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Roma: arrestati narcotrafficanti della ‘ndrangheta con basi tra i “colletti bianchi” in Svizzera

in politica e cronaca

Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio. Sono questi i capi d’accusa contenuti nelle 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse oggi dal tribunale di Roma su richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

6177_IMG-20140713-WA0047L’operazione, portata a termine dalla Guardia di Finanza della Capitale, ha consentito di smantellare un’organizzazione di narcotrafficanti, che in più di due anni ha importato dal Sudamerica, 1.062 kg di cocaina, destinata alla piazza romana.

La droga veniva fatta partire sia con mezzi aerei che navali, stivata in containers, da alcuni calabresi con contatti diretti e basi logistiche in Sudamerica. Quasi 500 kg di cocaina sono stati sequestrati tra il porto di Gioia Tauro e le città di Roma e Milano e altri 562, tra Germania, Belgio e Olanda.

Inoltre gli investigatori hanno accertato che l’organizzazione si serviva di una insospettabile struttura di “colletti bianchi”, ovvero di promotori finanziari che riciclavano il denaro attraverso canali bancari svizzeri, dove veniva depositata la liquidità necessaria per acquistare la cocaina. Il trasposto fisico del denaro in territorio elvetico, avveniva tramite diversi canali, tra cui uno rappresentato da personale diplomatico.

Una volta in Svizzera, il denaro, tutto in euro, veniva dapprima convertito in dollari usa, da una società di Lugano e successivamente, trasferito sul conto di un istituto di credito luganese, da dove partiva per il Brasile. Con la compiacenza del direttore dello stesso istituto e di alcuni prestanome, i soldi venivano ritirati direttamente dal capo dell’organizzazione criminale in Brasile, che provvedeva al pagamento dei fornitori della partita di cocaina trattata.

6177_IMG-20140907-WA0018Affinché quest’operazione si svolgesse senza problemi, i criminali trattenevano in ostaggio, in un albergo brasiliano, il figlio di uno dei manager dell’istituto di credito coinvolti nel riciclaggio. Secondo gli inquirenti, proprio uno di questi manager, un italo-svizzero con un passato da direttore generale di una grossa società che gestisce la produzione e la commercializzazione di energia elettrica e gas, avrebbe avuto un ruolo chiave nell’organizzazione.

Costui inoltre, si sarebbe candidato alle elezioni per il Consiglio di Stato del Canton Ticino, ritirandosi poi, per un coinvolgimento in un’inchiesta per una truffa da 12 milioni di euro.

Dei 19 provvedimenti restrittivi odierni, uno è stato operato in Spagna, a carico di un calabrese, tramite l’Interpol e durante le perquisizioni locali disposte per tutti gli indagati, sono state rinvenute anche armi, nascoste sotto la villa di uno essi.

g.c.

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