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Operazione “Rheinbrucke”, la ‘ndrangheta esportata in Germania. (VIDEO)

in media gallery / politica e cronaca

Associazione mafiosa e concorso in associazione mafiosa, aggravati da transnazionalità. Sono questi i reati contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria a un gruppo organizzato di 10 soggetti, nei confronti dei quali, stamani, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, tra la Calabria e la Germania, emessa del tribunale reggino.

L’operazione, denominata “Rheinbrucke”, ha visto la collaborazione della polizia tedesca, in quanto i responsabili dell’associazione ‘ndranghetista, erano componenti delle 2 articolazioni territoriali, conosciute come “Locale di Rielasingen”, in Germania appunto e “Locale di Fabrizia”, in provincia di Vibo Valentia.

germaniaQuesta indagine, iniziata a gennaio 2012, prosegue in realtà l’operazione ”Helvetia”, portata a termine il 22 agosto 2014, nella quale furono coinvolti 18 affiliati alla ‘ndrangheta, di cui 16 appartenenti all’articolazione territoriale detta “Società di Frauenfeld” in Svizzera. Entrambe queste operazioni inoltre, hanno utilizzato il materiale probatorio derivante dalle indagini “Crimine”, “Santa” e Capodue”, svolte tra la Calabria e, le ultime due, in Svizzera e Germania. Da lì infatti, sono state individuate altre ‘ndrine locali, site in territorio tedesco, quali la “Società di Singen” e nelle città di Rielasingen, Ravensburg ed Engen, tutte legate a quelle della provincia di Reggio.

In particolare gli investigatori puntarono l’attenzione sul netto contrasto esistente tra i due gruppi criminali di Singen e Frauenlfel, due località al confine svizzero/tedesco, di cui la prima, era capeggiata da Bruno Nesci, legato alle “locali” di Rosarno e San Luca e la seconda, da Antonio Nesci. Già arrestato al termine dell’operazione “Crimine” e condannato in appello a 8 anni e 4 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso, Bruno Nesci viene confermato anche nell’indagine odierna, quale baricentro e capo dell’organizzazione, con la referenza in Calabria di Domenico Oppedisano, di Rosarno, presso cui si recava diverse volte.

Oltre a lui, sono stati individuati gli altri personaggi dell’organizzazione criminale, con le diverse doti e cariche ricoperte. Si tratta nello specifico di Antonio Critelli, con la funzione di capo locale del locale di Rielasingen, il suo vice, Domenico Nesci, Salvatore Cirillo, con la funzione di “mastro di giornata”, Achille Primerano, in grado di conferire cariche e doti.

Gli altri componenti e attivi partecipi della società, sono Raffaele e Domenico Nesci, Vittorio Ienco e Raffaele Giacomini, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei capi. Lo stesso ruolo di Maria Giovanna Nesci e Raffaele Primerano, entrambi associati alla ‘ndrina di Fabrizia, in concorso con Giuseppe Antonio Primerano e altri ancora non identificati, attivi nello scambio di comunicazioni importanti tra le locali di Rielasingen, Frauenfel e Singen.

Le investigazioni hanno contribuito a fornire una sostanziale conferma dell’esportazione del modello ‘ndranghetistico in altre nazioni. Tale organizzazione infatti è stata “clonata” realizzando una struttura analoga a quella tradizionalmente tipica del territorio calabrese, con evidenti stretti legami di dipendenza con l’organismo di vertice in Calabria, pur conservando una certa autonomia, relativamente alle classiche forme di manifestazione mafiosa, al punto che una delle prove più tangibili dell’esistenza stessa di cellule associative, l’esistenza delle “locali” e delle “società” e il cursus honorum all’interno di queste, necessitano del riconoscimento e del beneplacito degli organi direttivi centrali calabresi.

 

di Gianluigi Catalano

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