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	<title>Calabria Notizie &#187; politica</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Ponte sullo Stretto, ecco perché è anti-economico &#8211; Esclusa dalle azioni prioritarie dell&#8217;Ue, in base alla nuova politica di finanziamento delle infrastrutture europee, l’opera non sarebbe appetibile per il sistema dei Project Bonds all’esame della Commissione</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/03/ponte-sullo-stretto-ecco-perche-anti-economico-esclusa-dalle-azioni-prioritarie-dellue-base-alla-nuova-politica-finanziamento-delle-infrastrutture-europee-lopera-non-sarebbe/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto che nell&#8217;ultima riunione del Cipe non c&#8217;è stato alcun definanziamento dei fondi per il ponte sullo Stretto di Messina e che si attende l&#8217;ok della Valutazione di impatto ambientale per reperire le risorse”.<span id="more-22317"></span></p>
<p>Nei giorni a seguire anche il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il presidente di Anas Pietro Ciucci hanno incalzato l’esecutivo sostenendo la necessità che l’iter progettuale della struttura avanzi verso la costruzione. Sulla stessa scia, l&#8217;interrogazione di dodici deputati siciliani del Pdl al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, per “conoscere in maniera definitiva e inequivocabile la posizione del governo sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina”. Un pressing senza sosta, che insieme al silenzio di chi ha il potere decisionale in materia, lascia pensare ci siano &#8211; da un lato -, decisioni ancora da prendere e &#8211; dall’altro &#8211; tempo a disposizione del Governo per esprimersi nettamente, prima che sia indispensabile farlo.</p>
<p>L’altro ieri la prevista discussione all’ARS sulle comunicazioni fatte dal Governo al Presidente della Regione Sicilia circa gli orientamenti nazionali sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è sfumata, a seguito dell&#8217;assenza del Presidente Lombardo, ed è stata rinviata alla seduta del prossimo 7 febbraio. Ma la mannaia del CIPE sul Ponte viene invece confermata dal centro studi dell’ANCE, l’Associazione nazionale costruttori, che giusto ieri ha reso nota la mappa ricostruita dallo stesso, con il dettaglio dei tagli e dei rifinanziamenti sbloccati dal CIPE sulla base delle delibere del 6 dicembre 2011 e del 20 gennaio 2012, sostenendo il “taglio di 1,7 miliardi di euro, quasi tutto a carico del Ponte sullo Stretto di Messina, che perde l’intero finanziamento di 1,6 miliardi”. </p>
<p>Se le attuali linee del Governo suggeriscono la necessità di stringere attorno a scelte di riequilibrio economico, l’anti-economicità della costruzione del ponte è tra le motivazioni da sempre addotte da uno dei gruppi che si oppongono all’edificazione della struttura: la Rete NoPonte . “È vero &#8211; ci dice Luigi Isturniolo, portavoce della Rete NoPonte – che il definanziamento del Ponte sullo Stretto non è espressamente menzionato nella relazione emessa dal CIPE lo scorso 20 gennaio, ma la decisione la si desume dal fatto che il ponte stesso non compaia tra le opere finanziate”.</p>
<p>Non è però questa l’unica o la più importante delle argomentazioni sostenute oggi dalla Rete NoPonte (a supporto della tesi per cui la grande opera dello Stretto è più vicina alla resa che alla realizzazione), quanto la decisione assunta dall’Ue lo scorso ottobre, riguardo alle opere infrastrutturali finanziabili: l’opera è stata cancellata dal core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee (TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione entro il 2030. Da allora, la mega struttura è stata esclusa dalle azioni prioritarie. Una decisione che appare molto importante, non solo per ragioni di politica europea, quanto per strategie strettamente economiche.</p>
<p>Luigi Isturniolo, continua chiarendocene il perché. “Il nuovo orientamento in Europa è che le grandi opere infrastrutturali vengano sovvenzionate da impianti finanziari internazionali che ricevono il riconoscimento dell’Unione europea, tramite i Project Bond. Considerando che l’investimento nella costruzione del Ponte non è economicamente redditizio, perché andrebbe in perdita per molti anni, il finanziamento potrebbe provenire solo da una fonte pubblica, che data la crisi in cui versano le casse dello Stato, è da escludere”.</p>
<p>In sintesi, ci sembra di capire che il futuro delle grandi opere faccia affidamento a quei Project Bonds (da non confondere con gli Eurobonds) che l&#8217;Unione Europea sta cercando di lanciare. I Project Bonds sono titoli emessi da compagnie private per realizzare grandi progetti infrastrutturali &#8211; trasporti, reti di trasmissione di energia, reti telematiche – che la Commissione si propone di supportare, finanziandoli insieme alla Banca europea degli investimenti (Bei), grazie allo strumento della garanzia o del debito subordinato.</p>
<p>Non entriamo qui nei dettagli tecnici dei due, ma ci basti sapere che in ambedue i casi parte del rischio di credito viene trasferito sui bilanci dell’Unione Europea e della Bei, al fine di aumentare l’affidabilità di quei project bonds emessi sul mercato. Su questo argomento, la Commissione ha tenuto delle consultazioni dal 29 novembre 2011 al 9 gennaio scorso, e molti aspetti sono ancora in via di definizione.</p>
<p>La Rete, nata nel 2009, ha superato le motivazioni strettamente ambientaliste, pur presenti nel proprio attivismo. “Al giorno d’oggi, e in un periodo di forte crisi economica, non si può pensare che grandi infrastrutture vengano decise solo sulla base di considerazioni ambientali”. E il ponte , oltre che dannoso per l’ambiente, sarebbe inutile per la mobilità del Paese. L’edificazione – aggiunge il portavoce &#8211; è oggi un’operazione meramente politica. Un meccanismo che mira a trasferire fondi e risorse pubbliche nelle mani di privati”.</p>
<p>In termini di lavoro e sviluppo, chiediamo, che indotto ha avuto finora il progetto sulle due sponde, Messina e Reggio? “I fondi investiti, fino ad oggi per il Ponte &#8211; risponde Luigi Isturniolo &#8211; non hanno creato alcun tipo di indotto. Tutto può essere ricondotto al finanziamento del progettificio e delle spese di rappresentanza. Né il territorio dello Stretto, né i lavoratori ne hanno avuto alcun riscontro. Si tenga conto che tra gli addetti ai lavori relativi alle trivellazioni finalizzate a conseguire i dati necessari per la progettazione definitiva, solo 5 erano messinesi e che, a quanto pare, terminati i lavori, Eurolink ha messo in mobilità i propri impiegati. Sembra incredibile che un consorzio che aspira a gestire un appalto per oltre 8 miliardi di euro non sia in grado di tenere in impiego una decina di dipendenti”.</p>
<p>di Lucia Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/ponte_stretto_anti_economico.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Reggio Calabria, arrivano tre commissari per verificare infiltrazioni mafiose al Comune &#8211; Per almeno tre mesi, il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente del ministero dell&#8217;Interno Teresa Pace e l&#8217;ufficiale delle Fiamme Gialle Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 18:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia di Finanza Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio. Gli accertamenti al Comune di Reggio avranno durata di tre mesi prorogabili nel caso in cui il lavoro dei commissari non si dovesse concludere entro la metà di aprile. <span id="more-22295"></span></p>
<p>La loro nomina è stata decisa dal prefetto Luigi Varratta dopo un confronto serrato con il Viminale. </p>
<p>Come anticipato qualche giorno fa dal Corriere della Calabria, il ministero dell’Interno aveva deciso di disporre la commissione in seguito alla relazione che il prefetto Varratta ha inviato a Roma a fine dicembre. </p>
<p>Una relazione pesantissima nella quale erano state inserite tutte le indagini della squadra mobile e dei carabinieri che, nell’ultimo anno, hanno toccato l’amministrazione comunale di Reggio.</p>
<p>Da ricordare, infatti, che a fine dicembre la polizia ha arrestato il consigliere comunale di centrodestra Pino Plutino, ex assessore all’Ambiente finito in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. </p>
<p>Per la Direzione distrettuale antimafia, Plutino sarebbe vicino alla cosca Caridi che, stando alle indagini, avrebbe contribuito alla sua riconferma a Palazzo San Giorgio. Nella relazione del prefetto sarebbe finita anche la vicenda della Multiservizi, la società mista gestita per il 51 per cento dal Comune che, secondo la Dda, sarebbe stata in mano alla cosca Tegano.</p>
<p>Il Viminale era stato informato anche delle risultanze investigative dell’inchiesta che ha portato all’arresto del boss Santo Crucitti. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di quest’ultimo, infatti, sono comparse le intercettazioni ambientali tra il capo cosca e l’attuale assessore comunale ai Lavori pubblici Pasquale Morisani che si era recato, durante la campagna elettorale, nella sede dell’impresa di Crucitti.</p>
<p>A proposito di intercettazioni, sono finite nella relazione del prefetto anche le risultanze investigative dell’inchiesta ‘Meta‘, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo che, nei mesi scorsi, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere comunale di An Manlio Flesca. </p>
<p>E’ la stessa indagine nell’ambito della quale il Ros ha relazionato circa un pranzo organizzato nell’ottobre 2006 da due imprenditori arrestati per mafia. Un pranzo al quale, oltre al boss di Sinopoli Cosimo Alvaro e ai suoi fratelli, era presente anche l’ex sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Calabria.</p>
<p>Sullo sfondo, infine, i commissari vaglieranno le carte anche dell’inchiesta sulla voragine delle casse comunali che, secondo i periti della Procura e del ministero dell’Economia, ammonterebbe a oltre 140 milioni di euro. </p>
<p>Un’indagine al centro della quale c’era l’ex dirigente al Bilancio del Comune, Orsola Fallara, morta nel dicembre 2010 dopo avere ingerito acido muriatico.</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/reggio-calabria-commissari-verifiare-eventuali-infiltrazioni-mafiose-comune/185362/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A Reggio, in arrivo la Commissione di accesso agli atti &#8211; Chiesta per far luce su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale circa la sussistenza di gravi fatti per cui si renderebbe necessaria la nomina della commissione per fare luce e approfondire, in chiave preventiva, su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale. La stagione buia del Comune reggino, dunque, non accenna a terminare, anzì potrebbe riservare una ulteriore e pagina qualora dovesse intervenire, al momento solo un’ipotesi, lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose con decreto del Consiglio dei Ministri.<span id="more-22286"></span></p>
<p>Il Viminale retto da Anna Maria Cancellieri ha già vistato la relazione del Prefetto, attivando i poteri di controllo, con riferimento alla nomina dei componenti della commissione che andrà a spulciare le carte di palazzo San Giorgio. Nomina che dovrebbe aver luogo, proprio ad opera dello stesso Prefetto Varratta, entro le prossime 24 ore. </p>
<p>Certo il 2011 è  stato un anno difficoltoso culminato anche nell’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino e nell’inchiesta Astrea che ha evidenziato le infiltrazioni della ‘ndrine nella municipalizzata Multiservizi, ma al vaglio della commissione potrebbe rientrare anche la gestione finanziaria dell’Ente, il cui bilancio è stato pesantemente bacchettato da Ministero di Economia e Finanze e Corte dei Conti nel 2011. </p>
<p>A breve decorreranno dunque i tre mesi prorogabili fino a sei mesi in cui la commissione opererà a Palazzo San Giorgio. ‘Una verifica resasi necessaria dagli ultimi accadimenti – ha spiegato il Prefetto Varratta – e la cui necessità è stata concertata con la Procura della Repubblica e le Forze dell’Ordine, dunque con il capo della DDA reggina Giuseppe Pignatone, con il comandante provinciale dell’Arma il colonnello Pasquale Angelosanto e con il questore di Reggio Carmelo Casabona. Il sindaco di Reggio, Demetrio Arena, al Prefetto ha già annunciato la massima collaborazione.</p>
<p>Nessun collegamento inoltre ci sarebbe, secondo il prefetto Varratta, tra l’arrivo della Commissione di accesso e l’invio alla sua attenzione, ieri, di un plico contenente una pallottola, polvere da sparo, una bozza di innesco di bomba oltre che un messaggio intimidatorio nei confronti di un ispettore di Polizia, impegnato nella Piana e già destinatario di minacce.  </p>
<p>Si tratterebbe dunque solo di una coincidenza. La richiesta di accesso agli atti al comune di Reggio era stata da più parti appellata come strumento di chiarificazione necessario per riportare ordine e legalità. </p>
<p>L’ultima interpellanza parlamentare in tal senso risale allo scorso novembre, quando la deputata Fli Angela Napoli, ha rivolto all’appena insediato presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti e ai ministri dell&#8217;Interno, della Giustizia e dell&#8217;Economia e finanze,rispettivamente Anna Maria Cancellieri, Paola Severino ed ancora Mario Monti.</p>
<p>Queste sono ore di attesa e non certo di una parentesi edificante per la storia del comune reggino che ha già vissuto l’esperienza negli anni Novanta. Proprio in provincia di Reggio, ma anche di Napoli, nel 1991 i primi provvedimenti del Consiglio dei Ministri di scioglimento degli enti, per azzerare le cariche e tornare alle urne in momento che allora vennero definiti di emergenza. </p>
<p>In Calabria, come in Campania ed in Sicilia il sangue scorreva per le strade. Oggi si uccide ancora così ma anche in altri modi. Un primato triste, per la provincia reggina, nella lunga serie che nel 2011 ha lambito anche la Liguria, dopo Roma nel 2005 e Torino nel 1995, e ad oggi, dopo venti anni di vigenza, oltre qualche azienda sanitaria calabrese, conta oltre duecento (circa 50 in Calabria – oltre 20 solo a Reggio Calabria &#8211; altrettanti in Sicilia, oltre ottanta in Campania, un decina in Puglia, 1 in Basilicata) comuni sciolti per mafia.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16518">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Giù le mani dall&#8217;acqua e dalla democrazia!” &#8211; Per la difesa dei referendum sulla ripubblicizzazione del servizio idrico &#8211; Mercoledì 18 Gennaio presidio presso la Prefettura di Cosenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica Bruno Arcuri]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.<span id="more-22261"></span></p>
<p>Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.</p>
<p>A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. </p>
<p>Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. </p>
<p>In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.</p>
<p>Noi non ci stiamo. </p>
<p>L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato, tanto più in una terra come quella calabrese dove tale esperienza sta rivelando giorno dopo giorno il suo generale fallimento.</p>
<p>I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.</p>
<p>Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa. </p>
<p>Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo alle donne e agli uomini della Calabria di sottoscrivere questo appello sul sito <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.acquabenecomune.org">www.acquabenecomune.org</a> e di mobilitarsi per la difesa del voto referendario, a partire dal presidio che si terrà <strong>mercoledì 18 gennaio alle ore 10.30 presso la Prefettura di Cosenza, a P.zza XI Settembre</strong>, nel corso del quale sarà consegnata al Prefetto una lettera/appello indirizzata al Presidente del Consiglio.</p>
<p>Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.</p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”<br />
Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</p>
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		<title>Megadiscarica di Castrolibero, Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;: &#8220;Non si prendano in giro i cittadini, il sindaco Greco si dimetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i responsabili sono stati indagati e arrestati, scaricavano il percolato nel torrente sottostante la discarica e nel frattempo “pressavano” in maniera inconsueta i vertici delle istituzioni preposte a controllare ed autorizzare ampliamenti e sversamenti.<span id="more-22258"></span></p>
<p>Anche a Castrolibero succedono cose simili, ma la Procura di Cosenza forse è troppo impegnata: percolato fuori controllo, frane dappertutto, sversamento di rifiuti non consentiti, colline smembrate, odori nauseabondi, eccessiva vicinanza ad abitazioni e scuole, sperpero di denaro pubblico, infrastrutture costruite su terreni incendiati e tanto altro.</p>
<p>Oggi il sindaco Orlandino Greco piange perché non gli vengono concesse le autorizzazioni ed ulteriori soldi per costruire una megadiscarica di rifiuti indifferenziati (camuffata con il nome di cittadella energetica) da oltre 900mila metri cubi. </p>
<p>La minacciata chiusura della discarica è un bluff, infatti se dovesse chiudere realmente la discarica dovrebbe anche giustificare e ridare indietro i milioni di euro già ricevuti. Anche il sindaco Greco &#8220;pressa&#8221; in maniera inconsueta, anche se forse non come il suo collega reggino. Noi non possiamo saperlo. Il sindaco parla di “difficoltà economiche”, ma non dice dei finanziamenti già ricevuti per costruire l’ennesima buca nel terreno e la costruzione di una strada inutile.</p>
<p>Parla di oneri finanziari troppo alti, eppure il sindaco è anche ingegnere, i costi di gestione li ha scoperti adesso? In verità il sindaco bluffa, ha puntato molto sugli introiti che riceverà da questa mega discarica. Si lamenta della lentezza degli uffici del Commissario, ma forse il sindaco è abituato alle “autorizzazioni a richiesta”; e se gli uffici regionali avessero trovato dati e atti non conformi, e stessero verificando?</p>
<p>Parla di “nostra discarica” quando in realtà la discarica è stata interamente finanziata con soldi regionali, delle tasche di noi cittadini, e alla fine il sindaco si erge pure a proprietario della discarica, “senza portafoglio” aggiungeremmo noi.<br />
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio. </p>
<p>Il Commissariato per l’emergenza rifiuti, quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l’esistenza, è diventato noto a tutti ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone il 12 novembre è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: MO BASTA! </p>
<p>L&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimetta senza riserve.</p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito. Faccia, il sindaco, un passo di onestà intellettuale, si dimetta.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; &#8211; Calabria</p>
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		<title>&#8220;Chi è in rapporti di contiguità con esponenti delle cosche faccia un passo indietro&#8221; &#8211; Il Movimento Reggionontace si scaglia contro i personaggi collusi che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:32:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della coscienza civile dei cittadini di Reggio Calabria REGGIONONTACE condivide pienamente quando espresso dal dottor Musolino, sia in ordine all’analisi della situazione della città, sia in ordine alle cause ed ai possibili rimedi.<span id="more-22231"></span></p>
<p>Appare sempre più evidente, infatti, che la pervasività della ‘ndrangheta non risparmia nessun settore della società e che tale capacità di infiltrazione  ha determinato nel tempo una grave debolezza della società stessa.</p>
<p>Il primo segnale di questa debolezza è che per molti, come sottolinea  Musolino: “la soglia di percezione tra ciò che e&#8217; lecito e ciò che non lo e&#8217;, si è  abbassata paurosamente, anche all&#8217;interno dei ceti dirigenti”.</p>
<p>Il nostro poi, aggiunge Musolino, è: “un contesto sociale pervaso dalla cultura del favore, del compare, che alimenta un sistema parallelo a quello legale dove tutto si aggiusta e si &#8220;sistema&#8221;, all&#8217;interno di oscure camere di compensazioni e di stabili, quanto opache relazioni sinallagmatiche, in cui l&#8217;esponente della criminalità non e&#8217; più un questuante, ma una parte autorevole (e non solo autoritaria) del rapporto”.</p>
<p>Ma non basta; Musolino molto opportunamente nota che: “l&#8217;area grigia non e&#8217; un luogo indefinito e distante da noi; a volte ne parliamo come qualcosa che riguarda sempre altri: altri ambienti professionali, altri circuiti relazionali, per poi scoprirla, invece, drammaticamente prossima, distorcente, capace di provocare ferite profonde. Come l&#8217;arresto del collega della porta a fianco&#8230; che ci rivela quanto sia vischioso ed infido il nostro contesto sociale, mettendoci di fronte alle nostre debolezze, ma anche alle nostre responsabilità”.</p>
<p>Parimenti non possiamo non condividere lo stupore e lo sconcerto per la solidarietà ed il sostegno che facilmente ottengono quanti, in seguito alle indagini, vengono scoperti in rapporti opachi di contiguità  con esponenti delle cosche.</p>
<p>A costoro infatti consigliamo vivamente di fare un passo indietro nell’interesse della città, fino a completo e definitivo chiarimento della propria posizione.</p>
<p>Non possiamo accettare che ottengano facile ed immediato sostegno proprio da quei vertici istituzionali che dovrebbero, nell’interesse di tutti e con la massima fermezza, chiederne il passo indietro.</p>
<p>Assistiamo, invece, basiti, alle vicende di personaggi  indagati, inquisiti, rinviati a giudizio, intercettati in colloqui con noti ‘ndranghetisti che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali con il pieno appoggio dei loro vertici.<br />
Questo è semplicemente scandaloso!</p>
<p>REGGIONONTACE è un movimento spontaneo di cittadini che gratuitamente, mettendoci la faccia, si impegnano per la legalità, la giustizia e  il rispetto delle regole del vivere civile e democratico nella nostra città.</p>
<p>Per questo non possiamo non condividere pienamente quanto il dottor Musolino affermava in conclusione del suo intervento il 3 gennaio scorso: “Io credo che a partire dalla nostra debolezza dobbiamo metterci la faccia. Non perché questo basti, anzi sempre di più lo svelamento dell’area grigia ci rivelerà quante ipocrisie si nascondono dietro il manifestare la propria militanza antimafia. </p>
<p>Ma il guardarci in faccia aumenta le responsabilità ed i doveri di chi la faccia ce la mette e ce la mette davvero nelle manifestazioni e nel suo quotidiano… Guardandoci in faccia potremmo tenere alta l’attenzione e la tensione, tenere insieme le nostre debolezze, trasformarle in forza.</p>
<p>E&#8217; una sfida ardua che pretende coraggio ed atteggiamenti ne&#8217; difensivi, ne&#8217; burocratici da parte dei suoi protagonisti. Ma e&#8217; una sfida che dobbiamo continuare a fronteggiare, mettendo in virtuosa sinergia le deboli forze e risorse di noi che ne siamo tra i protagonisti; perché se perdiamo, e&#8217; una sconfitta per tutti, ad incominciare dalla nostra città”.</p>
<p>REGGIONONTACE da oltre 2 anni chiama tutti i cittadini onesti e di buona volontà fare la propria parte per costruire un futuro migliore per tutti.</p>
<p>Movimento REGGIONONTACE</p>
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		<title>Crisi e mafia, i sindacati scendono in campo &#8211; Cgil, Cisl e Uil propongono alle amministrazioni comunali di tutta la provincia un protocollo d&#8217;intesa per promuovere azioni a favore delle famiglie &#8211; Agevolazioni fiscali per chi denuncia estorsori e usurai. Iniziative per creare associazioni antiracket</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:15:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il sindacato scende in campo. Nel peggiore periodo di crisi economica e in una fase di recrudescenza dei fenomeni criminali Cgil, Cisl e Uil scelgono di riprendere l&#8217;attivismo dei tempi lontani. L&#8217;attivismo delle stagioni di militanza e di lotta che, in Calabria e nel resto del Paese, appariva ormai dimenticato. Il ruolo del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il sindacato scende in campo. Nel peggiore periodo di crisi economica e in una fase di recrudescenza dei fenomeni criminali Cgil, Cisl e Uil scelgono di riprendere l&#8217;attivismo dei tempi lontani. L&#8217;attivismo delle stagioni di militanza e di lotta che, in Calabria e nel resto del Paese, appariva ormai dimenticato. Il ruolo del sindacato era apparso, in certe fasi, limitato alla contrapposizione politica e sembrava in più occasioni minato dalla sostanziale divisione delle Organizzazioni confederali. Da Cosenza, invece, parte adesso una stagione nuova. E parte dall&#8217;approvazione di un protocollo d&#8217;intesa da stipulare con le amministrazioni locali.<span id="more-22228"></span></p>
<p>Tonino Russo segretario generale Cisl, Giovanni Donato segretario generale Cgil di Cosenza, Roberto Castagna segretario generale Uil Calabria e i segretari generali delle federazioni dei pensionati hanno predisposto un documento-progetto che rivelerà la sua grande importanza nei mesi a venire. </p>
<p>Le tre sigle sindacali lo sottoporranno alle amministrazioni comunali del Cosentino, con l&#8217;intenzione di tutelare e fornire una soddisfacente risposta istituzionale alle comunità. </p>
<p>I Comuni, pur in questa situazione di difficoltà finanziaria, assumerebbero, anche con il bilancio 2012, le politiche di welfare ed il sostegno alle famiglie colpite dalla crisi, come questioni prioritarie, in un quadro di gestione delle politiche municipali coerente con gli obiettivi di rigore, equità ed efficacia dell&#8217;azione amministrativa. </p>
<p>Nella piattaforma di negoziazione sociale approvata, alle amministrazioni locali viene proposto di impegnarsi a non ridurre il livello dei servizi sociali ed educativi attualmente garantiti, in termini di presidi, utenti assistiti, personale complessivamente impiegato, orari, qualità assistenziale/educativa, prevedendo a bilancio le relative risorse economiche. </p>
<p>Il primo comune a cui sarà sottoposto il protocollo d&#8217;intesa è Cosenza per poi proseguire con gli altri comuni della provincia. Fin qui le questioni legate alla crisi economica.</p>
<p>Ma i sindacati hanno pure affrontato, con determinazione e pragmatismo, gli atti di intimidazione mafiosa avvenuti a Cosenza nelle ultime settimane. «Atti che – secondo Cgil, Cisl e Uil – dimostrano come abbiano ragione quanti sostengono da anni che la città bruzia non è una isola felice ma un&#8217;area infettata dalla mafia».</p>
<p>I rappresentanti confederali aggiungono: «I dati elaborati dalla Commissione Antimafia riferiti a Cosenza, denotano da parte degli operatori economici un diffuso senso di insicurezza se non di paura, che sfocia talora nell&#8217;assuefazione a taluni fenomeni come se facessero parte della &#8220;normalità&#8221;. </p>
<p>È come se si accettasse da più parti che l&#8217;estorsione, l&#8217;usura, gli atti intimidatori siano fenomeni inevitabili. Per questo – dichiarano Russo, Donato e Castagna – nel protocollo d&#8217;intesa che abbiamo elaborato, proponiamo alle Amministrazioni Comunali l&#8217;impegno ad adottare delibere e atti amministrativi che favoriscano la prevenzione ed il contrasto delle varie forme di criminalità. </p>
<p>Le proposte: riconoscere agevolazioni fiscali a tutti i soggetti che denunciano gli estorsori o gli usurai, e favorire la nascita delle associazioni antiracket, mediante il coinvolgimento delle categorie produttive, delle associazioni imprenditoriali, di tutte le forze sane del territorio». </p>
<p>Poi una precisa richiesta avanzata a tutto il mondo istituzionale. «Occorre il controllo capillare da parte degli organi dello Stato – scrivono i sindacalisti – se si pensa che solo nel settore dell&#8217;Edilizia, risultano per citare la provincia di Cosenza il 70% di imprese edili irregolari. </p>
<p>Nell&#8217;azione ispettiva svolta nel corso del 2011, da parte della Direzione Territoriale del Lavoro sono stati infatti ispezionati 92 cantieri e 131 aziende, di cui 7 sono state momentaneamente sospese. </p>
<p>In materia di appalti dei servizi, invitiamo a sottoscrivere uno specifico Protocollo di legalità, al fine di garantire la qualità dei servizi erogati, la corretta concorrenza fra le imprese, la tutela occupazionale e dei diritti dei lavoratori e il pieno rispetto della normativa antimafia». </p>
<p>Sul tema del contrasto alla criminalità, i sindacati annunciano poi per il 3 febbraio l&#8217;organizzazione di una manifestazione pubblica. Un segnale incoraggiante rispetto al colpevole silenzio dei partiti.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=4653&#038;Edizione=8&#038;A=20120112">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rdt “Franco Nisticò”: No a fantomatiche fasi di transizione, senza la fine del commissariamento torneremo in piazza &#8211; Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:29:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di queste manifestazioni è cristallina: fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti.<span id="more-22201"></span> </p>
<p>Quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l&#8217;esistenza, è diventato noto a tutti i calabresi ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: “&#8217;mo basta”. </p>
<p>Le voci che si susseguono in questi giorni e la mancata consueta proroga del commissariamento calabrese nel decreto “mille proroghe” sembrano dar ragione a quei calabresi, ma consapevoli degli interessi, anche &#8216;ndranghetisti, che ruotano intorno alla monnezza, non abbiamo intenzione di mollare la presa. </p>
<p>Nei prossimi giorni i calabresi dovranno avere conferma della cancellazione della ridicola istituzione che da 15 anni ha devastato il territorio agendo in deroga alle norme che tutelano la nostra salute, spendendo 1,4 miliardi di soldi nostri e permettendo ad un manipolo di speculatori privati di tenere in pugno il ciclo dei rifiuti regionale. </p>
<p>Qualora questo non accadesse, la Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” tornerà a manifestare per le strade ed a bloccare le discariche, simbolo del fallimento della classe politica calabrese e punti nevralgici del fragile ciclo dei rifiuti, ad un anno dal blocco della discarica di Pianopoli (CZ).</p>
<p>Non abbiamo intenzione di accettare commissariamenti camuffati da fantomatiche fasi di transizione, come già accadde in passato: l&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. </p>
<p>Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimettano senza riserve. </p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante che da decenni regna in Calabria è finito.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il commissario sarà l&#8217;ex prefetto Di Rosa &#8211; Scaduto il termine per l&#8217;eventuale revoca delle dimissioni di Traversa, la nomina sarà formalizzata oggi insieme allo scioglimento del Consiglio &#8211; L&#8217;insediamento forse domani. Traghetterà Palazzo De Nobili verso le elezioni della prossima primavera</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/10/commissario-sara-lex-prefetto-rosa-scaduto-termine-per-leventuale-revoca-delle-dimissioni-traversa-nomina-sara-formalizzata-oggi-insieme-allo-scioglimento-del-consiglio-linse/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 08:09:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sarà il prefetto in pensione Giuseppina Di Rosa il commissario chiamato a traghettare il Comune verso le elezioni di primavera. Scaduto il termine per l&#8217;eventuale revoca delle dimissioni dell&#8217;ormai ex sindaco Michele Traversa, già questa mattina il prefetto Antonio Reppucci formalizzerà lo scioglimento del Consiglio comunale (che determina automaticamente la decadenza della Giunta) [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sarà il prefetto in pensione Giuseppina Di Rosa il commissario chiamato a traghettare il Comune verso le elezioni di primavera. Scaduto il termine per l&#8217;eventuale revoca delle dimissioni dell&#8217;ormai ex sindaco Michele Traversa, già questa mattina il prefetto Antonio Reppucci formalizzerà lo scioglimento del Consiglio comunale (che determina automaticamente la decadenza della Giunta) e procederà con la nomina del commissario prefettizio.<span id="more-22212"></span> </p>
<p>La dott.ssa Di Rosa, che ieri sera si sarebbe sentita telefonicamente con lo stesso Reppucci, dovrebbe insediarsi a Palazzo De Nobili già domani e nel suo lavoro sarà certamente affiancata da due subcommissari. </p>
<p>Che Traversa non avrebbe ritirato le dimissioni &#8211; depositate il 19 dicembre scorso e motivate dall&#8217;incompatibilità con la carica di deputato &#8211; era scontato ormai da tempo. «Non c&#8217;è nessun cambiamento», aveva dichiarato l&#8217;ex primo cittadino all&#8217;Ansa ieri pomeriggio, quando pare che fosse già a Roma.</p>
<p>La dott.ssa Di Rosa, siracusana, è stata prefetto a Catanzaro dal dicembre del 2009 al dicembre del 2010, quando ha lasciato idealmente il testimone al dott. Reppucci. Per la dott.ssa Di Rosa quella dei tre colli è stata l&#8217;ultima sede prima del collocamento a riposo. </p>
<p>In precedenza aveva rappresentato il Governo a Lecco, Grosseto, Siena e Modena. Laureatasi in Giurisprudenza presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma, ha vinto nel 1972 il concorso per consigliere di Prefettura ed è stata assegnata alla Prefettura di Agrigento. </p>
<p>Nel 1973 il trasferimento al Ministero dell&#8217;Interno presso la Direzione generale della Pubblica sicurezza, dove ha partecipato a vari gruppi di lavoro per la redazione della legge di riforma dell&#8217;Amministrazione della Pubblica sicurezza. Ricevuto nel 1983 un encomio solenne per il contributo offerto proprio in occasione della predisposizione dei decreti delegati previsti dalla riforma, nel 1985 la dott.ssa Di Rosa ha assunto l&#8217;incarico di dirigente della divisione ordinamento della Direzione centrale del personale del Dipartimento della Pubblica sicurezza. </p>
<p>Il 1. gennaio 1989 è stata promossa vice prefetto e, dall&#8217;ottobre dello stesso anno, nominata dirigente del Servizio ordinamento e contenzioso della predetta Direzione centrale; è stata componente di varie commissioni d&#8217;esame presso l&#8217;Accademia del Corpo delle guardie di Ps e di numerose commissioni di concorso per l&#8217;accesso ai ruoli della Polizia. </p>
<p>La nomina a prefetto, il 2 settembre 1996, è coincisa con l&#8217;incarico di direttore centrale per gli Istituti di istruzione del Dipartimento della Ps. Dal 15 maggio 1997 al 9 luglio 2000 è stata direttore centrale dei Servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale dello stesso Dipartimento.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=3691&#038;Edizione=9&#038;A=20120110">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A giudizio l&#8217;ex assessore Marino con altri quattro imputati di Hydra &#8211; La decisione del gup al termine dell&#8217;udienza preliminare sul procedimento antimafia &#8211; In 17 invece saranno giudicati la prossima primavera col rito abbreviato</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/23/giudizio-lex-assessore-marino-con-altri-quattro-imputati-hydra-decisione-del-gup-termine-delludienza-preliminare-sul-procedimento-antimafia-invece-saranno-giudicati-prossim/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; A giudizio l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino (39 anni), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio politico-mafioso; a giudizio gli altri quattro imputati che come Marino hanno optato per il rito abbreviato. Così ha deciso ieri dopo più di tre ore di camera di consiglio il giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; A giudizio l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino (39 anni), accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio politico-mafioso; a giudizio gli altri quattro imputati che come Marino hanno optato per il rito abbreviato. Così ha deciso ieri dopo più di tre ore di camera di consiglio il giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Tiziana Macrì che giudicherà invece con il rito abbreviato, nella primavera prossima gli altri 17 imputati del procedimento scaturito dall&#8217;operazione antimafia della Polizia di Stato denominata &#8220;Hydra&#8221;.<span id="more-22185"></span></p>
<p>Insieme a Marino compariranno il 29 marzo prossimo davanti al Tribunale di Crotone, Damiano Bevilacqua (26 anni), accusato di associazione finalizzata al narcotraffico; Michele Cava (48 anni); accusato di associazione mafiosa finalizzata al voto di scambio; Giovambattista Morabito (40 anni), accusato di associazione mafiosa; Luigi Spagnolo (27 anni), accusato per droga. Marino è difeso dagli avvocati Francesco Laratta ed Aldo Truncè mentre Bevilacqua e Spagnolo sono assistiti dall&#8217;avv. Mario Nigro. L&#8217;avv. Nando Pantuso difende Cava e Morabito.</p>
<p>Nella lettura investigativa con l&#8217;operazione &#8220;Hydra&#8221; venuta alla luce con il blitz dell&#8217;11 febbraio scorso gli investigatori della Polizia di Stato coordinati dalla Dda avrebbero colpito le nuove leve della cosca Vrenna-Bonaventura-Ciampà che erano subentrati ai vecchi capi finiti in carcere con le operazioni &#8220;Eracles&#8221; e &#8220;Perseus&#8221;. </p>
<p>Al vertice della nuova &#8220;paranza&#8221; della &#8216;ndrina ci sarebbe stato per gli inquirenti Antonio Gaetano Vrenna. Ma nella carte di &#8220;Hydra&#8221; viene anche ricostruita una presunta &#8220;combine&#8221; politico-mafiosa che sarebbe stata messa in atto a sostegno del centrodestra in occasione delle elezioni provinciali del 2009. </p>
<p>Per l&#8217;accusa sostenuta ieri in udienza dal pm della Dda Pierpaolo Bruni, Marino, quando era candidato per il Pdl alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, tra maggio e giugno del 2009, avrebbe chiesto ed ottenuto l&#8217;aiuto ad alcuni elementi della cosca (Iembo e Vrenna), per procurarsi voti in cambio di somme di denaro.</p>
<p>Un&#8217;accusa sempre respinta da Marino che tramite i suoi legali si è detto tranquillo di riuscire a chiarire in sede di dibattimento la sua estraneità alle accuse. «Siamo molto fiduciosi», ha commentato a caldo dopo la conclusione dell&#8217;udienza preliminare l&#8217;avv. Aldo Truncè.</p>
<p>Oltre al capitolo delle collusioni politico-mafiose, nel fascicolo dell&#8217;inchiesta &#8220;Hydra&#8221; sono contemplati come reati l&#8217;associazione mafiosa, il traffico di droga, una miriade di danneggiamenti con tentate estorsioni ai danni di commercianti e intimidazioni compiute ai danni di familiari di tre collaboratori di giustizia.</p>
<p>Reati contestati a vario titolo a 23 imputati. Di questi però come è noto in 17 hanno optato per il rito abbreviato e saranno giudicati nella prossima primavera dallo stesso gup Tiziana Macrì. </p>
<p>Si tratta di: Domenico Bevilacqua (43 anni); Salvatore Ciampà (31 anni); Claudio Covelli (29 anni); Pasquale Crugliano (28 anni); Agostino Frisenda (49 anni); Carmelo Iembo (33 anni); Antonio Manetta (26 anni); Giuseppe Mesuraca (29 anni); Giuliano Napoli (23 anni di Cinquefrondi); Francesco Passalacqua (31 anni); Giuseppe Passalacqua (25 anni); Leonardo Passalacqua (37 anni); Francesco Pugliese (33 anni); Armando Taschera (58 anni); Antonio Gaetano Vrenna (31 anni); Youness Zari (26 anni, di Moncalieri); Massimo Zurlo (35 anni).</p>
<p>Gli imputati sono difesi da un collegio di penalisti composto tra gli altri dagli avvocati: Fabrizio Salviati, Lucio Canzoniere, Mario Prato. Oltre ai collaboratori di giustizia Vincenzo Marino, Luigi Bonaventura detto &#8220;Gne gne&#8221; e Domenoco Bumbaca, si sono costituite parti civili la Provincia, assistita dall&#8217;avv. Anna Paola De Masi, il Comune e la Confcommercio rappresentate dall&#8217;avv. Ilda Spadafora.</p>
<p>di Luigi Abbramo</p>
<p>da <a href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=177039&#038;Edizione=10&#038;A=20111223">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Alta tensione 2: «Sulla scheda dite a tutti di scrivere Plutino» &#8211; Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche risulta chiaro agli investigatori l&#8217;impegno della cosca Caridi a favore del consigliere comunale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:26:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico dei fratelli Domenico e Filippo Condemi, effettuate nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali e provinciali del 15 e 16 maggio 2011, emerge chiaro l&#8217;impegno profuso dagli stessi, oltre che da altri soggetti riconducibili alla cosca Caridi, in favore della candidatura di Giuseppe [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a carico dei fratelli Domenico e Filippo Condemi, effettuate nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali e provinciali del 15 e 16 maggio 2011, emerge chiaro l&#8217;impegno profuso dagli stessi, oltre che da altri soggetti riconducibili alla cosca Caridi, in favore della candidatura di Giuseppe Plutino, all&#8217;epoca assessore alle politiche ambientali del Comune di Reggio, per l&#8217;elezione al Consiglio comunale.<span id="more-22178"></span></p>
<p>Gli inquirenti ritengono particolarmente interessante una conversazione telefonica tra Domenico Condemi e Vincenzo Lombardo, nel corso della quale Condemi chiede a Lombardo, che si trovava a Parma, se avesse fatto rientro a Reggio prima delle elezioni amministrative. </p>
<p>A tale richiesta Lombardo risponde di avere già preso accordi con tale Pino, al quale aveva confermato che avrebbe fatto rientro a Reggio circa dieci giorni prima delle consultazioni elettorali, invitando lo stesso Condemi, già in possesso di una determinata lista, ad iniziare a parlare con le persone a lui più vicine. </p>
<p>Il primo dato ad emergere, dunque, è il comune impegno di Vincenzo Lombardo, soggetto già attenzionato nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Crimine&#8221;, e di Domenico Condemi, in favore di un candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di nome Pino, dagli investigatori identificato in Giuseppe Plutino, con cui essi avevano già preso accordi.</p>
<p>I rapporti tra Plutino e Condemi emergono dall&#8217;intercettazione telefonica del 5 aprile 2011 quando Condemi informa l&#8217;allora assessore Plutino del decesso del nonno di Lombardo. Mentre altre conversazioni registrate nella stessa circostanza evidenziano come i due avessero partecipato insieme ai funerali del congiunto di Lombardo, che conferma l&#8217;esistenza di rapporti diretti tra i tre soggetti. </p>
<p>Altro elemento che testimonia il legame esistente tra Domenico Condemi, Vincenzo Lombardo e Giuseppe Plutino sono due conversazioni registrate il 9 e 10 maggio 2011, tra Lombardo e Condemi, nelle quali i due parlano riguardo una licenza-permesso elettorale per la quale Lombardo aveva interessato Plutino. </p>
<p>Dalle conversazioni si evince la preoccupazione di Lombardo di non riuscire a rintracciare Plutino per avere la licenza elettorale, col conseguente rischio di non poter fare rientro a Reggio in occasione della campagna elettorale. Ricevuta la chiamata di Lombardo, Condemi telefona immediatamente a Plutino per metterli in contatto.</p>
<p>Dalla intercettazioni riguardi Condemi emerge come, nella campagna elettorale in favore di Plutino, fosse impegnato anche Rosario Calderazzo, il quale risulta essere collegato a Lombardo con cui interagisce sempre in relazione alla campagna elettorale di Plutino. Emerge, quindi, come gli uomini più affidabili e prossimi a Condemi, si stiano preparando alla competizione elettorale in favore di Giuseppe Plutino.</p>
<p>Nello stesso periodo sull&#8217;utenza radiomobile in uso a Condemi è stata registrata un&#8217;altra conversazione che, nel confermare l&#8217;impegno di questi per le sorti elettorali di Plutino, evidenzia come anche Calderazzo – soggetto con precedenti penali per associazione a delinquere, ricettazione, riciclaggio ed estorsione – si fosse impegnato in favore di Pino Plutino per la campagna elettorale in corso. </p>
<p>Condemi, infatti, invitava Calderazzo, che in quel momento si trovava a Roma, a fare rientro a Reggio in quanto dovevano fare la campagna elettorale, circostanza di cui era ben a conoscenza Calderazzo che aveva già iniziato a darsi concretamente da fare, in considerazione degli accordi già presi con Plutino. </p>
<p>La parte finale del dialogo intercettato evidenzia, inoltre, come Calderazzo avesse preso accordi con il compare di Condemi, Vincenzo Lombardo, per fare rientro in città in occasione dello svolgimento della campagna elettorale.</p>
<p>Un&#8217;altra intercettazione fa emergere i contatti esistenti tra i protagonisti del dialogo e un altro soggetto, Vincenzo Rotta, che dal tenore della conversazione risultava essere particolarmente vicino a Condemi, tanto che Calderazzo, non ottenendo risposta al telefono da quest&#8217;ultimo, chiama proprio Rotta. </p>
<p>Gli investigatori tengono in particolare considerazione la posizione di Vincenzo Rotta, legato a Domenico Condemi e a Rosario Calderazzo, ed anch&#8217;egli sostenitore della candidatura di Plutino. Il dato risulta importante considerata la caratura criminale di Rotta emersa nel corso delle indagini, durante l&#8217;attività d&#8217;intercettazione condotta nei confronti di Carmelo Mandalari, soggetto ritenuto appartenente alla cosca Rosmini.</p>
<p>Dal tenore delle conversazioni registrate in quei giorni, anche Rotta risultava impegnato nella campagna elettorale in corso, in favore di Giuseppe Plutino. </p>
<p>In una intercettazione, infatti, Rotta raccomanda al figlio di impegnarsi a recuperare voti in favore di Plutino, e sopratutto di fare saper in giro del loro concreto impegno in favore di questi. Motivo dell&#8217;impegno appariva in particolare la sistemazione lavorativa del figlio, promessa da Plutino.</p>
<p>Altro soggetto impegnato nella campagna elettorale è Filippo Condemi, fratello di Domenico, indicato anch&#8217;esso dal collaboratore di giustizia Roberto Moio quale appartenente alla cosca Caridi. </p>
<p>A testimoniare l&#8217;impegno anche da parte di Filippo Condemi in favore di Plutino vi è una conversazione telefonica del 29 aprile 2011 tra lo stesso Condemi e una ragazza che era stata cooptata per la raccolta di voti e che Condemi catechizzata su come impegnare gli elettori a dare il voto («.stategli di sopra alle persone, fatti dire, tipo, di darti la sezione, gli devi dire dove glieli hai trovati, tipo, tipo che al candidato gli devi portare le sezioni, hai capito?». </p>
<p>Alla domanda se «si deve scrivere il nome?», Filippo Condemi rispondeva: «E il nome Plutino!», invitandola a passare dalla segreteria a ritirare i fac-simile.</p>
<p>Appare chiaro, dunque, agli investigatori, il comune impegno di tutti gli indagati nel reperimento di consensi in favore della candidatura di Giuseppe Plutino.</p>
<p>di Domenico Malara</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=176744&#038;Edizione=7&#038;A=20111222">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Alta tensione 2, il clan Caridi era penetrato nella &#8220;zona grigia&#8221; &#8211; L&#8217;arresto del consigliere comunale del Pdl Plutino per concorso esterno apre scenari inquietanti. Naso al suo posto a Palazzo San Giorgio &#8211; La tanica di benzina sull&#8217;auto di Nucera che si rifiutò di assumere una nipote dei Borghetto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 09:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il clan Caridi penetra nella &#8220;zona grigia&#8221;. Indagini a intreccio. &#8220;Patriarca&#8221;, &#8220;Crimine&#8221;, &#8220;Alta tensione&#8221; confermano che i tentacoli della piovra che si allunga sulla città trovano sempre un comune denominatore. E la politica anche in questa inchiesta si lascia coinvolgere. E così Magistratura e Polizia &#8220;catturano&#8221; un altro amministratore che sarebbe caduto in tentazione, Giuseppe Plutino (Pdl), già assessore all&#8217;Ambiente e oggi consigliere comunale.<span id="more-22175"></span> </p>
<p>Questa medaglia ha un rovescio positivo, quello che vede il consigliere regionale del Pdl e segretario questore dell&#8217;Ufficio di presidenza, Giovanni Nucera, opporsi all&#8217;assunzione presso la sua struttura speciale di Maria Cuzzola, nipote dei Borghetto. </p>
<p>«Nucera si oppone – dice il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone in conferenza stampa – alle pressioni di Domenico Condemi, spalleggiato da Plutino, e per risposta riceverà una minaccia in piena regola: una tanica di benzina lasciata sopra la sua autovettura». L&#8217;episodio risale al 9 marzo scorso.</p>
<p>Siamo nella vasta area di Modena-Ciccarello-San Giorgio Extra, «zona tenuta sotto controllo – dice il questore Carmelo Casabona che apre la conferenza stampa – dal &#8220;sodalizio&#8221; Caridi-Zindato-Borghetto, clan che si muove all&#8217;ombra della cosca Libri». </p>
<p>Il questore, nel ricordare l&#8217;altra indagine, &#8220;Alta tensione&#8221;, che ha portato all&#8217;arresto di decine di persone sempre del gruppo Caridi-Borghetto-Zindato. spiega che «questa è un&#8217;inchiesta significativa sia perché conferma che esistono collegamenti elettorali tra i clan e certi politici sia perché anche in questo caso si registrano sequestri preventivi di beni».</p>
<p>Al tavolo della conferenza stampa c&#8217;è anche il colonnello Carlo Pieroni, vice comandante provinciale dell&#8217;Arma dei carabinieri. Il dott. Pignatone spiega il ruolo che i carabinieri hanno avuto in questa operazione condotta dalla Squadra Mobile, guidata da Renato Cortese. </p>
<p>«La Polizia – dice il capo della Dda – ha utilizzato preziose intercettazioni nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Crimine&#8221; che erano state effettuate dai Carabinieri. Ho già detto in più circostanze che in questa provincia il valore aggiunto nella lotta alla criminalità è questa sinergia che esiste tra tutte le Forze di Polizia (Questura, Carabinieri, Finanza). </p>
<p>Le indagini della Squadra Mobile, alla quale rinnovo i miei complimenti, coordinati dal dott. Marco Colamonici, hanno portato all&#8217;arresto di cinque presunti affiliati che debbono rispondere in primis di associazione mafiosa più altri reati (estorsione, minacce, danneggiamenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra ed esplosivi), più il fermo di Leo Caridi che è considerato il reggente dell&#8217;omonima cosca, essendo i suoi fratelli Santo e Bruno in galera. </p>
<p>Per Plutino invece c&#8217;è l&#8217;accusa di concorso esterno. Fiancheggiava le cosca per ottenere poi in cambio i voti, come per esempio nelle ultime amministrative».</p>
<p>Il dott. Renato Cortese si sofferma sui particolari dell&#8217;indagine. «Gli arrestati – dice – controllavano il territorio puntando su un forte vincolo associativo che teneva in soggezione il territorio. Si sa che ancora l&#8217;omertà impone alla gente di parlare. </p>
<p>Si paga il pizzo per evitare il peggio. Questa è gente che minacciava, danneggiava. La conferma dei collegamenti tra varie cosche della provincia emerge anche da questa indagine: i fratelli Condemi, per esempio, sono stati intercettati mentre parlavano con Domenico Oppedisano considerato il capo crimine».</p>
<p>Il dott. Francesco Giordano, capo della quinta sezione della Mobile che si occupa di reati contro il patrimonio e la pubblica amministrazione, ha messo in luce tre particolari dell&#8217;indagine. </p>
<p>«Nei confronti della gioielleria Basile sono stati esplosi colpi di pistola contro la saracinesca perché i titolari si sono rifiutato di consegnare denaro ai fratelli Condemi sotto forma di contributo per la festa patronale di Gallicianò. Secondo: nell&#8217;ultima campagna elettorale per le amministrative in un locale è stato impedito di esporre manifesti che non fossero di Plutino. Terzo: questa cosca controllava anche i rom di Modena. Se a qualcuno veniva rubata l&#8217;auto, bastava rivolgersi a loro, pagando una quota s&#8217;intende, per vedersela ritornare». Insomma il fenomeno del cosiddetto &#8220;cavallo di ritorno&#8221; di cui Reggio purtroppo &#8220;vanta&#8221; il primato.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro particolare che viene messo in luce da Renato Cortese: dai rom alle ultime elezioni sono arrivate a Giuseppe Plutino 64 preferenze, ben 24 in più delle 40 preventivate.</p>
<p>Il capo della Squadra mobile ricorda anche «il chiosco di frutta a San Giorgio, che secondo quanto ha riferito il pentito Moio è stato sempre il punto di riferimento del clan Caridi. In questa operazione quattro aziende sono state sequestrate: la rivendita ortofrutticola, un punto vendita all&#8217;ingrosso di caffè, la Caridol e la Cafer».</p>
<p>La conferenza si chiude con una battuta del colonnello Pieroni che ribadisce l&#8217;importanza della sinergia tra le Forze di Polizia. «Non è la prima volta – dice – che nel corso di un&#8217;indagine ci troviamo allo stesso tavolo».</p>
<p>Il consigliere regionale Giovanni Nucera non ha inteso fare dichiarazioni. A Palazzo San Giorgio dovrebbe subentrare a Giuseppe Plutino un giovane del Pdl, Pasquale Naso, che al momento è il primo del non eletti che alle ultime amministrative aveva ottenuto una buona affermazione.</p>
<p>di Tonio Licordari</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=176739&#038;Edizione=7&#038;A=20111222">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Duro colpo alla ‘ndrangheta a Reggio Calabria, arrestato consigliere comunale del Pdl &#8211; La Polizia di Stato questa mattina ha cominciato un’operazione che ha portato alla custodia cautelare in carcere di sette affiliati della cosca Caridi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/21/duro-colpo-alla-%e2%80%98ndrangheta-reggio-calabria-arrestato-consigliere-comunale-del-pdl-polizia-stato-questa-mattina-reggio-calabria-cominciato-un%e2%80%99operazione-che-dovrebbe/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Polizia di Stato ha cominciato un’operazione su vasta scala a Reggio Calabria per eseguire sette ordinanze di custodia cautelare in carcere contro altrettanti presunti affiliati alla cosca Caridi della ‘ndrangheta, federata con quella dei Libri. Nei provvedimenti restrittivi, emessi dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda ed eseguiti dalla Squadra mobile reggina, si contesta l’associazione per delinquere finalizzata ad estorsione e danneggiamenti. Secondo le indagini la cosca Caridi avrebbe ottenuto il controllo delle attività estorsive, accompagnate danneggiamenti ed intimidazioni, ai danni soprattutto di commercianti in molte zone di Reggio Calabria, e in particolare nei quartieri Ciccarello, Modena e San Giorgio Extra.<span id="more-22166"></span></p>
<p>Quello che la Polizia di Stato sta portando a compimento potrebbe essere una operazione molto importante nell’ottica di indebolire e depotenziare la ‘ndrangheta nel territorio di Reggio Calabria. Questa operazione viene portata avanti circa dieci giorni dopo che i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria avevano eseguito 21 provvedimenti di fermo contro esponenti delle cosche reggine.</p>
<p>I reati contestati in quel caso erano quelli di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsioni ed usura. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. L’operazione e’ stata chiamata Tutto in Famiglia.</p>
<p>L’operazione di oggi contro la cosca Caridi sarebbe la prosecuzione dell’operazione &#8221;Alta Tensione&#8221; che lo scorso anno portò in carcere 33 persone nel reggino. Ci sarebbe anche un consigliere comunale di Reggio Calabria tra gli arrestati dalla Squadra mobile. </p>
<p>Si tratta di Giuseppe Plutino, di 47 anni, consigliere comunale di Reggio. Plutino è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il consigliere comunale, secondo quanto è emerso dall’inchiesta, sarebbe stato un referente politico della cosca Caridi.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.articolotre.com/2011/12/duro-colpo-alla-ndrangheta-a-reggio-calabria-arrestati-sette-affiliati-della-cosca-caridi/53107">articolotre.com</a></p>
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		<title>Terminator 4, acquisite in Prefettura le schede elettorali &#8211; La Mobile ha prelevato gli atti relativi alla consultazione del 9 giugno del 2009 per il rinnovo del Consiglio comunale di Piane Crati &#8211; Sotto la lente del pm antimafia Pierpaolo Bruni l&#8217;elezione del candidato di centrosinistra Pierpaolo De Rose</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/15/terminator-acquisite-prefettura-schede-elettorali-mobile-prelevato-gli-atti-relativi-alla-consultazione-del-giugno-del-2009-per-rinnovo-del-consiglio-comunale-piane-crati/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 08:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La &#8216;ndrangheta era cresciuta e da queste parti era entrata in politica gestendo direttamente voti e consenso elettorale per imporre propri candidati. È la trama ipotizzata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e dal pm antimafia Pierpaolo Bruni nella loro inchiesta appena avviata nei confronti di rappresentanti della politica locale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La &#8216;ndrangheta era cresciuta e da queste parti era entrata in politica gestendo direttamente voti e consenso elettorale per imporre propri candidati. È la trama ipotizzata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e dal pm antimafia Pierpaolo Bruni nella loro inchiesta appena avviata nei confronti di rappresentanti della politica locale e di ipotetici boss della malavita organizzata. Lo scenario investigativo al quale sono stati inchiodati i sei indagati odora di mafia. Una trama oscura di legami e amicizie che, naturalmente, dovrà essere approfondita.<span id="more-21999"></span> </p>
<p>Per adesso ci sono i contenuti di alcune intercettazioni. Colloqui telefonici captati dai detective del Reparto provinciale dell&#8217;Arma, guidati dal colonnello Vincenzo Franzese, e dai loro colleghi della Mobile, diretti dal commissario capo Antonio Miglietta. Conversazioni nelle quali si fa riferimento a nomi di candidati e a volontà elettorali dei padrini. </p>
<p>I compari parlavano e gl&#8217;inquirenti ascoltavano. Tante chiacchiere, confidenze, ordini, retroscena condensati in riservatissimi rapporti giudiziari. Un pozzo nero sul quale si sono affacciati per mesi il procuratore aggiunto Borrelli e il pm antimafia Bruni che continuano ad andare alla ricerca di prove. </p>
<p>I carabinieri avevano già acquisito negli uffici comunali di Rende le carte relative alla gara con cui, nel 2002, vennero affidati alla cooperativa &#8220;Rende 2000&#8243; delle mansioni specifiche dall&#8217;amministrazione comunale che, all&#8217;epoca, era guidata dal sindaco Umberto Bernaudo, il cui nome è stato iscritto nel registro degl&#8217;indagati insieme a quello dell&#8217;ex assessore Pietro Ruffolo, attualmente assessore provinciale autosospeso. Secondo le ipotesi d&#8217;accusa, le mansioni operative affidate alla Coop sarebbero state di volta in volta prorogate.</p>
<p>Ieri, invece, gl&#8217;investigatori della Mobile hanno prelevato dall&#8217;archivio elettorale della Prefettura le schede valide relative all&#8217;ultima competizione per il rinnovo del consiglio comunale di Piane Crati che si tenne il 9 giugno del 2009. </p>
<p>Quello del Savuto è il secondo capitolo dell&#8217;inchiesta sul voto &#8220;controllato&#8221; dalle &#8216;ndrine. Sott&#8217;inchiesta la lente dei magistrati antimafia è finita l&#8217;elezione del consigliere della lista civica di centrosinistra Pierpaolo De Rose, agente della Polizia provinciale. </p>
<p>Il politico è indagato insieme a Romano Chirillo e Biagio Barbierio, ritenuti affiliati alla cosca Lanzino. Secondo l&#8217;accusa, i due, in occasione delle elezioni comunali della primavera di due anni fa, avrebbero minacciato più elettori per indurli a votare proprio per De Rose imponendo agli stessi di apporre un segno sulla scheda consegnata al seggio per riscontrare che l&#8217;ordine impartito era stato rispettato. </p>
<p>Così, secondo la Dda, funzionava il meccanismo per controllare i voti nel piccolo dentro del Savuto. «Una ipotesi che dovrà essere esplorata», s&#8217;affrettò a precisare il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, nei giorni scorsi, dopo il blitz contro il clan Lanzino. E gli &#8220;007&#8243; dell&#8217;Arma e della Mobile hanno cominciato questa esplorazione.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=173317&#038;Edizione=8&#038;A=20111215">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Mafia, sciolto il Comune di Nardodipace</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 14:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato sciolto, dopo tre anni di lavoro della commissione d’accesso, il Consiglio comunale di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia. La decisione è stata presa dal Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. Il paese più povero d’Italia, così come spiega il giornalista Enrico Fierro nel libro Malitalia, “ci sono paesi che devi conoscere se vuoi conoscere la mafia”. E questo è l’esempio di Nardodipace, un centro di 1419 abitanti, a 1100 metri sul livello del mare: “bisognava arrampicarsi lassù per capire la mafia calabrese, la ‘ndrangheta”, ci dice Fierro. Per capire di cosa si parla per lo scrittore “ci devi andare” in questi posti, “devi osservare la vita della gente” perché “anche gli odori ti aiutano a farti una idea”.<span id="more-21983"></span> </p>
<p>La ‘ndrangheta è “quel mostro che ti avvinghia alle gambe e ti trascina sempre più giù, nel suo Medioevo oscuro fatto di violenze, soprusi, cultura del “machitelofafare”, qui comandiamo solo noi”. Un Medioevo “moderno”: “ i soldi della droga, la speculazione, le guerre e i morti, gli incestuosi rapporti tra la politica e le istituzioni, tra mafiosi e massoni”. </p>
<p>A pochi chilometri c’è Stilo, dove nacque 400 anni fa il frate domenicano Tommaso Campanella, il filosofo de ‘La città del sole’, il sogno, la “rinnovazione del secolo”, laddove “non esistono servi e padroni, ricchi e poveri, dominatori e dominati” . </p>
<p>Ma la ‘ndrangheta quei sogni li ha distrutti e si è insinuata in ogni cosa.</p>
<p>Più piccoli sono i comuni calabresi, meno sfuggono al controllo prepotente dei boss, che decidono chi votare e fare vincere alle elezioni, che condizionano il voto, perché così gli conviene, fregandosene dello sviluppo e del futuro dei giovani. Tanto nei paesi di mafia il futuro è dei mafiosi se non vi sono forti azioni di contrasto all’organizzazione criminale. </p>
<p>Più piccoli sono i comuni più forte è il silenzio, l’omertà. La paura di parlare, di denunciare i soprusi, di ribellarsi alla cultura mafiosa. Un mondo ancora antico e tanto lontano dall’epoca moderna, la realtà di questi piccoli centri ancora ricchi di tradizioni popolari e folklore.</p>
<p>Oggi non resta che una considerazione: ci sono voluti ben tre anni per sciogliere il Comune di Nardodipace. Già due anni fa i primi tentativi di scioglimento, ma nulla da fare. Altre indagini che hanno portato oggi il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, a questa decisione. </p>
<p>“In considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali – si legge in una nota della Presidenza del Consiglio – è stato sciolto il Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia); nella medesima provincia e per gli stessi fini è stato prorogato lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera”.</p>
<p>Va ricordato che la commissione d’accesso fu disposta nel settembre del 2008 dall’allora prefetto di Vibo Valentia, Ennio Mario Sodano, per presunte infiltrazioni mafiose nel Comune a seguito di una inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro.</p>
<p>Per ben due volte i lavori della commissione sono stati prorogati e si sono conclusi con una relazione al Prefetto di Vibo Valentia con il quale si chiedeva lo scioglimento del Consiglio comunale. La commissione si era concentrata principalmente su alcune pratiche approvate e su esponenti dell’ amministrazione comunale.</p>
<p>Ma il provvedimento ha tardato a vedere la luce, tanto che in questi anni numerose sono state le interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Interno. E solo oggi lo scioglimento.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/mafia-sciolto-il-comune-di-nardodipace/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Rosarno, emergenza migranti senza fine</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il clima che si respira in questi giorni in città. Un clima che preoccupa per quello che potrebbe succedere. Non per colpa dei migranti.<span id="more-21970"></span> </p>
<p>Da una settimana, infatti, giornali e giornalisti locali hanno iniziato a descrivere una situazione esplosiva, dato che sono arrivati più migranti di quanto previsto e le condizioni precarie in cui vivono sono sempre le stesse. Nonostante gli appelli, l’attenzione dei media nazionali, per i poveri lavoratori stagionali nulla è stato fatto in due anni.</p>
<p>In giro per la città la gente commenta “sta per scoppiare una nuova rivolta. Ha scritto così il giornale”. I cittadini sono spaventati, giustamente, dall’idea di poter essere coinvolti in nuovi e violenti scontri. Ma perché gli africani due anni fa si scatenarono contro i rosarnesi? In primis perché furono provocati. Ed oggi, i migranti tornano ad essere provocati. </p>
<p>La paura per una nuova rivolta non fa che accentuare il timore dei cittadini di Rosarno per quello che potrebbero fare i migranti. Abbiamo provato ad indossare i panni di una qualsiasi persona che ogni mattina viene bombardata dai messaggi dei media che lanciano l’allarme, come se la rivolta fosse dietro l’angolo. Tutto ciò senza mai avere assistito, in questo periodo, a particolari momenti di tensione.</p>
<p>Esiste l’emergenza, nessuno lo può mettere in dubbio. Ma le difficoltà a cui sono costretti i migranti non sono stagionali, non vanno e vengono. Ci sono ogni giorno, d’estate per quelli che non hanno i soldi per tornare al proprio paese, come d’inverno. Pertanto l’allarmismo di oggi ha più il sapore di strumentalizzazione (politica?).</p>
<p>Il problema non è tanto del cibo e dei vestiti, cose a cui le associazioni (solo quelle che lavorano ogni giorno per i migranti) pensano tutto l’anno, non solo ora che i riflettori si riaccendono sulla città. L’emergenza la troviamo nelle case, nelle abitazioni senza luce, senza acqua, senza riscaldamenti, senza finestre, baracche nascoste nelle campagne, rifugi di fortuna. </p>
<p>Condizioni inumane per i migranti che non hanno cure e assistenza. Ed è per questo che il lavoro oggi diventa riaprire il campo di accoglienza che lo scorso anno ha ospitato un centinaio di migranti. Ma la Regione, la Provincia, il governo centrale non hanno scritto nella loro agenda “emergenza migranti a Rosarno” e dunque i soldi non ci sono e poco può fare l’amministrazione comunale per tutti.</p>
<p>A 84 anni, Mamma Africa, rimane l’emblema della solidarietà a Rosarno. Ieri, durante il solito pranzo della domenica, ben 200 migranti hanno ricevuto un pasto caldo e un posto a tavola, lasciandosi alle spalle i loro tuguri per sostituirli al sorriso dei volontari che ogni domenica si rimboccano le maniche per dare sostegno concreto agli africani. </p>
<p>Così come è solo Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria, che con propri mezzi e risorse ogni giorno assiste in ogni cosa i migranti. Pugliese sfugge ai riflettori, non fa comunicati stampa, non elogia il suo lavoro, perché non ha nemmeno il tempo di farlo.</p>
<p>Le condizioni di lavoro dei migranti sono precarie perché di mezzo c’è anche la crisi agrumicola, non solo lo sfruttamento dei caporali che pagano gli africani per 25-30 euro a giornata. Si lavora due tre volte a settimana. E nessuno garantisce per un settore in crisi, né il governo centrale pensa a sostenere le iniziative degli agricoltori. </p>
<p>In una situazione così complicata l’appello va sicuramente alle Istituzioni, in primis alla Regione Calabria, perché non aspetti una nuova emergenza, per inaugurare un nuovo campo in pompa magna, anche se per pochi mesi e con la metà dei posti letto necessari.</p>
<p>Quando assistiamo a cose del genere, torna in mente il “modello Reggio” del governatore Scopelliti, che i soldi li spende in manifestazioni e spettacoli vari che poco servono. Se i finanziamenti destinati a eventi inutili in una regione in crisi, li avesse destinati a superare almeno una delle mille emergenze a cui i cittadini devono fare fronte ogni giorno, forse non si arriverebbe mai a queste condizioni. </p>
<p>Dopo tutto quello che è successo a Rosarno non si può aspettare inermi una nuova rivolta. E non bisogna nemmeno cadere in polemiche spicciole, che non risolvono la situazione, specie quando di mezzo c’è la vita di decine di migranti. Gli africani stanno perdendo la speranza. </p>
<p>Ora tocca alle istituzioni. Altrimenti non si va da nessuna parte. È inutile che si continui a fare retorica. Anche sulla ‘ndrangheta che, per quanto ci è dato sapere, in questo momento non c’entra nulla. Si crea solo confusione su confusione. E solo ciò potrebbe portare davvero la città alla rivolta.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Why Not, de Magistris depone a Salerno &#8211; “Ecco come ostacolavano le mie inchieste” Il sindaco di Napoli ha descritto le modalità e le anomalie procedurali con cui il procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, avrebbe messo il bastone tra le ruote alle sue indagini sui potenti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 10:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le entrate a gamba tesa del procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, sulle indagini condotte dal pm Luigi de Magistris iniziarono nel 2005 e avvenivano con questa tecnica: Murone apriva una serie di fascicoli a modello 45 (atti non costituenti notizia di reato) su vicende legate a “Poseidone”, in pratica dei veri e propri “duplicati” [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le entrate a gamba tesa del procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, sulle indagini condotte dal pm Luigi de Magistris iniziarono nel 2005 e avvenivano con questa tecnica: Murone apriva una serie di fascicoli a modello 45 (atti non costituenti notizia di reato) su vicende legate a “Poseidone”, in pratica dei veri e propri “duplicati” dell’inchiesta curata da de Magistris; di queste attività si trovava poi traccia in alcuni articoli di giornale che anticipavano le intenzioni di Murone; a nulla servivano le proteste del sostituto su queste diffuse fughe di notizie, formalizzate in relazioni di servizio al procuratore capo Mariano Lombardi.<span id="more-21944"></span> </p>
<p>E gli ostacoli al lavoro dell’ex pm poi entrato in politica si rafforzarono dopo il 1 marzo 2006. Quel giorno venne iscritto nel registro degli indagati il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa per una presunta truffa all’Unione Europea su un finanziamento di 5 miliardi di lire a una sua società, la Spb Optical Disk Srl, di cui era comproprietario con Giovanbattista Papello, consigliere di amministrazione dell’Anas fino al 2006 e Fabio Schettini, capo della segreteria di Franco Frattini (accusa dalla quale Cesa è stato prosciolto nel febbraio scorso, dopo lo stralcio della sua posizione).</p>
<p>E’ questa la sintesi del prosieguo della testimonianza di Luigi de Magistris durante il processo in corso a Salerno, che vede alla sbarra magistrati, politici e imprenditori. Accusati a vario titolo di avergli “scippato” le inchieste Why Not e Poseidone per neutralizzarne le conseguenze e così proteggere il reticolo di amicizie e di rapporti di affari tra gli imputati che le indagini sull’utilizzo dei fondi pubblici in Calabria stavano iniziando a rivelare. </p>
<p>Il sindaco di Napoli, parte civile del processo, è andato avanti nella deposizione iniziata il 19 novembre scorso, rispondendo alle domande del pm Rocco Alfano. Udienza dallo svolgimento complicato, attraversata da diverse schermaglie procedurali degli avvocati, per lo più relative all’acquisizione al fascicolo del dibattimento di una serie di relazioni di servizio, decreti di perquisizione e atti a firma di de Magistris, che il Tribunale presieduto da Gaetano De Luca ha autorizzato (con l’eccezione della relazione di un consulente di de Magistris, che è in lista testi). </p>
<p>Ma tra opposizioni e camere di consiglio, de Magistris, arrivato puntuale a Salerno alle 9.30 con l’inseparabile zainetto biancorosso farcito dei documenti delle sue vecchie inchieste, ha iniziato a parlare solo a mezzogiorno. E alle 13.30 è dovuto andare via per impegni istituzionali. Riprenderà l’11 gennaio.</p>
<p>Tra le carte ammesse nel dibattimento, anche quelle che de Magistris redigeva ‘a futura memoria’. L’ex pm aveva infatti adottato questa prassi: quando si imbatteva in un’anomalia nel corso delle indagini ma anche nei rapporti con i capi del suo ufficio, la metteva nero su bianco in una memoria, la firmava e la faceva timbrare in cancelleria. Per poi portarsela indietro e custodirla. Prima o poi poteva essere utile. E così è stato: su quelle carte de Magistris ha elaborato le numerose denunce culminate nel processo.</p>
<p>Tra le anomalie che l’ex pm ha ricordato in aula, la nota del 13 gennaio 2006 con la quale Murone disponeva che “qualsiasi novità nell’ambito dei procedimenti penali dovesse passare prima dal procuratore aggiunto”. “Si trattava di una paralisi all’interno dell’ufficio, una disposizione impensabile da applicare non solo perché bloccava e affogava gli uffici ma anche perché non era idonea in termini di ricaduta della riservatezza”. </p>
<p>Disposizione che secondo de Magistris è stata applicata solo nei casi di Poseidone e Why Not. “Ricordo un particolare episodio avvenuto il 6 dicembre del 2005. Io e la dottoressa Isabella De Angelis andammo a Roma per discutere con la dottoressa Palaia delle indagini in corso quando fummo raggiunti telefonicamente dal procuratore aggiunto Murone che ci chiese espressamente di vederci al più presto per coordinarci con lui. </p>
<p>La cosa più sconvolgente fu che, nello stesso ambito di inchiesta, fu convocato d’urgenza, sempre da Murone, l’allora maresciallo Gregorio Chiarella per informarlo delle indagini che stavamo conducendo. Questo episodio ci allarmò molto”. De Magistris menziona un’altra stranezza, che riguarda l’ispezione ministeriale alla Procura di Catanzaro. </p>
<p>“Mi fu segnalato – spiega – che gli ispettori si soffermarono soprattutto su considerazioni che fecero fuori verbale e che riguardavano essenzialmente la mia persona. A questa ispezione seguì nel luglio del 2005 un’interrogazione parlamentare del senatore Bucciero che portò ad un nuovo atto ispettivo che aveva ad oggetto la mia persona e che fu firmato dal ministro Castelli“.</p>
<p>di Vincenzo Iurillo </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/05/magistris-depone-salerno-ecco-come-ostacolavano-inchieste/175401/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Todo modo in Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cosa deve più succedere in Calabria perché la politica abbia un sussulto di dignità? Cosa deve succedere ancora? Francesco Morelli è il secondo consigliere regionale arrestato per mafia, prima di lui è finito in manette Santi Zappalà. Entrambi eletti nelle lostre Pdl-Scopelliti presidente, entrambi supervotati, entrambi portatori di consensi e quote di potere alla maggioranza [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa deve più succedere in Calabria perché la politica abbia un sussulto di dignità? Cosa deve succedere ancora? Francesco Morelli è il secondo consigliere regionale arrestato per mafia, prima di lui è finito in manette Santi Zappalà. Entrambi eletti nelle lostre Pdl-Scopelliti presidente, entrambi supervotati, entrambi portatori di consensi e quote di potere alla maggioranza che governa la Calabria e al suo governatore. Nelle carte dell’inchiesta milanese sulla cosca Lampada si traccia un quadro drammatico dei rapporti tra mafia e politica in Lombardia e in Calabria. Non è solo Morelli, basta leggere i giudizi pesantissimi che vengono dati su altri consiglieri regionali e uomini della giunta<span id="more-21939"></span>, i documentati rapporti che questi intrattengono con esponenti della ‘ndrangheta per mettersi le mani nei capelli.</p>
<p>I giornali hanno scritto tutto, tutto è noto, nessuno può dire di non sapere. Tutti hanno la possibilità di giudicare e decidere.</p>
<p>Ieri si è riunito il Consiglio regionale. Un normale cittadino si sarebbe aspettato che la maggioranza riconoscesse i proprio errori, che il governatore si presentasse in aula per ammettere di aver sbagliato nella selezione degli uomini. </p>
<p>Scopelliti era il candidato alle scorse elezioni, era anche il coordinatore regionale del Pdl e il capo della lista che porta il suo nome. Toccava a lui decidere le candidature, scegliere, valutare, dire dei sì e dei no. Tutto era nelle sue mani. </p>
<p>Ma ha scelto male, ha preferito i portatori di consensi. I voti, come i soldi, non hanno odore. Avrà pensato così. E l’opposizione? Il Pd, Italia dei Valori? Ci saremmo aspettati ordini del giorno, prese di posizione, scontri epici. Zero assoluto. </p>
<p>I capigruppo hanno deciso di tacere e di affidarsi ad un documento letto dal presidente dell’Assemblea, Francesco Talarico. Queste le sue parole: “Vogliamo ribadire, dagli elementi che sono a nostra conoscenza, che i reati contestati non sono relativi all’esercizio del mandato di consigliere regionale ed alla sua (di Morelli, ndr) funzione di Presidente della Commissione bilancio”. </p>
<p>Si tratta di “responsabilità personali”. Come se Morelli avesse offerto protezione e vantaggi al giudice Giglio, la promozione della moglie prima al comando di una Asl sciolta per mafia, poi ai vertici della burocrazia regionale, da solo e a titolo personale, senza l’aiuto, ampiamente dimostrato nelle carte dell’inchiesta, del capogruppo del Pdl e dello stesso governatore Scopelliti. </p>
<p>Tace l’opposizione, parlotta solo Idv e dice parole incomprensibili per chiosare un passaggio della pm Ilda Boccassini sulla trasversalità politica della ‘ndrangheta. “La suddetta affermazione, dal tenore molto presuntivo, rischia di ingenerare ulteriore sfiducia dei cittadini nei confronti del mondo politico e istituzionale”. </p>
<p>Affermazione presuntiva? Ma dove siamo, che significa? Ma è presuntiva la penetrazione dei Tegano nella più importante società di servizi del Comune di Reggio? E’ presuntivo il ruolo di Giovanni Zumbo, spione al servizio delle cosche e collaboratore di uomini politici al vertice della Regione? Sono presuntivi i cinque pentiti-cinque che parlano dell’appoggio elettorale al governatore Scopelliti? </p>
<p>E questa sarebbe l’opposizione? Manca il Pd, ma alla presa di posizione di Idv c’è una infastidita risposta del capogruppo Sandro Principe. Ecccola: “Dopo che il presidente Talarico ha pronunciato il suo discorso, per come d’accordo, nessuno è intervenuto per confermare il generale consenso. Dispiace assai che, con comportamenti discutibili, da parte di taluni, si sia tentato di interpretare il ruolo di primi della classe, sminuendo il senso di responsabilità che collettivamente deve indurre a fronteggiare tali situazioni”. </p>
<p>“Generale consenso!”: c’è da rimanere basiti. Piccoli battibecchi, scaramucce, in un assurdo politichese da paglietta meridionali e mai un cenno di sdegno, una critica, un voler approfondire il male che ha già divorato la Calabria intera: il rapporto stretto mafia e politica. </p>
<p>E allora ha ragione il pentito Roberto Moio quando afferma che “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”. E purtroppo non è finita qui, perché nei prossimi giorni assisteremo a cose da voltastomaco. Convegni antimafia, eruditi dibattiti già programmati, alcuni discetteranno di “zona grigia”. Andate a vedere la platea degli oratori da chi sarà composta.</p>
<p>Povera Calabria, con il suo Consiglio regionale trasformato in una sorta di Eremo Zafer, quello immaginato da Sciascia in Todo Modo. Qui cardinali, ministri e intellettuali, riuniti nel ritiro spirituale ritenevano che tutto fosse ammesso per salvare la Chiesa (IL POTERE), soprattutto il silenzio e l’omertà</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/todo-modo-in-calabria/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Politici, boss e toghe: il vero potere di Reggio</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 10:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La “brodaglia”. La chiama così lo scrittore calabrese Mimmo Gangemi quell’acqua torbida dentro la quale navigano mafiosi, magistrati, colonnelli dei carabinieri, faccendieri e spioni, consiglieri regionali, deputati e finanche ministri della Repubblica. E’ il brodo primordiale della ‘ndrangheta, il suo ambiente naturale, il nutrimento che ha consentito nel corso di pochi anni a boss di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La “brodaglia”. La chiama così lo scrittore calabrese Mimmo Gangemi quell’acqua torbida dentro la quale navigano mafiosi, magistrati, colonnelli dei carabinieri, faccendieri e spioni, consiglieri regionali, deputati e finanche ministri della Repubblica. E’ il brodo primordiale della ‘ndrangheta, il suo ambiente naturale, il nutrimento che ha consentito nel corso di pochi anni a boss di montagna di diventare presidenti della più grande holding criminal-politica presente su tutto il territorio italiano.<span id="more-21935"></span> </p>
<p>E allora conviene tuffarsi nella “brodaglia” e raccontarla, così come ce la rappresenta la poderosa inchiesta sul clan Lampada della Procura distrettuale antimafia di Milano.</p>
<p>Iniziando dalla politica e da Francesco Morelli. Un insaziabile, la dimostrazione vivente di come in Calabria solo il rapporto colo potere (politico e mafioso) può garantire una rapida e strepitosa scalata sociale. </p>
<p>Morelli inizia come dipendente della Sip, poi si avvicina ad uno dei potenti calabresi degli anni Settanta del secolo scorso, Riccardo Misasi, sinistra Dc, nel 1991 diventa dirigente di una società del gruppo Iri, nel ’95 manager Telecom, nel 2000 Giuseppe Charavalloti, predente della giunta regionale calabrese, lo nomina superdirigente. </p>
<p>Conosce Gianni Alemanno del quale diviene strettissimo collaboratore e conquista poltrone anche nella Capitale (Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, Commissario straordinario Unire), fino all’ultimo regalo dell’amico Gianni: membro del cda di Tecno-polo spa, una delle più grandi società del Comune. </p>
<p>Ma Morelli aveva un cruccio, aver contribuito con una barca di voti al successo di Peppe Scopelliti alle ultime elezioni, e non essere stato nominato assessore. Per questo perde la testa quando sente voci su una sua esclusione. </p>
<p>Siamo nell’aprile 2010 e lo chiama Alemanno: “Mi dice La Russa che nella lista mandata a Scopelliti per gli assessori il tuo nome non ci sarebbe”. Infatti non c’è. Sul conto di Morelli girano voci di inchieste antimafia, pesa il suo coinvolgimento nell’inchiesta Why Not. </p>
<p>Ma quello che spaventa di più il politico in società con i Lampada, è la guerra che gli hanno scatenato i Gentile. Sono i potentati calabresi che entrano in collisione. A Cosenza i fratelli Gentile sono una potenza, Tonino all’epoca è senatore e membro dell’Antimafia, suo fratello Pino è consigliere regionale e prossimo assessore, la figlia di quest’ultimo è vicesindaco di Cosenza. </p>
<p>Si spaventa a tal punto, Morelli, che chiede al suo amico giudice Vincenzo Giuseppe Giglio di informarsi se ci sono inchieste a carico suo. Il giudice obbedisce. Ma a rassicurare il nostro che nessuna ombra potrà fermare la sua ascesa politica è Gianni Alemanno. </p>
<p>Il sindaco di Roma, che oggi scarica pilatescamente Morelli, il 6 maggio lo chiama: “Ieri sera sono finalmente riuscito a parlare a quattr’occhi con Scopelliti, dice che chiude con la Commissione Bilancio per te, fra un anno ci sarebbe il rimpasto…si aprirebbe lo spazio per il tuo assessorato. Prenditi sta presidenza di Commissione, io faccio queste verifiche mi faccio associare da Gasparri e da La Russa e al primo rimpasto risolviamo”. </p>
<p>Il rimpasto della giunta regionale doveva esserci in questi giorni, Morelli sarebbe diventato assessore. Con l’appoggio di Alemanno, la mediazione di La Russa e Gasparri e l’ok finale del governatore Scopelliti. Lo hanno fermato i pm di Milano. </p>
<p>Oggi nell’ambiente politico calabrese in tanti fanno finta di non conoscere Morelli, gli stessi che si mobilitarono per nominare la moglie del magistrato Giglio, prima al comando della Asp di Vibo, poi ai vertici della burocrazia regionale. </p>
<p>E’ Luigi Fedele, potente capogruppo del Pdl, “la figura fondamentale” per risolvere il problema. La moglie del magistrato è una sua grande elettrice, si stringono rapporti davanti “a un buon piatto di maccheroni”, come nelle migliori tradizioni calabresi. </p>
<p>Il magistrato pressa Morelli con sms, la signora pretende un posto da dirigente (“ci possiamo riuscire o stiamo chiedendo troppo? Un marito stressato”), e alla fine la nomina arriva. “Grazie, so bene che chiunque volesse prendersi il merito, è a te solo che devo gratitudine”, scrive, finalmente rilassato, l’intransigente toga antimafia.</p>
<p>Ma nella “brodaglia” sguazzano anche altri giudici. Talpe, le chiama la pm Ilda Boccassini, non solo in Calabria. Ci sono “lavori in corso”, chiarisce il magistrato, “anche sul nostro territorio”. E si è alla ricerca delle “talpe”anche negli uffici di Roma, Catanzaro, Reggio Calabria. </p>
<p>“A Catanzaro – dice Giulio Lampada all’avvocato Minasi – stanno facendo solo un controllo sul discorso del riciclaggio”. Anche l’onorevole aveva buoni contatti nelle procure calabresi per accertarsi dell’esistenza di indagini a carico dei Lampada. </p>
<p>Ma ora a tremare sono i funzionari e i magistrati infedeli e chiacchieroni della procura di Catanzaro. Toghe che sguazzano nella “brodaglia” e che ai potenti della politica chiedono favori, protezioni, appoggi per le carriere di congiunti.</p>
<p>Nelle acque torbide del potere calabrese nuotano spioni e ufficiali border-line. Esiste e chi è “il colonnello del Ros dei carabinieri di Reggio”, di cui si parla in una intercettazione del 17 marzo 2010, tra l’avvocato Minasi e uno dei Lampada? </p>
<p>Lo chiamano “amico”, di più, “socio”, del papà di un giovane legato alla combriccola, tanto che passerebbe informazioni sull’inchiesta. E perché Vincenzo Giglio, medico e politico di Reggio, si rivolge al capocentro dell’Aisi (ex Sisde) per chiedere notizie sulle indagini a carico dei Lampada? Perché nella “brodaglia” a Reggio nuotano tutti.</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/politici-boss-e-toghe-il-vero-potere-di-reggio/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Piaceri e regali, ecco chi sono i compari di Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“’U cumpari du cumpari, è tu cumpari”. La filosofia di Francesco Morelli, il potentissimo consigliere regionale del Pdl-Scopelliti presidente, sta tutta in questa frase scandita qualche anno fa davanti alle telecamere di “Anno Zero”. Avevano ammazzato Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale, e fortissimi sospetti gravavano sull’uomo che gli subentrò, Mimmo Crea. Fu in [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“’U cumpari du cumpari, è tu cumpari”. La filosofia di Francesco Morelli, il potentissimo consigliere regionale del Pdl-Scopelliti presidente, sta tutta in questa frase scandita qualche anno fa davanti alle telecamere di “Anno Zero”. Avevano ammazzato Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale, e fortissimi sospetti gravavano sull’uomo che gli subentrò, Mimmo Crea. Fu in quella occasione, abbracciando e baciando in modo plateale Crea, che Morelli dettò a tutta Italia la sua filosofia, Siamo una cosa sola, anche compare Mimmo, che oggi è in galera per mafia. Cose di Calabria, dove, a dar credito ad un altro “esperto”, Roberto Moio, pentito di mafia, “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”.<span id="more-21928"></span> </p>
<p>Franco Morelli, secondo degli eletti nel Consiglio regionale con  16mila voti, è un uomo di Peppe Scopelliti, il giovane governatore dj della Calabria. Grazie agli uomini che ha voluto nelle sue liste e che ha portato al governo della Regione, il Consiglio regionale calabrese è oggi quello con la più alta percentuale di onorevoli arrestati per mafia. </p>
<p>Santi Zappalà, medico e supervotato pure lui nelle liste Pdl-Scopelliti, lo hanno ammanettato l’anno scorso perché andava in pellegrinaggio a casa del boss Pelle a chiedere voti. </p>
<p>Franco Morelli è finito in galera ieri. Era il politico di riferimento della famiglia Lampada, calabresi trapiantati a Milano. Se li ricordano ancora al quartiere Archi di Reggio quando gestivano una scalcinata macelleria. Poi i Lampada trovarono in Lombardia la loro America, con le slot-machine truccate, una miriade di bar, ristoranti e imprese. </p>
<p>Riciclavano i soldi di Pasquale Condello, ‘o Supremo, e dei Tegano. Ma volevano arrivare in alto, a gestire il business del gioco in tutto il  Nord, e a mettere le mani sui cantieri Expo, per questo serviva la politica. </p>
<p>Franco Morelli era il loro uomo. Ex democristiano, consigliere regionale da anni, legatissimo a Gianni Alemanno e all’ex governatore di centrodestra Giuseppe Chiaravalloti, numero due dell’Autorità delle Telecomunicazioni. </p>
<p>L’uomo giusto. Che presenta i Lampada ad Alemanno. Siamo alla vigilia delle elezioni del 2008, in quel periodo il sindaco di Roma è ministro dell’Agricoltura e Morelli organizza un evento elettorale  al “Café de Paris”, in via Veneto. Mai location fu più indicata. Il caffè della dolce vita era allora nelle mani degli Alvaro di Sinopoli, altra ‘ndrangheta, altri compari. </p>
<p>Entusiasta per l’accoglienza calorosa, Alemanno impugna il microfono e parla. “Ringrazio il gruppo Lampada, noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Giulio, rampollo della famiglia, se la ride al telefono con un suo amico quando racconta la giornata: “E noi eravamo lì, in un angolino che gli alzavamo la mano, tipo cià, cià”. </p>
<p>Il sindaco di Roma non è indagato, precisano i magistrati milanesi. L’ingenuità non è ancora reato, ma è una colpa grave per un uomo politico che in quel momento aveva addirittura responsabilità ministeriali. </p>
<p>“Che Alemanno – scrive il gip – non avesse idea alcuna di chi fossero in realtà i Lampada, conta poco o nulla. Quello che conta è che il gruppo mafioso riesca ad accedere ad alcune relazioni personali di favore”. “Eravamo la Reggio bene”, dice raggiante Giulio Lampada. Perché lui e la sua famiglia avevano bisogno come il pane di relazioni eccellenti. </p>
<p>Quella col giudice Vincenzo Giglio, magistrato di  democratici sentimenti (ha la tessera di Md) e responsabile dei sequestri dei beni mafiosi, è vitale. Il giudice fa l’informatore, cerca di capire a che punto sono le indagini sui Lampada e sui loro protettori politici che il capo dei Ros di Reggio, il colonnello Valerio Giardina, e un giovane pm, Giuseppe Lombardo, stanno portando avanti. </p>
<p>In cambio riceve amicizia politica dall’onorevole Morelli. “Mia moglie – scrive in un sms al consigliere regionale – fa parte della piccola schiera di persone cui piace lavorare molto…”. Chiede un posto per la signora, un incarico di prestigio, ma “fortemente operativo”. E lo ottiene. La consorte viene nominata commissaria straordinaria dell’azienda ospedaliera di Vibo Valenzia, un carrozzone dove la ‘ndrangheta comandava tutto. </p>
<p>Posti, appalti e forniture. Un bengodi che continuò, si legge nella relazione di scioglimento per mafia, anche nel periodo in cui l’Azienda sanitaria è stata gestita da Alessandra Sarlo, la moglie del magistrato. Che oggi, grazie agli appoggi di Morelli e ai buoni rapporti con Scopelliti, è dirigente generale del “settore controllo strategico” della Regione. </p>
<p>Morelli subentra nel rapporto con i Lampada, dei quali è socio e dai quali riceve un bonus di 50mila euro, quando si allentano i legami con un altro politico calabrese. Si tratta di Alberto Sarra, nominato dal governatore Scopelliti, sottosegretario della giunta regionale. </p>
<p>“E’ un esponente politico che può vantare incarichi utili per qualsiasi consorteria mafiosa”, non è indagato, precisano i magistrati, ma ha “contatti consapevoli ed evidenti con esponenti della ‘ndrangheta e costituisce uno dei terminali dei Lampada”. </p>
<p>Quando le indiscrezioni sui suoi rapporti con i “milanesi” si fanno insistenti, si fa da parte e subentra Morelli. “Politico spregiudicato che cerca i voti della ‘ndrangheta, il grimaldello che consente ai Lampada di entrare nel grande mondo della politica e delle istituzioni”. </p>
<p>Siamo tutti compari in Calabria.</p>
<p>(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 1 dicembre 2011)</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
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