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“Saggio compagno 2”, altro duro colpo alla Locale di Cinquefrondi. Arrestate 19 persone (FOTO e VIDEO)

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Alle prime luci dell’alba, nelle Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Catanzaro, Cosenza, Chieti e Verbania, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con la collaborazione dello Squadrone Eliportato Cacciatori, dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia e dei militari delle province interessate, hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della DDA, nei confronti di 19 persone, ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione abusiva di armi, ricettazione, favoreggiamento personale, danneggiamento seguito da incendio, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, violazione di disposizioni per il controllo delle armi ed in materia di armi clandestine, detenzione di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Il provvedimento rientra nell’ambito dell’operazione “Saggio compagno”, che il 15 dicembre e l’8 gennaio scorsi aveva portato all’esecuzione di un decreto di fermo e di un’altra Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, rispettivamente nei confronti di 36 e 29 persone, oltre al sequestro preventivo di beni mobili, immobili e conti correnti del valore complessivo di circa 400.000 euro.

L’operazione “Saggio compagno” era stata così denominata, in quanto trae origine dall’appellativo con cui il principale indagato, Ladini Giuseppe, si rivolgeva al suo più fidato sodale, Tigani Leonardo.

Le indagini erano state avviate dai Carabinieri della Compagnia di Taurianova nel novembre 2013, sviluppando ulteriormente alcune acquisizioni investigative dell’operazione “Vittorio Veneto”, che all’epoca aveva consentito di trarre in arresto 8 persone per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e violazioni in materia di armi, oltre ad aver successivamente determinato la collaborazione dell’esponente di vertice di quel sodalizio, Ieranò Rocco Francesco (tuttora detenuto).

Quest’ultimo, dopo essersi dichiarato fin dall’inizio ‘ndranghetista ed appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, aveva riferito preziose informazioni in merito all’assetto della struttura criminale di cui faceva parte, con particolare riferimento al ruolo rivestito da Ladini Giuseppe, indicato come ‘ndranghetista appartenente alla stessa locale, con un ruolo apicale associato alla carica del “Vangelo”.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali assieme alle riprese video ed alle risultanze investigative derivanti dalla collaborazione di Ieranò, hanno permesso di individuare i soggetti appartenenti all’organizzazione mafiosa identificata in “Locale di Cinquefrondi”, che peraltro frequentavano l’abitazione di Ladini Giuseppe o comunque gravitavano a vario titolo attorno alla sua figura.

Sono state registrate in maniera inequivocabile le varie condotte compiute anche da ciascuno degli arrestati, dimostrando la loro attiva collaborazione alle varie attività illecite di Ladini e della “Locale di Cinquefrondi” di cui facevano parte.

Le dichiarazioni del collaboratore Ieranò sono risultate veritiere ed attendibili innanzitutto grazie alle attività tecniche investigative eseguite presso l’abitazione di Ladini, dove lo stesso continuava a delinquere senza alcuna remora nonostante fosse sottoposto a detenzione domiciliare.

L’indagine ha poi permesso di accertare che Ladini, con la stretta collaborazione morale e materiale innanzitutto della moglie e del suo nucleo familiare, aveva manifestato la chiara volontà di costituire a Cinquefrondi una nuova articolazione criminale sotto la sua guida; ed a tal fine, Ladini ha intrattenuto con evidente disinvoltura e padronanza tutta una serie di rapporti con numerosi pregiudicati, facenti capo non solo al contesto delinquenziale cinquefrondese, ma anche ad altre aree della Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, dando quindi prova della sua caratura criminale e dell’importanza della locale di cui faceva parte.

Tra i vari fatti contestati, nell’ambito del progetto di Ladini di costituire una propria ‘ndrina, è emerso anche il suo intento di acquistare il ristorante “Il Fungo” di proprietà del “Capo Locale” Tripodi Costantino (già arrestato in occasione dell’operazione del 15 dicembre 2015): quel luogo non costituiva infatti un semplice oggetto di investimento, ma esprimeva un’elevata valenza simbolica, in quanto era di proprietà del vecchio “Capo Locale” di Cinquefrondi, ma soprattutto era il luogo attorno al quale anche nel recente passato avevano gravitato i personaggi di maggiore spessore della “Locale”, tra cui Ieranò Rocco Francesco, che in occasione della sua cattura nell’estate del 2013 fuggì proprio da lì.

Oltre alle movimentazioni di armi, numerose sono state anche le contrattazioni per la compravendita di soldi falsi e partite di cocaina. Nell’ambito del focolare domestico, non era infatti così raro che Ladini, con l’ausilio dei suoi sodali, prelevasse o trasferisse nel rudere di cui disponeva svariati involucri contenenti stupefacente, che poi confezionava e predisponeva in casa per le sue trattative successive.

Con riferimento al provvedimento restrittivo eseguito nel corso dell’operazione, i destinatari indagati per la violazione dell’art. 416 bis C.P., in quanto ritenuti appartenenti alla struttura criminale ricostruita, sono i seguenti:

Bruzzese Antonella, moglie di Ladini Giuseppe, in atto già agli arresti domiciliari, individuata quale componente dell’organizzazione, con il compito di coadiuvare il coniuge nella custodia e nella compravendita delle armi, nonché nella gestione dei rapporti con gli altri affiliati.

Bruzzese Antonella era già stata condannata nel giugno scorso alla pena di anni 10 e mesi 10 di reclusione ed euro 48.800 di multa dopo essere stata sottoposta a fermo d’indiziato di delitto nell’aprile 2014 e quindi destinataria di custodia cautelare agli arresti domiciliari, per i predetti reati in materia di armi.

Infatti, era già emersa nella prima fase delle indagini come persona a totale disposizione della consorteria per qualsiasi esigenza, palesando inoltre una spregiudicatezza senza pari nella riscossione dei crediti vantati nei confronti di terzi, nell’occultamento delle armi e nella movimentazione delle stesse;

Bruzzese Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da Ieranò Rocco Francesco;

Bruzzese Serafino, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da Ieranò Rocco Francesco;

Foriglio Fortunato, individuato quale componente dell’organizzazione nell’ambito dell’omonima cosca, con competenza specifica e quasi esclusiva nel settore delle estorsioni.

Storico appartenente alla ‘ndrangheta, Foriglio Fortunato aveva assunto in più circostanze gravi comportamenti intimidatori, sintomatici della sua capacità di imporre atteggiamenti omertosi, palesando una spregiudicata reiterazione anche delle condotte che già in passato ne avevano determinato la condanna sia per estorsione, che per associazione mafiosa;

Giovinazzo Raffaele, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso di una dote in corso di accertamento, la cui affiliazione era stata promossa da Ieranò Rocco Francesco, del quale era il fidato braccio destro e con il quale si era sottratto alla cattura nel luglio 2013, nel corso dell’operazione “Vittorio Veneto”;

Ierace Francesco, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca Ladini, con il ruolo di coadiuvare il capo Ladini Giuseppe;

Ierace Raffaele, in atto già detenuto, fratello gemello del predetto Ierace Francesco, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca Ladini, con il ruolo di coadiuvare il capo Ladini Giuseppe.

I gemelli Ierace Francesco e Raffaele, discendenti dell’omonima famiglia di storiche tradizioni ‘ndranghetiste, sono – al pari di Ladini Giuseppe – fra i personaggi di maggior rilievo del sodalizio mafioso, in quanto, pur essendo detenuti, utilizzavano spesso i permessi premio di cui beneficiavano per frequentare l’abitazione di Ladini Giuseppe e sostenerlo nel suo progetto di costituire di una propria ‘ndrina autonoma nell’ambito della ”Locale di Cinquefrondi”;

Ladini Giuseppe, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote del “Vangelo”, capo dell’omonima cosca operante nella Contrada Petricciana di Cinquefrondi;

Monteleone Maurizio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Picciotto”, il quale, ancorché incensurato e residente da tempo a Domodossola (VB), nei periodi in cui faceva ritorno in Calabria partecipava alle riunioni di ‘ndrangheta, manifestando la propria disponibilità in favore dei sodali, e quindi fattivo sostegno al sodalizio;

Napoli Angelo, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso della dote di ”Sgarrista”, il quale, ancorché incensurato, prendeva regolarmente parte alla riunioni di ‘ndrangheta, dimostrandosi quindi pienamente a disposizione degli altri sodali;

Raco Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca Ladini, con il ruolo di coadiuvare il capo Ladini Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

Tigani Leonardo, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca Ladini, con il ruolo di coadiuvare il capo LADINI Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

Valerioti Antonio, in atto già detenuto, individuato quale componente dell’organizzazione, facente parte della cosca Ladini, con il ruolo di coadiuvare il capo Ladini Giuseppe nell’attuazione del programma criminoso della sua ‘ndrina;

Zangari Antonio, individuato quale componente dell’organizzazione in possesso almeno della dote del “Vangelo”, insignito anche della carica di “Capo Società” e “Contabile”, deputato a rappresentare la “Locale” nei rapporti esterni alla consorteria.

Zangari Antonio era anche colui che interloquiva con il “Capo Crimine” Mico Oppedisano, e deliberava, unitamente agli altri, le linee guida di condotta degli affiliati e le competenze nel settore delle estorsioni.

I soggetti indagati per altri episodi delittuosi, principalmente riferiti a violazioni in materia di armi e stupefacenti (che si aggiungono a quelli già arrestati a seguito delle pregresse risultanze investigative) sono:

Bono Salvatore, nipote del capo locale Tripodi Costantino, per aver acquistato da Porcaro Fabio, anch’egli appartenente alla ”Locale di Cinquefrondi”, una pistola cal. 22;

Papalia Domenico, per aver tenuto condotte finalizzate ad approvvigionarsi di stupefacente del tipo cocaina da Ladini Giuseppe;

Romeo Salvatore, per aver detenuto illecitamente due pistole e per aver trattato, unitamente a Ladini Giuseppe, la compravendita di altre armi dello stesso tipo;

Vomera Michele, per aver detenuto e portato illecitamente più volte in luogo pubblico varie armi, oltre che per aver trattato la compravendita di altre con Ladini Giuseppe.

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redazione CN

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