dom, 05 febbraio 2012 | Fai il Login o Registrati!

torna alla home di Calabria Notizie

Utenti online: 11 ospiti, 2 bot

«Non si può fare dialisi in un mattatoio» – Il pesante atto d’accusa dell’associazione nazionale Emodializzati e Trapiantati della provincia – Il delegato Aned Scarmozzino ha scritto al Presidente della Repubblica

CATANZARO – Cosa ci può essere di più terribile della prospettiva di poter vivere esclusivamente grazie a una macchina, che per tre o quattro volte a settimana purifica il sangue sostituendosi al “lavoro” assegnato da madre natura ai reni? Solo l’idea di doversi sottoporre a questo delicato trattamento in un luogo non idoneo e confortevole, costretti a sottoporsi a turni notturni o fissati in orari particolarmente disagevoli, assistiti da personale numericamente sottodimensionato e persino sapendo che nella struttura in cui ci si cura la fornitura dei medicinali salvavita procede a singhiozzo. [ » ]

Crotone, Oss sul tetto e le donne s’incatenano

CROTONE – I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta – come era già accaduto qualche giorno fa quando i precari hanno occupato la sede della direzione generale [ » ]

Esami medici? Tanta pazienza o tanti soldi – Tempi insostenibili nelle prenotazioni delle visite all’Annunziata: tre mesi per una radiografia, addirittura sei per accertamenti cardiaci – Gli operatori del Cup in alcuni casi consigliano espressamente di rivolgersi a qualche struttura privata

COSENZA – Un esame medico in tempi umani? Roba da fantascienza, almeno per quanti decidono di affidarsi all’Azienda ospedaliera cittadina. Una scelta il più delle volte obbligata, anche perché l’alternativa è sempre la stessa: mettere mano al portafoglio, recarsi in una struttura privata e chiudere la pratica in pochi giorni. Eppure, un servizio sanitario degno di questo nome non dovrebbe permettere una suddivisione così classista dei cittadini-pazienti (mai come in questo caso un termine, paziente appunto, risulta fin troppo azzeccato): se paghi ti puoi curare, altrimenti sei costretto ad aspettare qualche mese. [ » ]

Morta per una embolia, 9 medici indagati – Si tratta dei sanitari che hanno avuto in cura Teresa Salfi. La pensionata è stata dimessa con 30 giorni di prognosi ma è spirata nella sua abitazione – La donna aveva una bronchite molto estesa e sarebbe stata uccisa da un grumo di sangue finito nei polmoni

COSENZA – Teresa Salfi aveva una bronchite molto estesa e sarebbe morta per una embolia polmonare. È l’ipotesi che affiora dall’autopsia eseguita lunedì sera dai consulenti della Procura, Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo. Una prima verità che non è ancora certezza perchè gli esperti nominati dai pm Antonio Cestone e Antonio Tridico hanno chiesto tempo per completare le indagini di laboratorio. [ » ]

Paziente in coma dopo una caduta in clinica – Una giovane donna affetta da “insufficienza mentale” dal 2009 ricoverata a “Villa Igea” dopo 17 anni di cure nel “Papa Giovanni” di Serra d’Aiello – Il 16 settembre è stata trasferita all’Annunziata per assenza di reattività. La Procura ha aperto un’inchiesta

COSENZA – Anna era uno dei quattrocento “fantasmi” del “Papa Giovanni”. Uno di quei 400 disperati sepolti vivi nella vergogna di Serra d’Aiello. Anna eè stato un numero progressivo annotato sul registro del manicomio dal 1992 al 2009. Diciassette anni di ricovero nel “Papa Giovanni”, prima d’essere trasferita a “Villa Igea”, a San Fili dopo il crac dell’istituto della Diocesi di Cosenza. La sua patologia è simile a quella di tutti gli altri pazienti dell’istituto d’assistenza: «insufficienza mentale». [ » ]

Plasma infetto in corsia, pagherà lo Stato – Il Tribunale di Catanzaro ha disposto un maxi-risarcimento dei danni in favore di una donna cosentina che avrebbe subito conseguenze irreversibili – Tra il 1978 e il 1979, in ospedale, la donna fu sottoposta a un ciclo di trasfusioni con sangue contaminato

COSENZA – La discesa negli inferi di centinaia di emofiliaci ed emotrasfusi cosentini cominciò tra il 1978 e il 1979 nei luoghi di cura spalmati in ogni angolo del Paese. Malati che vennero avvelenati nelle cliniche e negli ospedali dov’erano ricoverati con quel sangue nero che entrò nei loro corpi e se li mangiò lentamente. Il calvario di quella gente continua a riecheggiare nelle aule dei Tribunali italiani. Davanti ai giudici viene periodicamente ricostruito l’olocausto di questi martiri che si portano dentro le stimmate del plasma infetto. [ » ]

In corteo a difesa dell’ospedale – Riuscita la manifestazione con la quale si torna a chiedere il potenziamento dei servizi – Centinaia di persone hanno risposto ieri pomeriggio all’appello del comitato

SERRA SAN BRUNO (VV) – Centinaia di persone hanno sfilato ieri pomeriggio per chiedere il potenziamento dell’ospedale e fermare qualsiasi ipotesi diversa. Il corteo indetto dal comitato civico non ha visto bandiere di partito ma solo slogan e striscioni indirizzati verso l’unico obiettivo condiviso da tutti. La manifestazione ha preso il via da piazza barilari e, attraverso corso Umberto I, ha raggiunto il piazzale antistante l’ospedale. Il coordinamento del comitato ha letto il documento che sarà inviato al governatore Giuseppe Scopelliti, al prefetto Luisa Latella, ai commissari dell’Asp e ai sindaci del comprensorio servito dall’ospedale “San Bruno”. [ » ]

Morta di malasanità in Calabria nel 2007, la Regione le invia la tessera sanitaria – Per la sedicenne Federica Monteleone era stato fatale un banale intervento di appendicite all’ospedale di Vibo Valentia. Quattro anni e mezzo dopo, l’atroce beffa burocratica.

VIBO VALENTIA – In Calabria può succedere di tutto. Anche che la Regione invii una lettera, accompagnata dalla tessera sanitaria, intestata a una ragazza diventata il simbolo della malasanità calabrese. Ci sarebbe da piangere per l’episodio che è avvenuto a Vibo Valentia nei giorni scorsi. A Federica Monteleone, la sedicenne morta il 26 gennaio del 2007 dopo un’operazione di appendicite nell’ospedale di Vibo Valentia, è stata spedita la tessera sanitaria. Uno schiaffo morale, prima ancora che fisico, a una famiglia che ha già pagato un prezzo altissimo. [ » ]

Nella Sanità scelte sbagliate di Scopelliti – La Cgil all’attacco del governatore-commissario: l’unica cosa certa del Piano di rientro sono i sacrifici che vengono imposti ai cittadini – Squilibrate a favore della sanità privata, a cui vengono destinati i risparmi recuperati con i tagli

CATANZARO – «Dal tavolo interministeriale che sovraintende il Piano di rientro dal debito sanitario della Regione, meglio conosciuto come “tavolo Massicci”, continuano ad arrivare delle bocciature all’azione fin qui portata avanti dal Commissario alla sanità Giuseppe Scopelliti che forse deve cambiare rotta alle scelte operate fin’ora». Lo hanno detto Mimma Iannello, segretaria regionale della Cgil, e il segretario regionale Fp-Cgil Alfredo Iorno nel corso di una conferenza stampa. I due sindacalisti hanno parlato di «nefandezze poco trasparenti che non fanno altro che far lievitare la spesa sanitaria e mettono in ginocchio non solo i cittadini ma principalmente i lavoratori del settore». [ » ]

Dove sono finiti i “fantasmi” dell’Ipg? – Non si sa ancora nulla dei dodici pazienti scomparsi dal Papa Giovanni e mai più ritrovati – I vari confronti con il Dna dei familiari non hanno dato i risultati sperati

SERRA D’AIELLO (CS) – Che fine hanno fatto i “fantasmi” del Papa Giovanni? In quale gorgo sono stati risucchiati quei dodici pazienti della struttura sanitaria di Serra d’Aiello travolta dal ciclone giudiziario? Domande che, a distanza di molti anni, ancora non trovano risposta. La Procura di Paola, nel 2010, ordinò di riaprire i sepolcri senza nome del camposanto che sorge a poche centinaia di metri dall’Istituto oggi abbandonato. L’iniziativa portò alla riesumazione di una sessantina di salme, ma nessuna di queste risultò compatibile con il codice genetico che i familiari dei dodici “fantasmi” lasciarono agl’inquirenti per far luce sulla scomparsa dei loro cari. [ » ]