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Oliverio e quella nomina inopportuna. L’Anticorruzione chiede la sua sospensione per tre mesi.

in politica e cronaca

Ci risiamo. Ogniqualvolta che le acque calabresi sembra si siano calmate e la politica sembra possa ripartire in serenità con il proprio lavoro, ecco che arriva una nuova burrasca. Questa volta il temporale estivo che si abbatte sulla massima istituzione regionale proviene da Roma, nello specifico dall’Autorità anticorruzione (Anac) che, attraverso il presidente Raffaele Cantone, ha richiesto la rimozione del direttore dell’Asp di Reggio Calabria, Santo Gioffré, e la conseguente sospensione dei componenti dell’Esecutivo regionale che avevano proceduto a quella nomina.

Raffaele-Cantone

Raffaele Cantone

Ma andiamo con ordine. Alla base del parere dell’Anac vi è il decreto legislativo 39/2013, che come più volte segnalato e denunciato riguardo al caso in questione dal Movimento 5 Stelle, prevede che “gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che nei cinque anni precedenti siano stati candidati in elezioni europee, nazionali, regionali e locali, in collegi elettorali che comprendano il territorio della Asl”. E il manager Gioffré è stato candidato a sindaco nel Comune di Seminara (Rc) nel 2013 (pur non essendo eletto).

Ecco perché l’Anticorruzione ha fatto richiesta di rimozione del manager dell’Asp-Rc al dirigente regionale delegato all’anticorruzione, Gabriella Rizzo. Ma l’atto non si esaurisce qui. Sì, perché sempre il decreto legislativo 39/2013, all’articolo 18 prescrive anche che “i componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli non possono per tre mesi conferire gli incarichi di loro competenza”.

Da qui la richiesta di sospensione dell’Esecutivo responsabile di quella nomina, vale a dire la Giunta della Regione Calabria. La nomina di Gioffré a direttore dell’Asp-Rc fu ratificata dalla prima giunta Oliverio. Di quell’esecutivo, dopo il terremoto Rimborsopoli e le conseguenti dimissioni di tutti gli assessori regionali, è rimasto soltanto il presidente Mario Oliverio. Indi, l’Anac ha formalizzato lo scorso 2 settembre anche la richiesta di sospensione per tre mesi del massimo vertice istituzionale calabrese. In soldoni, il presidente Oliverio, per i prossimi 90 giorni non potrà procedere a nessuna nomina. Certo, lo potrà fare la restante giunta, con le nomine collegiali deliberate dal vicepresidente, Antonio Viscomi.

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Mario Oliverio

Chiariamo un aspetto: non siamo di fronte a un reato commesso dal Presidente regionale, né di fronte a un atto di corruzione. Parliamo di un atto dell’Esecutivo sbagliato in partenza, perché ratificava una nomina che non poteva essere fatta. Resta, dunque, il dato politico che definire sconcertante non è per nulla esagerato. Come è potuto accadere che il Presidente della massima istituzione regionale abbia deciso una nomina, consapevole che sarebbe andato contro le prescrizioni di legge? O meglio: è stata una scelta consapevole dei rischi ai quali andava incontro o una scarsa conoscenza della norma? Per il momento non è dato sapere le motivazioni che hanno spinto Oliverio alla nomina di Gioffré, ma in entrambi i casi il presidente non ne esce di certo nel migliore dei modi.

Su di lui pesa, infatti, la responsabilità di aver proceduto a un atto “illegittimo” secondo quanto scritto dall’Autorità Anticorruzione. Un governatore che fa della lotta all’illegalità e al malaffare la sua prima mission, in una regione in cui questi due mali sono radicati nel profondo, non può permettersi passi falsi di questo genere. Soprattutto quando l’istituzione regionale ha un deficit clamoroso di credibilità e deve pedalare a testa bassa per riacquistare la fiducia dei cittadini calabresi. E non è forzando la mano con queste scelte politiche che ci si incammina sulla strada giusta. E poco importa se, come ha ricordato in seguito Oliverio, “in questi mesi nell’A.S.P. di Reggio Calabria il dottor Santo Gioffrè ha dato un importante, coraggioso e fattivo contributo per impedire e bloccare tentativi e pratiche di malaffare revocando atti amministrativi che esponevano l’A.S.P. di Reggio Calabria a pagamenti non dovuti (magari doppi o tripli) di fatture milionarie. Atti concreti certificati anche da formali denunzie di Gioffrè alla Procura della Repubblica, che hanno registrato il plauso di tante forze sane ed oneste della società reggina e calabrese e che hanno avuto il nostro pieno ed incondizionato sostegno”.

Poco importa anche che “sull’applicabilità di questa norma alla figura del Commissario – sostiene ancora Oliverio – vi sono diverse interpretazioni, tant’è che da più forze ed esponenti parlamentari è stata posta l’esigenza di affrontare la questione. Lo stesso Ministero della Funzione Pubblica che ha avuto modo di esaminare la vicenda specifica della nomina di Gioffrè nei mesi scorsi ha ritenuto di non dover assumere alcuna decisione di contestazione della stessa”. Se c’era un dubbio sul conferimento di un incarico, in questa fase assai delicata per i calabresi e per l’istituzione Regione, sarebbe stato meglio, ripeto, evitare di esporsi a critiche o, peggio, a sanzioni che minano la stessa legittimità dell’Esecutivo.

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Oliverio insieme al Commissario alla Sanità, Massimo Scura

Tra l’altro, per Oliverio si tratta di una vera e propria beffa (cercata, naturalmente). La nomina di Gioffré, così come quelle di tutti gli altri direttori generali delle Asp calabresi, avvenne nel pieno di uno “scontro” istituzionale con il Commissario straordinario alla Sanità, Massimo Scura, e con il Governo. Atti che nelle intenzioni di Oliverio volevano dimostrare alla politica nazionale e alla comunità calabrese come il presidente avesse voce in capitolo, se non addirittura pieni poteri, nel settore tra i più cruciali per la Calabria, la sanità appunto. Ecco perché quella nomina ha tutto il sapore di una dimostrazione di forza politica, più che di una decisione dettata da ragionevolezza, da parte del governatore nel continuo braccio di ferro con il Commissario Scura.

Chiudiamo ironicamente (almeno ci ridiamo un po’ su), ricordando i primi tre mesi di Oliverio a Palazzo Alemanni, dal suo insediamento alla nomina della prima giunta, che hanno registrato una calma piatta e un’attività amministrativa rasente lo zero. Se la sanzione dell’Anac potesse essere retroattiva, Oliverio avrebbe scontato i 90 giorni di sospensione già all’inizio della sua legislatura.

di Enrico De Grazia

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