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Reggio, grido d’allarme della Consulta del Dipartimento Salute Mentale

in economia e lavoro / politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Nella giornata del 18 giugno 2015, presso la sede del Dipartimento di Salute Mentale si è riunita la Consulta convocata dal direttore Michele Zoccali, al fine di illustrare ai componenti dell’organo consultivo la recente delibera, n. 425 del 16 /06/2015, di proroga dei rapporti convenzionali con le cooperative sociali che operano nelle strutture residenziali del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp 5 di Reggio Calabria.

centro-salute-mentaleOltre ai sanitari responsabili del DSM erano presenti i delegati del Forum Provinciale del Terzo Settore, i responsabili delle Centrali Cooperative, i rappresentanti delle associazioni dei familiari e le organizzazioni di volontariato. Tutti, dopo essere stati informati di quanto contenuto nella delibera di proroga adottata dal Commissario dell’Asp 5, hanno espresso grave preoccupazione per le conseguenze traumatiche per il territorio di tutta la provincia che avrà tale atto normativo.

Nello specifico, la delibera prevede il riconoscimento del debito con le cooperative per i soli primi sei mesi del 2015, il blocco dei ricoveri nelle strutture, la deportazione dei pazienti in altre residenze, anche fuori regione e l’allocamentoil trasferimento delle risorse economiche così risparmiate su altri capitoli di bilancio.

“Il manager della locale sanità – si legge in una nota congiunta della consulta degli operatori del settore – al fine di perseguire il condivisibile obiettivo di riportare a norma tutte le residenze psichiatriche che insistono sul territorio della provincia, indossa i panni del giustiziere e parte, nella suo opera di risanamento, dalla parte più debole del sistema, colpendo i lavoratori che rischierebbero il licenziamento e i pazienti che verrebbero sradicati dal loro territorio e dai loro affetti”.

La Consulta non risparmia critiche nei confronti del commissario dell’Asp 5, Santo Giuffré: “Ci si aspetterebbe maggiore lungimiranza e informazione da un manager chiamato a governare la sanità locale. Infatti, ignora il dottor Giuffrè che la situazione in cui versa la residenzialità psichiatrica non è certo imputabile a chi ci lavora, ma solo all’insipienza delle amministrazioni precedenti che mai hanno inteso regolamentare un settore nato venticinque anni fa, nel contesto del superamento del manicomio di Reggio Calabria.
Inoltre, il Commissario dovrebbe sapere che già da alcuni anni giace (è proprio il caso di dire) presso l’Assessorato alla Salute della Regione Calabria una ipotesi di riordino di tutto il settore, predisposta e condivisa dallo stesso Dipartimento di Salute Mentale, dalla cooperative sociali, dalle associazioni dei familiari e dal Forum del Terzo Settore. Era stata chiesta in quella sede l’attivazione di un tavolo per pervenire proprio a quel riordino invocato adesso, e in maniera così traumatica per il territorio, dal manager locale della sanità reggina.

Per tali motivi e al fine di riattivare il dialogo con l’Amministrazione regionale e, con il Commissario dell’Asp 5 , tutte le componenti del DSM esprimono il loro allarme e invitano la componente politica, sindacale, dell’associazionismo di settore della provincia reggina a farsi carico e portavoce dei problemi segnalati. “Al fine di evitare – conclude la nota – che si cancelli un’esperienza oramai ultraventennale che risponde in maniera positiva ed efficiente alla domanda del bisogno territoriale, si eviti l’ulteriore dramma ai tanti pazienti ospiti delle strutture alternative con la loro ‘deportazione’ presso strutture di altre province o regioni e si tutelino le circa 200 unità lavorative globalmente impegnate nel settore dalle pesanti conseguenze sul piano della perdita occupazionale che tale atto genererà”.

Intanto, i rappresentanti della Consulta, oltre a invocare in maniera urgente un tavolo di confronto con la Direzione dell’Asp e con l’Assessorato alla Salute della Regione Calabria, preannunciano azioni di lotta e la richiesta di un incontro in Prefettura e con i rappresentanti sindacali al fine di evitare le attivazioni delle procedure di prelicenziamento dei lavoratori.

redazione CN

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