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“Pochi medici, Pediatria a rischio”: parla Saullo, primario dell’ospedale di Lamezia

in politica e cronaca

LAMEZIA TERME – “Se per avere risposte dobbiamo aspettare che si verifichi l’evento tragico allora io in coscienza dico che non ci sto”. Il primario di Pediatria all’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, Ernesto Saullo, non fa giri di parole e spiega così la decisione di chiudere i ricoveri del reparto per carenza di personale medico. Una notizia che ha provocato molta preoccupazione in tutto il territorio lametino e che ha portato al nosocomio nella giornata di ieri un folto gruppo di mamme in cerca di rassicurazioni.

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Ernesto Saullo, primario di Pediatria all’ospedale di Lamezia Terme

“Circa 6 giorni fa – racconta Saullo – ho espresso alla direzione generale le mie preoccupazioni sulla carenza di organico del mio reparto, proponendo la chiusura dei ricoveri perché la situazione non era più sostenibile”.

Una unità operativa di pediatria che deve garantire una guardia attiva 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, necessita almeno di 7 medici. Ma attualmente i medici a disposizione di Pediatria a Lamezia sono 4, cioè quasi la metà. “E bisogna poi considerare le eventuali malattie e le ferie a cui hanno diritto i medici, per cui l’organico può anche ridursi a 3 in alcuni periodi”, evidenzia il primario. Condizioni che non consentono di garantire un servizio efficiente e professionale ai pazienti e che mettono a rischio la stessa salute dei bambini.

“Il personale rimasto è sfinito – ammette il primario – Non è più nelle condizioni di poter dare una risposta efficiente ai malati, di garantire una salute sicura e tranquilla ai nostri bambini. Chi viene qui ha il diritto di essere assistito da medici che sono nel pieno delle loro capacità psicofisiche. Ma quando un medico ha fatto 2 o 3 notti di turno consecutive, perde inevitabilmente lucidità. Allora è meglio non dare assistenza che fornire una cattiva sanità. Perché in queste condizioni non ci sentiamo più di garantire una prestazione sanitaria a certi livelli”.

In realtà, i ricoveri presso il reparto di Pediatria non sono stati ancora chiusi. Come racconta Saullo, infatti, in seguito all’incontro con il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, è stato deciso di mantenere il servizio per altri 10 giorni ancora, in attesa che qualcosa si sblocchi: “Il sindaco ci è stato subito vicino – afferma il medico – Mi ha pregato di continuare a resistere qualche altro giorno per dargli il tempo di incontrare la direzione generale e la Regione, facendo tutti i passaggi istituzionali necessari per risolvere questa criticità”.

È una situazione di emergenza che persiste da oltre un anno, ormai, “che noi abbiamo cercato di tamponare con tutte le nostre forze – chiarisce Saullo – Tutti i medici in modo lodevole hanno fatto fronte alla carenza di personale. Ma ora è arrivato il momento di fermarsi prima che possa accadere qualcosa di grave”. Prima che ci scappi il morto, insomma.

Ma il caso di Pediatria a Lamezia è solo la punta di un iceberg, un sintomo di tutto l’insieme. Il sistema sanitario regionale vive da troppi anni uno stato di equilibrio precario. E se scoppia un’emergenza va in tilt tutto il comparto.

“Le condizioni di Pediatria in Calabria sono catastrofiche – commenta Saullo – Ci sentiamo continuamente con i colleghi delle altre province. Per esempio, è già entrato in crisi il Pugliese di Catanzaro. E se continua questo stato di disagio a Pediatria di Lamezia, considerando che sono chiusi anche Neonatologia e il centro Tin, andranno in difficoltà tutte le pediatrie calabresi. Noi sopperiamo, oltre al lametino, una buona parte del vibonese, quindi è inevitabile che in sequenza andranno in tilt Catanzaro, Cosenza e Reggio”.

È chiaro che il discorso è complesso e riguarda l’intero territorio regionale. La carenza di personale si riscontra in molti reparti di tutte le strutture ospedaliere calabresi. La protesta dei medici dell’Annunziata di Cosenza portata in piazza nei giorni scorsi ne è una prova. E le soluzioni tampone non servono a nulla, se non a prolungare l’agonia.

Così come non aiuta la mancata nomina del commissario ad acta da parte del Governo. Nel frattempo, però, la giunta regionale guidata da Mario Oliverio sta cercando di fornire una prima risposta all’emergenza. I dettagli sulle azioni che la Regione metterà in campo sulla sanità saranno resi noti in una conferenza stampa convocata a Palazzo Alemanni questo pomeriggio.

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Mario Oliverio

Ma è già di ieri la notizia che l’Esecutivo regionale ha autorizzato l’avvio delle procedure di concorso per l’assunzione di “oltre cento unità, riguardanti personale medico, tecnici di laboratorio e personale infermieristico da utilizzare per garantire i servizi delle emergenze-urgenze, pronto soccorso e radiologia”.

Ma tutto dipende sempre dalle decisioni che verranno prese a Roma. Il Piano di rientro previsto dal Tavolo Massicci è stato accolto dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che lo scorso mese di novembre aveva annunciato lo sblocco del turnover e 400 milioni di euro a disposizione per oltre 400 nuove assunzioni in Calabria. Ma l’iter si trova arenato al Ministero dell’Economia in attesa del via libera definitivo.

“Anche in assenza della nomina del Commissario – ha detto Oliverio – riteniamo urgente e non più procrastinabile l’assunzione di misure e decisioni per far fronte alle emergenze determinatesi in alcuni servizi ospedalieri”.

In questo senso, la Giunta regionale chiede un esame di merito delle situazioni segnalate dai direttore generali delle aziende ospedaliere, “a partire dalle strutture Hub, al fine di affrontare le situazioni di criticità, attraverso l’espletamento dei concorsi per la copertura dei posti vacanti di personale medico e paramedico necessario a garantire i servizi. Riteniamo che bisognerà decidere un primo blocco di assunzioni, attraverso l’indizione di concorsi e, nelle more, attivando anche procedure urgenti, consentite dalla legge, per le strutture ospedaliere Hub a cui devono seguire, in breve tempo, altrettanti decisioni per garantire i servizi di emergenza-urgenza anche negli ospedali, cosiddetti, Spoke”.

Questo sarebbe un primo passo nella giusta direzione. Tuttavia, si avverte la mancanza di una visione d’insieme della sanità calabrese, che è andata avanti negli anni a suon di decretazioni d’urgenza e commissariamenti, senza uno straccio di pianificazione che prefiguri una corretta integrazione tra le diverse strutture sparse sul territorio.

“Serve ragionare tutti insieme per trovare una soluzione – suggerisce Saullo – Cominciamo a organizzarci. Sediamoci intorno a un tavolo e parliamone. Ma non aspettiamo, inerti, che questo ospedale così come gli altri, crolli. Cerchiamo di rendere partecipe l’utenza. È un problema che non riguarda soltanto Pediatria e Lamezia. Per cui non trinceriamoci ognuno nel suo piccolo, perché in questo modo stiamo morendo tutti”.

di Enrico De Grazia

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