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Operazione “Eclissi”: il Gip conferma il carcere per 24 ‘ndranghetisti

in politica e cronaca

GIOIA TAURO – Carcere per 24 ‘ndranghetisti già arrestati il mese scorso a San Ferdinando. Così stamattina i Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno eseguito l’ordine del Gip del Tribunale di Reggio Calabria, dott. Domenico Santoro, a conferma delle accuse nei confronti degli affiliati alla cosca “Locale di San Ferdinando” che lo scorso 14 ottobre erano stati fermati nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Eclissi”.

Associazione a delinquere di stampo mafioso è il “reato cardine” contestato a tutti i soggetti finiti in carcere, oltre a quelli accertati di estorsioni consumate e tentate, danneggiamenti con l’uso di armi da fuoco, possesso ed uso di armi anche da guerra e “condizionamento dell’ordinario andamento delle istituzioni a livello comunale”, che le ‘ndrine dei “Bellocco-Cimato” e “Pesce-Pantano” esercitavano nell’amministrazione del paese ottenendo autorizzazioni all’apertura di attività commerciali e l’appalto per la raccolta dei rifiuti.

Dietro le sbarre il capo o “reggente” dell’organizzazione, Ferdinando Cimato detto “u Zirruni”, Antonio Cimato “Ricchiazza”, che organizzava e gestiva un po’ tutte le attività del clan, Gregorio Malvaso, con il ruolo di “Capo Crimine”, in particolare per le estorsioni e i danneggiamenti, Giuseppe Scicchitano, addetto al commercio delle armi e Giuseppe Gioffrè alias “peppi i tota”, con compiti di consigliere e che aveva organizzato il danneggiamento del bar “Sport & Style”.

Insieme a loro altre 17 persone, tra “picciotti di giornata” sempre a disposizione della cosca o incaricati a far “circolare le informazioni” tra i vari affiliati e referenti politici all’interno del Comune. Questi ultimi sono appunto Giovanni Pantano, ex consigliere di minoranza e “contraltare” del vice sindaco Santo Celi, anch’esso in carcere quale esecutore delle direttive dei capi-clan e operativo nel settore delle armi e dei danneggiamenti e infine lo stesso sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi, a cui sono toccati gli arresti domiciliari, sempre come referente politico delle cosche, ma non facendone parte stabilmente.

Le indagini che hanno portato alla cattura dei 23 più uno, Giuseppe Pantano, risultato irreperibile, hanno fatto emergere come le due famiglie dei Cimato e dei Pantano alternassero periodi di guerra e di pace nella loro contrapposizione, in modo da subire meno pressione dalle forze dell’ordine e riuscire così ad infiltrarsi nelle attività economiche ed imprenditoriali del territorio attraverso le estorsioni, oltre alla dimostrazione della pesante ingerenza nell’amministrazione comunale. Sono stati infine posti sotto “sequestro preventivo, invia d’urgenza” i frutti di questa organizzazione mafiosa, vale a dire 6 immobili, adibiti a imprese e attività commerciali, del valore stimato di oltre 10 milioni di euro.

di Gianluigi Catalano

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