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Operazione Reghion, scoperto un comitato d’affari che gestiva la “macchina amministrativa comunale” di Reggio

in politica e cronaca / primo piano

REGGIO CALABRIA – I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno fermato dieci persone nell’ambito dell’operazione denominata “Reghion”. Le indagini, avviate nel 2013 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Reggio Calabria, hanno portato all’acquisizione di concordanti elementi indiziari a carico delle seguenti persone: Barbieri Domenico, Barbieri Vincenzo Carmine, Cammera Antonio Franco, Cammera Marcello Francesco Antonio, dirigente Settore Cultura–Turismo–Istruzione e Sport del Comune di Reggio Calabria, all’epoca delle indagini Dirigente del settore Servizi Tecnici; Fortugno Bruno, funzionario del Settore Servizi Tecnici e Alta Professionalità per il Servizio Idrico Integrato del Comune di Reggio Calabria; Kappler Domenico, Lucianetti Sergio, Patimo Luigi, Scambia Alberto, Scambia Mario, indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Inoltre, è stata contestata la violazione amministrativa del Codice di responsabilità degli Enti Locali a carico di due società operanti nel settore della depurazione delle acque e di fornitura di servizio idrico integrato.

Contestualmente, è stato disposto il sequestro preventivo delle seguenti società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie:

– ALLUMINIO CONDUTTORI s.r.l. con sede a Brescia ed unità locali a Reggio Calabria e San Ferdinando (RC)
– ASTEM s.r.l. con sede a Roma ed unità locali a San Ferdinando (RC)
– ASTER CONSULT s.r.l., con sede a San Ferdinando (RC);
– ESSEVU s.r.l., con sede a Colonna (RM);
– GEAR s.r.l., con sede a Reggio Calabria
– GLOBAL BUSINESS SERVICE S.r.l., con sede a Roma;
– IDRORHEGION s.c.a.r.l. con sede a Roma ed unità locali a Reggio Calabria;
– IDRORHEGION SERVIZI s.r.l. UNIPERSONALE con sede a Reggio Calabria;
– IDROSUR S.r.l. con sede a Roma;
– PROG.IN. s.r.l., con sede a Roma;
– RHEGION-AGUA s.c.a.r.l. con sede a Milano;
– S.O.P. di BARBIERI Domenico & C. s.a.s con sede a San Ferdinando (RC);
– SMECO LAZIO srl a socio unico, con sede a Roma;
– TEC.AL.CO. s.r.l., con sede a San Ferdinando (RC) ed unità locali a Brescia e di due esercizi pubblici, il Bar “Winner” e il ristorante pizzeria “Naos” siti a Reggio Calabria frazione Gallico, ritenuti riconducibili a soggetti indagati per associazione mafiosa, per un valore economico complessivo stimato in € 42.500.000 circa.

L’indagine “Reghion” – dal nome greco della città che la storia vuole fondata intorno al 730-720 a.c. sulla riva destra del Calopinace – mirata a verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del comune di Reggio Calabria, ha dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta: una posizione verticistica sarebbe occupata dall’Avv. Paolo Romeo, di recente coinvolto in altra operazione di Polizia, e dal dirigente pro tempore del settore “Servizi Tecnici” del comune di Reggio Calabria Arch. Marcello Cammera, a cui viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e che, in base alle accuse, avrebbe consentito a imprese mafiose l’ottenimento di appalti, aggirando o eludendo la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali nelle quali l’Avvocato Romeo aveva significativa influenza e co-interessenze, creando condizioni pretestuose per orientare, illecitamente, l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Il modus operandi dell’Arch. Cammera sarebbe stato quello di creare artatamente veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da porre chi si trovava nella posizione di dover decidere innanzi a una situazione in cui le alternative erano la sospensione dei lavori, col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione che finiva con l’assecondare il piano criminale fraudolento, congegnato dal dirigente.

Tra le numerose opere pubbliche oggetto di indagine, particolare attenzione è stata riservata all’aggiudicazione della gara d’appalto pubblico integrato, in project financing, avente ad oggetto il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche nella città di Reggio Calabria, del valore di oltre € 250.000.000.

Le vicende connesse dapprima alla predisposizione del bando di gara, quindi all’aggiudicazione, infine alla stipula della conseguente convenzione tra l’ente pubblico e l’aggiudicatario del predetto appalto per la gestione pluriennale del servizio idrico a Reggio Calabria, costituiscono l’emblema del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato, che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine.

Le indagni avrebbero evidenziato come Marcello Cammera, Luigi Patimo, i cugini Alberto e Mario Scambia, nonché Domenico Barbieri e Paolo Romeo, con l’ulteriore complicità del responsabile del servizio idrico del comune di Reggio Calabria, ingegnere Bruno Fortugno, abbiano posto in essere azioni volte a pilotare il bando del servizio idrico integrato in favore dell’unica impresa partecipante.

Sarà proprio il fratello del dirigente Marcello Cammera, Franco Antonio Cammera a fornire uno spaccato inquietante degli accordi corruttivi evocando esplicitamente, in una conversazione intercettata, della questione “mazzette”. Ecco un breve passaggio del dialogo intercettato: “Allora questo incontro …è dovuto per un lavoro molto importante! …abbiamo deciso io e mio fratello di farlo, …perché, è venuta fuori di nuovo, … il discorso, “mazzette”….

La procedura si è sviluppata durante il periodo in cui il Comune di Reggio Calabria era stato sciolto per il pericolo d’infiltrazioni mafiose, ed il governo dell’ente pubblico era stato assegnato ai commissari prefettizi. L’istruttoria, la progettazione e le vicende coeve e successive all’aggiudicazione erano state affidate al Comune di Reggio Calabria, mentre la gestione delle operazioni relative allo svolgimento della gara ed all’aggiudicazione erano affidate alla SUAP provinciale.

A seguito di due successive proroghe, l’aggiudicazione avveniva in favore dell’unico offerente, il Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto dalla spagnola Acciona Agua Servicios S.L. ed Idrorhegion S.c.a.r.l. S.r.l., che grazie agli accordi corruttivi aveva potuto presentare il minimo ribasso dello 0,1%.

I cugini Alberto e Mario Scambia sono tra i principali referenti di “IDRORHEGION SCARL S.r.l.”, società sorta dalla scissione di ramo d’azienda dalla “ACQUEREGGINE SCARL S.r.l.”. Quest’ultima ha gestito per lunghi anni il sistema di depurazione delle acque, appaltatole dal Comune di Reggio Calabria; mentre, la prima è sorta dalla scissione della seconda, con novazione della relativa partecipazione sociale.

Le indagini avrebbero permesso di accertare che il dominus delle scelte imprenditoriali fosse Alberto Scambia, mentre l’altro socio di fatto e, comunque, soggetto gerente la Idrorhegion S.c.a.r.l., sarebbe Domenico Barbieri, cugino dell’Avv. Paolo Romeo, attraverso il controllo delle restanti quote sociali, pari al 24,4% del totale, intestate alla GEAR S.r.l.

Nella Idrorhegion S.c.a.r.l., il Barbieri svolge il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione e ha investito nella società – sin da quando il ramo d’azienda era ancora incorporato nella Acquereggine – notevoli risorse finanziarie, svolgendo anche una significativa attività di ristrutturazione organizzativa che aveva ridato vigore all’azienda, superando talune difficoltà registrate sotto la presidenza Mallamaci (espressione della IAM S.p.a.), allorquando la gestione ed organizzazione aziendale era dominata da Alberto Scambia.

Altro protagonista della vicenda, sarebbe l’Avvocato Paolo Romeo. Le indagini avrebbero accertato come il Romeo, seppur non rivesta alcun ruolo formale nella vicenda, oltre a palesare cointeressenze imprenditoriali con Barbieri Domenico, vantasse uno speciale rapporto di solidarietà ed influenza nei riguardi di Marcello Cammera. Ed in questo contesto, Romeo sarebbe intervenuto più volte per sollecitare Cammera e Fortugno ad aderire alle pretese degli imprenditori privati, ma anche per comprendere talune dinamiche amministrative connesse al pagamento delle “mazzette”.

Ulteriore personaggio cardine della vicenda corruttiva sarebbe Domenico Kappler, anche se privo di cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda. Si tratta di un manager, legato da stretti rapporti imprenditoriali con Alberto Scambia. Le indagini avrebbero dimostrato come Kappler palesasse evidenti interessi ed attiva partecipazione nella gestione operativa di Acquereggine S.c.a.r.l. e Idrorhegion S.c.a.r.l., significativa capacità d’influenza presso ACEA S.p.a., ma soprattutto svolgesse il ruolo di amministratore delegato della società pubblica “RISORSE PER ROMA” S.p.a. , attraverso la quale aveva conferito a Cammera un incarico professionale che costituiva una porzione del prezzo della sua corruzione.

Sergio Lucianetti è l’amministratore unico e socio di maggioranza (detenendo il 60% delle quote) della PROG.IN S.r.l., l’impresa a cui il R.T.I. aggiudicatario dell’appalto investigato aveva affidato la concreta esecuzione della progettazione delle opere appaltate.

Luigi Patimo è il rappresentante della società spagnola ACCIONA AGUA SERVICIOS S.L. (filiazione della ACCIONA AGUA S.A., società leader del settore, con sede ad Alcobendas – Madrid, dei cui requisiti economici e strutturali si è avvalsa la prima, per partecipare alla selezione indetta dal Comune di Reggio Calabria) che con la citata Idrorhegion S.c.a.r.l., ha costituito dapprima il R.T.I. unico partecipante e, quindi, aggiudicatario del bando di gara per la depurazione delle acque ed il servizio idrico della città di Reggio Calabria, quindi, sempre in compartecipazione con Idrorhegion S.c.a.r.l., ha costituito la società di progetto RHEGION AGUA S.c.a.r.l. tramite la quale doveva essere gestito l’appalto, intorno al quale ruotano le vicende corruttive oggetto d’indagine.

Per come emerso dalle indagini, all’inizio del 2014 si stava avvicinando la scadenza dei contratti di gestione dei servizi di depurazione e dell’idrico, e il comune di Reggio Calabria per sopperire alle carenze del settore, ricorreva al sistema del project financing. Alberto Scambia e Domenico Barbieri, grazie alle informazioni riservate fornite da Cammera e Fortugno, si sarebbero adoperati con largo anticipo nel predisporre le condizioni economico-finanziare necessarie per poter partecipare al bando di gara.

L’obiettivo sarebbe stato quello di creare “ad arte” condizioni tali da escludere la concorrenza di altre imprese o raggruppamenti temporanei di imprese, e una volta certi di concorrere “in solitudine”, ricorrendo all’istituto della proroga dei termini di scadenza del bando di gara, aggiudicarsi la stessa con il minimo del ribasso. Il bando, quindi, sarebbe stato viziato ab origine dagli accordi corruttivi preesistenti tra l’impresa e i dipendenti pubblici Cammera e Fortugno i quali, al fine di creare una sorta di “sbarramento” e impedire la partecipazione delle piccole/medie imprese alla gara, innalzavano i parametri dei requisiti economici di partecipazione.

Nello stesso bando, al fine di massimizzare i profitti del concessionario, Cammera e Fortugno avrebbero indicato un fatturato di volumi d’acqua difforme da quello realmente consumato nel capoluogo reggino, creando le condizioni, affinchè il RTI aggiudicatario potesse conseguire fraudolente restituzioni milionarie da parte del Comune di Reggio Calabria.

Inoltre il dirigente Marcello Cammera si sarebbe impegnato a richiedere due proroghe della scadenza del termine ultimo di presentazione delle offerte, al fine di consentire alla cordata “ACCIONA-IDRORHEGION” di acquisire la matematica certezza di non incontrare la concorrenza di altre partecipanti, riuscendo così ad aggiudicarsi l’appalto con un ribasso assolutamente irrisorio, pari allo 0,1%.

E gli atti contrari dei pubblici ufficiali corrotti proseguivano anche in relazione alla predisposizione dello schema di convenzione che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Giunta Comunale di Reggio Calabria. L’atto di regolamento del rapporto, infatti, era redatto in maniera completamente sbilanciata in favore del concessionario, prevedendo che dei maggiori risparmi di spesa che da ciò le imprese avrebbero conseguito, si sarebbero fatti carico gli unici soggetti indifesi nella progettazione del piano criminale: i cittadini di Reggio Calabria. Era stato, infatti, previsto che tali maggiori costi avrebbero zavorrato le bollette dell’utente finale.

Ad oggi la convenzione per la gestione del servizio idrico e depurazione non risulta essere stata ancora firmata dalla Giunta Comunale.

In sintesi, gli imprenditori indagati avrebbero costituito una stabile organizzazione con predisposizione di fondi neri e ripartizione degli incarichi corruttivi, in un contesto organizzato tipico di soggetti professionalmente dediti a sviluppare la propria attività aziendale ed incrementare la propria capacità economica e di accaparramento di flussi economici pubblici, praticando professionalmente la corruzione.

Quello di cui fanno parte gli imprenditori e professionisti indagati è un collaudato sistema, organizzato per la consumazione di una pluralità di corruzioni.

Benché provenienti da diverse realtà imprenditoriali e diverse esperienze professionali, Alberto Scambia, Luigi Patimo e Domenico Barbieri avrebbero costituito un fondo nero, che sarebbe stata la “stanza di compensazione” per la ripartizione dei proventi delle attività delittuose e delle spese extracontabili, molte delle quali funzionali alla corruzione dei pubblici ufficiali.

Un vero e proprio sistema funzionale ad intercettare ed orientare flussi di spesa pubblica, per acquisire relazioni privilegiate ed illecite con la Pubblica Amministrazione, acquisendo enormi profitti a danno della stessa.

redazione CN

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