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	<title>Calabria Notizie &#187; salute</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>RDT: Ionio Cosentino, discarica a cielo aperto. Rifiuti speciali in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia ed il turismo: una discarica di rifiuti speciali. Appuriamo infatti che, nonostante le numerose denunce ed irregolarità, lo scellerato progetto della discarica di Scala Coeli-Cariati rischia di andare realmente in porto. <span id="more-22324"></span></p>
<p>Per chi non lo sapesse, si tratta di una fossa da centomila metri cubi da riempire con amianto, scarti industriali, fanghi esausti, ceneri dell&#8217;incenerimento e altro: tonnellate di veleno non molto distanti dai centri abitati e dalle falde acquifere che poi finiscono nel nostro mare.</p>
<p>Tutto questo perchè? Per offrire un servizio ai cittadini? Per risolvere un problema del territorio? Niente di tutto questo, semplicemente per speculare privatamente facendo pagare alla collettività i costi di questo ennesimo scempio. </p>
<p>La Pertusola di Crotone, le ferriti di zinco di Cassano, le discariche di Bucita e di Olivellosa (Rossano), centrali, elettrodotti, disboscamento, taglio dei treni, strade da terzo mondo: questi sono i risultati decennali di una classe dirigente che continua, a braccetto con gli speculatori, a perseguitare il nostro territorio. </p>
<p>I cittadini sono stanchi di pagare i guadagni di una cricca. Non permetteremo un altro scempio che trascinerebbe la nostra economia ancora più in basso, colpendo prima di tutti agricoltori e operatori turistici, con nuove perdite di posti di lavoro e ancora meno prospettive per un&#8217;intera area. </p>
<p>Intendiamo chiamare a raccolta tutti i cittadini per difenderci da questo nuovo attacco, dalla Sibaritide ai confini meridionali della provincia di Cosenza, per una mobilitazione che non parli solo di discariche, ma che dia anche prospettive di sviluppo e valorizzazione delle nostre risorse.</p>
<p>Ai veri motori della nostra economia, ovvero agricoltori e operatori turistici, alle loro associazioni territoriali e di categoria, rivolgiamo un appello particolare, affinché siano in prima fila a dimostrare che in Calabria si può creare economia anche senza essere &#8216;ndranghetisti, inquinatori o poltronieri.</p>
<p>Ci rivolgiamo anche a quei pochi amministratori che in questi anni hanno dimostrato coerenza e comprensione di queste gravi violazioni del diritto alla salute e dell&#8217;equità sociale, affinché prendano pubblica posizione rispetto alla discarica di Cariati-Scala Coeli e utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, avviando parallelamente una discussione partecipata sul futuro di quest&#8217;area a partire dalle infrastrutture e dall&#8217;occupazione.  </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;acqua rossa della diga calabrese</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le quantità di ferro e manganese sono al di sopra della norma, così come la torbidità dei campioni analizzati.<span id="more-21864"></span> </p>
<p>Secondo i cittadini è colpa dell&#8217;invaso dell&#8217;Alaco, una diga a mille metri d&#8217;altitudine, nel territorio comunale di Brognaturo, che garantisce l&#8217;acqua a circa 400 mila persone, a cavallo tra le province di Vibo e Catanzaro. </p>
<p>La diga dell&#8217;Alaco è un&#8217;altra incompiuta. L&#8217;invaso era stato terminato da Sorical, la Società risorse idriche calabresi, nel 2004. Ma dal 2006 è cambiato tutto. C&#8217;era da render potabile l&#8217;acqua che arrivava dalla diga. E la società mista (il cui socio privato è la multinazionale francese Veolia) aveva un obiettivo virtuoso: quello di inviare più acqua ai Comuni. </p>
<p>Come lo abbia perseguito, però, ha lasciato perplessi i tecnici. Le procedure basiche da seguire per preparare l&#8217;acqua al trattamento sono state adottate in maniera troppo approssimativa. Il risultato? Il liquido che arriva dall&#8217;invaso ha caratteristiche chimico-fisiche molto variabili. È di qualità scadente, al limite della possibilità di trattamento. </p>
<p>Inoltre contiene, come detto, una quantità elevatissima di manganese e ferro oltre a sostanze dovute alla decomposizione di piante sommerse e un forte inquinamento batteriologico dovuto a escrementi di animali. Nonostante tutto si è continuato con la potabilizzazione, senza neppure installare due analizzatori in continuo del ferro e del manganese.</p>
<p>«La diga è stata riempita senza fare le dovute bonifiche, senza eliminare la vegetazione presente sul fondo» denunciano gli attivisti del Coordinamento delle Serre per la difesa dell&#8217;acqua. Loro vivono a Serra San Bruno, 7 mila anime a 800 metri sul livello del mare. Anche il sindaco di Serra è dello stesso parere. Infatti ha emesso un&#8217;ordinanza di non potabilità. Per ferro e manganese. Che è stata revocata solo ad inizio aprile, dopo 38 giorni. </p>
<p>«L&#8217;impianto di potabilizzazione è sottodimensionato &#8211; accusa il Coordinamento &#8211; ed è concepito per trattare acque del sottosuolo, non di superficie. Abbiamo raccolto mille firme in calce a una petizione per chiedere che i dati delle analisi siano resi pubblici». Il paradosso è che l&#8217;area delle Serre calabresi è una delle zone più ricche d&#8217;acqua in Italia. </p>
<p>Qui s&#8217;imbottigliano ben 4 marchi di acque minerali «ma i nostri acquedotti che un tempo erano alimentati da pozzi oggi sono stati dismessi». Maurizio Del Re, ad di Sorical, ribatte alle accuse: «Facciamo 120 mila misurazioni all&#8217;anno e non emerge nulla di preoccupante». </p>
<p>Per Sorical la colpa è del Comune. Per il Comune è di Sorical. Ci fosse il servizio idrico integrato queste manfrine non esisterebbero. L&#8217;Arpacal nell&#8217;agosto del 2010, ha emesso il proprio giudizio: il problema è nell&#8217;impianto di adduzione. Ovvero della diga dell&#8217;Alaco.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra incompiuta</strong></p>
<p>Quella dell&#8217;Alaco è la &#8220;solita&#8221; diga calabrese, come quella del Melito (vedi il manifesto del 25 gennaio) o quella del Menta. A partire dal dato economico: a fronte di una spesa prevista di 15 miliardi di lire, l&#8217;opera è costata 150 miliardi. Un disastro progettuale (sei varianti tra il 1985 e il 1996, più nove sospensioni dei lavori) e gestionale. </p>
<p>Con conflitti di attribuzione che rimbalzano tra Sorical (che dà la colpa alle condotte dei Comuni) e amministratori locali (per i quali il problema è l&#8217;Alaco). Lavori travagliati, sia per la costruzione dell&#8217;invaso che per l&#8217;ampliamento dell&#8217;impianto di potabilizzazione. L&#8217;appalto, per quest&#8217;ultimo, è stato bandito nel 2006: se lo è aggiudicato la ditta Idrotecna, che avrebbe dovuto completare i lavori entro il 31 marzo 2008. </p>
<p>Lo scopo: realizzare il progetto redatto dalla Sorical per trattare 600 litri di acqua al secondo. Più che gli addetti all&#8217;impianto, finora si sono visti avvocati e contenziosi che hanno portato alla rescissione del contratto. I lavori sono stati affidati a piccole ditte e, ancora oggi, non sono stati completati. Per di più, ci sono perplessità sul funzionamento dell&#8217;impianto. </p>
<p>Fonti accreditate raccontano che per almeno due anni i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati, con costi al di fuori da ogni logica. Un circolo vizioso del quale non si sentirebbe il bisogno. A queste latitudini, però, le dighe funzionano così. E costano dieci volte in più rispetto a quanto previsto. Qualcuno ci guadagna, si può intuire chi.</p>
<p><strong>Un bossolo per il silenzio</strong></p>
<p>Sergio Gambino è un ragazzone antico nei principi, moderno nel coraggio. Si scalda quando deve difendere la propria terra, sorride di fronte alle minacce. Non si lascia imbottigliare nell&#8217;immagine del martire antimafia che da queste parti regala alla &#8216;ndrangheta la più efficace delle propagande, quella che viaggia col terrore. </p>
<p>Sergio, figlio di Sharo, uno degli scrittori più autorevoli del Mediterraneo, ha risposto con insolita strafottenza ai vigliacchi che qualche giorno fa gli hanno recapitato sulla porta di casa una cartuccia di lupara. Nel rivendicare le proprie origini politiche e culturali («siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria») ha lanciato un chiaro segnale di sfida ai custodi dell&#8217;omertà e a chi li paga: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei mesi scorsi, insieme al Coordinamento Bruno Arcuri, all&#8217;associazione Briganti e alla rete Nisticò, ha percorso le Calabrie in lungo e in largo per promuovere la partecipazione ai quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica. </p>
<p>Destava una piacevole impressione sentirlo urlare in piazza contro gli invasori delle multinazionali che depredano e avvelenano questo lembo di stivale dallo stretto di Messina fino ai monti del Pollino: «Li ricacceremo da dove sono venuti, a calci nel sedere, come fecero i nostri antenati briganti che diedero filo da torcere ai francesi». </p>
<p>Quaggiù non è frequente ascoltare frasi munite di cotanto orgoglio. Anche tra i movimenti carismatici affiorati di recente, quasi tutti si guardano bene dal fare nomi e cognomi di chi combina e commissiona disastri. Sergio fa nomi e cognomi. Rientra in una vivace minoranza di attivisti-pensatori, che negli ultimi anni è andata allargandosi per effetto soprattutto delle buone letture e sulla spinta di pensatori eretici. </p>
<p>Distante anni luce dai falsi miti risorgimentali che qui sono stati impiantati per decenni nella testa delle passate e presenti generazioni, questi giovani militanti della difesa dei beni comuni si tengono distanti anche da romantiche tentazioni neoborboniche. </p>
<p>Dai propri coetanei non hanno assimilato i tre mali peggiori di Calabria: la servitù nei confronti dei partiti politici, il disprezzo verso la propria terra, la mancanza di memoria. Sergio e quelli che come lui conoscono bene questa regione, la amano, e in nome di questo amore sarebbero disposti a sfidare qualsiasi mammasantissima. </p>
<p>A metà del decennio scorso gli attivisti &#8220;Briganti&#8221; furono tra i primi a scatenare un aspro conflitto con Sorical quando la società mise in opera la diga dell&#8217;Alaco. Lo hanno denunciato pubblicamente, in mille modi: i fondali del lago non sarebbero mai stati bonificati dalla presenza di sostanze inquinanti. </p>
<p>Assurdo e pericoloso, dunque, rifornire con quell&#8217;acqua decine di migliaia di famiglie. E per dimostrare l&#8217;attualità del problema, nonché l&#8217;inconsistenza delle iniziative assunte da certe istituzioni per risolverlo, negli ultimi mesi Gambino e compagni hanno continuato a monitorare l&#8217;Alaco, prelevando campioni d&#8217;acqua che sono serviti a produrre una controinchiesta dal basso. </p>
<p>A qualcuno forse deve aver dato fastidio la vista di quei giovani che andavano e venivano dal lago per svolgere analisi in proprio. E puntuale è partito l&#8217;avvertimento malavitoso. Però chi voleva impaurire Sergio ha ottenuto l&#8217;effetto contrario. </p>
<p>Le reti e le associazioni ambientaliste si sono subito strette intorno a lui. A Crotone nella manifestazione per la fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti due settimane fa sono riuscite a convocare migliaia di persone. E non è detto che questo non possa avvenire anche a Serra San Bruno. A volte le pallottole giungono a destinazione. Ma poi tornano indietro.</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111125/manip2pg/07/manip2pz/313927/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Discariche ed ecomafie, la Calabria fa il pieno &#8211; Emergenza commissariata da 15 anni, bonifiche fantasma, scorie tossiche sepolte abusivamente &#8211; A Crotone l&#8217;industrializzazione ha lasciato solo scorie e veleni. Mai bonificati &#8211; E&#8217; in arrivo una visita della commissione Ambiente del Parlamento europeo</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/14/discariche-ecomafie-calabria-pieno-emergenza-commissariata-anni-bonifiche-fantasma-scorie-tossiche-sepolte-abusivamente-crotone-lindustrializzazione-lasciato-solo-scori/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l&#8217;emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. Gli amministratori locali, spesso conniventi, continuano ad aprire nuove discariche. Così devastano interi territori e appestano esasperate popolazioni. Per rompere questo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l&#8217;emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. Gli amministratori locali, spesso conniventi, continuano ad aprire nuove discariche. Così devastano interi territori e appestano esasperate popolazioni. <span id="more-21686"></span></p>
<p>Per rompere questo perverso giocattolo la Rete Difesa Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; a Crotone ha chiamato tutti a manifestare. Parole d&#8217;ordine: «Fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti», che in Calabria viene prorogato oramai da 15 anni, e «Basta con le bonifiche fantasma». Il corteo ha attraversato i tanti luoghi in cui si sono consumati i peggiori crimini contro le persone e l&#8217;ambiente. </p>
<p><strong>Il &#8220;Commissario Monnezza&#8221;</strong></p>
<p>Crotone è simbolo di un Mezzogiorno violentato da rifiuti tossici, urbani e industriali. Nel centro di Napoli, invece, la situazione sembra tornata ad una calma apparente, grazie alla via di fuga in Olanda dove pare che l&#8217;immondizia sia due volte fruttuosa. Prima gli olandesi incassano soldi per prenderla in consegna. Dopo aprono i sacchi, la differenziano e in parte ne rivendono il contenuto da avviare al riciclo. </p>
<p>E pensare che basta affacciarsi nella periferia campana per incontrare intere comunità che vivono ogni giorno il dilemma se abbandonare le loro case o far crescere i figli in aree contaminate! Lo sanno bene sia gli abitanti di Chiaiano e Marano sia quelli del comitato di Mugnano che pochi giorni fa sono stati sgomberati con la forza dalla celere. </p>
<p>Avevano occupato la sede del consiglio provinciale di Napoli, nel tentativo di bloccare l&#8217;imminente seduta consiliare e chiedere subito la chiusura dell&#8217;invaso di cava del Poligono. Le autorità locali intendono utilizzare un ulteriore sito distante 150 metri da quello già operativo come discarica. </p>
<p>Con la suddivisione della provincia di Napoli in Ambiti Territoriali Ottimali, gruppi di comuni potranno scavare la loro fossa in assoluta indipendenza. In alternativa, riempire quelle già esistenti. Oppure continuare a imbottire le montagne. </p>
<p>Nella ricerca di agili soluzioni, anche la Calabria è all&#8217;avanguardia. Qui negli ultimi anni è stata sperimentata una quarta via&#8230; quella del mare. Dieci giorni fa la procura di Paola, in provincia di Cosenza, ha proceduto con i primi due arresti nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta sull&#8217;inquinamento di uno dei tratti costieri più belli del Tirreno. </p>
<p>Secondo l&#8217;ipotesi d&#8217;accusa, per diversi anni i responsabili dello smaltimento dei fanghi da depurazione, ne avrebbero scaricato migliaia di tonnellate direttamente in mare. Nonostante alcuni comuni minori abbiano avviato la raccolta differenziata, gli amministratori dei centri urbani più grandi insistono nel progettare inceneritori ed aprire o ampliare discariche. </p>
<p>Di recente a Pianopoli, Rossano e Cassano le popolazioni si sono mobilitate per fermarli. Nel maggio scorso, la relazione della commissione parlamentare sul ciclo di rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella (Pdl), ribadendo la presenza di infiltrazioni mafiose nell&#8217;intero sistema di smaltimento, parlava chiaro: «Sono le società miste, serbatoi di assunzioni clientelari che assorbono mezzi e risorse, a rendere impossibile l&#8217;avvio della raccolta differenziata». </p>
<p>Dal 23 al 25 novembre prossimi, una delegazione della Commissione Envi (ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare) del Parlamento europeo, composta da nove parlamentari, sarà in Calabria. Incontrerà le autorità locali e giudiziarie per fare il punto della situazione. </p>
<p>Al termine della tre giorni visiterà le cantine di Cirò. Nel buon vino, l&#8217;oblio. I maligni sostengono che così gli accompagnatori locali proveranno a far dimenticare ai membri della delegazione europea lo scempio appena visto. </p>
<p>Quasi ovunque, in Italia, il panorama è desolante. Per monitorare la presenza della criminalità organizzata al nord, Libera ha preso in esame i reati di carattere ambientale, i quali, essendo legati appunto al ciclo dei rifiuti, possono rivelare l&#8217;intensità delle attività mafiose. </p>
<p>«Nelle otto regioni del Nord si viaggia a una media di 18 reati al giorno contro l&#8217;ambiente, uno ogni 70 minuti». Sono stati censiti 6.584 illeciti ambientali, con 5.799 persone denunciate o arrestate. Nel ciclo dei rifiuti nelle regioni del Nord gli illeciti sono 1.699, pari al 28% del totale nazionale. </p>
<p>E al centro? Emblematico il caso della Capitale, anch&#8217;essa commissariata nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. </p>
<p><strong>Una perfetta sconosciuta</strong></p>
<p>«A Genova i corsi d&#8217;acqua sono stati cementificati, canalizzati e tombati, cioè coperti, nascosti» denunciava il Wwf nelle ore successive all&#8217;alluvione. Perché un fatto è certo: alla base di tali catastrofi ci sono l&#8217;incuria dei territori, l&#8217;assenza di controlli su costruzioni e speculazioni edilizie, l&#8217;erosione dei suoli. C&#8217;è poi un vero e proprio scandalo, quello delle bonifiche incompiute. </p>
<p>Nonostante l&#8217;entrata in vigore nel 1999 di una legge nazionale sui siti da bonificare, nonostante l&#8217;approvazione nel 2001 di un Programma nazionale con 50 aree prioritarie su cui intervenire, poco o niente è stato fatto. E il disastro lo percepisci andando in giro per l&#8217;Italia. </p>
<p>L&#8217;amianto dei poli industriali che producevano l&#8217;eternit a Casale Monferrato, Bagnoli, Broni o Bari, e quello delle cave da cui veniva estratto a Balangero ed Emarese. I policlorobinefili a Brescia, gli Ipa nelle acque sotterranee di Falconara Marittima, l&#8217;etilene di Gela, i fanghi al mercurio di Brindisi, il benzene nell&#8217;aria di Piombino, i metalli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria di Massa, i solventi organoalogenati della basse valle del Chienti e, poi, la diossina a Pitelli e Marghera e le ferriti di zinco a Crotone. </p>
<p>E, ancora, il mercurio scaricato a mare a Priolo e nella laguna di Grado, il cadmio nel suolo e nel sottosuolo di Livorno, il Ddt nel lago Maggiore. È davvero lungo (ed impressionante) l&#8217;elenco dei veleni che inquinano le 50 aree censite nel Programma nazionale: 154 mila ettari di territorio contaminato, di cui la metà a Casale Monferrato, circa 15 mila nel litorale domitio-flegreo e nell&#8217;agro aversano, 5800 a Brindisi e 3500 a Marghera. </p>
<p>I rifiuti, non solo industriali, all&#8217;origine delle contaminazioni (scorie da fonderie, sali da rifusione di alluminio, fanghi, oli esausti, melme acide, ceneri leggere da incenerimento, pesticidi, fumi della siderurgia, per citarne alcuni) richiederebbero interventi complessi. </p>
<p>Anche per la quantità: si va dai 7 milioni di metri cubi cubi di sedimenti contaminati da dragare in laguna a Venezia al milione di metri cubi di rifiuti da rimuovere nelle 110 discariche abusive del frusinate, dai 300 mila metri cubi dell&#8217;area intorno ai fiumi Saline e Alento in Abruzzo ai 600 mila metri cubi di terreni contaminati da Ddt, arsenico e mercurio di Pieve Vergonte in Piemonte, passando per le gigantesche emissioni di monossido di carbonio dell&#8217;Ilva di Taranto che da sola produce il 70% di quelle nazionali e il 10% di quelle europee. </p>
<p>Con rischi sanitari gravissimi come i sarcomi molli di Mantova nei pressi dell&#8217;inceneritore ex Enichem, le malformazioni congenite nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli e il mesotelioma pleurico degli abitanti di Biancavilla nel catanese.</p>
<p><strong>I furbetti della bonifica</strong></p>
<p>Eppure, un serio piano di bonifica e decontaminazione dei suoli non è stato mai avviato. «È spesso mancato un cronoprogramma con dotazioni finanziarie certe, legate a dettagliate caratterizzazioni delle aree» ci spiega Silvio Greco, biologo marino, già direttore scientifico dell&#8217;Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare ed ex assessore calabrese all&#8217;Ambiente. </p>
<p>Anzi, qualche volta si è trattato di bonifiche farsa, di operazioni truffaldine. Come, guarda caso, a due passi da Genova, tra Cogoleto ed Arenzano. Nell&#8217;area dello stabilimento Stoppani, oggetto di una bonifica a spese dell&#8217;Unione europea, si è rivelato una bufala il cosiddetto piano Envireg risalente al 1997, nonostante gli annunci roboanti di politici ed amministratori. </p>
<p>Nello scorso aprile la Corte dei Conti ha chiuso il capitolo condannando al risarcimento dei danni erariali due dirigenti aziendali e tre funzionari regionali che chiusero gli occhi laddove, di fronte al disastro ambientale di cui erano testimoni, avrebbero dovuto tenerli ben aperti. Tutti costoro dovranno restituire allo Stato poco più di un milione di euro «per aver fatto figurare la bonifica di 11 mila tonnellate di terreni al cromo esavalente in realtà mai trattate». </p>
<p>Ancor più inquietante, come stigmatizzato più volte da Legambiente nei Rapporti Ecomafia, è quanto emerge da diverse indagini giudiziarie circa le rotte di smaltimento illecito dei rifiuti e delle terre contaminate provenienti da interventi di bonifica. Come i 52 mila metri cubi di terre scavate dal sito chimico di Mantova per realizzare la centrale turbogas di Enipower, mischiate ad altri materiali e, poi, smaltite illegalmente nel Polesine. </p>
<p>E dire che, come accade in altri Paesi, il risanamento ambientale sarebbe un importante volano occupazionale. Si creerebbero nuove professionalità e posti di lavoro, costituendo nuovi impianti di trattamento per le bonifiche, potenziando il sistema dei controlli ambientali, risanando e riconvertendo decine di migliaia di ettari di suoli. </p>
<p>Sogni, utopie, chimere, in quest&#8217;Italia dove (a destra e sinistra) la questione ambientale è vista come un ingombro o poco più. Prendiamo ancora il caso di Crotone. Dove l&#8217;industrializzazione ha lasciato in eredità solo scorie e veleni, impianti abbandonati e rifiuti tossici impastati nei mattoni delle scuole. </p>
<p>La bonifica (a parole) qui tutti la cercano, ma ancora nessuno l&#8217;ha vista. Colpa di un&#8217;imbarazzante giunta regionale, guidata da Peppe Scopelliti (Pdl), ma anche di una pessima giunta comunale (dal Pd al Pdci) e di un sindaco, Peppino Vallone (Pd), che da 6 anni hanno solo promesso e mai mantenuto. Nonostante una valanga di soldi stanziata e scomparsa chissà dove. </p>
<p>«Il caso Crotone è emblematico &#8211; continua Greco &#8211; perché ancora oggi non si sa con esattezza il livello di contaminazione raggiunto e non esiste un registro dei tumori che accerti l&#8217;incidenza dell&#8217;inquinamento sulla popolazione. La tombatura, proposta dall&#8217;Eni per chiudere la pratica, è davvero inaccettabile in quanto umilia un intero territorio». </p>
<p>E proprio in questi luoghi cari a Pitagora che oggi scenderanno in piazza migliaia di persone dalla Calabria e da tutta la penisola. Per gridare, in quella che era una volta l&#8217;ex Stalingrado d&#8217;Italia ed oggi un cimitero industriale, «Adesso basta!».</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111112/manip2pg/07/manip2pz/313215/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Giornata di mobilitazione nazionale contro il Carbone &#8211; Sabato 29 ottobre a Saline Joniche presente la Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 08:32:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Rossano come a Saline Joniche, i cittadini hanno dato vita anni fa ad una vera e propria battaglia di civiltà. La speculazione energetica che da anni devasta interi territori non sembra porsi limiti, fino ad arrivare a proporre, nel terzo millennio, una soluzione da primo dopoguerra: il carbone. Non ce ne era bisogno, ma anche le ultimissime ricerche prodotte da Università di fama mondiale hanno dimostrato e rafforzato, ancora una volta, i due principi su cui si basa la contrarietà di ogni cittadino calabrese.<span id="more-21519"></span></p>
<p>Innanzitutto il carbone fa male e non poco, e questo è stato ampiamente confermato anche dal recente rapporto &#8220;Coal&#8217;s Assoult on Human Healt&#8221;, ovvero &#8220;Assalto del carbone alla salute umana&#8221;, con cui un team di ricercatori ha verificato tutte le conseguenze dirette ed indirette della combustione del carbone sulla salute umana. Circa 64 pagine che confermano quanto affermato in molte occasioni dai comitati di Rossano e Saline in questi anni di iniziativa.</p>
<p>Inoltre il carbone non è affatto economico e conveniente, se non per gli speculatori che lo propongono: un recente studio prodotto da Università come Berkley (USA) ha infatti dimostrato che per ogni dollaro speso nella produzione di energia con carbone, la collettività ne spende almeno due, in termini energetici, sanitari, ambientali, strutturali. </p>
<p>La cosa impressionante è questi studi sono stati firmati da economisti tutt&#8217;altro che vicini agli ambienti cosiddetti ambientalisti.</p>
<p>Questo dimostra ancora una volta che chi vuole il carbone in Italia ed in Calabria non ha nessun altro scopo se non il proprio profitto alle spalle di cittadini e territori, e coloro che li fiancheggiano, se non hanno forti interessi personali, sono profondamente ignoranti.</p>
<p>La Rete in Difesa del Territorio invita tutti i cittadini calabresi a partecipare alla manifestazione organizzata dai cittadini dell&#8217;area grecanica che si terrà Sabato 29 Ottobre a Saline Joniche, alle 9:30.</p>
<p>Una manifestazione che si terrà in concomitanza in tante altre città d&#8217;Italia che subiscono la sciagura del carbone o corrono questo rischio: Brindisi, Civitavecchia, Vado Ligure, Porto Tolle.</p>
<p>Dobbiamo continuare a lottare per fermare il carbone, per dare fine alla svendita dei nostri territori alla multinazionale di turno, per imporre ad una classe politica inadeguata uno sviluppo reale e sostenibile della Calabria.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Via gli stranieri dalla nostra terra &#8211; In sintesi, il documento di chiusura delle giornate di approfondimento nella Piana di Gioia Tauro dedicate ad immigrazione e agricoltura contadina</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 07:23:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Vengono qui e ci rubano tutto. Come se non bastassero i problemi che abbiamo e lo stato che li aiuta pure, spendendo soldi per loro. Vengono accolti dai nostri governi e ottengono cose che appartengono a tutti noi: coste, terreni e persino l&#8217;acqua dei nostri rubinetti. Vengono qui coi loro barconi, i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Vengono qui e ci rubano tutto. Come se non bastassero i problemi che abbiamo  e lo stato che li aiuta pure, spendendo soldi per loro. Vengono accolti dai nostri governi e ottengono cose che appartengono a tutti noi: coste, terreni e persino l&#8217;acqua dei nostri rubinetti. Vengono qui coi loro barconi, i loro macchinoni, jet privati, elicotteri; attraversano i nostri territori come padroni e vengono ossequiati dalle autorit&agrave;. <span id="more-18941"></span></p>
<p>Comprano i frutti delle nostre campagne per rivenderceli a venti, trenta volte tanto nei centri commerciali che nel frattempo ci hanno costruito vicino casa. Comprano a quattro soldi direttamente i terreni, sradicano gli alberi e al loro posto ci mettono centrali o altri mostri, avvelenando l&#8217;aria e la terra. Sono questi, non gli immigrati che vengono qui a lavorare, che vanno additati come stranieri e che stanno mettono noi nella condizione di stranieri nella nostra terra.</p>
<p>Altri stranieri,meno di un mese fa, venivano nella Piana dalla Francia, dalla Spagna, dalla Polonia, dalla Romania, dall&#8217;Africa. Erano i delegati della Rete europea per la difesa dell&#8217;agricoltura contadina e contro lo sfruttamento dei braccianti. </p>
<p>Con le organizzazioni contadine che rappresentavano, con l&#8217;Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma e con l&#8217;Osservatorio Antirazzista Pigneto Torpignattara, ci siamo confrontati, nella convinzione che il sistema di sottomissione della piccola agricoltura governato dalla Grande Distribuzione Organizzata sia lo stesso in tutta Europa, primo responsabile dello strozzamento dei piccoli contadini e del supersfruttamento dei braccianti, locali ed immigrati. </p>
<p>Accogliamo e rilanciamo la proposta emersa durante la manifestazione unitaria davanti al Ministero dell&#8217;Agricoltura a Roma per far convergere tutte le lotte esistenti nel Mezzogiorno agricolo italiano.</p>
<p>Gi&agrave; da molto tempo, i barbari succhiano il nettare in questa terra risputandoci indietro lo scarto ed ora esauriscono l&#8217;ultima essenza prima d&#8217;abbandonarla.</p>
<p>A cominciare dall&#8217;acqua, stanno procedendo a sottrarci le risorse fondamentali. Il nome francese, Veolia, ricorre tra i controllori di questa e delle altre nostre risorse idriche come pure tra i gestori del ciclo dei rifiuti, attraverso discariche e soprattutto l&#8217;inceneritore di Gioia in via di raddoppio che concorre a compromettere anche l&#8217;aria.</p>
<p>Ecco le loro ricette per il nostro territorio:produrre energia con l&#8217;incenerimento dei rifiuti in un territorio che esporta energia e non dovrebbe sopportare neppure mostri come la centrale Turbogas di Rizziconi. Senza andare poi al futuro prossimo del Rigassificatore nella zona di San Ferdinando o al Ponte sullo Stretto. </p>
<p>Gi&agrave; l&#8217;eterno ammodernamento dell&#8217;autostrada ha visto gli stessi colossi della megaopera, come Impregilo e Condotte d&#8217;Acqua, prendere miliardi dallo stato e lucrare sul bisogno di lavoro,come i dipendenti del Consorzio Scilla. </p>
<p>Cose che succedono in modo molto simile al Porto di Gioia Tauro, dove la stessa multinazionale schiaccia i lavoratori che ne hanno fatto la fortuna nel ricatto di dover rinunciare ad ogni diritto per continuare a lavorare, pena l&#8217;abbandono dello scalo ed il ritorno della struttura nel lungo novero delle cattedrali nel deserto. Fino alla Valtur, che quest&#8217;anno chiuder&agrave; a Nicotera Marina lasciando a casa decine di lavoratori e la costa comunque occupata dalla megastruttura.</p>
<p>Veramente allora ci appare come la ritrosia del paziente di fronte alla medicina urticante la paura sociale che qui si &egrave; diffusa ed &egrave; stata indotta verso la popolazione immigrata. Questa presenza ci sembra piuttosto un benefico novum, umano, culturale, sociale,in grado di dare a questo organismo compromesso una possibilit&agrave; di guarigione.</p>
<p>A vederla in quest&#8217;ottica, l&#8217;apocalisse alle porte pu&ograve; essere vista anche come possibile nuovo inizio, a patto per&ograve; che ogni questione sia vista nella prospettiva generale di una nuova pianificazione del territorio e prima di tutto, verso la riappropriazione dei beni comuni.</p>
<p>Per questo facciamo nostra l&#8217;istanza del referendum contro privatizzazione del servizio idrico e nucleare e accogliamo l&#8217;appello della Rete per la Difesa del Territorio Franco Nistic&ograve; a costruire insieme un percorso di mobilitazione che metta fine al Commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti, consegnando la gestione dei beni comuni alle popolazioni calabresi.</p>
<p>INVITIAMO TUTTE LE REALT&Aacute; DI SOLIDARIET&Aacute; E LOTTA DEL MEZZOGIORNO ITALIANO AD ORGANIZZARE UN&#8217;ASSEMBLEA PREPARATORIA PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE DA TENERSI A ROMA DAVANTI AL MINISTERO DELL&#8217;AGRICOLTURA PRIMA DELLA PROSSIMA STAGIONE DELLE ARANCE, A PARTIRE DAL CONFRONTO SU UNA PIATTAFORMA COMUNE PER:</p>
<p>- l&#8217;istituzione di un aiuto speciale per le piccole aziende, riconoscendo la loro funzione economica e sociale, a partire da politiche reali che contrastino il monopolio della Grande Distribuzione Organizzata e sostengano la filiera corta;</p>
<p>- una campagna nazionale di boicottaggio contro la Grande Distribuzione Organizzata;</p>
<p>- politiche di sostegno alla filiera del biologico e una moratoria alla costruzione di impianti inquinanti legati al ciclo di smaltimento dei rifiuti e alla produzione d&#8217;energia, incompatibili con l&#8217;agricoltura di qualit&agrave;;</p>
<p>- l&#8217;introduzione nei disciplinari dei prodotti certificati (DOP, IGP, STG, DOC e IGT e BIO) di criteri che tutelino i lavoratori, dando pari importanza alla qualit&agrave; organolettica ed alla qualit&agrave; sociale del prodotto;</p>
<p>- l&#8217;introduzione degli indici di congruit&agrave; nel settore agricolo;</p>
<p>- politiche pi&ugrave; efficaci contro il fenomeno sociale ed economico del caporalato in linea con la campagna nazionale Stopcaporalato;</p>
<p>- l&#8217;attuazione della condizionalit&agrave; degli aiuti legati al rispetto del diritto del lavoro;</p>
<p>- il divieto per gli stati membri di sostenere e di sovvenzionare gli agricoltori che non rispettino i loro obblighi di datori di lavoro;</p>
<p>- la firma, la ratifica e l&#8217;attuazione da parte di tutti i Paesi europei della Convenzione internazionale sui lavoratori migranti;</p>
<p>- la firma, la ratifica e l&#8217;attuazione da parte di tutti i Paesi europei della convenzione internazionale 184 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro;</p>
<p>- la regolarizzazione dei lavoratori agricoli e lavoratori senza documenti;</p>
<p>- n&eacute; respingimenti n&eacute; segregazione: politiche d&#8217;accoglienza diffusa basate sul recupero dell&#8217;edilizia in disuso tanto nei centri urbani quanto nelle zone rurali, contro strutture di contenimento, separazione, reclusione.</p>
<p>CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO E IL RITORNO AL NUCLEARE </p>
<p>OSSERVATORIO MIGRANTI AFRICALABRIA &quot; ROSARNO</p>
<p>EQUOSUD</p>
<p>C.S.O.A. ANGELINA CARTELLA &quot; REGGIO CALABRIA</p>
<p>KOLLETTIVO ONDA ROSSA &quot; CINQUEFRONDI</p>
<p>CHIESA BATTISTA &quot; REGGIO CALABRIA</p>
<p>GAS FELCE E MIRTILLO &quot; REGGIO CALABRIA</p>
<p>COLLETTIVO UNIVERSITARIO UniRC</p>
<p>COMITATO ACQUA PUBBLICA VILLA SAN GIOVANNI</p>
<p>per adesioni: africalabria@gmail.com, equosud@libero.it, csocartella@ecn.org</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lacrime d&#8217;amianto &#8211; Incontro pubblico sui rischi dell&#8217;amianto</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 08:09:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>FIUMEFREDDO BRUZIO (CS) &#8211; L&#8217;Associazione Calabria Radicale, domenica 6 marzo presso la sala consiliare del Municipio di Fiumefreddo Bruzio dalle ore 16:30 terr&#224; un incontro pubblico cui sono invitati a partecipare tutti i cittadini e l&#8217;amministrazione comunale, per parlare dei rischi connessi all&#8217;amianto. Fiumefreddo Bruzio, come tutti i Comuni della Calabria, non sono indenni dalla [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FIUMEFREDDO BRUZIO (CS) &#8211; L&#8217;Associazione Calabria Radicale, domenica 6 marzo presso la sala consiliare del Municipio di Fiumefreddo Bruzio dalle ore 16:30 terr&agrave; un incontro pubblico cui sono invitati a partecipare tutti i cittadini e l&#8217;amministrazione comunale, per parlare dei rischi connessi all&#8217;amianto. Fiumefreddo Bruzio, come tutti i Comuni della Calabria, non sono indenni dalla presenza di questo minerale pericoloso perch&eacute; cancerogeno e usato soprattutto per le coperture degli edifici<span id="more-18384"></span> (con lastre o tegole in eternit), ma anche da una serie di manufatti come le vecchie tubature dell&#8217;acqua in cemento-amianto o i cassoni dell&#8217;acqua fatti dallo stesso materiale e le canne fumarie di alcuni edifici. </p>
<p>Gi&agrave; nei mesi scorsi l&#8217;associazione ha tenuto altri incontri sul tema e in seno alla Direzione dei Radicali &egrave; fortemente impegnata nell&#8217;analisi dello stato in Italia sullo smaltimento dell&#8217;amianto e la riduzione dei rischi connessi all&#8217;esposizione a questo materiale molto pericoloso. </p>
<p>&quot;Questo lavoro sta proseguendo&quot; &quot; afferma Marco Marchese, dirigente di Calabria Radicale &quot; &quot;e stiamo elaborando osservazioni rivolte alle amministrazioni sulla situazione locale per fare da una parte utile informazione fra i cittadini, dall&#8217;altra per presentare proposte per soluzioni concrete volte a liberarci dalla presenza dell&#8217;amianto&quot;. </p>
<p>&quot;La situazione &quot; continua Marchese &quot; &egrave; preoccupante, ma non bisogna diffondere inutili allarmismi: &egrave; necessario che tutti conoscano i rischi connessi alla presenza di questi materiali e cosa bisogna fare per liberarsene&quot;. </p>
<p>&quot;Quest&#8217;opera non &egrave; semplice da attuare soprattutto a causa dei costi (agli oneri per le bonifiche dei tetti, ad esempio, si aggiungono i costi per i loro rifacimenti), della mancanza di aiuti o incentivi economici provenienti dal pubblico e dalla complessit&agrave;, in alcune circostanze, per la rimozione e la bonifica dell&#8217;amianto&quot;. </p>
<p>&quot;L&#8217;importante opera che pu&ograve; esser fatta dalle amministrazioni comunali e dalle Associazioni &egrave; fondamentale, ma anche a livello regionale &egrave; necessaria un&#8217;azione, la cui partenza &egrave; tutta politica, per giungere a quel piano organico sullo smaltimento dell&#8217;amianto che in Calabria manca da quasi un ventennio&quot;. </p>
<p>&quot;Ci risulta, per esempio, che le proposte di Legge Regionali sull&#8217;amianto siano tuttora ferme e che non ci sia una forte volont&agrave; d&#8217;investire risorse economiche su questo problema che &egrave; serio e di salute pubblica, che meriterebbe maggiore attenzione e informazione&quot;. </p>
<p>&#8220;Sempre pi&ugrave; spesso sono abbandonati rifiuti contenenti amianto in discariche abusive o ai margini delle strade, questo comportamento &egrave; molto pericoloso oltre che criminale, per chi vive o transita vicino a questi discarichi abusivi e molto pericoloso soprattutto per chi bonifica alla buona e senza precauzioni i materiali in cemento-amianto che possono essere rimossi in sicurezza solo con particolari attenzioni e da imprese specificamente attrezzate e formate per questo lavoro delicato&quot;.</p>
<p>Marco Marchese</p>
<p>Direzione di Calabria Radicale</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La nave dei veleni vent&#8217;anni dopo &quot; La &quot;Rosso&quot; tra Calabria e inchieste, tutta la storia della motonave sospettata di contenere &quot;veleni&quot; &quot; Caso aperto e archiviato pi&#249; volte, ma la prossima riapertura dell&#8217;inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi potrebbe creare un effetto domino &quot; Centrale la figura del capitano Natale De Grazia. A confronto il memoriale difensivo della societ&#224; proprietaria e l&#8217;opinione del movimento ambientalista</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 15:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una regione senza memoria &egrave; una regione senza futuro: la Calabria &egrave; una terra bellissima ma allo stesso modo feudo della criminalit&agrave; organizzata e crocevia di trame oscure. E a distanza di vent&#8217;anni c&#8217;&egrave; un caso eclatante che fa ancora discutere, un fantasma che continua ad aleggiare. E&#8217; il 14 dicembre 1990 quando la motonave &quot;Rosso&quot;, di propriet&agrave; della societ&agrave; Messina di Genova, si arena sulla spiaggia di Amantea, in provincia di Cosenza. Inizialmente battezzata &quot;Jolly Rosso&quot;, alla fine degli anni &#8217;80 aveva legalmente trasportato rifiuti tossici dal Libano all&#8217;Italia, su mandato del governo italiano.<span id="more-18317"></span> </p>
<p>Ma il sospetto, alimentato da pi&ugrave; inchieste della magistratura e dei mass media, &egrave; che la &quot;Rosso&quot; sia una delle &quot;navi a perdere&quot;, contenente materiale radioattivo, destinata inizialmente ad essere illegalmente affondata in alto mare, spiaggiata a causa di un imprevisto e privata di un contenuto &quot;scomodo&quot; nottetempo nascosto a pochi chilometri. </p>
<p>La societ&agrave; Messina a proposito si sente infangata e nel 2004 produce un documento rilevante, <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lineamessina.it/newweb.nsf/Memoriale?OpenPage">un dettagliato memoriale difensivo che vi proponiamo integralmente</a>, suddiviso in capitoli salienti, e al quale contrapponiamo la versione del movimento ambientalista tirrenico, rappresentato dal militante e giornalista Francesco Cirillo, uno dei massimi appassionati ed esperti del caso.</p>
<p><strong>Cosa succede, secondo la versione ufficiale, il 14 dicembre 1990 sulla costa di Amantea?</strong></p>
<p>Secondo la versione ufficiale la motonave Rosso subisce una falla all&#8217;interno della sua stiva a causa del maltempo che ha sganciato un piccolo elevatore. Il mayday avviene davanti la costa di Falerna, alla distanza di 15 chilometri alle ore 7,55. I soccorsi partono subito dall&#8217;aeroporto di Lamezia Terme che invia due elicotteri a recuperare l&#8217;equipaggio. </p>
<p>L&#8217;evacuazione dell&#8217;equipaggio della motonave avviene alle ore 10 ed un quarto. Ma succede un fatto abbastanza insolito: la nave non affonda, le correnti fortissime la spostano verso il nord della Calabria ed alle ore 14 la nave spiaggia ad Amantea in localit&agrave; Formiciche. </p>
<p><strong>Quando, da parte di chi e come nascono i primi dubbi sulla natura del materiale trasportato dalla motonave?</strong></p>
<p>Secondo un rapporto di Greenpeace nel  1989 sono quattro le navi che caricano rifiuti tossici per conto di aziende private o per conto del Governo italiano. Tenga bene a mente questi nomi: una era la Jolly Rosso, l&#8217;altra era la &quot;Cunsky&quot;, l&#8217;altra ancora la &quot;Vorais Sporadis&quot; e infine  la &quot;Yvonne&quot;. </p>
<p>Quest&#8217;ultime tre sono le navi che il pentito di &#8216;ndrangheta Francesco Fonti poi dir&agrave; di aver affondato nei mari fra Maratea (Basilicata) e la Calabria. E&#8217; quindi normale che quando questa motonave &quot;Rosso&quot; si arena sulla costa calabrese si crea un allarme nelle popolazioni. </p>
<p><strong>Chi sale sulla motonave la mattina del 15 dicembre?</strong> </p>
<p>Molte persone vi salgono, ma non abbiamo potuto mai leggere i verbali e non sappiamo neanche se qualcuno abbia stilato verbali sulle visite sulla nave. </p>
<p>Dagli interrogatori resi alla commissione sui rifiuti e dall&#8217;inchiesta fatta dal pm Francesco Greco, sappiamo che il comandante della capitaneria di porto di Vibo Valentia Marina, Giuseppe Bellantone sale su quella nave il giorno dopo lo spiaggiamento e dice di aver visto sulla plancia delle carte nautiche e dei fogli con strani simboli triangolari, come se fosse una &quot;battaglia navale&quot;, questo il termine usato da lui stesso . </p>
<p><strong>Che fine fa la &quot;Rosso&quot; e che fine avrebbe fatto il suo presunto contenuto?</strong> </p>
<p>Il contenuto della nave resta un mistero. La societ&agrave; Messina dichiara che nelle stive della nave ci sono solo tabacchi e generi alimentari scaduti. Appena la nave spiaggia nessuno intervenne per isolarla. Le operazioni di controllo e sicurezza avvengono solo dalle ore 7 del mattino successivo. Nella &quot;notte di Santa Lucia&quot; sono parecchi i cittadini che sentono e vedono movimenti attorno alla nave. </p>
<p>Ufficialmente il carico finisce in due discariche comunali nei pressi di Amantea. Scarichi che avvengono immediatamente senza alcun controllo diretto da parte delle autorit&agrave; giudiziarie che si limitano subito a sminuire la portata dell&#8217;evento. </p>
<p>Difatti a distanza di qualche mese, il Gip Fiordalisi chiude l&#8217;inchiesta e d&agrave; l&#8217;autorizzazione per lo smantellamento, nel giugno 1991, della motonave senza disporre controlli radioattivi su campioni del materiale interno alla nave, senza conservare i pezzi della nave con la presunta falla, senza analizzare per bene tutti i cosiddetti alimenti scaduti all&#8217;interno dei vari container. </p>
<p><strong>Quali nuovi indizi e testimonianze emergono negli anni? Quali sarebbero gli effetti sulla popolazione?</strong> </p>
<p>Nel 2005 viene aperta una seconda inchiesta dal pm Francesco Greco e anche questa &egrave; archiviata nel 2009 e convalidata dal gup Carpino. Ma i fascicoli restano secretati e non sono visibili al pubblico. </p>
<p>Faccio personalmente richiesta alla Procura di Paola di poter visionare la prima inchiesta, aperta nel 1990, esattamente 21 anni fa e mi viene rifiutato nonostante la legge dica che gli atti dopo l&#8217;archiviazione siano consultabili. </p>
<p>Cosa si vuole nascondere allora? Gli effetti sulla popolazione sono abbastanza rilevanti. Si registrano casi di tumore che superano la media nazionale, in un luogo dove non esiste una sola fabbrica inquinante. </p>
<p>Il 18 aprile del 2007 la capitaneria di porto di Cetraro emette un ordinanza che vieta la pesca in luoghi del mare, coincidenti con quelli segnalati dal pentito Fonti, dove da indagini fatte dall&#8217;Arpacal risulta un eccesso nei sedimenti marini di arsenico, cobalto e alluminio. Questa presenza di metalli pesanti la dice lunga su quanto possa esserci nei fondali del nostro mare.</p>
<p><strong>Chi &egrave; Natale De Grazia e perch&egrave; il suo nome &egrave; legato alla &#8220;Rosso&#8221;?</strong> </p>
<p>Natale de Grazia &egrave; un capitano di corvetta che lavora in pool con la Procura di Reggio Calabria, e indaga sulle &quot;navi dei veleni&quot;. Muore improvvisamente il 12 dicembre del 1995 mentre sta andando a la Spezia ed a Genova proprio per seguire il tour fatto dalla motonave &#8220;Rosso&#8221; e visionare documenti doganali su carico e scarico del lo stesso mezzo. </p>
<p>Nella macchina con lui ci sono due carabinieri. Si ferma a mangiare in un autogrill di Campagna a pochi chilometri da Eboli (Salerno) e subito dopo aver intrapreso il viaggio si accascia in auto, ufficialmente colpito da infarto. In suo nome &egrave; nato il &quot;Comitato civico De Grazia&quot;, attivissimo nel denunciare le contraddizioni del caso. </p>
<p><strong>Chi preferisce il silenzio sulla vicenda?</strong> </p>
<p>C&#8217;&egrave; un partito che si &egrave; formato subito dopo le dichiarazioni del pentito Fonti. Un partito trasversale fatto da sindaci, amministratori vari, partiti politici, associazioni: il partito dei &quot;rassicuratori&quot;. Sono quelli che mettono avanti il commercio, il turismo, gli investimenti edili nelle coste calabresi. Per loro &egrave; tutto falso, &egrave; tutto un complotto contro la Calabria. Nessuno ci ha mai spiegato come fa il pentito Fonti a sapere che in quei punti vi erano delle navi affondate. </p>
<p><strong>Ad oggi qual &egrave; la vostra unica certezza e quali sono i margini di riapertura del caso?</strong> </p>
<p>Oggi a distanza di tanti anni l&#8217;unico dato certo che abbiamo e che il procuratore di Paola, Bruno Giordano, ha pi&ugrave; volte evidenziato, &egrave; che nella valle dell&#8217;Oliva, dove la &quot;Rosso&quot; spiaggia, sono seppelliti 100mila metri cubi di materiale tossico e nocivo. L&#8217;unica concreta speranza di riagganciare il caso &quot;Rosso&quot; potrebbe essere la riapertura, possibile, dell&#8217;inchiesta su Ilaria Alpi. </p>
<p>A gennaio 2011 il presidente della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie, l&#8217;onorevole Gaetano Pecorella, dichiara di essere intenzionato a riaprire il caso della morte della giornalista dopo aver ascoltato il maresciallo Scimone, collega di De Grazia. </p>
<p>Il maresciallo Scimone, ora in pensione, riferisce a Pecorella che doveva andare lui al posto di De Grazia a la Spezia, che invece doveva recarsi a Crotone sempre per la &quot;Rosso&quot;. E Pecorella ascolta anche il cognato di De Grazia. Aspettiamo l&#8217;evolversi degli eventi e gridiamo verit&agrave;. </p>
<p>di Armando Acri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo504036.shtml">Tgcom.it</a></p>
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		<title>8 marzo, &#8220;Cuore di donna&#8221;: superato il numero massimo di prenotazioni possibili per icontrolli cardiologici &#8211; La sola giornta dell&#8217;8 non baster&#224; a soddisfare tutte le richieste</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 11:44:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Un successo che ha superato ogni ragionevole previsione possibile. &#200; bastata la sola giornata di venerd&#236; &#34; successiva alla presentazione ufficiale dell&#8217;iniziativa &#34; perch&#233; il numero verde appositamente attivato dal S. Anna Hospital per &#34;Cuore di Donna&#34; ricevesse tante richieste da esaurire e superare di molto il numero di controlli cardiologici eseguibili nella [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Un successo che ha superato ogni ragionevole previsione possibile. &Egrave; bastata la sola giornata di venerd&igrave; &quot; successiva alla presentazione ufficiale dell&#8217;iniziativa &quot; perch&eacute; il numero verde appositamente attivato dal S. Anna Hospital per &quot;Cuore di Donna&quot; ricevesse tante richieste da esaurire e superare di molto il numero di controlli cardiologici eseguibili nella sola giornata dell&#8217;8 marzo. Sono state quasi duecento, prima che l&#8217;ospedale stabilisse di non poterne accogliere altre. <span id="more-18273"></span></p>
<p>&quot;Siamo doppiamente soddisfatti &quot; ha commentato il DG del S. Anna, Giuseppe Failla &quot; perch&eacute; questa era la nostra prima iniziativa pubblica, diversa dalla normale attivit&agrave; diagnostica, terapeutica e di follow-up, su un tema come la prevenzione e quindi con una forte valenza sociale oltre che sanitaria. </p>
<p>La risposta entusiasmante che abbiamo ricevuto in poche ore dimostra non solo la grande fiducia delle donne calabresi nei confronti del S. Anna Hospital ma anche la loro consapevolezza e sensibilit&agrave; rispetto ai temi della prevenzione delle malattie cardiovascolari. </p>
<p>Quest&#8217;ultimo &egrave; un aspetto molto importante dal nostro punto di vista &quot; ha aggiunto Failla &quot; perch&eacute; pensiamo che l&#8217;ospedale debba dare la migliore risposta possibile alla domanda di salute di chi varca la sua porta ma pensiamo anche che evitare di finire in ospedale &egrave; sempre il migliore dei risultati possibili. </p>
<p>Di fronte all&#8217;elevato numero di richieste di controllo cardiologico completo pervenute, abbiamo stabilito intanto di sospendere da oggi il servizio di prenotazione telefonica, mentre per quanto riguarda le visite in eccesso rispetto a quelle eseguibili nella sola giornata dell&#8217;8 marzo, che sono oltre 150, stiamo valutando l&#8217;ipotesi di &quot;spalmarle&quot; nei giorni successivi alla Festa della Donna, organizzando degli appositi turni di lavoro extra e mantenendo, ovviamente, la completa gratuita dei controlli stessi. </p>
<p>Abbiamo preso nota dei dati anagrafici delle donne che hanno chiamato il numero verde e provvederemo a contattarle nei prossimi giorni per comunicare loro la data e l&#8217;orario di visita&quot;.</p>
<p>Ufficio stampa</p>
<p>S. Anna Hospital</p>
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		<title>8 marzo, &#8220;Cuore di donna&#8221; &#8211; Ambulatori cardiologici aperti al S. Anna Hospital per controlli gratuiti sulla popolazione femminile</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 14:34:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Un 8 marzo all&#8217;insegna del cuore femminile; il cuore quello &#34;vero&#34;, nel senso dell&#8217;organo fondamentale per l&#8217;intero organismo umano. In occasione della Festa della Donna 2011, gli ambulatori cardiologici del Centro regionale di alta specialit&#224; del cuore resteranno aperti dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per tutte quelle donne che [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Un 8 marzo all&#8217;insegna del cuore femminile; il cuore quello &quot;vero&quot;, nel senso dell&#8217;organo fondamentale per l&#8217;intero organismo umano. In occasione della Festa della Donna 2011, gli ambulatori cardiologici del Centro regionale di alta specialit&agrave; del cuore resteranno aperti dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per tutte quelle donne che vorranno sottoporsi a un controllo cardiologico, completo di esami di laboratorio e completamente gratuito. <span id="more-18216"></span></p>
<p>Per farlo, sar&agrave; sufficiente prenotarsi telefonando al numero verde, gi&agrave; attivo, 800-005-988 messo a disposizione dal S.Anna Hospital.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, intitolata &quot;Cuore di Donna&quot;, &egrave; stata promossa dallo stesso S. Anna insieme con le Commissioni Pari Opportunit&agrave; del Consiglio Regionale della Calabria e dell&#8217;Amministrazione provinciale di Catanzaro e con l&#8217;Associazione Mogli Medici Italiani. </p>
<p>Il senso dell&#8217;iniziativa stessa &egrave; stato spiegato questa mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il direttore sanitario del SAH, Gaetano Muleo, le presidenti delle due Commissioni, Giovanna Cusumano ed Elena Morano Cinque, nonch&eacute; la presidente del&#8217;Ammi, Nuccia Caglioti. All&#8217;incontro con i giornalisti erano presenti anche il direttore generale del SAH, Giuseppe Failla, il direttore del dipartimento di Chirurgia Cardiovascolare, Mauro Cassese e la presidente dell&#8217;Amministrazione Provinciale, Wanda Ferro.</p>
<p>&quot;&Egrave; opinione diffusa che le malattie cardiovascolari siano un problema tipicamente maschile &quot; ha spiegato il dottor Muleo. Ma se &egrave; vero che la donna in et&agrave; fertile ha un rischio cardiovascolare inferiore a quello dell&#8217;uomo grazie agli estrogeni, &egrave; anche vero che con la menopausa i nuovi casi di infarto e di ictus cerebrale nelle donne aumentano progressivamente fino a raggiungere e, intorno ai 75 anni, superare quelli maschili. Senza contare quei fattori di rischio, come l&#8217;ipertensione o il sovrappeso e l&#8217;obesit&agrave;, che sono comuni a uomini e donne. </p>
<p>Al contrario di quanto si crede, la realt&agrave; dei fatti &egrave; che le malattie cardiovascolari sono le malattie pi&ugrave; frequenti nelle donne; il 40% delle morti femminili &egrave; dovuta a infarto e ictus; le donne muoiono molto di pi&ugrave; a causa delle malattie cardiovascolari che per tutti i tumori messi insieme, compreso il tumore del seno; l&#8217;allungarsi della vita media, poi, porta le malattie cardiovascolari a rappresentare un&#8217;emergenza per la salute delle donne&quot;. </p>
<p>Da qui alla necessit&agrave; di una opportuna prevenzione da parte della popolazione femminile, il passo &egrave; breve; &quot;soprattutto &quot; come ha osservato il dottor Cassese &quot; la prevenzione secondaria, visto che quella primaria avrebbe dei costi che il sistema non sarebbe in grado di sopportare. Le donne per&ograve; &quot; ha aggiunto &quot; debbono principalmente prendere coscienza del fatto di essere soggetti a rischio e quindi superare quell&#8217;impostazione culturale che, in tema di malattie cardiovascolari, le vede sempre molto attente verso le condizioni di salute del marito, del padre o del fratello ma troppo poco verso le proprie&quot;.</p>
<p>Proprio sui temi della prevenzione hanno insistito le rappresentanti istituzionali, presenti in conferenza stampa (Cusumano, Morano Cinque e Caglioti) che hanno ribadito con convinzione il sostegno all&#8217;iniziativa da parte delle rispettive Commissioni Pari Opportunit&agrave; e dell&#8217;AMMI. Ne &egrave; scaturita la proposta, unanimemente condivisa, di istituire ufficialmente gi&agrave; dall&#8217;8 marzo 2012 la giornata regionale della prevenzione delle malattie cardiovascolari femminili e di farlo grazie alla sensibilit&agrave; dimostrata in questa specifica  circostanza dal S. Anna Hospital.</p>
<p>Il ruolo e il peso del Centro regionale di alta specialit&agrave; del cuore nell&#8217;ambito del sistema sanitario calabrese sono particolarmente stati sottolineati dalla presidente Ferro. </p>
<p>&quot;Sappiamo bene &quot; ha detto la presidente della Provincia di Catanzaro &quot; che il S. Anna &egrave; un&#8217;eccellenza della Calabria e che come tale va accompagnata; un&#8217;eccellenza che con l&#8217;iniziativa Cuore di Donna d&agrave; dimostrazione non solo del suo livello di professionalit&agrave; ma anche della sua generosit&agrave;. Una storia brillante come quella del S. Anna Hospital &quot; ha aggiunto Wanda Ferro &quot; merita la massima considerazione a tutti i livelli, perch&eacute; l&#8217;ospedale &egrave; un patrimonio della Calabria e dei calabresi, che al S. Anna debbono dimostrare concreta gratitudine&quot;.</p>
<p>Ufficio Stampa</p>
<p>S. Anna Hospital</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Tribunale per i diritti del malato: &quot;Sui farmaci a pagamento &#232; a rischio l&#8217;ordine pubblico&quot;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 08:03:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Contro la decisione dei farmacisti di passare dal primo marzo all&#8217;assistenza indiretta, facendo pagare ai cittadini i medicinali, &#34;ci sar&#224; una ribellione di massa ed una grave e seria situazione dell&#8217;ordine pubblico&#34;. &#200; quanto sostiene, in una nota, il presidente del Tribunale per i diritti del malato di Lamezia Terme, Anna Maria De [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Contro la decisione dei farmacisti di passare dal primo marzo all&#8217;assistenza indiretta, facendo pagare ai cittadini i medicinali, &quot;ci sar&agrave; una ribellione di massa ed una grave e seria situazione dell&#8217;ordine pubblico&quot;. &Egrave; quanto sostiene, in una nota, il presidente del Tribunale per i diritti del malato di Lamezia Terme, Anna Maria De Fazio. &quot;Di questa eventualit&agrave; &#8211; aggiunge &#8211; il presidente provinciale di Catanzaro di Federfarma, Vincenzo Defilippo, ha gi&agrave; avvertito il Prefetto.<span id="more-18188"></span> </p>
<p>Come tribunale per i diritti del malato non possiamo far finta che tutto vada bene. Abbiamo il dovere di informare i cittadini e chiedere con forza che il diritto alla salute venga garantito, cos&igrave; come sancito dalla Costituzioni e dalle leggi nazionali. Sappiamo che in una riunione, ma in assenza del Commissario straordinario, si &egrave; aperta una trattativa per evitare il collasso. </p>
<p>Del resto questa situazione riguarda solo le province di Catanzaro e Cosenza. Crotone, Vibo Valentia e Reggio erogano tranquillamente i farmaci. Perch&eacute; sono sempre e solo i cittadini a pagare le nefandezze di una burocrazia e altro che attanaglia sempre pi&ugrave; il vivere quotidiano?&quot;. </p>
<p>&quot;Siamo tutti in attesa &#8211; conclude Anna Maria De Fazio &#8211; che l&#8217;accordo si raggiunga e che rientri lo stato di agitazione dopo lo sciopero dei giorni scorsi. Ospedali, farmacie e medicina di base, nel nostro ordinamento, garantiscono la salute pubblica e devono essere avulsi da considerazioni ragionieristiche che riguardano situazioni terze rispetto all&#8217;interesse primario di ogni persona ad essere adeguatamente curata&quot;.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&#038;idNotizia=19004">giornaledicalabria.it</a></p>
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		<title>Cardiochirurgia mini invasiva: introdotte al S. Anna Hospital nuove e pi&#249; sofisticate metodiche &#8211; Si amplia la platea dei malati operabili</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 09:10:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La cardiochirurgia mini invasiva &#232; una metodica che consente di eseguire un&#8217;operazione al cuore senza aprire lo sterno ma attraverso un&#8217;incisione di pochi centimetri sul lato destro del torace, dunque con un trauma chirurgico ridotto al minimo. Essa &#232; particolarmente indicata nella cura dei problemi valvolari che possono essere curati o con la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La cardiochirurgia mini invasiva &egrave; una metodica che consente di eseguire un&#8217;operazione al cuore senza aprire lo sterno ma attraverso un&#8217;incisione di pochi centimetri sul lato destro del torace, dunque con un trauma chirurgico ridotto al minimo. Essa &egrave; particolarmente indicata nella cura dei problemi valvolari che possono essere curati o con la sostituzione della valvola o con la sua ricostruzione.<span id="more-18046"></span> </p>
<p>A meno di un anno dall&#8217;introduzione al S. Anna Hospital della mini invasiva, la sua applicazione fa segnare un significativo passo in avanti: si riducono ulteriormente le dimensioni gi&agrave; piccole dell&#8217;incisione ma soprattutto si amplia la platea di pazienti che possono ricevere questo tipo di intervento. </p>
<p>Entrambi gli obiettivi si raggiungono grazie al cosiddetto &quot;clampaggio&quot; interno dell&#8217;aorta, una complessa procedura utilizzata nel sud Italia solo al S. Anna e in pochissimi altri centri a livello nazionale. </p>
<p>&quot;Per clampaggio &quot; spiega il dottor Alfonso Agnino cardiochirurgo responsabile dell&#8217; equipe della chirurgia mini invasiva &quot; si intende la chiusura dell&#8217;aorta, l&#8217;arteria pi&ugrave; importante del nostro corpo, necessario per poter eseguire l&#8217;intervento. Tale gesto normalmente viene effettuato con uno strumento all&#8217;esterno dell&#8217; arteria imponendo un&#8217;incisione pi&ugrave; ampia. </p>
<p>La novit&agrave; che abbiamo introdotto e che peraltro era tra gli obiettivi prefissati un anno fa, &egrave; l&#8217;utilizzo di un sistema che agisce dall&#8217; interno. Il sistema, definito HeartPort, consiste nel far passare attraverso l&#8217;arteria femorale un catetere che arriva in aorta ascendente, cio&egrave; vicino al cuore e , attraverso di esso, far salire una sonda dotata di palloncino. </p>
<p>Arrivati in aorta ascendente, il palloncino viene gonfiato determinandone l&#8217;occlusione interna. Il tutto &egrave; realizzato e monitorizzato attraverso l&#8217;Ecocardiogramma trans-esofageo. </p>
<p>In questo modo, l&#8217;intervento di mini invasiva necessiter&agrave; di un&#8217;incisione di appena 4-5 centimetri anche se il nostro obiettivo &egrave; arrivare a 2, massimo 3.  Inoltre &quot; spiega ancora Agnino &quot; il palloncino consente anche di fare la cardioplegia, ossia iniettare nelle coronarie quella sostanza che serve a fermare e proteggere il cuore durante l&#8217; intervento stesso&quot;. </p>
<p>L&#8217;introduzione del clampaggio interno, oltre a ridurre ulteriormente l&#8217;invasivit&agrave; cardiochirurgica, la rende praticabile anche su tutti quei pazienti nei quali in generale &egrave; pi&ugrave; rischioso effettuare clampaggi esterni come quelli gi&agrave; operati al cuore che necessitano di un reintervento. Il loro numero &egrave; in costante aumento a causa dell&#8217;allungamento della vita media. </p>
<p>Si tratta di pazienti ad alto rischio in quanto presentano delle &quot;aderenze&quot;, ossia connessioni anomale tra i tessuti che si hanno normalmente dopo un qualunque intervento, e che rendono molto pi&ugrave; complesso e pericoloso un ulteriore gesto chirurgico. </p>
<p>Poter evitare di ripercorrere la stessa strada seguita durante il primo intervento permette di ridurre, in maniera significativa, il rischio di lesione durante lo sbrigliamento di queste aderenze ed il sistema HeartPort permette tutto questo. </p>
<p>Fondamentale come sempre, e a maggior ragione nella mini invasiva, l&#8217;approccio integrato tra i vari elementi dell&#8217;equipe divenuto una costante del S. Anna Hospital in ragione della complessit&agrave; e della sofisticatezza degli interventi che vengono effettuati nel centro regionale di alta specialit&agrave; del cuore. </p>
<p>&quot;Introdurre e monitorizzare costantemente ed in maniera corretta la posizione di questo palloncino &quot; spiegano il dr. Bruno Madaffari, anestesista e il dr. Andrea Albertini, perfusionista &quot; &egrave; vitale e tali controlli possono essere effettuati solo con apparecchiature di ultima generazione&quot;. </p>
<p>In conclusione, puntualizza il dr. Agnino, &quot;l&#8217;introduzione in cardiochirurgia di tale metodica permette di poter offrire al paziente la migliore soluzione al suo problema&quot;.</p>
<p>Ufficio stampa</p>
<p>S. Anna Hospital</p>
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		<title>Saline Joniche, Tripodi: la centrale a carbone &#232; solo una scelta politica &#8211; La Calabria considerata un territorio passivo dove decisioni clamorose determinano un triste destino per la salute della gente</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 11:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; &#8220;La centrale a carbone di Saline &#232; solo una scelta politica. Non si spiega come mai a distanza di un anno dalla Conferenza dei servizi svoltasi al ministero delle Attivit&#224; produttive, che segnava la bocciatura del progetto, oggi i promotori siano tornati alla carica&#8221;. A sostenerlo &#232; l&#8217;assessore all&#8217;Urbanistica della Provincia di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; &#8220;La centrale a carbone di Saline &egrave; solo una scelta politica. Non si spiega come mai a distanza di un anno dalla Conferenza dei servizi svoltasi al ministero delle Attivit&agrave; produttive, che segnava la bocciatura del progetto, oggi i promotori siano tornati alla carica&#8221;. A sostenerlo &egrave; l&#8217;assessore all&#8217;Urbanistica della Provincia di Reggio Calabria, Michele Tripodi. &#8220;Nulla &#8211; ha aggiunto &#8211; &egrave; cambiato sotto il profilo tecnico, urbanistico, scientifico ed ambientale, e soprattutto della localizzazione.<span id="more-16884"></span> L&#8217;unica cosa cambiata nella sostanza, &egrave; la classe politica regionale che non fa niente per impedire la colossale devastazione di un territorio i cui segni della fallita politica industriale sono ancora evidenti&#8221;. </p>
<p>Riproporre &#8220;ostinatamente&#8221; il carbone a Saline, secondo Tripodi, &#8220;risponde dunque, soltanto ad una scelta politica ben precisa, che guarda alla Calabria come ad un territorio passivo dove pu&ograve; accadere che clamorose decisioni prese altrove determinino un triste destino per la salute delle persone e per l&#8217;ambiente circostante. </p>
<p>E&#8217; palese la complicit&agrave; della Regione dove oggi accampa una Giunta di centrodestra, costola di un Governo ormai in bilico, sbilanciato verso Nord ed ostaggio della Lega, che ignora le volont&agrave; dei Sindaci, come pure le previsioni del Piano territoriale di coordinamento provinciale, e continua ad umiliare il Mezzogiorno e la Calabria. </p>
<p>Ci siamo sforzati, all&#8217;interno del Piano provinciale, di prevedere un progetto di sviluppo dell&#8217;area di Saline fondato sulla discontinuit&agrave; e sulla compatibilit&agrave; ambientale. Abbiamo contribuito alla bocciatura dell&#8217;ipotesi carbone, quando la Provincia, rappresentata dal sottoscritto, ha esposto le ragioni di uno sviluppo sostenibile, diametralmente opposto alle mire espansionistiche del carbone. </p>
<p>La Provincia di Reggio per tali ragioni, non pu&ograve; che ribadire la propria netta contrariet&agrave; alla centrale a carbone, scelta gi&agrave; sconfitta negli anni ottanta nella Piana di Gioia Tauro, dove il movimento del no al carbone ad un certo momento coincise con l&#8217;impegno per la legalit&agrave;, ed equivalse ad un no alla mafia ed al malaffare&#8221;. </p>
<p>&#8220;Auspichiamo, in vista del Consiglio provinciale di venerd&igrave; prossimo &#8211; ha concluso Tripodi &#8211; che vi sia la massima convergenza di tutte le forze politiche, di fronte all&#8217;ennesima tragedia calata dall&#8217;alto, la pi&ugrave; devastante per la popolazione calabrese&#8221;. </p>
<p>(Ansa)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pubblicati i risultati preliminari dello studio Escat III &#8211; Si aprono scenari del tutto nuovi per chi deve seguire la terapia anticoagulante</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 07:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; The Annals of Thoracic and Cardiovascular Surgery, una tra le maggiori riviste mondiali in area cardiochirurgica, ha pubblicato sul numero di novembre appena uscito un lavoro scientifico che riporta i risultati preliminari di Escat III, lo studio internazionale nel quale &#232; coinvolto anche il S.Anna Hospital e che riguarda l&#8217;autocontrollo dell&#8217;anticoagulazione con un [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; The Annals of Thoracic and Cardiovascular Surgery, una tra le maggiori riviste mondiali in area cardiochirurgica, ha pubblicato sul numero di novembre appena uscito un lavoro scientifico che riporta i risultati preliminari di Escat III, lo studio internazionale nel quale &egrave; coinvolto anche il S.Anna Hospital e che riguarda l&#8217;autocontrollo dell&#8217;anticoagulazione con un nuovo regime di terapia a basso dosaggio.<span id="more-16853"></span></p>
<p>&quot;La pubblicazione dell&#8217;articolo &quot; spiega il dottor Maurizio Braccio, coordinatore dello studio &quot; &egrave; un passaggio importante. Escat III, infatti, vuole arrivare a confermare un concetto gi&agrave; noto ma che ha bisogno di essere suffragato dai dati scientifici derivanti dall&#8217;osservazione. Il concetto &egrave; che non &egrave; pericolosa la terapia anticoagulante in s&eacute; ma una sua gestione non ottimale&quot;.</p>
<p>I risultati preliminari pubblicati, dunque, indicano che i pazienti di Escat stanno sicuramente meglio rispetto a quelli che seguono la terapia anticoagulante con metodiche tradizionali. Insomma, le aspettative dei ricercatori potrebbero trovare da qui a poco conferma definitiva. </p>
<p>Ci&ograve; significa che le persone la cui valvola mitralica e/o quella aortica sono state sostituite chirurgicamente con una protesi meccanica, potranno beneficiare di un vero e proprio salto di qualit&agrave;, sia dal punto di vista terapeutico, sia per quanto riguarda la loro qualit&agrave; di vita. </p>
<p>Attualmente, queste persone debbono sottoporsi a terapia anticoagulante, destinata a protrarsi per tutta la vita. Una terapia generalmente efficace ma difficile da gestire e non priva di rischi. Se infatti il sangue viene reso troppo liquido dal farmaco, c&#8217;&egrave; la possibilit&agrave; di emorragie; in caso contrario, il rischio &egrave; il malfunzionamento della protesi. </p>
<p>Per questo chi &egrave; sottoposto a terapia anticoagulante deve ripetere gli esami del sangue ogni 15/20 giorni, per verificare l&#8217;efficacia dei farmaci e calibrare con l&#8217;ausilio del medico la loro somministrazione. Nonostante ci&ograve;, circa il 5% dei pazienti incorre ogni anno in fenomeni di sanguinamento o denuncia il cattivo funzionamento della protesi. </p>
<p>Se Escat III, come tutto lascia immaginare, dar&agrave; i risultati sperati, si avr&agrave; un sensibile ridimensionamento delle percentuali di rischio grazie al basso dosaggio dei farmaci ma soprattutto si aprir&agrave; per i malati una prospettiva del tutto nuova: quella di potersi auto controllare l&#8217;INR, cio&egrave; l&#8217;indice di coagulazione ma anche gestire autonomamente la propria terapia, esattamente come gi&agrave; fanno i diabetici. </p>
<p>Fino a questo momento, sui 1100 pazienti arruolati in Europa, solo 22 su un arco di tempo di almeno ventiquattro mesi, hanno evidenziato problemi di natura tromboembolica o emorragica. Nessuno dei ventidue fa parte del gruppo arruolato al S.Anna Hospital. </p>
<p>Escat III &egrave; coordinato dall&#8217;universit&agrave; tedesca di Bad Oeynhausen. Il S. Anna &egrave; stato il primo dei Centri non tedeschi ad essere invitato a partecipare ed &egrave; quello che, al di fuori della Germania, sta contribuendo maggiormente in termini di pazienti arruolati e di follow-up. </p>
<p>Sono relativamente pochi i Centri in grado di partecipare a studi per i quali sono necessari un livello di professionalit&agrave; del personale operante, una dotazione strutturale e una qualit&agrave; di prestazioni erogate, conformi agli standard internazionali. </p>
<p>Non &egrave; un caso che l&#8217;esperienza fatta al S. Anna con Escat III sia stata recentemente presentata dal dottor Braccio in due distinte iniziative, tenute presso i dipartimenti di Cardiochirurgia dell&#8217;universit&agrave; &quot;Aldo Moro&quot; di Bari e dell&#8217;ospedale &quot;Silvestrini&quot; di Perugia. </p>
<p>Cos&igrave; come non &egrave; un caso che dall&#8217;esperienza di Escat sia nato il progetto per la realizzazione presso il S.Anna di una rete telematica per il monitoraggio a distanza di tutti i pazienti sottoposti a terapia anticoagulante.</p>
<p>Marcello Barill&agrave;</p>
<p>Ufficio stampa</p>
<p>S. Anna Hospital</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Assemblea della Rete per la difesa del territorio &#8220;Franco Nistic&#242;&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 08:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Sabato 30 Ottobre 2010 a Crotone si terr&#224; il terzo incontro della Rete per la Difesa del Territorio &#34;Franco Nistic&#242;&#34;. Convergeranno sul capoluogo crotonese comitati, associazioni, collettivi, singoli cittadini provenienti da tutto il territorio calabrese che in questi anni si sono battuti per la difesa del territorio, per i beni comuni e per [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Sabato 30 Ottobre 2010 a Crotone si terr&agrave; il terzo incontro della Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot;. Convergeranno sul capoluogo crotonese comitati, associazioni, collettivi, singoli cittadini provenienti da tutto il territorio calabrese che in questi anni si sono battuti per la difesa del territorio, per i beni comuni e per uno sviluppo eco sostenibile della nostra regione.<span id="more-16752"></span></p>
<p>La giornata sar&agrave; articolata in due principali momenti: sabato mattina un sit-in davanti l&#8217;ex area industriale di Crotone, simbolo prima del benessere di una comunit&agrave; e del lavoro e poi di inquinamento industriale, che ha provocato morte e sofferenze per i cittadini di Crotone, area che attende da oltre 10 anni di essere bonificata; l&#8217;altro, nel pomeriggio, con l&#8217;assemblea plenaria della Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot;, dove tutte le realt&agrave; calabresi in lotta potranno confrontarsi e darsi percorsi e tempi comuni per affrontare le vertenze ambientali in Calabria.</p>
<p>A latere di queste due importanti iniziative si terranno incontri e momenti di approfondimento relativi alle specifiche vertenze che interessano il &quot;Caso Crotone&quot;.</p>
<p><strong>PROGRAMMA &quot; Crotone 30 ottobre 2010.</strong></p>
<p>Ore 11:00 sit-in davanti l&#8217;ex area industriale di Crotone con microfoni aperti a tutte le esperienze, i cittadini e le realt&agrave; che si battono per la difesa del territorio.</p>
<p>Ore:15.00, presso i locali del Dopolavoro Ferroviario di Crotone, Assemblea Plenaria della Rete.</p>
<p><strong>Perch&eacute; a Crotone</strong></p>
<p>La grave situazione di inquinamento ambientale che vive tutto il territorio della provincia di Crotone merita un momento di discussione &quot;privilegiato&quot; che faccia conoscere a tutti l&#8217;enorme disastro ambientale perpetrato su vaste aree della provincia.</p>
<p>Da oltre ottanta anni, infatti, la nostra provincia, ed il territorio della citt&agrave; in particolare, ha registrato uno sviluppo economico, se cos&igrave; lo si pu&ograve; definire, incentrato sullo sfruttamento intensivo delle risorse naturali e del patrimonio ambientale. </p>
<p>Le industrie del polo chimico di Crotone, infatti, hanno provocato un inquinamento fortissimo a danno delle lavoratrici e dei lavoratori, nonch&eacute; di tutto il suolo ed il sottosuolo interessato dagli impianti, dello specchio di mare adiacente, delle falde acquifere e dell&#8217;aria che respiriamo, e oggi, come se non bastasse, si scopre che i materiali di risulta di quelle produzioni chimiche sono stati utilizzati per costruire edifici e costruzioni pubbliche e private. </p>
<p>Dalle fabbriche chimiche allo smaltimento dei rifiuti, dagli impianti di estrazione di metano e sale agli inceneritori e alle biomasse, dal bussines dell&#8217;energia eolica alla centrale turbogas, all&#8217;aggressione continua dell&#8217;edilizia, pi&ugrave; o meno abusiva, sulle nostre coste, continuiamo ad assistere ad un vero e proprio sacco ai danni dei cittadini della pi&ugrave; piccola provincia d&#8217;Italia. </p>
<p><strong>Situazione ambientale nella provincia di Crotone</strong></p>
<p>Il territorio della provincia di Crotone registra una situazione ambientale pesantissima. Sono presenti nel nostro territorio, infatti, i segni tangibili dello sfruttamento intensivo del territorio. A Crotone, infatti, si concentra un altissimo numero di fattori inquinati e pericolosi.</p>
<p><strong>Attivit&agrave; di smaltimento e di trattamento rifiuti.</strong></p>
<p>Le discariche di Loc. Columbra, di propriet&agrave; del gruppo Vrenna, due per rifiuti solidi urbani, provenienti dal circuito pubblico dei comuni di tutta la regione Calabria e di altre regioni del Meridione d&#8217;Italia, nonch&eacute; altre due discariche per lo smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi provenienti da tutto il mondo; l&#8217;inceneritore di rifiuti ospedalieri a Loc. Passovecchio, anch&#8217;esso di propriet&agrave; del gruppo Vrenna; l&#8217;impianto di selezione e smaltimento di rifiuti solidi urbani di loc. Ponticelli, gestito dalla multinazionale Veolia. </p>
<p>Oltre a questo elenco di impianti attivi &egrave; in corso il tentativo, da parte di molti privati, di realizzare nuovi impianti di smaltimento nella provincia di Crotone. Nel comuni di Cutro, in localit&agrave; Terrate Terratelle, nel comune di Petilia Policastro, in localit&agrave; Monaca, (entrambe nei pressi del fiume Tacina) nel comune di Scandale ed ancora nel comune di Crotone, in localit&agrave; Giammiglione, altrettanti &quot;privati&quot; hanno iniziato l&#8217;iter amministrativo per la costruzione di nuove discariche di rifiuti speciali e pericolosi, come l&#8217;amianto o le scorie dell&#8217;ex area industriale di Crotone.</p>
<p><strong>Siti inquinati e da bonificare.</strong></p>
<p>Accanto a quello dello smaltimento dei rifiuti, Crotone &egrave; caratterizzata da ulteriori e gravissimi problemi di inquinamento di suolo, aria e mare. Numerosi sono, infatti, i siti inquinati: l&#8217;ex sito industriale di Crotone, di propriet&agrave; dell&#8217;ENI e la cui bonifica non &egrave; ancora iniziata; il porto commerciale di Crotone e tutto lo specchio di mare a ridosso dell&#8217;ex zona industriale, con indicatori di inquinamento da metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio, zinco, manganese, arsenico, fosforo, vanadio, ecc.) anche cento volte superiori a quelli consentiti dalla legge; l&#8217;ex discarica comunale, ancora non bonificata ed ubicata in pieno centro abitato Loc. Tufolo &quot; Farina; i 24 siti costruiti con i materiali di risulta di Pertusola Sud il &quot;Cubilot&quot; e sequestrati dalla magistratura, tra cui due scuole pubbliche &quot; Primaria S. Francesco e I.T.C. &quot;Lucifero&quot;, due quartieri popolari &quot; rione &quot;Lampanaro&quot; e &quot;Margherita&quot;, la Questura.</p>
<p><strong>Sfruttamento energetico del territorio.</strong></p>
<p>A questo va aggiunta la presenza stabile di ulteriori impianti inquinanti per lo sfruttamento energetico del territorio: tre piattaforme e numerosi pozzi per l&#8217;estrazione del gas metano, di propriet&agrave; dell&#8217;Eni, (oltre 15%% del fabbisogno nazionale di gas metano &egrave; estratto a Crotone) che provocano il fenomeno della subsidenza &quot; sprofondamento ed erosione della territorio,nonch&eacute; enormi danni alla flora ed alla fauna marina; tre centrali alimentate a biomasse (Crotone, Strongoli, Cutro); una centrale Turbogas nel comune di Scandale; un impianto di estrazione del sale nel comune di Belvedere Spinello, i cui rifiuti pericolosi vengono reimmessi nel sottosuolo. </p>
<p>Infine, per lo sfruttamento delle cosiddette energie rinnovabili, un altissimo numero di impianti eolici, nei comuni di Isola Capo Rizzuto, Cutro, Strongoli, Melissa e Cir&ograve;, costruiti senza tenere conto dell&#8217;impatto ambientale e le centrali idroelettriche, costruite nella prima met&agrave; del &#8217;900, che pesano sulla disponibilit&agrave; d&#8217;acqua per usi agricoli e civili, soprattutto nei mesi estivi. </p>
<p><strong>Considerazioni finali.</strong></p>
<p>Alla luce di questa situazione di emergenza ambientale, svolgere l&#8217;Assemblea della Rete per la difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot; a Crotone, vuol dire dare voce al dramma che una intera popolazione sta subendo. Vuol dire stare dalla parte dei cittadini, contro i poteri forti e contro la &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Contro l&#8217;Eni, colosso dell&#8217;energia a partecipazione statale (l&#8217;Eni &egrave; controllata in parte dal Ministero del Tesoro), primo responsabile dell&#8217;inquinamento da produzione chimica. &Egrave; nostra richiesta, infatti, quantificato il danno provocato dall&#8217;inquinamento delle industrie chimiche (danno ambientale risarcibile stimato secondo una perizia di parte commissionata ad APAT dal Ministero dell&#8217;Ambiente in 1.920 milioni di euro che sommati alla richiesta di risarcimento della Regione Calabria fa un totale di 2.720 milioni di euro) che l&#8217;Eni paghi i lavori della bonifica dei siti indebitamente inquinati, garantendo la copertura economica a tutti gli interventi tecnicamente indispensabili al risanamento della terra, dell&#8217;aria e dell&#8217;acqua.</p>
<p>Contro chi, sia pubblico sia privato, abbia intenzione di impiantare ulteriori impianti di smaltimento di rifiuti (discariche, inceneritori, selezionatori, etc.), per una moratoria sullo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Crotone, affinch&eacute; non si realizzino ampliamenti delle discariche esistenti o, peggio, nuove discariche, inceneritori, centrali biomasse o turbogas sul territorio, sino al raggiungimento della reale autonomia di smaltimento dei rifiuti di tutte e cinque le province calabresi.</p>
<p>Infine, Crotone &egrave; tra i territori regionali pi&ugrave; devastati dal punto di vista ambientale e pi&ugrave; colpiti da una crisi occupazionale ed economica che parte con le dismissioni degli stabilimenti chimici negli anni novanta e si trascina fino ad oggi, non risparmiando nessun comparto economico, compreso quello agricolo, ultima &quot;ricchezza&quot; rimasta a questo territorio, rischiando di generare una crisi di senso di un&#8217;intera comunit&agrave;. </p>
<p>Pertanto, sarebbe auspicabile che, a partire dall&#8217;assemblea plenaria che si terr&agrave; a Crotone il 30 ottobre, la RDT saldasse nessi e relazioni con tutte le realt&agrave; in lotta sul fronte occupazionale e con le realt&agrave; che attivamente si battono per un&#8217;agricoltura votata alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e della salute, per un&#8217;agricoltura capace di valorizzare le conoscenze tradizionali, difendere le diversit&agrave; culturali e quindi quelle alimentari.</p>
<p><strong>Come nasce la Rete.</strong></p>
<p>A seguito della grande manifestazione del 24 ottobre 2009 ad Amantea, che ha visto la partecipazione di oltre 30 mila persone giunte da tutta la Calabria, per i movimenti della Calabria si &egrave; posta la necessit&agrave; di coordinare meglio le proprie forze e risorse sparse su tutto il territorio, per cercare di dare un&#8217;unica identit&agrave; alle tante vertenze ambientali. </p>
<p>La Calabria &egrave;, infatti, disseminata di vertenze ambientali, scandali di cattiva amministrazione e devastazione del territorio, cos&igrave; si &egrave; diffusa l&#8217;esigenza, da parte di decine di comitati locali, di convogliare le proprie forze ed uscire dall&#8217;isolamento, mettendosi in rete con l&#8217;obiettivo di creare una unica vertenza ambientale, la vertenza Calabria.</p>
<p>Il 6 Dicembre 2009 a Lamezia Terme, viene costituito il Forum Ambientale Calabrese, nome provvisorio, che riuniva movimenti, associazioni, comitati e cittadini, per cominciare un percorso di protagonismo e nuova coscienza rispetto alle tante aggressioni al territorio, da parte di gruppi di potere criminali, industriali senza scrupoli, &#8216;ndranghetra e politici conniventi. </p>
<p>A Lamezia sono seguiti mesi di impegno sulle molteplici tematiche ambientali (dal Ponte sullo Stretto, alle discariche ed ai veleni industriali nel crotonese, alla centrale del Mercure, all&#8217;inceneritore di Gioia Tauro, etc.). Azioni sul territorio, riflessioni e confronto, la raccolta delle firme per l&#8217;Acqua Bene Comune, fino alla seconda tappa del Forum Ambientalista svoltasi a Rossano il 17 e 18 luglio 2010 che ha fatto propria la battaglia contro la riconversione della Centrale Enel a Carbone.</p>
<p><strong>Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot;.</strong></p>
<p>La prima decisione assunta dall&#8217;assemblea di Rossano, &egrave; stata quella di dare al Forum il nome di Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;. Abbiamo scelto il nome di Franco, compagno calabrese morto sul palco di Cannitello il 19 dicembre 2009, durante la manifestazione &quot;No Ponte&quot;, che ci ha lasciato con le sue ultime parole un testamento politico preciso: &laquo;&#8230;i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unit&agrave;. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi e giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti&raquo;.</p>
<p><strong>Scopi del forum.</strong></p>
<p>La Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot; vuole essere uno strumento di raccordo e confronto di tutte le vertenze ambientali presenti in Calabria. Tale strumento risulta essere indispensabile al fine di provare ad affrontare in maniera organica l&#8217;emergenza ambiente. Similari ed ataviche sono, infatti, le cause e le concause che hanno caratterizzano tutte le vertenze per la difesa del territorio in Calabria. </p>
<p>&#8216;Ndrangheta, poteri forti, politica connivente, neoliberismo sfrenato, sono le forze che quotidianamente provano a sfruttare e devastare la terra in cui viviamo. Crediamo sia indispensabile, per rendere sostenibile lo sviluppo della nostra regione, ripartire dalla partecipazione. </p>
<p>Dobbiamo riprenderci il potere di programmazione e di gestione del ciclo dei rifiuti, dell&#8217;energia, dell&#8217;urbanistica e delle problematiche legate alla tutela dell&#8217;ambiente e del territorio, alle comunit&agrave; e agli enti locali, attraverso un percorso di reale partecipazione democratica di tutti i cittadini calabresi.</p>
<p>La RDT si prefigge quindi l&#8217;obbiettivo di tracciare un percorso, condiviso da tutte le realt&agrave; calabresi in mobilitazione, per denunciare la crisi ambientale e sanitaria procurata dalla nociva gestione del ciclo dei rifiuti, dalle attuali forme di produzione dell&#8217;energia basate su processi di combustione, per favorire uno sviluppo eco-compatibile che crei nuove possibilit&agrave; occupazionali, per la difesa ed il recupero del nostro territorio, per difendere l&#8217;ambiente e la salute dei cittadini, per tutelare i beni comuni e gli interessi concreti delle nostre comunit&agrave;, per l&#8217;individuazione e la bonifica di tutti i siti inquinati che insistono sulterritorio regionale.</p>
<p><strong>Svolgimento dei lavori.</strong></p>
<p>I lavori della Rete sono articolati in commissioni tematiche deputate a produrre documenti e mozioni da condividere in assemblea.</p>
<p>1) Rifiuti tossici e urbani</p>
<p>Smaltimento illegale dei rifiuti tossici in Calabria (Navi dei veleni, scorie nucleari, scorie industriali &quot;Marlane&quot;, l&#8217;affaire Crotone, Cerchiara, Sibari, Cassano Ionio, Amantea &quot; valle del fiume Oliva, Cetraro,etc.).</p>
<p>Smaltimento dei rifiuti urbani in Calabria (Commissariamento, piano regionale, societ&agrave;</p>
<p>miste, discariche, inceneritori ed impianti di smaltimento).</p>
<p>2) Beni comuni</p>
<p>Tutela dei beni comuni in Calabria: dalla questione dello sfruttamento economico della nostra acqua, al progetto di costruzione del ponte sullo Stretto ed a tutti gli altri eventuali progetti di opere faraoniche, speculative ed aggressive del territorio, che proliferano nella regione Calabria (Ponte, ammodernamento autostrada A3, villaggio Europaradiso &quot; Crotone, elettrodotto Laino &quot; Rizziconi).</p>
<p>3) Energia</p>
<p>Sfruttamento energetico intensivo del territorio, (inceneritori, centrali a carbone, centrali nucleari, rigassificatori, impianti eolici, impianti di estrazione del sale, impianti per l&#8217;estrazione del metano, centrali biomasse, centrali turbo gas, centrali idroelettriche). Infine i risultati dei gruppi di lavoro, di eventuali seminari ed incontri svolti durante il forum e di altre attivit&agrave;, vengono presentati in una plenaria finale che li discute ed approva.</p>
<p><strong>Struttura organizzativa della Rete per la Difesa del Territorio &quot;Franco Nistic&ograve;&quot;.</strong></p>
<p>L&#8217;assetto scelto e condiviso &egrave; quello della Rete. Nessun centralismo, ma orizzontalit&agrave; dei nodi di una rete che interagiscono con tutto il territorio e che, come un ombrello, mettono insieme le diverse realt&agrave; territoriali come strumento di conoscenza e monitoraggio del territorio. </p>
<p>Un soggetto multiforme in cui gruppi, associazioni e comitati non annullano le proprie caratteristiche e peculiarit&agrave;, ma anzi ne arricchiscono la soggettivit&agrave;, a vantaggio di tutti, in un clima di fiducia e ricerca di un obiettivo comune: la difesa del territorio, oltre le vecchie logiche da &quot;orticello&quot; e coordinando gli sforzi della rete verso le priorit&agrave; e contro i disastri ambientali.</p>
<p>Sito della Rete &egrave; <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.difendiamolacalabria.org">difendiamolacalabria.org</a>.</p>
<p>Ufficio stampa Rete No Ponte</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I fantasmi di Amantea &#8211; Idrocarburi, arsenico, cromo, cobalto, antimonio, nikel. Le prime analisi dell&#8217;Arpacal consegnate alla procura di Paola confermano l&#8217;inquinamento industriale del fiume Oliva</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; &#171;Non ho mai visto un camion in queste strade, nulla di nulla&#8230; questa storia, come si dice qui, &#232; tutta &#8216;na camorra, &#8216;na tarantella&#187;. Nel piccolo borgo di contrada Gallo, sulle pendici della valle del fiume Oliva, le donne in nero si incamminano verso le case, quando la sera &#232; vicina. Si [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; &laquo;Non ho mai visto un camion in queste strade, nulla di nulla&#8230; questa storia, come si dice qui, &egrave; tutta &#8216;na camorra, &#8216;na tarantella&raquo;. Nel piccolo borgo di contrada Gallo, sulle pendici della valle del fiume Oliva, le donne in nero si incamminano verso le case, quando la sera &egrave; vicina. Si parlano quali sussurrando, abbassano leggermente lo sguardo, ma gli occhi neri e intensi di questo pezzo di Calabria non smettono di guardarti.<span id="more-16729"></span></p>
<p>Sembra quasi una nenia, antica, tramandata: &laquo;Ma quali veleni, ma quali rifiuti, ma quali camion&#8230; Nulla, non c&#8217;&egrave; nulla&raquo;. Un anziano appare sull&#8217;angolo della strada, quasi a dimostrare con i suoi ottant&#8217;anni che qui, sulle sponde del fiume dei veleni, nessuno muore. </p>
<p>Apre le porte della cantina, offre il vino rosato che viene dalle terre bagnate dalle acque che passano attraverso la briglia dove la Procura di Paola ha trovato almeno centomila metri cubi di idrocarburi, ed &egrave; quasi una sfida verso chiunque venga qui a chiedere, a guardare questa terra tragica: &laquo;Io ne bevo due litri al giorno, guardatemi: qui non c&#8217;&egrave; nulla&raquo;. </p>
<p>&Egrave; un attimo, quella poca luce che filtra attraverso le nuvole grigie e autunnali sparisce. La donna lo sguardo non lo abbassa, ma cambia registro, si ferma qualche secondo: &laquo;Aveva ventotto anni mia figlia, mai una febbre, nulla. In pochi giorni se ne andata&raquo;. Un tumore fulminante, sedici anni fa. &laquo;E poi mio marito, aveva poco pi&ugrave; di cinquantanni, se n&#8217;&egrave; andato cinque anni fa&raquo;. </p>
<p>A contrada Gallo, raccontano, una persona su dieci &egrave; stata colpita da un tumore. &laquo;Ma non &egrave; cos&igrave; anche a Roma?&raquo;, subito sottolineano gli anziani che questa terra non la lasceranno mai. No, non &egrave; cos&igrave; a Roma. Non &egrave; cos&igrave; a Cosenza, non &egrave; cos&igrave; nella maggior parte del paese. Qui si muore e si tace.</p>
<p>Martedi nell&#8217;ufficio del procuratore di Paola Bruno Giordano sono arrivate le prime analisi dell&#8217;Arpacal sui carotaggi nella valle dell&#8217;Oliva, realizzati la scorsa estate lungo otto chilometri e mezzo di percorso del fiume. </p>
<p>Numeri che potrebbero dare la risposta definitiva a quel groviglio di storie e di piste investigative che attraversano la valle da tre anni, indicando, forse, un responsabile per quelle morti che per prime vennero segnalate dallo studio del professor Brancati, voluto dal procuratore Giordano. </p>
<p>Leggendo i cilindri di terra raccolti &#8211; oltre seicento &#8211; &egrave; possibile disegnare una prima, e ancora parziale, mappa della devastazione ambientale compiuta a pochi chilometri dalle spiagge di Amantea. Ad iniziare dalle sostanze: idrocarburi, arsenico, cromo, cobalto, antimonio e nikel. Sostanze arrivate da decine di industrie che qui non hanno mai avuto neanche un ufficio. </p>
<p>Uno sversamento iniziato, probabilmente, nei primi anni novanta, poco prima della morte a soli ventotto anni della figlia della donna in nero di contrada Gallo. Proseguita fino a due o tre anni fa, hanno spiegato i tecnici, cercando di interpretare le diverse concentrazioni trovate sui campioni. Quasi vent&#8217;anni di veleni, di silenzi, di complicit&agrave;. </p>
<p>Trovare un testimone o anche semplicemente una fonte riservata &egrave; una vera impresa. A Serra d&#8217;Aiello, il paese che sovrasta la valle dell&#8217;Oliva, ancora oggi nessuno vuole parlare dell&#8217;altro mistero di questo pezzo di Calabria, l&#8217;istituto Giovanni XXIII, chiuso con la forza lo scorso anno, da dove sarebbero spariti pazienti dimenticati. </p>
<p>All&#8217;epoca i carabinieri cercarono le loro tracce anche nel piccolo cimitero locale, ma nulla venne trovato. E mentre nell&#8217;enorme edificio dell&#8217;istituto Giovanni XXIII &#8211; dove lavoravano centinaia di persone &#8211; calava il silenzio complice sugli abusi e sui tesori accumulati, poco pi&ugrave; a valle centinaia di camion sversavano indisturbati tonnellate di veleni. </p>
<p>Due storie parallele, che accomunano questa valle. Due storie basate su omert&agrave; e complicit&agrave;, e che nessuno oggi vorrebbe pi&ugrave; sentire, quasi fossero un marchio di una sorta di destino di dannazione.</p>
<p>I dati delle analisi consegnate ieri in Procura sono chiare, attendono una spiegazione e, da domani, un progetto di bonifica. I livelli di concentrazione dei veleni superano i limiti che la legge stabilisce per i siti industriali, i massimi accettabili e consentiti. </p>
<p>L&#8217;arsenico, ad esempio, in un campione raggiunge un valore di 146, contro un limite previsto per le zone di &#8220;verde pubblico&#8221; &#8211; come &egrave; oggi classificata la valle dell&#8217;Oliva &#8211; di 20 e contro una concentrazione massima di 50 permessa nei siti industriali. </p>
<p>In un altro campione, prosegue la perizia dell&#8217;Arpacal, il cadmio &egrave; presente in quantit&agrave; cinque volte superiore alle soglie di legge. E cos&igrave; via, in una lunga lista che nei prossimi giorni arriver&agrave; anche all&#8217;Ispra, l&#8217;organo del ministero dell&#8217;ambiente che a sua volta sta preparando altre analisi di riscontro. </p>
<p>Per i risultati sulle presenze di sostanze radioattive &#8211; spiega il procuratore Giordano &#8211; occorrer&agrave; aspettare ancora: il dicastero di Stefania Prestigiacomo ha inviato i campioni all&#8217;Arpa del Piemonte, della Lombardia e dell&#8217;Emilia Romagna, in grado di realizzare le indagini pi&ugrave; accurate. Per ora nessun risultato, nessuna verit&agrave;, nessun &laquo;caso chiuso&raquo;.</p>
<p>A volte &egrave; nei dettagli che &egrave; possibile intravedere l&#8217;essenziale di una storia. C&#8217;&egrave; un campione raccolto nella zona chiamata Foresta che rimane ancora oggi un vero mistero: da 0 a 16 metri di profondit&agrave; &#8211; spiega l&#8217;Arpacal &#8211; &egrave; presente una grande quantit&agrave; di granulato di marmo, mentre le scorie sono concentrate nella zona pi&ugrave; profonda, fino a venti metri sotto il livello del suolo. </p>
<p>&Egrave; il segno evidente di quella sorta di sistematicit&agrave; &#8211; quasi industriale &#8211; utilizzata da chi ha sversato le scorie. Ed &egrave; nota la propriet&agrave; del granulato di marmo, quella di schermare, di impedire agli strumenti di rilevare radiazioni o altre emissioni. </p>
<p>Sedici metri di schermatura, in questo caso, che lasciano aperta la porta alle ipotesi pi&ugrave; inquietanti. Un segno che mostra nella sua evidenza la volont&agrave; di non far trovare nulla, di impedire analisi ed indagini. </p>
<p>Nella valle del fiume Oliva, quella polvere bianca di marmo che nasconde i veleni sembra quasi fondersi con l&#8217;ostinato silenzio delle vittime, che sanno e muoiono con quello sguardo, quasi atavico, della sottomissione. Il luogo ideale per i signori dei rifiuti. </p>
<p>di Andrea Palladino </p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Navi dei veleni, &#171;lista al ministero&#187; &#8211; Ufficialmente sono 90 i relitti affondati nel Mediterraneo, ufficiosamente raddoppiano a 180. Un libro inchiesta di due giornalisti tedeschi svela i retroscena del principale scandalo ambientale europeo. Al ministro Prestigiacomo &#171;non risulta nessuna lista&#187;. Ma in Calabria l&#8217;inchiesta &#232; aperta</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 07:53:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Una lista ufficiale di almeno 90 navi tossiche &#232; custodita nei ministeri italiani. Una lista che potrebbe allungarsi, raddoppiando: &#171;Ufficiosamente potrebbero essere 180&#187;. Un caso chiuso solo per la stampa e per i calabresi che un anno fa chiedevano la verit&#224; su almeno una di queste navi, la Cunski. Un caso che oggi [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Una lista ufficiale di almeno 90 navi tossiche &egrave; custodita nei ministeri italiani. Una lista che potrebbe allungarsi, raddoppiando: &laquo;Ufficiosamente potrebbero essere 180&raquo;. Un caso chiuso solo per la stampa e per i calabresi che un anno fa chiedevano la verit&agrave; su almeno una di queste navi, la Cunski. Un caso che oggi si riapre, con le rivelazioni di un investigatore italiano, membro di un gruppo di esperti &#8211; circa una decina &#8211; che dalla sede romana di un ministero segue da tempo la storia infinita della navi a perdere. <span id="more-16439"></span></p>
<p>La fonte ha solo un nome in codice, Enrico, e la sua identit&agrave; rimarr&agrave; coperta. Perch&eacute; ha paura Enrico, e quando ha parlato con due giornalisti tedeschi, nel gennaio dello scorso anno, ha chiesto esplicitamente garanzie di anonimato. </p>
<p>&Egrave; la storia pubblicata a met&agrave; settembre in un libro uscito in Germania, con un titolo programmatico, Il baro. La storia di Enrico &egrave; stata raccolta dal giornalista Rainer N&uuml;bel, che insieme a un collega &#8211; sempre tedesco &#8211; ha incontrato l&#8217;investigatore italiano a Roma. </p>
<p>N&uuml;bel &#8211; che ha una vasta esperienza di inchieste su terrorismo, mafia e corruzione &#8211; ha confermato al manifesto l&#8217;intera storia e l&#8217;attendibilit&agrave; della fonte. &laquo;&Egrave; un&#8217;indagine che lo ha condotto a un cartello europeo di trafficanti di rifiuti tossici &#8211; racconta &#8211; che comprende imprese di molti paesi, come Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, Svizzera e Spagna&raquo;. &Egrave; il network dei veleni che utilizza il nostro paese e il Mar Mediterraneo con una doppia funzione: piattaforma logistica e discarica. </p>
<p>Quando i due giornalisti tedeschi hanno incontrato Enrico nella sua stanza, in un ministero romano, hanno chiesto notizie delle 40 navi sparite, nominate nelle inchieste degli anni &#8217;90. </p>
<p>La risposta del funzionario italiano &egrave; stata sorprendente: &laquo;Enrico scuote la testa. Apre un cassetto della sua scrivania &#8211; si legge nel racconto di Reiner N&uuml;bel &#8211; e tira fuori un pacco di carte: &#8220;L&#8217;elenco ufficiale con cui lavoriamo, &egrave; di 90 navi &#8211; ufficiosamente &egrave; di 180&#8243;&raquo;. Nessun dubbio, nessun tentennamento, racconta. </p>
<p><strong>L&#8217;ultimo viaggio</strong></p>
<p>La prima lista delle navi a perdere era stata ricostruita dal capitano di corvetta Natale De Grazia, morto &#8211; probabilmente avvelenato &#8211; il 13 dicembre del 1995. L&#8217;ultimo viaggio aveva come meta Marina di Carrara e La Spezia. Era sulle tracce di una delle navi affondate in maniera sospetta, il cargo Rigel, sparito nel 1987 al largo di Capo Spartivento, il mare compreso tra la Calabria e la Sicilia. Prima di partire De Grazia aveva chiamato il magistrato Nicola Maria Pace: &laquo;Dottore, al mio ritorno la porter&ograve; sul punto esatto dell&#8217;affondamento della Rigel&raquo;. </p>
<p>Il mestiere di De Grazia era il mare, che aveva imparato a rispettare fin da bambino. Poi quell&#8217;inchiesta che lo aveva preso completamente, quasi una scommessa con la sua terra calabrese e con il mare che guardava ogni mattina dal suo ufficio a Reggio Calabria, gli ha aperto le porte sul quel fitto intreccio tra finanza svizzera e societ&agrave; offshore, struttura portante dei traffici di armi e rifiuti. </p>
<p><strong>Le indagini sparite</strong></p>
<p>Con la morte di De Grazia le indagini si sono fermate. Poco dopo la Dda di Reggio &#8211; con il pm Cisterna &#8211; decide di archiviare tutto. Nessuno era in grado di andare a verificare se le navi esistono realmente, i costi sono altissimi. E se non c&#8217;&egrave; il corpo del reato, &egrave; difficile che vi possa essere un imputato, un processo. </p>
<p>E oggi, quando il governo Berlusconi decide di riavviare il programma nucleare, senza spiegare come verranno gestite le scorie, riaprire il capitolo dei traffici verso l&#8217;Africa, la Somalia, o degli affondamenti sospetti nel Mediterraneo &egrave; una sorta di diktat da rispettare.</p>
<p>Il ritrovamento di un relitto al largo di Cetraro lo scorso anno aveva per&ograve; riaperto la questione. Secondo il governo nelle acque calabresi c&#8217;&egrave; un innocuo relitto di un piroscafo, affondato da un sottomarino tedesco nel 1917. Nessun veleno, dunque, nel mare di Calabria. A fine ottobre il ministro dell&#8217;ambiente Stefania Prestigiacomo e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso annunciarono che &laquo;il caso &egrave; chiuso&raquo;. &Egrave; proprio cos&igrave;?</p>
<p>Gi&agrave; durante i quarantacinque giorni che passarono tra la scoperta del relitto e la verit&agrave; del governo circolarono almeno due liste ufficiali di navi affondate. Secondo la ricostruzione del quotidiano Calabria Ora &#8211; mai smentito &#8211; il responsabile dei servizi d&#8217;informazione avrebbe parlato durante una riunione del Copasir &#8211; il comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti &#8211; di almeno una cinquantina di navi. </p>
<p>Poi la Direzione Distrettuale Marittima di Reggio Calabria consegn&ograve; alla commissione antimafia una seconda lista di quaranta relitti presenti in mare: navi da guerra, ma anche affondamenti recenti, mai completamente spiegati. </p>
<p>L&#8217;intervista con l&#8217;investigatore avviene dopo la chiusura ufficiale del caso da parte del ministero e, dunque, potrebbe riaprire l&#8217;intera vicenda. Se poi anche il numero dei relitti dovesse essere considerato ufficiale, la storia delle navi a perdere apparirebbe per quello che &egrave;, il principale scandalo ambientale europeo. </p>
<p>Ed &egrave; proprio la dimensione transnazionale, confermata dalle rivelazioni della fonte, a colpire e, probabilmente, a spiegare anche gli ostacoli che fino a oggi hanno bloccato tutte le indagini. &Egrave; una rete potente, criminale, ma con l&#8217;aspetto dell&#8217;economia giudicata come rispettabile, affidabile. </p>
<p>Un network dove dietro si nascondono le grandi marche dell&#8217;industria europea, che per decenni &#8211; e in parte ancora oggi &#8211; hanno utilizzato i canali a buon mercato dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici. </p>
<p><strong>Il ministero: nessun veleno</strong></p>
<p>Ieri il manifesto ha chiesto un commento ufficiale al ministro Stefania Prestigiacomo, con una domanda semplice e diretta: conferma o smentisce l&#8217;esistenza di una lista di almeno 90 navi a perdere? Dopo qualche ora la risposta del portavoce del ministro Prestigiacomo &egrave; stata lapidaria: &laquo;Al ministero dell&#8217;Ambiente non risulta alcuna lista n&eacute; ufficiale n&eacute; ufficiosa di navi dei veleni&raquo;. Non una parola di pi&ugrave;. </p>
<p>Per capire come questa sia solo una verit&agrave; apparente basta mettere in fila i tanti dubbi che ancora rimangono sulla gestione del problema da parte del dicastero guidato dalla Prestigiacomo. </p>
<p>Se il caso &egrave; chiuso, ad esempio, perch&eacute; la Dda di Catanzaro non procede all&#8217;archiviazione e, dunque, alla restituzione degli atti alla Procura di Paola? </p>
<p>I dati delle analisi dei sedimenti realizzate durante la missione della Mare Oceano non sono mai stati mai divulgati: perch&eacute;? E, infine, che fine hanno fatto le analisi dell&#8217;Arpacal che nel 2006 rivelarono la presenza di metalli pesanti e di cobalto nelle acque di Cetraro? </p>
<p>Domande che sono state poste pi&ugrave; volte al ministro Prestigiacomo e che ancora non hanno una risposta.</p>
<p>di Andrea Palladino </p>
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		<title>Allarme abuso alcol, in aumento le bevute compulsive &#8211; Il primo bicchiere a 12 anni, la moda &#232; stordirsi in compagnia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/06/25/allarme-abuso-alcol-in-aumento-le-bevute-compulsive-il-primo-bicchiere-a-12-anni-la-moda-e-stordirsi-in-compagnia/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:28:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Allarme abuso di alcol tra gli adolescenti italiani. Nel nostro paese il primo &#8216;contatto&#8217; con l&#8217;alcol avviene a 12 anni, l&#8217;et&#224; pi&#249; bassa a livello europeo, mentre si diffonde sempre pi&#249; il &#8216;bingle drinking&#8217;, la moda del bere compulsivo fino allo svenimento. Lo dice il rapporto Telefono Azzurro-Eurispes &#8221;Bambini e adolescenti in Italia. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Allarme abuso di alcol tra gli adolescenti italiani. Nel nostro paese il primo &#8216;contatto&#8217; con l&#8217;alcol avviene a 12 anni, l&#8217;et&agrave; pi&ugrave; bassa a livello europeo, mentre si diffonde sempre pi&ugrave; il &#8216;bingle drinking&#8217;, la moda del bere compulsivo fino allo svenimento. Lo dice il rapporto Telefono Azzurro-Eurispes &#8221;Bambini e adolescenti in Italia. Un quadro degli ultimi 10 anni&#8221; presentato ieri a Roma. <span id="more-15808"></span></p>
<p>Secondo il dossier il consumo di alcool da parte dei giovani negli ultimi anni sembra aver assunto proporzioni sempre pi&ugrave; rilevanti, accompagnandosi ad un cambiamento delle abitudini, delle modalit&agrave; e delle ragioni dell&#8217;uso, nonch&eacute; dell&#8217;et&agrave; della prima bevuta. </p>
<p>L&#8217;Italia detiene il primato negativo dell&#8217;et&agrave; pi&ugrave; bassa del primo contatto con l&#8217;alcol: l&#8217;et&agrave; media in cui avviene l&#8217;iniziazione all&#8217;alcol &egrave; 12 anni e mezzo, rispetto ai 14,6 della media europea e il 54,6% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha gi&agrave; sperimentato, almeno una volta, l&#8217;ubriachezza. </p>
<p>Tra i giovani italiani si va diffondendo sempre di pi&ugrave; la moda del &#8216;binge drinking&#8217; per stordirsi con l&#8217;alcol, soprattutto in contesti di socialit&agrave; e ricreativi. I ragazzi arrivano a consumare quantit&agrave; di alcool nettamente superiori alle loro capacit&agrave; fisiologiche di assorbimento (almeno 5 o 6 bicchieri di bevande alcooliche ingeriti in modo consecutivo e rapidamente). </p>
<p>Un fenomeno che sarebbe favorito in particolar modo dagli &#8216;happy hours&#8217;, che &quot; abbattendo i prezzi delle bevande alcooliche &quot; vanno incontro alle contenute disponibilit&agrave; economiche dei giovani. </p>
<p>Molti ragazzi hanno, inoltre, la tendenza a bere nel corso della serata diversi tipi di alcoolici, dalla birra ai cosiddetti breezer, ai superalcoolici e ai cocktail (che contengono spesso anche bevande energizzanti). </p>
<p>Trovano ampia diffusione negli ultimi anni, soprattutto tra i giovanissimi, anche i cosiddetti &#8216;alcolpops&#8217;, bevande dal gusto dolce, apparentemente analcoliche, confezionate in bottiglie dal design e dai colori accattivanti, che hanno &quot; in realt&agrave; &quot; una gradazione compresa tra i 4 e i 7 gradi (come la birra). </p>
<p>Altra moda di importazione che si sta diffondendo in Italia &egrave; quella del &#8216;butellon&#8217;, il vino in damigiana sfuso e a basso costo, addizionato con superalcoolici, che viene consumato da giovani in gruppo nelle piazze o in altri luoghi pubblici e che garantisce lo &#8216;sballo alcolico&#8217;. </p>
<p>Aumento anche le dosi di alcol, drink in bustina in monoporzioni che contengono vodka, gin, rum, tequila. Le bustine sono comode perch&eacute; possono essere bevute ovunque e costano solo un euro e mezzo. </p>
<p>In questo modo l&#8217;effetto &egrave; quello di una &#8216;botta&#8217; immediata, non si diluisce pi&ugrave; il quantitativo di alcol nel corso della serata: il rituale &egrave; simile a quello di una &#8216;sniffata di cocaina&#8217; o dell&#8217;assunzione di una pasticca. Questi prodotti permettono anche di aggirare il divieto di vendere bottiglie di alcolici dopo le 21 e di servire cocktail, nelle discoteche, dopo le 2 di notte. </p>
<p>(Apcom)</p>
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		<title>I segreti della Rosso &#8211; Ad Amantea si scava per trovare i veleni della nave arenata nel 1990. E dal terreno spuntano scorie delle industrie chimiche</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Sembra infinito il fiume Oliva. &Egrave; un velo, che ricopre le pietre, che porta gli odori acri della montagna di Calabria verso il Tirreno. A guardarlo dalla strada che da Amantea porta a Serra d&#8217;Aiello rincuora, ti aiuta lasciare alle spalle le centinaia di pilastri di cemento grigi della costa. E&#8217; una vena che criminali arrivati di notte, in fila e con i fari spenti hanno avvelenato. &laquo;Sono sceso personalmente vicino alla briglia, ed &egrave; impressionante: le scorie sgorgano dappertutto&raquo;, racconta il procuratore Bruno Giordano. <span id="more-15693"></span></p>
<p>Ostinato, solitario, orgoglioso di quella Calabria che vuole credere alla possibilit&agrave; di leggere la verit&agrave;. E la verit&agrave; &egrave; dentro questo fiume, riemerge, lo invade, arriva a valle, sulla spiaggia di Formiciche, dove la motonave Rosso si aren&ograve; il 14 dicembre del 1990. </p>
<p>Da poco pi&ugrave; di un mese le trivelle e le ruspe stanno scavando lungo il greto del fiume. Si parte dalla cava abbandonata con rifiuti radioattivi, si scende fino alla distesa di localit&agrave; &laquo;Foresta&raquo;, per arrivare alla briglia costruita anni orsono sul fiume. </p>
<p>Ed &egrave; intorno a questa piccola costruzione di cemento armato &#8211; realizzata per domare le acque &#8211; che oggi le terre sature di veleni stanno risputando fuori litri e litri di idrocarburi, di scorie, prodotti dalle industrie chimiche. </p>
<p>&laquo;Non ci sono dubbi che provengano da fuori regione &#8211; continua il procuratore Giordano &#8211; ed &egrave; impressionante come la terra le stia oggi espellendo. Dovete vedere questo posto, &egrave; una natura meravigliosa, potrebbe essere un parco naturale&raquo;. </p>
<p><strong>Deserto rosso</strong></p>
<p>&laquo;Non sta mai fermo il mare, mai, mai. Io non riesco a guardare a lungo il mare. Senn&ograve; tutto quello che succede a terra non mi interessa pi&ugrave;&raquo;. Monica Vitti da una piccola baracca guarda verso quel mare grigio, metallico, avvolto nelle nebbie. E&#8217; una delle scene pi&ugrave; intense di Deserto Rosso, il capolavoro di Antonioni. </p>
<p>E quella frase pronunciata nel film pu&ograve; forse essere la chiave per capire il mistero dei veleni della Calabria. </p>
<p>Gli occhi del mondo erano puntati sulla linea dell&#8217;orizzonte, cercando di scrutare carichi e veleni tra le onde. Perch&eacute; la Rosso arriv&ograve; qui? Cosa trasportava? Perch&eacute; fu smantellata? </p>
<p>Le indagini sui veleni del fiume Oliva partirono dal mare, da quello spiaggiamento che spavent&ograve; l&#8217;intera citt&agrave;. La motonave Rosso &#8211; raccontano gli atti &#8211; era conosciuta come la nave dei veleni, dopo essere stata utilizzata dalla Monteco per riportare in Italia i fusti tossici esportati in Libano dalla Jelly Wax, societ&agrave; di Milano. </p>
<p>E se veramente si fosse trattata di una &laquo;nave dei veleni&raquo; &#8211; si chiesero gli abitanti di Amantea &#8211; quelle scorie da qualche parte devono essere finite. Un sospetto, una paura, che attanaglia questo pezzo di costa calabrese dal dicembre del 1990. </p>
<p>Dopo anni d&#8217;inchieste, dopo la morte del capitano Natale De Grazia &#8211; l&#8217;ufficiale della marina che indagava sulle navi a perdere &#8211; dopo che l&#8217;intera vicenda delle navi a perdere &egrave; stata chiusa dal ministro Prestigiacomo con una conferenza stampa frettolosa e con la frase &laquo;il caso &egrave; chiuso&raquo;, sulla costa della Calabria rimangono solo i veleni. Nessuna verit&agrave;, almeno per ora, nessun nome, nessun indizio. </p>
<p>Ufficialmente la Rosso trasportava tabacco, liofilizzati e nylon e, sempre ufficialmente, le altre navi dei veleni affondate nel Tirreno non esistono. Ma nessuno spiega quei morti di tumore e nessuno ha mai voluto dire cosa fosse sulla montagna che sale verso l&#8217;interno.</p>
<p>L&#8217;indagine sul fiume Oliva &egrave; nata insieme a quella sul relitto di Cetraro. Sono fascicoli quasi gemelli, con al centro una perizia sconvolgente: tra Amantea, Serra d&#8217;Aiello e Cetraro c&#8217;&egrave; qualcosa che uccide la popolazione. Una morte lenta, che arriva con tumori assenti in altre zone, dovuti a veleni che qui nessuno produce. </p>
<p>Mentre il fascicolo sul fantasma del Cunski e su Cetraro &egrave; stato mandato alla Dda per competenza, dopo le rivelazioni di Francesco Fonti, le indagini sui veleni trovati sul fiume sono rimaste nell&#8217;area di competenza della Procura di Paola. In questo caso la &#8216;ndrangheta non c&#8217;entra &#8211; almeno fino a questo momento &#8211; e i reati ipotizzati riguardano l&#8217;eventuale disastro ambientale.</p>
<p><strong>Il caso non &egrave; chiuso</strong></p>
<p>&laquo;Dubbi non ce ne sono pi&ugrave;, i rifiuti tossici ci sono&raquo;. Bruno Giordano due giorni fa rompeva ogni indugio, metteva da parte la prudenza avuta fino ad oggi. Quello che le ruspe stanno restituendo &egrave; sconvolgente, inimmaginabile. </p>
<p>E&#8217; ancora presto per capire quali sostanze sono state abbandonate sul greto del fiume, i risultati delle analisi arriveranno solo in estate inoltrata. Ma c&#8217;&egrave; oggi la certezza &#8211; la prova processuale &#8211; che l&#8217;intera zona del fiume Oliva &egrave; contaminata con sostanze venute da altre zone d&#8217;Italia o, chiss&agrave;, d&#8217;Europa.</p>
<p>La prima reazione &egrave; di rabbia ad Amantea. Perch&eacute; nessuno ha scavato prima? Perch&eacute; si sono attesi anni e decine, forse centinaia, di morti? Se si parla di indifferenza, per&ograve;, i verbi vanno coniugati al presente. &laquo;Nessun sindaco, dopo la notizia del ritrovamento dei veleni &#8211; spiega il procuratore di Paola &#8211; si &egrave; presentato per chiedere notizia&raquo;. </p>
<p>Eppure a qualcuno dovrebbe interessare. Non si &egrave; presentato neanche il neo assessore regionale all&#8217;Ambiente della Calabria, Francesco Pugliano, che da pochi mesi ha preso il posto di Silvio Greco. E non &egrave; cosa da poco, poich&eacute; ora buona parte del fiume dovr&agrave; essere bonificato, per bloccare le scorie che stanno uccidendo la popolazione di Amantea. Un&#8217;operazione straordinaria, complessa, visto che impianti in grado di smaltire questi veleni in Italia non ce ne sono. </p>
<p>La domanda vera che da vent&#8217;anni non trova una risposta &egrave; oggi ancora pi&ugrave; urgente: da dove vengono quelle scorie? Guardando su una carta geografica l&#8217;estensione della contaminazione &#8211; che attinge almeno quattro siti &#8211; si pu&ograve; cercare di immaginare la logistica criminale che ha permesso questo sversamento sistematico. </p>
<p>Centinaia di camion, che prima di arrivare sul greto del fiume hanno dovuto percorrere centinaia di chilometri, in una zona dove quasi nulla passa inosservato. Decine e decine di uomini, pronti a rischiare di ammalarsi per svuotare le cisterne in quel sarcofago di cemento armato costruito sotto il fiume, o nelle terre che circondano le rive, e che oggi risputano fuori i veleni accumulati. E poi bolle di carico fasulle, mediatori, imprese pronte a prestarsi come copertura. Una filiera gigantesca, che sappiamo terminava ad Amantea. </p>
<p>Le zone dei veleni sul fiume Oliva distano poco meno di tre chilometri dalla costa. Non c&#8217;&egrave; dubbio che l&#8217;operazione pi&ugrave; facile sia quella di far arrivare i veleni dal mare, riducendo i rischi e abbassando i costi. Ma nessuno, in questo pezzo di Calabria, parla, nessuno vuole raccontare quello che ha visto, i viaggi dei camion, le luci che di notte aiutavano qualcuno a scaricare tonnellate e tonnellate di scorie. </p>
<p>&laquo;Ci sono persone che hanno un piede nella fossa, che sanno, che potrebbero raccontare &#8211; spiegava il procuratore di Paola lo scorso anno, mentre la Copernaut Franca cercava il relitto della Cunski &#8211; ma quando arrivano in procura tacciono&raquo;. L&#8217;omert&agrave; pesa pi&ugrave; di qualunque cosa, pi&ugrave; della rabbia che puoi avere vedendo intere famiglie sterminate dai tumori. </p>
<p>Il problema diventa ancora pi&ugrave; serio quando all&#8217;omert&agrave; si associa il silenzio dello stato. </p>
<p>di Andrea Palladino </p>
<p>ilmanifesto.it</p>
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		<title>Rossano NO COKE &#8211; Un megaprogetto per riconvertire a carbone una centrale Enel lungo la statale 106 &#8211; Ad opporsi un forte movimento ambientalista: 70 associazioni, comitati locali e 50 sindaci dicono no. Ma intanto nella sibaritide i pomodori non crescono pi&#249; e aumentano i tumori tra la popolazione. Colpa dell&#8217;inquinamento ambientale e delle discariche abusive</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/06/15/rossano-no-coke-un-megaprogetto-per-riconvertire-a-carbone-una-centrale-enel-lungo-la-statale-106/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 06:51:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ROSSANO CALABRO (CS) &#8211; C&#8217;&#232; una strada in Calabria che &#232; la metafora delle immense contraddizioni di queste terre. Seicento chilometri dove vecchio fatiscente e nuovo incomprensibile convivono nel provvisorio. Un&#8217;arteria dissestata tra marciapiedi sbrecciati e tetti diseguali. Un fiume d&#8217;asfalto scadente, contornato, per&#242;, da sgargianti colori. C&#8217;&#232; il giallo dello sparto e della ginestra, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROSSANO CALABRO (CS) &#8211; C&#8217;&egrave; una strada in Calabria che &egrave; la metafora delle immense contraddizioni di queste terre. Seicento chilometri dove vecchio fatiscente e nuovo incomprensibile convivono nel provvisorio. Un&#8217;arteria dissestata tra marciapiedi sbrecciati e tetti diseguali. Un fiume d&#8217;asfalto scadente, contornato, per&ograve;, da sgargianti colori. C&#8217;&egrave; il giallo dello sparto e della ginestra, il verde dei carrubi, il rosa del rododendro e dei grappoli delle tamerici, l&#8217;azzurro dello Jonio. &Egrave; la statale 106<span id="more-15625"></span> e collega Reggio a Taranto. E, a met&agrave; del cammino, da poco lasciata la provincia di Crotone e varcata quella di Cosenza, le alte ciminiere della centrale Enel di Rossano le vedi a destra stagliarsi all&#8217;orizzonte.</p>
<p><strong>La centrale Enel</strong> </p>
<p>Costruita nel 1976, la centrale termoelettrica di Rossano, sita in contrada Cutura, era originariamente costituita da quattro sezioni a vapore da 320 Mw ciascuna. Negli anni Novanta &egrave; stato portato a compimento il processo di ripotenziamento delle sezioni a vapore realizzando un ciclo combinato. L&#8217;impianto si compone attualmente di quattro unit&agrave; turbogas da 114 Mw. </p>
<p>La centrale gestisce la Rete di rilevamento qualit&agrave; dell&#8217;aria ed &egrave; sede del Centro di raccolta ed elaborazione dei dati che vengono trasmessi in continuo dalle 8 stazioni dislocate nel territorio in un raggio di 25 chilometri. Insomma, una centrale elettrica, alimentata a gas metano ed olio combustibile, di grandi dimensioni e di livello internazionale.</p>
<p><strong>Il progetto di riconversione</strong></p>
<p>Ma il 12 maggio scorso Enel ufficializza ci&ograve; che era gi&agrave; nell&#8217;aria da tempo: un megaprogetto di riconversione energetica della centrale. Il progetto attiene alla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica di tipo integrato pluricombustibile (carbone, gas naturale, solare e biomasse). L&#8217;investimento complessivo sar&agrave; di 1,2 miliardi di euro e prevede un&#8217;occupazione media di 750 addetti nella fase di realizzazione e di 150 nella fase di esercizio. </p>
<p>Per il trasporto e l&#8217;utilizzo del carbone &laquo;ci si avvarr&agrave; delle tecnologie pi&ugrave; innovative, utilizzando una nave madre che rester&agrave; ormeggiata a 5 chilometri dalla costa e navette ermetiche che trasporteranno il carbone senza dispersioni di polveri e senza consentirne la visibilit&agrave;; lo scarico dello stesso avverr&agrave; sottovuoto e su nastri chiusi, che lo trasferiranno direttamente alla centrale. Il tutto avvalendosi di strumentazioni e processi che garantiscono la massima sicurezza per il territorio e per l&#8217;ambiente&raquo;. </p>
<p>Ma, nonostante le rassicurazioni di Enel, i dubbi e le preoccupazioni permangono specie nella galassia ambientalista. Secondo cui il progetto di Rossano altro non &egrave; che la punta dell&#8217;iceberg di una riconversione tecnologica &#8220;al contrario&#8221; che vede l&#8217;Italia protagonista. </p>
<p>Infatti, mentre gli altri Paesi, per ridurre la dipendenza del petrolio come fonte di produzione di energia elettrica, si attrezzano con un massiccio ricorso alle energie rinnovabili, il governo Berlusconi pensa, viceversa, ad un raddoppio secco della produzione di energia da carbone, dal 22 al 50%. Ecco spiegato il progetto di riconversione di Rossano, nella Sibaritide. </p>
<p>Un ritorno al passato, un anacronistico balzo a ritroso all&#8217;Ottocento, ai romanzi di Charles Dickens, utile forse a far risparmiare un po&#8217; di quattrini ai gestori che potranno contare nell&#8217;immediato su un combustibile pi&ugrave; economico ma drammatico per le tasche e il futuro dei cittadini. </p>
<p>In barba al protocollo di Kyoto, l&#8217;Italia, infatti, continua a produrre allegramente anidride carbonica, CO2, il gas principale responsabile dell&#8217;effetto serra. E il ricorso al carbone non far&agrave; che confermare questo trend. Con l&#8217;aumento delle temperature medie, la desertificazione del suolo, la moltiplicazione dei fenomeni meteorologici estremi come alluvioni e siccit&agrave;.</p>
<p>Venti anni fa in Calabria la centrale a carbone di Gioia Tauro fu il banco di prova di un movimento largo e composito &#8211; associazioni ambientaliste, amministrazioni comunali, cittadini, studenti, lavoratori- che fu costretto a ragionare sul problema della centralit&agrave; dell&#8217;energia per lo sviluppo, rifiutando modelli imposti e precostituiti e proponendosi come laboratorio per la ricerca e la formazione nel campo delle energie alternative. Oggi, sulla scia di questa esperienza ventennale, anche nello Jonio cosentino si prova a coagulare un combattivo movimento di opposizione.</p>
<p><strong>La mobilitazione dei No coke</strong></p>
<p>Da tanto tempo nella Sibaritide i pomodori non crescono pi&ugrave;. I germogli appassiscono. Eppure in passato qui se ne coltivavano tonnellate. Difficile isolare una causa. Stringendo le spalle, la gente osserva il paesaggio e le foto di parenti e amici uccisi dal cancro. </p>
<p>Certe inquietudini trovano ora riscontro nei preoccupanti risultati delle analisi effettuate nei siti di Cassano, Francavilla e Cerchiara, interessati dallo smaltimento illecito di scorie industriali provenienti dalla Pertusola di Crotone. I dati confermano la presenza massiccia di ferriti di zinco nell&#8217;ambiente. </p>
<p>Una manciata di chilometri pi&ugrave; a sud, anche i rossanesi pongono domande. Lo fanno i giovani della frazione Piragineti, preoccupati per i tanti casi di tumori registrati in quelle contrade. Su Facebook hanno dato vita al gruppo &#8220;Mattanza Rossano&#8221;. Capita pure che ogni tanto scoppino partecipate proteste. </p>
<p>&Egrave; accaduto a Bucita, contro la locale discarica. Sembravano, invece, sopite le tensioni che da 35 anni aleggiano intorno alla centrale Enel e al suo impatto ambientale. Ma di fronte al progetto di riconversione, tutti sono pronti a dissotterrare l&#8217;ascia di guerra. </p>
<p>Tutti tranne un manipolo di operai della centrale disposti persino &laquo;a morire di tumore ed a mangiare pane e carbone&raquo; pur di conservare il posto di lavoro. Per il resto, si schierano compatti contro l&#8217;Enel ben 57 sindaci del comprensorio e 70 associazioni di categoria. Millecinquecento sono le firme raccolte in pochi giorni contro il piano di riconversione. Persino un consiglio comunale congiunto Rossano-Corigliano ha voluto intimare l&#8217;alt all&#8217;Enel. </p>
<p>Suona la carica Pietro Altavilla, del SdL, sigla da poco confluita nella Usb: &laquo;Abbiamo dato vita ad un vastissimo fronte di associazioni, comitati, categorie produttive e culturali. Ci opporremo alla devastazione di un territorio ricco di storia, cultura, commercio e turismo&raquo;. Ogni estate la piana di Sibari raccoglie, infatti, due milioni di presenze. </p>
<p>&laquo;Per non parlare della pesca &#8211; prosegue Altavilla &#8211; Corigliano ospita la seconda flotta peschereccia del Mediterraneo. Il suo porto con fatica sta cercando di decollare anche nel settore commerciale e nel turistico. Ma nei progetti Enel, sarebbe al servizio della centrale e delle navi carboniere con conseguente traffico di polveri di carbone e gesso&raquo;. </p>
<p>Tra i pi&ugrave; attivi Fabio Menin, dell&#8217;associazione Amici del Wwf Sila-Greca: &laquo;La Calabria del nord-est &#8211; spiega &#8211; respinge questo tentativo neocolonizzatore. Unita, si schiera per il turismo, l&#8217;agricoltura e l&#8217;energia compatibile&raquo;. Riconvertita a carbone, la centrale produrrebbe 800 Megawatt, cio&egrave; meno di quanti ne sfornava prima. La spesa per chilowattora, esclusi i costi sociali, si dimezzerebbe. A parit&agrave; di quantitativo, produrre elettricit&agrave; bruciando carbone, costa la met&agrave; del sistema a gas. </p>
<p>&Egrave; concreta l&#8217;analisi dell&#8217;avvocato Amerigo Minnicelli, portavoce del Comitato per la difesa e lo sviluppo sostenibile della Sibaritide: &laquo;In totale, entro il 2011 sarebbero 7000 i Megawatt di corrente installata sul territorio regionale, proveniente da fonti rinnovabili, convenzionali, e dal surplus della Sicilia (dati Terna). Sappiamo &#8211; spiega Minniceli &#8211; che in Calabria il consumo consolidato &egrave; tra 600 e 700 Megawatt. </p>
<p>A che serve allora portare il carbone in questa regione? &Egrave; utile alla strategia energetica o &egrave; soltanto un business per l&#8217;Enel? Di sicuro non incrementer&agrave; i posti di lavoro. Al contrario, li far&agrave; perdere. Nonostante la nostra mobilitazione, non abbiamo ancora ricevuto neanche una telefonata dall&#8217;Universit&agrave; di Arcavacata. Forse i docenti aspettano le consulenze dell&#8217;Enel?&raquo;. </p>
<p>Il comitato studia anche le mosse della Regione. La nuova giunta ha fatto sapere che rispetter&agrave; la volont&agrave; delle popolazioni locali, ma subito dopo ha avviato la revisione del Piano Energetico Ambientale Regionale. Visti gli interessi in campo, il nuovo Pear potrebbe sempre ospitare un angolino nero riservato al carbone. </p>
<p>di Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti</p>
<p>ilmanifesto.it</p>
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		<title>De Magistris: la Calabria continua a rivelarsi il paradiso delle ecomafie</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; &#8221;Il nuovo sequestro, da parte della Procura di Crotone, di una vasta area, utilizzata per lo smaltimento abusivo di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, in particolare fosforite, provenienti dall&#8217;ex stabilimento chimico Montedison, dimostra, ancora una volta, come il territorio calabrese sia stato trasformato in una immensa e mortale discarica&#8221;. A sostenerlo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; &#8221;Il nuovo <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/crotone_sequestrata_discarica_area_industriale_abusiva_procura_4567.html">sequestro</a>, da parte della Procura di Crotone, di una vasta area, utilizzata per lo smaltimento abusivo di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, in particolare fosforite, provenienti dall&#8217;ex stabilimento chimico Montedison, dimostra, ancora una volta, come il territorio calabrese sia stato trasformato in una immensa e mortale discarica&#8221;. A sostenerlo e&#8217; Luigi de Magistris, europarlamentare di Idv.<span id="more-15604"></span></p>
<p>&#8221;Lo scellerato rapporto affaristico tra imprenditori senza scrupoli, cosche malavitose e politici corrotti &#8211; continua de Magistris &#8211; ha devastato il paesaggio e le risorse naturali, esponendo a rischi enormi la salute dei calabresi. </p>
<p>Dalle navi dei veleni ai traffici di rifiuti tossici e radioattivi, dalla depurazione alle filiere energetiche, la Calabria continua a rivelarsi il paradiso delle ecomafie, che producono immensi profitti a discapito della salute dei cittadini, contando su una politica che spesso si volta dall&#8217;altra parte, quando non e&#8217; del tutto connivente, e forse anche su una presunta scarsa capacita&#8217; di reazione della popolazione&#8221;.</p>
<p>&#8221;Le ultime indagini della Procura di Crotone &#8211; da &#8221;Black Mountain&#8217; del pm Bruni a quella che ha portato al sequestro della discarica &#8211; confermano purtroppo gli scenari gia&#8217; emersi nel 1998 con la mia inchiesta &#8216;Artemide&#8217;. Eppure da allora nessuno e&#8217; intervenuto con una seria bonifica del territorio, nonostante l&#8217;infinito commissariamento per l&#8217;emergenza ambientale. </p>
<p>Bisogna pertanto supportare il lavoro della magistratura, ma occorre soprattutto pretendere dal Governo l&#8217;attuazione di ogni misura necessaria per garantire la salute della popolazione e la salvaguardia dell&#8217;ambiente, innanzitutto con l&#8217;avvio di una importante opera di bonifica.</p>
<p>Infine, come dimostra l&#8217;operazione, nata da un corposo dossier presentato in Procura da un comitato civico &#8211; conclude de Magistris -, e&#8217; preziosa e determinante soprattutto la vigilanza civile da parte dei cittadini, che devono essere i primi a difendere il territorio in cui vivono e nel quale vogliono garantire un futuro ai propri figli&#8221;.</p>
<p>(Asca)</p>
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