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	<title>Calabria Notizie &#187; Notizie Vibo Valentia</title>
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		<title>La mafia di Ariola, Antonio Altamura indicato &#8220;capo società&#8221; &#8211; La cosca teneva sotto controllo gli appalti pubblici e boschivi, praticava estorsioni e all&#8217;occorrenza agiva in maniera spietata &#8211; Nell&#8217;inchiesta tratteggiato il potere degli Emanuele e la brutale esecuzione dei fratelli Loielo</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/26/mafia-ariola-antonio-altamura-indicato-capo-societa-cosca-teneva-sotto-controllo-gli-appalti-pubblici-boschivi-praticava-estorsioni-alloccorrenza-agiva-maniera-spietata-nel/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:59:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Rappresenta uno spaccato delle dinamiche criminali sviluppatesi nel &#8220;locale di Ariola&#8221;, dal 1980 ad oggi, l&#8217;inchiesta &#8220;Luce nel bosco&#8221;. La frazione di Gerocarne sarebbe stata infatti sede della &#8216;ndrina dei Loielo, con accanto gli Altamura. &#8220;Capo società&#8221; viene indicato Antonio Altamura, 66 anni, di Ariola, già coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Crimine&#8221; e nell&#8217;omicidio del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Rappresenta uno spaccato delle dinamiche criminali sviluppatesi nel &#8220;locale di Ariola&#8221;, dal 1980 ad oggi, l&#8217;inchiesta &#8220;Luce nel bosco&#8221;. La frazione di Gerocarne sarebbe stata infatti sede della &#8216;ndrina dei Loielo, con accanto gli Altamura. &#8220;Capo società&#8221; viene indicato Antonio Altamura, 66 anni, di Ariola, già coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Crimine&#8221; e nell&#8217;omicidio del parrucchiere di Acquaro, Placido Scaramozzino. Accanto a lui avrebbe operato Nazzareno Altamura, 47 anni, mentre il 42enne Michele Altamura, già assessore e poi sindaco di Gerocarne, avvalendosi del ruolo istituzionale avrebbe offerto – secondo il gip – il proprio supporto al gruppo mafioso. <span id="more-22306"></span></p>
<p>Ad accaparrarsi in maniera, giudicata illecita, gli appalti comunali nel 2004 e 2005 – lavori della rete fognaria, rimozione dei tetti in amianto nella scuola elementare di Ariola, ampliamento dei cimiteri a Sant&#8217;Angelo ed Ariola – sarebbero stati con le loro imprese, Francesco Taverniti, 38 anni, e Leonardo Bertucci, 42 anni, rispettivamente di Gerocarne e Soriano, indicati come strettamente legati ad Antonio Altamura. </p>
<p>Ad occuparsi degli appalti boschivi – appaltati dal Comune – per conto della cosca ci avrebbe invece pensato Ilario Chiera, 72 anni, di Ariola, mentre vicino al clan viene indicato pure l&#8217;imprenditore di Soriano, Giuseppe Prestanicola, 60 anni.</p>
<p>A capo dell&#8217;ala militare del &#8220;locale di Ariola&#8221;, ci sarebbero invece stati i fratelli Giovanni, Vincenzo e Francesco Loielo, quest&#8217;ultimo collaboratore di giustizia. Condannati nel 1991 per il sequestro di Cataldo Albanese, figlio di un imprenditore di Massafra (Ta), rapito il 9 ottobre 1989 e liberato dopo 6 mesi dietro un riscatto di un miliardo di lire, il potere passò ai loro cugini Giuseppe e Vincenzo Loielo, quest&#8217;ultimo omonimo del congiunto in carcere. </p>
<p>Il 22 aprile 2002, quindi, la barbara eliminazione di Giuseppe e Vincenzo Loielo ordita, secondo la Dda, dal 39enne Bruno Emanuele, anche lui di Gerocarne e portato nella &#8220;ndrina di Ariola&#8221; da Giuseppe Loielo. Nei periodi di detenzione, Bruno Emanuele sarebbe stato sostituito dal fratello Gaetano, 37 anni, a cui viene contestato di aver preso di mira anche la società &#8220;Proserpina&#8221;, mentre Salvatore Grillo, 33 anni, su delega degli Emanuele avrebbe esercitato il &#8220;controllo&#8221; su Soriano. </p>
<p>Il &#8220;potere&#8221; degli Emanuele si sarebbe però esteso anche su Sorianello, Pizzoni e Vazzano ed a loro sarebbero legati Piero Sabatino, 29 anni, principale imputato dell&#8217;operazione antidroga &#8220;Ghost&#8221; e ritenuto &#8220;l&#8217;alter ego&#8221; di Bruno Emuanele; Franco Idà, 47 anni, presunto braccio-destro di Bruno Emanuele; Vincenzo Bartone, 44 anni, di Soriano; Salvatore Zannino, 34 anni, di Sorianello; Pasquale De Masi, 31 anni di Gerocarne con compiti «esecutivi»; Giuseppe La Robina, 22 anni, e Giuseppe De Girolamo, 22 anni, entrambi di Arena, e legati a Gaetano Emanuele. </p>
<p>Su Acquaro e Dasà, invece, avrebbe storicamente operato il clan Maiolo, rivale dei Loielo e, dopo la scomparsa per lupara bianca nei primi anni &#8217;90 di Antonio e Rocco Maiolo – zii del collaboratore Enzo Taverniti, a sua volta quest&#8217;ultimo cognato dell&#8217;assassinato Vincenzo Loielo –, il &#8220;comando&#8221; sarebbe passato ai fratelli Angelo, 28 anni, e Francesco Maiolo, 33 anni, figli di Rocco, ed a Francesco Maiolo, 29 anni, figlio di Antonio. </p>
<p>Della scomparsa di Rocco Maiolo e Michele Fatiga sono ochiamati a rispondere i fratelli Giovanni e Vincenzo Loielo che avrebbero agito con Salvatore Maiolo di Fabrizia, quest&#8217;ultimo solo omonimo dei Maiolo di Acquaro ed indicato dal pentito Michele Iannello quale killer dei Loielo e dei Mancuso, vittima a sua volta della lupara bianca dopo alcuni contrasti con i Vallelunga di Serra. </p>
<p>Francesco Capomolla, 29 anni, cugino dei Maiolo, sarebbe infine l&#8217;autore dell&#8217;attentato dinamitardo all&#8217;auto – con danni ingenti anche allo stabile &#8211; dell&#8217;allora sindaco di Arena, Giosuele Schinella, avvenuto il 12 gennaio 2009. Per gli inquirenti, Capomolla avrebbe voluto costringere il sindaco a rilasciargli una licenza per una sala giochi in piazza Pagano in un box destinato ad altro uso. </p>
<p>Arena, in ogni caso, sarebbe stata sotto il diretto controllo di Nazzareno, 41 anni, e Antonio Gallace, 47 anni, &#8220;dipendenti&#8221; dal &#8220;locale di Ariola&#8221;, così come Michele Rizzuti, 50 anni, di Gerocarne, e Antonio Condina, 52 anni, originario di Mongiana e residente in provincia di Lucca.</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=11562&#038;Edizione=11&#038;A=20120126">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La mafia di Ariola, nei boschi delle Serre affari e feroci faide &#8211; Negli anni consumate vere e proprie guerre fra i gruppi contrapposti: sanguinari gli scontri dei Loielo con i Maiolo e poi con gli Emanuele &#8211; Nel 1989 l&#8217;agguato a Vincenzo Loielo (&#8217;47) segna l&#8217;inizio delle ostilità caratterizzate da omicidi e stragi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/26/mafia-ariola-nei-boschi-delle-serre-affari-feroci-faide-negli-anni-consumate-vere-proprie-guerre-fra-gruppi-contrapposti-sanguinari-gli-scontri-dei-loielo-con-maiolo-poi-con-gli/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:13:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Un locale di &#8216;ndrangheta caldo quello dell&#8217;Ariola dove, negli anni, allo scontro dei gruppi Loielo e Maiolo è seguito quello che ha visto contrapposti – dopo un periodo di calma apparente – ancora i Loielo e gli Emanuele, che hanno preso il sopravvento. Nella sua ultra trentennale storia il locale di &#8216;ndrangheta [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Un locale di &#8216;ndrangheta caldo quello dell&#8217;Ariola dove, negli anni, allo scontro dei gruppi Loielo e Maiolo è seguito quello che ha visto contrapposti – dopo un periodo di calma apparente – ancora i Loielo e gli Emanuele, che hanno preso il sopravvento. Nella sua ultra trentennale storia il locale di &#8216;ndrangheta dell&#8217;Ariola – la cui esistenza si fa risalire al 1970 – retto dal 1986 da Antonio Altamura, 65 anni, ha dovuto fare i conti con una serie impressionante di omicidi, compiuti in modo brutale, quasi primitivo.<span id="more-22303"></span></p>
<p>Sangue tanto, ma anche traffici ed estorsioni hanno orientato negli anni la strategia dei gruppi che si sono contesi con piombo e morti la supremazia sui territori che da Gerocarne si spingono sino a Vazzano e Pizzoni, passando per Soriano, Sorianello, Arena, Acquaro e Dasà. </p>
<p>Un diabolico &#8220;risiko&#8221; giocato dai gruppi in guerra, le cui mosse vengono descritte – soprattutto attraverso il racconto di Francesco Loielo ed Enzo Taverniti, oggi collaboratori di giustizia – nei capitoli che caratterizzano l&#8217;inchiesta &#8220;Light in the woods&#8221; (Luce nei boschi), condotta da Dda e Mobile di Catanzaro, diretta da Rodolfo Ruperti.</p>
<p>Dal 1989 al 1991 a tirare le fila dei traffici nelle Serre sarebbero stati i fratelli Vincenzo (del &#8217;47) e Giovanni (del &#8217;54) Loielo. Dal &#8217;94 la guida della consorteria, vede reggenti i fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo (assassinati nel 2002), mentre oggi a dettare legge è la cosca capeggiata da Bruno Emanuele.</p>
<p>Fino al 1988 fra i Loielo e i Maiolo non vi sarebbero state incrinature, al contrario avrebbero scalato in sinergia i gradini del &#8220;mercato&#8221; dell&#8217;illecito. Ma la primavera del 1989 segna l&#8217;inizio della faida con l&#8217;agguato teso a Vincenzo Loielo (&#8217;47), mentre rientrava nel carcere di Vibo. Ferito, non va in ospedale ma si fa curare privatamente e con il fratello Giovanni, di 57 anni, si dà alla latitanza. Entrambi vengono catturati a Torino circa due anni dopo.</p>
<p>Il 29 marzo dell&#8217;89, cioè qualche settimana dopo l&#8217;agguato a Vincenzo Loielo, viene ucciso Antonio Donato, ritenuto inizialmente autore del gesto. I sospetti dei Loielo, poi, si spostano però sui Maiolo. Nel frattempo Donato viene attirato in un tranello, &#8220;catturato&#8221;, portato in una valle, &#8220;interrogato&#8221; con le buone e poi picchiato. </p>
<p>Visto che non parla lo si fa sdraiare in una fossa, precedentemente scavata in una pianura vicina a un fiume, e – secondo quanto dichiarato da Francesco Loielo – Vincenzo Loielo lo accoltella alla pancia fino a fargli dire che a compiere l&#8217;agguato era stato un certo Raffaele. A questo punto, in preda all&#8217;ira, Loielo gli spara un colpo alla testa, senza neanche dargli il tempo di specificare di quale Raffaele si trattava. Il corpo di Donato viene poi sepolto e ricoperto di pietre.</p>
<p>Sedici giorni dopo – il 18 aprile &#8217;89 – viene teso un primo agguato a Rocco Maiolo che riesce a sfuggire anche a una seconda imboscata. Tra gli agguati e l&#8217;omicidio Donato si inserisce l&#8217;eliminazione di Gaetano Inzillo (altro uomo dei Maiolo), ammazzato il 3 agosto &#8217;89 a Torino mentre era a bordo di un camioncino. Secondo il collaboratore Francesco Loielo a sparargli è il fratello Vincenzo «gli sparò contro con una pistola 7,65 scaricando l&#8217;intero caricatore». </p>
<p>Sul finire del mese di aprile del 1990 scompaiono Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga. Cadono in un agguato teso loro dai Loielo con la complicità di Salvatore Maiolo che – secondo il collaboratore – avrebbe fatto da infiltrato per loro nel gruppo dei Maiolo. </p>
<p>Fatto sta che Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga dall&#8217;imboscata escono cadaveri, uccisi a raffiche di mitra Norinco e di pistola. Fatiga si becca un colpo alla testa, Maiolo il piombo del mitra e colpi di pistola 357. Infatti sebbene ferito tenta di prendere la sua arma, ma i killer gli bloccano la mano con un piede e lo finiscono. Nei boschi delle Serre vengono sotterrati i loro corpi.</p>
<p>Qualche anno di tregua, poi ancora esecuzioni: il 28 settembre del &#8217;93 quella di Placido Scaramozzino, infilato in una fossa, colpito con una vanga e sepolto mentre ancora respirava; il 23 luglio del &#8217;98 quella del boss Antonio Maiolo, fratello di Rocco, i cui resti sono stati fatti rinvenire il 12 settembre del 2009 dal collaboratore Enzo Taverniti, nipote della vittima che era scampata ad altri agguati.</p>
<p>Con i Maiolo quasi sterminati la faida si conclude, ma per i Loielo si apre un altro capitolo insanguinato: quello dello scontro con gli Emanuele. Un gruppo quest&#8217;ultimo in cui – secondo le risultanze dell&#8217;inchiesta &#8220;Light in the woods&#8221; – si schierano Francesco (classe 79) e Angelo Maiolo (classe 84) figli di Rocco, Francesco Maiolo (classe 83) figlio di Antonio e Francesco Capomolla, tutti cugini di primo grado del collaboratore Enzo Taverniti. «Questi hanno consentito che, nell&#8217;attualità – scrive nell&#8217;ordinanza il gip distrettuale Tiziana Macrì – si verificasse la prosecuzione di quello scontro armato che aveva determinato numerose morti».</p>
<p>Dopo un periodo di militanza nella struttura in quel momento capeggiata dai fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo (cugini di Vincenzo, Giovanni – in carcere per il rapimento di Cataldo Albanese, figlio di un imprenditore di Massafra – e Francesco finito poi anche lui in carcere), nella quale erano stati reclutati grazie al fatto che Vincenzo Loielo (ucciso poi con il fratello Giuseppe) aveva spostato la sorella di Enzo Taverniti, i giovani Maiolo passano poi con il gruppo dissidente capeggiato da Bruno Emanuele.</p>
<p>E quest&#8217;ultimo sarebbe responsabile dell&#8217;imboscata tesa ai due fratelli Loielo, trucidati nell&#8217;aprile del 2002 alla periferia di Gerocarne. Ma il sangue torna a scorrere nei boschi di Ariola il 25 ottobre del 2003. Tre le vittime: Stefano Barilaro, Giovanni Gallace e Francesco Gallace. Sul fuoristrada finito sotto il tiro incrociato dei kalashnikov si trovava anche Antonio Chiera il quale, gettandosi in un canalone, riuscì a salvare la pelle. </p>
<p>Obiettivo dei killer – in base a quanto emerge dall&#8217;inchiesta – sarebbe stato Francesco Gallace (alias Franco o Testina o Testiceja) , il quale ne locale di &#8216;ndrangheta dell&#8217;Ariola rivestiva il ruolo di &#8220;mastro di giornata&#8221;. Dagli inquirenti veniva indicato come la persona che sosteneva economicamente in carcere i fratelli Loielo.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=11559&#038;Edizione=11&#038;A=20120126">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Golden House, ora si aspetta il dissequestro degl&#8217;immobili &#8211; Il provvedimento disposto dal Tribunale dovrebbe essere eseguito nel giro di pochi giorni dagli uomini della Guardia di Finanza &#8211; Ma la ripresa dei lavori potrebbe essere bloccata dal Comune: le zone di recente indicate come R4</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Emesso il verdetto, sancito da parte del Tribunale che i permessi a costruire sono legittimi, sbriciolate come biscotti le ipotesi di reato sostenute nel corso del procedimento scaturito dall&#8217;operazione denominata Golden House, si apre ora un altro capitolo che potrebbe innescare ulteriori contenziosi, questa volta di natura prettamente amministrativa. Tutto continuerà a [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Emesso il verdetto, sancito da parte del Tribunale che i permessi a costruire sono legittimi, sbriciolate come biscotti le ipotesi di reato sostenute nel corso del procedimento scaturito dall&#8217;operazione denominata Golden House, si apre ora un altro capitolo che potrebbe innescare ulteriori contenziosi, questa volta di natura prettamente amministrativa. Tutto continuerà a ruotare attorno alle costruzioni ritenute inizialmente abusive: i complessi Santa Venere di Vibo Marina e Le Marinate di Bivona.<span id="more-22242"></span></p>
<p>Il Tribunale, attraverso il dispositivo letto sabato pomeriggio con il quale ha assolto perché il «fatto non sussiste» gli imprenditori Francesco Mirabello e Pietro Naso, l&#8217;ing. Gioele Pelagi e l&#8217;arch. Giacomo Consoli, ha disposto il dissequestro degli immobili. </p>
<p>Tutto questo lascia intendere che da qui a qualche giorno, dopo che la Guardia di Finanza avrà portato a termine le operazioni impartite dai giudici, le imprese non potranno che comunicare immediatamente agli uffici di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; la ripresa dei lavori. </p>
<p>Ma in questo caso a nessuno può sfuggire che nell&#8217;ottobre scorso il dirigente della ripartizione urbanistica, Demetrio Beatino, ha recepito con propria determina un&#8217;ordinanza attraverso la quale prendeva atto dello studio del prof. Giuseppe Aronica e del geologo Giuseppe Scalamandrè e dal quale si evince che le aree dove insistono i complessi Santa Venere e Le Marinate vengono indicate con un coefficiente R4, ovvero ad alto rischio. </p>
<p>In questo caso è evidente che la risposta del dirigente di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; potrebbe essere negativa sulla ripresa dei lavori, tranne che le imprese interessate non mettano in atto dei lavori di mitigazione del rischio attraverso interventi sui fossi interessati. Ma in questo caso il tutto dovrebbe passare attraverso l&#8217;approvazione dell&#8217;Autorità di bacino regionale. Nello stesso tempo bisognerebbe tenere conto che sui fossi le competenze, per come disposto dal commissario delegato per l&#8217;emergenza alluvione, appartengono alla Provincia.</p>
<p>Insomma il rischio a cui si va incontro è quello di aprire realmente un nuovo braccio di ferro. Questa volta non davanti a un Tribunale penale bensì in un&#8217;aula del Tribunale amministrativo.</p>
<p>Si pone in ogni caso un grande punto interrogativo di fronte al quale l&#8217;amministrazione di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; dovrebbe cominciare a riflettere e non assumere un atteggiamento passivo, come abbondantemente dimostrato nella fase post alluvione: il dirigente può impedire il completamente dei lavori dei due complessi alla luce della sentenza del Tribunale, considerato che il permesso a costruire era stato rilasciato legittimamente?</p>
<p>La politica, o meglio le amministrazioni che so sono succedute dalla guida del Comune, sulle vicende urbanistiche del territorio sono state letteralmente espropriate dal proprio ruolo. </p>
<p>In questo caso sarà difficile stabilire se per responsabilità proprie o per l&#8217;accentramento adottato dall&#8217;ufficio del commissario delegato, i cui limiti e per certi aspetti anche le incompetenze sono emersi in maniera chiara nel corso del processo Golden House.</p>
<p>C&#8217;è solo da augurarsi che da oggi in poi si apra una serena discussione, ma soprattutto si trovi un percorso da seguire negli interessi dello sviluppo e, soprattutto, della tutela del patrimonio ambientale.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=6698&#038;Edizione=11&#038;A=20120116">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;antimafia dei fatti e non più delle parole &#8211; Don Luigi Ciotti cerca di riscuotere i vibonesi invitandoli a fare meno convegni e a darsi invece da fare per costruire giustizia e garantire dignità umana &#8211; «Sono stanco di sentir parlare di legalità, soprattutto da parte di quanti la calpestano ogni giorno»</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Meno convegni, per piacere». L&#8217;invito di don Luigi Ciotti è arrivato nel bel mezzo dell&#8217;assemblea di Libera, nella parte dei lavori dedicata all&#8217;incontro con gli studenti. Una richiesta inequivocabile anche perché il fondatore di Libera è andato poi giù duro puntando il dito contro chi pratica la «legalità malleabile», quella che autoassolve. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Meno convegni, per piacere». L&#8217;invito di don Luigi Ciotti è arrivato nel bel mezzo dell&#8217;assemblea di Libera, nella parte dei lavori dedicata all&#8217;incontro con gli studenti. Una richiesta inequivocabile anche perché il fondatore di Libera è andato poi giù duro puntando il dito contro chi pratica la «legalità malleabile», quella che autoassolve. E allora per il sacerdote non ci si riempia la bocca con parole e paroloni sulla legalità, ma si agisca.<span id="more-22237"></span></p>
<p>Insomma meno &#8220;professionisti&#8221; dell&#8217;antimafia e più professionisti dell&#8217;etica perché «il problema non è la &#8216;ndrangheta – ha sottolineato – ma siamo noi. Siamo noi perché non è possibile che quanti sono legati a doppio mandato a crimini e illegalità riescano a tenere in ostaggio un Paese intero. È 150 anni che parliamo di mafia, tutti parlano di contrasto alla mafie che invece continuano a essere presenti e onnipresenti innestandosi finanche nelle associazioni antimafia, nelle istituzioni e nelle cooperative». </p>
<p>E allora, al di là della rispettosa e doverosa attenzione e dell&#8217;apprezzamento per il lavoro che giornalmente «patrie istituzioni» degne di questo nome svolgono, don Luigi ha in pratica messo un punto grande quanto una casa alle parole e alle disquisizioni sui massimi sistemi delle &#8216;ndrine, alle teorie su una legalità spesso sbandierata da quanti poi la calpestano ogni giorno. </p>
<p>«Non sono frasi fatte – ha sottolineato don Ciotti – ma un dato su cui realmente riflettere se davvero si vuole cambiare». E per l&#8217;esponente di Libera davanti alle camaleontiche trasformazioni di una mafia che si adatta e si amalgama con tutto bisogna «essere vigili e attenti, perché il problema è anche di democrazia. Democrazia che si fonda su due doni: giustizia e dignità umana e che però non riuscirà mai a stare in piedi senza la terza stampella: quella della corresponsabilità».</p>
<p>Una chiamata in causa generale che altre volte don Luigi Ciotti ha sollecitato durante le sue visite in città per sfuggire a quella «malattia mortale che è la rassegnazione» e anche perché nella lotta alle mafie «non si agisce da navigatori solitari, non è l&#8217;io che vince ma il noi». </p>
<p>Al tempo stesso, però, don Ciotti ha inviato i presenti, soprattutto i ragazzi, a saper sempre distinguere e a non fare mai di tutta l&#8217;erba un fascio, «saper distinguere sempre per non confondere» per non cadere nella trappola di una eguaglianza facile e generalizzata che dietro di sé nasconde soltanto la volontà di non voler in realtà cambiare nulla. E se per il fondatore di Libera la lotta alla mafia la si fa soprattutto a Roma con le leggi giuste, «la speranza qui si chiama opportunità e lavoro. </p>
<p>Per questo la speranza o è di tutti o non è tale». Poi non ha mancato di dare una scrollata anche alla Chiesa invitandola a darsi una mossa: «Non possiamo stare sui massimi sistemi, meno baci alla Madonna e ai santi e ci sia da fare sporcandosi le mani per creare più giustizia».</p>
<p>Nel corso dei lavori, svoltisi nell&#8217;auditorium della Scuola di polizia e moderati dal giornalista Pietro Comito, molto toccante è stata la testimonianza di Matteo Luzza, in rappresentanza delle famiglie vittime della mafia e di Barbara Vinci che, per la prima volta, ha avuto la possibilità di ricordare il padre Bruno Vinci, ucciso il 14 aprile del 1989 a Serra San Bruno all&#8217;età di 36 anni. Presenti in sala anche Nicola Addesi e Domenico Augurusa, i cui padri sono rimasti vittima della strage dell&#8217;Epifania a Sant&#8217;Onofrio.</p>
<p>Prima degli interventi degli studenti ad alternarsi nei saluti sono stati: mons. Giuseppe Fiorillo e l&#8217;avv. Giovanna Fronte (coordinamento di Libera), il prefetto Luisa Latella, il procuratore Mario Spagnuolo, il questore Giuseppe Cucchiara che stigmatizzando il contenuto dei manifesti di &#8220;benvenuto&#8221; a don Ciotti con su scritto &#8220;Calabria libera senza Libera&#8221; ha sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;incontro, e i comandanti provinciali di Carabinieri, Capitaneria di Porto, Guardia di finanza, Corpo Forestale, nonché il presidente della Provincia Francesco De Nisi, il sindaco Nicola D&#8217;Agostino, il direttore della Scuola Salvatore Barilaro, Franco Garufi (Cgil), Giovanni Pileggi (Talità Kum), Luciano Gagliardi (Compresi gli ultimi), Gianni Speranza, sindaco di Lamezia Terme, Mario Romano (Giovani imprenditori) e Francesco Bartone, sindaco di Soriano. </p>
<p>Tra i presenti il presidente del Tribunale Roberto Lucisano, il giudice Fabio Regolo, Nello Ruello, Rocco Mangiardi, e il papà del piccolo Daniele Gabriele ucciso a Crotone.</p>
<p>Libera memoria</p>
<p>«Quando sparano su un tuo figlio sparano anche su di te». Don Luigi Ciotti ha ricordato le parole di Saveria Antiochia, madre di Roberto poliziotto ammazzato assieme a Ninì Cassarà, con la quale fondò Libera. E oggi anche il nome di Saveria Antiochia è diventato memoria, per non dimenticare e per trasferire il dolore per una perdita in impegno concreto.</p>
<p>Un impegno che quest&#8217;anno il 21 marzo vedrà Libera celebrare la giornata della memoria a Serra San Bruno. </p>
<p>«Centro del Vibonese – ha detto Matteo Luzza – dove per un pelo, a seguito dell&#8217;assassinio di Damiano Vallelunga, boss dei Viperari, non è stato proclamato il lutto cittadino. Luogo dove mentre oltre 5mila persone deponevano fiori per l&#8217;uomo di &#8216;ndrangheta assassinato, un ragazzo di 18 anni era scomparso (Pasquale Andreacchi ndr) nel silenzio quasi assoluto. E a Serra quest&#8217;anno noi vogliamo ricordare un uomo di pace e non di mafia, portando i fiori sulla tomba di Bruno Vinci».</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=5443&#038;Edizione=11&#038;A=20120113">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un&#8217;altra bomba demolisce il &#8220;Pasticcino&#8221; &#8211; L&#8217;esplosione mercoledì notte intorno alle 2. Sventrate le saracinesche e provocati danni ingenti all&#8217;interno del noto bar &#8211; Il precedente attentato dinamitardo messo a segno il 26 ottobre 2010. I carabinieri setacciano la zona</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:05:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È una sfida a tutto campo quella che la violenza criminale ha messo in atto sul territorio vibonese. L&#8217;altra notte un altro boato, un&#8217;altra esplosione, un altro locale distrutto. L&#8217;ennesimo messaggio, uno di quelli che in genere firma il racket delle estorsioni. Metodi piuttosto convincenti per piegare imprenditori, commercianti e artigiani. La [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È una sfida a tutto campo quella che la violenza criminale ha messo in atto sul territorio vibonese. L&#8217;altra notte un altro boato, un&#8217;altra esplosione, un altro locale distrutto. L&#8217;ennesimo messaggio, uno di quelli che in genere firma il racket delle estorsioni. Metodi piuttosto convincenti per piegare imprenditori, commercianti e artigiani. La violenza criminale non arretra, anzi rilancia. Vittima, ancora una volta, della tracotanza mafiosa Domenico Deodato, di Ionadi, titolare del bar-pasticceria &#8220;Il Pasticcino&#8221;.<span id="more-22006"></span> </p>
<p>Il suo locale, che si trova lungo la statale 18, a qualche centinaio di metri dal bivio per San Costantino, esattamente nella frazione Nao di Ionadi, è stato letteralmente distrutto. Una bomba è stata collocata davanti alla saracinesca del locale. </p>
<p>L&#8217;esplosione, avvenuta l&#8217;altra notte intorno alle 2, ha sventrato le saracinesche, accartocciato le porte interne, mandato in frantumi i vetri, danneggiando gli interni e facendo cadere quasi tutti gli stucchi e le controsoffittature. Inoltre l&#8217;onda d&#8217;urto ha ridotto ad un ammasso di detriti tutto il resto. I danni secondo le prime stime ammonterebbero a circa 50mila euro. </p>
<p>L&#8217;esplosione non ha risparmiato neanche gli appartamenti superiori, dove i vetri delle finestre sono volati come coriandoli.<br />
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di San Calogero ed i vigili del fuoco che hanno provveduto a spegnere anche un principio d&#8217;incendio. </p>
<p>Una scena, quella che si è presentata agli occhi dei primi arrivati sul luogo dell&#8217;attentato, simile a quella della notte del 26 ottobre dello scorso anno. Anche in quella occasione una bomba aveva distrutto il noto locale. Un attentato, quello di due mesi fa, finito al centro delle indagini dei carabinieri della stazione di Vibo, che hanno agito sotto le direttive del luogotenente Nazzareno Lopreiato, che sono arrivati a stringere il cerchio anche attorno ai presunti responsabili.</p>
<p>Ieri il titolare del locale è stato sentito a lungo da parte dei carabinieri che indagano sull&#8217;ennesimo attentato. Ma, sulla base di quanto è trapelato, non è riuscito a fornire alcun elemento utile per lo sviluppo delle indagini. In ogni caso gli inquirenti non demordono. </p>
<p>La pista che maggiormente viene battuta è sempre la stessa, quella che porta alla criminalità locale. Nella serata di ieri i carabinieri hanno avviato una serie di perquisizioni in tutta la zona, in particolare nei comuni di San Costantino, Ionadi e Filandari. Un territorio ritenuto ad alta densità mafiosa. </p>
<p>Lo dimostrano le numerose operazioni portate a termine negli anni dai carabinieri sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro. Indagini che &#8220;certificano&#8221; la presenza di una cosca piuttosto agguerrita come quella dei Soriano. </p>
<p>Pochi giorni fa il gip distrettuale di Catanzaro ha convalidato le misure cautelari in carcere per quasi tutte le persone coinvolte nell&#8217;operazione denominata &#8220;Ragno&#8221;. </p>
<p>Uno spaccato di violenza criminale inaudito di fronte al quale lo stesso gip arriva a scrivere: «Senza timore di essere smentiti, le comunità di Filandari, Arzona, San Costantino e Ionadi, appaiono ridotte, nei casi più fortunati, ad un serie di comparse senza diritti e senza dignità, uomini e donne condannati a vivere lontani dalla storia, senza la Costituzione, senza la legge, senza alcuna garanzia di sicurezza per l&#8217;incolumità personale e per i beni, in balia di forme di prepotenza e arroganza così brutale da rasentare l&#8217;incredibile».</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=174066&#038;Edizione=11&#038;A=20111216">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Operazione Cerbero: cocaina, Ricadi crocevia dello spaccio &#8211; A tirare le redini del traffico con l&#8217;ausilio di fidatissimi Pasquale Accorinti e il fratello Giuseppe entrambi di Santa Domenica &#8211; Il procuratore Lombardo (Dda): la famiglia dei &#8216;Ncinci deteneva il monopolio da Briatico a Capo Vaticano</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:54:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>TROPEA (VV) &#8211; Il gruppo – definito «monolitico» dal procuratore della Dda Vincenzo Lombardo – avrebbe avuto il monopolio del traffico di cocaina lungo la costa vibonese. Da Briatico sino a Capo Vaticano si sarebbero mossi i &#8220;pony express&#8221; della droga recapitando le dosi praticamente a domicilio. Infatti, ai turisti che soggiornavano nelle strutture ricettive [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TROPEA (VV) &#8211; Il gruppo – definito «monolitico» dal procuratore della Dda Vincenzo Lombardo – avrebbe avuto il monopolio del traffico di cocaina lungo la costa vibonese. Da Briatico sino a Capo Vaticano si sarebbero mossi i &#8220;pony express&#8221; della droga recapitando le dosi praticamente a domicilio. Infatti, ai turisti che soggiornavano nelle strutture ricettive la cocaina, se richiesta, sarebbe stata fornita a tamburo battente grazie al coinvolgimento nel traffico di alcuni animatori.<span id="more-21993"></span></p>
<p>Un giro stroncato dai carabinieri della Compagnia di Tropea nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Cerbero&#8221;, coordinata dalla Dda di Catanzaro. All&#8217;alba di ieri i militari hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare (cinque in carcere e una ai domiciliari) emesse dal gip di Catanzaro su richiesta della Dda, nonché notificato due obblighi di presentazione alla Pg e uno di dimora. </p>
<p>Contestualmente sono state anche eseguite 17 perquisizioni in diverse città (Milano, Pavia, Roma, Napoli e Teramo) con la notifica di altrettanti avvisi di garanzia, da parte della Procura distrettuale.</p>
<p>In particolare la base logistica del gruppo, che si sarebbe avvalso pure della &#8220;collaborazione&#8221; di persone insospettabili, sarebbe stata a Santa Domenica di Ricadi. A tenere le redini, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Pasquale Accorinti, di 42 anni. </p>
<p>Nella gestione dell&#8217;&#8221;affare&#8221; – custodia, smistamento e successivo smercio della droga – sarebbe stato affiancato dal fratello Giuseppe, di 30 anni. Un ruolo di raccordo fra i fratelli Accorinti (&#8216;Ncinci) e i &#8220;dettaglianti&#8221; avrebbero invece avuto Nicola Zangone, di 24 anni; Francesco De Benedetto, di 26 Giuseppe Marchese, di 25 (tutti di Tropea), raggiunti come i fratelli Accorinti da un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere. </p>
<p>Con loro anche Agos Enrico Tropeano, 53 anni, originario di Santa Domenica ma di fatto domiciliato a San Gregorio d&#8217;Ippona, impiegato all&#8217;Inpdap di Vibo Valentia, per il quale il giudice ha disposto i domiciliari. Per tutti l&#8217;accusa è di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. </p>
<p>Inoltre obbligo di presentazione quotidiana alla Pg è stato disposto per Domenico Pugliese di Spilinga e Saverio Tranfo di Tropea, mentre all&#8217;obbligo di dimora è tenuto Francesco Romano di San Leo di Briatico. I tre, tutti di 25 anni, vengono classificati dagl&#8217;inquirenti come &#8220;dettaglianti&#8221; del sodalizio.</p>
<p>Nel corso della conferenza stampa seguita all&#8217;operazione sia il procuratore della Dda Lombardo, sia il comandante provinciale dei carabinieri Daniele Scardecchia, hanno posto in risalto la capacità e l&#8217;abilità «della famiglia dei &#8216;Ncinci di coinvolgere nel traffico volti puliti di persone insospettabili» grazie ai quali lo smercio delle dosi di cocaina dribblava in un certo senso i controlli. </p>
<p>Al tempo stesso, presente anche il maggiore Vittorio Carrara (Reparto operativo), è stato posto in risalto il lavoro investigativo dei carabinieri della Compagnia di Tropea, guidata dal capitano Francesco Di Pinto, andato avanti per due anni.</p>
<p>Intanto «piena ammirazione e incondizionata stima» nei confronti dell&#8217;Arma viene espressa da Lia Staropoli, dell&#8217;esecutivo nazionale del movimento antimafia &#8220;AmmazzateciTutti&#8221;.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173609&#038;Edizione=11&#038;A=20111215">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mafia, sciolto il Comune di Nardodipace</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:58:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato sciolto, dopo tre anni di lavoro della commissione d’accesso, il Consiglio comunale di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Il paese più povero d’Italia, così come spiega il giornalista Enrico Fierro nel libro Malitalia, “ci sono paesi che devi conoscere se vuoi conoscere la mafia”. E questo è l’esempio di Nardodipace, un centro di 1419 abitanti, a 1100 metri sul livello del mare: “bisognava arrampicarsi lassù per capire la mafia calabrese, la ‘ndrangheta”, ci dice Fierro. Per capire di cosa si parla per lo scrittore “ci devi andare” in questi posti, “devi osservare la vita della gente” perché “anche gli odori ti aiutano a farti una idea”.<span id="more-21983"></span> </p>
<p>La ‘ndrangheta è “quel mostro che ti avvinghia alle gambe e ti trascina sempre più giù, nel suo Medioevo oscuro fatto di violenze, soprusi, cultura del “machitelofafare”, qui comandiamo solo noi”. Un Medioevo “moderno”: “ i soldi della droga, la speculazione, le guerre e i morti, gli incestuosi rapporti tra la politica e le istituzioni, tra mafiosi e massoni”. </p>
<p>A pochi chilometri c’è Stilo, dove nacque 400 anni fa il frate domenicano Tommaso Campanella, il filosofo de ‘La città del sole’, il sogno, la “rinnovazione del secolo”, laddove “non esistono servi e padroni, ricchi e poveri, dominatori e dominati” . </p>
<p>Ma la ‘ndrangheta quei sogni li ha distrutti e si è insinuata in ogni cosa.</p>
<p>Più piccoli sono i comuni calabresi, meno sfuggono al controllo prepotente dei boss, che decidono chi votare e fare vincere alle elezioni, che condizionano il voto, perché così gli conviene, fregandosene dello sviluppo e del futuro dei giovani. Tanto nei paesi di mafia il futuro è dei mafiosi se non vi sono forti azioni di contrasto all’organizzazione criminale. </p>
<p>Più piccoli sono i comuni più forte è il silenzio, l’omertà. La paura di parlare, di denunciare i soprusi, di ribellarsi alla cultura mafiosa. Un mondo ancora antico e tanto lontano dall’epoca moderna, la realtà di questi piccoli centri ancora ricchi di tradizioni popolari e folklore.</p>
<p>Oggi non resta che una considerazione: ci sono voluti ben tre anni per sciogliere il Comune di Nardodipace. Già due anni fa i primi tentativi di scioglimento, ma nulla da fare. Altre indagini che hanno portato oggi il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, a questa decisione. </p>
<p>“In considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali – si legge in una nota della Presidenza del Consiglio – è stato sciolto il Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia); nella medesima provincia e per gli stessi fini è stato prorogato lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera”.</p>
<p>Va ricordato che la commissione d’accesso fu disposta nel settembre del 2008 dall’allora prefetto di Vibo Valentia, Ennio Mario Sodano, per presunte infiltrazioni mafiose nel Comune a seguito di una inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro.</p>
<p>Per ben due volte i lavori della commissione sono stati prorogati e si sono conclusi con una relazione al Prefetto di Vibo Valentia con il quale si chiedeva lo scioglimento del Consiglio comunale. La commissione si era concentrata principalmente su alcune pratiche approvate e su esponenti dell’ amministrazione comunale.</p>
<p>Ma il provvedimento ha tardato a vedere la luce, tanto che in questi anni numerose sono state le interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Interno. E solo oggi lo scioglimento.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Prima la lite poi le coltellate fra due &#8220;amiche&#8221; &#8211; Futili motivi alla base del ferimento di una diciottenne colpita alle spalle da Angela Dominelli, di 20 anni, arrestata dai carabinieri &#8211; Il grave gesto ieri sera sul corso della cittadina dove le ragazze avrebbero dovuto avere un chiarimento</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/13/prima-lite-poi-coltellate-fra-due-amiche-futili-motivi-alla-base-del-ferimento-una-diciottenne-colpita-alle-spalle-angela-dominelli-anni-arrestata-dai-carabinieri-grave/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:20:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; L&#8217;incontro era stato fissato per chiarire vecchie questioni che avevano creato screzi fra alcune amiche. Ma la faccenda è scivolata di mano e il chiarimento degenerato in litigio con tanto di accoltellamento finale. Morale della favola una diciottenne, originaria di Fabrizia, si trova ricoverata, in gravi condizioni, all&#8217;ospedale Pugliese di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; L&#8217;incontro era stato fissato per chiarire vecchie questioni che avevano creato screzi fra alcune amiche. Ma la faccenda è scivolata di mano e il chiarimento degenerato in litigio con tanto di accoltellamento finale. Morale della favola una diciottenne, originaria di Fabrizia, si trova ricoverata, in gravi condizioni, all&#8217;ospedale Pugliese di Catanzaro, mentre l&#8217;amica – a questo punto decisamente ex – è stata arrestata nella stessa serata dai carabinieri. Tentato omicidio e lesioni gravissime i reati contestati ad Angela Dominelli, 20 anni, di Sorianello.<span id="more-21966"></span></p>
<p>Da quanto emerso il ferimento si è verificato ieri sera, in orario di chiusura degli esercizi commerciali sul corso principale di Serra San Bruno. In un punto un pò appartato, poco distante da un negozio di telefonia si sarebbero incontrate la ventenne e Ramona Cirillo, studentessa. </p>
<p>Con loro – in base a quanto trapelato – ci sarebbero state anche le due sorelle di quest&#8217;ultima. E proprio l&#8217;aggressione a una delle sorelle Cirillo – fatto che risale a qualche tempo fa e che aveva provocato lesioni ferite lacero contuse al labbro della giovane – avrebbe dovuto essere il fatto su cui chiarirsi. </p>
<p>Motivi futilissimi avrebbero provocato l&#8217;aggressione allora e motivi altrettanto futili l&#8217;accoltellamento di ieri sera. Infatti a rompere l&#8217;amicizia fra le giovani sarebbero stati pettegolezzi che l&#8217;una addebitava all&#8217;altra e viceversa.</p>
<p>Fatto sta che ieri sera fra le ragazze la tensione anziché smorzarsi è aumentata e di pari passo sarebbe salita di tono anche la discussione. Una parola dietro l&#8217;altra sino alla rottura definitiva. Ma nel momento in cui la diciottenne ha girato le spalle per allontanarsi, Angela Dominelli avrebbe estratto un coltello sferrandole un fendente alla schiena. Il tutto si sarebbe svolto nell&#8217;arco di pochi secondi e la reazione sarebbe stata tanto fulminea quanto inaspettata.</p>
<p>Scattato l&#8217;allarme Ramona Cirillo è stata subito soccorsa e trasportata al Pronto soccorso dell&#8217;ospedale di Serra San Bruno, dove le è stato riscontrato il perforamento di un polmone con versamento pleurico nella cassa toracica. Nella stessa serata la diciottenne, a bordo di un&#8217;ambulanza del Servizio d&#8217;emergenza 118, è stata trasportata all&#8217;ospedale Pugliese di Catanzaro. Le sue condizioni sono gravi.</p>
<p>Nel frattempo sul posto, teatro della lite degenerata, sono intervenuti i carabinieri della locale Compagnia i quali, coordinati dal comandante – capitano Stefano Esposito Vangone – hanno in un certo qual modo ricostruito la dinamica del grave fatto e rintracciato subito la presunta responsabile del gesto. </p>
<p>In serata Angela Dominelli è stata condotta negli uffici della Compagnia dove è stata sentita. La giovane è stata dichiarata in arresto con l&#8217;accusa di tentato omicidio e lesioni gravissime.</p>
<p>Al contempo i militari hanno anche avviato le ricerche del coltello o, comunque, dell&#8217;oggetto usato per ferire la diciottenne, che non è stato ancora trovato. Sulla vicenda sono ancora in corso indagini allo scopo di chiarirne con esattezza l&#8217;intera dinamica.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=172690&#038;Edizione=11&#038;A=20111213">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Acqua, le associazioni passano all&#8217;autotutela &#8211; Codacons, Adoc, Comitas e Unione consumatori puntano a un&#8217;azione coesa e corale a garanzia dei diritti dei cittadini &#8211; «Sul servizio idrico il problema non è chiaro e non crediamo sia stato ancora risolto»</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 08:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Una riunione di ricognizione perché l&#8217;acqua in città è una vicenda che &#8220;scotta&#8221;. Si sono bruciati i cittadini, e continuano a vivere nelle fiamme del dubbio. Perché le ordinanze di divieto e le conseguenti revoche hanno fatto storia. Una storia iniziata il 15 agosto dello scorso anno. Tra guasti all&#8217;impianto di potabilizzazione, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Una riunione di ricognizione perché l&#8217;acqua in città è una vicenda che &#8220;scotta&#8221;. Si sono bruciati i cittadini, e continuano a vivere nelle fiamme del dubbio. Perché le ordinanze di divieto e le conseguenti revoche hanno fatto storia. Una storia iniziata il 15 agosto dello scorso anno. Tra guasti all&#8217;impianto di potabilizzazione, presenza di manganese e ferro, rimpalli fra Comune e Sorical. <span id="more-21887"></span></p>
<p>E oggi? Beh, l&#8217;Amministrazione ha rassicurato tutti revocando l&#8217;ultima ordinanza di divieto d&#8217;uso – durata 106 giorni. Questa la finestra sul centro, che ha ricevuto lo sconto del 30 % sulla bolletta.</p>
<p>Rassicurazioni e sconti che non sono giunti a Vibo Marina dove è ancora in vigore l&#8217;ordinanza di divieto dal 18 maggio. Mentre a Vena un&#8217;ordinanza porta la data del 27 ottobre. Queste, le ultime, in ordine di tempo. </p>
<p>Quelle sulle quali le Associazioni dei consumatori, ieri, hanno invitato la cittadinanza a riflettere in nome della chiarezza. Per richiamare ad un sentire comune. Per ciò che rappresenta un bene comune. L&#8217;acqua che scorreva e «continua a scorrere – ha spiegato Claudio Cricenti di Codacons – è gialla per come ci è stato segnalato dai cittadini che vivono in centro». </p>
<p>Un incontro per fare il punto, insomma, perché ha aggiunto «noi riteniamo che sia necessario trovare una forma coesa per rivolgerci al Comune perché crediamo che i servizi debbano essere garantiti per come impone il codice». Servizio sul quale incombe l&#8217;ombra del dubbio, «e ancora oggi – ha chiosato – il problema non è chiaro e non crediamo sia stato risolto».</p>
<p>Così se da un lato l&#8217;Amministrazione chiede il pagamento dei tributi, le associazioni chiedono «servizi adeguati». </p>
<p>In questo senso, Codacons, Adoc, Comitas e Unione nazionale consumatori hanno iniziato a disegnare un percorso, preparando dei moduli per dichiarare, fra le diverse opzioni, se si ha già pagato il bollettino e si intende richiedere la restituzione delle somme versate, se si intende pagare con riserva o se non si intende pagare. Un modo per «capire». </p>
<p>Ergo, la domanda è «se consumo non c&#8217;è stato perché pagarlo?». Questo, «il percorso – ha spiegato Paolo Fuduli di Adoc – per ascoltare i cittadini». Cittadini e commercianti che, come ha ricordato Valerio Natale di Comitas, «hanno subito notevoli danni».</p>
<p>Obiettivo, quindi, resta quello di avviare un&#8217;azione di autotutela, e soprattutto, fare sentire la voce dei cittadini, come ribadito da Fabio Milano. Un&#8217;azione condivisa dalle associazioni meno positive sul dialogo, considerato che «con i tavoli – ha sottolineato Antonio D&#8217;Agostino – si è perso tempo». </p>
<p>Quindi, la richiesta dei sodalizi di essere operativi. Così come ribadito da Paolo Sorrenti e per come spiegato dall&#8217;avv. Francesco Tassone che ha proposto la costituzione di un Comitato «per fare di più». Per dare voce a quei diritti dimenticati da tanti.</p>
<p>di Stefania Marasco</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=166559&#038;Edizione=11&#038;A=20111130">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;acqua rossa della diga calabrese</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le quantità di ferro e manganese sono al di sopra della norma, così come la torbidità dei campioni analizzati.<span id="more-21864"></span> </p>
<p>Secondo i cittadini è colpa dell&#8217;invaso dell&#8217;Alaco, una diga a mille metri d&#8217;altitudine, nel territorio comunale di Brognaturo, che garantisce l&#8217;acqua a circa 400 mila persone, a cavallo tra le province di Vibo e Catanzaro. </p>
<p>La diga dell&#8217;Alaco è un&#8217;altra incompiuta. L&#8217;invaso era stato terminato da Sorical, la Società risorse idriche calabresi, nel 2004. Ma dal 2006 è cambiato tutto. C&#8217;era da render potabile l&#8217;acqua che arrivava dalla diga. E la società mista (il cui socio privato è la multinazionale francese Veolia) aveva un obiettivo virtuoso: quello di inviare più acqua ai Comuni. </p>
<p>Come lo abbia perseguito, però, ha lasciato perplessi i tecnici. Le procedure basiche da seguire per preparare l&#8217;acqua al trattamento sono state adottate in maniera troppo approssimativa. Il risultato? Il liquido che arriva dall&#8217;invaso ha caratteristiche chimico-fisiche molto variabili. È di qualità scadente, al limite della possibilità di trattamento. </p>
<p>Inoltre contiene, come detto, una quantità elevatissima di manganese e ferro oltre a sostanze dovute alla decomposizione di piante sommerse e un forte inquinamento batteriologico dovuto a escrementi di animali. Nonostante tutto si è continuato con la potabilizzazione, senza neppure installare due analizzatori in continuo del ferro e del manganese.</p>
<p>«La diga è stata riempita senza fare le dovute bonifiche, senza eliminare la vegetazione presente sul fondo» denunciano gli attivisti del Coordinamento delle Serre per la difesa dell&#8217;acqua. Loro vivono a Serra San Bruno, 7 mila anime a 800 metri sul livello del mare. Anche il sindaco di Serra è dello stesso parere. Infatti ha emesso un&#8217;ordinanza di non potabilità. Per ferro e manganese. Che è stata revocata solo ad inizio aprile, dopo 38 giorni. </p>
<p>«L&#8217;impianto di potabilizzazione è sottodimensionato &#8211; accusa il Coordinamento &#8211; ed è concepito per trattare acque del sottosuolo, non di superficie. Abbiamo raccolto mille firme in calce a una petizione per chiedere che i dati delle analisi siano resi pubblici». Il paradosso è che l&#8217;area delle Serre calabresi è una delle zone più ricche d&#8217;acqua in Italia. </p>
<p>Qui s&#8217;imbottigliano ben 4 marchi di acque minerali «ma i nostri acquedotti che un tempo erano alimentati da pozzi oggi sono stati dismessi». Maurizio Del Re, ad di Sorical, ribatte alle accuse: «Facciamo 120 mila misurazioni all&#8217;anno e non emerge nulla di preoccupante». </p>
<p>Per Sorical la colpa è del Comune. Per il Comune è di Sorical. Ci fosse il servizio idrico integrato queste manfrine non esisterebbero. L&#8217;Arpacal nell&#8217;agosto del 2010, ha emesso il proprio giudizio: il problema è nell&#8217;impianto di adduzione. Ovvero della diga dell&#8217;Alaco.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra incompiuta</strong></p>
<p>Quella dell&#8217;Alaco è la &#8220;solita&#8221; diga calabrese, come quella del Melito (vedi il manifesto del 25 gennaio) o quella del Menta. A partire dal dato economico: a fronte di una spesa prevista di 15 miliardi di lire, l&#8217;opera è costata 150 miliardi. Un disastro progettuale (sei varianti tra il 1985 e il 1996, più nove sospensioni dei lavori) e gestionale. </p>
<p>Con conflitti di attribuzione che rimbalzano tra Sorical (che dà la colpa alle condotte dei Comuni) e amministratori locali (per i quali il problema è l&#8217;Alaco). Lavori travagliati, sia per la costruzione dell&#8217;invaso che per l&#8217;ampliamento dell&#8217;impianto di potabilizzazione. L&#8217;appalto, per quest&#8217;ultimo, è stato bandito nel 2006: se lo è aggiudicato la ditta Idrotecna, che avrebbe dovuto completare i lavori entro il 31 marzo 2008. </p>
<p>Lo scopo: realizzare il progetto redatto dalla Sorical per trattare 600 litri di acqua al secondo. Più che gli addetti all&#8217;impianto, finora si sono visti avvocati e contenziosi che hanno portato alla rescissione del contratto. I lavori sono stati affidati a piccole ditte e, ancora oggi, non sono stati completati. Per di più, ci sono perplessità sul funzionamento dell&#8217;impianto. </p>
<p>Fonti accreditate raccontano che per almeno due anni i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati, con costi al di fuori da ogni logica. Un circolo vizioso del quale non si sentirebbe il bisogno. A queste latitudini, però, le dighe funzionano così. E costano dieci volte in più rispetto a quanto previsto. Qualcuno ci guadagna, si può intuire chi.</p>
<p><strong>Un bossolo per il silenzio</strong></p>
<p>Sergio Gambino è un ragazzone antico nei principi, moderno nel coraggio. Si scalda quando deve difendere la propria terra, sorride di fronte alle minacce. Non si lascia imbottigliare nell&#8217;immagine del martire antimafia che da queste parti regala alla &#8216;ndrangheta la più efficace delle propagande, quella che viaggia col terrore. </p>
<p>Sergio, figlio di Sharo, uno degli scrittori più autorevoli del Mediterraneo, ha risposto con insolita strafottenza ai vigliacchi che qualche giorno fa gli hanno recapitato sulla porta di casa una cartuccia di lupara. Nel rivendicare le proprie origini politiche e culturali («siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria») ha lanciato un chiaro segnale di sfida ai custodi dell&#8217;omertà e a chi li paga: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei mesi scorsi, insieme al Coordinamento Bruno Arcuri, all&#8217;associazione Briganti e alla rete Nisticò, ha percorso le Calabrie in lungo e in largo per promuovere la partecipazione ai quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica. </p>
<p>Destava una piacevole impressione sentirlo urlare in piazza contro gli invasori delle multinazionali che depredano e avvelenano questo lembo di stivale dallo stretto di Messina fino ai monti del Pollino: «Li ricacceremo da dove sono venuti, a calci nel sedere, come fecero i nostri antenati briganti che diedero filo da torcere ai francesi». </p>
<p>Quaggiù non è frequente ascoltare frasi munite di cotanto orgoglio. Anche tra i movimenti carismatici affiorati di recente, quasi tutti si guardano bene dal fare nomi e cognomi di chi combina e commissiona disastri. Sergio fa nomi e cognomi. Rientra in una vivace minoranza di attivisti-pensatori, che negli ultimi anni è andata allargandosi per effetto soprattutto delle buone letture e sulla spinta di pensatori eretici. </p>
<p>Distante anni luce dai falsi miti risorgimentali che qui sono stati impiantati per decenni nella testa delle passate e presenti generazioni, questi giovani militanti della difesa dei beni comuni si tengono distanti anche da romantiche tentazioni neoborboniche. </p>
<p>Dai propri coetanei non hanno assimilato i tre mali peggiori di Calabria: la servitù nei confronti dei partiti politici, il disprezzo verso la propria terra, la mancanza di memoria. Sergio e quelli che come lui conoscono bene questa regione, la amano, e in nome di questo amore sarebbero disposti a sfidare qualsiasi mammasantissima. </p>
<p>A metà del decennio scorso gli attivisti &#8220;Briganti&#8221; furono tra i primi a scatenare un aspro conflitto con Sorical quando la società mise in opera la diga dell&#8217;Alaco. Lo hanno denunciato pubblicamente, in mille modi: i fondali del lago non sarebbero mai stati bonificati dalla presenza di sostanze inquinanti. </p>
<p>Assurdo e pericoloso, dunque, rifornire con quell&#8217;acqua decine di migliaia di famiglie. E per dimostrare l&#8217;attualità del problema, nonché l&#8217;inconsistenza delle iniziative assunte da certe istituzioni per risolverlo, negli ultimi mesi Gambino e compagni hanno continuato a monitorare l&#8217;Alaco, prelevando campioni d&#8217;acqua che sono serviti a produrre una controinchiesta dal basso. </p>
<p>A qualcuno forse deve aver dato fastidio la vista di quei giovani che andavano e venivano dal lago per svolgere analisi in proprio. E puntuale è partito l&#8217;avvertimento malavitoso. Però chi voleva impaurire Sergio ha ottenuto l&#8217;effetto contrario. </p>
<p>Le reti e le associazioni ambientaliste si sono subito strette intorno a lui. A Crotone nella manifestazione per la fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti due settimane fa sono riuscite a convocare migliaia di persone. E non è detto che questo non possa avvenire anche a Serra San Bruno. A volte le pallottole giungono a destinazione. Ma poi tornano indietro.</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111125/manip2pg/07/manip2pz/313927/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Nasty Embass, auto di lusso per il boss e suoi gregari &#8211; Cinque ordini di custodia cautelare: Andrea Mantella, Vincenzo Mantella, Francesco Scrugli, Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli &#8211; L&#8217;accusa: estorsione con modalità mafiose. L&#8217;imprenditore (forse per paura) non ha mai denunciato</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/18/nasty-embass-auto-lusso-per-boss-suoi-gregari-cinque-ordini-custodia-cautelare-andrea-mantella-vincenzo-mantella-francesco-scrugli-francesco-antonio-pardea-salvatore-morelli/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:24:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Stempiato, barba lunga, simile a quella di un eremita e ingrassato. Andrea Mantella attualmente nel carcere di Livorno, nella nuova foto &#8220;segnaletica&#8221; della squadra Mobile di Catanzaro appare dimesso, provato, rassegnato. Un uomo all&#8217;angolo, quasi vinto, apparentemente ammalato. Per gli investigatori che hanno operato sotto le direttive del vice questore Rodolfo Ruperti, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Stempiato, barba lunga, simile a quella di un eremita e ingrassato. Andrea Mantella attualmente nel carcere di Livorno, nella nuova foto &#8220;segnaletica&#8221; della squadra Mobile di Catanzaro appare dimesso, provato, rassegnato. Un uomo all&#8217;angolo, quasi vinto, apparentemente ammalato. Per gli investigatori che hanno operato sotto le direttive del vice questore Rodolfo Ruperti, dirigente della Mobile di Catanzaro, che più di ogni altro conosce l&#8217;evolversi dei fenomeni della &#8216;ndrangheta, Mantella è invece un emergente, cresciuto criminalmente nella cosca dei Lo Bianco. <span id="more-21739"></span></p>
<p>Oggi tratterebbe alla pari con i boss, in particolare con Carmelo Lo Bianco detto &#8220;Piccinni&#8221;. </p>
<p>I suoi gregari lo seguono e il mondo imprenditoriale lo teme. E non è un caso che il gip distrettuale Tiziana Macrì nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di Mantella, 39 anni, del cugino Vincenzo Mantella di 25, nonché di Francesco Scrugli di 41, Francesco Antonio Pardea di 25 e Salvatore Morelli di 28 anni, annota: «Quanto più è forte il potere di intimidazione di una cosca tanto meno minacciosa deve essere la condotta che si estrinseca all&#8217;esterno, essendo bastevole in tali casi la mera richiesta di danaro o utilità (anche sotto forma di rinuncia a spettanze dovute), fino ad arrivare – talora – all&#8217;assenza completa di richiesta, poiché è la stessa vittima del reato mafioso che si presenta presso l&#8217;associato stesso e gli &#8220;offre&#8221; danari o altre utilità pur di &#8220;stare tranquillo&#8221;».</p>
<p>E in questa ottica il gruppo capeggiato da Mantella, secondo quanto emerge dall&#8217;operazione denominata &#8220;Nasty embassy&#8221; dimostra di avere già raggiunto quella fase avanzata «che è tipica delle associazioni mafiose che gli permette di creare condizioni di soggezione psicologica ed omertà», sfruttando la carica intimidatoria già conseguita dal sodalizio.</p>
<p>Le persone coinvolte nell&#8217;operazione, coordinata dal sostituto Pierpaolo Bruni, sono accusati in concorso tra loro di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Vittima l&#8217;imprenditore Domenico Russo, uno dei più importanti e quotati operatori nell&#8217;ambito della compravendita di autovetture operanti in città. </p>
<p>Di fronte a una &#8220;ambasciata&#8221; di Mantella – per come emerge dalle indagini – tramite Salvatore Morelli, l&#8217;imprenditore si è sentito in dovere di andare a trovarlo in clinica a Donnici (Villa Verde), provincia di Cosenza, per «sistemare la faccenda», forse auto di lusso fornite e ancora non pagate. E in segno di &#8220;amicizia&#8221; lo stesso imprenditore si è presentato pure con un vassoio di pasticcini. </p>
<p>In quella clinica Mantella ci era finito perché le sue condizioni di salute erano incompatibili con il regime carcerario. Benché sottoposto al regime degli arresti domiciliari il boss seguiva i suoi affari e dava ordini ai suoi picciotti a come muoversi.</p>
<p>Intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia Samuele Lo Vato, affiliato al clan dei Forastefano, hanno permesso di fare piena luce sull&#8217;estorsione che il gruppo di Mantella ha messo in atto nei confronti dell&#8217;imprenditore vibonese. Mentre, l&#8217;interessato, benché caduto in qualche contraddizione ha sempre negato. </p>
<p>Ma in questo caso l&#8217;estorsione, secondo le indagini, avveniva attraverso auto di lusso regalate o cedute in cambio di qualche migliaio di euro. Bmw e Mercedes quasi sempre nella disponibilità dei gregari di Mantella, di suoi amici e familiari. Insomma era un assoggettamento assoluto e inesorabile quello subito dall&#8217;imprenditore che ha sempre negato, salvo poi essere smentito dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni del pentito. </p>
<p>Dalle indagini emerge, inoltre, che Andrea Mantella ed il suo gruppo avevano la «totale disponibilità della sua concessionaria e Russo consapevole di ciò, non solo gli praticava dei trattamenti che apparivano di favore, ma non si attivava neanche per recuperare i crediti vantati». </p>
<p>E a testimonianza che l&#8217;attività economica dell&#8217;imprenditore Russo sia da tempo assoggettata e succube al gruppo Mantella è stata evidenziata anche dalla vicenda relativa alla Pubbliservice Sud in mano agli uomini di Mantella che utilizza i mezzi dello stesso Russo per pubblicizzare nei pressi del suo autosalone l&#8217;attività di un suo diretto concorrente.</p>
<p><strong>Il CASO</strong></p>
<p>L&#8217;inchiesta mette a nudo anche il ruolo di Andrea Mantella all&#8217;interno della cosca Lo Bianco. «Mantella mi disse che il suo rapporto con Carmelo Lo Bianco – dichiara il pentito Samuele Lo Vato, che ha conosciuto il boss a Villa Verde – era contraddistinto da una forte autonomia, nel senso che riceveva da lui delle disposizioni, in quanto gerarchicamente era lui il superiore, ma aveva ampi margini di libera operatività». </p>
<p>In pratica, secondo Lo Vato «Mantella diceva che dato il rango del Lo Bianco egli divideva con lui la direzione dell&#8217;organizzzione e i relativi proventi, ma aggiungeva che, ove il vecchio gli avesse dato contro, non si sarebbe fatto alcuna remora a interrompere ogni rapporto con lui».</p>
<p>Ma quanto veniva riferito da Mantella non era certo condiviso da Carmelo Lo Bianco che in una intercettazione si sfoga: «È da 40 anni che comando io&#8230; ora non è che viene un pisciaturi qualunque e&#8230; comanda a Vibo&#8230; questo maiale ha fregato pure la moglie al fratello&#8230; Lui non comanda neanche a casa sua». Segno evidente che tra i due non c&#8217;è un bel rapporto.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=160783&#038;Edizione=11&#038;A=20111118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bossolo di lupara a Sergio Gambino &#8211; Intimidazione ai danni di un esponente del comitato che si batte per la difesa dell&#8217;ospedale e di importanti diritti sociali e civili &#8211; La sua reazione: «Siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria e voi ve ne dovete andare»</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Un atto intimidatorio è stato perpetrato ieri ai danni di Sergio Gambino, 39 anni, artigiano, figlio del più noto scrittore Sharo. Uscendo da casa intorno alle 7.30 per recarsi al lavoro, ha trovato sulla soglia del portone di casa un bossolo di lupara. Incredulo di quello che stava davanti ai [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Un atto intimidatorio è stato perpetrato ieri ai danni di Sergio Gambino, 39 anni, artigiano, figlio del più noto scrittore Sharo. Uscendo da casa intorno alle 7.30 per recarsi al lavoro, ha trovato sulla soglia del portone di casa un bossolo di lupara. Incredulo di quello che stava davanti ai suoi occhi, Gambino non ha esitato ad avvisare gli uomini della Polizia di Stato ai quali si è premurato di denunciare il fatto.<span id="more-21736"></span></p>
<p>Sergio Gambino è attualmente impegnato in varie battaglie sociali e, tra l&#8217;altro, fa parte del comitato Pro Serre che si pone l&#8217;obbiettivo di portare a soluzione annosi problemi che affliggono il comprensorio. L&#8217;ultima manifestazione alla quale Gambino ha partecipato come promotore e organizzatore è quella in favore dell&#8217;ospedale serrese che si trova a rischio di chiusura. </p>
<p>Precedentemente lo stesso Gambino aveva partecipato attivamente alla battaglia contro l&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua potabile, a quella per il referendum e ad altre manifestazioni per il riconoscimento dei diritti dei cittadini del territorio calabrese.<br />
Il giovane non ha saputo fornire alcuna spiegazione su chi possa essere il responsabile o i responsabili di tale gesto. </p>
<p>Tuttavia ha avanzato seri sospetti che il gesto possa essere messo in relazione con la sua attività sociale. «Noi non ci fermeremo – ha affermato Gambino – perché noi siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria». Rivolto, poi, ai responsabili ha affermato: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei confronti di Sergio Gambino sono giunte immediatamente espressioni di solidarietà. </p>
<p>La Federazione provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Vibo Valentia ha espresso vicinanza al figlio del celebre scrittore Sharo che è stato vittima di un atto intimidatorio da parte di ignoti i quali, «ancora una volta, pretendono che la Calabria rimanga in silenzio di fronte alle problematiche che attanagliano la nostra amata terra. </p>
<p>Sergio – scrive Rifondazione in un comunicato – come tanti altri giovani compagni e compagne sono tra i promotori di iniziative quali la protesta tenutasi nei mesi scorsi alla diga dell&#8217;Alaco per fare luce sui motivi per i quali l&#8217;acqua, da anni, risulta essere maleodorante; le campagne di sensibilizzazione durante il referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento e la lotta contro la paventata chiusura dell&#8217;ospedale di Serra San Bruno».</p>
<p>Anche l&#8217;assessore provinciale alla cultura, Rosellina Valenzisi, appresa la notizia, si è premurata ad esprimere i sensi della sua solidarietà a Gambino. «L&#8217;episodio intimidatorio contro Sergio Gambino – scrive la Valenzisi – è un atto contro tutti gli uomini liberi della nostra terra. Il messaggio che si manda è quello del silenzio, del farsi gli affari propri, del non disturbare la quiete sociale dietro cui spesso fervono affari e interessi». </p>
<p>L&#8217;assessore provinciale ricorda le battaglie sociali di Gambino e il suo impegno per la difesa dei diritti dei cittadini. «Come assessore alle attività produttive e alla cultura – sottolinea la Valenzisi – esprimo la mia solidarietà a Sergio Gambino e a tutti quegli imprenditori onesti che hanno subito attentati nel corso di questi mesi. Siamo stufi della violenza, voglio lavorare per difendere le ragioni delle persone oneste».</p>
<p>di Francesca Onda</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=160792&#038;Edizione=11&#038;A=20111118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giuseppe Pugliese si presenta ai carabinieri &#8211; Coinvolto nell&#8217;operazione &#8220;Meta 2010&#8243; era sfuggito all&#8217;arresto perché si trovava in Romania. Ancora ricercati altri tre indagati &#8211; L&#8217;organizzazione avrebbe allestito un laboratorio per &#8220;saggiare&#8221; la purezza della droga arrivata in Italia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/15/giuseppe-pugliese-presenta-carabinieri-coinvolto-nelloperazione-meta-2010-era-sfuggito-allarresto-perche-trovava-romania-ancora-ricercati-altri-tre-indagati-lorganizzazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Si è costituito ieri ai carabinieri del Norm di Vibo, Giuseppe Pugliese di Cessaniti, residente a Sciconi di Briatico, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Meta 2010&#8243;. Il 57enne si trovava in Romania e, rientrato in Italia, ha contattato l&#8217;avv. Giuseppe Di Renzo e si è costituito. Giuseppe [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Si è costituito ieri ai carabinieri del Norm di Vibo, Giuseppe Pugliese di Cessaniti, residente a Sciconi di Briatico, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Meta 2010&#8243;. Il 57enne si trovava in Romania e, rientrato in Italia, ha contattato l&#8217;avv. Giuseppe Di Renzo e si è costituito. Giuseppe Pugliese viene ritenuto dagli inquirenti in diretto contatto con i narcos colombiani attraverso il figlio Alessandro, in stato di fermo in Colombia ed in attesa della richiesta di estradizione.<span id="more-21699"></span> </p>
<p>Vincenzo Pugliese (altro figlio di Giuseppe), difeso dagli avv. Marcello Scarmato e Nazzareno Latassa, è stato invece interrogato ieri per rogatoria nel carcere di Vibo, ma dinanzi al giudice Cristina De Luca si è avvalso della facoltà di non rispondere. Assistito dall&#8217;avv. Francesco Muzzopappa si è poi avvalso della facoltà di non rispondere anche Giorgio Galiano, 36 anni, di Vibo, genero di Vincenzo Barbieri, interrogato ieri a Cosenza.</p>
<p>Al momento restano dunque irreperibili: Giuseppe Topia, 30 anni, di Vibo, residente a Ionadi; Antonio Franzè, 32 anni, di Vibo; Filippo Paolì, 31 anni, di Vibo. L&#8217;operazione ha portato ad uno fra i maggiori sequestri di cocaina – 2mila e 600 chili – mai compiuti. </p>
<p>Dall&#8217;ordinanza emerge che l&#8217;organizzazione di Vincenzo Barbieri (ucciso a San Calogero il 12 marzo scorso), coadiuvato al vertice, secondo gli inquirenti, da Topia, Franzè e Galiano, avrebbe allestito «un laboratorio per verificare la purezza della droga giunta in Italia». Per il gip, tale notizia «trova riscontro nelle attività sulle utenze degli indagati, dalle quali emergono specifici riferimenti alla possibilità di individuare il principio attivo del narcotico». </p>
<p>Sempre dall&#8217;ordinanza si ricava poi che il 16 gennaio scorso la polizia ha monitorato un incontro a Bologna fra Vincenzo Barbieri e Francesco Ventrici, l&#8217;ex sodale ai tempi dell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221; che in quel periodo, stando all&#8217;inchiesta &#8220;Due Torri connection&#8221; scattata ad agosto, stava gestendo per proprio conto un&#8217;importazione di cocaina dal Sudamerica via aerea.</p>
<p>Il sequestro di 400 chili di cocaina a Bogotà il 13 settembre 2010, una seconda importazione via aerea fallita nell&#8217;ottobre successivo, e poi il sequestro di mille chili di cocaina a Gioia Tauro il 12 novembre 2010, avevano tuttavia messo in fibrillazione l&#8217;intera organizzazione vibonese. </p>
<p>I colombiani in contatto con Alessandro Pugliese, dal canto loro, pretendevano il saldo del narcotico sequestrato, ma Barbieri avrebbe risposto che il pagamento delle vecchie forniture sarebbe avvenuto solo dopo aver ricevuto un nuovo carico. </p>
<p>I sospetti dei vibonesi per i sequestri subìti sarebbero quindi ricaduti sul pugliese Ambrogio Sansone (arrestato) che, a sua volta, pensava di essere stato truffato dal palermitano Calogero Nicosia (pure lui arrestato) il quale, per appropriarsi di 340mila euro investiti da Sansone per conto di Barbieri, avrebbe &#8220;pilotato&#8221; il sequestro dei 400 chili di cocaina collaborando con la polizia colombiana. </p>
<p>Fatto sta che Sansone, debitore nei confronti dei vibonesi di 1 milione e 300mila euro, aveva pensato di rendersi irreperibile. Proposito dal quale avrebbe poi desistito incontrando Vincenzo Barbieri che gli avrebbe detto: «Hai sbagliato persona, nella mia vita mai nessuno si è permesso ciò che hai fatto tu».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=158825&#038;Edizione=11&#038;A=20111115">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Operazione Business Cars, i tentacoli dell&#8217;usura sull&#8217;economia. Spagnuolo rimarca la forza della denuncia &#8211; Tartassati tre commercianti &#8211; Invito agli imprenditori in difficoltà a trovare forme di collaborazione con l&#8217;Autorità giudiziaria</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/11/operazione-business-cars-tentacoli-dellusura-sulleconomia-spagnuolo-rimarca-forza-della-denuncia-tartassati-tre-commercianti-invito-agli-imprenditori-difficolta-trovare-forme/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 08:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; I presunti usurai avrebbero steso la loro rete dalla costa jonica reggina e catanzarese a quella tirrenica vibonese. Su un versante avrebbe operato un gruppo, sull&#8217;altro il secondo e dall&#8217;uno all&#8217;altro sarebbero passate le vittime da spremere, come limoni.Un complesso giro di interessi usurai che hanno toccato anche il 1.500%, denaro contante, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; I presunti usurai avrebbero steso la loro rete dalla costa jonica reggina e catanzarese a quella tirrenica vibonese. Su un versante avrebbe operato un gruppo, sull&#8217;altro il secondo e dall&#8217;uno all&#8217;altro sarebbero passate le vittime da spremere, come limoni.Un complesso giro di interessi usurai che hanno toccato anche il 1.500%, denaro contante, &#8220;pacchetti di autovetture&#8221; e beni immobili, avrebbero alimentato le linee dei prestiti a strozzo scardinate da Procura, Guardia di finanza e Carabinieri nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Business cars&#8221;.<span id="more-21647"></span> </p>
<p>A dare il &#8220;la&#8221; agli investigatori la denuncia di un commerciante, coinvolto in una diversa indagine su alcuni illeciti che avrebbe commesso nel disperato tentativo di recuperare le perdite che stava vorticosamente accumulando. E nell&#8217;arco di poco più di un anno gli inquirenti sono riusciti a chiudere il cerchio, ricostruendo le dinamiche &#8220;finanziarie&#8221; dei due gruppi, uno dei quali avrebbe fatto capo a Maurizio Camera, 36 anni di Ardore, l&#8217;altro a Giovanni Battista Tassone, 56 anni di Soriano.</p>
<p>«Nel momento in cui la denuncia viene presentata – ha evidenziato il procuratore Mario Spagnuolo – la Procura si muove per riscontrare la veridicità dei fatti e se ci sono gli elementi va avanti, senza guardare in faccia nessuno». </p>
<p>Inoltre, nel porre in risalto la difficoltà che l&#8217;intero Paese sta attraversando, dal punto di vista economico, e che di conseguenza si ripercuotono su molte delle attività locali, il procuratore ha aggiunto: «Quest&#8217;ultima operazione, una delle più importanti degli ultimi anni, mette a nudo la capacità delle &#8220;linee di credito usuraie&#8221; di essere parte del motore dell&#8217;economia vibonese e vista la delicata situazione che stiamo attraversando non è da escludere il tentativo dei cravattari di trovarsi ulteriori spazi. Ecco perché l&#8217;attenzione della Procura sarà altissima». </p>
<p>Da qui l&#8217;appello rivolto agli imprenditori del territorio: «Comprendiamo le loro difficoltà del momento e per questo li invitiamo a trovare forme di collaborazione con l&#8217;Autorità giudiziaria, affinché situazioni come quella emersa con quest&#8217;ultima operazione non si possano più verificare».</p>
<p>E per avere un&#8217;idea del percorso infernale intrapreso da tre commercianti vibonesi nel momento in cui si sono rivolti agli usurai per chiedere prestiti, basta scorrere alcune delle cifre messe nero su bianco dagli investigatori: tassi usurai che oscillavano dall&#8217;864% al 1.503,8% annuo, ovvero dal 72% al 136,71 mensile e immobili &#8220;scippati&#8221; ai legittimi proprietari.</p>
<p>Per mettere a segno l&#8217;operazione &#8220;Business cars&#8221; perfetta è stata la sinergia tra i militari di Polizia giudiziaria – «che sebbene pochi – ha puntualizzato il procuratore – riescono a fare molto bene il loro lavoro» – quelli del Comando provinciale e gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, i quali attraverso investigazioni classiche e indagini economico-finanziarie sono riusciti a mettere a posto i tasselli del complesso puzzle dell&#8217;attività usuraia e dei collegamenti tra il gruppo della zona jonica e quello del Vibonese.</p>
<p>Oltre a Camera e Tassone, l&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha riguardato anche Luciano Latella di Ardore, Carmine Franco di Catanzaro, Nazzareno Puglise, di San Costantino Calabro e Luigi Carè, di Serra San Bruno. Domiciliari sono stati invece disposti per Massimo Zappia (latitante), Adriano Sesto, di lamezia Terme, Girolamo Macrì e Francesco Tassone di Soriano.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=156927&#038;Edizione=11&#038;A=20111111">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Operazione &#8220;Business Cars&#8221; nelle province di Vibo, Catanzaro e Reggio &#8211; Tra gli arrestati anche affiliati al clan Mancuso di Limbadi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:31:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Applicavano tassi di interesse fino al 1500% e si facevano &#8220;ripagare&#8221; i prestiti con auto di lusso. Sono 10 i presunti usurai arrestati dalla guardia di finanza di Vibo Valentia e dai carabinieri. L&#8217;operazione &#8220;Business Cars&#8221; ha permesso di sgominare un&#8217;associazione a delinquere finalizzata all&#8217;usura aggravata, all&#8217;abusiva intermediazione finanziaria e all&#8217;estorsione ai [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Applicavano tassi di interesse fino al 1500% e si facevano &#8220;ripagare&#8221; i prestiti con auto di lusso. Sono 10 i presunti usurai arrestati dalla guardia di finanza di Vibo Valentia e dai carabinieri. L&#8217;operazione &#8220;Business Cars&#8221; ha permesso di sgominare un&#8217;associazione a delinquere finalizzata all&#8217;usura aggravata, all&#8217;abusiva intermediazione finanziaria e all&#8217;estorsione ai danni di tre imprenditori. <span id="more-21631"></span></p>
<p>L&#8217;operazione riguarda diverse località delle province di Vibo, Catanzaro e Reggio Calabria: molti dei destinatari delle ordinanze di custodia hanno precedenti di polizia e alcuni sono vicini al clan Mancuso di Limbadi. </p>
<p>Nove le persone finite in manette: Maurizio Camera, 36 anni, Luciano Latella (48), entrambi di Ardore (RC); Giovanni Battista e Francesco Tassone, di 56 e 21 anni, padre e figlio, e Girolamo Macrì (33), di Soriano Calabro (VV); Luigi Caré (47), di Serra San Bruno (VV); Nazzareno Pugliese (62), di San Costatino Calabro (VV); Franco Carmine (35), di Magisano (CZ); Adriano Sesto (37), di Lamezia Terme. Un&#8217;altra persona, la decima, di cui non sono state ancora rese note le generalità, si è resa irreperibile.</p>
<p>Il nome assegnato all&#8217;operazione, &#8220;Business Cars&#8221;, si riferisce al fatto che uno degli imprenditori vittime dell&#8217;usura, in qualità di titolare di un autosalone, sarebbe stato costretto a ripagare i suoi debiti anche con alcune auto, che poi, dopo essere state utilizzate per un periodo, venivano vendute dagli usurai a commercianti di automobili.</p>
<p>Singolare, tra gli altri, il caso della vittima costretta a &#8220;vendere&#8221; il proprio appartamento e poi a versare un canone d&#8217;affitto al suo strozzino per restare ad abitarvi.</p>
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		<title>Soci della cooperativa ricevuti dal Prefetto &#8211; Il parroco di Stefanaconi don Salvatore Santaguida e l&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato invitati ad andare avanti &#8211; Reazione della Cgil: «La presenza dello Stato non basta, occorre la reazione della società civile»</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Le indagini vanno avanti. L&#8217;attacco delle cosche all&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato, socio della cooperativa sociale Talità Kum, che muove i primi passi nella commercializzazione dell&#8217;olio extravergine, è ora al vaglio degli investigatori. Ieri pomeriggio il parroco di Stefanaconi don Salvatore Santaguda e lo stesso imprenditore, sono stati ricevuti dal prefetto Luisa Latella. Un [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Le indagini vanno avanti. L&#8217;attacco delle cosche all&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato, socio della cooperativa sociale Talità Kum, che muove i primi passi nella commercializzazione dell&#8217;olio extravergine, è ora al vaglio degli investigatori. Ieri pomeriggio il parroco di Stefanaconi don Salvatore Santaguda e lo stesso imprenditore, sono stati ricevuti dal prefetto Luisa Latella. Un incontro al quale era presente anche il ten. col. Daniele Scardecchia, che segue da vicino lo sviluppo delle indagini portate avanti dalla Stazione dei carabinieri di Sant&#8217;Onofrio alla cui guida c&#8217;è il luogotenente Sebastiano Cannizzaro.<span id="more-21602"></span> </p>
<p>Nel corso della riunione il prefetto Latella li ha esortati ad andare avanti, a non mollare, a denunciare con forza l&#8217;attacco della violenza criminale. Inoltre, il Prefetto si è dichiarato pronto a sostener le iniziative della cooperativa che rientra nei programmi del progetto Policoro. </p>
<p>Da parte loro i carabinieri starebbero vagliando alcuni particolari emersi in questa prima fase delle indagini e tutti sembrano fare emergere che dietro il gravissimo danneggiamento ci sia la mano degli uomini delle cosche. </p>
<p>Anche gli investigatori ritengono che per radere al suolo un uliveto di mille piante sia entrata in azione una vera e propria squadra armata di motoseghe. Gli alberelli sono stati tagliati di netto e quelli più piccoli ridotti a pezzettini, come per dire «qui non deve più crescere nulla».</p>
<p>Non sono poche le chiavi di lettura che si alimentano attorno al gravissimo danneggiamento di Sant&#8217;Onofrio, anche se i carabinieri sono convinti che un&#8217;azione del genere può essere portata a termine solo da un&#8217;organizzazione come la &#8216;ndrangheta. Le indagini vengono seguite passo passo dal procuratore della Repubblica, Mario Spagnuolo, che sull&#8217;argomento ha preferito rimanere in silenzio: «Può sembrare strano, ma qui stranamente si complica tutto&#8230;».</p>
<p>Differenti sono le reazioni, quelle della solidarietà nei confronti dell&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato. </p>
<p>Il presidente della cooperativa Talità Kum, Giovanni Pileggi, dopo aver precisato che la cooperativa è fuori della vicenda che ha coinvolto l&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato sottolinea: «Siamo vicini più che mai al nostro socio fornitore Pietro Lopreiato, duramente colpito nella sua attività da un gesto barbaro che offende l&#8217;intero territorio. </p>
<p>La vile azione perpetrata ai suoi danni rappresenta uno sfregio non solo economico all&#8217;interessato ma è, al contempo, un&#8217;offesa alle risorse della terra e a quanti s&#8217;impegnano quotidianamente per una società più equa e più giusta. </p>
<p>A Pietro esprimiamo pubblicamente, come già fatto di persona, tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno, esortandolo ad andare avanti per la sua strada d&#8217;imprenditore sano e responsabile, sapendo che dalla sua parte ha tutta la società civile che crede nella giustizia e nella cultura del lavoro e che, al suo fianco, continuerà ad avere la cooperativa sociale Talità Kum».</p>
<p>Per il segretario provinciale della Cgil, Franco Garufi, invece, «la misura è colma. La distruzione dell&#8217;uliveto dimostra che la &#8216;ndrangheta vibonese non sopporta la presenza nel territorio di iniziative economiche autonome ed innovative, capaci di rompere la subalternità e l&#8217;assuefazione ai voleri della criminalità organizzata. </p>
<p>In diversi comuni della provincia – osserva Garufi – gli attentati si ripetono a cadenza ormai quasi quotidiana e colpiscono chiunque tenti di alzare la testa e di affermare il diritto al lavoro ed alla legalità. La Cgil esprime la propria solidarietà ai soci della cooperativa di Stefanaconi e di San Nicola da Crissa. </p>
<p>Non è più possibile – ha poi aggiunto Garufi – limitarsi alle dichirazioni: occorre costruire iniziative concrete e forti per contrastare il tentativo della &#8216;ndrangheta di affermare nel territorio le sue regole violente. L&#8217;azione dello Stato è fondamentale ma da sola non basta. Deve mobilitarsi la società civile che in questo territorio sembra a volte impaurita. </p>
<p>La Cgil, pertanto, propone, alle altre organizzazioni sindacali, alla Chiesa e all&#8217;associazionismo, un&#8217;occasione di confronto per dare vita ad iniziative capaci di coinvolgere l&#8217;intera società».</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=155438&#038;Edizione=11&#038;A=20111108">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Attacco delle cosche alla cooperativa sociale &#8211; La violenza criminale prova a spezzare definitivamente le speranze dei giovani in un territorio dominato dalle cosche e dalla disoccupazione &#8211; L&#8217;uliveto distrutto in località Vajoti di Sant&#8217;Onofrio rientrava nel programma Policoro della Diocesi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/07/attacco-delle-cosche-alla-cooperativa-sociale-violenza-criminale-prova-spezzare-definitivamente-speranze-dei-giovani-territorio-dominato-dalle-cosche-dalla-disoccupazione-lulivet/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 09:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SANT&#8217;ONOFRIO (VV) &#8211; Un uliveto raso al suolo. Piante piegate sul terreno, tronchi segati di netto e le grandi chiome vellutate con le olive, che presto dovevano essere raccolte, tutte per terra una accanto all&#8217;altra. Sembra un esercito falcidiato dai bombardamenti degli aerei nemici. La furia della violenza criminale, quella alimentata dalle cosche della &#8216;ndrangheta, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SANT&#8217;ONOFRIO (VV) &#8211; Un uliveto raso al suolo. Piante piegate sul terreno, tronchi segati di netto e le grandi chiome vellutate con le olive, che presto dovevano essere raccolte, tutte per terra una accanto all&#8217;altra. Sembra un esercito falcidiato dai bombardamenti degli aerei nemici. La furia della violenza criminale, quella alimentata dalle cosche della &#8216;ndrangheta, questa volta ha superato se stessa. Ha sferrato un attacco ben preciso che va oltre una possibile richiesta estorsiva. Il messaggio è inequivocabile: «Qui comandiamo noi».<span id="more-21595"></span> </p>
<p>Segnali inquietanti, episodi violenti, sempre più frequenti nel Vibonese, che fiaccano qualsiasi timido tentativo di ripresa. </p>
<p>Dopo il recente attentato all&#8217;imprenditore Domenico Grasso di San Costantino Calabro con una bomba fatta esplodere davanti al suo garage, mentre in precedenza aveva subito il danneggiamento delle sue auto e colpi di pistola sparati all&#8217;indirizzo della sua abitazione, nella notte tra venerdì e sabato scorsi un vero e proprio commando armato di motosega e non di fucili e pistole è entrato in azione in località Vajoti di Sant&#8217;Onofrio ed ha letteralmente raso al suolo un intero uliveto.</p>
<p>Un altro imprenditore è stato messo in ginocchio e con lui sono state demolite nello spazio di una notte anche le speranze di una giovane cooperativa sociale. </p>
<p>L&#8217;uliveto di proprietà dell&#8217;imprenditore agricolo Pietro Lopreiato, 45 anni, originario di Sant&#8217;Onofrio ma residente a San Gregorio d&#8217;Ippona, era sorto con contributi della Diocesi ed era entrato a far parte del patrimonio della cooperativa &#8220;Talità Kum&#8221; della quale lo stesso Lopreiato è socio. </p>
<p>Quando don Salvatore Santaguida, parroco di Stefanaconi, tra i promotori dell&#8217;iniziativa insieme a don Domenico Muscari parroco di San Nicola da Crissa, lo contattò per esporgli il progetto (che fa parte del programma Policoro), l&#8217;imprenditore non ha avuto alcuna esitazione. Accettò subito la sfida. </p>
<p>L&#8217;obiettivo era quello di dare prospettive ai giovani in una terra divorata dalla &#8216;ndrangheta e dalla disoccupazione. In pratica tra le finalità della Talità Kum vi era anche quello di commercializzazione dell&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva di alta qualità. Un&#8217;idea che stava cominciando a muovere i primi passi ma che ha subito un colpo piuttosto basso. </p>
<p>Queste iniziative, evidentemente, alla &#8216;ndrangheta non piacciono. I malviventi che con le motoseghe si sono accaniti sull&#8217;intera piantagione non hanno risparmiato neanche gli alberelli più piccoli. Anzi, proprio questi sono stati tagliati a pezzettini. Un modo come un altro per far capire che su quel terreno non dovrà mai crescere il ramoscello della pace e della speranza.</p>
<p>Ma di fronte a tanta violenza ora si aspetta la risposta dello Stato, quella più volte annunciata ma che in realtà non c&#8217;è mai stata. Le grandi inchieste contro la &#8216;ndrangheta vibonese, capaci il lumicino della speranze, sembra appartengano solo al passato. Qui le cosche, da tempo omrai, hanno ricominciato a dettare legge.</p>
<p>Sull&#8217;attacco alla cooperativa le indagini dei carabinieri della stazione di Sant&#8217;Onofrio, che agiscono sotto le direttive del luogotenente Sebastiano Cannizzaro, sono scattate tempestivamente sotto il coordinamento del procuratore Mario Spagnuolo. Anche ieri mattina i militari sono tornati sul posto per un ulteriore sopralluogo. </p>
<p>Si cercano elementi utili per arrivare a imboccare la strada giusta anche se il sospetto è che si tratti di un&#8217;azione delle cosche per spazzare via la cooperativa. Subito ricevuti dal ten. col. dei carabinieri, Daniele Scardecchia, l&#8217;imprenditore Pietro Lopreiato e il parroco di Stefanaconi don Salvatore Santaguida.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=154813&#038;Edizione=11&#038;A=20111107">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Arrestato il giovane &#8220;pistolero&#8221; in fuga &#8211; Antonio Carà, 18 anni, intercettato nei pressi dell&#8217;ospedale di Tropea domenica pomeriggio. Era ricercato dall&#8217;alba dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri &#8211; Prima di premere il grilletto contro i militari aveva sparato sull&#8217;uscio di casa del padre di una minorenne</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/10/25/arrestato-giovane-pistolero-fuga-antonio-cara-anni-intercettato-nei-pressi-dellospedale-tropea-domenica-pomeriggio-era-ricercato-dallalba-dopo-conflitto-fuoco-con-carab/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 08:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Si è conclusa domenica pomeriggio la fuga del giovane ricercato dall&#8217;alba dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri. Antonio Carà, 18 anni, di Filandari, infatti, è stato individuato nei pressi dell&#8217;ospedale di Tropea dove, accompagnato dai suoi legali (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Bagnato) stava recandosi per farsi visitare, prima di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Si è conclusa domenica pomeriggio la fuga del giovane ricercato dall&#8217;alba dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri. Antonio Carà, 18 anni, di Filandari, infatti, è stato individuato nei pressi dell&#8217;ospedale di Tropea dove, accompagnato dai suoi legali (avvocati Francesco Sabatino e Giuseppe Bagnato) stava recandosi per farsi visitare, prima di presentarsi nella sede della Compagnia attigua al nosocomio. Comunque prima di essere arrestato il ragazzo è stato sottoposto a una serie di esami.<span id="more-21478"></span></p>
<p>Diverse le accuse mosse nei confronti del diciottenne al quale, oltre alla detenzione illegale di arma clandestina e alla ricettazione, vengono anche contestati la resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e spari in luogo pubblico.<br />
Intanto i carabinieri hanno anche ricostruito le fasi della violenta notte vissuta dal giovane, iniziata intorno alle 2 sull&#8217;uscio dell&#8217;abitazione di una ragazza minorenne con la quale avrebbe intrattenuto una relazione sentimentale. </p>
<p>Rapporto ostacolato dal padre della ragazza con il quale, appunto, Carà voleva un &#8220;chiarimento&#8221;. Sta di fatto che in piena notte, armato di pistola e dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo il diciottenne, presa l&#8217;auto del padre (all&#8217;insaputa di quest&#8217;ultimo) e pur non avendo ancora conseguito la patente, si è recato nel centro dove la ragazza vive con i genitori. Qui ci sarebbe stata una discussione, presto degenerata, tant&#8217;è che il diciottenne, mentre si trovava sulla soglia di casa della ragazza, avrebbe sparato due colpi di pistola prima di dileguarsi.</p>
<p>Comportamento grave questo del giovane a cui, nel corso della stessa notte, ne sono seguiti altri dello stesso tenore, tanto da mettere a repentaglio, non solo la vita dei carabinieri contro i quali avrebbe sparato, ma la sua stessa incolumità. </p>
<p>Dopo aver lasciato la casa della minorenne, infatti, Carà stava percorrendo la provinciale 33 che collega San Calogero a Rombiolo quando sulla sua strada ha trovato una pattuglia di militari del Norm della Compagnia di Tropea. Alla vista dei carabinieri il giovane ha arrestato la Panda sulla quale si trovava ma, non appena uno dei militari gli si stava avvicinando, con uno stratagemma si è catapultato fuori dall&#8217;abitacolo gettandosi a capofitto nelle campagne circostanti. Il buio e i luoghi hanno impedito ai carabinieri di acciuffarlo.</p>
<p>Scattata una perquisizione sull&#8217;autovettura, sotto il sedile lato passeggeri è stata rinvenuta una pistola marca Star calibro 45, con matricola abrasa e carica con tre cartucce, di cui una in canna. Al contempo allertata la Compagnia, le Stazioni limitrofe, il Comando provinciale e la Procura, iniziavano le ricerche del diciottenne, nel frattempo identificato attraverso i documenti rinvenuti sull&#8217;auto. </p>
<p>Identificazione che consentiva agli investigatori – le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Santi Cutroneo – di ricostruire anche l&#8217;antefatto, solo in un secondo momento confermato dal padre della minorenne.</p>
<p>Alle 7,30 circa una pattuglia rintracciava il fuggitivo nei pressi del centro abitato di Rombiolo. Anzichè fermarsi il giovane avrebbe sparato un colpo di pistola (ma l&#8217;arma non è stata ritrovata) contro i carabinieri i quali, a loro volta, hanno risposto al fuoco esplodendo altri due colpi. Fortunatamente tutti i colpi sono andati a vuoto. </p>
<p>E mentre Antonio Carà si ridava alla fuga i militari intensificavano le ricerche nel tentativo di bloccarlo. Caccia terminata intorno alle 15 quando il giovane è stato intercettato, con i suoi avvocati, nei pressi dell&#8217;ospedale di Tropea, attiguo alla Compagnia dei carabinieri.</p>
<p>I particolari della vicenda sono stati resi noti ieri mattina nel corso di una conferenza stampa in Procura, presenti il procuratore Mario Spagnuolo, il sostituto Santi Cutroneo, il colonnello Daniele Scardecchia (comandante provinciale), il maggiore Vittorio Carrara (a capo del Reparto operativo) e il capitano Francesco Di Pinto (comandante della Compagnia di Tropea).</p>
<p>A spiegare il motivo della conferenza stampa è stato proprio il procuratore Spagnuolo il quale ha posto l&#8217;accento sul coinvolgimento di un ragazzo di appena 18 anni in una vicenda così grave, indicativa «della situazione di violenza che permea quelle zone territoriali, perché – ha evidenziato il procuratore – siamo di fronte a un ragazzo che pensa di risolvere i suoi problemi di cuore armandosi di pistola, che spara e poi rispara ancora contro i carabinieri. </p>
<p>Un continuum di violenza che non può che farci preoccupare anche perché non dimentichiamo che a Filandari, paese d&#8217;origine del diciottenne, un anno fa circa cinque persone sono state ammazzate per fatti riguardanti terreni e sconfinamento di pascolo». E il fatto che la vicenda di domenica giri attorno al comportamento di un diciottenne ha fatto alzare il livello di guardia su un fronte, quale quello della violenza nel Vibonese, che in realtà non è mai fermo. </p>
<p>Inoltre nel corso della conferenza stampa il comandante provinciale dell&#8217;Arma ha sottolineato la rapidità e l&#8217;efficacia dell&#8217;azione dei militari che hanno agito in perfetta sintonia e sinergia con la Procura.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=147683&#038;Edizione=11&#038;A=20111025">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Si copre la fuga sparando, ricercato &#8211; Caccia a un 18enne di Filandari riuscito a sfuggire con uno stratagemma ai carabinieri &#8211; Localizzato ha esploso un colpo. Nella sua auto rinvenuta un&#8217;altra pistola</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 07:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMBIOLO (VV) &#8211; Fermato dai carabinieri è riuscito a sfuggire ai controlli. Localizzato a distanza di qualche ora, è di nuovo fuggito ma, in questo caso, per aiutarsi nella fuga non avrebbe esitato a sparare un colpo di pistola contro i militari. È caccia aperta dall&#8217;alba di ieri al giovane protagonista della vicenda che avrebbe potuto avere un epilogo molto più drammatico. Da quanto si è appreso si tratta di Antonio Carà, 18 anni di Filandari che, intorno alle 3,30 di ieri, a bordo di una Panda di colore verde percorreva la strada provinciale 33 che da San Calogero conduce verso Rombiolo.<span id="more-21471"></span> </p>
<p>Durante il tragitto l&#8217;auto è stata fermata da una pattuglia di carabinieri per un normale controllo. Il giovane ha arrestato l&#8217;auto, di proprietà di suo padre, ma quando uno dei militari gli si è avvicinato avrebbe iniziato a dare segni di insofferenza fisica dicendo di sentirsi molto male. </p>
<p>A questo punto il carabiniere si è scostato dall&#8217;auto per dire al collega di chiamare il 118, ma ciò è bastato perché il giovane si precipitasse fuori dalla Panda gettandosi a capofitto nelle campagne circostanti.</p>
<p>Immediate sono scattate le ricerche, con il coinvolgimento di tutte le Stazioni del circondario, ma del diciottenne nessuna traccia. Nel frattempo all&#8217;interno della Panda i carabinieri hanno rinvenuto una pistola, marca Star calibro 45, con matricola abrasa, e tre cartucce. </p>
<p>E mentre il territorio veniva battuto palmo a palmo, intorno alle 7 del mattino, una pattuglia avvistava il ricercato che, presumibilmente, cercava di rientrare sulla strada provinciale. Questa volta, però, il giovane alla vista dei militari avrebbe estratto una pistola sparando un colpo (andato a vuoto) prima di rituffarsi nelle campagne. </p>
<p>Ripresa la caccia al fuggitivo sul posto sono intervenuti anche il comandante provinciale dell&#8217;Arma, ten. col. Daniele Scardecchia, il tenente Francesco Di Pinto (alla guida della Compagnia di Tropea), personale del Nucleo operativo di Vibo, oltre al maresciallo Carmine Pica (Rombiolo) e al maresciallo Salvatore Todaro (Filandari).</p>
<p>Sulla vicenda, oltreché ricerche, sono in corso indagini anche per capire cosa ci facesse e dove dovesse andare il diciottenne con due pistole.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=147055&#038;Edizione=11&#038;A=20111024">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, nei Municipi divieto d&#8217;accesso &#8211; Consegnate a quindici sindaci che hanno aderito a &#8220;ViboVale&#8221; e al presidente della Provincia le targhe con su scritto: qui la mafia non entra &#8211; Ma la lotta alla criminalità richiede altri e diversi sforzi e di questo ne sono sembrati tutti convinti</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 08:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; D&#8217;ora in avanti il messaggio sarà chiaro, o almeno così dovrebbe essere. In sedici comuni del Vibonese, Provincia compresa, il divieto d&#8217;accesso alla &#8216;ndrangheta sarà posto all&#8217;ingresso di ogni Municipio. Ha iniziato palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; che già da ieri la sua targa &#8220;Qui la &#8216;ndrangheta non entra, i comuni calabresi ripudiano la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; D&#8217;ora in avanti il messaggio sarà chiaro, o almeno così dovrebbe essere. In sedici comuni del Vibonese, Provincia compresa, il divieto d&#8217;accesso alla &#8216;ndrangheta sarà posto all&#8217;ingresso di ogni Municipio. Ha iniziato palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; che già da ieri la sua targa &#8220;Qui la &#8216;ndrangheta non entra, i comuni calabresi ripudiano la mafia in ogni sua forma&#8221; l&#8217;ha sistemata sulla porta del Comune. A ruota lo faranno gli altri Enti locali, iniziano i sedici che fanno parte dell&#8217;associazione &#8220;ViboVale&#8221; e analoga iniziativa potranno fare i comuni che lo richiederanno.<span id="more-21360"></span></p>
<p>Il messaggio, dunque, è chiaro e forte, ma l&#8217;impegno nella lotta alla criminalità, organizzata e non, richiede altri sforzi che non si esauriscono certo con la sistemazione di una targa. Di questo ne sono sembrati convinti tutti i protagonisti della cerimonia svoltasi ieri mattina a palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221;, nel corso della quale sono state consegnate le prime sedici targhe. </p>
<p>Per l&#8217;occasione nella sala consiliare erano presenti, oltre al sindaco Nicola D&#8217;Agostino, ai primi cittadini dei Comuni interessati e al presidente della Provincia Francesco De Nisi, il prefetto Luisa Latella, il procuratore Mario Spagnuolo, il questore Giuseppe Cucchiara, il ten. col. Daniele Scardecchia, il com. Paolo Marzio, il com. Antonio Casella, il direttore della Scuola di polizia Salvatore Barilaro e del carcere Antonio Galati. </p>
<p>Accanto a loro l&#8217;on. Mario Tassone, il sen. Francesco Bevilacqua, e i consiglieri regionali Bruno Censore e Salvatore Magarò (presidente della commissione regionale antimafia). Numerosi gli amministratori presenti, tra i quali l&#8217;assessore Nicolino La Gamba (portavoce dell&#8217;associazione &#8220;ViboVale&#8221;), e il coordinatore provinciale di Libera mons. Giuseppe Fiorillo.</p>
<p>Nei vari interventi, aperti da quello del sindaco D&#8217;Agostino, è stata sottolineata l&#8217;importanza del simbolo che la targa rappresenta sempreché si sia in grado di riempire questo simbolo di contenuti. Insomma azioni coerenti e conseguenti sono state chieste da più parti a gran voce affinchè – come ha detto il Prefetto – la targa non rimanga «un quadro come tanti altri». </p>
<p>Azioni coerenti con il messaggio che si vuole dare, sinergiche e di supporto al lavoro quotidianamente svolto da magistratura e forze di polizia. Un aspetto questo che chiama in causa le responsabilità di ognuno, sia esso politico, amministratore, parlamentare, rappresentante istituzionale o di associazioni. Un modo come un altro per ribadire – e l&#8217;on. Tassone l&#8217;ha fatto – che la lotta alla criminalità non deve essere circoscritta agli addetti ai lavori ma richiede altre azioni in particolar modo quando le infiltrazioni viaggiano sul binario politica-burocrazia.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=141110&#038;Edizione=11&#038;A=20111011">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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