittadini, sapendo di poter contare sulla vicinanza dello Stato e delle istituzioni.</p>
<p>«Provo grande amarezza e – ha dichiarato Corrado – sul futuro non ho certezze. Ai Carabinieri e al prefetto ho detto che posso ricollegare questo episodio alla carica che mi hanno attribuito i cittadini, anche se devo ancora insediarmi. Ricopro anche l&#8217;incarico di segretario generale dei comuni di Gioia Tauro e Sant&#8217;Onofrio ma, prima d&#8217;ora, mai avevo ricevuto messaggi di questo tenore. Gli amici della lista &#8220;Per il bene comune&#8221; mi hanno invitato ad andare avanti e io ci proverò. Sabato insediamo il consiglio e la giunta. Spero che sia il primo e l&#8217;ultimo messaggio di questo tipo che mi viene indirizzato perché, in caso contrario, non so se me la sentirò di andare avanti. Se non dovessi avvertire intorno a me le necessarie condizioni di sicurezza, non esiterei a lasciare ai prefetti il compito di amministrare anche questo comune».</p>
<p>Sono parole colme di tristezza. L&#8217;incoraggiamento a Corrado arriva, oltre che dal prefetto e dai Carabinieri che gli hanno assicurato il massimo sforzo per identificare gli autori di questo atto, anche dalle forze politiche. Il consiglio comunale, come detto, s&#8217;insedierà soltanto sabato, ma sia il gruppo di maggioranza &#8220;Per il bene comune&#8221; che i consiglieri Francesco Cosentino (&#8220;Liberi per Dasà&#8221;) e Domenico Scaturchio (&#8220;Rinnoviamo Dasà&#8221;) hanno manifestato piena e incondizionata solidarietà. I consiglieri di minoranza Scaturchio e Cosentino hanno anche rilasciato una dichiarazione nella quale definiscono «vile» l&#8217;intimidazione subita al sindaco e ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi forma di violenza e alla mafia, chiedendo alle istituzioni «maggiore attenzione» alla tutela della persona del sindaco e dei principi della democrazia.</p>
<p>di Alessandro Bongiorno</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65243&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Problema Sant&#8217;Anna, balneazione a rischio &#8211; Nella fiumara, che sfocia sulla spiaggia di Bivona, finiscono parte delle fogne del Cancello Rosso, rifiuti e altri materiali raccolti lungo il suo corso &#8211; Eliminate le griglie nessun intervento è stato realizzato per dirottare il carico nella condotta sottomarina</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/problema-santanna-balneazione-rischio-nella-fiumara-che-sfocia-sulla-spiaggia-bivona-finiscono-parte-delle-fogne-del-cancello-rosso-rifiuti-altri-materiali-raccolti-lungo-suo-corso/</link>
		<comments>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/problema-santanna-balneazione-rischio-nella-fiumara-che-sfocia-sulla-spiaggia-bivona-finiscono-parte-delle-fogne-del-cancello-rosso-rifiuti-altri-materiali-raccolti-lungo-suo-corso/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; A stagione estiva praticamente iniziata si fanno i conti con i problemi legati alla depurazione. Un copione letto e riletto considerato che, puntualmente, ogni anno si prendono impegni, si illustrano progetti, si promettono interventi. Qualche lavoro terra-terra viene poi fatto in extremis, si salva – per modo dire – la balneazione per [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; A stagione estiva praticamente iniziata si fanno i conti con i problemi legati alla depurazione. Un copione letto e riletto considerato che, puntualmente, ogni anno si prendono impegni, si illustrano progetti, si promettono interventi. Qualche lavoro terra-terra viene poi fatto in extremis, si salva – per modo dire – la balneazione per qualche settimana, tutti stanno zitti e sul problema cala il silenzio. Si riprende a parlarne poi a inizio d&#8217;anno, più o meno. La Sezione turismo di Confindustria, per la verità, quest&#8217;anno è partita in largo anticipo cercando di mettere dei punti fermi, come per la questione dei fanghi.<span id="more-23145"></span> </p>
<p>Inoltre la cessione dell&#8217;Ato con il passaggio di consegne ai Comuni e i progetti della Regione verso un sistema integrato calabrese hanno riproposto prima del tempo qualche interrogativo. A conti fatti, però, le emergenze restano e non c&#8217;è bisogno di guardare lontano perché il problema dei problemi i vibonesi lo hanno in casa e si chiama Sant&#8217;Anna.</p>
<p>Ancora oggi, nonostante i fondi messi a disposizione negli anni – in particolar modo quando assessore regionale all&#8217;Ambiente era Silvio Greco – e nonostante un progetto praticamente &#8220;regalato&#8221; al Comune dal Consorzio industriale, la situazione si presenta al quanto critica e, rimanendo così le cose, più di un punto interrogativo penderà sulla balneazione in quanto le acque convogliate dal Sant&#8217;Anna finiranno direttamente in mare.</p>
<p>Negli anni passati a frenare l&#8217;immissione nel mare di Bivona del carico del Sant&#8217;Anna – fiumara che in estate dovrebbe essere asciutta – c&#8217;erano delle griglie. Una delle tante soluzioni tampone, della rosa delle cose da non ripetere ma da risolvere, a cui l&#8217;allora assessore Greco mise mano riuscendo a ottenere, solo per la depurazione del capoluogo, circa otto milioni di euro. Da qui gli interventi progettati e realizzati soprattutto dal Consorzio industriale.</p>
<p>E nella strategia degli interventi il Sant&#8217;Anna rivestiva un ruolo prioritario. Solo che, a oggi, le griglie – che comunque non andavano bene – non ci sono più, ma al tempo stesso nessun intervento è stato realizzato per risolvere, appunto, il problema. In pratica nella fiumara, che sbocca nel mare di Bivona, finisce parte delle acque depurate nell&#8217;impianto della Silica. Questo di per sè non costituirebbe un problema se non fosse per il fatto che nel fosso del Sant&#8217;Anna finiscono anche scarichi fognari, materiali vari e rifiuti ingrossando così il carico che arriva direttamente sulla spiaggia. </p>
<p>Per avere un&#8217;idea basti pensare agli scarichi fognari non collettati del Cancello Rosso che arrivano nella fiumara, le zone di frana che il corso attraversa, i materiali che raccoglie nella sua discesa e i lavori alla foce. Insomma la fiumara Sant&#8217;Anna diventa collettore di inquinamenti vari.</p>
<p>Per venire a capo della matassa c&#8217;era e c&#8217;è un solo intervento da fare: dirottare il carico che arriva alla foce verso la condotta sottomarina. Un intervento realizzabile anche perché i tecnici del Consorzio industriale avevano già progettato il tutto con l&#8217;obiettivo di mettere un punto all&#8217;annosa questione, sollecitando il Comune a intervenire in questa direzione. Ma siamo quasi a giugno e la &#8220;questione Sant&#8217;Anna&#8221; è pronta a esplodere quando ci sarà da fare i conti con la balneazione.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65231&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Business Cars 2: prestiti usurai con soldi avvolti nella stagnola &#8211; Rotoli di banconote (per 40mila euro) rinvenute in casa di Giovanni B. Tassone hanno dato il via al un nuovo filone di indagini patrimoniali &#8211; Gli accertamenti hanno portato al sequestro di immobili e attività commerciali per un valore di 4,5 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e 4 ai domiciliari), cinque delle quali eseguite nel Vibonese e le rimanenti fra le province di Reggio Calabria e Catanzaro.<span id="more-23110"></span></p>
<p>A dirigere le fila del sistema di prestiti a strozzo coast to coast, sarebbero state due associazioni, una attiva appunto in provincia di Reggio e Catanzaro, l&#8217;altra nel Vibonese. A ricostruire i fili della complessa trama del lucroso business – «se a Lamezia Terme qualcuno aveva bisogno di un prestito, sapeva che si poteva rivolgere a Tassone di Soriano» – i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza – guidati dal ten. col. Michele Di Nunno – e gli uomini del Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma – al comando del luogotenente Stefano Marando –. Gli uni e gli altri coordinati dal procuratore Mario Spagnuolo.</p>
<p>Lo scorso novembre nell&#8217;ambito dell&#8217;esecuzione delle dieci ordinanze cautelari e delle perquisizioni, carabinieri e finanzieri sequestrarono varia documentazione, dal cui esame ha preso l&#8217;avvio l&#8217;ulteriore attività di indagine scaturita ieri nel sequestro di beni immobili e attività commerciali a Soriano per un valore complessivo di 4 milioni e mezzo di euro. A rimettere in movimento gli inquirenti, in particolare, i 40mila euro rinvenuti e sequestrati nell&#8217;abitazione di Tassone. </p>
<p>Non sono stati tanto i soldi a mettere sul chivalà gli investigatori, bensì &#8220;l&#8217;impacchettamento&#8221; prima ancora dell&#8217;entità dell&#8217;importo. Le banconote, infatti, dopo essere state suddivise in rotoli, erano state avvolte nella carta stagnola. Una custodia inusuale, ma la stessa di quella descritta, nel corso di un interrogatorio, da un commerciante il quale avrebbe ricevuto il prestito &#8220;in rotoli&#8221; di stagnola. Circostanza ha prestato il fianco all&#8217;apertura di ulteriori indagini sul filone patrimoniale.</p>
<p>E così conclusa l&#8217;attività relativa all&#8217;operazione &#8220;Business cars&#8221;, si è aperta quella denominata &#8220;Business cars 2&#8243; con attori protagonisti finanzieri e carabinieri i quali, in soli sei mesi, sono riusciti a scandagliare la situazione economico-patrimoniale di Giovanni Battista Tassone, 57 anni (arrestato a novembre) e della moglie Teresa Mancuso, estendendo i controlli su un arco temporale molto vasto che va dal 1982 al 2010 e traendone le conclusioni che sono state sottoposte all&#8217;attenzione del gip Gabriella Lupoli.</p>
<p>Un lavoro di squadra evidenziato dal comandante provinciale della Gdf, colonnello Paolo Valle, sia dal maggiore Vittorio Carrara a capo del Reparto operativo dell&#8217;Arma. Un lavoro fianco a fianco tra il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e il Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma. </p>
<p>«Competenze singole delle forze di polizia – ha rilevato il col. Valle – che in questa, come in altre inchieste, vengono rivalutate e sfruttate consentendo così di raggiungere gli obiettivi in tempi più brevi e riducendo anche il costo delle varie operazioni». </p>
<p>Sinergia che ha consentito di accertare la presunta sproporzione tra i redditi dichiarati dai coniugi Tassone-Mancuso e gli acquisti immobiliari eseguiti negli anni – alcuni effettuati tra il &#8217;93 e il &#8217;96, altri nel periodo compreso fra il 2003 e il 2005 – nonché la disponibilità di non trascurabili somme (35 milioni di lire nel &#8217;97 e 150mila euro nel 2005) che, secondo gli inquirenti, costituirebbero la prova dell&#8217;attività usuraia che Tassone avrebbe svolto a iniziare dal &#8217;97.</p>
<p><strong>I beni sequestrati</strong></p>
<p>Ammonta a un valore complessivo di 4,5 milioni di euro, il sequestro preventivo eseguito ieri da Guardia di finanza e Carabinieri a Soriano. Si tratta di beni riconducibili a Giovanni Battista Tassone, coinvolto in un&#8217;operazione antisura, e alla moglie.</p>
<p>In esecuzione di un decreto del gip del Tribunale, emesso su richiesta della Procura, i sigilli sono stati apposti su magazzini destinati a Market (342 mq) e su altri tre (di 13, 55 e 115 mq), i primi due ubicati in via Roma e a uso commerciale, l&#8217;altro in via Libertà e a uso di Giovanni Battista Tassone.</p>
<p>Sotto chiaveanche un terreno agricolo (735 mq) e due appartamenti, uno di 30 mq e l&#8217;altro di 150.</p>
<p>Sequestrate inoltre l&#8217;azienda commerciale &#8220;Market&#8221; all&#8217;insegna Mancuso Teresa e l&#8217;azienda commerciale esercente l&#8217;attività di commercio all&#8217;ingrosso e non.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64297&#038;Edizione=11&#038;A=20120515">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Catturato il latitante Mommo Macrì. L&#8217;abitazione vicina a quella dell&#8217;agguato a Scrugli &#8211; Molti gli elementi al vaglio dei carabinieri tra cui i legami fra la cosca Lo Bianco-Mantella e i Piscopisani</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Lo Stato c&#8217;è e, come dimostra la recente operazione che ha portato alla cattura del latitante, prima o poi si fa sentire e colpisce». Un commento che ha il sapore della promessa quello fatto ieri dal comandante provinciale dell&#8217;Arma, tenente colonnello Daniele Scardecchia, nel corso della conferenza stampa tenuta subito dopo l&#8217;arresto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Lo Stato c&#8217;è e, come dimostra la recente operazione che ha portato alla cattura del latitante, prima o poi si fa sentire e colpisce». Un commento che ha il sapore della promessa quello fatto ieri dal comandante provinciale dell&#8217;Arma, tenente colonnello Daniele Scardecchia, nel corso della conferenza stampa tenuta subito dopo l&#8217;arresto di Domenico Macrì, latitante da dieci mesi. Una cattura di un certo rilievo, soprattutto dal punto di vista sociale, non tanto per il peso criminale del ventottenne<span id="more-23059"></span> – finora tirato in ballo per questioni di estorsioni e qualche danneggiamento e mai incriminato né indagato per fatti più gravi – ma per le dinamiche che da qualche tempo stanno attraversando il territorio comunale e di alcuni centri limitrofi.</p>
<p>Non a caso il tenente colonnello Scardecchia ha fatto riferimento alla faida in atto tra il gruppo dei Piscopisani e altro gruppo di Stefanaconi, scoppiata, lo scorso settembre, con l&#8217;omicidio di Michele Mario Fiorillo di Piscopio seguito, dopo 48 ore, da quello di Fortunato Patania di Stefanaconi. </p>
<p>Una faida che, secondo quanto evidenziato dal comandante provinciale dell&#8217;Arma, coinvolgerebbe anche la cosca Lo Bianco-Mantella vicina ai Piscopisani. Un&#8217;ipotesi che troverebbe riscontri nel tentato omicidio e poi dell&#8217;assassinio di Francesco Scrugli, ritenuto dagli inquirenti, il braccio destro di Andrea Mantella, figura emergente della criminalità organizzata operante nel capoluogo.</p>
<p>In altre parole il ventottenne bloccato ieri, nella sua lunga latitanza, potrebbe aver trovato sostegno e appoggio anche tra i Piscopisani. Inoltre il fatto che la palazzina in cui Macrì si nascondeva è distante solo qualche centinaio di metri dall&#8217;edificio di Vibo Marina in cui, il 21 marzo scorso, stavano entrando Francesco Scrugli, Rosario Battaglia e Raffaele Moscato – ritrovatisi al centro di un agguato costato la vita a Scrugli e il ferimento degli altri due giovani in seguito arrestati per reati inerenti alle armi – lascerebbe supporre che ci fossero rapporti fra gli uni e l&#8217;altro. Al momento, comunque, si tratta solo di ipotesi tutte da verificare.</p>
<p>Ma, al di là dei riferimenti alla faida, altro aspetto sottolineato dal tenente colonnello Scardecchia e dal capitano Di Paolo è stato quello relativo alle indagini che hanno portato all&#8217;arresto del latitante, che qualche anno fa sarebbe stato incaricato dalla cosca a comperare le bombolette spray e scrivere su un muro la frase contro il procuratore Mario Spagnuolo. </p>
<p>«Indagini tradizionali, senza intercettazioni o dichiarazioni di collaboratori – hanno sottolineato Scardecchia e Di Paolo – indagini tutte sudore, sangue e fatica». E allo scopo di rimarcare il lavoro investigativo compiuto il comandante provinciale ha rilevato: «Abbiamo denominato l&#8217;operazione Cincinnato, dal nome del generale romano che coltivava i campi ma che quando si è trattato di salvare Roma non ha esitato a guidare i suoi uomini. Compiuta la missione è ritornato ai campi, senza chiedere compense o onori. </p>
<p>Le complesse dinamiche in atto su questo territorio – ha aggiunto – richiedono i loro tempi, ma la risposta arriva. I carabinieri lavorano, colpiscono e poi ritornano al lavoro».</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fatture false, indagate nove persone &#8211; Nuovo esercizio dell&#8217;azione penale da parte dell&#8217;ufficio di Procura dopo la restituzione degli atti disposta dal Tribunale &#8211; Gli avvisi di garanzia nei confronti di 8 imprenditori e del titolare di uno studio commerciale</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; False fatturazioni per cifre a quattro zeri ed un nuovo esercizio dell&#8217;azione penale da parte dell&#8217;ufficio di Procura. Il pm Santi Cutroneo – dopo la restituzione degli atti da parte del Tribunale che aveva dichiarato nullo il decreto di citazione diretta a giudizio – ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; False fatturazioni per cifre a quattro zeri ed un nuovo esercizio dell&#8217;azione penale da parte dell&#8217;ufficio di Procura. Il pm Santi Cutroneo – dopo la restituzione degli atti da parte del Tribunale che aveva dichiarato nullo il decreto di citazione diretta a giudizio – ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di otto imprenditori ed il titolare di uno studio commerciale.<span id="more-23034"></span></p>
<p>L&#8217;avviso, che vale anche come informazione di garanzia, interessa: Caterina Attenti, 45 anni, di Parghelia, titolare dell&#8217;omonima ditta; Domenico Grillo, 46 anni, nato a Vibo, residente a Seveso, legale rappresentante della &#8220;Cooperativa Azzurra&#8221; con sede a Zambrone; Francesco Miceli, 73 anni, nato a Spilinga, residente a Santa Maria di Ricadi, legale rappresentante dei villaggi &#8220;Santa Maria Srl&#8221; e &#8220;Albatros Sas&#8221;; Soccorsa Morogallo, 61 anni, nata a Gioia Tauro, residente a Parghelia, legale rappresentante del villaggio &#8220;Blue Paradise&#8221;; Nicola Comerci, 65 anni, di Parghelia, amministratore del &#8220;Blue Paradise&#8221;; Gaetano La Torre, 33 anni, di Tropea, legale rappresentante della &#8220;Eredi La Torre Michele&#8221;; Salvatore Fazzari 29 anni, di Brattirò di Drapia, titolare dell&#8217;omonima ditta; Elsa Prestia, 35 anni, di Parghelia, legale rappresentante della &#8220;Mille voglie Sas&#8221;; Domenico D&#8217;Agostino, 45 anni, di Drapia, titolare dello studio commerciale tenutario delle scritture contabili della &#8220;Decor Srl&#8221;, impresa di costruzioni di Pietro Caglioti, di San Giovanni di Zambrone.</p>
<p>La posizione di Caglioti era già stata stralciata nell&#8217;aprile dello scorso anno, in accoglimento di un&#8217;eccezione di nullità del decreto che disponeva il giudizio sollevata dall&#8217;avv. Francesco Stilo.</p>
<p>Secondo l&#8217;accusa, Caterina Attenti avrebbe utilizzato false fatturazioni per «incrementare i costi imputati e il diritto alla deducibilità degli stessi», godendo della detraibilità dell&#8217;Iva e riportando «gli elementi passivi fittizi nella dichiarazione dei redditi degli anni dal 2003 al 2006».</p>
<p>Grillo è quindi accusato di aver portato «in deduzione dei costi superiori a quelli effettivamente sostenuti», emettendo a favore della ditta della Attenti «fatture per operazioni inesistenti».</p>
<p>A Miceli, La Torre, Fazzari, Prestia, Morogallo e Comerci viene invece contestato di aver presentato false fatture «al fine di incrementare i costi imputati e il diritto alla deducibilità degli stessi», nonché per godere della detraibilità dell&#8217;Iva. Si tratta in tutti i casi di cifre a quattro zeri. Falso ideologico è infine l&#8217;accusa per D&#8217;Agostino «perché nell&#8217;attività ispettiva intrapresa nei confronti della &#8220;Decor Srl&#8221; consegnava quali scritture contabili i registri Iva degli acquisti e delle fatture emesse, nonché la stampa del libro giornale del 2003.</p>
<p>Il successivo controllo incrociato acclarava però – scrive il pm &#8211; come le predette scritture fossero sostanzialmente false». La Attenti, a cui viene contestata anche la recidiva semplice infraquinquennale, è difesa dagli avv. Francescantonio Iannelli e Franco Ionadi; Morogallo, Comerci e La Torre dall&#8217;avv. Giovanni Vecchio; Grillo dall&#8217;avv. Giuseppe Bagnato; Prestia dall&#8217;avv. Francesco Stilo; Fazzari dall&#8217;avv. Michele Accorinti; D&#8217;Agostino dall&#8217;avv. Caterina Varvaglione. Dalla notifica dell&#8217;avviso, gli indagati avranno venti giorni per chiedere al pm di essere interrogati o presentare memorie difensive.</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=58765&#038;Edizione=11&#038;A=20120504">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>«In Calabria ho conosciuto inferno e paradiso» &#8211; Don Giacomo Panizza ha ritirato ieri mattina al Liceo classico &#8220;M. Morelli&#8221; il premio antimafia L&#8217;Operatore d&#8217;oro giunto alla sesta edizione &#8211; Il sacerdote nel 1976 ha fondato la comunità Progetto Sud che gestisce insieme ad un gruppo di disabili</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/24/calabria-conosciuto-inferno-paradiso-don-giacomo-panizza-ritirato-ieri-mattina-liceo-classico-morelli-premio-antimafia-loperatore-doro-giunto-alla-sesta-edizi/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Assegnato a don Giacomo Panizza il Premio antimafia &#8220;L&#8217;operatore d&#8217;oro&#8221; «per la forza – recita la motivazione – e la determinazione e l&#8217;impegno contro le mafie, punto di riferimento per le generazioni e per tutti i calabresi». La cerimonia di consegna è avvenuta ieri mattina nel Liceo classico &#8220;M. Morelli&#8221; alla presenza [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Assegnato a don Giacomo Panizza il Premio antimafia &#8220;L&#8217;operatore d&#8217;oro&#8221; «per la forza – recita la motivazione – e la determinazione e l&#8217;impegno contro le mafie, punto di riferimento per le generazioni e per tutti i calabresi».<span id="more-22973"></span></p>
<p>La cerimonia di consegna è avvenuta ieri mattina nel Liceo classico &#8220;M. Morelli&#8221; alla presenza del prefetto Michele di Bari, del questore Giuseppe Cucchiara, del comandante provinciale della Guardia di finanza col. Paolo Valle e di centinaia di studenti in rappresentanza delle scuole vibonesi. Ha moderato i lavori il giornalista della Gazzetta del Sud Nicola Lopreiato.</p>
<p>Don Giacomo Panizza, bresciano, dal 1976 è impegnato in un difficile lavoro sociale a Lamezia Terme dove ha fondato &#8220;Progetto Sud&#8221;, una comunità autogestita, insieme a decine di volontari, che contribuisce a dare assistenza a circa 1000 persone tra diversamente abili, immigrati di colore e persone che si trovano in una situazione di grave indigenza.</p>
<p>Il sacerdote con la sua opera, supportata dalla Caritas italiana, è riuscito, in una terra governata dalla &#8216;ndrangheta i cui affiliati uccidono, taglieggiano, intimidiscono, impongono il pizzo, controllano il mercato illegale della droga e il lucroso business dell&#8217;usura, a costruire uno &#8220;pezzo&#8221; di paradiso nel quale trionfa la legge dell&#8217;amore e della solidarietà. Don Giacomo Panizza, da anni rappresenta per Lamezia Terme, città violenta in cui a dettare legge sono i clan potentissimi dei Giampà, Pagliuso e Torcasio, un faro di speranza.</p>
<p>La sua voce, nonostante gli ultimi quattro attentati nell&#8217;arco di tre mesi, continua a tuonare contro gli uomini di &#8216;ndrangheta che non gli danno pace perchè intenzionati ad intimidirlo per farlo scappare via e lasciare nella disperazioni più totale un territorio che si è aggrappato a lui per rinascere a partire dall&#8217;utilizzo solidale dei beni confiscati agli &#8220;operatori&#8221; del male: i mafiosi che sono sempre più violenti.</p>
<p>«Il mio impegno – ha sottolineato – che condivido insieme ad altre 999 persone punta a liberare le persone stritolate dal bisogno. Nelle nostre 15 case, in cui ogni persona deve trovare il proprio spazio vitale per realizzarsi e affrancarsi da ogni condizione di emarginazione, facciamo di tutto per sganciarli da ogni forma di sudditanza e subalternità. </p>
<p>Con i nostri volontari – ha aggiunto – cerchiamo di curare non solo il loro corpo ma anche la loro anima. Le persone che incontriamo nel nostro cammino li aiutiamo a riscattarsi per diventare testimoni di speranza e i amore in una terra devastata dalla forza intimidatrice della &#8216;ndrangheta».</p>
<p>Don Giacomo Panizza, nel descrivere la sua avventura, ha affermato che in terra di Calabria ha conosciuto inferno e paradiso. </p>
<p>«L&#8217;inferno l&#8217;ho trovato – ha ricordato – ogni qualvolta gli uomini di ndrangheta hanno cercato di fermare il mio lavoro a favore della comunità attraverso la violenza intimidatrice delle bombe e delle pistolettate. Il paradiso, invece, l&#8217;ho sperimentato lavorando gomito a gomito con persone che hanno voglia di impegnarsi per il riscatto della loro terra. Per fare queste cose occorre avere il cuore pieno di amore. Un sentimento che non manca nelle persone che, insieme a me condividono, questo progetto di speranza».</p>
<p>Il Premio &#8220;L&#8217;operatore d&#8217;oro&#8221;, giunto alla sesta edizione, è stato promosso dal dirigente scolastico del Liceo classico &#8220;M. Morelli&#8221;, Raffaele Suppa, il quale nel corso degli anni, con le sue molteplici iniziative sulla legalità, è diventato un baluardo contro la forza brutale della &#8220;ndrangheta. </p>
<p>In questo progetto del &#8220;preside antimafia&#8221; hanno collaborato i dirigenti scolastici Giovanni Policaro (Liceo psico-pedagogico &#8220;V. Capialbi&#8221;), Maria Silvestro (Liceo scientifico &#8220;G. Berto&#8221;), Pietro Gentile (Liceo artistico &#8220;D. Colao&#8221;) e Michele Piraino (Istituto professionale per il commercio &#8220;N. De Filippis&#8221;). </p>
<p>Nelle precedenti edizioni il premio è stato assegnato al capo della squadra mobile di Catanzaro Rodolfo Ruperti, al magistrato Marisa Manzini, all&#8217;ex procuratore della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria Salvatore Boemi e al prof. Bruno Nardo, al procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo e al sostituto Fabrizio Garofalo, al procuratore antimafia Piero Grasso.</p>
<p>di Lino Fresca</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=54425&#038;Edizione=11&#038;A=20120424">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Premio letterario, scelti i tre libri finalisti &#8211; &#8220;La signora di Ellis Island&#8221; di Mimmo Gangemi riceve 7 preferenze. Nella terna pure &#8220;Lo scornuso&#8221; di Benedetta Cibrario e &#8220;Tetano&#8221; di Alessio Torino &#8211; Al voto della giuria tecnico-scientifica seguirà il giudizio di 409 sindaci e dell&#8217;Accademia degli affaticati</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 07:56:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>TROPEA (VV) &#8211; La giuria tecnica del Premio Tropea ha sfornato una terna di grande qualità. Il più votato durante la manifestazione di ieri mattina è stato il libro di Mimmo Gangemi dal titolo &#8220;La signora di Ellis Island&#8221;, edito da Einaudi, con 7 preferenze. A conquistare la finale sono stati anche &#8220;Lo scornuso&#8221;, di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TROPEA (VV) &#8211; La giuria tecnica del Premio Tropea ha sfornato una terna di grande qualità. Il più votato durante la manifestazione di ieri mattina è stato il libro di Mimmo Gangemi dal titolo &#8220;La signora di Ellis Island&#8221;, edito da Einaudi, con 7 preferenze. A conquistare la finale sono stati anche &#8220;Lo scornuso&#8221;, di Benedetta Cibrario pubblicato da Feltrinelli , e infine il libro di Alessio Torino &#8220;Tetano&#8221;, per la casa editrice Minimum Fax, entrambi con 4 voti.<span id="more-22964"></span></p>
<p>Le tre storie che saliranno di diritto sul podio del &#8220;Tropea&#8221; sono molto diverse tra loro. Dopo il voto della giuria tecnico-scientifica, che ieri mattina negli eleganti saloni del Museo diocesano di Tropea ha presentato ad un attento pubblico tutti i volumi giunti alla fase finale, la terna ancora in lizza dovrà essere sottoposta al giudizio dei 409 sindaci della Calabria, definiti «alfieri della diffusione culturale sul territorio calabrese», e ai giurati popolari, scelti tra la gente comune di Tropea e gli iscritti all&#8217;Accademia degli affaticati, associazione organizzatrice del premio.</p>
<p>La novità di quest&#8217;anno è rappresentata dalla scelta del formato digitale dei libri, che sarà distribuito ai giurati dal consorzio Asmenez, che si occuperà di raccogliere le preferenze nella fase finale e comunicarle al segretario Giuseppe Meligrana, dinamico e intraprendente imprenditore tropeano dell&#8217;editoria. Sua l&#8217;intuizione di provare la strada del digitale per lanciare il premio Tropea nel futuro. </p>
<p>Per il presidente degli &#8220;Affaticati&#8221; Pasqualino Pandullo la risposta della giuria popolare «costituirà in tal senso un test ideale per provare come viene percepita l&#8217;innovazione offerta dal digitale». Tra gli ospiti, oltre ai giurati, erano presenti la presidente del comitato tenico-scientifico Isabella Bossi Fedrigotti, il vicesindaco del Comune di Tropea Massimo L&#8217;Andolina e l&#8217;assessore alla Cultura Lucio Ruffa. </p>
<p>Anche il mondo dell&#8217;Università ha mandato i suoi rappresentanti, con Francesco Kostner per Unical, Melania Salazar per la Mediterranea di Reggio e Alfredo Focà per l&#8217;Università della Magna Grecia di Catanzaro. Insieme a loro, sono intervenuti anche l&#8217;esperto di editoria Giuliano Vigini, il direttore del Sistema bibliotecario Gilberto Floriani, il vicepresidente dell&#8217;Accademia degli affaticati Lino Daniele.</p>
<p>Al centro del dibattito il significativo passaggio al libro digitale e le prospettive che questo cambiamento può offrire non solo per l&#8217;editoria italiana in questo momento di crisi, ma anche per gli stessi lettori. «Analizzando la classifica dei primi dieci libri – ha affermato la Fedrigotti – mi sono accorta della costante presenza di una casa editrice, capace di offrire i suoi libri a un costo inferiore, attorno ai 9 euro, rispetto alle altre, che invece non riescono a scendere sotto i 13-15». </p>
<p>Il digitale, in tal senso, abbatterà ulteriormente i costi, non solo quelli di produzione, ma anche di distribuzione e vendita, con vantaggi enormi sia per le case editrici che per i lettori. Il lettore del futuro, del resto, è il giovane di oggi, per definizione un &#8220;nativo digitale&#8221;, abituato cioè sin da piccolo a leggere sui nuovi supporti. </p>
<p>È in quest&#8217;ottica, che il Tropea guarda in prospettiva futura, adeguandosi però alla quotidianità e scegliendo, coraggiosamente, di battere un sentiero inesplorato ma affascinante.</p>
<p>di Francesco Barritta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=53793&#038;Edizione=11&#038;A=20120423">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Operazione Eolo, lo spaccio in &#8220;divisa&#8221; oppure in bicicletta &#8211; Diversi i modi usati per cedere dosi di marijuana e cocaina a Vibo Marina, come quello di un ex pompiere volontario, e sfuggire ai controlli &#8211; L&#8217;inchiesta scattata alcuni giorni dopo il blitz a Pizzo. Sequestrata una pistola con colpo in canna</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/17/operazione-eolo-spaccio-divisa-oppure-bicicletta-diversi-modi-usati-per-cedere-dosi-marijuana-cocaina-vibo-marina-come-quello-pompiere-volontario-sfuggire-cont/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:16:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Riuscire a delineare la fitta rete di spaccio, attiva su Vibo Marina, Portosalvo e Bivona, non è stato semplice. I carabinieri della Compagnia e della Stazione di Vibo Marina, infatti, che dallo scorso mese di luglio battevano la pista di marijuana e cocaina, hanno dovuto far fronte a una serie di imprevisti, o meglio di &#8220;accorgimenti&#8221;, messi in atto da quanti il traffico avrebbero gestito, per riuscire a farla franca. Tant&#8217;è che, in qualche occasione, sarebbe stata effettuata una forma di spaccio civetta, allo scopo di verificare se ci fossero controlli o meno. Altre volte, invece, i pusher si sarebbero mossi in bicicletta e nei luoghi più disparati, mentre in altri la cessione sarebbe stata fatta in divisa da pompiere per sviare eventuali perquisizioni.<span id="more-22920"></span> </p>
<p>Ma a dare maggiormente filo da torcere agli investigatori sarebbe stato proprio il metodo estemporaneo che avrebbe caratterizzato lo spaccio sulla fascia costiera vibonese, senza regole e senza zone di riferimento fisse.</p>
<p>Nonostante ciò i militari della Stazione di Vibo Marina, supportati da quelli della Compagnia, sarebbero riusciti a &#8220;certificare&#8221; dal luglio 2011 allo scorso marzo circa 400 episodi di spaccio e a delineare i canali attraverso cui si muovevano marijuana, cocaina e talvolta hashish. Un lavoro certosino, frutto di pedinamenti, osservazioni e intercettazioni, che all&#8217;alba di ieri ha portato all&#8217;arresto di 9 persone (tre in carcere e sei ai domiciliari) e a quattro obblighi di presentazione alla Pg (due volte al giorno). </p>
<p>Misure disposte dal gip Alessandro Piscitelli su richiesta del procuratore Mario Spagnuolo e sulla scorta dell&#8217;attività condotta dai carabinieri, nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8220;Eolo&#8221;, avviata a pochi giorni di distanza dall&#8217;operazione &#8220;Ragazzi in erba&#8221; con la quale era stata smantellata la rete di spaccio attiva a Pizzo.</p>
<p>In particolare in carcere sono finiti: Mario Loiacono (alias &#8220;Chi chi&#8221;), 31 anni, originario di Catanzaro ma residente a Vibo Marina; Leonardo Francesco Florio (detto Leo), 48 anni, ex vigile del fuoco volontario domiciliato a Bivona e Saverio Meddis, 23 anni, di Vibo Valentia. </p>
<p>Arresti domiciliari sono invece stati disposti per: Salvatore Mantella (alias &#8216;U Gusciu), 38 anni, residente a Vena Superiore; Giuseppe Comito, 32 anni di Portosalvo; Nicola Gramendola (detto Cola), 40 anni di Vibo Marina; Francesco Iconio Francolino, 44 anni, residente a Cessaniti; Ivan Mastruzzo, di 23, di Preitoni di Nicotera e Francesco Lo Bianco, 38 anni di Portosalvo. </p>
<p>L&#8217;obbligo di presentazione alla Pg riguarda invece: Domenico Ciconte (detto Mimmo), 51 anni di Vibo Marina; Andrea Comito, 20 anni (fratello di Giuseppe) di Portosalvo; Rosario Vittorio Pulicari, 19 anni di Vibo Valentia e Domenico Sciarrone, 23 anni della frazione Longobardi. Per tutti l&#8217;accusa è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Rigettata dal gip la richiesta cautelare nei confronti di Davide Profiti, 23 anni di Vibo Marina.</p>
<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione, inoltre, a Florio è stata sequestrata una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa, carica e con colpo in canna, quattro caricatori e oltre 50 proiettili. Due i filoni che avrebbero alimentato lo spaccio sul litorale: quello collegato alla marijuana (a dirigerlo sarebbe stato Loiacono) e quello della cocaina con principali protagonisti Gramendola e Florio.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=51189&#038;Edizione=11&#038;A=20120417">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinque i colpi sparati per uccidere Longo &#8211; L&#8217;autopsia conferma la dinamica dell&#8217;agguato delineata dai carabinieri. Il delitto alle porte di Triparni compiuto con una pistola 357 Magnum &#8211; Ancora oscuri i motivi alla base dell&#8217;omicidio del cinquantenne. Restano gravi le condizioni di Emmanuele</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/04/cinque-colpi-sparati-per-uccidere-longo-lautopsia-conferma-dinamica-dellagguato-delineata-dai-carabinieri-delitto-alle-porte-triparni-compiuto-con-una-pistola-357-magnum-ancora-osc/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:03:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; L&#8217;autopsia conferma. Proiettili sparati con una pistola 357 Magnum hanno raggiunto Mario Longo da distanza ravvicinata uccidendolo sul colpo. Cinque le pallottole di grosso calibro, drammaticamente andate a segno domenica sera, alla periferia di Triparni, nei pressi del bivio per la Snam Progetti. Colpi sparati con freddezza e in rapida successione che, probabilmente, hanno colto di sorpresa il cinquantenne di Vibo Marina nel momento in cui si apprestava a uscire dall&#8217;abitacolo di una Matiz Hyundai. All&#8217;arrivo dei carabinieri, infatti, lo sportello dell&#8217;auto era ancora aperto e la vittima aveva le gambe fuori dalla portiera.<span id="more-22830"></span></p>
<p>Colpito al viso, al collo e alla schiena Longo, ormai senza vita, è caduto riverso sul sedile accanto e così lo hanno trovato gli investigatori dell&#8217;Arma intervenuti subito dopo che era scattato l&#8217;allarme. A darlo alcune guardie giurate che hanno notato la macchina con dentro il corpo privo di vita nel giro di controllo alla Snam.</p>
<p>Nel corso della notte tra domenica e lunedì i carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo avevano delineato quella che avrebbe potuto essere la dinamica del delitto. Ipotesi ieri confermate dall&#8217;autopsia che, su incarico della Procura, è stata eseguita dal medico legale, dott. Katiuscia Bisogni, nell&#8217;obitorio dell&#8217;ospedale Jazzolino dove la salma era stata trasportata.</p>
<p>Il fatto che domenica scorsa, intorno alle 22, Mario Longo si sia fermato nella piazzuola antistante il bivio per la Snam, lascia supporre che lì avesse appuntamento con qualcuno. È possibile che sia stato attirato in una trappola e che non avesse la minima idea di quello che, da lì a poco, gli sarebbe accaduto. Insomma il fatto che stesse scendendo dall&#8217;auto e che non fosse armato avvalorerebbe l&#8217;ipotesi di un appuntamento con una persona che il cinquantenne, a quanto pare, avrebbe conosciuto e alla quale si apprestava ad andare incontro, senza nutrire alcun timore.</p>
<p>La vittima aveva alle spalle precedenti per droga e ricettazione, vicende di poco conto non legate ai grandi traffici e quindi non tali da innescare reazioni tanto gravi come un assassinio. Nonostante ciò i carabinieri, che al momento non escludono alcuna ipotesi, stanno scandagliando il passato e le frequentazioni più recenti del cinquantenne al fine di riuscire a trovare un collegamento con quanto accaduto. </p>
<p>Per questo motivo non viene neppure esclusa l&#8217;ipotesi che il delitto Longo sia da inquadrare nello scontro tra gruppi in atto da qualche mese nel Vibonese. Eventualità questa che porrebbe una serie di interrogativi ai quali dare risposta, a iniziare dal ruolo che la vittima dell&#8217;agguato potrebbe avere avuto nelle violente dinamiche che stanno insaguinando il territorio. Una situazione complessiva sulla quale, comunque, si concentra l&#8217;attenzione degli investigatori dell&#8217;Arma i quali non trascurano il sia pur minimo elemento.</p>
<p>Una spirale criminale nel cui vortice, al di là dei possibili collegamenti o meno con la guerra tra cosche in atto, sarebbe da inserire l&#8217;altro agguato teso nella serata di domenica scorsa, nei pressi dell&#8217;abitato di Soriano. Fatto di sangue compiuto intorno alle 21 ai danni di Giovanni Emmanuele, 24 anni di Gerocarne, ridotto in fin di vita da cinque colpi di fucile caricato a pallettoni. </p>
<p>Piombo che ha raggiunto il giovane, anch&#8217;egli con precedenti per droga, mentre si trovava alla guida di un&#8217;Alfa 147 e percorreva la strada interpoderale tra Sorianello e Soriano. Auto che ha finito la sua corsa contro un muretto. Fatto di sangue questo sul quale sono in corso indagini da parte degli uomini del Commissariato di Serra San Bruno e della Mobile di Vibo i quali stanno cercando di venire a capo della vicenda, allo scopo di riuscire a individuare il movente e dare un nome e un volto ai sicari. </p>
<p>Nel frattempo restano gravissime le condizioni del giovane, ricoverato in Rianimazione all&#8217;ospedale di Catanzaro.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=45425&#038;Edizione=11&#038;A=20120404">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Processo Goodfellas, stangata alle &#8220;nuove leve&#8221; del clan Lo Bianco &#8211; Le condanne più pesanti a carico di Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli (7 anni e 6 mesi), 4 anni al boss (detto Piccinni) &#8211; Assolti per non aver commesso il fatto Giuseppe Lo Bianco, Raffaele Pardea e Domenico Tomaino</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/30/processo-goodfellas-stangata-alle-nuove-leve-del-clan-bianco-condanne-piu-pesanti-carico-francesco-antonio-pardea-salvatore-morelli-anni-mesi-anni-boss-detto-piccinn/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 09:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Dieci condanne per complessivi 40 anni e 10 mesi di reclusione e tre assoluzioni. Questo il verdetto del gup, Gabriella Reillo, nei confronti dei 13 imputati finiti nell&#8217;operazione denominata &#8220;The Goodfellas&#8221; (I bravi ragazzi) scattata il 30 maggio 2010 con il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Borrelli. La scelta del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Dieci condanne per complessivi 40 anni e 10 mesi di reclusione e tre assoluzioni. Questo il verdetto del gup, Gabriella Reillo, nei confronti dei 13 imputati finiti nell&#8217;operazione denominata &#8220;The Goodfellas&#8221; (I bravi ragazzi) scattata il 30 maggio 2010 con il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Borrelli. La scelta del rito abbreviato ha comportato per gli imputati – tutti di Vibo Valentia – uno sconto di pena pari ad un terzo ed un giudizio «allo stato degli atti». Quattro anni per associazione mafiosa sono andati a Carmelo Lo Bianco, 80 anni, alias &#8220;Piccinni&#8221;, riconosciuto quale capo, organizzatore e promotore dell&#8217;omonimo clan operante sulla città di Vibo.<span id="more-22796"></span> </p>
<p>Dal dispositivo del gup si evince che il reato – 416 bis – contestato a Lo Bianco è stato unificato con quello associativo contestato sino al febbraio 2007 nel procedimento &#8220;Nuova Alba&#8221; e per il quale si è registrata il 15 dicembre scorso una condanna definitiva a 12 anni. Gli ulteriori 4 anni di carcere inflitti ieri dal gup fanno quindi riferimento all&#8217;arco temporale compreso fra il febbraio 2007 ed il 30 maggio 2010, data in cui è scattata l&#8217;operazione &#8220;Goodfellas&#8221;.</p>
<p>La condanna emessa dimostra dunque che Carmelo Lo Bianco ha continuato a dirigere l&#8217;omonima cosca anche dopo il suo coinvolgimento nell&#8217;operazione &#8220;Nuova Alba&#8221; del 2007. La richiesta del pm per Lo Bianco – difeso dagli avvocati Gennaro e Lojacono – era stata di 9 anni e sei mesi. </p>
<p>Non regge invece l&#8217;accusa di aver diretto all&#8217;interno del clan Lo Bianco «l&#8217;attività degli altri associati», né per Nicola Manco, 50 anni, genero di Lo Bianco, né per Andrea Mantella, 40 anni. Escluso quindi il ruolo di organizzatori del clan, il gup ha inflitto a Manco 4 anni per il reato di associazione mafiosa, mentre per lo stesso reato Mantella è stato condannato a 4 anni ed otto mesi. </p>
<p>La condanna nei confronti di Mantella è stata unificata ai 6 anni definitivi rimediati in Cassazione nel dicembre scorso nel processo &#8220;Nuova Alba&#8221; e, come per Lo Bianco, copre un arco temporale ricompreso fra il febbraio 2007 ed il maggio 2010. Per Manco, difeso dall&#8217;avv. Casuscelli, il pm aveva chiesto 7 anni di carcere, mentre per Mantella, assistito dagli avvocati Staiano e Catanzaro, la richiesta ammontava a 9 anni e sei mesi. </p>
<p>Sette anni di reclusione a testa – in luogo dei 7 anni e sei mesi chiesti dall&#8217;accusa – sono stati poi comminati a Francesco Antonio Pardea, 26 anni, e Salvatore Morelli, 29 anni, il primo difeso dagli avvocati Sabatino e Muzzopappa, il secondo dagli avvocati Di Renzo e Staiano. Entrambi sono stati condannati per il reato di associazione mafiosa e poi per l&#8217;interposizione fittizia nella gestione del servizio di ambulanze, previa in quest&#8217;ultimo caso l&#8217;esclusione delle modalità mafiosa.</p>
<p>La condanna inflitta a Pardea contempla anche la detenzione illegale e l&#8217;occultamento di un fucile mitragliatore Kalashnikov, con calcio ripiegabile e matricola abrasa, e di una pistola Sphinx cal. 9. Oltre che per associazione mafiosa, Morelli è stato condannato anche per l&#8217;attribuzione fittizia delle proprie quote nelle imprese &#8220;Frado autotrasporti&#8221; e &#8220;Publiservicesud&#8221;, quest&#8217;ultima operante nel settore della pubblicità. </p>
<p>Quattro anni ed 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa – in luogo dei 7 anni e sei mesi chiesti dal pm – è invece la condanna per il latitante Domenico, detto &#8220;Mommo&#8221;, Macrì, 28 anni, difeso dagli avvocati Muzzupappa e Catanzaro. </p>
<p>Tre anni, con esclusione delle aggravanti mafiose, sono stati inflitti a Vincenzo Mantella, 26 anni, difeso dall&#8217;avv. Sabatino, per l&#8217;attribuzione fittizia delle proprie quote nelle imprese &#8220;Frado autotrasporti&#8221; e &#8220;Publiservicesud&#8221;, mentre lo stesso è stato assolto dall&#8217;associazione mafiosa. Nei suoi confronti, il pm aveva chiesto 7 anni e sei mesi. L&#8217;attribuzione fittizia delle quote di Vincenzo Mantella e Morelli nella &#8220;Pubbliservicesud&#8221; a Francesco Franzè, 29 anni, sono costate a quest&#8217;ultimo 2 anni e sei mesi di reclusione, mentre la successiva intestazione fittizia delle medesime quote in capo a Francesco Giurgola, 35 anni, costa a tale imputato una condanna a due anni, con pena sospesa. </p>
<p>Nei confronti di Franzè, difeso dall&#8217;avv. Muzzopappa, e Giurgola, difeso dall&#8217;avv. Teresa Giurgola, il gup ha escluso le aggravanti mafiose e l&#8217;associazione mafiosa. </p>
<p>Infine, l&#8217;imprenditore Filippo Polistena, 36 anni, è stato condannato a 2 anni – previa esclusione delle aggravanti mafiose – per l&#8217;interposizione nella gestione del servizio ambulanze. In tale servizio, Pardea e Morelli avrebbero attribuito fittiziamente le loro quote ad un&#8217;impresa di Polistena, difeso dagli avvocati La Scala e Gambardella. </p>
<p>Per Giurgola, Franzè e Polistena – quest&#8217;ultimo assolto dal reato di associazione mafiosa e che ha beneficiato della sospensione della pena – il pm aveva chiesto 6 anni e sei mesi. Assolti «per non aver commesso il fatto» dall&#8217;accusa di associazione mafiosa sono infine Giuseppe Lo Bianco, 40 anni, difeso dall&#8217;avv. Di Renzo (7 anni e sei mesi la richiesta del pm), Domenico Tomaino, 22 anni, e Raffaele Pardea, 53 anni, detto &#8220;Lello U Ranisi&#8221;, entrambi difesi dall&#8217;avv. Muzzupappa. Per Tomaino, assolto insieme a Macrì anche per la detenzione illegale di una pistola, il pm aveva chiesto 7 anni, mentre per Pardea l&#8217;accusa aveva chiesto l&#8217;assoluzione. </p>
<p>Alla luce della sentenza Tomaino e Vincenzo Mantella sono stati scarcerati, mentre Giuseppe Lo Bianco resta detenuto per l&#8217;operazione &#8220;Cash&#8221;. Il gup ha altresì ordinato la confisca della Pubbliservice Sud di Franzè ed il dissequestro della ditta &#8220;Polistena Servizi&#8221; per essere la condotta di interposizione fittizia nel servizio di ambulanze, costata la condanna a Filippo Polistena, «riferibile ad altra ditta».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=42006&#038;Edizione=11&#038;A=20120330">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Strage di Scaliti, oggi la requisitoria del pm &#8211; Processo abbreviato davanti al gup. Imputati i fratelli Ercole e Francesco Saverio Vangeli, il figlio di quest&#8217;ultimo Pietro e il genero Gianni Mazzitello &#8211; La mattanza nel pomeriggio del 27 dicembre 2010: furono uccisi Domenico Fontana ed i suoi 4 figli</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/27/strage-scaliti-oggi-requisitoria-del-processo-abbreviato-davanti-gup-imputati-fratelli-ercole-francesco-saverio-vangeli-figlio-questultimo-pietro-genero-gianni-mazzit/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È attesa per stamane alle 11,30 la requisitoria del pubblico ministero Michele Sirgiovanni a carico dei quattro imputati per la strage di Scaliti di Filandari. Sotto processo, che si celebra con rito abbreviato davanti al gup Gabriella Lupoli, sono finiti Ercole Vangeli, 45 anni; il fratello Francesco Saverio Vangeli; il figlio di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È attesa per stamane alle 11,30 la requisitoria del pubblico ministero Michele Sirgiovanni a carico dei quattro imputati per la strage di Scaliti di Filandari. Sotto processo, che si celebra con rito abbreviato davanti al gup Gabriella Lupoli, sono finiti Ercole Vangeli, 45 anni; il fratello Francesco Saverio Vangeli; il figlio di quest&#8217;ultimo Pietro Vangeli di 24 anni ed il genero Gianni Mazzitello, 31 anni. Tutti di Scaliti, piccola frazione di Filandari dove il pomeriggio del 27 dicembre del 2010 è avvenuta la strage. A cadere sotto una valanga di piombo sono stati Domenico Fontana, 61 anni ed i suoi quattro figli: Pasquale di 37, Pietro di 36, Emilio di 32 anni e Giovanni di 19.<span id="more-22749"></span></p>
<p>L&#8217;accusa nei confronti dei quattro imputati, di cui tre sono in carcere mentre Mazzitello si trova agli arresti domiciliari, è di omicidio plurimo aggravato, nonché di porto e detenzione di armi. Il processo, salvo imprevisti, dovrebbe concludersi in due udienze: quella di oggi nella quale dopo la requisitoria del pm sarà la volta della parte civile, rappresentata dall&#8217;avvocato Giuseppe Bagnato, e quella già programma per il 16 aprile. In quell&#8217;occasione sarà la volta degli avvocati della difesa, ovvero l&#8217;avv. Domenico Talotta, l&#8217;avv. Nicola Riso e l&#8217;avv. Valerio Mangone.</p>
<p>Il gup ha già acquisto agli atti del procedimento la testimonianza resa in sede di incidente probatorio del rumeno Ioan Sorin Gherman, il testimone oculare di quella vera e propria mattanza consumatasi nella masseria dei Fontana in località Olivara della piccola frazione di Filandari. </p>
<p>L&#8217;acquisizione della prova è avvenuta nell&#8217;udienza del 28 marzo dello scorso anno. Gherman riferì di avere visto sparare con certezza solo Ercole Vangeli, mentre sugli altri non ha avuto la stessa certezza. La paura di finire al centro di quella violenta sparatoria lo indusse a mettersi al riparo; infatti dopo aver sentito sparare i primi colpi il rumeno si rifugiò immediatamente in un capannone. </p>
<p>L&#8217;uomo al momento dell&#8217;arrivo dei Vangeli nella masseria dei Fontana si trovava fuori intento ad accudire alcuni animali. Un testimone che gli investigatori non si sono fatti sfuggire ed anche attraverso la sua versione dei fatti sono riusciti a ricostruire quanto accaduto.</p>
<p>Altri elementi che la pubblica accusa ha già acquisito sono rappresentanti dagli stub (gli esami che rilevano la presenza di polveri da sparo sui vestiti). In questo caso è stata confermata l&#8217;ipotesi che a sparare siano stati Ercole Vangeli (che tra l&#8217;altro ha confessato di essere l&#8217;autore della strage) e il fratello Francesco Saverio Vangeli. </p>
<p>Come si ricorderà la sera della strage Ercole Vangeli si presentò ai carabinieri, consegnando pure la pistola cal. 9&#215;21 con la quale aveva aperto il fuoco contro i Fontana. A casa del fratello, Francesco Saverio, invece, i militari rinvenirono una 7,65 nel corso di una perquisizione. E su luogo della strage i carabinieri della sezione scientifica accertarono che a sparare furono proprio due pistole di identico calibro.</p>
<p>Vengono ritenuti responsabili di concorso morale nella strage Pietro Vangeli e Gianni Mazzitello. Quest&#8217;ultimo nell&#8217;immediatezza dei fatti non era stato sottoposto neanche a stub. A chiamarlo in causa in un momento successivo è stato stato il rumeno, uno dei testimoni chiave del processo. In ogni caso in un primo momento il Tribunale del riesame lo aveva rimesso in libertà. Ma la Procura ha impugnato quel provvedimento e la Cassazione ha annullato la decisione del riesame con rinvio. A distanza di poco tempo è stato lo stesso giudice che in un primo momento aveva ritenuto di scarcerarlo a emettere l&#8217;ordine di custodia cautelare ai domiciliari.</p>
<p>Nel corso della prima udienza del 20 febbraio scorso l&#8217;avv. Giuseppe Bagnato, aveva chiesto, a titolo di provvisionale, 500mila euro per ciascuna delle parti civili costituite.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=40527&#038;Edizione=11&#038;A=20120327">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commando voleva compiere una strage &#8211; Ad evitare la carneficina lungo le scale della palazzina di Vibo Marina Francesco Scrugli, che avrebbe fatto da scudo ai due feriti &#8211; Arrivano rinforzi per intensificare i controlli. Ieri vertice con il comandante della Legione Carabinieri</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 08:58:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Arrivano rinforzi. Il vibonese entro 24 ore potrebbe essere stretto nella morsa delle forze dell&#8217;ordine. Il Comitato per l&#8217;ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Michele di Bari, ha disposto «straordinari e mirati controlli» per fronteggiare quella che ormai sembra vada assumendo le caratteristiche di una vera guerra di mafia, in atto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Arrivano rinforzi. Il vibonese entro 24 ore potrebbe essere stretto nella morsa delle forze dell&#8217;ordine. Il Comitato per l&#8217;ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Michele di Bari, ha disposto «straordinari e mirati controlli» per fronteggiare quella che ormai sembra vada assumendo le caratteristiche di una vera guerra di mafia, in atto da mesi. Il Comitato, alla luce dei nuovi fatti di sangue, ha disposto l&#8217;intensificazione delle misure di vigilanza in particolare sulla città capoluogo, nella frazione Piscopio, sul litorale di Vibo Marina, nella vallata del Mesima e nei comuni di Stefanaconi e Sant&#8217;Onofrio.<span id="more-22734"></span></p>
<p>Si tratterà di un lavoro che sarà portato avanti dalle forze dell&#8217;ordine territoriali, con l&#8217;ausilio del reparto Anticrimine della Polizia di Stato e del Gruppo operativo dei Carabinieri. Si teme che l&#8217;agguato dell&#8217;altra sera a Vibo Marina possa scatenare ulteriori e più cruente reazioni negli ambienti della criminalità organizzata, dove le cosche che al momento si stanno fronteggiando dispongono di picciotti, soldati e veri e propri arsenali. </p>
<p>A dimostrazione che l&#8217;atmosfera che si respira è piuttosto pesante, ieri pomeriggio al comando provinciale dei carabinieri di Vibo è arrivato il generale di brigata Adelmo Lusi, comandante della Legione carabinieri &#8220;Calabria&#8221;. Una breve ma intensa visita la sua, nel corso della quale ha voluto rendersi conto di persona della situazione.</p>
<p>All&#8217;incontro, oltre al ten. col. Daniele Scardecchia, erano presenti il procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, il comandante del Reparto operativo dei carabinieri, maggiore Vittorio Carrara e il capitano Stefano Di Paolo, comandante della compagnia. </p>
<p>In primo piano la sparatoria di Vibo Marina con un morto e due feriti e, naturalmente, il tentato omicidio avvenuto nelle campagne di Stefanaconi nella tarda mattinata di mercoledì. Nel primo caso è stato ucciso Francesco Scrugli, 42 anni, noto pregiudicato vibonese; mentre sono rimasti feriti Rosario Battaglia e Raffaele Moscato. </p>
<p>A Stefanaconi, invece, è stato colpito alle gambe Francesco Calafati, con precedenti per omicidio e spaccio di droga. Secondo gli inquirenti Calafati, in questo momento, rappresenta uno dei punti di riferimento sul territorio di Stefanaconi. L&#8217;uomo è stato colpito alle gambe da distanza ravvicinata mentre era intento ad operare su un suo podere in località Morsillara, in una zona di confine tra i comuni di Stefanaconi e Sant&#8217;Onofrio. </p>
<p>I proiettili l&#8217;hanno centrato alla coscia e al piede sinistro, anche se rischia di perdere la funzionalità della gamba destra, spappolata dai colpi di arma da fuoco. Calafati, agli uomini della Mobile che lo hanno interrogato in ospedale ha riferito di non avere visto nessuno, anche perché &#8220;coperto&#8221; completamente dal rumore del decespugliatore.</p>
<p>Nel pomeriggio di ieri, il procuratore Mario Spagnuolo che sta definendo tutti gli atti urgenti su entrambi i fatti di sangue, per poi trasferirli entro domani alla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, ha presieduto un vertice operativo con le forze dell&#8217;ordine per meglio capire le dinamiche dei due agguati. </p>
<p>A Vibo Marina, sulla base di quanto è emerso, Scrugli, Battaglia e Moscato erano attesi sul pianerottolo, al quarto piano di una palazzina di via Arenile. Un luogo dove spesso i tre si incontravano, «forse – dicono gli investigatori – per pianificare le loro azioni». Ma in tal senso la squadra Mobile sta cercando di acquisire ulteriori elementi.</p>
<p>Armato fino ai denti il &#8220;comitato di accoglienza&#8221; appena s&#8217;è visto sbucare sull&#8217;ultima rampa delle scale i tre, ha cominciato a sparare all&#8217;impazzata colpendo mortalmente Scrugli alla testa, mentre altri proiettili l&#8217;hanno raggiunto in diverse parti del corpo. Tutti hanno cercato di mettersi in salvo ma Scrugli è caduto sul secondo pianerottolo, mentre Battaglia e Moscato sono riusciti a mettersi in salvo. Entrambi sono rimasti feriti lievemente.</p>
<p>Secondo ipotesi investigative potrebbe essere stato lo stesso Scrugli ad aver fatto da scudo ai suoi due amici. Battaglia è stato colpito alle spalle e ne avrà per cinque giorni; Moscato, invece, è stato raggiunto dai proiettili ad una coscia e a un braccio (5 giorni di prognosi). </p>
<p>Gli investigatori stanno ora cercando di capire sulla base dei bossoli trovati sulle scale se appartengono alle armi del commando, oppure se qualcuno tra Scrugli, Battaglia e Moscato fosse armato ed abbia potuto rispondere al fuoco.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=38626&#038;Edizione=11&#038;A=20120323">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>La scomparsa di Michele Penna &#8211; I silenzi di Stato nell&#8217;antimafia delle parole &#8211; Durissima denuncia di Cristina Arcella e Domenico Penna, genitori del giovane inghiottito dalla lupara bianca 5 anni fa &#8211; Stigmatizzata l&#8217;indifferenza delle forze dell&#8217;ordine: «Si potevano evitare gli altri omicidi a Stefanaconi?»</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 10:03:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Una lettera aperta inviata alle testate giornalistiche locali e nazionali e a numerose istituzioni (Comando generale Carabinieri Roma, Capo della Polizia, Ministro dell&#8217;Interno, Ufficio persone scomparse ministero dell&#8217;Interno, Prefetto Vibo Valentia, Associazione &#8220;Libera&#8221; sedi di Vibo e Firenze) per raccontare disperazione, paure, delusioni, amarezze. Ma anche per denunciare carenze, insensibilità, ipocrisie. Tre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Una lettera aperta inviata alle testate giornalistiche locali e nazionali e a numerose istituzioni (Comando generale Carabinieri Roma, Capo della Polizia, Ministro dell&#8217;Interno, Ufficio persone scomparse ministero dell&#8217;Interno, Prefetto Vibo Valentia, Associazione &#8220;Libera&#8221; sedi di Vibo e Firenze) per raccontare disperazione, paure, delusioni, amarezze. Ma anche per denunciare carenze, insensibilità, ipocrisie. Tre cartelle fitte fitte per restare aggrappati alla speranza schierandosi su linee di chiarezza, un indice puntato contro tutti e contro tutto, senza tralasciare nomi e nascondere fatti.<span id="more-22729"></span></p>
<p>Un appello finale che scaturisce dall&#8217;anima logorata dalla sofferenza e dal dolore: «Ridateci il corpo di nostro figlio. Portate avanti sul serio le indagini. Combattete veramente, non con titoli giornalistici e metafore, questa mafia che opprime le nostre esistenze. Aiutateci tutti in questa battaglia che da soli non potrà essere mai combattuta e che ha necessità di essere pretesa da tutti i cittadini onesti di questa abbandonata provincia». </p>
<p>A mettere nero su bianco dopo anni di notti insonni e giornate trascorse ad aspettare una testimonianza, un cenno per arrivare alla verità, sono Domenico Penna e Cristina Arcella, genitori di Michele, scomparso nel 2007 per mano omicida senza che il suo corpo venisse mai ritrovato. Non c&#8217;è rancore in quello che scrivono, rabbia sì e pure tanta. Non cercano vendetta, vogliono solo dare sepoltura al loro figliolo, avere una tomba sulla quale portare un fiore e piangerne il destino. In quasi 5 anni di calvario hanno bussato a tante porte, cercato dappertutto, scavato anche con le mani. Hanno spesso chiesto aiuto alle Istituzioni: risposte concrete poche, risultati zero. Una sorta di muro di gomma contro cui sono andate ad infrangersi speranze e aspettative.</p>
<p>La percezione quasi di una non volontà di operare, l&#8217;accettazione dei limiti del diritto alla verità, una specie di assuefazione al contesto ambientale e agli eventi, un &#8220;male oscuro&#8221; ma non troppo, che coinvolge tutto e tutti. Domenico e Cristina, entrambi insegnanti, ricostruiscono la loro triste storia partendo dall&#8217;inizio. Riconoscono ed esaltano l&#8217;impegno dei carabinieri di Sant&#8217;Onofrio guidati dal luogotenente Cannizzaro, nonché dei luogotenenti Sansalone e Orefici e del tenente Spadaro, tutti appartenenti al Reparto Operativo dell&#8217;Arma di Vibo. Ricordano il sostegno della dottoressa Marisa Manzini nel 2009, all&#8217;epoca sostituto procuratore distrettuale di Catanzaro, «che ha rivolto – scrivono – non poca attenzione alla nostra vicenda». </p>
<p>Ma così come riconoscono e lodano l&#8217;impegno profuso dai militari dell&#8217;Arma, i genitori di Michele Penna non esitano a sottolineare che «dopo la prima fase investigativa, lo stesso reparto Operativo dei Carabinieri di Vibo Valentia si è sempre dimostrato restio e poco interessato a svolgere un&#8217;attività investigativa più incisiva, a nostro parere utile per venire a capo dell&#8217;intero gruppo criminale che ha ordinato il delitto e sicuramente altrettanto utile per evitare alcuni omicidi successivi che si sono perpetuati nel piccolo centro di Stefanaconi sino ai giorni odierni». </p>
<p>Una sorta di progressivo disimpegno nel «dedicarsi alle ricerche del cadavere di nostro figlio mai più rintracciato». Davanti agli occhi dei genitori del giovane scomparso scorrono le immagini dei lavori di scavo portati avanti sulla collina di Stefanaconi con mezzi meccanici, la solidarietà degli amici e dei volontari, ma entrambi non dimenticano come «dai carabinieri di Vibo, nonostante le nostre insistenti richieste di ampliare il fronte delle ricerche, arrivassero segnali di avversità all&#8217;attività in corso».</p>
<p>Vero, falso, solo dubbi e sospetti dettati dalla disperazione? I Carabinieri una motivazione approssimativa ce l&#8217;avevano. «Ci dicevano sempre – asseriscono i due genitori – di essere costantemente impegnati». Poi, «sono state effettuate anche ricerche in altre zone, condotte di nostra iniziativa con l&#8217;ausilio di volontari, ma sempre sostenuti dalla presenza dei soli Carabinieri di Sant&#8217;Onofrio». E a loro fianco anche i luogotenenti Sansalone e Orefice, il tenente Spadaro. Elementi questi che emergevano, a livello investigativo «dalla lettura delle pagine processuali e dalla celebrazione dei processi». </p>
<p>Le loro riflessioni più vanno avanti più generano perplessità. Assumono, a poco a poco, connotazioni di denuncia. «Siamo complessivamente delusi – rimarcano – perché le indagini svolte hanno posto in risalto l&#8217;esistenza di altri reati e l&#8217;insorgere di una vera e propria organizzazione criminale che ha voluto la soppressione di nostro figlio e, in tale direzione, nonostante le nostre insistenze e le nostre richieste avanzate un pò a tutti, nulla è stato mai fatto. Eppure – aggiungono – ci siamo rivolti a tutti coloro che erano deputati a intervenire, ci siamo rivolti alla stessa dottoressa Manzini prima ed al dott. Boninsegna poi, ci siamo rivolti ai Comandanti dell&#8217;Arma dei Carabinieri di Vibo Valentia, ma nulla è stato poi fatto». Una situazione difficile, insopportabile anche perchè «presso la Procura di Catanzaro – sostengono – giace un procedimento mai sviluppato e quel che è più grave non vi è nessuno più disposto a condurre quelle indagini». </p>
<p>Tanto per essere chiari «le uniche promesse in tal senso – proseguono – le avevamo avute dal tenente Spadaro, improvvisamente poi trasferito, e dal luogotenente Cannizzaro che ci dice che nulla ha potuto più fare. Abbiamo invocato tutti gli inquirenti a portare avanti quel procedimento ed a leggere attentamente le intercettazioni già fatte che oggi conosciamo a memoria; ci siamo rivolti al dott. Borrelli, procuratore della Dda, ci siamo rivolti al dott. Boninsegna, suo sostituto, ci siamo rivolti ai massimi vertici provinciali dell&#8217;Arma dei Carabinieri, ma con esiti deludenti». Raccontano ancora di incontri sollecitati allo stesso comando provinciale della Benemerita, parlano di mancate risposte, di vaghe assicurazioni da parte di qualche ufficiale e di qualche intervista televisiva tagliata nelle parti in cui veniva denunciata l&#8217;indifferenza dei vertici dell&#8217;Arma con conseguente conferma che «viene esercitato anche il controllo degli organi di stampa».</p>
<p>In sostanza «ci siamo scontrati – sottolineano – con indifferenza ed insensibilità su tutti i fronti. Le istituzioni non ci ascoltano». Eppure sono quelle stesse istituzioni, che dopo un Comitato per l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica tenutosi a Stefanaconi, «hanno indotto i giornali a titolare che &#8220;Bisogna combattere la mafia&#8221; e che i cittadini devono collaborare. Ma non è quello che noi da anni cerchiamo di fare senza essere ascoltati?». </p>
<p>Resta il fatto che, andando avanti, «a nulla sono valse le nostre suppliche, le nostre richieste di essere almeno ascoltati. Per le ricerche del corpo di nostro figlio – lamentano i coniugi – nessun esito hanno avuto neppure le reiterate lettere rivolte all&#8217;Alto Commissario per le ricerche delle persone scomparse». Un dubbio, più dubbi inquietanti si fanno strada nella loro mente: se questi magistrati o questi vertici dell&#8217;Arma ci avessero almeno ascoltato – si chiedono – si sarebbero potuti evitare tutti i successivi omicidi che si sono verificati a Stefanaconi? Si sarebbe potuto evitare che Stefanaconi diventasse oggi teatro di una vera e propria guerra criminale (solo dal mese di settembre 3 sono stati i morti)?». </p>
<p>Amarezza e rabbia sembrano prendere il sopravvento. Le parole di Domenico Penna e Cristina Arcella si tramutano in un crescendo di critiche aperte all&#8217;operato istituzionale. Una serie di dardi che centrano e sbriciolano l&#8217;antimafia fatta a parole, i proclami non seguiti dai fatti, le continue &#8220;chiamate&#8221; a lottare su un fronte che, stando ai fatti raccontati, sembra creare meno fastidio di quanto si voglia far credere. «Queste istituzioni, questi vertici della Forze dell&#8217;Ordine di Vibo – sottolineano i genitori di Michele Penna – perché non si sono mossi e, soprattutto, perché dimostrano insofferenza ed apatia verso una situazione che ha reso precaria l&#8217;esistenza nella provincia di Vibo Valentia? Dove sono le altre istituzioni ed anche quelle di carattere socio-culturale che hanno come scopo ufficiale quello di combattere la malavitosità?». </p>
<p>La realtà è che «nei nostri paesi – continuano – siamo soli ed abbandonati da tutti e solo in qualche caso rimangono baluardo insostituibile la chiesa e i Carabinieri dei piccoli comuni». In proposito, rammentano gli scavi condotti nei giorni scorsi, a sorpresa, nella valle del Mesima e improvvisamente interrotti dagli uomini dell&#8217;Arma per obbedire «ad altri impegni non precisati». Inutile ogni sollecito, ogni supplica a proseguire.</p>
<p>E, allora, «abbiamo continuato da soli a scavare per due giorni – evidenziano – ed abbiamo dovuto assistere anche alla beffa degli stessi carabinieri di Vibo che di tanto in tanto si presentavano sul posto solo per chiederci: chi sono i proprietari dei terreni? Chi vi ha dato i mezzi? Chi vi ha autorizzato? Quanto andate ancora avanti? Nulla ci hanno richiesto in relazione alle ricerche e nessuno è stato mandato a curare l&#8217;andamento degli scavi». Arriva il momento dello sconforto. Fa capolino la sensazione di sentirsi soli, senza punti di riferimento. Gli interrogativi s&#8217;affollano e s&#8217;infittiscono: «Ma esistono a Vibo le istituzioni? Si combattono realmente la mafia e le organizzazioni criminali oppure le forze dell&#8217;ordine sono impegnate in altro? Si dà risalto sui giornali all&#8217;arresto di ladri, al ritrovamento di qualche pistola, alle risse o addirittura alle multe fatte ai locali pubblici, ma al resto?». </p>
<p>A Domenico Penna e Cristina Arcella «viene il dubbio che forse certe carriere si costruiscono con queste cose e non con lo stare a fianco dei concittadini onesti che vengono oppressi dalle organizzazioni mafiose». Parole dure, che ora rotoleranno su più scrivanie istituzionali e nelle redazioni. Forse faranno rumore. Forse diventeranno carte appallottolate da lanciare nel cestino. Perchè nulla cambi. Perchè il silenzio continui a paralizzare le coscienze dormienti. Ma sino a quando? </p>
<p>Il dolore di un padre e di una madre merita rispetto. Lo si smorza regalando loro verità e giustizia, lavorando per far sentire al loro fianco la presenza dello Stato, dando tanto spazio ai dati reali. Per l&#8217;antimafia fatta a parole il tempo è scaduto.</p>
<p>di Pino Brosio</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=37651&#038;Edizione=11&#038;A=20120321">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Un mistero lungo un mese &#8211; Sono trascorsi trenta giorni dalla scomparsa dell&#8217;uomo trovato senza vita in fondo a un burrone &#8211; Ancora da chiarire chi e perché abbia ucciso il pensionato Nicola Vardaro</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 13:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>MILETO (VV) &#8211; Quasi un mese fa il ritrovamento del corpo senza vita di Nicola Vardaro, il pensionato di 65 anni, tutto casa e famiglia, ucciso con due colpi di pistola alla testa e poi scaraventato, con inaudita ferocia, in fondo a un burrone come un vuoto perdere. Una morte violenta, senza ancora nessun colpevole e che sfugge tutt&#8217;oggi a qualsiasi chiave di lettura. Un omicidio consumato nei luoghi antichi e gloriosi della Mileto normanna, quasi completamente distrutta dal terremoto del 1783.<span id="more-22675"></span></p>
<p>Le indagini dei Carabinieri, subito avviate dopo il ritrovamento del corpo, vanno avanti a tutto campo, ma gli investigatori non lasciano trapelare nulla. Nei primi giorni le attenzioni si erano concentrate sugli ambienti più vicini alla vittima, ma poi questa pista strada facendo non ha trovato alcun riscontro concreto. Ma allora chi perché ha ucciso il pensionato? Un vero e proprio mistero.</p>
<p>Nicola Vardaro era un uomo tranquillo, senza grilli per la testa. I suoi unici interessi erano un appezzamento di terreno di sua proprietà che curava personalmente e lo struscio con gli amici lungo il centralissimo corso Umberto I, il salotto buono della città. Quattro chiacchiere con gli amici fino all&#8217;imbrunire e poi a casa in compagnia della moglie e con il pensiero rivolto ai due figli da anni trapiantati nel Nord della penisola. </p>
<p>Tutto qui. Una famiglia normale, senza pretese. Un&#8217;esistenza ordinaria, segnata nel 2006 da un grave problema di salute, un improvviso ictus al cervello, dal quale il pensionato non si era mai completamente ripreso del tutto.</p>
<p>Ma sabato 11 febbraio la vita del tranquillo 65enne di Mileto che tutti conoscevano è uscita dai canoni della normalità incrociando sulla sua strada quella parte oscura del destino che a volte per situazioni imprevedibili si impadronisce dell&#8217;uomo e del suo percorso. </p>
<p>Nicola Vardaro, quel giorno, intorno alle 9, una volta uscito di casa per andare a fare rifornimento di acqua alla fontana dell&#8217;ex macello, a qualche centinaio di metri dalla sua abitazione di via Ospedale, dopo qualche incontro lungo la strada, che aveva fatto sorgere qualche sospetto poi chiarito, viene praticamente inghiottito dal nulla. Poche ore dopo la moglie Faustina, non vendendolo rientrare e conoscendo bene le abitudini del suo uomo che mai e poi si sarebbe allontanato da casa senza prima avvisarla, è già in caserma a denunciare ai Carabinieri la sua scomparsa. </p>
<p>Le ricerche scattano subito e dopo qualche falso allarme, mercoledì 15 febbraio, poco dopo mezzogiorno, portano alla scoperta del cadavere del pensionato in fondo a un dirupo, in mezzo a un canneto, con alcune ferite alla testa. Nessuno però vuole credere a una morte violenta. In un primo tempo si era, infatti, pensato che le ferite potessero state originate da una caduta accidentale, causate da un malore improvviso. </p>
<p>Ma il giorno successivo l&#8217;esame autoptico svela quello che nessuno poteva o voleva immaginare. Nessuna morte accidentale, Nicola Vardaro è morto per mano assassina con due colpi di pistola, esplosi di distanza ravvicinata. Una vera e propria esecuzione.</p>
<p>Non è stato ancora accertato se l&#8217;omicidio – compiuto sicuramente nell&#8217;immediatezza della scomparsa, quindi nella stessa mattinata di sabato 11 febbraio – sia stato compiuto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato o altrove e se ad agire sia stata una sola persona o più individui. Un fatto è certo. Se l&#8217;uomo è stato ucciso in un altro posto difficilmente l&#8217;assassino può avere agito da solo, visto e considerato che il luogo in cui è stato trovato si trova in una zona fuori mano, distante dal centro abitato circa due chilometri.</p>
<p>Ma la domanda ritorna subito a farsi pressante ed è sempre la stessa. Chi e perchè ha ucciso Nicola Vardaro?</p>
<p>In giro le chiacchiere e le supposizioni giorno dopo giorno si sprecano. Quel che è certo è che a distanza di trenta giorni il mistero è ancora insoluto. </p>
<p>di (v.v.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=33132&#038;Edizione=11&#038;A=20120312">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>«Riportate in carcere l&#8217;assassina di mio marito» &#8211; Clamorosa protesta della vedova di Maurizio Cupone dopo che a Giuseppina Vinci sono stati concessi gli arresti domiciliari &#8211; Rosalba Pulitano si è incatenata e minaccia di attuare anche lo sciopero della fame</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 09:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>PIZZO (VV) &#8211; «Chiedo giustizia per mio marito»: con questa esclamazione la vedova del marittimo Maurizio Cupone, ucciso due anni fa in seguito alle ferite riportate nella lite con dei vicini, si è incatenata ieri mattina nei pressi dell&#8217;abitazione di Giuseppina Vinci, la donna accusata dell&#8217;omicidio e che da appena 24 ore è stata ammessa ai domiciliari. Rosalba Pulitano ancora non si dà pace per il prematuro decesso del coniuge, che all&#8217;epoca dei fatti aveva 53 anni, e ieri mattina, dopo aver appreso la notizia del trasferimento ai domiciliari di Giuseppina Vinci – arrestata all&#8217;epoca insieme con il figlio Giorgio Stabene – si è incatenata<span id="more-22654"></span> all&#8217;entrata del cortile della palazzina di via Zuppone Strani dove la donna sta finendo di scontare la sua condanna, dopo un periodo trascorso nell&#8217;ala femminile del carcere di Reggio Calabria.</p>
<p>La vedova Cupone si è legata a una catena che ha l&#8217;altra estremità nella recinzione in ferro che limita il cortile dell&#8217;immobile ed è decisa ada andare avanti «finchè non ottengo giustizia per mio marito» e, nella fattispecie, ciò avverrebbe solo allorquando la Vinci fosse ricondotta nell&#8217;istituto penitenziario di Reggio Calabria. Solo la pioggia e le sue condizioni di salute le hanno consigliato, ieri sera, di rientrare a casa.</p>
<p>«Madre e figlio – ricorda la donna – hanno sfondato il cranio a mio marito e, non posso accettare che la Vinci sia ritornata a casa dopo avere avuto una condanna di 14 anni e 8 mesi e tre anni di vigilanza. Come mai? Io non mi muovo da qua, sono pronta a fare anche lo sciopero della fame, ma deve ritornare in carcere perchè ha assassinato mio marito».</p>
<p>Dalle 11 di ieri mattina, la donna conduce la sua pacifica protesta: «Cerco aiuto a tutti, soprattutto alle istituzioni, perchè ho bisogno che qualcuno si interessi al mio caso, affinchè venga fatta giustizia a mio marito». Continua a ripeterlo, quasi come un mantra, mentre con gli occhi ricerca lo sguardo del figlio Simone e della sorella che, preoccupata, staziona accanto alla donna. </p>
<p>«All&#8217;inizio del processo incombevano 20 anni di reclusione per la madre e 30 per il figlio; sono stati già agevolati con il rito abbreviato che ha ridotto la pena e, quando mio marito si trovava in coma a Catanzaro, hanno già usufruito degli arresti domiciliari. Lei deve ritornare in carcere, perchè è giusto che paghi per quello che ha fatto. Mio marito è morto e non ritorna più, ma è giusto che loro si assumano la responsabilità di quello che hanno commesso e scontino la loro pena».</p>
<p>Dal canto suo, il difensore della Pulitano, l&#8217;avvocato Giuseppe Di Rienzo ha precisato: «Da difensore agirò nei modi e nei tempi previsti dalla legge. Non rilascio alcuna dichiarazione sui fatti pur, tuttavia, auspicando che la Procura generale impugni il provvedimento perchè è del tutto erroneo e prematuro».</p>
<p>Il livore e l&#8217;acredine che hanno caratterizzato i rapporti tra le due famiglie sono stati determinanti già una volta e, ancora dopo la tragedia, non accennano a diminuire; ciò che desta preoccupazione è che già quel fatidico 15 gennaio del 2010, in una manciata di minuti, si consumò quel folle dramma dunque, è necessario che le istituzioni intervengano onde scongiurare nuove tragedie.</p>
<p>di Rosaria Marrella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=31895&#038;Edizione=11&#038;A=20120309">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Caso Penna, «Necessario andare avanti fino in fondo» &#8211; Cristina Arcella e Domenico Penna non si rassegnano e continuano a chiedere il rinvenimento del corpo del figlio scomparso 4 anni fa &#8211; Venerdì forse un faccia a faccia con il coordinatore della Procura Distrettuale antimafia Giuseppe Borrelli</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/15/caso-penna-necessario-andare-avanti-fino-fondo-cristina-arcella-domenico-penna-non-rassegnano-continuano-chiedere-rinvenimento-del-corpo-del-figlio-scomparso-anni/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>STEFANACONI (VV) &#8211; «Le intercettazioni ci sono, i nomi pure&#8230; Se qualcuno mi dovesse chiedere a quale pagina si trovano, sono in grado di dirglielo. Ho letto tutti gli atti». Domenico Penna, insegnante per 40 anni, parla con amarezza e tanto dolore davanti alle telecamere di Chi l&#8217;ha Visto, la trasmissione di Rai3 che stasera [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>STEFANACONI (VV) &#8211; «Le intercettazioni ci sono, i nomi pure&#8230; Se qualcuno mi dovesse chiedere a quale pagina si trovano, sono in grado di dirglielo. Ho letto tutti gli atti». Domenico Penna, insegnante per 40 anni, parla con amarezza e tanto dolore davanti alle telecamere di Chi l&#8217;ha Visto, la trasmissione di Rai3 che stasera potrebbe mandare in onda per intero le interviste realizzate due giorni fa a Stefanaconi. Penna non avrebbe mai immaginato che da uomo di scuola ed educatore di intere generazioni, avrebbe passato la sua vecchiaia a lottare contro una violenza criminale spietata e senza scrupoli che il 19 ottobre del 2007 gli ha strappato il figlio, Michele. Inghiottito dalla &#8220;lupara bianca&#8221;.<span id="more-22429"></span> </p>
<p>Un caso balzato alle cronache nazionali e che ha già i presunti responsabili. A finire sotto processo sono stati Andrea Foti (condannato a 16 anni in primo grado, dieci in appello) ed Emilio Antonio Bartolotta (25 anni davanti alla Corte d&#8217;Assise di Catanzaro, mentre è in attesa il processo d&#8217;Appello). Entrambi si professano innocenti.</p>
<p>I coniugi Penna chiedono che si vada avanti. Sollecitano indagini a tutto campo, soprattutto che si trovi il corpo di Michele e nello stesso tempo che venga fatta giustizia fino in fondo. Non sono pochi i coni d&#8217;ombra che le indagini hanno lasciato. Il lavoro dei carabinieri della stazione di Sant&#8217;Onofrio, che hanno agito sotto le direttive del luogotenente Sebastiano Cannizzaro, è stato fondamentale. </p>
<p>Intercettazioni, informative, testimonianze, ritrattazioni e non poche contraddizioni che inizialmente sono passate tutte al vaglio dell&#8217;ex sostituto procuratore della Distrettuale Antimafia Marisa Manzini, da anni ormai passata alla Procura generale. Lo stesso magistrato che sulla base di alcune indiscrezioni aveva fatto spianare intere contrade della vallata del Mesima per tentare di trovare il corpo di Michele Penna. Ma tutto si è rivelato inutile. Troppa omertà nel piccolo centro del vibonese attorno ad una storia criminale dai contorni efferati.</p>
<p>Poi con il passare del tempo le cose sono scivolate inesorabilmente nel dimenticatoio. Molte indagini attorno ai gruppi criminali del vibonese sono finite nel dimenticatoio. Domenico Penna e la moglie Cristina Arcella, però, non si sono mai arresi e venerdì molto probabilmente saranno ricevuti dal coordinatore della Distrettuale antimafia Giuseppe Borrelli.</p>
<p>«Ma possibile – continuano a ribadire – che nessuno ha voluto dare peso alle intercettazioni che sono emerse dalla prime indagini? Possibile che questo caso dev&#8217;essere chiuso così? Possibile che allo Stato non importi nulla che nostro figlio resti sotto terra e in un luogo sconosciuto? Non è questo lo Stato in cui noi vogliamo credere».</p>
<p>Parole durissime che non possono non indurre alla riflessione. «Noi abbiamo perso un figlio, ma vogliamo il suo corpo – aggiungono – attraverso la legalità». Una richiesta legittima da parte di chi, come i genitori di Michele Penna, oggi si sentono soli in questo difficile cammino.</p>
<p>Non è solo l&#8217;omicidio Penna a dover preoccupare la comunità di Stefanaconi, ferita nel suo orgoglio e nella sua dignità, ma anche tante altre vicende criminali sulle quali sembra sia calato un silenzio preoccupante. Alla scomparsa di Michele Penna, è seguito un altro caso di &#8220;lupara bianca&#8221;, quello che ha inghiottito Salvatore Foti (13 dicembre 2007), mentre nell&#8217;aprile del 2008 è stato ucciso davanti all&#8217;ingresso del suo negozio Antonino Lopreiato. </p>
<p>Un&#8217;escalation più che sufficiente per attivare in un piccolo centro come Stefanaconi apparati investigativi tali da fare piena luce su una rete criminale che avvolge e soffoca un&#8217;intero paese.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=20935&#038;Edizione=11&#038;A=20120215">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Accesso impossibile al bene confiscato &#8211; L&#8217;associazione &#8220;Riferimenti&#8221; ha denunciato di non essere ancora entrata in possesso dell&#8217;immobile a lei assegnato &#8211; Una rete metallica e un cane nella villa di località Petti di Razza appartenuta ai Mancuso</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 08:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>LIMBADI (VV) &#8211; In quell&#8217;immobile sito in località Petti di Razza e confiscato alla famiglia Mancuso, secondo l&#8217;associazione &#8220;Riferimenti&#8221;, doveva nascere la prima università italiana dell&#8217;antimafia. Ignoti hanno provveduto, invece, a sfasciare gli infissi e a recintare la parte riservata all&#8217;ingresso con una rete metallica alta circa due metri. Ad accorgersi che le porte del piano terra erano spalancate sono stati i carabinieri della locale stazione comandata da maresciallo Francesco Maida. Lo scorso 8 febbraio, durante un normale sopralluogo all&#8217;immobile confiscato ai sensi della legge 575/65 e, successivamente, affidato in gestione dal Comune di Limbadi all&#8217;associazione &#8220;Riferimenti&#8221;, i militari notavano le porte aperte e, preso atto della situazione, si premuravano di avvertire tanto il sindaco Francesco Crudo che i responsabili dell&#8217;associazione &#8220;Riferimenti&#8221; di Reggio Calabria.<span id="more-22411"></span></p>
<p>Esortavano, altresì, gli interessati a effettuare un sopralluogo al fine di verificare se tra la situazione esistente nell&#8217;edificio e quella risultante dalle carte in dotazione ai rispettivi uffici vi fosse la necessaria corrispondenza. Invitavano, inoltre, &#8220;Riferimenti&#8221; e il sindaco a comunicare eventuali violazioni di natura penale per la conseguente segnalazione alla Procura della Repubblica.</p>
<p>Nella mattinata di ieri, su disposizione della presidente nazionale di &#8220;Riferimenti&#8221; Adriana Musella, è giunto in zona Nello Ruello, testimone di giustizia e responsabile nazione antiracket della stessa associazione. Ad accompagnarlo una pattuglia dei Carabinieri guidata dal maresciallo Maida e il comandante della polizia municipale Giuseppe Craveli. Stando al racconto di Nello Ruello, l&#8217;accesso al bene confiscato non è stato possibile effettuarlo perchè a impedirlo c&#8217;era una rete mettallica all&#8217;interno della quale si aggirava, peraltro, un cane poco conciliante.</p>
<p>«Non son potuto entrare nello stabile a verificare la situazione – ha affermato il testimone di giustizia – e constatare eventuali danni. Ho solo notato una finestra rotta e le porte aperte». Ruello si limitava, pertanto, a scattare qualche foto e a manifestare perplessità sul fatto che «un bene confiscato possa essere recintato».</p>
<p>Sull&#8217;esito del sopralluogo è intervenuta nel primo pomeriggio di ieri anche Adriana Musella. «I locali confiscati alla cosca Mancuso – ha asserito – sono stati assegnati all&#8217;associazione che ha progettato di realizzare in loco la prima università italiana dell&#8217;antimafia. Siamo stati informati dalla polizia municipale di Limbadi, ma al nostro Nello Ruello è stato impedito l&#8217;accesso all&#8217;edificio da una rete metallica». Musella ha colto l&#8217;occasione per evidenziare «lo stato in cui versano in Calabria i beni confiscati» e sottolineare che «l&#8217;immobile in questione risulta assegnato sulla carta, ma mai materialmente consegnato all&#8217;associazione non ancora in possesso neppure della chiave».</p>
<p>Sulla vicenda nella serata di ieri è intervenuto anche il sindaco di Limbadi Francesco Crudo, che ha corretto le affermazioni del presidente nazionale di &#8220;Riferimenti&#8221;. «Il bene confiscato al quale non ha vuto la possibilità di avvicinarsi Ruello – ha commentato – si trova nel mezzo di terreni appartenenti ad altri proprietari e, in ogni caso, non è assolutamente quello destinato all&#8217;università italiana dell&#8217;antimafia che sorge, invece, a ridosso del centro».</p>
<p>di Pino Brosio</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=20513&#038;Edizione=11&#038;A=20120214">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>L&#8217;agguato a Scrugli forse il segnale di nuovi equilibri criminali &#8211; Non sono pochi i conti rimasti in sospeso nell&#8217;ambito della mala. Migliorano le condizioni del 42enne ferito davanti casa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 09:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Vibo Valentia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Sul posto dell&#8217;agguato non è stata lasciata alcuna traccia e, tantomeno, nessuno sembra abbia visto nulla. Per terra solo qualche macchia di sangue. Nessun bossolo, nessuna cartuccia e tantomeno segni di arma da fuoco. Gli investigatori stanno cercando di risalire al tipo di pistola utilizzata per il tentato omicidio di Francesco Scrugli, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Sul posto dell&#8217;agguato non è stata lasciata alcuna traccia e, tantomeno, nessuno sembra abbia visto nulla. Per terra solo qualche macchia di sangue. Nessun bossolo, nessuna cartuccia e tantomeno segni di arma da fuoco. Gli investigatori stanno cercando di risalire al tipo di pistola utilizzata per il tentato omicidio di Francesco Scrugli, 42 anni, di Vibo Valentia, solo attraverso la ferita che lo stesso ha riportato. Il proiettile l&#8217;ha colpito di striscio sulla fascia muscolare del collo.<span id="more-22393"></span> </p>
<p>Una fortuna perché se fosse stato centrato qualche centimetro più in alto allora per Scrugli non ci sarebbe stato nulla da fare. In ogni caso il 42enne è caduto per terra davanti la sua abitazione, o si è volutamente accasciato (questo è ancora da verificare) nel tentativo di schivare gli altri colpi sparati da una distanza presumibilmente ravvicinata. Si tratta di elementi piuttosto scarni non solo per capire quale tipo di arma sia stata utilizzata per cercare di eliminare Scrugli, ma anche per tentare di indirizzare le indagini su una pista ben precisa. </p>
<p>Quello che è certo, per il momento, è che i protagonisti dell&#8217;agguato entrati in azione sabato pomeriggio a Vibo volevano uccidere. Per quale motivo non sarà semplice agli investigatori poterlo accertare anche perché Scrugli, secondo quanto ritengono gli stessi investigatori, rappresenterebbe uno degli elementi emergenti nel mondo della criminalità Vibonese.</p>
<p>In ogni caso le sue condizioni di salute non destano alcuna preoccupazione. I medici dell&#8217;ospedale Jazzolino, dove Scrugli è ricoverato da sabato pomeriggio nel reparto di chirurgia, hanno assicurato che lo stesso potrebbe essere dimesso a breve. Gli agenti della Mobile, che operano sotto la guida del dirigente Antonio Turi, mantengono il massimo riserbo sulle indagini. </p>
<p>Ma nello stesso tempo si intuisce che lavorano con una certa apprensione. E non solo perché l&#8217;agguato è avvenuto in via S. Alone, a qualche centinaio di metri dalla Questura, ma soprattutto per cercare di fare piena luce su quanto avvenuto. E in questo contesto si scava nel passato di Scrugli, si mettono a fuoco tutte le vicende giudiziarie che in passato l&#8217;hanno coinvolto, anche se quasi sempre ne è uscito indenne. </p>
<p>L&#8217;ultima volta è stato al centro di un&#8217;operazione, insieme ad Andrea Mantella (ritenuto un pezzo da novanta nell&#8217;ambito della criminalità organizzata) per una presunta estorsione ai danni di un autosalone del capoluogo. Ma il Tribunale del riesame ha annullato l&#8217;ordinanza di custodia cautelare e Scrugli è potuto tornare libero.</p>
<p>Identica cosa è accaduta negli anni passati quando coinvolto nell&#8217;omicidio di Raffaele Cracolici, ucciso in un agguato alla periferia di Pizzo, la difesa di Scrugli è riuscita a dimostrare l&#8217;estraneità ai fatti del suo assistito. Attualmente Scrugli è un soggetto totalmente libero. La Corte d&#8217;Appello di Catanzaro nel febbraio del 2011 gli aveva revocato pure la sorveglianza speciale per «difetto di pericolosità sociale».</p>
<p>Ma l&#8217;agguato di sabato rappresenta qualcosa di inquietante per le forze di polizia. A distanza di tempo riemergono alcune segnalazioni effettuate dalle stesse forze dell&#8217;ordine in base alle quali personaggi delle Serre vibonesi sarebbero state trovate in possesso di alcune foto giganti di pregiudicati vibonesi. Circostanze che non vengono confermate da nessuno ma che potrebbero rappresentare dei segnali importanti, tali da non escludere nell&#8217;immediato futuro una vera e propria guerra di mafia. </p>
<p>Non sono pochi i fatti di sangue rimasti aperti ed in sospesi nel mondo della criminalità vibonese. Senza andare troppo lontano nel tempo basta soffermarsi sulla violenza esplosa a fine estate nella vallata del Mesima, crocevia di un territorio ad alta densità mafiosa: Piscopio-Stefanaconi-Sant&#8217;Onofrio. </p>
<p>Il 16 settembre 2011 è stato ucciso Michele Mario Fiorillo. Un anziano senza precedenti penali. L&#8217;omicidio, apparentemente, sarebbe avvenuto per una vicenda di pascolo abusivo. Il giorno del suo funerale, mentre a Piscopio un&#8217;intera comunità dava l&#8217;estremo saluto a Fiorillo, nella vallata del Mesima si tornava a sparare. Questa volta a cadere sotto i colpi di una pistola e un fucile mitragliatore è stato Fortunato Patania, ritenuto dagli inquirenti uno degli uomini più in vista di Stefanaconi. </p>
<p>Vicende rimaste insolute, come insoluti sono altri omicidi, casi di lupara bianca, danneggiamenti plateali e denunce per estorsioni. Segno evidente che il contrasto alla criminalità mafiosa nel Vibonese da tempo ormai non produce i risultati del passato.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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