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	<title>Calabria Notizie &#187; sanit&agrave;</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Sclerosi multipla, la guarigione è possibile &#8211; Nella nostra regione potrebbe nascere presto un centro di riferimento per la somministrazione del metodo Zamboni per il trattamento della patologia &#8211; In Calabria sono circa duemila i pazienti colpiti dalla malattia che aspettano risposte dalla scienza</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/07/sclerosi-multipla-guarigione-possibile-nella-nostra-regione-potrebbe-nascere-presto-centro-riferimento-per-somministrazione-del-metodo-zamboni-per-trattamento-della-patologia/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; La notizia è che anche la Calabria potrebbe avere un centro di riferimento per il cosiddetto metodo Zamboni. L&#8217;associazione Ccsvi nella sclerosi multipla ha voluto nella giornata nazionale di Rende comunicare ai circa 2mila malati calabresi il progetto a cui si sta lavorando in sinergia con le istituzioni. Luca delle Cave, vive [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RENDE (CS) &#8211; La notizia è che anche la Calabria potrebbe avere un centro di riferimento per il cosiddetto metodo Zamboni. L&#8217;associazione Ccsvi nella sclerosi multipla ha voluto nella giornata nazionale di Rende comunicare ai circa 2mila malati calabresi il progetto a cui si sta lavorando in sinergia con le istituzioni. Luca delle Cave, vive a Castrovillari, ha trentanni, è seduto in prima fila. Abbraccia le stampelle, amiche inseparabili delle sue giornate: «Quest&#8217;anno divento maggiorenne nella malattia – scherza – diciotto anni di sclerosi multipla». «Ne avevo tredici – racconta – quando mi sono ammalato». Solo un bambino. «Non ricordo i sintomi». Oggi, di quel nemico invisibile che gli ha cambiato il futuro, sa tutto quello che la scienza ha scoperto, ma non gli basta.<span id="more-23051"></span> </p>
<p>Ha ingaggiato una battaglia personale, la forza che non ti aspetti. La sua trincea è l&#8217;associazione di cui è vicepresidente: «Nel direttivo – precisa – siamo tutti giovani e malati». L&#8217;intento di Luca e degli altri è far conoscere la ricerca del professor Paolo Zamboni e del dottor Fabrizio Salvi, studi che si fondano sulla tesi che la sclerosi multipla potrebbe essere legata all&#8217;insufficienza venosa cronica cerebrospinale. </p>
<p>Ci sarebbe, dunque, correlazione tra la patologia e la malformazione dei vasi sanguigni. Il team di clinici avrebbe messo a punto anche la risposta, seppur non risolutiva al problema e cioè un intervento di angioplastica venosa. La sperimentazione parte in diciannove centri italiani e coinvolgerà 680 pazienti. Capofila sarà la città di Ferrara. </p>
<p>La Ccsvi calabrese di cui è presidente Assunta Mazzei, ha deciso di far conoscere ciò che accade in altre regioni come ad esempio il Veneto che in questo ambito ha investito ed avviato un percorso istituzionale. Il professor Giampiero Avruscio, direttore della medicina specialistica e Responsabile dell&#8217;Angiologia dell&#8217;ospedale &#8220;Sant&#8217;Antonio da Padova&#8221;, chiarisce: «Ci sono studi internazionali che dimostrano l&#8217;efficacia dell&#8217;angioplastica venosa. Ciò che si ottiene è la scomparsa della stanchezza, di cui soffrono moltissimo i malati, il recupero degli sfinteri ed una maggiore autonomia nella mobilità, soprattutto nei pazienti giovani». </p>
<p>L&#8217;intervento non guarisce la Sclerosi multipla e può avere delle complicanze: «Non parliamo di miracoli, né di cura – aggiunge la presidente regionale dell&#8217;associazione –. Si possono avere solo dei miglioramenti. Sarà comunque il neurologo che segue ogni singolo caso a valutare. Non bisogna abbandonare – conclude Assunta Mazzei – le terapie tradizionali». </p>
<p>La Ccsvi nella sclerosi Multipla è nata nel 2010 in Italia e nella primavera del 2011 in Calabria. A farne conoscere la mission ha contribuito l&#8217;autunno scorso una iniziativa dell&#8217;associazione &#8220;Idea Città&#8221; di cui è presidente Mimmo Frammartino. Convegni in cui mettere in contatto diretto medici e pazienti. </p>
<p>Portare il movimento dalla rete virtuale nei luoghi quotidiani ed ancora entrare nelle stanze dei bottoni con una richiesta formulata dalla presidente Mazzei, da Pietro Volpe, primario di Chirurgia vascolare degli ospedali riuniti di Reggio Calabria e da Giovanni Perri, radiologo e membro direttivo Asa (Associazione strutture accreditate) affinché le strutture sanitarie calabresi abbiano la possibilità di somministrare il metodo Pta nel trattamento di pazienti affetti da sclerosi multipla con insufficienza venosa cerebrospinale.</p>
<p>di Rosalba Baldino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=59950&#038;Edizione=8&#038;A=20120507">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tu &#8220;timbri&#8221; il badge a me, io a te &#8211; Inchiesta su uno scambio di favori tra i dipendenti dell&#8217;ospedale per coprire le assenze &#8211; Indagati per truffa 14 medici, tre biologhe, tanti infermieri e amministrativi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un valzer di badge ed un ping-pong di favori tra colleghi. Gli infermieri che timbravano per i medici, questi ultimi che restituivano il piacere, presenze &#8220;fantasma&#8221; tra gli amministrativi, vere e proprie coppie fraudolente che prendevano in giro i registri automatici delle presenze. In un solo mese di controlli accurati i carabinieri [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un valzer di badge ed un ping-pong di favori tra colleghi. Gli infermieri che timbravano per i medici, questi ultimi che restituivano il piacere, presenze &#8220;fantasma&#8221; tra gli amministrativi, vere e proprie coppie fraudolente che prendevano in giro i registri automatici delle presenze. In un solo mese di controlli accurati i carabinieri hanno registrato 93 assenteisti, ancora presunti finchè non si pronunceranno i giudici, alcuni particolarmente «truffaldini» secondo l&#8217;accusa. Per 27 di loro la procura ha chiesto la sospensione dal lavoro.<span id="more-22793"></span></p>
<p>Nel luglio dell&#8217;anno scorso, complice il gran caldo e l&#8217;incontrollabile voglia d&#8217;andare al mare, tra i dipendenti dell&#8217;ospedale c&#8217;era tanta allegria. Un centinaio di persone in appena 30 giorni ha scelto di truffare l&#8217;Asp scambiandosi i badge: oggi io timbro per te, domani lo farai a me. </p>
<p>Una logica perversa che ha fatto scattare indagini accurate dopo che un primo controllo dei carabinieri all&#8217;ospedale aveva accertato che il sistema truffaldino era stato adottato da una dottoressa che dopo aver timbrato intorno alle 8 del mattino era uscita dal nosocomio risalendo in macchina per andare allo sportello postale.</p>
<p>C&#8217;è stato il caso del paramedico che aveva chiesto al collega di timbrare per lui, e beneficiava del dono dell&#8217;ubiquità: risultava in servizio nel suo reparto, ma in realtà era dal barbiere a farsi fare l&#8217;ultima sfumatura ai capelli brizzolati. Beccato anche lui dai militari dell&#8217;Arma: carabinieri della Compagnia lametina e Nas di Catanzaro.</p>
<p>Il terreno è fertile, hanno pensato gli investigatori guidati dal comandante Stefano Bove. L&#8217;ospedale è finito nel mirino: controlli a tappeto in tutti i reparti e gli uffici, videocamere nascoste e appostamenti dentro e fuori il &#8220;Giovanni Paolo II&#8221;. Il buon papa diventato beato ha assistito per chissà quanto tempo i dipendenti assenteisti, ma tra giugno e luglio dell&#8217;anno scorso l&#8217;assistenza è finita.</p>
<p>Tra gli indagati ci sono 14 medici: Antonio Vescio, Maria Muzzi, Giovanni Ascioti, Gregorio Izzea e Giuseppe Di Leo di radiologia, Rosa Leone di microbiologia, gli anestesisti Anna Maria Mancini e Giuseppe Stagliano, l&#8217;analista Domenico Fusto, Caterina Aiello di oncologia, la nefrologa Maria Campolo, Sisto Vecchio del centro trasfusionale, il medico legale Carmine Barberio, e Natale Buccinnà. Sott&#8217;inchiesta anche le biologhe Luigia Fanelli, Vilma Villella e Vincenzina Caruso, ed il fisico Francesco Bonacci.</p>
<p>Tra gli amministrativi è finito nell&#8217;inchiesta Salvatore De Biase, segretario aziendale della Uil, con 15 assenze in meno di un mese. Secondo gli investigatori avrebbe fatto timbrare il suo badge dall&#8217;ausiliaria Gabriella Natale.</p>
<p>Nello stesso mese dell&#8217;indagine, tra giugno e luglio scorsi, per 6 volte il dottor Antonio Vescio si faceva timbrare il badge dai collaboratori Lorenzo Cordova, Pasquale Cullice e Daniela Gullì. A volte ricambiava il favore.</p>
<p>Per una decina di episodi lo scambio s&#8217;è ripetuto tra i tecnici di laboratorio Lorenzo Cordova e Franco Belvedere, e tra Domenico Caruso e Caterina Di Leo. Un &#8220;do ut des&#8221; che faceva comodo a tanti, come tra i medici Maria Muzzi e Giovanni Ascioti, a giorni alterni.</p>
<p>Alcune volte i sistemi di controllo non hanno funzionato al meglio, le facce dei timbratori &#8220;professionisti&#8221; non sono state identificate. Ma la sostanza è che i titolare dei badge di fatto non erano sul posto di lavoro. </p>
<p>Ad esempio un uomo sconosciuto in giugno per tre volte avrebbe timbrato la tessera magnetica che gli aveva dato Anna Maria Mancini, dirigente medico del reparto di anestesia e rianimazione. Lo stesso è accaduto per una donna rimasta non identificata che avrebbe passato tre volte il badge di Giuseppe Stagliano, anche lui anestesista.</p>
<p>Gli interrogatori per i 27 indagati considerati abituali dagli inquirenti partiranno nella prossima settimana. Affiancati dai loro avvocati dovranno spiegare al Gip il perchè di quelle assenze, e soprattutto per quale motivo ricorrere al favore dei colleghi di turno affidandogli il proprio badge. </p>
<p>di Vinicio Leonetti</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Analisi a peso d&#8217;oro, buco di 19 milioni di euro &#8211; La Guardia di Finanza segnala alla Corte dei conti trenta direttori generali e commissari delle Aziende sanitarie in carica dal 2007 al 2010 &#8211; Nel mirino la gestione &#8220;allegra&#8221; dei rimborsi ai laboratori privati. A Reggio mancavano persino le carte</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Quasi venti milioni, sottratti all&#8217;erario fino all&#8217;ultimo centesimo. La Guardia di Finanza è convinta di avere &#8220;mappato&#8221; con la precisione satellitare i contorni dell&#8217;ennesimo buco nella disastrata sanità regionale, terreno scottante già oggetto di decine d&#8217;inchieste penali e contabili. Stavolta ci si muove nel campo delle responsabilità erariali: non a caso il nucleo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Quasi venti milioni, sottratti all&#8217;erario fino all&#8217;ultimo centesimo. La Guardia di Finanza è convinta di avere &#8220;mappato&#8221; con la precisione satellitare i contorni dell&#8217;ennesimo buco nella disastrata sanità regionale, terreno scottante già oggetto di decine d&#8217;inchieste penali e contabili. Stavolta ci si muove nel campo delle responsabilità erariali: non a caso il nucleo di Polizia tributaria della GdF di Catanzaro ha segnalato 30 persone alle Corte dei conti, accusate di aver causato un danno erariale di 19 milioni 816mila 143,26 euro.<br />
Nell&#8217;operazione &#8220;Analysis&#8221; sono finiti tutti i direttori generali o commissari delle Aziende sanitarie calabresi dal 2007 al 2010. Ognuno secondo la propria posizione, riceveranno tutti nelle prossime settimane un invito a dedurre da parte della Procura regionale della Corte dei conti<span id="more-22557"></span>; inizierà così il processo contabile, il cui primo passo è costituito dalla segnalazione formalizzata ieri dalle Fiamme Gialle.</p>
<p>Tre i filoni sui quali hanno lavorato gli uomini del generale Salvatore Tatta, tutti legati da un collante: i rimborsi ai laboratori di analisi cliniche privati per le prestazioni specialistiche fornite.</p>
<p>Innanzitutto, gli inquirenti sostengono di avere accertato il pagamento di somme a titolo di rimborso da parte delle Asp in applicazione di tariffari diversi, non solo maggiorati rispetto alle previsioni per il territorio nazionale (il cosiddetto Piano Bindi introdotto dal 22 luglio 1996) ma anche differenti tra le varie Aziende sanitarie della regione. </p>
<p>Per esempio, secondo la GdF, poteva accadere che un esame per l&#8217;epatite costasse alle casse pubbliche più da una parte che dall&#8217;altra, sempre e comunque ben oltre il &#8220;tetto&#8221; nazionale. Ne conseguirebbe, secondo gli inquirenti, «un notevole e ingiustificato esborso di denaro pubblico dalle casse regionali».</p>
<p>Ancora, i finanzieri contestano che la prevista &#8220;scontistica&#8221; (che, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto riguardare il quantitativo di prestazioni di laboratorio previsto dai contratti stipulati tra le Asp e le strutture private) sarebbe stata erroneamente applicata sul fatturato, ovvero sul totale delle prestazioni effettivamente rese dai laboratori piuttosto che sul limite massimo previsto dal contratto. E visto che spesso il tetto massimo contrattuale sarebbe stato ampiamente superato, si sarebbe verificato «un conseguente indebito rimborso – sostiene la Guardia di Finanza – ai laboratori privati di somme notevolmente superiori rispetto a quelle dovute». </p>
<p>Da qui sarebbe scaturita «un&#8217;ulteriore ed ingiustificata spesa di denaro pubblico, in quanto la scontistica ha finito per incidere sui quantitativi fatturati, di gran lunga maggiori rispetto a quelli contrattualizzati».</p>
<p>Infine, dalle verifiche sarebbe emerso che, in sede di liquidazione e pagamento delle spettanze agli erogatori convenzionati, spesso le Asp non avrebbero neanche provveduto a detrarre completamente gli importi dei ticket versati dai cittadini e già trattenuti dai laboratori di analisi privati. «Sono state, così, di fatto, ulteriormente gonfiate – sostengono le Fiamme Gialle – le somme pagate dalle Asp ai medesimi laboratori di analisi».</p>
<p>Le verifiche dei militari del nucleo di Polizia tributaria hanno riguardato le annualità dal 2007 al 2010. Per gli anni precedenti non si è proceduto a causa dell&#8217;intervenuta prescrizione; dal 2011, invece, la situazione sarebbe migliorata in virtù dell&#8217;applicazione rigida di nuovi protocolli operativi. </p>
<p>Resta il dato inquietante di un ritmo di 4 milioni di presunto danno erariale ogni anno. «E parliamo – hanno riferito i finanzieri – di somme calcolate al centesimo, al termine di un lavoro certosino». La posizione dei 30 dirigenti segnalati è adesso al vaglio del procuratore regionale della Corte dei conti per la Calabria, Cristina Astraldi de Zorzi.</p>
<p>I dettagli dell&#8217;operazione sono stati illustrati ieri nel corso di una conferenza stampa, alla quale insieme alla Astraldi hanno preso parte il comandante provinciale della Guardia di Finanza Salvatore Tatta, il comandante del nucleo di Polizia tributaria di Catanzaro Fabio Canziani e il comandante del gruppo Tutela della spesa pubblica Fabio Bianco. </p>
<p>Quest&#8217;ultimo ha riferito un particolare emblematico: «Abbiamo dovuto registrare contabilità spesso lacunose e imprecise, come nel caso dell&#8217;Asp di Reggio dove non sono stati nemmeno in grado di darci le carte e per il 2007 non abbiamo potuto effettuare alcuna verifica». </p>
<p>Dalle indagini, ha aggiunto Bianco, è emerso che «i tariffari sono lievitati quasi al doppio, nonostante gli obblighi previsti dal Piano Bindi, anche se con differenze tra le varie Asp, sia in termini di prezziari che del tipo di errori commessi e contestati». </p>
<p>A livello numerico è l&#8217;Azienda sanitaria provinciale di Cosenza quella con maggiore (e sospetto) danno erariale: dal 2007 al 2010 l&#8217;importo è stato calcolato in 8 milioni 578mila 200 euro. L&#8217;Azienda risultata più virtuosa è invece quella di Catanzaro, «dove per la verità – ha aggiunto il ten. col. Bianco – si è sempre applicato il tariffario Bindi e, dunque, il danno erariale riguarda soprattutto i ticket».</p>
<p>L&#8217;indagine della Guardia di Finanza non ha riflessi penali. Al momento, infatti, vengono contestate soltanto «condotte connotate da gravi negligenze e colpose omissioni di doverosi controlli, di cui vanno ritenuti responsabili i dirigenti delle Asp che si sono succeduti negli anni interessati».</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Entrò in clinica per esami e ne uscì in una bara &#8211; Antonia Rosaria Tenuta aveva sessant&#8217;anni e, nell&#8217;agosto dello scorso anno, si sottopose ad accertamenti diagnostici di videochirurgia all&#8217;addome &#8211; I consulenti di parte: decesso provocato da una perforazione intestinale provocata da sonda laparascopica</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/16/entro-clinica-per-esami-usci-una-bara-antonia-rosaria-tenuta-aveva-sessantanni-nellagosto-dello-scorso-anno-sottopose-accertamenti-diagnostici-videochirurgia-alladdome/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Antonia Rosaria Tenuta aveva sessant&#8217;anni. Nell&#8217;agosto dello scorso anno entrò in una clinica privata per sottoporsi ad accertamenti diagnostici e ne uscì, dopo qualche ora, in una bara di legno. Doveva essere un intervento di routine, uno dei tanti eseguito dal qualificato staff sanitario della casa di cura &#8220;Sacro Cuore&#8221;. E, invece, Antonia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Antonia Rosaria Tenuta aveva sessant&#8217;anni. Nell&#8217;agosto dello scorso anno entrò in una clinica privata per sottoporsi ad accertamenti diagnostici e ne uscì, dopo qualche ora, in una bara di legno. Doveva essere un intervento di routine, uno dei tanti eseguito dal qualificato staff sanitario della casa di cura &#8220;Sacro Cuore&#8221;. E, invece, Antonia non c&#8217;è più e la sua morte non ha mai convinto il marito e i figli. Il dolore per la perdita della persona cara ha spinto i familiari ad agire legalmente contro la struttura privata.<span id="more-22443"></span> </p>
<p>Attraverso l&#8217;avvocato Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica, i congiunti della sessantenne hanno già avanzato una richiesta di risarcimento danni davanti al giudice civile. E non solo. È lo stesso difensore a preannunciare la prossima mossa: «Nei prossimi giorni investiremo anche la Procura cittadina affinchè vengano accertate eventuali responsabilità penali che dovessero essere, eventualmente, individuate a carico di sanitari che ebbero in cura la paziente».</p>
<p>La rabbia del marito e dei figli di Antonia Rosaria Tenuta reclama verità. Chiedono che sia fatta chiarezza sulle condizioni cliniche che hanno determinato l&#8217;improvviso decesso. Vogliono sapere se i sanitari abbiano fatto davvero tutto il possibile per salvarle la vita.</p>
<p>La storia di Antonia comincia proprio da quella richiesta d&#8217;esame, un accertamento diagnostico in videochirurgia all&#8217;addome. Intervento che venne effettivamente eseguito ma non correttamente, secondo un apparato di consulenti tecnici, formato da docenti universitari, nominati dalla famiglia della sfortunata donna. </p>
<p>L&#8217;avvocato Coppa ricostruisce il dramma di quei giorni segnati da un inatteso lutto in casa Tenuta. «Antonia Rosaria è deceduta in seguito alla perforazione intestinale. Un danno provocato, secondo il nostro qualificato pool di esperti, dalla sonda introdotta proprio per l&#8217;esame laparatomico eseguito dal personale medico della casa di cura cosentina. Successivamente, la signora fu sottoposta ad un intervento chirurgico per riparare a un errore, ormai, non più riparabile perchè sarebbe stato accertato in ritardo, come attestano le nostre consulenze. Secondo i nostri esperti, infatti, il personale sanitario della struttura con una condotta attendista avrebbe sottovalutato la sintomatologia riferita dalla paziente. In questo modo sarebbe stato favorito il passaggio lento ed inesorabile di liquido intestinale nel cavo peritoneale cui conseguiva una reazione infiammatoria a ad impronta settica del liquido contenuto nel peritoneo. Una circostanza che non sarebbe stata considerata dai sanitari che ebbero in cura la sfortunata sessantenne».</p>
<p>Dunque, dal voluminoso studio medico-legale, redatto dai superconsulenti del legale della famiglia Tenuta, emergerebbero ipotetiche responsabilità mediche. Conclusioni che, adesso, attendono il vaglio del giudice civile e, forse, della magistratura inquirente.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=21109&#038;Edizione=8&#038;A=20120216">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>«Non si può fare dialisi in un mattatoio» &#8211; Il pesante atto d&#8217;accusa dell&#8217;associazione nazionale Emodializzati e Trapiantati della provincia &#8211; Il delegato Aned Scarmozzino ha scritto al Presidente della Repubblica</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/24/%c2%abnon-puo-fare-dialisi-mattatoio%c2%bb-pesante-atto-daccusa-dellassociazione-nazionale-emodializzati-trapiantati-della-provincia-delegato-aned-scarmozzino-scritto/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:23:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Cosa ci può essere di più terribile della prospettiva di poter vivere esclusivamente grazie a una macchina, che per tre o quattro volte a settimana purifica il sangue sostituendosi al &#8220;lavoro&#8221; assegnato da madre natura ai reni? Solo l&#8217;idea di doversi sottoporre a questo delicato trattamento in un luogo non idoneo e confortevole, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Cosa ci può essere di più terribile della prospettiva di poter vivere esclusivamente grazie a una macchina, che per tre o quattro volte a settimana purifica il sangue sostituendosi al &#8220;lavoro&#8221; assegnato da madre natura ai reni? Solo l&#8217;idea di doversi sottoporre a questo delicato trattamento in un luogo non idoneo e confortevole, costretti a sottoporsi a turni notturni o fissati in orari particolarmente disagevoli, assistiti da personale numericamente sottodimensionato e persino sapendo che nella struttura in cui ci si cura la fornitura dei medicinali salvavita procede a singhiozzo.<span id="more-21813"></span> </p>
<p>Una sorta di supplizio supplementare, fisico e psicologico, che viene inflitto a quanti sono costretti a sottoporsi alla dialisi a Catanzaro e Lamezia Terme. Lo ha denunciato, anche scrivendo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l&#8217;Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianti onlus &#8211; medaglia d&#8217;oro al Merito della sanità pubblica &#8211; che al Capo dello Stato ha rivolto un appello accorato affinché intervenga. </p>
<p>L&#8217;idea della missiva alla prima carica della Repubblica è venuta al delegato del sodalizio Pasquale Scarmozzino, peraltro emodializzato da qualche mese, che in qualità di rappresentante dei nefropatici &#8211; anche terminali &#8211; ha stigmatizzato la scarsa attenzione del governatore Giuseppe Scopelliti, del presidente del consiglio regionale Francesco Talarico, del direttore generale del dipartimento alla Salute della Regione Antonino Orlando, del sindaco Michele Traversa e della presidente della Provincia Wanda Ferro. </p>
<p>«Veniamo dializzati – ha spiegato il citato esponente dell&#8217;Aned – in ambienti obsoleti e dalle dimensioni insufficienti per ospitare il purtroppo sempre crescente numero di uremici. Neppure la sensibilità del prefetto Antonio Reppucci, che mi ha ricevuto subito favorendo anche i miei incontri con tutti i dirigenti competenti del settore sanitario, è servita a granché. Eppure, sarebbe bastato che il vertice della Regione autorizzasse l&#8217;avvio della ristrutturazione, ormai indefettibile e improcrastinabile, dell&#8217;inadeguato sistema nefrologico catanzarese».</p>
<p>Riguardo alla situazione del Centro per l&#8217;emodialisi dell&#8217;ospedale civile, in particolare, nella scrivania del dg dell&#8217;azienda &#8220;Pugliese-Ciaccio&#8221; Elga Rizzo &#8211; che l&#8217;Aned ha lodato pubblicamente per la vicinanza &#8211; giacerebbe un progetto di ampliamento che difetta soltanto dell&#8217;approvazione del governatore Scopelliti. </p>
<p>A quest&#8217;ultimo Scarmozzino chiede un provvedimento urgente, magari assunto dopo una breve visita nel reparto stesso. Senza contare, come precisato dallo stesso delegato Aned, che «gli affetti da grave uremia cronica o acuta attualmente si sottopongono al trattamento in una sala mattatoio. Struttura di un nosocomio in cui il personale vive una condizione di grande difficoltà, vincolato dal blocco del turnover, con tangibili ricadute sul sistema complessivo dell&#8217;assistenza. </p>
<p>Ma l&#8217;elenco delle criticità comprende anche l&#8217;aumento esponenziale da uno a sei mesi dei tempi di attesa per una visita specialistica ambulatoriale così come il serio rischio della soppressione della guardia nefrologica notturna e la problematicità di pianificare interventi vascolari vitali per la dialisi».</p>
<p>Ma se il capoluogo piange, la città della Piana non ride. Anzi. Pazienti lametini e dell&#8217;hinterland sono finanche obbligati a spostarsi ad Amantea per effettuare i cicli di &#8220;lavaggio del plasma&#8221;, senza i quali vanno incontro a drammatiche conseguenze che sfociano ineluttabilmente in una fine atroce. </p>
<p>Ecco perché, soprattutto in tempi di eventi metereologici straordinari e alla luce di una rete viaria locale disastrata, costringere tali malati a continui e lunghi viaggi a bordo di mezzi privati o automediche li espone a ulteriore stress e pericoli. L&#8217;ultima istanza dell&#8217;Associazione è quella di vedere concretizzarsi le promesse fatte dal dg dell&#8217;Asp Gerardo Mancuso.</p>
<p>di Danilo Colacino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=163295&#038;Edizione=9&#038;A=20111124">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Crotone, Oss sul tetto e le donne s&#8217;incatenano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:45:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I 130 fantasmi dell’Asp (Oss, manutentori e amministativi assunti e poi licenziati da Obiettivo lavoro) continuano a dare segnali di esasperazione: l’Ospedale ‘San Giovanni di Dio’ ormai è continuamente teatro di gesti plateali e sceneggiate tendenti a sovvertire lo svolgimento delle prassi quotidiane. Ad accendere la miccia, ancora una volta &#8211; come era già accaduto qualche giorno fa quando i precari hanno occupato la sede della direzione generale<span id="more-21634"></span> &#8211; il rinvio della riunione programmata in Regione per mercoledì 9 novembre, con l’obiettivo di affrontare il problema degli ex ‘Obiettivo lavoro’ di Crotone. A quanto pare, non solo la riunione è stata rinviata al 18 di novembre, ma non si terrà nemmeno più in Regione, bensì alla Prefettura di Crotone. </p>
<p>Appresa la notizia dai sindacati, martedì 8 novembre, i lavoratori che da diversi giorni sono in assemblea permanente all’ingresso del nosocomio cittadino, sono ricaduti nella tensione. In cinque, tre donne e due uomini, sono saliti, ancora una volta sul tetto del ‘San Giovanni di Dio’, mentre sotto si valutava l’idea di salire tutti. Sì in 130. </p>
<p>I momenti di tensione non sono mancati: uno degli Oss si è messo a cavalcioni sul cornicione dell’edificio ed ha iniziato ad urlare lanciando sotto calcinacci e un bastone. È fuori discussione che sia riuscito nel suo intento, ovvero a catturare l’attenzione dei cittadini che in quel momento passavano da lì e che camminavano tutti a testa in su. I colleghi che aspettavano sotto, invece, esprimevano disapprovazione, invitandolo a smettere preoccupati che potesse correre dei pericoli.</p>
<p>Lo show è finito quando è arrivata la Digos insieme alla pioggia, che hanno scoraggiato gli altri a salire sul tetto e convinto chi stava già sopra a scendere. In tanti temono, infatti, gli effetti sanzionatori delle segnalazioni già eseguite dalla Polizia e questo non fa che generare dissidi e divisioni tra chi vorrebbe continuare a protestare e chi si è ormai rassegnato o è costretto per esigenze economiche a timbrare il tesserino ed andare regolarmente a lavorare per evitare il rischio di non ricevere integralmente il sussidio che la Provincia eroga attraverso i fondi delle Politiche attive (che si va ad aggiungere alla mobilità in deroga che scade a fine dicembre). </p>
<p>“Con questi continui rinvii &#8211; ha commentato uno di quei precari &#8211; stanno attuando una strategia di scoraggiamento psicologico, che, però, ci sta esasperando e che rischia di far degenerare la situazione. Il nostro collega sul tetto ne è la prova. È la disperazione che porta a questo! Ormai abbiamo capito che rinviano continuamente le riunioni perché non sanno proprio cosa dirci. Sembra che il futuro per noi sia segnato”. </p>
<p>Mercoledì 9 è iniziata un’altra giornata di tensione, in cui, però, i precari sono tornati a far fronte comune: tre donne si sono incatenate davanti alla cappella ospedaliera, mentre tutti gli altri hanno inscenato un sit-in di protesta intorno a loro, promettendo di rimanere lì anche durante la notte, fino a quando non ci saranno segnali di interessamento da parte delle istituzioni. </p>
<p>Ma non è tutto. Quando i 130 fantasmi dell’Asp avevano tentato di affiggere uno striscione di protesta nell’atrio dell’ospedale, ma hanno incontrato la dura opposizione del direttore del presidio ospedaliero, Angelo Carcea. Ne sono seguiti momenti di duri scontri verbali tra il medico e uno dei precari che hanno rischiato di degenerare in uno scontro corpo a corpo se non fosse stato per l’intervento degli altri lavoratori in mobilitazione e di qualche passante. </p>
<p>In realtà i precari intendevano appendere un grande striscione proprio al centro dell’atrio dell’Ospedale e questo deve essere sembrato veramente eccessivo al direttore di presidio per una struttura chiamata alla tutela della salute.</p>
<p>Al di là dello striscione, che alla fine non è stato affisso, l’atrio del ‘San Giovanni di Dio’ ha tutto l’aspetto di un luogo di contestazione: sono stati affissi cartelloni da per tutto, anche sotto lo sportello di accettazione e e sui pannelli che indicano i nomi e le collocazioni dei reparti, mentre i precari sono fermi lì e numerosi. </p>
<p>“Siamo qui per un posto di lavoro &#8211; ha detto uno di loro &#8211; anche se ci sembrerebbe già una conquista poter dire di essere precari, perché noi non siamo nemmeno quello. non c’è nulla che ci lega all’Asp, per ora siamo solo disoccupati in mobilità. A fine dicembre scadrà anche la mobilità, ci piacerebbe sapere se almeno alla Regione stanno provvedendo a preparare la documentazione necessaria a chiedere un rinnovo. </p>
<p>Non sarebbe tanto, anche perché sarà decurtata di un’ulteriore 30 per cento, ma ci rendiamo conto che, in un momento in cui tutti fanno finta di essersi dimenticati di noi, forse non ci sarà nemmeno quella o, se ci sarà, potrebbe arrivare molto tardi, lasciandoci senza risorse completamente, come è già accaduto lo scorso anno. </p>
<p>di Angela De Lorenzo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank"<br />
 href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19954&#038;IDCategoria=1">ilcrotonese.it</a></p>
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		<title>Esami medici? Tanta pazienza o tanti soldi &#8211; Tempi insostenibili nelle prenotazioni delle visite all&#8217;Annunziata: tre mesi per una radiografia, addirittura sei per accertamenti cardiaci &#8211; Gli operatori del Cup in alcuni casi consigliano espressamente di rivolgersi a qualche struttura privata</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:13:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un esame medico in tempi umani? Roba da fantascienza, almeno per quanti decidono di affidarsi all&#8217;Azienda ospedaliera cittadina. Una scelta il più delle volte obbligata, anche perché l&#8217;alternativa è sempre la stessa: mettere mano al portafoglio, recarsi in una struttura privata e chiudere la pratica in pochi giorni. Eppure, un servizio sanitario degno [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un esame medico in tempi umani? Roba da fantascienza, almeno per quanti decidono di affidarsi all&#8217;Azienda ospedaliera cittadina. Una scelta il più delle volte obbligata, anche perché l&#8217;alternativa è sempre la stessa: mettere mano al portafoglio, recarsi in una struttura privata e chiudere la pratica in pochi giorni. Eppure, un servizio sanitario degno di questo nome non dovrebbe permettere una suddivisione così classista dei cittadini-pazienti (mai come in questo caso un termine, paziente appunto, risulta fin troppo azzeccato): se paghi ti puoi curare, altrimenti sei costretto ad aspettare qualche mese.<span id="more-21621"></span> </p>
<p>Poi si vedrà. E se intanto succede qualcosa, se le condizioni dovessero aggravarsi? Semplice: debiti e via di corsa dal privato.<br />
Ecco un elenco di alcuni esami medici con i rispettivi tempi d&#8217;attesa. La ricerca è basata sulle informazioni fornite telefonicamente dagli operatori del Cup (il centro unico di prenotazione), servizio appaltato dall&#8217;Azienda ospedaliera alla cooperativa Seatt.</p>
<p><em>Radiografie</em> &#8211; Un esame molto comune, necessario per accertamenti di vario genere. Eppure, all&#8217;Annunziata, a meno che non abbiate un braccio fratturato e un referto del pronto soccorso, prima di essere sottoposti ai raggi è necessario attendere almeno tre mesi. Prenotando in questi giorni, le prime date utili partono infatti da febbraio.</p>
<p><em>Prelievi</em> &#8211; Altro esame di base fondamentale. Fortunatamente, in questo caso, i tempi dalla prenotazione alla visita sono piuttosto ristretti. Eppure, a fine ottobre, a causa di lavori in corso nella sala prelievi, le visite sono slittate di una settimana generando nei giorni scorsi un grande affollamento. </p>
<p><em>Risonanza magnetica</em> &#8211; La richiesta all&#8217;operatore è specifica: una risonanza magnetica al ginocchio. Ma per effettuare la visita bisogna aspettare il mese di gennaio. Lo stesso operatore consiglia di rivolgersi a una struttura privata cittadina. </p>
<p><em>Tac addominale</em> &#8211; Anche per questo esame abbastanza di routine (una tac addominale generale e senza approfondimenti particolari) servono nervi saldi e pazienza da record. La prima data disponibile è il 29 dicembre prossimo al Mariano Santo, altrimenti c&#8217;è da attendere fino all&#8217;anno nuovo (11 gennaio 2012) per servirsi dei macchinari dell&#8217;Annunziata. </p>
<p><em>Elettromiografia</em> &#8211; Fondamentale per inquadrare le malattie neurologiche del sistema nervoso periferico, soprattutto quando le lesioni non sono chiare. Ebbene, in questo caso tocca aspettare almeno sei mesi, fino al prossimo aprile. </p>
<p><em>Mammografia</em> &#8211; Indispensabile per le donne nell&#8217;accertamento dell&#8217;eventuale presenza di tumori o cisti al seno (patologie purtroppo molto diffuse tra la popolazione femminile). Tempo d&#8217;attesa? Almeno due mesi. </p>
<p>Ecocolordoppler cardiaco</p>
<p>Esame che permette di diagnosticare insufficienze aortiche o mitraliche del cuore (e sono già chiare le conseguenze di un intervento poco tempestivo). Se il paziente cosentino prenota oggi, tuttavia, difficilmente riuscirà ad ottenere la visita all&#8217;Annunziata prima di aprile. Per farla al Mariano Santo l&#8217;attesa si prolunga fino al prossimo mese di settembre.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=155625&#038;Edizione=8&#038;A=20111109">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Morta per una embolia, 9 medici indagati &#8211; Si tratta dei sanitari che hanno avuto in cura Teresa Salfi. La pensionata è stata dimessa con 30 giorni di prognosi ma è spirata nella sua abitazione &#8211; La donna aveva una bronchite molto estesa e sarebbe stata uccisa da un grumo di sangue finito nei polmoni</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:26:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Teresa Salfi aveva una bronchite molto estesa e sarebbe morta per una embolia polmonare. È l&#8217;ipotesi che affiora dall&#8217;autopsia eseguita lunedì sera dai consulenti della Procura, Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo. Una prima verità che non è ancora certezza perchè gli esperti nominati dai pm Antonio Cestone e Antonio Tridico hanno chiesto tempo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Teresa Salfi aveva una bronchite molto estesa e sarebbe morta per una embolia polmonare. È l&#8217;ipotesi che affiora dall&#8217;autopsia eseguita lunedì sera dai consulenti della Procura, Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo. Una prima verità che non è ancora certezza perchè gli esperti nominati dai pm Antonio Cestone e Antonio Tridico hanno chiesto tempo per completare le indagini di laboratorio.<span id="more-21499"></span></p>
<p>Dalla lettura delle cartelle cliniche, acquisite in ospedale dai carabinieri della Stazione di Mangone, intanto, i magistrati hanno ricostruito il percorso ospedaliero della donna che arrivò al pronto soccorso dell&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; dopo essere stata investita da un&#8217;auto, a Mangone, il suo paese. I medici del primo intervento disposero accertamenti che furono eseguiti in neurochirurgia e otorino prima delle dimissioni «dopo un solo giorno di ricovero», come lamentato dalla figlia della donna nell&#8217;esposto che ha innescato l&#8217;inchiesta.</p>
<p>In totale sono stati nove i medici che hanno avuto in cura Teresa Salfi. I loro nomi sono stati iscritti nel registro degl&#8217;indagati, insieme a quello del conducente della della vettura che ha travolto la donna. Dieci persone sulle cui condotte dovranno fare luce le investigazioni disposte dal procuratore capo Dario Granieri. </p>
<p>Naturalmente, l&#8217;informazione di garanzia rappresenta esclusivamente un atto a tutela degli stessi indagati in questa prima fase dell&#8217;inchiesta. Il reato ipotizzato nei loro confronti è di cooperazione in omicidio colposo. I medici e l&#8217;automobilista (che sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati: Massimiliano Coppa, Edoardo Florio, Cristina Falbo, Sergio Calabrese e Franz Caruso) si protestano innocenti e, alcuni di loro, hanno nominato dei propri consulenti per seguire da vicino il lavoro dei periti della pubblica accusa.</p>
<p>Teresa Salfi venne trasportata all&#8217;&#8221;Annunziata&#8221;, otto giorni fa, dopo l&#8217;incidente stradale. Secondo quanto riferito dalla figlia, la settantasettenne rimase in ospedale un solo giorno, tra vari reparti per accertamenti. Successivamente venne dimessa con una prognosi di guarigione di trenta giorni. Ma una volta tornata a casa, il quadro clinico sarebbe improvvisamente precipitato e il suo cuore ha cessato di battere, venerdì scorso.</p>
<p>La figlia della donna, visibilmente provata dal dolore per l&#8217;improvvisa scomparsa della congiunta, ha chiesto di sapere tutta la verità. Il suo è un desiderio che considera un dovere nei confronti della madre che non c&#8217;è più. Vuole, soprattutto, conoscere se ci sia stata una relazione tra morte della congiunta e le sue presunte frettolose dimissioni dall&#8217;ospedale. </p>
<p>«Mia madre non stava ancora bene e non doveva tornare a casa. In ospedale mi avevano garantito che in un mese di sarebbe rimessa a posto&#8230;». Il lamento della figlia per quella madre che non c&#8217;è più rappresenta il canovaccio dell&#8217;inchiesta appena innescata che ora attende d&#8217;essere orientata dai risultati dell&#8217;autopsia.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=147871&#038;Edizione=8&#038;A=20111026">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Paziente in coma dopo una caduta in clinica &#8211; Una giovane donna affetta da &#8220;insufficienza mentale&#8221; dal 2009 ricoverata a &#8220;Villa Igea&#8221; dopo 17 anni di cure nel &#8220;Papa Giovanni&#8221; di Serra d&#8217;Aiello &#8211; Il 16 settembre è stata trasferita all&#8217;Annunziata per assenza di reattività. La Procura ha aperto un&#8217;inchiesta</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/10/03/paziente-coma-dopo-una-caduta-clinica-una-giovane-donna-affetta-insufficienza-mentale-dal-2009-ricoverata-villa-igea-dopo-anni-cure-nel-papa-giovanni-serra-daiello/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:08:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Anna era uno dei quattrocento &#8220;fantasmi&#8221; del &#8220;Papa Giovanni&#8221;. Uno di quei 400 disperati sepolti vivi nella vergogna di Serra d&#8217;Aiello. Anna eè stato un numero progressivo annotato sul registro del manicomio dal 1992 al 2009. Diciassette anni di ricovero nel &#8220;Papa Giovanni&#8221;, prima d&#8217;essere trasferita a &#8220;Villa Igea&#8221;, a San Fili dopo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Anna era uno dei quattrocento &#8220;fantasmi&#8221; del &#8220;Papa Giovanni&#8221;. Uno di quei 400 disperati sepolti vivi nella vergogna di Serra d&#8217;Aiello. Anna eè stato un numero progressivo annotato sul registro del manicomio dal 1992 al 2009. Diciassette anni di ricovero nel &#8220;Papa Giovanni&#8221;, prima d&#8217;essere trasferita a &#8220;Villa Igea&#8221;, a San Fili dopo il crac dell&#8217;istituto della Diocesi di Cosenza. La sua patologia è simile a quella di tutti gli altri pazienti dell&#8217;istituto d&#8217;assistenza: «insufficienza mentale». <span id="more-21272"></span></p>
<p>Una malattia che l&#8217;accompagna dalla nascita e che non le ha mai permesso una esistenza autonoma. Ma la sua vita s&#8217;è improvvisamente complicata lo scorso 16 settembre a causa d&#8217;un incidente che l&#8217;ha privata di reattività. Probabilmente, cadendo in modo accidentale nella clinica, la giovane donna ha battuto violentemente il capo. E da quella sera non s&#8217;è più ripresa. Anna è in coma profondo da quella sera e le sue condizioni restano disperate. </p>
<p>I medici del reparto di Rianimazione dell&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; non si sbilanciano e aspettano risposte terapeutiche che tardano ad arrivare. Intanto, però, s&#8217;è mossa la magistratura. Il pm Salvatore Di Maio ha aperto un fascicolo contro persone da identificare. Il reato ipotizzato è quello di «abbandono di persona incapace». La Procura ha già acquisito le cartelle cliniche e i &#8220;diari terapeutici&#8221; in attesa che un consulente faccia parlare quelle carte. </p>
<p>L&#8217;inchiesta è stata innescata dalla denuncia presentata dalla mamma della ragazza, una donna che s&#8217;è affidata all&#8217;avvocato Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica. In particolare, la madre di Anna rileva come «all&#8217;atto del ricovero nel nosocomio cittadino, i sanitari riscontravano un grave trauma cranico con ematoma esteso, trattato chirurgicamente». </p>
<p>E, poi, l&#8217;accusa, naturalmente, ancora tutta da dimostrare: «Il trauma riportato da Anna era stato constato costatato dal personale operante nella casa di cura e dallo stesso totalmente ignorato, circostanza che, di fatto, ha peggiorato e, presumibilmente, reso irreversibile l&#8217;attuale condizione clinica sofferta da mia figlia».</p>
<p>Nella querela, la madre di Anna racconta la sofferenza della figlia e quei problemi cominciati a febbraio di quest&#8217;anno: «Nel corso delle lunghe permanenze negli istituti preposti alla cura di persone affette da gravi handicap, mia figlia non ha mai mostrato alcuna problematica rilevante. </p>
<p>Purtroppo, però, negli ultimi mesi, e, in particolare, da febbraio, mi sono resa conto che Anna presentava lesioni e traumi soprattutto, in corrispondenza della zona cranica. Alcune volte notavo ferite suturate con punti, edemi, ematomi. Segni di traumi che il personale della clinica ha sempre ricondotto a eventi accidentali. </p>
<p>Dunque, non solo mia figlia non era attentamente sottoposta alla doverosa vigilanza, quanto, per di più, di quello che le accadeva io non ero informata. Cose che ho segnalato al direttore sanitario che, di conseguenza, aveva invitato il capo sala a prestare maggiore attenzione».</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=136957&#038;Edizione=8&#038;A=20111003">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Plasma infetto in corsia, pagherà lo Stato &#8211; Il Tribunale di Catanzaro ha disposto un maxi-risarcimento dei danni in favore di una donna cosentina che avrebbe subito conseguenze irreversibili &#8211; Tra il 1978 e il 1979, in ospedale, la donna fu sottoposta a un ciclo di trasfusioni con sangue contaminato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La discesa negli inferi di centinaia di emofiliaci ed emotrasfusi cosentini cominciò tra il 1978 e il 1979 nei luoghi di cura spalmati in ogni angolo del Paese. Malati che vennero avvelenati nelle cliniche e negli ospedali dov&#8217;erano ricoverati con quel sangue nero che entrò nei loro corpi e se li mangiò lentamente. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La discesa negli inferi di centinaia di emofiliaci ed emotrasfusi cosentini cominciò tra il 1978 e il 1979 nei luoghi di cura spalmati in ogni angolo del Paese. Malati che vennero avvelenati nelle cliniche e negli ospedali dov&#8217;erano ricoverati con quel sangue nero che entrò nei loro corpi e se li mangiò lentamente. Il calvario di quella gente continua a riecheggiare nelle aule dei Tribunali italiani. Davanti ai giudici viene periodicamente ricostruito l&#8217;olocausto di questi martiri che si portano dentro le stimmate del plasma infetto.<span id="more-21029"></span> </p>
<p>L&#8217;ultima sentenza sulla vergogna internazionale l&#8217;ha scritta un giudice del Tribunale di Catanzaro, Anna Maria Raschellà. </p>
<p>Il magistrato ha condannato il Ministero della Salute a un maxirisarcimento per i danni subiti da una paziente cosentina, D.D., che trentatre anni fa si sottopose ad un ciclo di emotrasfusioni all&#8217;&#8221;Annunziata&#8221;. Col sangue, però, nelle vene della donna entrò anche quel morbo che ha finito per condizionare la sua esistenza. </p>
<p>Un male oscuro che le ha impedito di vivere come avrebbe voluto vivere, dovendo limitare gli svaghi e contenere le relazioni sociali. Tutto questo perchè nessuno le aveva detto niente dei rischi che avrebbe corso facendosi iniettare quel plasma contenuto nelle sacche trasparenti. «Era necessario per la mia guarigione. Ma proprio quel sangue mi ha fatto ammalare». </p>
<p>Una malattia che l&#8217;ha provata in tutti questi anni. La sua storia è stata ricostruita dall&#8217;avvocato Massimiliano Coppa che da anni segue le inchieste sui danni provocati dal sangue infetto. il legale, esperto in colpa medica, ha individuato nel suo voluminoso rapporto «la condotta omissiva e negligente del Ministero della Salute quale organo della Pubblica amministrazione destinato per legge a svolgere attività di controllo e vigilanza nell&#8217;interesse pubblico sull&#8217;utilizzo degli emoderivati e dei plasma derivati in volazione dei doveri istituzionali di sorveglianza, di direttive in materia di produzione e commercializzazione del sangue umano ed emoderivati sanciti dalle disposizioni di legge». </p>
<p>Elementi prelevati dalla tessitura di un&#8217;indagine che ha finito per estendere il nucleo originale dell&#8217;attività investigativa proiettandola su dimensioni planetarie. In questi anni sono stati aperti centinaia di fascicoli. Tanti processi e un maxiprocesso infinito che, nel tempo, è stato trasferita da Trento a Napoli per questioni di competenza territoriale. L&#8217;orrore è tramandato in migliaia di cartelle cliniche e nei &#8220;diari terapeutici&#8221; di pazienti dimenticati. </p>
<p>Documenti agghiaccianti che testimonierebbero quella strage silenziosa che nessuno ha mai voluto chiamare strage. Nel pentolone scoperchiato dalla magistratura di Trento finirono alcuni dirigenti ospedalieri e l&#8217;ex direttore generale del Ministero della Sanità, Duilio Poggiolini.</p>
<p>In quelle carte ci sono i racconti di tanti pazienti che D.D. hanno provato sulla loro pelle la violenza di quel morbo invisibile che s&#8217;è impadronito dei loro corpi. E molti di quei malati sono già morti. Se ne sono andati nel silenzio e nell&#8217;indifferenza. Quella del sangue infetto era una vergogna che doveva restare sepolta con le sue vittime. </p>
<p>Una vergogna che, secondo i parenti di quegli sventurati, non sarebbe dovuta mai finire nelle aule dei tribunali. Ma invece proprio grazie alla tenacia dei sopravvissuti e dei loro parenti la storia di quell&#8217;inferno è finita nelle aule di giustizia. A Catanzaro, il giudice Raschellà, raccogliendo le tesi dell&#8217;avvocato Coppa, perfettamente aderenti a una recente pronuncia della Cassazione, ha stabilito termini di prescrizione favorevoli all&#8217;ammalato.</p>
<p>La rabbia dei vinti da questo male invisibile si trasferirà, presto, a Strasburgo. Gli avvocati Coppa e Cristina Falbo sono stati, infatti, interpellati dalla Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo a seguito dei numerosi ricorsi presentati da migliaia di pazienti e sono in attesa della fissazione dell&#8217;udienza.</p>
<p><strong>La legge 210</strong></p>
<p>La legge 210 del 1992 disciplina l&#8217;indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati. </p>
<p>I beneficiari sono le persone che hanno riportato lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell&#8217;integrità psicofisica a seguito di: vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria; vaccinazioni non obbligatorie ma effettuate per motivi di lavoro o per incarichi d&#8217;ufficio o per poter accedere ad uno stato estero; vaccinazioni non obbligatorie ma effettuate in soggetti a rischio operanti in strutture sanitarie ospedaliere; vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695 (L. 14 ottobre 1999, n. 362, art. 3, c. 3). </p>
<p>Inoltre, beneficiano dell&#8217;indennizzo anche quelle persone contagiate da virus HIV o da virus dell&#8217;epatite a seguito di somministrazione di sangue o suoi derivati, sia periodica (ad es. soggetti affetti da emofilia, talassemia, ecc.) sia occasionale (ad es. in occasione di intervento chirurgico, ecc.).</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=131313&#038;Edizione=8&#038;A=20110922">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>In corteo a difesa dell&#8217;ospedale &#8211; Riuscita la manifestazione con la quale si torna a chiedere il potenziamento dei servizi &#8211; Centinaia di persone hanno risposto ieri pomeriggio all&#8217;appello del comitato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 08:32:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Centinaia di persone hanno sfilato ieri pomeriggio per chiedere il potenziamento dell&#8217;ospedale e fermare qualsiasi ipotesi diversa. Il corteo indetto dal comitato civico non ha visto bandiere di partito ma solo slogan e striscioni indirizzati verso l&#8217;unico obiettivo condiviso da tutti. La manifestazione ha preso il via da piazza barilari [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Centinaia di persone hanno sfilato ieri pomeriggio per chiedere il potenziamento dell&#8217;ospedale e fermare qualsiasi ipotesi diversa. Il corteo indetto dal comitato civico non ha visto bandiere di partito ma solo slogan e striscioni indirizzati verso l&#8217;unico obiettivo condiviso da tutti. La manifestazione ha preso il via da piazza barilari e, attraverso corso Umberto I, ha raggiunto il piazzale antistante l&#8217;ospedale. Il coordinamento del comitato ha letto il documento che sarà inviato al governatore Giuseppe Scopelliti, al prefetto Luisa Latella, ai commissari dell&#8217;Asp e ai sindaci del comprensorio servito dall&#8217;ospedale &#8220;San Bruno&#8221;.<span id="more-21000"></span> </p>
<p>Sul palco anche il parroco, don Gerardo Letizia, che ha ribadito i motivi per i quali non si può risparmiare sulla salute delle persone e le difficoltà logistiche che la gente del comprensorio sperimenta ogni giorno. A dare man forte alle rivendicazioni anche Alessandro Sirianni del comitato sorto in difesa dell&#8217;ospedale di Soveria Mannelli. </p>
<p>Dal palco è nata la proposta di unire gli sforzi dei quattro centri nei quali il piano della Regione prevede i cosiddetti &#8220;ospedali di montagna&#8221; (Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Acri) per parlare un&#8217;unica lingua con il governatore Scopelliti. </p>
<p>La proposta è stata accolta e ora si darà vita a una sorta di coordinamento unitario tra tutti i comitati che in Calabria reclamano una sanità più efficiente, anche se con meno sprechi, una sanità che non penalizzi le periferie e i territori geograficamente più marginali.</p>
<p>Tra tanta gente che ha sfilato, non c&#8217;erano né il sindaco Bruno Rosi né altri rappresentanti della maggioranza di centrodestra che hanno preferito non aderire.</p>
<p>Sull&#8217;ospedale, nei giorni scorsi, è intervienuto anche lo Slai-Cobas, suggerendo una più equa distribuzione dei lavoratori e, soprattutto, una maggiore efficienza nei servizi resi dal servizio di riabilitazione.</p>
<p>«Il dottor Carlo Truscello – scrive lo Slai Cobas in un comunicato – responsabile del servizio di riabilitazione Asp, ha destinato le fisioterapiste che garantivano l&#8217;attività ambulatoriale di riabilitazione nell&#8217;ospedale di Serra San Bruno al reparto di lungodegenza della stessa struttura per le esigenze fisioterapiche dei lungodegenti, interrompendo di fatto il servizio ai pazienti ambulatoriali con patologie croniche. </p>
<p>L&#8217;attività riabilitativa viene programmata dalle 7.30 alle 11 per i pazienti esterni considerati &#8220;urgenti&#8221;, dalle 11 alle 14 per i pazienti ricoverati in lungodegenza, mentre i pazienti esterni affetti da patologie gravissime e croniche si vedono sospeso il servizio o nella migliore delle ipotesi vengono dirottati ad altre sedi, addirittura Tropea che dista da Serra San Bruno, tra andata e ritorno, circa tre ore di auto». </p>
<p>Allo stato, l&#8217;organico in forza al servizio di riabilitazione risulta composto da appena due unità lavorative a tempo pieno, di cui una con funzioni di coordinatrice. A queste si aggiungono due precarie part-time di cui una effettua metà orario sul territorio.</p>
<p>A parere del sindacato, tale forza lavoro è assolutamente insufficiente a coprire l&#8217;attività ambulatoriale. «Infatti – sostiene lo Slai Cobas – appare del tutto scontato come il personale impiegato risulti assolutamente sottodimensionato rispetto alle reali esigenze dei pazienti interessati, non essendo possibile che due addette riescano, nel normale orario di lavoro, a soddisfare le esigenze terapeutiche dell&#8217;utenza».</p>
<p>Al fine di evitare alla collettività i gravi disagi che derivano da questa situazione, il sindacato chiede espressamente l&#8217;urgente adeguamento dell&#8217;organico attualmente in forza alla struttura ospedaliera di Serra San Bruno, che andrà implementato con un numero di fisioterapisti sufficiente a far fronte alle reali esigenze dell&#8217;utenza.</p>
<p>di Francesca Onda</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=131612&#038;Edizione=11&#038;A=20110922">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Morta di malasanità in Calabria nel 2007, la Regione le invia la tessera sanitaria &#8211; Per la sedicenne Federica Monteleone era stato fatale un banale intervento di appendicite all&#8217;ospedale di Vibo Valentia. Quattro anni e mezzo dopo, l&#8217;atroce beffa burocratica.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 15:20:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; In Calabria può succedere di tutto. Anche che la Regione invii una lettera, accompagnata dalla tessera sanitaria, intestata a una ragazza diventata il simbolo della malasanità calabrese. Ci sarebbe da piangere per l’episodio che è avvenuto a Vibo Valentia nei giorni scorsi. A Federica Monteleone, la sedicenne morta il 26 gennaio del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; In Calabria può succedere di tutto. Anche che la Regione invii una lettera, accompagnata dalla tessera sanitaria, intestata a una ragazza diventata il simbolo della malasanità calabrese. Ci sarebbe da piangere per l’episodio che è avvenuto a Vibo Valentia nei giorni scorsi. A Federica Monteleone, la sedicenne morta il 26 gennaio del 2007 dopo un’operazione di appendicite nell’ospedale di Vibo Valentia, è stata spedita la tessera sanitaria. Uno schiaffo morale, prima ancora che fisico, a una famiglia che ha già pagato un prezzo altissimo.<span id="more-20722"></span></p>
<p>A darne notizia è stato il sito Scirocco Eventi del sud news che ha pubblicato la foto della missiva e della tessera giunte ai genitori della ragazza per la cui morte, il 22 luglio 2010, sono state condannate otto persone tra medici, paramedici e dirigenti sanitari. </p>
<p>In questi anni è nata anche una fondazione, “Federica per la vita” attraverso la quale la madre e il padre della ragazza continuano la loro battaglia personale contro la malasanità calabrese, perché non ci siano più casi come quello della figlia morta all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia per un banale intervento chirurgico.</p>
<p>A quattro anni e mezzo da quell’episodio, che ha avuto risonanza nazionale, la burocrazia statale e regionale deve ancora prendere atto che Federica è morta. «Quanti anni dovranno ancora passare – afferma Mary Sorrentino, la madre della sedicenne – prima che capiscano che me l’hanno già ammazzata una volta, la mia Federica? E che non si devono permettere di ammazzarla ancora».</p>
<p>Una lettera ciclostilata giunta un anno dopo le scuse pubbliche del governatore Giuseppe Scopelliti alla famiglia Monteleone. “Federica – aveva scritto il presidente della Regione l’11 agosto 2010 in una lettera aperta ai calabresi – era una giovane donna che, per la soluzione di una patologia non particolarmente complessa, si era rivolta con fiducia alla sanità pubblica calabrese. Era diritto suo e dei suoi familiari attendersi un intervento efficiente e risolutivo che la restituisse rapidamente ed in perfetta salute alla sua vita. Così purtroppo non è stato. Un complesso di attività umane e di circostanze, che la magistratura ha considerato penalmente rilevanti e degne di sanzione, ha fatto sì che Federica non sia più tra noi. Oggi i suoi familiari si rivolgono alle Istituzioni regionali chiedendo anche ad esse attenzione e giustizia”.</p>
<p>La giustizia è arrivata con la sentenza di primo grado. L’attenzione della Regione si legge nelle poche righe con cui l’ente manifesta “il piacere di inviarle la Tessera Sanitaria – Carta nazionale dei servizi. La tenga sempre con sé. È un documento importante, consente di riconoscere il suo proprietario. Consente l’accesso a tutta la sanità pubblica, anche all’estero, perché garantisce servizi sanitari anche nei Paesi dell’Unione Europea. La invitiamo a verificare i dati anagrafici qualora ci fossero errori, e a trasmetterli nell’ufficio più vicino per eventuali correzioni”.</p>
<p>Un pugno nello stomaco. È stata proprio la sanità pubblica a uccidere la ragazzina di Vibo Valentia. In serata le scuse, ancora una volta, della Regione Calabria che – è scritto in un comunicato stampa – “esprime il suo forte rammarico per l’invio della nuova tessera sanitaria a Federica Monteleone. Il Dipartimento Salute della Regione Calabria precisa che l’invio delle tessere avviene in base agli elenchi che vengono aggiornati a seguito delle variazioni anagrafiche comunicate dai Comuni. Alla famiglia di Federica, la Regione Calabria, in ogni caso rivolge le più sentite scuse».</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/24/morta-di-malasanita-in-calabria-nel-2007-la-regione-le-invia-la-tessera-sanitaria/153235/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Nella Sanità scelte sbagliate di Scopelliti &#8211; La Cgil all&#8217;attacco del governatore-commissario: l&#8217;unica cosa certa del Piano di rientro sono i sacrifici che vengono imposti ai cittadini &#8211; Squilibrate a favore della sanità privata, a cui vengono destinati i risparmi recuperati con i tagli</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/28/nella-sanita-scelte-sbagliate-scopelliti-cgil-allattacco-del-governatore-commissario-lunica-cosa-certa-del-piano-rientro-sono-sacrifici-che-vengono-imposti-cittadini-squilibrate/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 08:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «Dal tavolo interministeriale che sovraintende il Piano di rientro dal debito sanitario della Regione, meglio conosciuto come &#8220;tavolo Massicci&#8221;, continuano ad arrivare delle bocciature all&#8217;azione fin qui portata avanti dal Commissario alla sanità Giuseppe Scopelliti che forse deve cambiare rotta alle scelte operate fin&#8217;ora». Lo hanno detto Mimma Iannello, segretaria regionale della Cgil, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «Dal tavolo interministeriale che sovraintende il Piano di rientro dal debito sanitario della Regione, meglio conosciuto come &#8220;tavolo Massicci&#8221;, continuano ad arrivare delle bocciature all&#8217;azione fin qui portata avanti dal Commissario alla sanità Giuseppe Scopelliti che forse deve cambiare rotta alle scelte operate fin&#8217;ora». Lo hanno detto Mimma Iannello, segretaria regionale della Cgil, e il segretario regionale Fp-Cgil Alfredo Iorno nel corso di una conferenza stampa. I due sindacalisti hanno parlato di «nefandezze poco trasparenti che non fanno altro che far lievitare la spesa sanitaria e mettono in ginocchio non solo i cittadini ma principalmente i lavoratori del settore».<span id="more-20647"></span></p>
<p>«Nel mentre si riordina la sanità colpendo in particolare la sanità pubblica con la riconversione di 18 presidi e mentre si introducono misure aggiuntive di imposizione fiscale, i ticket, e si tagliano risorse alla strutturazione pubblica del sistema a favore della sanità privata – ha detto la Iannelli – si sceglie una linea che preserva una serie di privilegi. </p>
<p>E non si capisce perché mentre in tante strutture private i lavoratori non percepiscono lo stipendio da mesi, per la &#8220;Fondazione Campanella&#8221; si fanno delibere ad hoc e si pagano &#8220;cash&#8221; tutte le somme dovute; perché sia stata stipulata una convenzione con il Cnr di Cosenza e all&#8217;Istituto di Scienze neurologiche, un ente che dev&#8217;essere Finanziato dal Miur e non il Ministero della sanità, la Regione abbia dato un milione di euro; perché la delibera n. 1563 ricontrattualizza la presenza dell&#8217;advisor Kpmg».</p>
<p>«Si tratta – ha continuato – di somme milionarie e, per l&#8217;importo che hanno, ci risulta improprio che questo contratto venga gestito dal Dipartimento alla sanità. Ma forse in Calabria si sta rafforzando la consuetudine che contratti pubblici con Kpmg o Infrastrutture Lombarde possano essere sottoscritti nella discrezionalità del Dipartimento o del presidente Scopelliti». </p>
<p>E la Cgil mette in campo tre le delibere che sono state bocciate al tavolo Massicci e che riguardano il Patto di legislatura con l&#8217;Aiop (Associazione dell&#8217;ospedalità privata), l&#8217;università &#8220;Magna Græcia&#8221; e Fondazione Betania.</p>
<p>Ma cosa è successo all&#8217;ultimo tavolo Massicci? </p>
<p>«È stato detto che tutti i provvedimenti del piano di rientro della sanità regionale – ha detto Alfredo Iornio – devono essere presi dal commissario ad acta quindi Scopelliti e non dal Presidente, Scopelliti o dalla Giunta. Partendo da questa incompatibilità, vorremmo capire quando di trasparente c&#8217;è nel piano di rientro, fatti salvi solo i sacrifici dei cittadini». </p>
<p>E partiamo dall&#8217;accordo con l&#8217;Aiop. «Il patto di legislatura con l&#8217;Aiop che risale al 2010 – ha detto Iorno – quest&#8217;anno ha visto un aggiornamento perverso in cui si propone che: le eventuali economie della &#8220;Fondazione Campanella&#8221; devono passare ai datori di lavoro della sanità privata; impegna la Regione a recepire strumenti finanziari suggeriti dall&#8217;Aiop che garantiscono la correttezza dei pagamenti e questo significa che la Regione dovrà chiamare in causa qualche istituto bancario per garantire i pagamenti; afferma che le prestazioni per gli acuti erogate nelle case di cura a favore dei non residenti per la sanità privata non devono costituire tetto di spesa. </p>
<p>Quindi così facendo le attività se li assorbe la sanità privata mentre la mobilità passiva dovrebbe ricadere tutta nella sanità pubblica. Nell&#8217;accordo c&#8217;è scritto che ogni eventuale incremento del Fondo sanitario nazionale dovrà riguardare anche pro-quota, l&#8217;ospedalità privata. Ma i rapporti con la sanità privata convenzionata li tengono solo i direttori generali delle Asp attraverso regolari contratti di negoziazione».</p>
<p>Altro punto dolente il Protocollo d&#8217;intesa tra Università e Regione. «Si tratta – ha detto Iornio – di un protocollo tenuto nascosto ai sindacati. Ma cosa nascondono le modifiche? Forse pezzi del fondo sanitario regionale che devono andare all&#8217;Università? Forse aumenti di posti letto? Se i conti della Mater Domini hanno costituito passività che insieme ad altre hanno quantificato il debito, è giusto che la Regione e l&#8217;ateneo concordino appositi piani di rientro. </p>
<p>Ma perché il debito della Mater Domini è inserito nel piano di rientro regionale stravolgendo così il protocollo d&#8217;intesa? Per la delibera Fondazione Betania: Iorno ha detto che «lo stato di tensione di lavoratori e famiglie è molto alto ma il problema va risolto con appropriazione di spesa. Nella delibera infatti si contesta il fatto che somme del Fondo sanitario regionale andrebbero nelle casse di Betania».</p>
<p>di Elena Sodano</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=105245&#038;Edizione=6&#038;A=20110728">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dove sono finiti i &#8220;fantasmi&#8221; dell&#8217;Ipg? &#8211; Non si sa ancora nulla dei dodici pazienti scomparsi dal Papa Giovanni e mai più ritrovati &#8211; I vari confronti con il Dna dei familiari non hanno dato i risultati sperati</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 08:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SERRA D&#8217;AIELLO (CS) &#8211; Che fine hanno fatto i &#8220;fantasmi&#8221; del Papa Giovanni? In quale gorgo sono stati risucchiati quei dodici pazienti della struttura sanitaria di Serra d&#8217;Aiello travolta dal ciclone giudiziario? Domande che, a distanza di molti anni, ancora non trovano risposta. La Procura di Paola, nel 2010, ordinò di riaprire i sepolcri senza [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA D&#8217;AIELLO (CS) &#8211; Che fine hanno fatto i &#8220;fantasmi&#8221; del Papa Giovanni? In quale gorgo sono stati risucchiati quei dodici pazienti della struttura sanitaria di Serra d&#8217;Aiello travolta dal ciclone giudiziario? Domande che, a distanza di molti anni, ancora non trovano risposta. La Procura di Paola, nel 2010, ordinò di riaprire i sepolcri senza nome del camposanto che sorge a poche centinaia di metri dall&#8217;Istituto oggi abbandonato. L&#8217;iniziativa portò alla riesumazione di una sessantina di salme, ma nessuna di queste risultò compatibile con il codice genetico che i familiari dei dodici &#8220;fantasmi&#8221; lasciarono agl&#8217;inquirenti per far luce sulla scomparsa dei loro cari.<span id="more-20641"></span> </p>
<p>Persone sofferenti, prede di malattie psichiche senza pietà. Ogni loro nome racconta e racconterà una storia di dolore. </p>
<p>Tra loro ci sono Bruno Zucco (sparito nel nulla il 28 settembre del 1996), Pietro Bassano (21 maggio 1997), Domenico Pino (2 giugno 2001), Pietro Tiano (23 luglio 2002), Salvatore Tommaso (23 settembre 2008). I loro parenti non hanno ancora ottenuto giustizia. La terribile (e plausibile) ipotesi del procuratore Bruno Giordano, cioè la sepoltura clandestina degli sfortunati degenti, è al momento senza riscontri. </p>
<p>Ma quelle persone non possono essersi polverizzate come se non fossero mai esistite. Erano tutte lì, in quel luogo dove avrebbero dovuto ricevere le cure adeguate per le loro patologie. Un posto trasformato invece in una personalissima miniera d&#8217;oro, a totale scapito dei pazienti. </p>
<p>L&#8217;ultimo amministratore del Papa Giovanni, don Alfredo Luberto, è stato condannato in primo grado a sette anni per truffa. L&#8217;Istituto, successivamente allo scandalo e agli arresti del 2007, travolto da un crac finanziario senza ritorno, è stato definitivamente chiuso. Ora versa in un totale stato d&#8217;abbandono. </p>
<p>Ma proprio tra quelle mure scrostate, in quei corridoi dove adesso scorrazzano indisturbati animali di vario genere, si potrebbe celare la soluzione di questo inquietante mistero calabrese. </p>
<p>Il dna dei familiari degli scomparsi è ancora conservato, a disposizione di nuovi e ulteriori accertamenti. Trovare una corrispondenza anche con uno dei pazienti spariti sarebbe già un gran risultato. Ma questa speranza, finora, è risultata vana.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=104912&#038;Edizione=8&#038;A=20110727">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Fondazione Campanella: Polo oncologico, l&#8217;&#8221;affondo&#8221; della Commissione d&#8217;inchiesta, l&#8217;organo parlamentare presieduto da Leoluca Orlando &#8211; Il personale assunto senza concorso, le accuse della Corte dei Conti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/15/fondazione-campanella-polo-oncologico-laffondo-della-commissione-dinchiesta-lorgano-parlamentare-presieduto-leoluca-orlando-personale-assunto-senza-concorso-accuse-della-corte/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 08:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Affonda il dito nella piaga, la Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando. Nella relazione conclusiva sulla Sanità calabrese approvata ieri all&#8217;unanimità c&#8217;è un capitolo dedicato alla Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori &#8220;Tommaso Campanella&#8221;, nel quale vengono elencate tutte [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Affonda il dito nella piaga, la Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando. Nella relazione conclusiva sulla Sanità calabrese approvata ieri all&#8217;unanimità c&#8217;è un capitolo dedicato alla Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori &#8220;Tommaso Campanella&#8221;, nel quale vengono elencate tutte le criticità attribuite alla struttura, i cui dipendenti proprio in questi giorni stanno lottando per evitarne la chiusura.<span id="more-20495"></span></p>
<p>Nella relazione si legge che l&#8217;articolo 5 della legge regionale n. 11 del 2009 (come modificato dall&#8217;art. 1 della successiva legge n. 48) prevede che, in caso di mancato riconoscimento della Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori &#8220;Tommaso Campanella&#8221; come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) entro il 31 dicembre 2009, la Regione recedesse da tale Fondazione e nominasse un commissario liquidatore incaricato di ricondurne le attività e le funzioni nell&#8217;ambito di quelle dell&#8217;Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini, con conseguente transito anche delle unità operative complesse e trasferimento dei rapporti di lavoro in essere. </p>
<p>Con la sentenza del 7 luglio 2010 – viene ricordato nella relazione – la Corte Costituzionale ha dichiarato l&#8217;illegittimità della predetta norma nella parte in cui consente l&#8217;accesso di personale dipendente da un soggetto privato all&#8217;impiego di ruolo presso una pubblica amministrazione, senza previo esperimento di idonea procedura di reclutamento tramite pubblico concorso.</p>
<p>Alla luce di questo importante pronunciamento, la Commissione «ha pertanto richiesto ripetutamente alla Regione chiarimenti e documentazione sullo stato della Fondazione e sulle iniziative intraprese nel mutato quadro ordinamentale. In caso di mancato riconoscimento della Fondazione quale Irccs entro il 31.12.2009 la Regione avrebbe dovuto infatti recedere dalla Fondazione stessa e si sarebbe dovuto nominare un commissario liquidatore incaricato di ricondurre le funzioni nell&#8217;ambito di quelle dell&#8217;azienda Mater Domini, con il conseguente e contemporaneo passaggio delle unità operative complesse e trasferimento di tutti i rapporti giuridici ed economici in essere».</p>
<p>Le questioni oggi ancora aperte – ricorda la Commissione – sono due: quale sia la soluzione che la Regione intende individuare relativamente alla natura giuridica pubblica o privata della Fondazione e al suo conseguente assetto organizzativo, visto che il commissario liquidatore non è stato ancora nominato; quale sia l&#8217;attuale status del rapporto di lavoro del personale già transitato, vista la richiamata declaratoria d&#8217;illegittimità della Corte Costituzionale. </p>
<p>Il presidente della Regione, sulla natura giuridica della Fondazione, ha dichiarato che si tratta di un ente pubblico &#8220;di fatto&#8221;, per la presenza dei soci Regione e Università. Pertanto «appare incongrua e censurabile la mancata risoluzione della natura giuridica della Fondazione, attese anche le evidenti implicazioni negative derivanti dall&#8217;incertezza della qualificazione giuridica». </p>
<p>Viene pure ricordato che «anche la Procura regionale della Corte dei Conti, le cui indagini risultano tuttora in corso, ha preso in esame la situazione della Fondazione. In particolare, la Fondazione, negli ultimi cinque anni, seppure in assenza di accreditamento, sarebbe stata destinataria di circa 90 milioni di euro da parte della Regione Calabria, per effettuare prestazioni oncologiche, senza, tuttavia, conseguire i risultati previsti. Nel corso della missione svolta a Catanzaro il 14 dicembre 2009, la Commissione ha formulato a tale riguardo una specifica richiesta di chiarimenti, cui la Fondazione ha fornito una risposta generica».</p>
<p>di Betty Calabretta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=98515&#038;Edizione=9&#038;A=20110715">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>È morto a soli 52 anni per una&#8230; colecisti &#8211; Gianfranco De Cola era arrivato al Pronto soccorso dell&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; la sera del primo luglio ed è spirato martedì scorso in Rianimazione &#8211; Una notte in attesa del ricovero e una volta in reparto non sarebbe stato sottoposto a intervento chirurgico</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 08:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gianfranco De Cola è morto a 52 anni, in ospedale, stroncato da un arresto cardiocircolatorio. All&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; era arrivato per una colecisti acuta ma il suo quadro clinico è improvvisamente peggiorato e l&#8217;uomo è spirato martedì scorso, nel reparto di Rianimazione, dopo dodici giorni d&#8217;inutili cure. Un decesso che ha colto di sorpresa la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gianfranco De Cola è morto a 52 anni, in ospedale, stroncato da un arresto cardiocircolatorio. All&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; era arrivato per una colecisti acuta ma il suo quadro clinico è improvvisamente peggiorato e l&#8217;uomo è spirato martedì scorso, nel reparto di Rianimazione, dopo dodici giorni d&#8217;inutili cure. Un decesso che ha colto di sorpresa la moglie e il cognato. I congiunti hanno condensato in una denuncia il loro dolore e la rabbia che, adesso, reclamano verità e giustizia.<span id="more-20467"></span> </p>
<p>In un esposto presentato ai carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria della Procura i congiunti della vittima hanno ricostruito la vicenda, partendo proprio dall&#8217;imprevedibile epilogo. </p>
<p>De Cola era arrivato da Terranova da Sibari, venerdì primo luglio, accompagnato dal fratello della moglie, per sottoporsi a un esame ecografico, in un noto studio privato cosentino. L&#8217;accertamento aveva individuato chiaramente la patologia all&#8217;origine dei dolori avvertiti dall&#8217;uomo: una colecisti acuta. Lo specialista aveva pure sollecitato l&#8217;immediato ricovero in ospedale per l&#8217;intervento chirurgico. </p>
<p>Consiglio che era stato seguito alla lettera dal cinquantaduenne che, nella stessa serata, s&#8217;era fatto accompagnare al Pronto soccorso dell&#8217;&#8221;Annunziata&#8221; dal cognato. De Cola pensava fosse semplice accedere al ricovero, immaginava che bastasse il referto dello specialista, un pigiama, un paio di ciabatte e le asciugamani. E, invece, si accorgeva presto delle mille contraddizioni d&#8217;una sanità che continua a vivere nell&#8217;eterna emergenza, zavorrata da una burocrazia esasperata.</p>
<p>È il cognato di De Cola a raccontare tutte le tappe ospedaliere del calvario del parente. In Pronto soccorso l&#8217;uomo era arrivato alle 20.30, ma solo all&#8217;indomani, a distanza di dodici ore, era riuscito a raggiungere il reparto. Nessuno dei sanitari presenti sarebbe riuscito a leggere lo stato di sofferenza del cinquantaduenne. E, pure, per l&#8217;intervento chirurgico sembrava tutto già deciso. </p>
<p>Dopo aver trovato collocazione nella chirurgia &#8220;Falcone&#8221;, pur se ricoverato alla &#8220;Docimo&#8221;, nel pomeriggio del 2 luglio, De Cola avrebbe telefonato alla moglie per comunicarle l&#8217;imminente ingresso in sala operatoria: «Mi hanno già messo la flebo al braccio, stanno per operarmi&#8230;». E, invece, in sala operatoria non c&#8217;è mai entrato nonostante quei dolori sempre meno sopportabili. Il 4 luglio un improvviso malore gli spalancava le porte della Rianimazione. E da lì, martedì è uscito cadavere. </p>
<p>Il procuratore capo Dario Granieri ha affidato l&#8217;inchiesta al pm Giuseppe Casciaro. Il magistrato inquirente ha già disposto l&#8217;autopsia. È probabile che nel registro degl&#8217;indagati vengano iscritti tutti quei sanitari che, in qualche modo, sono entrati in contatto con il cinquantaduenne di Terranova da Sibari. </p>
<p>Si tratterebbe di un atto dovuto proprio a tutela dei &#8220;camici bianchi&#8221; che potrebbero, così, eventualmente affiancare loro consulenti agli esperti nominati dalla pubblica accusa nell&#8217;accertamento irripetibile dal quale si attendono elementi decisivi per l&#8217;indagine.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=98118&#038;Edizione=8&#038;A=20110714">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Il Sant&#8217;Anna dovrà ridurre le prestazioni &#8211; L&#8217;annuncio del direttore generale della struttura assistenziale, ing. Giuseppe Failla, all&#8217;esito dell&#8217;incontro con il commissario Asp, Mancuso &#8211; «Circa 800 pazienti calabresi nel 2011 non potranno più essere curati al Centro di alta specialità del cuore»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/13/santanna-dovra-ridurre-prestazioni-lannuncio-del-direttore-generale-della-struttura-assistenziale-ing-giuseppe-failla-allesito-dellincontro-con-commissario-asp-mancuso-%c2%abc/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 08:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «La Regione e l&#8217;Asp devono dirci se dobbiamo ridurre sin da subito e fino a dicembre il volume di assistenza erogata, indicando altresì il criterio con cui escludere un paziente piuttosto che un altro, oppure se dovremo interrompere ogni attività con l&#8217;esaurimento dei fondi disponibili a partire dal mese di ottobre». A dichiararlo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «La Regione e l&#8217;Asp devono dirci se dobbiamo ridurre sin da subito e fino a dicembre il volume di assistenza erogata, indicando altresì il criterio con cui escludere un paziente piuttosto che un altro, oppure se dovremo interrompere ogni attività con l&#8217;esaurimento dei fondi disponibili a partire dal mese di ottobre». A dichiararlo è il direttore generale del Sant&#8217;Anna Hospital, ing. Giuseppe Failla, all&#8217;esito dell&#8217;incontro tra i rappresentanti del Centro di Alta specialità del cuore e il commissario straordinario dell&#8217;Asp, Gerardo Mancuso. Incontro promosso per riprendere il confronto sul rapporto contrattuale che lega la struttura ospedaliera alla Azienda sanitaria provinciale.<span id="more-20446"></span> </p>
<p>Failla ha spiegato che «rispetto all&#8217;incontro avuto nell&#8217;aprile scorso con il sub commissario ad acta per il piano di rientro, generale Luciano Pezzi, il dirigente del Dipartimento regionale Salute, dottor Gianluigi Scaffidi e lo stesso commissario dell&#8217;Asp, abbiamo dovuto registrare, purtroppo, un inspiegabile dietro front di quest&#8217;ultima ma più complessivamente della Regione, rispetto agli orientamenti che pure entrambe le Istituzioni ci avevano manifestato in quella occasione». </p>
<p>Secondo Failla «sembra essere venuta meno l&#8217;ipotesi di contratto triennale 2010-2012, sulla quale peraltro il dipartimento Salute ci aveva ufficialmente informati di avere ottenuto il sostanziale via libera dai ministeri della Salute e dell&#8217;Economia». </p>
<p>Di conseguenza per il dg del Sant&#8217;Anna «è venuta meno l&#8217;ipotesi di un maggiore e più diretto coinvolgimento del Dipartimento nel rapporto tra Regione e Centro di Alta Specialità del Cuore. Il commissario straordinario – riferisce il manager – ha rimesso in campo il tradizionale strumento della contrattazione annuale, riproponendo per il 2010 i medesimi contenuti che già il S.Anna aveva ritenuto inaccettabili a dicembre dell&#8217;anno scorso e formulando una nuova proposta per quest&#8217;anno».</p>
<p>Alla luce di tutto ciò, Failla ribadisce quanto già comunicato ufficialmente all&#8217;Asp e cioé che «relativamente al 2010 intendiamo far valere le clausole contenute nel contratto 2009 riguardo all&#8217;ipotesi di mancato rinnovo del contratto medesimo; non vediamo infatti perché dovremmo accettare oggi una proposta che già abbiamo contestato qualche mese addietro. Contestazione che ci ha peraltro cagionato tanto pesanti quanto immotivati rinvii nella corresponsione dei corrispettivi maturati, che a tutt&#8217;oggi sono fermi ad aprile 2010».</p>
<p>Per quanto riguarda invece le prestazioni per l&#8217;anno 2011, Failla prende atto delle indicazioni fornite dal commissario straordinario sulle risorse nella disponibilità dell&#8217;Asp. Si tratta delle indicazioni «che più volte avevamo chiesto di avere, allo scopo di uscire da un pericoloso clima di incertezza protrattosi troppo a lungo. Tuttavia, la posizione dell&#8217;Asp, pur facendo chiarezza sul punto, pone degli interrogativi ai quali occorre venga data sollecita risposta». </p>
<p>Secondo il dg con le risorse che l&#8217;Asp ha messo a disposizione e tenuto conto della nostra produzione media annua, circa 800 pazienti calabresi nel 2011 non potranno più essere curati al S.Anna perché questo significherebbe erogare prestazioni a totale carico dell&#8217;ospedale «e chiunque è in grado di capire che per un&#8217;azienda che dà lavoro a circa trecento dipendenti questo non è possibile. </p>
<p>Dunque– viene rimarcato – la Regione e l&#8217;Asp devono dirci se dobbiamo ridurre sin da subito e fino a dicembre il volume di assistenza erogata oppure se dovremo interrompere ogni attività con l&#8217;esaurimento dei fondi disponibili a partire dal mese di ottobre. </p>
<p>In più, poiché i circa 800 pazienti che non potranno essere accolti e trattati (dei quali oltre 600 provenienti da provincie diverse da quella di Catanzaro) sarebbero giunti al S.Anna sia in elezione, cioè con un percorso terapeutico programmato, sia in emergenza/urgenza, la Regione e l&#8217;Asp dovranno spiegare ai primi come potranno essere curati più tardi o altrove, con l&#8217;inevitabile notevole aggravio di spesa per la Regione stessa e per le famiglie; ai secondi, quelli che giungono in emergenza/urgenza, dovranno spiegare come e dove potranno avere salva la vita. </p>
<p>Di fronte ad uno scenario simile e se esso dovesse rimane tale – conclude il manager – è chiaro che il Sant&#8217;Anna dovrà suo malgrado operare delle scelte; tali scelte purtroppo non saranno indolori, visto che una significativa riduzione del volume di attività, pari a circa il 40% nel prossimo semestre, non potrà non avere, tra l&#8217;altro, ripercussioni sui livelli occupazionali. </p>
<p>Saranno inoltre necessarie misure di autotutela perché, se un caso di emergenza/urgenza non può essere trattato, il rischio vita per il paziente non può certo ricadere sull&#8217;ospedale cui la Regione impone di ridurre i volumi di prestazioni e, di conseguenza, impone di negare di fatto l&#8217;assistenza a quel malato». </p>
<p>Ecco perché il S.Anna provvederà nelle prossime ore a informare ufficialmente tutte le Istituzioni interessate, Presidente della Regione, Sindaco e Prefetto, ciascuna per le proprie competenze, al fine di illustrare il quadro della situazione così com&#8217;è emerso a conclusione dell&#8217;incontro con il commissario straordinario dell&#8217;Asp e «i delicatissimi profili socio-assistenziali che esso reca con sé».</p>
<p>di (b.c.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=97575&#038;Edizione=9&#038;A=20110713">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ospedale, decisa l&#8217;occupazione a oltranza della sede amministrativa &#8211; Non si ferma la protesta contro lo smantellamento del &#8220;Santa Barbara&#8221; &#8211; Visita del gruppo regionale di Idv, imminente un&#8217;altra assemblea in piazza</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/06/ospedale-decisa-loccupazione-oltranza-della-sede-amministrativa-non-ferma-protesta-contro-smantellamento-del-santa-barbara-visita-del-gruppo-regionale-idv-imminente-unaltra/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 10:45:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ROGLIANO (CS) &#8211; Il problema più immediato della protesta roglianese per lo smantellamento dell&#8217;ospedale &#8220;Santa Barbara&#8221; di Rogliano è quello di impedire il trasferimento degli uffici amministrativi nei locali della dismessa Divisione di Chirurgia generale. Per bloccarlo sindaco e amministratori hanno occupato la sede amministrativa. Il presidio proseguirà ad oltranza, giorno e notte. Il sindaco [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROGLIANO (CS) &#8211; Il problema più immediato della protesta roglianese per lo smantellamento dell&#8217;ospedale &#8220;Santa Barbara&#8221; di Rogliano è quello di impedire il trasferimento degli uffici amministrativi nei locali della dismessa Divisione di Chirurgia generale. Per bloccarlo sindaco e amministratori hanno occupato la sede amministrativa. Il presidio proseguirà ad oltranza, giorno e notte. Il sindaco Giuseppe Gallo ha fissato i turni, impegnando anche i suoi colleghi della zona.<span id="more-20272"></span></p>
<p>Oggi, intanto, è prevista una visita all&#8217;ospedale dei consiglieri del gruppo regionale di Italia dei Valori, che si recheranno a Rogliano, dopo una ricognizione all&#8217;Annunziata di Cosenza.</p>
<p>Orientativamente per sabato mattina, invece, il movimento dei sindaci, sindacalisti e personale del &#8220;Santa Barbara&#8221; incontreranno l&#8217;onorevole Angela Napoli, componente della commissione parlamentare antimafia. La conferma dell&#8217;appuntamento è prevista per stamane.</p>
<p>Intanto, è al lavoro un comitato per la organizzazione di una &#8220;mobilitazione popolare&#8221; con concentramento a Piano Lago. La data di questa iniziativa non è stata resa nota. È attesa inoltre la convocazione del &#8220;tavolo&#8221; all&#8217;Ufficio del commissario, dopo la prima interlocuzione dei giorni scorsi, che si concluse con un rinvio del confronto.</p>
<p>In quella sede, il commissario straordinario dell&#8217;Azienda ospedaliera cosentina, Paolo Gangemi, dovrà presentare, secondo le decisioni assunte in prima battuta, un piano destinato a dare un assetto definitivo alla struttura roglianese.</p>
<p>Nemmeno l&#8217;Annunziata come confermano gli eventi negativi dei giorni scorsi vive un momento felice. È di ieri l&#8217;intervento della segretaria regionale della Cgil, Mimma Iannello. «Dopo la morte di Caterina Loria e Rosita Presta la notizia del decesso del piccolo John Joseph Alfonso lascia senza parole», scrive la sindacalista in una nota, «frasi, commenti, giudizi sembrano consumati dalla forza drammatica degli eventi di questi giorni che si sommano ai tanti casi dolorosi di questi ultimi mesi. </p>
<p>Tuttavia sarebbe folle all&#8217;indomani della terza vittima consecutiva nello stesso presidio ospedaliero pensare che tutto possa essere letto nelle fredda logica della casistica. Peraltro &#8211; continua Mimma Iannello &#8211; anche i dati statistici non aiuterebbero una lettura puramente riconducibile al &#8220;caso o alla fatalità&#8221; perchè i dati regionali evidenziano quanto la Calabria registri segni negativi oltre la media nazionale in termini sia di mortalità infantile che di mortalità materna. </p>
<p>A fronte delle tragedie che si sono consumate in questi giorni è perciò inaudito che il commissario ad acta non avverta la responsabilità di dare segnali di impegni concreti e rassicuranti circa le misure che intende mettere in atto per rimuovere ogni fattore di rischio e di sicurezza per i pazienti».</p>
<p>di Luigi Michele Perri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=94825&#038;Edizione=8&#038;A=20110706">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Sanità, “A Infrastrutture Lombarde Spa compensi esagerati” &#8211; Ad affermarlo sono Mimma Iannello e Sergio Genco, rispettivamente segretaria regionale e segretario generale della Cgil Calabria che denunciano consulenze milionarie per la costruzione dei nuovi ospedali</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 08:18:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; “Che la Calabria per i ritardi e le inefficienze della macchina amministrativa spesso asservita a logiche politiche ed affaristiche costituisse l’alibi per alimentare esorbitanti consulenze di società esterne, la Cgil lo ha denunciato con l’arrivo e la permanenza di Kpmg Spa nell’accertamento del debito sanitario peraltro, mai reso pubblico nella sua forma analitica [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; “Che la Calabria per i ritardi e le inefficienze della macchina amministrativa spesso asservita a logiche politiche ed affaristiche costituisse l’alibi per alimentare esorbitanti consulenze di società esterne, la Cgil lo ha denunciato con l’arrivo e la permanenza di Kpmg Spa nell’accertamento del debito sanitario peraltro, mai reso pubblico nella sua forma analitica per ogni annualità, ASP ed azienda ospedaliera. Che dopo tanto spostamento di danaro pubblico dai servizi sanitari per i cittadini a consulenze esterne si arrivasse a consumarne altre con Infrastrutture Lombarde Spa la Cgil lo ha da mesi segnalato e le carte oggi lo dimostrano.<span id="more-19711"></span> Nella convenzione stipulata mesi fra i presidenti di Calabria e Lombardia c’è un dispositivo che vale a titolo di compensi il 2,7% del costo complessivo dei lavori, compreso gli oneri per la sicurezza, le attrezzature e gli arredi”. </p>
<p>Ad affermarlo sono Mimma Iannello e Sergio Genco, rispettivamente segretaria regionale e segretario generale della Cgil Calabria. </p>
<p>“Somme da capogiro, milioni &#8211; affermano &#8211; per attività che dovrebbero rientrare nelle prerogative della pubblica amministrazione e dei diversi livelli istituzionali: Regione, Dipartimenti, Province, Comuni, ASP, SUA. Una mega consulenza che decreta di fatto l’espoliazione di professionalità pubbliche, di competenze e di Ordini professionali della Calabria. </p>
<p>Siamo di fronte ad una colonizzazione di “esperti” &#8211; sostengono &#8211; della nostra Regione che non ha pari in altre stagioni. Una convenzione che costerà alle casse della sanità calabrese suon di milioni e che sancisce la sfiducia del Presidente della Giunta nell’apparato tecnico-amministrativo-istituzionale calabrese che, diversamente, fra le pur evidenti disfunzioni che vanno affrontate e non scavalcate, sappiamo invece conta di tante professionalità serie e qualificate che potrebbero assicurare competenze ed esperienze da mettere al servizio della realizzazione delle importanti opere sanitarie”. </p>
<p>“La Cgil &#8211; proseguono Genco e Iannello &#8211; da mesi denuncia il rischio che dietro l’asse politico con la Lombardia potessero celarsi gli interessi di società che detengono il monopolio sulla realizzazione di grandi opere pubbliche. Oggi, il parere tecnico richiesto e fornito dalla Stazione Unica Appaltante, ci da ragione di quelle preoccupazioni ed in attesa di ulteriori approfondimenti alle domanda poste, evidenzia quanto quella convenzione rischia di portare con se vizi che ne inficiano la natura formale oltre che sostanziale. </p>
<p>La Cgil ha perciò motivo di auspicare &#8211; dichiarano ancora &#8211; che ci sia il dovuto chiarimento del commissario ad acta e la necessaria vigilanza delle autorità nazionali preposte in materia di contratti pubblici, di concorrenza del mercato. </p>
<p>Restano nel frattempo le preoccupazioni e l’amarezza che sulle risorse pubbliche destinate alla realizzazione dei 4 ospedali così attesi dall’intera Calabria che il Governo Prodi finanziò a fine 2007 con la grande attenzione di aiutare la Regione a superare le arretratezze e l’insicurezza della rete ospedaliera, oggi, nel mentre &#8211; si rileva &#8211; il governo nazionale taglia risorse per la sanità e su ogni ramo della spesa pubblica, possano consumarsi consulenze milionarie che sono uno schiaffo al disagio sociale dei calabresi vessati da tasse, ticket e disservizi sanitari”.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.giornaledicalabria.it/index.php?section=news&#038;idNotizia=21839&#038;idarea=1">giornaledicalabria.it</a></p>
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		<title>Prestazioni convenzionate ma non pagate &#8211; L&#8217;ultra ventennale battaglia giudiziaria del dott. Giuseppe Giogà che finora ha ottenuto solo una piccola parte di quanto gli è dovuto &#8211; Il credito vantato nei confronti dell&#8217;Asp è di entità tale da affossare il bilancio regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 08:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; &#8220;Convenzionato col Sistema sanitario nazionale&#8221;. É la dicitura che da oltre vent&#8217;anni anni accompagna il dermatologo e dentista Giuseppe Giogà, ritornato nel vibonese negli anni &#8217;80 dopo gli studi e l&#8217;inizio dell&#8217;attività a Roma. Vent&#8217;anni alle prese con un sistema in cui burocrazia, mala-politica e mala-giustizia si mescolano con effetti devastanti. Esasperato da quelle che ritiene vere e proprie «persecuzioni istituzionali», il dottore chiede ora il diretto intervento del Presidente della Repubblica<span id="more-19644"></span>, quale garante dei diritti costituzionali, contro quello che definisce «un sistema di potere capace di portare il bilancio regionale al dissesto, piegando al contempo la giustizia con malversazioni, raggiri ed abusi».</p>
<p>La vicenda affonda le sue radici a metà anni &#8217;80, quando una delibera direttamente esecutiva (la n. 531/85, passata dal Coreco il 29 novembre 1985), approvata all&#8217;unanimità dall&#8217;allora Comitato di gestione dell&#8217; Usl di Serra San Bruno, autorizzò il dottore ad erogare in regime di convenzione servizi sanitari che l&#8217;Usl non era in grado di fornire.</p>
<p>Il dottore Giogà aprì così un Poliambulatorio a Dasà, fatturando regolarmente le prestazioni all&#8217;Usl. «Quando si sono però accorti che volevo davvero erogare tali servizi – spiega il dottore – sono stato &#8220;massacrato&#8221; dalla mala-politica e per via dei mancati pagamenti sono stato costretto a passare al privato anche se con prezzi socialmente accessibili».</p>
<p>Via quindi a scioperi della fame, clamorose proteste, denunce alla magistratura ed anche all&#8217;Alto commissario per la lotta alla mafia, presieduto all&#8217;epoca dal prefetto Domenico Sica. </p>
<p>L&#8217;ex Usl di Serra giustificò i mancati pagamenti servendosi del &#8220;passaggio&#8221; di una sentenza emessa dall&#8217;allora presidente del Tribunale di Vibo il quale, chiamato negli anni &#8217;80 a pronunciarsi su una vicenda diversa, parlò di «insussistenza di una convenzione fra il dott. Giogà e l&#8217;Usl». </p>
<p>Una decisione, quest&#8217;ultima, resa però inefficace alla luce dei successivi decreti ingiuntivi esecutivi. Nel giugno 1987 a favore del dott. Giogà si espresse poi anche l&#8217;Ordine dei medici di Catanzaro, mentre il 29 settembre 1988 con un atto di pignoramento il dottore riuscì ad ottenere dall&#8217;Usl quanto gli spettava.</p>
<p>Per ottenere però dall&#8217;ex Unità sanitaria locale di Serra San Bruno il pagamento delle successive prestazioni sanitarie, il dott. Giogà si vide però costretto a presentare un decreto ingiuntivo.</p>
<p>Utilizzando la convenzione dell&#8217;Usl di Serra, «valevole per tutte le altre unità sanitarie locali del territorio nazionale» – così come sancito dal&#8217;art. 44 della legge 833/1978 che ha previsto l&#8217;emanazione della Legge regionale n. 18 del 1981– il dott. Giogà si trasferì quindi a Lamezia dove, insieme ad altri specialisti, aprì un Poliambulatorio. </p>
<p>Anche qui, però, per ottenere i pagamenti da parte della Regione, il medico dovette nuovamente rivolgersi al giudice del Lavoro. Ed il vecchio credito capace da solo di portare il bilancio regionale al dissesto? Accorpate le Usl di Serra e Tropea all&#8217;Asp di Vibo, il dott. Giogà ricorse ancora una volta al giudice del Lavoro che ordinò all&#8217;Azienda sanitaria di pagare. </p>
<p>Tutto inutile, perché anche questa volta l&#8217;Asp presentò opposizione e la causa sin dal 2007 continua a subire interminabili rinvii, facendo nel frattempo lievitare il debito a carico della Regione su cifre esorbitanti. </p>
<p>In tema di &#8220;riconoscimento degli interessi per il ritardato pagamento&#8221;, l&#8217;art. 62 della legge regionale stabilisce infatti che: «scaduti i termini per il pagamento delle forniture senza che sia stato emesso il mandato di pagamento, il creditore ha diritto al riconoscimento degli interessi. Qualora tale emissione avvenga oltre il 180esimo giorno sono dovuti gli interessi di mora pari all&#8217;interesse praticato dagli istituti di credito di diritto pubblico o dalle banche». </p>
<p>L&#8217;ultimo rinvio della causa del dott. Giogà porta la data del 25 maggio 2010 e per un «credito liquido, certo ed esigibile», con tanto di fatture autenticate dal notaio e risalenti al periodo 1988-1992, se ne riparlerà il 25 ottobre prossimo.</p>
<p>Dopo venticinque anni di ostacoli, ritardi e scioperi della fame, la parola &#8220;fine&#8221; è ancora lontana dall&#8217;essere scritta.</p>
<p>Nel frattempo, però – qualora anche gli appelli al Presidente della Repubblica dovessero cadere nel vuoto, così come anche la possibilità di arrivare ad una transazione con l&#8217;Azienda sanitaria provinciale di Vibo e la Regione –, l&#8217;idea del dott. Giogà è semplice. </p>
<p>«Poiché il mancato pagamento delle fatture – spiega – porterà di fatto al blocco della convenzione, operando insieme ad altri professionisti a Vibo e Lamezia Terme vorrà dire che passerò al sistema della c.d. &#8220;assistenza indiretta&#8221;, garantendo ugualmente in tal modo il diritto alla salute dei cittadini. </p>
<p>Proprio per questo ho anche aperto un sito internet (www.ambulatoriodentisticogioga.it) con lo scopo di venire incontro a tutti i pazienti, assicurando loro l&#8217;inviolabile diritto alla salute. I pazienti, infatti, non devono essere costretti a rivolgersi a delle finanziarie – conclude il dottore – per ottenere quell&#8217;assistenza che già pagano attraverso le trattenute che lo Stato opera sulle loro buste paga».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=75282&#038;Edizione=11&#038;A=20110525">gazzettadelsud.it</a></p>
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