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Ritorna l’incubo dell’emergenza rifiuti. Domani incontro a Lamezia

in ambiente e trasporti

L’emergenza rifiuti in Calabria sembra non avere fine. Come nei più classici dei film in cui il cattivo di turno riemerge dalla sua apparente sconfitta, il problema della gestione della spazzatura ritorna ciclicamente e di prepotenza sull’agenda politica regionale. E’ evidente che la principale causa del perenne stato emergenziale risieda nella mancata programmazione a lungo termine, che ne impedisce una risoluzione efficace e definitiva. Allora viene naturale chiedersi se la classe dirigente regionale abbia la reale intenzione di porre fine a questo stato di cose oppure faccia il gioco delle lobbies dei rifiuti che dall’emergenza traggono maggiori vantaggi. Il dubbio è legittimo dal momento che la stessa Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Calabria, già quattro anni fa, aveva individuato con chiarezza “un sistema di potere non estraneo agli interessi politico-malavitosi”.

battaglina

Il sito di Battaglina

C’è chi ha definito il sistema dei rifiuti calabrese come “pachidermico e inquinante, un sistema delle deroghe alle normative sanitarie e ambientali, degli impianti privati e degli interventi senza alcuna logica né pianificazione, del business ‘tal quale’ e dei prezzi gonfiati, dell’eterna emergenza e delle decisioni prese nel chiuso delle stanze, che costringono i territori a scendere sistematicamente in strada”.

Ebbene, a quattro anni dalla pubblicazione di quella spaventosa relazione, nulla sembra cambiato.

Durante l’Amministrazione Scopelliti-Pugliano-Gualtieri i comitati territoriali si erano prodigati per la chiusura dell’ufficio del Commissario, dopo 15 anni di disastri e di enormi sprechi. Azioni che impedirono il rinnovo dell’emergenza ambientale in Calabria all’inizio del 2013.

“Ma le scorie di quell’epoca – scrive in una nota la Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò” -continuano ancora a contaminare gli uffici della burocrazia regionale. Sono le scorie di un modello obsoleto funzionale solo alla speculazione quasi mai trasparente, spesso ‘ndranghetista, basato su mega impianti, incenerimento e discariche private, spesso gestite in maniera poco trasparente. Un modello che continua a condannare la Calabria al degrado ed all’arretratezza”.

Solo grazie alla volontà popolare e alle continue proteste e sit in, dunque, alcuni di questi progetti sono stati bloccati: la discarica di Battaglina altrimenti destinata diventare la più grande d’Europa, la questione di Donnici o ancora il bando per l’esportazione di rifiuti all’estero, che avrebbe regalato milioni di euro ai soliti noti senza risolvere nulla e devastando ancora i territori.

E tanti, ancora oggi, sono i territori impegnati su un duplice fronte, bloccare gli scempi e risanare quelli già perpetrati. Gli esempi sono noti e molteplici: Celico, Pianopoli, Sambatello, Bisignano, Castrolibero, Rossano, Scala Coeli, Crotone, per citarne solo alcuni. La popolazione calabrese tutta chiede una svolta, chiede la fine dell’eterna bugia sui rifiuti, la risoluzione di questo scempio continuo che umilia una regione e un popolo.

Ma la battaglia dei comitati e della società civile, ci tiene a sottolineare il movimento “Franco Nisticò”, è anche e soprattutto di proposta. I territori chiedono senza sosta di essere ascoltati e i comitati sono disponibili e pronti a interloquire in maniera proficua con le istituzioni, sia per trovare una via d’uscita dall’emergenza, sia per strutturare un ciclo dei rifiuti realmente virtuoso. “Eppure fino a ora – denunciano gli attivisti – abbiamo sempre trovato porte chiuse, a prescindere dal colore politico di chi occupa le istituzioni competenti”.

Porte che sono rimaste chiuse anche negli ultimi mesi, nonostante i proclami in campagna elettorale e appena dopo, di tavoli con le associazioni, di dialogo coi territori e di modello rifiuti zero.

“Alle porte dell’estate, a quasi un anno dalle elezioni regionali, non si riscontra alcuna discontinuità nel comportamento con cui la Regione gestisce il settore – sottolinea il movimento per la difesa del territorio – né in termini di scelte strategiche, né (cosa ancor più grave) nelle modalità di gestione, pianificazione e decisione che ignorano sistematicamente le istanze dei territori, in perfetta continuità col passato”.

È di questi giorni l’annuncio della costruzione di tre nuovi impianti nella province di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza. “Nel cercare di capire di cosa si tratta – prosegue la nota – ci chiediamo anche dove saranno collocati e soprattutto quanto costeranno e cosa lasceranno, nel bene e nel male, sui territori. Fino ad oggi, purtroppo, a decidere la direzione della Calabria in tema di rifiuti sono stati piccoli e grossi speculatori che hanno costruito un business milionario sul ciclo dei rifiuti, con la compiacenza delle istituzioni e a scapito dei territori, della salute dei cittadini e delle prospettive economiche e occupazionali della Calabria”.

Per tali ragioni, la Rete per la difesa del territorio “Franco Nisticò” ha invitato per domani, mercoledì 17 giugno alle ore 17.30 presso il Parco Impastato di Lamezia Terme, tutti i comitati e le associazioni calabresi che si stanno battendo contro questa gestione dei rifiuti: “La Calabria ha bisogno di un ciclo dei rifiuti condiviso e partecipato, costruito insieme ai territori e non calato dall’alto, basato realmente sulla strategia ‘rifiuti zero’, nel solco tracciato da esperienze positive e esemplari in Italia e nel resto del mondo e nello stesso tempo aderente alle esigenze ed alle caratteristiche delle tante aree della Calabria. Un ciclo rifiuti che parli chiaramente di impianti di riciclo e di riutilizzo. Questi impianti non solo non avrebbero alcun impatto ambientale, ma si tradurrebbero in sviluppo, ricchezza e occupazione di qualità per i territori, in rottura col presente ciclo dei rifiuti che devasta e affama. La Calabria ha bisogno di un ciclo dei rifiuti distanti dagli interessi delle lobby paracriminali. La classe dirigente regionale deve decidere senza ambiguità da che parte stare.”.

Le associazioni avvertono la necessità di affrontare la questione rifiuti in Calabria non come una sommatoria di piccole vertenze territoriali, ognuna peculiare e assolutamente fondamentale, ma come un’unica grande vertenza regionale che sia in grado di spingere verso un modello diverso e realmente virtuoso che valorizzi, da ogni punto di vista, la Calabria.

“È fondamentale – ribadisce la Rete “Nisticò” – riaprire il confronto tra comitati e associazioni che lavorano per la difesa dei propri territori e per impostare modelli nuovi e virtuosi di gestione. Queste realtà territoriali vivono sulla propria pelle, quotidianamente, l’urgenza di dover intervenire in singole lotte ed allo stesso tempo avvertono la pressante necessità di un respiro e di una visione più ampia, almeno regionale, che dia forza ed autorevolezza alle loro proposte”.

di Enrico De Grazia

 

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